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Massa, tetti scoperchiati: amianto sui terreni vicini

Massa
massa dall'alto

Tetti scoperchiati anche a Massa, in Toscana. Dopo la copertura del liceo Carducci, di Volterra, volata con il vento, che ha messo in luce l’amianto che era stato coibentato, lo stesso problema si è ripresentato a Massa. Sempre a causa del maltempo del 18 agosto scorso.

Tetti in asbesto divelti in due zone di Massa

Due cittadine apuane hanno segnalato la presenza di asbesto in 2 diverse zone della città, come si legge sul sito de “La voce apuana”. Il primo edificio danneggiato si trova, infatti, a Lavacchio e l’altro a Mirteto.

L’amianto, secondo quanto descritto da alcuni cittadini sarebbe finito sul tetto della casa adiacente e nel terreno vicino. I residenti conoscono bene il pericolo derivante dai materiali che contengono questo minerale e hanno spiegato anche che lì vivono famiglie con bambini.

I rischi dell’amianto, i dati dell’Ona

L’amianto è stato utilizzato praticamente in tutti gli immobili realizzati prima del 1993, anno in cui è stata resa esecutiva la legge del 1992 n. 257 che ne vietava l’utilizzo. Prima di quella data le aziende ne hanno fatto un uso incondizionato, per le qualità del minerale, ma anche per la sua convenienza. Questo, ha spiegato bene il presidente dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

Eppure i rischi si conoscevano bene già dagli anni ’40. All’epoca ben due studi scientifici dimostrarono la cancerogenicità dell’amianto, che causa il mesotelioma, l’asbestosi, il tumore del polmone e altre patologie asbesto correlate. Ogni anno sono circa 7mila i decessi in Italia a causa dell’amianto. I casi di mesotelioma sono raccolti nel VII rapporto ReNaM dell’INAIL. Per le altre vittime, invece, la stima è dell’Ona che raccoglie da anni i dati relativi al fenomeno, per contrastarlo con ogni mezzo.

In questo momento gli obiettivi dell’associazione sono la riforma della legge sull’amianto, ormai desueta – l’avvocato Bonanni ha contribuito alla stesura della proposta del nuovo testo di legge – e la bonifica dei siti contaminati. Per questo obiettivo l’Ona ha realizzato anche una App per le segnalazioni.

Tetti scoperchiati, i primi sopralluoghi

I residenti di Lavacchio e di Mirteto, a Massa, hanno lamentato la mancanza di un intervento delle autorità competenti. È vero anche che, in questi casi, ad agire deve essere una ditta specializzata, per evitare altri rischi. Il sopralluogo è già stato effettuato.

Non si tratta dell’ultimo caso. Anche a Genova, nel Comune di Cogorno, il maltempo ha distrutto uno stabilimento balneare. Tra i rifiuti ammassati dopo il disastro, anche qui spunta l’amianto. Il sindaco di Cogorno ha confermato: “Quasi tutti i tetti danneggiati risalgono agli anni Sessanta”.

La natura sembra tornare a dominare in questi ultimi mesi anche in Italia e cerca di riprendere parte dei territori a Lei sottratti, ricordando a tutti quanto la tutela dell’ambiente sia fondamentale.

Crisi climatica, Greta scontenta: in piazza prima delle elezioni

crisi climatica
greta Thumberg seduta a terra al lato di un cartello

Quattro anni dopo l’inizio della battaglia di Greta Thumberg contro il cambiamento climatico la giovane di Stoccolma non è soddisfatta. Il suo pensiero lo lascia a Twitter e ai suoi milioni di follower. “Siamo ancora qua, ma la crisi climatica è ancora assente dal dibattito”, ha scritto in questi giorni, in attesa delle elezioni politiche in Svezia.

Anche gli italiani a settembre voteranno, ma la crisi climatica non fa parte anche nel nostro Paese, del dibattito politico.

Crisi climatica, ancora combustibili fossili

“Il mondo sta ancora espandendo le infrastrutture dei combustibili fossili – ha continuato l’attivista – e riversando somme astronomiche di denaro nella distruzione. Stiamo ancora andando nella direzione sbagliata. C’è davvero molta strada davanti a noi, ma siamo ancora qui e non abbiamo intenzione di andare da nessuna parte”.

Racconta nei post come nel 2018 iniziò a non andare a scuola il venerdì, per chiedere ai politici della Svezia di affrontare il cambiamento climatico. Allora, qualche settimana più tardi, vinse la coalizione social democratica con i Verdi.

Crisi climatica, nuove manifestazioni in Svezia

Ora continua la sua battaglia con nuove manifestazioni, convinta che soltanto con azioni politiche mirate si potrà contrastare l’aumento della temperatura che tutti abbiamo avvertito in questa torrida estate 2022, che ha portato siccità, raccolti perduti, e un numero maggiore di decessi. In Svezia Fridays for future scenderà in piazza il 2 e il 9 settembre 2022. L’obiettivo è proprio quello di convincere i politici svedesi a mettere in campo azioni maggiormente coraggiose sul tema.

Sciopero globale per il clima: 23 settembre

In Italia, 2 giorni prima della tornata elettorale, il 23 settembre, come in tanti altri Paesi è previsto lo Sciopero globale per il clima. “Continuiamo a chiedere – spiegano dall’associazione – ai leader di governo e delle grandi corporation di mettere le persone prima dei profitti! Per l’Italia la data è doppiamente significativa, chiederemo che le prossime elezioni siano delle elezioni per il clima!”.

Fridays for future: “Il caldo estremo uccide”

“Stiamo vivendo l’ennesima estate – aggiungono in uno dei tanti interventi – con temperature da record. Per saperlo non serve nemmeno più leggere i giornali: basta allontanarsi dal condizionatore.

Il caldo estremo significa siccità, raccolti persi, centrali elettriche ferme e ghiacciai sciolti. Lo abbiamo detto mille volte. Ma il caldo estremo ha anche un effetto molto più diretto. Uccide, letteralmente.

Secondo un monitoraggio del Ministero della Sanità nelle prime due settimane di luglio si è registrato un eccesso di mortalità del 21%. Significa che son morte più persone del normale. E la causa stimata è proprio l’alta temperatura: +3.2 gradi di media. Un effetto diretto di combustibili fossili, allevamenti intensivi, trasporti e abitazioni insostenibili. Una tragedia continua che poteva essere evitata, se si fosse preferita la vita delle persone alle lobby e al consueto modello di sviluppo”.

La voce degli scienziati, lettera alla politica

Alla loro voce si aggiunge quella degli scienziati, che il 3 agosto scorso hanno inviato un lettera alla politica italiana, chiedendo che la crisi climatica venga posta in cima all’agenda politica. Gli esperti hanno offerto il loro contributo per elaborare soluzioni e azioni concrete.

“La scienza del clima – si legge in un passo della missiva – ci mostra da tempo che l’Italia, inserita nel contesto di un hot spot climatico come il Mediterraneo, risente più di altre zone del mondo dei recenti cambiamenti climatici di origine antropica e dei loro effetti, non solo sul territorio e gli ecosistemi, ma anche sull’uomo e sulla società, relativamente al suo benessere, alla sua sicurezza, alla sua salute e alle sue attività produttive.

Il riscaldamento eccessivo, le fortissime perturbazioni al ciclo dell’acqua e altri fenomeni meteo-climatici vanno ad impattare su territori fragili e creano danni a vari livelli, influenzando fortemente e negativamente anche le attività economiche e la vita sociale. Stime assodate mostrano come nel futuro l’avanzare del cambiamento climatico ridurrà in modo sensibile lo sviluppo economico e causerà danni rilevanti a città, imprese, produzioni agricole, infrastrutture”.

Rendere i nostri territori più resilienti alle ondate di calore

“In particolare – hanno aggiunto – nella situazione attuale appare urgente porre in essere azioni di adattamento che rendano noi e i nostri territori più resilienti a ondate di calore, siccità, eventi estremi di precipitazione, innalzamento del livello del mare e fenomeni bruschi di varia natura; azioni che non seguano una logica emergenziale ma di pianificazione e programmazione strutturale.

A causa dell’inerzia del clima, i fenomeni che vediamo oggi saranno inevitabili anche in futuro, e dunque dobbiamo gestirli con la messa in sicurezza dei territori e delle attività produttive, investendo con decisione e celerità le risorse peraltro disponibili del PNRR”.

Tra le soluzioni la riduzione delle emissioni di gas serra, decarbonizzando e rendendo circolare la nostra economia. Accelerando il percorso verso una vera transizione energetica ed ecologica.

Insomma, non c’è più tempo: bisogna agire. Infatti, anche il clima torrido di questa estate 2022 dimostra che il tempo sta scadendo. Purtroppo le parole dell’avvocato Ezio Bonanni, che già nei primi anni 2000 aveva lanciato questo allarme, sono rimaste per lungo temo inascoltate.

Recentemente nell’editoriale: “Amianto, il programma elettorale ambientale”, il legale pontino, presidente dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto, lo ha ribadito.

“Le parti politiche tutte, nessuna esclusa – ha dichiarato Bonanni – dovrebbero tenere a mente che la tutela dell’ambiente è ora stata inserita nella Carta costituzionale, negli articoli 9 e 41. “Le norme della nostra Costituzione sono il baluardo a difesa dei diritti. L’introduzione, specialmente nei primi articoli, dimostra che vi è la necessità di proteggere questo bene fondamentale che è messo in pericolo. Nel 1948, abbiamo tutelato le libertà, il lavoro, l’uguaglianza… nessuno avrebbe potuto immaginare il disastro ambientale. Quindi la nuova modifica, al passo con i tempi, significa che questa era un’esigenza. Non solo di amianto si muore, ma anche di un clima sconvolto e di un ambiente distrutto. Ha ragione Greta, dalle parole occorre passare ai fatti”.

Nell’idea che tutela dell’ambiente e della salute sono strettamente collegati e non possono prescindere l’uno dall’altro.

Cani chiusi in gabbia tra gli escrementi, proprietario denunciato

cani
cani abbandonati dentro un recinto

Tredici cani stretti l’uno all’altro in una gabbia di pochi metri quadrati, senza possibilità di muoversi, tra cibo ed escrementi. Così li hanno trovati i carabinieri forestali di Pietramelara. Le bestiole sono state liberate a Roccaromana, nell’Alto Casertano, dopo la segnalazione del servizio veterinario della Asl di Caserta.

Cani in pessime condizioni igienico sanitarie

Quando i militari sono arrivati nel terreno della frazione Statignano, come riporta IlMattino.it, hanno trovato gli 8 esemplari, 4 maschi e altrettante femmine, e altri 5 cuccioli nati da qualche giorno, in pessime condizioni igienico sanitarie.

I cani erano anche diventati aggressivi per il caldo e per l’impossibilità di muoversi da quello che era diventato il loro inferno. Anche l’acqua lasciata loro per bere era sporca e non adeguata.

I forestali denunciano il proprietario

Il proprietario del terreno è stato denunciato per “detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze”. L’ipotesi di reato è prevista dall’articolo 727 del codice penale “Abbandono di animali”, al comma 2 e si applica quando non è possibile configurare il reato di maltrattamenti di animali, ai sensi dell’articolo 544 ter.

Un comportamento che è stigmatizzato anche dall’Ona – Osservatorio nazionale amianto, che persegue la tutela del territorio e della salute di tutti gli esseri viventi. Rispettare la vita e “difenderla in tutte le sue forme. Quella animale, quella vegetale e quella umana e anche quella del nostro Pianeta, messe a dura prova”. È questo uno dei principi del programma elettorale ambientale proposto dal presidente dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni.

Nell’idea che il benessere di ogni essere vivente è correlato con quello dell’altro e con quello della nostra Terra.

I carabinieri hanno affidato gli animali in custodia giudiziaria ad un canile autorizzato dove alcuni volontari si prenderanno cura di loro. I militari hanno, infine, sequestrato la struttura maleodorante.

PFAS: trovata una tecnica per distruggere i nocivi contaminanti 

PFAS
PFAS

Un team di scienziati ha scoperto un modo semplice ed economico per separare le molecole di PFAS (sostanze perfluoroalchiliche chimiche sintetiche), considerate indistruttibili.

Cosa sono i famigerati PFAS e a cosa servono

Gli PFAS, chiamati anche “sostanze chimiche per sempre”, sono dei composti chimici utilizzati in campo industriale a partire dagli anni ’50.

Grazie alla loro capacità di rendere i prodotti impermeabili all’acqua e ai grassi, si trovano negli impermeabilizzanti per tessuti, tappeti, pelli, insetticidi, schiume antincendio. Si impiegano inoltre in vernici, rivestimento dei contenitori per il cibo, padelle antiaderenti in teflon, cera per pavimenti, nel filo interdentale e detersivi.

Persino i vigili del fuoco hanno iniziato a spegnere gli incendi con schiuma chimica a base di PFAS.

Contaminanti ambientali praticamente indistruttibili 

A rilasciarli nell’aria, nei fiumi e nelle acque sotterranee sono le fabbriche. Si trovano tracce di PFAS persino nelle gocce di pioggia che cadono sul Tibet e sull‘Antartide.

Purtroppo, quando queste sostanze chimiche si disperdono nell’ambiente, rimangono lì per sempre. Questo si deve al fatto che ogni molecola è una lunga catena di carbonio costellata di atomi di fluoro. I legami tra carbonio e fluoro sono così forti che l’acqua, gli enzimi, i batteri o altre sostanze naturali non riescono a spezzarli.

Filtrare l’acqua non basta a eliminare i PFAS

Negli ultimi 70 anni, i PFAS hanno contaminato praticamente ogni goccia d’acqua sul pianeta.

Una volta che ciò accade, entrano nella catena alimentare attraverso il suolo, la vegetazione e le coltivazioni, gli animali e quindi gli alimenti. Di conseguenza, in passato si erano sviluppate delle tecniche per filtrarli dall’acqua potabile.

Ma di per sé, filtrare i PFAS non basta, dato che le molecole rimangano intatte dopo la filtrazione e ci sono poche opzioni su come smaltirle. 

Gli scienziati hanno persino sperimentato molte tecnologie di bonifica, incluso l’uso di inceneritori, ma le temperature estremamente elevate e le sostanze chimiche speciali o la luce ultravioletta, possono generare sottoprodotti altrettanto dannosi.

Danni per la salute da esposizione 

L’esposizione anche a bassi livelli di PFAS è dannosa per la salute.

Essa avviene principalmente per via alimentare, per inalazione e ingestione di polveri.

Le patologie più frequenti, derivanti da un’esposizione prolungata a queste sostanze sono: il tumore ai reni e al fegato; il cancro ai testicoli; malattie della tiroide; ipertensione in gravidanza; colite ulcerosa; aumento del colesterolo, ridotta immunità e altre.

Recenti ricerche hanno inoltre messo in luce l’incremento delle patologie neonatali: malformazioni, anomali del sistema nervoso, circolatorio e cromosomico o nascita sottopeso. Le donne in gravidanza corrono invece seri rischi di andare incontro al diabete gestazionale.

Una nuova tecnica più salutare per filtrare le sostanze

Una ricerca guidata da Brittany Trang, chimico della Northwestern University, pubblicata su Science, pensa di poter ovviare il problema.

Lo studio dal titolo “Merializzazione a bassa temperatura degli acidi perfluorocarbossilici”, è stato sostenuto dalla National Science Foundation.

Il team ha sviluppato un processo a bassa energia, che degrada le sostanze chimiche PFAS a temperature miti, utilizzando reagenti economici e lasciando solo molecole innocue contenenti carbonio e ioni fluoruro. 

Artefice del miracolo è l‘idrossido di sodio (la classica soda caustica reperibile in commercio). E’ lui ad accelerare la distruzione delle molecole di PFAS.

Con grande sorpresa, nel giro di poche ore, le molecole di PFAS erano effettivamente sparite.

La nuova tecnica potrebbe fornire un modo per distruggere le sostanze chimiche PFAS una volta che sono state estratte dall’acqua o dal suolo contaminati.

Attenzione: al momento sono stati realizzati solo esperimenti computerizzati in laboratorio.

Gli studi al laboratorio non bastano 

Dato che ci sono più di 12.000 diverse sostanze chimiche PFAS, sono ancora necessarie molte più ricerche per capire la reattività fondamentale di queste molecole. Occorre inoltre capire se possono essere degradate utilizzando questo nuovo approccio.

Secondo William Dichtel, chimico della Northwestern University e coautore dello studio, ci sono buone speranze di raggiungere gli obiettivi. 

Dichtel e i suoi colleghi stanno ora studiando nuovi metodi per gestire grandi quantità di sostanze chimiche PFAS.

Ciononostante, il chimico ha avvertito che anche se la nuova tecnica funzionerà al di fuori del laboratorio, non risolverà il problema dei PFAS da sola. 

Il problema è troppo esteso! 

Basti pensare che oltre 50.000 tonnellate di PFAS vengono emesse nell’atmosfera ogni anno.

Conclusioni: un futuro senza PFAS è possibile?

Probabilmente ci vorranno diversi anni perché gli scienziati sviluppino delle tecniche definitive.

Se il nuovo approccio potesse effettivamente avere il riscontro sperato, si potrebbe applicare al trattamento delle acque su larga scala. Un passo avanti notevole a tutela della salute del genere umano. 

Fonti

Università della California – Los Angeles: “Il metodo semplice distrugge pericolose “sostanze chimiche per sempre”, rendendo l’acqua sicura: utilizzando reagenti comuni nell’acqua riscaldata, i chimici possono “decapitare” e abbattere i PFAS, lasciando solo composti innocui”. ScienceDaily. ScienceDaily, 18 agosto 2022. <www.sciencedaily.com/releases/2022/08/220818163721.htm>.

Brittany Trang, Yuli Li, Xiao-Song Xue, Mohamed Ateia, K. N. Houk, William R. Dichtel. Mineralizzazione a bassa temperatura degli acidi perfluorocarbossilici. Scienza, 2022; 377 (6608): 839 DOI: 10.1126/science.abm8868

Università della California – Los Angeles.

Goletta verde, inquinato 1 campione su 3 delle acque

acque
goletta verde, barca a vela

Un campione su tre delle acque analizzate da Goletta verde e Goletta dei laghi risulta inquinato. Per la precisione il 32% delle acque costiere e degli specchi d’acqua della nostra Penisola. Le due campagne itineranti di Legambiente sono state realizzate con le partnership principali di CONOU, Novamont, ANEV e Renexia, la partnership di AIPE e la media partnership di Nuova Ecologia.

Acque inquinate: mala depurazione e scarichi abusivi

I prelievi sono stati effettuati in 18 regioni e in 37 laghi italiani, dal 20 giugno al primo agosto, da oltre 200 volontari dell’associazione ambientalista. Il 55% dei punti che presentano maggiori criticità, ha detto l’organizzazione non governativa, “si concentra in foci di fiumi, canali e torrenti: tra mala depurazione e scarichi abusivi“. L’Italia – questa la sintesi – è ancora un “malato cronico“.

Nei 387 campioni sottoposti ad analisi microbiologiche, 124 sono risultati inquinati oltre i limiti di legge per concentrazione di Enterococchi intestinali ed Escherichia coli.

I principali veicoli con cui l’inquinamento, causato da cattiva depurazione o scarichi illegali, arriva al mare e nei laghi, sono foci di fiumi, canali e torrenti.  

Acque, criticità nelle foci campionate

Il dato che preoccupa maggiormente è quello relativo alle foci campionate. Il 55% di queste sono inquinate e ben il 42% “fortemente inquinate”, sempre secondo le rilevazioni di Goletta Verde.

Questo dimostra, ha spiegato Legambiente, “che i pericoli di una cattiva o assente depurazione sono la principale minaccia per la salute dei nostri mari e che c’è ancora molto da fare per recuperare il deficit impiantistico e della rete fognaria”.

Oltre i limiti di legge il 33% dei punti campionati dalla Goletta dei Laghi, ossia 42 su 126 prelievi eseguiti in 37 laghi e distribuiti in 11 regioni. Il 53% dei prelievi eseguiti presso foci, canali e punti critici (32 punti campionati su 60) è risultato oltre i limiti di legge consentiti per le acque superficiali e interne.

Depurazione in Italia: “Annoso problema”

“Ancora una volta – ha concluso Legambiente – risultano compromessi soprattutto i corsi d’acqua che ricevono scarichi abusivi non collettati o non depurati, provenienti da impianti inadeguati o guasti, su cui bisogna investire risorse per risolvere l’annoso problema della depurazione in Italia”.

Eppure la tutela dell’ambiente è fortemente correlata a quella della salute. L’Ona – Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, continuano ad insistere su questo fondamentale principio. Investire sulla tutela del territorio e delle acque comporta un notevole risparmio in termini di spese sanitarie in futuro. Inoltre permetterebbe di lasciare ai nostri figli un Pianeta risanato e adatto ad accogliere la vita ancora per molto tempo.

Zampetti: “Al centro della campagna la crisi climatica”

“Le campagne di Legambiente sul mare e sui laghi italiani continuano a rappresentare un’azione importante dell’associazione, che coinvolge tutte le regioni con un monitoraggio attento e puntuale sulla qualità delle acque, ma non solo – ha commentato Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente  Anche quest’anno, infatti, grazie a centinaia di volontari, abbiamo voluto scattare una fotografia dello stato di salute delle acque marine e lacustri italiane, per le quali la mancata o inadeguata depurazione si conferma tra le principali criticità.

L’edizione 2022 non poteva inoltre non mettere al centro la crisi climatica, denunciandone le conseguenze ormai evidenti sulle acque interne. Dall’emergenza siccità, a partire dal bacino padano, agli effetti sull’ecosistema marino.

Non ci siamo però fermati alla denuncia ma abbiamo concretamente ragionato anche sulle proposte, iniziando dalla transizione energetica per uscire dalle fonti fossili ed entrare definitivamente nell’era delle rinnovabili, a partire dal sole e dal vento.

Per far fronte a una crisi non soltanto climatica, ma anche di tipo socio-economico, affrancandosi dalla dipendenza del gas e dall’estero”.