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martedì, Agosto 9, 2022

Ustekinumab: l’anticorpo monoclonale per curare il morbo di Crohn

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Lo studio Stardust, coordinato dal professor Silvio Danese, con il farmaco Ustekinumab per la cura del morbo di Crohn, si dimostra efficace. Intervista al professor Danese, primario di gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell’IRCCS di Milano.

Ustekinumab, l’anticorpo monoclonale delle interleuchine 12 e 23 (due molecole messaggere del sistema immunitario), ha mostrato efficacia per la cura del morbo di Crohn.

Lo studio multicentrico “Stardust” è coordinato dal Professor Silvio Danese. È stato presentato al 15° congresso della European Crohn’s & Colitis Organisation (ECCO) e pubblicato sulla rivista Lancet Gastroenterology Hepatology.


Stardust è il primo studio al mondo per la cura del morbo di Crohn a cui sono stati sottoposti 498 pazienti affetti dalla patologia, provenienti da 12 paesi europei per un anno.

Lo studio Stardust per il morbo di Crohn

Durante lo studio, coordinato da Danese, i 498 soggetti si suddivisero in due categorie: alcuni hanno seguito il protocollo classico con la somministrazione dell’ustekinumab seguendo il dosaggio del farmaco indicato dalle linee guida europee.

Altri, invece, sono stati sottoposti alla strategia treat-to target in cui si procedeva ad aumentare la dose del farmaco a seconda del monitoraggio regolare dei biomarcatori e dei risultati dell’endoscopia digestiva.

Dopo un anno, i medici hanno notato che il trattamento con ustekinumab ha ottenuto, per entrambi i gruppi, risultati efficaci ma nel secondo gruppo l’aumento del dosaggio non ha implicato un rischio maggiore. Questo cosa significa?

Come afferma il professor Danese: “questi risultati suggeriscono che i pazienti con malattia più severa potrebbero beneficiare effettivamente di trattamenti treat-to-target. Solo attraverso studi clinici di comparazione di trattamenti rigorosi come questo possiamo realmente capire quali sono gli approcci terapeutici più efficaci. L’obiettivo è fornire ai pazienti le migliori scelte di cura disponibili al momento, riducendo al minimo gli esami invasivi e dosando i farmaci nella maniera migliore possibile”.

In cosa consiste il trattamento treat-to-target per il morbo di Crohn

Per intensificare e monitorare il dosaggio di farmaci per alcune patologie si utilizza la strategia treat-to-target. Per altre, invece, ci si basa solo sulla valutazione clinica dei pazienti e sulla loro sintomatologia.
L’equipe di Danese ha deciso di valutare se per la malattia di Crohn avesse più successo un approccio treat-to-target, rispetto alle strategie di trattamento classiche. In questo nuovo approccio si aggiunge: 

  1. l’utilizzo dell’endoscopia precoce
  2. il monitoraggio regolare dei biomarker

Cos’è il morbo di Crohn

Il mordo di Crohn è una malattia infiammatoria dell’intestino. A seconda della localizzazione, i sintomi possono essere differenti e diventare invalidanti. Questa patologia e la rettocolite ulcerosa sono caratterizzate da un’attivazione immunitaria cronica o recidivante nel tratto gastrointestinale.
Il morbo di Crohn provoca una forte infiammazione e può colpire l’intero tratto gastrointestinale anche se nella maggior parte dei casi interessa l’ultima parte dell’intestino tenue e il colon. Caratterizzata da ulcere che derivano dall’infiammazione, se non vengono adeguatamente curate possono portare gravi complicanze. Una di queste è la stenosi (restringimenti intestinali) o le fistole (vere e proprie perforazioni) che, in casi gravi, richiedono l’intervento chirurgico.

Quali sono le cause della malattia e i sintomi

Ancora non sono note le cause del morbo di Crohn. I ricercatori si stanno impegnando per capire quali sono le cause che spingono le cellule del sistema immunitario ad attaccare l’intestino.
I sintomi sono diversi e variano a seconda del tratto intestinale interessato ma i più frequenti sono: dolore addominale, diarrea cronica, febbricola e perdita di peso.

L’importanza di una diagnosi precoce

È importante non confondere il morbo di Crohn e la sindrome del colon irritabile perché il ritardo nella diagnosi può portare complicanze e peggioramento della malattia. Secondo il professor Danese è necessario un attento monitoraggio per prevenire e tenere sotto controllo la patologia e la diagnosi, così come la cura. Questo avviene attraverso:

  1. le analisi del sangue
  2. analisi delle feci
  3. esami non invasivi dell’addome (ecografia anse intestinali, TC, Risonanza magnetica addominale) che servono per valutare la parete intestinale ed escludere o diagnosticare eventuali complicanze.

Altri esami da effettuare per la diagnosi sono la gastroscopia e la colonscopia con biopsie grazie alle quali i medici possono prevenire eventuali neoplasie intestinali.

Le classiche terapie utilizzate per la cura per spegnere l’infiammazione sono gli immunosoppressori, come l’azatioprina, la 6-mercaptopurina e il metotrexate, per ridurre l’attività del sistema immunitario. 
Ora, grazie agli anticorpi monoclonali, come ustekinumab abbiamo a disposizione, finalmente, cure di ultima generazione che sono in grado di interferire in maniera sempre più specifica, con i processi infiammatori e autoimmuni caratteristici della malattia di Crohn. In caso di complicanze irreversibili è necessario intervenire chirurgicamente.

Intervista al Professor Danese per la cura con ustekinumab

Professor Silvio Danese, primario di gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell’IRCCS di Milano

1)Professor Danese la cura con ustekinumab con approccio treat-to-target ha effetti migliori rispetto ai farmaci usati precedentemente per il morbo di Crohn?

“Di sicuro i farmaci biologici hanno rivoluzionato il trattamento per i pazienti con malattia di Crohn ed in particolar modo nell’approccio treat to target si riesce ad avere un controllo più profondo dell’infiammazione intestinale e della malattia”. 

2)È possibile evitare l’intervento chirurgico se la patologia viene diagnosticata e curata con questa nuova cura?

“Sicuramente il trattamento con farmaci biologici ha ridotto i tassi di ospedalizzazioni chirurgiche. La cosa fondamentale è una diagnosi precoce e il rapido inizio dei trattamenti con farmaci biologici oltre che all’utilizzo dell’approccio Treat to target”

3)Con questa nuova cura si può arrivare a una totale guarigione?

“Purtroppo, la guarigione totale in questa patologia non esiste ma si può avere una remissione profonda che può durare molti anni in modo da dimenticarsi della malattia”.


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