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mercoledì, Maggio 29, 2024

Popolazione mondiale a 8 miliardi, ma la Cop27 non decolla

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Siamo ormai in 8 miliardi ad abitare la Terra. Questo il numero di individui di cui oggi è composta la popolazione mondiale. La stima ufficiale è delle Nazioni Unite. “Un’importante pietra miliare nello sviluppo umano“, dicono dall’Onu, che deve però farci anche pensare alla “nostra responsabilità condivisa di prenderci cura del nostro pianeta”.

Il riferimento è chiaramente alla Cop 27, la 27esima Conferenza delle parti di UNFCCC (Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici), in corso in questi giorni in Egitto. Purtroppo le prospettive non sono buone e, anche questa volta, la Cop potrebbe tradursi in un nulla di fatto. Il cambiamento climatico, invece, continua a provocare sempre più disastri rendendo le decisioni di un cambio di rotta sempre più necessarie per tutelare l’ambiente che ci circonda.

Popolazione mondiale: “crescita senza precedenti”

Considerando anche “questa crescita senza precedenti“: nel 1950, infatti, soltanto 72 anni fa, si contavano 2,5 miliardi di abitanti. L’aumento della popolazione è secondo l’Onu “un graduale aumento della durata della vita grazie ai progressi della sanità pubblica, dell’alimentazione, dell’igiene e della medicina“. Abbiamo, però, soltanto una Terra e la stiamo depauperando.

A rischio anche l’obiettivo di non superare 1,5°C

Eppure i capi di Stato e di governo riuniti non sarebbero d’accordo ancora su nulla e in questi giorni si starebbe mettendo in forse anche uno dei capisaldi della lotta al cambiamento climatico. Parliamo dell’obiettivo di non superare l’aumento della temperatura a 1,5°C sopra i livelli preindustriali.

L’attenzione è puntata in questi primi giorni della seconda settimana della Cop 27 sul dialogo riaperto tra Joe Biden e Xi Jinping al G20. La Cina non è presente ai negoziati e questo è un ulteriore freno.

Nessuno dei Paesi ha messo in atto azioni sufficienti

Su un centinaio di Paesi analizzati con il Climate Change Performance Index, come scrive Il Fatto Quotidiano, è emerso in tutta la sua gravità che nessuno ha raggiunto gli obiettivi per restare al di sotto della soglia di 1,5°C.

Gli Stati più virtuosi sono stati Danimarca e Svezia. Poi Cile, Marocco e India che hanno puntato sull’ambiente nonostante la loro situazione economica. I meno attenti, invece, sono Iran, Arabia Saudita e Kazakistan che puntano ancora parte della loro economica sui combustibili fossili. La Cina, che è il primo Paese per emissioni, scende al 51esimo posto (13 posizioni più in basso dello scorso anno).

Subito dopo la Cina ci sono gli Stati Uniti, secondo emettitore di emissioni in atmosfera, che però guadagna tre posizioni grazie alla nuova politica di Biden.

Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato una legge che obbligherà le aziende a monitorare le emissioni di metano, riparare le perdite in tempi rapidi e limitare flaring e venting di gas fossile. Il primo vocabolo significa bruciare il gas naturale in eccesso, estratto insieme al petrolio, senza recupero energetico. Il venting, invece, vuole dire il rilascio in atmosfera volontario e controllato. Queste regole dovrebbero ridurre le emissioni Usa di metano dell’87% rispetto ai livelli del 2005.

Popolazione mondiale, la posizione dell’Italia

L’Italia, che a livello di nuovi nati è davvero in difficoltà, si trova a metà classifica del Climate Change Performance Index (sale dal 30° al 29° posto). La frena, secondo Legambiente, “il rallentamento nello sviluppo delle rinnovabili (che vede l’Italia 33esima nella classifica specifica) e una politica climatica nazionale ancora inadeguata. L’attuale Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec), infatti, consente un taglio delle emissioni di appena il 37% rispetto al 1990 entro il 2030”.

Popolazione mondiale, l’importanza dell’economia circolare

Alle indecisioni su quale strada intraprendere nel corso della Cop 27 va aggiunto il fatto che poco si parla ancora di economia circolare. Secondo la Ellen MacArthur Foundation soltanto il 55% delle emissioni deriva dai sistemi di approvvigionamento energetico, dal consumo di energia negli edifici e dai trasporti.

Il resto coinvolge la produzione di automobili, vestiti, cibo e altri prodotti che utilizziamo ogni giorno, dunque dall’industria, dall’agricoltura e dall’uso del suolo. È necessario quindi cambiare il nostro modo in cui progettiamo, produciamo e utilizziamo prodotti e materiali. Per far sì che la popolazione mondiale possa continuare a crescere in modo, però, sostenibile.

L’Osservatorio nazionale amianto ha da tempo contempato nella sua missione non solo la lotta all’asbesto, ma anche tutela dell’ambiente in tutte le sue sfaccettature. Il presidente Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, è convinto che salute e ambiente sia un binomio indivisibile e che le azioni in questi settori devono essere coordinate a livello internazionale. Le azioni intraprese dai vari Paesi del mondo, però, troppo spesso non corrispondono alle promesse fatte.

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