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Livorno Amianto Free, dal 2020 bonifiche a tappeto

Livorno
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A Livorno sono stati bonificate coperture in amianto pari a circa 8 campi da calcio. La stima è arrivata poco prima di Natale, quando in Comune si è fatto il punto sul progetto “Livorno Amianto Free” partito nel 2020.

Mappata dai droni, la città stimò all’epoca una superficie pari a 33 campi di calcio di coperture in amianto presenti. Oggi ne sono stati bonificati 8, ma ne resta una quantità pari ad altri 25. Una quantità ancora enorme per una città in cui riedono 160mila persone, anche se i casi peggiori sono già stati eliminati. Occorre fare presto per tutelare la salute dei cittadini.

Il progetto è finalizzato alla completa rimozione di questo materiale, che infatti può provocare all’uomo gravi patologie in caso di esposizione.

“Livorno amianto free”, illustrati i primi risultati

Illustrati, poco prima di Natale, i primi risultati di “Livorno amianto free”. Presente il sindaco Luca Salvetti, che ha commentato: “La storia dell’amianto a Livorno ha sicuramente delle radici profonde, che nel tempo hanno determinato situazioni difficili e alcune volte drammatiche. Il lavoro svolto dal nostro Settore Ambiente ha una valenza importante, perché per la prima volta si è cercato di conoscere il quadro complessivo della situazione in città e soprattutto gli interventi necessari” da eseguire.

Presenti alla tavola rotonda anche l’assessora all’Ambiente Giovanna Cepparello, il dirigente del settore Lavori pubblici e Assetto del Territorio Leonardo Gonnelli, il responsabile dell’ufficio Bonifiche e Sostenibilità ambientale Michele Danzi con le colleghe Elena Lencioni e Paola Vella.

Mappatura della città con il drone e con le segnalazioni

Il progetto “Livorno amianto free” è partito nel 2020 con una mappatura basata sul volo di un drone, che ha individuato dall’alto le coperture da rimuovere, Ma anche sulle segnalazioni dei cittadini: la collaborazione tra cittadini e istituzioni infatti è fondamentale nella lotta per la tutela dell’ambiente e per la salute collettiva.

Il progetto – ha spiegato l’assessora Cepparello – è partito nel 2020 con una mappatura basata sulle segnalazioni dei cittadini. Poi nel 2021 un passo avanti importante con la decisione degli uffici di avvalersi di un drone specializzato nel riconoscimento delle coperture in amianto. Quindi, grazie al drone che ha fotografato tutta la città, è stata realizzata una mappatura molto più precisa e capillare, basata sulla presenza effettiva dell’amianto in città“.

Dopo la mappatura, la rimozione dell’amianto

Dopo la fase di ricognizione – ha spiegato ancora l’assessora Cepparello – siamo andati avanti con una attività amministrativa mirata a togliere tutte le coperture in amianto danneggiate e eventualmente a trattare quelle che possono ancora essere messe in sicurezza“.

L’estensione delle coperture in amianto in città è stimato in una superficie pari a 33 campi di calcio. Il 25% del totale è stato oggetto di bonifica, a partire dalle situazioni che presentavano un indice di rischio più alto in base all’estensione, allo stato di conservazione e alla vicinanza a luoghi sensibili.

Ci vorrà ancora del tempo per arrivare alla rimozione totale dell’amianto dalla città, però ci conforta il fatto che siamo partiti dai casi in grado di recare maggior danno ai cittadini di Livorno. Un caso importante è quello della Trw, che sicuramente rappresentava una fonte di rischio decisamente consistente, e che adesso è totalmente amianto free“. L’area della ex Trw per circa 40mila metri quadri presentava amianto e spesso, era usata anche come luogo di ritrovo per rave.

Con il volo del drone, la mappatura ha coinvolto 1.081 coperture con amianto, di cui il 50% di piccole dimensioni. Il Comune di Livorno punta a rimuoverle tutte entro il 2025.

Rimozione dell’amianto con la collaborazione dei cittadini

L’aspetto più virtuoso del progetto “Livorno amianto free”, secondo gli amministratori locali, è la collaborazione con i cittadini. Prima per la mappatura con le numerose segnalazioni, e poi nella rimozione con la conseguente bonifica dei luoghi.

L’iter amministrativo infatti parte da un invito bonario. Il Comune scrive al cittadino proprietario di un edificio con probabile presenza di amianto, si fanno le verifiche (sia sulla natura del materiale, sia sul suo stato di conservazione) ed alla fine si bonifica. Oltre il 90% dei cittadini livornesi ha risposto in maniera collaborativa agli inviti bonari del Comune, mettendo a disposizione i dati richiesti. “Solo in pochi casi siamo arrivati alle ordinanze e agli atti impositivi. Questo dimostra come la cittadinanza livornese sia ben disposta quando si tratta di fare delle scelte che vanno a beneficio dell’intera collettività” – ha concluso l’assessora.

L’ONA contro l’amianto: assistenza e tutela

L’Ona – Osservatorio Nazionale Amianto guarda con favore ad iniziative di bonifica, che coinvolgano in maniera attiva e collaborativa istituzioni e cittadini. L’associazione ha messo a punto un’App gratuita per la mappatura dei siti: ognuno può fare la propria segnalazione, da qualsiasi parte d’Italia, e contribuire all’opera di prevenzione dalle esposizioni.

L’amianto è causa e concausa di moltissime malattie, come evidenzia il Libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed. 2022 scritto dall’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA.

L’Osservatorio è a disposizione dei cittadini per qualsiasi tipo di informazione, ma anche per assistenza e tutela legale. Per una consulenza gratuita chiama l’800.034.294.

Rapporto BNP per la prognosi sul mesotelioma

rapporto bnp mesotelioma
rapporto bnp mesotelioma

Lo studio di alcuni scienziati greci ha dimostrato il valore prognostico del rapporto BNP per il mesotelioma. La ricerca è stata condotta da un gruppo di studiosi provenienti da diversi istituti della Grecia: Università di Atene, Ospedale Sotiria di Atene e Scuola di Scienze dell’Università di Tessaglia a Lamia. 

Il BNP è un peptide, ossia un composto organico costituito da catene di amminoacidi. Questi ultimi sono i mattoni fondamentali delle proteine e svolgono numerose funzioni all’interno dell’organismo. Il peptide BNP (Brain Natriuretic Peptide) è prodotto principalmente nel cuore, in risposta all’aumento della pressione sanguigna e dello stress sui ventricoli. La principale funzione del BNP è promuovere la diuresi e la vasodilatazione per ridurre la pressione sanguigna.

Già in precedenza utile nella diagnosi delle malattie cardiovascolari e nell’individuazione di stress cardiaco, il rapporto BNP in pratica potrebbe darci indicazioni anche sulla sopravvivenza dei pazienti ammalati di mesotelioma. 

Rapporto BNP nel mesotelioma e sopravvivenza

Lo studio degli scienziati greci ora ha evidenziato che nei pazienti affetti da mesotelioma, livelli elevati di BNP, potrebbero risultare utili per stabilire la prognosi. Notato questo rapporto tra sopravvivenza dei pazienti affetti da mesotelioma e livelli di BNP, gli studiosi hanno cercato di determinare se l’aumento di questi peptidi quali implicazioni prognostiche potesse avere.

Lo studio sul rapporto BNP nel mesotelioma si è protratto dal gennaio 2007 all’ottobre 2018. I ricercatori hanno coinvolto 19 pazienti affetti da mesotelioma pleurico maligno. I fattori di età, grado di ispessimento pleurico e performance status non differivano tra loro. Inoltre nessuno aveva ricevuto cure chemioterapiche o era stato sottoposto ad intervento chirurgico.

Il tasso di sopravvivenza era più alto nei pazienti con mesotelioma con bassa espressione di BNP. Nel corso dello studio si è osservato infatti che i non sopravvissuti al mesotelioma avevano un BNP nel liquido pleurico più elevato a due anni e rapporti BNP più elevati rispetto ai sopravvissuti. Il test sul rapporto BNP liquido pleurico/sangue può essere fatto facilmente e a basso costo e può essere utile per i medici per offrire indicazioni ai loro pazienti.

Mesotelioma in Italia, 31mila casi dal 1993

savona- amianto

Il VII Rapporto RenaM dell’Inail riporta i dati sul mesotelioma maligno (MM) con diagnosi fino al 31/12/2018. Sono 31.572 i casi censiti, a partire dal 1993 in Italia. Di questi oltre il 56,7% è registrato tra Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna. La sede anatomica è la pleura per il 93,2% dei casi e il peritoneo per il 6,3%. Ci sono anche 63 casi del pericardio e 91 della tunica vaginale del testicolo. Per l’81% dei casi la diagnosi è di mesotelioma maligno certo (con conferma istologica). Si tratta di una patologia rarissima fino all’età di 45 anni (1,4% dei casi), mentre l’età media alla diagnosi è di 70 anni, senza grandi differenze per genere.

Il mesotelioma è una patologia gravissima e quasi sempre a prognosi infausta, soprattutto perché la diagnosi arriva appunto in tarda età e in fase avanzata.

Se tu o un tuo familiare, amico, persona cara ha ricevuto una diagnosi di mesotelioma, contatta per informazioni o una consulenza l’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, presieduto dall’avv. Ezio Bonanni. Quest’ultimo è anche autore dell’importante guida: “Come curare e sconfiggere il mesotelioma e ottenere le tutele previdenziali e il risarcimento dei danni“ e del “Libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed. 2022”.L’ONA sostiene da sempre le vittime di amianto, che è il principale responsabile del mesotelioma, ma anche di tutti gli agenti cancerogeni. Con l’App Amianto si lavora inoltre ad un costante aggiornamento della mappatura. Per informazioni e consulenza gratuita chiama il numero verde 800.034.294.

Inquinamento atmosferico: analisi approfondita sulle sostanze nocive

inquinamento atmosferico
inquinamento atmosferico

L’aria che respiriamo è un bene prezioso, fondamentale per la vita sulla Terra. Tuttavia, negli ultimi decenni, l’incidenza dell’inquinamento atmosferico è aumentata in modo allarmante, mettendo a rischio la salute umana e l’equilibrio ecologico. Tra le molte sostanze inquinanti, l’amianto emerge come un elemento particolarmente pericoloso, con impatti significativi sulla qualità dell’aria e sulla salute pubblica. Ma non è l’unico.


Aria e contaminazione da sostanze nocive

L’amianto è una fibra minerale naturale che è stata ampiamente utilizzata in passato in vari settori industriali e edilizi per le sue proprietà isolanti e resistenza al calore. Tuttavia, nel corso degli anni, è emerso che l’amianto è una sostanza altamente nociva, collegata a gravi patologie polmonari come l’asbestosi e il mesotelioma.

Ma, l’inquinamento atmosferico non è dovuto solo all’amianto. Sono anche altre le sostanze inquinanti provenienti da fonti industriali, veicoli, e processi di combustione. L’analisi dell’aria è un passo fondamentale per comprendere la portata del problema. Monitoraggi regolari rivelano la presenza di particolato sottile, ossidi di azoto, biossidi di zolfo e composti organici volatili, tutti contribuenti all’indebolimento della qualità dell’aria.

Rischi per l’uomo e l’importanza della prevenzione

Gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute umana sono molteplici. Le particelle sottili presenti nell’aria possono penetrare nei polmoni, causando problemi respiratori e contribuendo allo sviluppo di malattie cardiovascolari. Nel caso specifico dell’amianto, le fibre liberate nell’aria durante il suo utilizzo possono essere inalate, portando a gravi patologie polmonari.

La prevenzione dell’inquinamento atmosferico è cruciale per salvaguardare la salute pubblica e l’ambiente. Per quanto riguarda l’amianto, è fondamentale promuovere la bonifica e la rimozione sicura da edifici e infrastrutture. Per affrontare l’inquinamento atmosferico in generale, è necessario investire in energie rinnovabili, migliorare l’efficienza energetica e promuovere l’uso di trasporti pubblici e veicoli a basse emissioni.

Importante sensibilizzare la popolazione su inquinamento atmosferico

L’inquinamento atmosferico è un problema che riguarda tutti e deve essere risolto. La consapevolezza pubblica, l’attuazione di politiche ambientali rigorose e l’innovazione tecnologica sono fondamentali per mitigare gli effetti negativi sull’aria che respiriamo. La prevenzione è la chiave, e solo attraverso un impegno globale possiamo sperare di garantire un futuro sano e sostenibile per le generazioni a venire.

Pfas e Amianto: alleati killer da cui l’Italia non riesce a liberarsi

pfas padelle
Pfas padelle amianto

L’amianto, ormai lo sappiamo, è un potente cancerogeno che, ancora a distanza di anni, mette a rischio l’intero pianeta.

La messa al bando, con la Legge 257 del 1992, ha fermato produzione e commercializzazione ma, non ha obbligato alla bonifica immediata dei siti contaminati.

Le tonnellate di amianto non ancora smaltite restano sul territorio, rappresentando un rischio continuo di esposizione e inalazione per la popolazione.

Ma, se le componenti di amianto sono definite come “fibre killer”, allo scenario si aggiungono altre sostanze inquinati: i Pfas.

I Pfas sono composti chimici inquinanti molto utilizzati per la loro capacità di rendere i prodotti impermeabili all’acqua e ai grassi, definita pericolosa al pari dell’amianto.

Insomma, sembra che l’essere umano non abbia imparato nulla dalla strage provocata da questo materiale ma che stia cercando di proseguirla sotto altre forme.


Pfas: cosa sono e dove si possono trovare

Con il termine Pfas, si intende una serie di sostanze inquinanti, sicuramente cancerogene, utilizzate per la produzione di accessori e abbigliamento già a partire dagli anni ’50. Il loro maggior impiego era riservato per la produzione di articoli commerciali: impermeabilizzanti per tessuti; tappeti; pelli; insetticidi; schiume antincendio; vernici; rivestimento dei contenitori per il cibo; cera per pavimenti e detersivi. Ma, quello che sicuramente, oggi, preoccupa maggiormente è il rivestimento antiaderente delle pentole da cucina. Queste sostanze possono provocare gravissimi effetti sulla salute umana.

Pfas e amianto: si continuano ad utilizzare nonostante la pericolosità

Parlando dei Pfas, sembra di essere tornati indietro di quarant’anni, quando si metteva sul piatto della bilancia l’utilità delle proprietà dell’amianto con la sua pericolosità.

L’amianto veniva utilizzato principalmente per la resistenza al calore, i bassi costi e la capacità di legare con il cemento, i Pfas, a loro volta per rendere idrorepellenti le superfici di pelli, pellicole, tessuti sportivi, pentolame.

Il contatto con l’amianto provoca l’insorgere di patologie asbesto correlate, i Pfas possono accumularsi nell’organismo e causare tumori, sviluppo anomalo dell’apparato genitale, infertilità, patologie della tiroide e del sistema nervoso centrale.

La differenza è che, mentre l’amianto, con tutte le sue difficoltà, ha una legge che la mette al bando, in Italia manca un divieto per i PFAS, a tutela di salute e ambiente.

Proprio per questo, nonostante nella maggior parte dei settori industriali esistano da anni alternative più sicure a queste sostanze, le aziende continuano a utilizzarli, continuando ad inquinare e a mettere a rischio la nostra salute.

Come riconoscere la presenza di Pfas per evitarla

Già da anni si sta cercando di eliminare la presenza di questi composti, si è già mosso un regolamento UE del 2020. 

La preoccupazione riguarda le padelle e le pentole, ricordate sempre di leggere e controllare le etichette, facendo caso alla dicitura “PFOA Free”.

Sicilia e strage da sostanze inquinanti

La Sicilia è tra le protagoniste di un’inchiesta del quotidiano francese Le Monde che ha permesso di censire 35 siti in cui è stata accertata o presunta la contaminazione da Pfas.

La Regione ha inserito la ricerca delle sostanze contaminanti Pfas nel proprio “Piano di controllo ufficiale di contaminanti e tossine vegetali naturali negli alimenti” valido dal 2023 al 2027. 

Arpa Sicilia a partire dal 2018 ha inserito il controllo di16 sostanze Pfas nei monitoraggi annuali delle acque sotterranee.

L’Agenzia regionale sottolinea che queste sostanze “da una parte hanno un largo utilizzo in ambito industriale e commerciale, dall’altra hanno determinato un’ampia diffusione nell’ambiente e in particolare nelle acque, dove mostrano caratteristiche di persistenza. E in alcuni casi, di bioaccumulabilità e di tossicità”.

Snoopy: quando l’arte denuncia l’amianto

Snoopy: arte denuncia amianto
Snoopy: a noi piace immaginarlo libero dall'amianto

L’AMIANTO, UN MINERALE AMPIAMENTE UTILIZZATO NEL CORSO DEL NOVECENTO, HA PERMEATO LA SOCIETÀ. A DENUNCIARE QUESTO FLAGELLO, NON SOLO CHI NE HA SUBITO I DANNI MA ANCHE UN ICONICO BRACCHETTO: SNOOPY. SÌ, IL FAMOSO CANE, PROTAGONISTA DELLA CELEBRE STRISCIA A FUMETTI PEANUTS CREATA DA CHARLES M. SCHULZ

Arte e amianto: anche Snoopy insorge

Snoopy: la scultura di Eron lo ritrae morto sopra un tetto di eternit

L’arte non è solamente un’espressione estetica, ma un mezzo per diffondere consapevolezza e per scuotere le coscienze a tutti i livelli e in tutte le sue forme.

Per farlo, utilizza simboli talvolta impensabili, basti pensare alla scultura del riminese Eron, che raffigura Snoopy, il fedele amico di Charlie Brown.

Fra le tante stranezze del simpatico bracco, ricordiamo quella di dormire sul tetto della cuccia, anziché al suo interno.

Ebbene, nel 2007, Eron, ha immortalato il povero cane in un’opera emblematica dal titolo shock “Eternit…vita eterna”.

Ridotto a scheletro, Snoopy riposa come sempre sul tetto della mitica cuccia, ma queto è fatto di eternit, una provocazione visiva, un grido muto di dolore e protesta.

La scultura ha debuttato nel 2011 alla Galleria dArte Contemporanea Villa Franceschi di Riccione, ma il suo impatto non è svanito nel tempo. Ancora oggi, in seguito alle controversie e alle polemiche successive agli esiti processuali più eclatanti, l’opera torna a solcare i social e i blog, diventando virale.

La potenza dell’arte si unisce dunque al coro di voci che chiedono giustizia, che invocano un mondo libero da questo materiale e dalle sue conseguenze devastanti.

È l’arte che si mette al servizio di una causa, unendo la creatività alla protesta, per non dimenticare e per lottare contro un nemico che non può restare nell’ombra.

Perché utilizzare l’arte in segno di protesta: povero Snoopy

Amianto: Casale Monferrato segna un’epoca

L’opera è stata pensata a seguito della deflagrazione del caso Eternit in Italia. Nel 1986, Casale Monferrato aveva chiuso definitivamente i battenti e si cominciava a sentire l’eco dei suoi effetti. Troppe vittime, troppi lavoratori morti o ammalati a seguito dell’esposizione alle pericolose fibre di asbesto.

Chi ne traeva profitto dalla diffusione aveva agito consapevolmente, ignorando o minimizzando i possibili effetti negativi?

Era possibile denunciare apertamente la situazione?

Ebbene, l’arte contemporanea ha cercato di portare alla luce della ribalta la lotta contro l’amianto a modo suo, estendendo la battaglia fuori dalle aule di tribunale e superando le righe della cronaca. È qui che, tra le pennellate di una tela, tra le forme scolpite e i segni incisi, ha potuto far sentire il suo grido di protesta, un invito a non dimenticare le tragedie legate a questa fibra assassina. Tra l’altro, non dimentichiamo che anche il mondo dell’arte è stato fortemente colpito da questo patogeno.

Anche l’arte colpita dall’amianto: gli affreschi del Camposanto di Pisa

Arte e amianto: particolare dell’affresco contenete amianto “Il Giudizio universale” presso il Camposanto di Pisa

L’elenco degli utilizzi “impropri” dell’amianto è lungo e spesso sorprendente. Artisti, cineasti e persino architetti hanno impiegato questo materiale nei loro progetti, ignari o trascurando gli effetti nocivi che avrebbe potuto causare. Nel luglio del 1944, una granata incendiaria degli Alleati colpì il tetto del Camposanto di Pisa, causando un incendio che danneggiò gravemente la struttura lignea. Le lastre in piombo sottostanti si fusero a causa del calore, rovinando le pareti e gli affreschi, in particolare quelli di Benozzo Gozzoli. Per proteggere le pareti dalla pioggia e da ulteriori danni, furono costruite coperture in legno provvisorie. Successivamente, Cesare Brandi, dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro e Piero Sanpaolesi, pianificarono il recupero. Optarono quindi per la rimozione della pellicola pittorica, formando squadre di intervento per tagliare e poi riunire le varie sezioni degli affreschi come un puzzle, a causa delle loro grandi dimensioni.

Durante il restauro, furono scoperte sinopie (disegni preparatori usati per la pittura a fresco e per il mosaico) di alta qualità, alcune con chiaroscuro, che furono staccate ed esposte nel Museo delle Sinopie, dopo il restauro. Gli affreschi, invece, furono incollati con caseato di calcio su lastre di eternit, una decisione controversa poiché sul materiale tossico, Brandi e Sanpaolesi avevano opinioni contrastanti…

Amianto e altri usi poco ortodossi in campo artistico

Sul set del Mago di Oz fu impegata neve finta a base di amianto

In passato, molti set cinematografici, incluso il Mago di Oz, utilizzarono neve finta a base di amianto. Il minerale era presente anche nelle copertine dei libri (impiegato per la rilegatura) e in diversi capolavori d’arte in cemento e amianto.

Tra gli esempi più sorprendenti, le opere realizzate da artisti come Alighiero Boetti ed Enzo Cacciola. Architetti di fama mondiale, come Walter Adolph Gropius e Le Corbousier, impiegarono l’amianto nella costruzione di edifici iconici.

Nonostante la crescente consapevolezza sui pericoli dell’amianto, quest’uso è perdurato fino ai tardi anni ’80. Un esempio notevole è la produzione di dischetti in amianto da parte dell’Officina profumo-farmaceutica di Santa Maria Novella di Firenze, per aromatizzare ambienti attraverso le lampadine a incandescenza.

Oggi fortunatamente l’amianto è stato messo al bando e l’opinione pubblica è sempre più consapevole dei suoi effetti sulla salute e sull’ambiente.

E se l’esposizione all’amianto è stata oggetto di procedimenti giudiziari nelle principali aule di tribunale, l’arte ha trovato nel suo linguaggio, un modo per esprimere il dissenso in maniera alternativa.

Quanto a Snoopy, fortunatamente gode di ottima salute. Ancora oggi le repliche delle strisce sono distribuite e pubblicate sui quotidiani di decine di Paesi del mondo: uno dei pochi casi in cui l’amianto è rimasto confinato nel mondo della fantasia.