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Industrie meccaniche, udienza in Cassazione: Vicario a Roma

Vicario Calogero a Roma, Cassazione Industrie meccaniche
Vicario Calogero a Roma, Cassazione Industrie meccaniche

Lo aveva preannunciato e oggi, in occasione della Giornata mondiale delle vittime dell’amianto e dell’udienza in Cassazione della sua causa, Calogero Vicario – ex operaio delle Industrie meccaniche siciliane – si è presentato con la sua lunga barba – simbolo ormai della lotta all’asbesto – davanti al Palazzo di Giustizia.

Udienza Industrie meccaniche, Vicario nella Capitale

“Non potevo mancare – ci ha detto Vicario al telefono – ho prenotato i biglietti e sono arrivato ieri a Roma. Sapevo che l’udienza era a porte chiuse, ma sono qui per me, per i miei colleghi che non ci sono più per colpa dell’amianto e per tutti quelli che soffrono a causa di un cancerogeno dal quale nessuno ci ha protetti. La mia è una richiesta di giustizia che aspetto ormai da anni”.

Vicario con la barba lunga e un cartello

Così oggi ha portato il suo cartello con scritto “Barcollo, ma non mollo” e i giorni in cui ha lasciato crescere barba e capelli per protesta, perché a lui e ad altri 9 colleghi delle Industrie meccaniche siciliane, è stato negato il diritto al prepensionamento, nonostante un’esposizione decennale all’amianto e le malattie contratte e riconosciute. Durante il suo soggiorno a Roma ha incontrato e ricevuto solidarietà anche dalla senatrice Daniela Ternullo, originaria della provincia di Siracusa.

Industrie meccaniche, negati benefici contributivi amianto

Erano stati i giudici della Corte di Appello a negare il diritto ai benefici contributivi amianto. Ora la parola passa agli “ermellini”. Intanto la barba e i capelli di Calogero crescono ancora, ma anche la consapevolezza di aver – insieme al suo avvocato, il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, Ezio Bonanni – alzato il tappeto sotto il quale era nascosta la polvere di amianto.

Fibre killer che hanno causato negli anni, agli operai che lo lavoravano, o che ne venivano a contatto, malattie terribili, come il mesotelioma, l’asbestosi, il tumore del polmone e indicibili sofferenze. Nonostante già dai primi del Novecento se ne conoscesse la pericolosità. Tutto però è stato sottaciuto e per anni negato in nome del profitto.

I danni causati dall’amianto

Calogero ha i bronchi pieni di amianto. Quattro o cinque volte l’anno combatte con brutte bronchiti e ha un deficit respiratorio del 38%, a soli 61 anni. Qualsiasi sforzo gli richiede una grande fatica ed è costretto a portare con sé un broncodilatatore. È sotto stretta sorveglianza sanitaria e ha sempre alla mente i suoi colleghi che non ce l’hanno fatta contro il minerale killer. Adesso aspetta la Cassazione e ai giudici si appella perché il suo sacrificio non sia stato vano.

Dal Cin, il suo corpo alla scienza per sconfiggere l’amianto

Dal Cin, il suo corpo alla scienza
Dal Cin, il suo corpo alla scienza

Antonio Dal Cin donerà il suo corpo alla scienza. Il finanziere di Sabaudia che ha fatto della battaglia all’amianto la sua ragione di vita, dopo essersi ammalato di asbestosi, ha maturato questa importante decisione. Se la sua vita è stata sfortunata, segnata da una malattia che lo ha fortemente limitato, vuole, dopo la morte, lasciare un segno e aiutare altre persone.

Dal Cin donerà il suo corpo per la ricerca

Una decisione presa “per il bene dell’umanità”, ha detto, perché è stato privato, a causa dell’asbesto, anche del diritto di donare il sangue e gli organi, una volta passato a miglior vita. Dal Cin ha servito il suo Paese e, purtroppo, ha contratto l’asbestosi a causa dell’amianto respirato nei luoghi di lavoro.

Oggi giornata mondiale delle vittime dell’amianto

Oggi, 28 aprile, ricorre la Giornata mondiale delle vittime dell’amianto. Dal Cin, come tantissimi altri operai e appartenenti alle forze dell’ordine, ne fa parte. L’asbesto ha causato, infatti, una lunga scia di malattie e di morte, come spiega l’avvocato Ezio Bonanni ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Non solo asbestosi, ma anche il temuto mesotelioma, come il tumore del polmone e altre neoplasie. In 50 anni, nonostante se ne conoscesse la pericolosità, l’amianto è entrato nelle nostre case, nelle nostre scuole e nei nostri ospedali. Era presente nelle navi, negli aerei, utilizzato nelle Ferrovie. L’Italia lo ha messo al bando nel 1992, ma 30 anni dopo non siamo riusciti a liberarcene.

Per questo la Giornata mondiale è ancora più importante, per tenere alta l’attenzione su un killer che miete ancora le sue vittime. Il picco delle malattie è previsto tra il 2025 e 2030, ma aumentano i mesoteliomi ambientali.

Il presidente Ona insiste così con le bonifiche, una strada possibile per evitare nuove malattie. L’Ona ha realizzato anche una App per segnale i siti contaminati.

Dal Cin costretto a lungo percorso giudiziario

Il percorso di Dal Cin è simile a quello di tante vittime dell’amianto. Nonostante un’invalidità riconosciuta del 50% ha dovuto intraprendere un lungo percorso giudiziario, assistito dall’avvocato Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, per ottenere un risarcimento. Dopo la condanna del ministero della Difesa a concedere quanto dovuto e a riconoscergli lo status di vittima del dovere ha maturato questa importante scelta.

Il finanziere gravemente provato nel corpo e nell’animo

Ha sofferto molto a causa della malattia e, forse, ancora di più a livello psicologico per la consapevolezza che potrebbe trasformarsi in una patologia ancora più grave. Ha visto tanti colleghi morire a causa dell’amianto e vuole dare il suo contributo affinché questo non accada più. Spera che la ricerca possa alleviare le sofferenze causate dalle patologie asbesto correlate, nella consapevolezza che i danni dell’amianto continueranno a manifestarsi ancora per decenni.

“Le mie condizioni di salute, – ha scritto pochi giorni fa al presidente Ona – destinate inevitabilmente a peggiorare, e per cui sono costretto ad assumere numerosi farmaci salvavita, non mi consentono di poter donare il sangue, come tanto avrei desiderato, e neanche gli organi in caso di morte. Ma questa condizione non mi impedisce di donare il mio corpo alla scienza per il bene dell’umanità, per la ricerca e la cura delle patologie da amianto, con conseguente accesso alla mia documentazione clinica.

Il suo corpo a disposizione anche ora, per cure sperimentali

In vita, mi rendo disponibile al fine di esperire attività di ricerca e sperimentazione, anche attraverso cure farmacologiche sperimentali per il trattamento dell’asbestosi, il controllo ed il monitoraggio di questa grave malattia, che quasi sempre evolve nel mesotelioma pleurico e/o in altre neoplasie ad esito infausto”.

“Sono sicuro – ha aggiunto consapevole che la sua scelta tocchi anche la sua famiglia – che mia moglie e i miei figli oggi minorenni, comprenderanno il mio gesto in nome del bene sacro della vita”. Dal Cin invita tutti quelli che possono a donare il sangue e anche a manifestare la loro volontà di donare, un giorno, gli organi. “Il mio è un segnale forte, rivolto a tutte le persone che possono donare. Anche gli organi: una scelta talvolta difficile da compiere, quando non è stata manifestata in vita la volontà da parte del paziente”.

Elevato il marcatore Antigene carcinoembrionario

Consapevole della necessità della ricerca per raggiungere risultati nel campo medico si dice pure “disponibile come spunto di studio da parte dei medici dell’Ona aps, tra cui il Dott. Pasquale Montilla per terapia chelante, disintossicante, avendo il marcatore tumorale Antigene carcinoembrionario (CEA) sempre elevato”.

Si tratta di una proteina fisiologicamente presente in alcuni tessuti del feto, la cui concentrazione diminuisce fino a livelli molto bassi dopo la nascita. Negli adulti i livelli ematici di CEA sono ridotti, ma possono aumentare nei soggetti affetti da alcuni tipi di cancro. È quindi un marcatore tumorale che, inizialmente, era considerato specifico per il cancro del colon. Tuttavia, successivamente è stato dimostrato che il suo aumento può verificarsi in vari tipi di tumore. Inoltre, il CEA può risultare aumentato in alcune condizioni cliniche non cancerogene.

Dal Cin scriverà il suo testamento biologico e lo depositerà presso un notaio, come prevede la legge. Il finanziere ha sempre sostenuto di voler lottare contro l’amianto, e per ottenere i suoi diritti, fino all’ultimo respiro. Ora guarda più in là, per il bene di tutti.

Liberi dall’amianto, Bonanni: “Ora tavolo interministeriale”

tavolo interministeriale bonanni parla
tavolo interministeriale bonanni parla

L’Osservatorio nazionale amianto ha partecipato, oggi, 27 aprile, all’evento “Liberi dall’amianto”. Il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni ha chiesto un tavolo interministeriale perchè troppe restano le questioni irrisolte e di amianto ancora si muore. Il convegno è stato organizzato dal gruppo parlamentare del Senato di Fratelli d’Italia, nella sala Caduti di Nassirya, a piazza Madama, presso il Senato della Repubblica.

Liberi dall’amianto, l’evento di FdI al Senato

L’evento, che è iniziato alle 14, è stato introdotto e moderato dal coordinatore nazionale del Dipartimento tutela vittime – Fratelli d’Italia, Cinzia Pellegrino. Sono intervenuti, oltre all’avvocato Bonanni, i senatori Lucio Malan, presidente del Gruppo di Fratelli d’Italia al Senato, e Guido Quintino Liris, membro della commissione Bilancio in Senato, medico del lavoro e già responsabile Asl Registro Tumori.

E poi l’onorevole Enzo Amich, membro della commissione Trasporti, la dott.ssa Silvana Zambonini, componente della commissione nazionale Anmil amianto e tumori professionali ed ex esposta e Vincenzo La Pegna, capogruppo di FdI al Comune di Aprilia.

Tavolo interministeriale per risolvere bonifiche e diritti

“Si continua a morire – ha detto Bonanni durante il suo intervento – di malattie asbesto correlate. Almeno 7.000 persone sono morte nell’ultimo anno. Eppure, la politica tace e le istituzioni sono assenti. Rendo pubblici i dati delle nostre rilevazioni aggiornate a tutto l’anno 2022: 2.000 casi di mesotelioma, indice di mortalità al 93%, un numero di decessi che solo per questa neoplasia sfiora i 1.900. 4.000 casi di tumore al polmone asbesto correlati con un indice di mortalità dell’88%, e quindi un numero di decessi che sfiora i 3.550.

Con le ulteriori patologie asbesto correlate si giunge a 7.000 decessi, con oltre nuovi 10.000 malati di malattie amianto correlate. Una vera e propria emergenza con 40 milioni di tonnellate di amianto e materiali contenenti amianto”. Tutto è ben spiagto ne: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

La denuncia del Presidente dell’Ona arriva alla vigilia della “Giornata mondiale per le vittime del lavoro e dell’amianto”. L’avvocato auspica che, in memoria delle vittime “il Governo istituisca con urgenza un tavolo interministeriale sulla questione amianto per affrontare, competenza per competenza, le questioni giuridiche, normative e previdenziali”.

Bonanni invita il Governo a trovare soluzioni

Bonanni invita così la politica e il Governo a risolvere il problema dell’amianto, che continua a mietere vittime, in Italia, in Europa e nel mondo intero.

Giorgia Meloni, forte di un importante consenso e con pieno mandato del popolo, ha tutta la legittimazione per intervenire e anche la determinazione. Ci auguriamo che una giovane donna, come la Premier, e tuttavia formata sui problemi sociali, possa avere a cuore il tema degli uomini e delle donne vittime dell’amianto, che si sono ammalate, perchè spesso hanno dovuto lavare le tute ai loro partner, così come degli orfani che sono decine di migliaia, con nuclei familiari compresi, che subiscono le conseguenze di questa strage”.

Tavolo interministeriale per le questioni normative irrisolte

L’amianto provoca, non solo, il mesotelioma, ma anche il tumore del polmone e tante altre neoplasie” – aggiunge Bonanni – “le vittime, nonostante debbano affrontare indicibili sofferenze, non riescono neanche a veder riconosciuti i propri diritti. Servono, infatti, lunghissimi procedimenti giudiziari per ottenere i benefici amianto e i risarcimenti e in alcuni casi – come per gli orfani delle vittime del dovere ai quali la legge nega diritti che hanno, invece, quelli delle vittime della criminalità organizzata e del terrorismo. Altre norme, ancora, hanno posto un limite temporale alla presentazione di domande per avere i benefici amianto, negando diritti già maturati. Però come ha sancito ultimamente la Corte di Cassazione con sentenza n. 2243/2023 quel termine non è legittimo e la questione va, ora, risolta”.

L’Ona continua a lavorare incessantemente per aggiornare la mappatura amianto, anche attraverso l’App. Con questa i cittadini possono segnalare i siti contaminati.

Già da ora è possibile seguire l’evento: “Liberi dall’amianto”.

evento liberi dall'amianto

Ravenna: negati i benefici amianto, ora ha il mesotelioma

Ravenna ragazzo seduto sulle scale di spalle
Ravenna ragazzo seduto sulle scale di spalle

Una storia che ha dell’assurdo, quella accaduta a Ravenna, se non fosse stata scritta sulla pelle di alcuni operai esposti all’amianto ai quali sono stati negati tutti i diritti. Solo che poi, dopo 20 anni, si sono ammalati di mesotelioma e uno di loro è anche, purtroppo, deceduto.

Ravenna, mesotelioma dimostra presenza amianto in azienda

Il suo collega, Bruno Gulminelli, che per anni ha lavorato alla Phillips Carbon Black, combatte contro il tumore della pleura, come racconta “Il Resto del Carlino Ravenna”. La sua malattia è la terribile dimostrazione, corroborata da quella del collega – che mai avremmo voluto testare con mano – della presenza di asbesto nella fabbrica parte del gruppo RP – Sanjiv Goenka. Principale produttore indiano di carbon black, e il sesto a livello mondiale, con una capacità di 500.000 tonnellate annue.

Ravenna, prepensionamento ottenuto in primo grado

Nel 2003 il giudice del lavoro Roberto Riverso riconobbe a una decina di dipendenti e allo stesso Gulminelli il prepensionamento. Tutti ottennero i benefici contributivi amianto, per aver lavorato a contatto con il cancerogeno per oltre 10 anni. Così come previsto nella legge 257 del 1992 che ha messo al bando l’amianto in Italia.

Il pronunciamento è stato, però, ribaltato in Appello. La Corte di Cassazione annullò la sentenza di Appello predisponendo un altro processo di secondo grado che però ancora non fu a favore dei lavoratori. Tutti dovettero anche restituire le somme percepite, secondo i giudici, erroneamente. Non sarebbe stato provato che quei dipendenti fossero stati esposti all’asbesto.

Purtroppo è sopraggiunta nel frattempo anche la prescrizione e l’uomo non può presentare un nuovo ricorso. Nonostante i lavoratori hanno sempre spiegato che, all’interno dell’azienda, l’amianto ea utilizzato ovunque per le coibentazioni. Alcuni dipendenti lo lavoravano manualmente per questo tipo di isolamento.

Troppe domande di pensione anticipata

Il giudice Riverso fu stato il primo, nel 1998, a concedere il prepensionamento ai lavoratori esposti. Le domande diventarono poi, mano a mano, sempre di più. Uno dei primi a presentarle è stato proprio il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, che permise a tanti operai di ottenerlo. Poi però le domande diventarono tante e l’INPS dovette affrontare una spesa impegnativa. Per questo il governo di centrodestra cercò di limitarle. Prima con il requisito della quantità di fibre pari allo 0,1 per centimetro cubo e poi con un limite temporale.

La Corte di Cassazione, però, proprio in questi ultimi mesi ha statuito che quel limite è illegittimo, perché nega un diritto già maturato. Riaprendo così la possibilità di ottenere i benefici contributivi amianto.

Chi è stato esposto rischia di contrarre, anche a distanza di 30-40 anni, oltre al mesotelioma, anche il tumore del polmone, della laringe, della faringe, delle ovaie e del colon. Così come l’asbestosi e le placche pleuriche. Tutte le informazioni sul fenomeno asbesto sono state racchiuse ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

“Limite temporale per i benefici è illegittimo”

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con sentenza n. 2243/2023 del 25.01.2023, ha confermato, infatti, che in molti casi non è necessaria la domanda all’INAIL. In ordine al termine di decadenza del 15.06.2005, è stato affermato il principio della non applicabilità di questa decadenza.

Secondo quanto insegna la Corte di Cassazione, nella sentenza si confermano legittime le tesi dell’Avv. Ezio Bonanni. Infatti, “la norma … ha fatto salva l’applicazione delle previgenti disposizioni per i lavoratori che avessero già maturato il trattamento pensionistico alla data di entrata in vigore del decreto”.

Intanto l’Ona ha messo a disposizione anche una App per segnalare i siti contaminati. Tutti i cittadini possono utilizzarla e contrinuire alla mappatura.

Stress, la relazione con lo stile di vita

persona triste, stress
persona triste, stress

Lo stress fa invecchiare, e può incidere sui ritmi del sonno-veglia, ed essi a loro volta possono incidere sui livelli di stress stesso. Un bel problema, a prima vista, ma che in realtà può essere risolto. E lo dimostrano le ultime ricerche sul tema.

Altri aspetti che riguardano lo stress, sono appunto l’alternanza sonno-veglia e il lavoro. Ed in quest’ultimo caso, a soffrirne di più sono le donne. Lo ha messo ben in evidenza una ricerca pubblicata sulla rivista Labour Economics. Lo stress delle donne deriva soprattutto dalla mancanza di flessibilità oraria e dal mancato riconoscimento delle proprie competenze. A questi aspetti, inolre, si aggiungono le disparità di trattamento economico e contrattuale con gli uomini; nonché la sproporzione del carico di lavoro e cura familiare che va dai figli ai genitori anziani. Lo smart working può solo in parte risolvere alcune questioni.

Stress e invecchiamento, il dietro front biologico

stress grafico
Fonte: Jesse R. Poganik, Bohan Zhang, Gurpreet S. Baht, Alexander Tyshkovskiy, Amy Deik, Csaba Kerepesi, Sun Hee Yim, Ake T. Lu, Amin Haghani, Tong Gong, Anna M. Hedman, Ellika Andolf, Göran Pershagen, Catarina Almqvist, Clary B. Clish, Steve Horvath, James P. White, Vadim N. Gladyshev, Biological age is increased by stress and restored upon recovery, Cell Metabolism, 2023

Esempi di gravi fonti di stress per l’organismo umano possono essere un intervento chirurgico d’emergenza, una gravidanza o una grave forma di Covid. Questi eventi possono far invecchiare prima del tempo le nostre cellule, a causa di modificazioni chimiche che cambiano l’espressione del Dna. Si tratta però di un processo reversibile.

Un gruppo internazionale di studiosi, provenienti dalla Duke University School of Medicine e dall’Harvard Medical School di Boston, hanno compreso come avvengono le fluttuazioni dell’età biologica dopo stimoli molto stressanti. I ricercatori erano coordinati, rispettivamente, dal dott. James White e dal dott. Vadim Gladyshev. Lo studio è stato condotto sia sui topi che sugli essere umani ed è uscito sulla rivista Cell Metabolism.

Spiegano gli studiosi nella loro pubblicazione, che i “dati mostrano che l’età biologica subisce un rapido aumento in risposta a diverse forme di stress, che si inverte dopo il recupero dallo stress. Il nostro studio scopre un nuovo livello di dinamica dell’invecchiamento che dovrebbe essere considerato in studi futuri. L’elevazione dell’età biologica dovuta allo stress può essere un obiettivo quantificabile e perseguibile per interventi futuri“.

Infatti – sostengono – “l’età biologica è fluida e mostra rapidi cambiamenti in entrambe le direzioni“. E “gli individui possono essere biologicamente più vecchi o più giovani di quanto la loro età cronologica implichi“. Insomma l’età biologica è strettamente collegata agli eventi della vita.

Lo strumento di misurazione usato dai ricercatori, sono gli “orologi biologici epigenetici” del Dna. Si tratta delle modificazioni che avvengono a livello cellulare a seguito dell’influenza di fattori esterni quali ambiente e stile di vita fattori (esposizione ad agenti fisici e chimici, dieta, attività fisica, etc). L’analisi delle modificazioni ha fatto comprendere agli studiosi che lo stress può influenzare molto l’invecchiamento cellulare. Ciò può avvenire anche in breve tempo (giorni o mesi), ma tale processo è transitorio e dopo un periodo di recupero si inverte. Per il futuro, sarà necessario studiare ancora questi processi per “collegare, ad esempio, il recupero riuscito dell’età biologica a seguito di un evento stressante a un migliore esito clinico“.

Come influiscono il sonno e le abitudini di vita

L’altro aspetto che può incidere sullo stress è il ritmo del sonno. E viceversa. Infatti le abitudini di vita possono incidere sui ritmi del sonno e questi ultimi possono a loro volta incidere sui livelli di stress, che può essere affrontato in maniera diversa da chi ha abitudini diverse relativamente al ritmo sonno-veglia.

In foto: prf. Ugo Faraguna (unipi.it)

In base ad una ricerca dell’Università di Pisa coordinata dal prof. Ugo Faraguna e pubblicata sulla rivista Chronobiology International, infatti, è emerso che chi per abitudine è più attivo di notte, risponde in maniera meno efficace agli stimoli stressanti. Lo studio ha coinvolto un campione di 120 persone adulte e sane. Il 15% della popolazione sono i cosiddetti “gufi”, soggetti cioè che hanno le stesse abitudini dei rapaci notturni: fanno tardi la sera e la mattina sono in difficoltà. Un altro 15% invece sono le cosiddette “allodole”, cioè persone che preferiscono essere attive la mattina molto presto e sfruttando al massimo le prime ore del giorno. Analizzando il campione, i ricercatori hanno visto che i “gufi” hanno minore capacità di risposta allo stress o eventi traumatici (separazioni, lutti, etc) rispetto alle “allodole”; e che tendono di più a fumare o bere alcolici.

Da tempo l’università di Pisa studia i meccanismi del sonno e i disturbi ad esso legati. “Monitorare i disturbi del sonno è difficile” – spiega il prof. Faraguna. “Però è cruciale, perché la qualità del sonno influenza la salute ed è uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo di malattie neurodegenerative come demenze e malattia di Parkinson“.

Di recente il prof. Faraguna ha anche presentato un dispositivo denominato “Dormi“, che è in grado di fornire al medico, a distanza, i dati clinici del sonno del paziente. Si tratta del primo dispositivo indossabile validato scientificamente per il monitoraggio continuo dei disturbi del sonno.

Donne e lavoro, lo stress anche in smart working

Lo smart working, ossia il lavoro da casa, può in alcuni casi contribuire ad alimentare lo stress. Lo ha sottolineato il ministro della salute Orazio Schillaci, che è intervenuto sul tema in occasione della Giornata della salute delle Donne.

Lo smart working è la possibilità di lavorare da casa che enti pubblici e privati hanno la facoltà di prevedere per i propri dipendenti. Può essere avviato su richiesta del dipendente; oppure gli enti possono proporlo in maniera spontanea, per ridurre le spese, oppure istituirlo per motivi di necessità (come è successo nel periodo della pandemia, per prevenire e limitare i contagi da Sars-Cov-2).

Lavorare da casa, però, spesso in spazi piccoli dove ai doveri lavorativi si sommano quelli familiari, aumenta il livello di stress e richiede interventi di tutela della salute a garanzia del benessere psicofisico“. Importante quindi, ha sostenuto il ministro Schillaci, “assicurare la piena tutela delle lavoratrici madri“.