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Amianto e condominio: obblighi e responsabilità

Condominio amianto
Condominio e amianto, Credits: Pixabay

La presenza di amianto negli edifici, e quindi spesso anche in condominio, risulta essere un problema sempre più urgente, che richiede la giusta attenzione ma anche un’opportuna gestione. In Italia esistono procedure regolamentate per identificare il materiale nocivo all’interno degli edifici interessati, valutarne il rischio e provvedere alla bonifica dei materiali contenenti amianto. In quest’articolo analizzeremo gli obblighi e le responsabilità dei condomini residenti nelle costruzioni in questione e dei relativi amministratori.

Condominio amianto
Condominio e amianto, Credits: Pixabay

Amianto nel condominio: come identificarlo

L’identificazione dell’amianto all’interno degli edifici è regolamentata dal Decreto Ministeriale del 6 settembre 1994, che stabilisce la necessità di controllare e identificare la presenza di amianto e qualsiasi altro materiale nocivo in ogni struttura edilizia. Tale regolamentazione si è resa necessaria per la valutazione degli eventuali rischi per la salute e per l’ambiente e il successivo intervento di bonifica, qualora si rendesse necessario. Occorre, infatti, evidenziare che non tutti i materiali contenenti sostanze nocive garantiscono l’immediata rimozione delle stesse. Per questo motivo, è necessario valutare lo stato di conservazione dei materiali e il possibile rilascio delle sostanze pericolose per l’ambiente e per l’uomo.

Nello specifico, all’interno dei condomini un ruolo cruciale è giocato dagli amministratori. Sono proprio questi ultimi ad occuparsi di redigere una mappatura dei materiali considerati inquinanti all’interno degli edifici in questione. Qualora venissero individuati, dovranno contattare l’ASL di competenza territoriale e convocare un’assemblea condominiale per discutere dei risultati ricevuti dalle analisi e le conseguenti azioni da mettere in atto. Non sempre, infatti, si deve procedere alla rimozione totale del materiale in questione. È l’esempio nei casi in cui venga riscontrata la presenza di amianto compatto, in cui è solamente necessario monitorare periodicamente la situazione senza procedere alla rimozione.

Il primo passo per l’identificazione dei materiali in cui è presente amianto, appunto, è la mappatura dell’edificio in questione. Per procedere occorre avere a disposizione la documentazione tecnica relativa all’edificio, in modo da individuare se è stato utilizzato amianto durante la costruzione. A questa prima verifica documentale seguirà necessariamente un’ispezione diretta che servirà a valutare la friabilità dei materiali e procedere con un eventuale campionamento degli stessi, che stabilirà solo successivamente la presenza o meno di amianto nella costruzione. E, pertanto, permetterà di stabilire le azioni necessarie alla rimozione.

Condominio amianto
Condominio e amianto, Credits: Pixabay

Quando è obbligatorio rimuovere l’amianto nel condominio?

Non sempre la presenza di amianto all’interno degli edifici implica la rimozione delle sostanze considerate nocive. Ogni situazione deve essere attentamente valutata in base ai rischi ad essa collegati. Certamente, ci sono delle circostanze in cui la rimozione delle sostanze inquinanti si rende obbligatoria per gli edifici condominiali interessati. In quei casi, sarà l’amministratore a intervenire per primo e procedere con l’organizzazione dei lavori di rimozione. Cruciale in questi casi è la valutazione dei rischi ambientali e verso l’uomo. Nella circostanza, infatti, che esistano evidenti rischi per la salute si deve obbligatoriamente procedere con la rimozione dell’amianto dall’edificio e la conseguente bonifica dello stesso. Sul tema della lotta contro l’amianto, per gli evidenti danni alla salute e alla persona, si impegna da anni l’avv. Ezio Bonanni, nonché Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Amianto in condominio: chi paga le spese?

Se si vive in un condominio in cui si sia resa necessaria la rimozione dei materiali contenenti amianto o comunque considerati nocivi per l’ambiente e la persona, bisognerà essere consapevoli anche delle spese legate all’iter da seguire. Infatti, la valutazione dei rischi e la conseguente rimozione e bonifica dell’immobile sono a carico dei condomini. Sarà cura dell’amministratore, a sua volta, suddividere la spesa complessiva in base ai millesimi di proprietà. È altresì importante ricordare che la valutazione della pericolosità delle sostanze e il conseguente trattamento dell’edificio è affidato a imprese tecniche specializzate e autorizzate. Saranno proprio le stesse azienda a determinare se la rimozione dell’amianto sia necessaria o meno, ed eventualmente stabilire la periodicità dei controlli presso il condominio.

Sanzioni amministrative e penali per inadempienze

La mancata osservanza delle norme sulla rimozione dell’amianto più comportare sanzioni di natura amministrativa e, addirittura, penale. Come abbiamo già spiegato, infatti, la presenza di amianto all’interno di un condominio impone allo stesso dei precisi obblighi. Qualora, infatti, questi non vengano rispettati i responsabili dell’inadempienza possono ricevere sanzioni amministrative da oltre 3.600 euro a quasi 19.000 euro per il mancato rispetto degli obblighi.

Essendo l’amministratore il principale responsabile dell’avviamento e conseguimento della pratica, nella mancanza di rispetto degli obblighi può incorrere in sanzioni penali. Oltre a multe fino a 18.075,99 euro per inadempienze, la normativa prevede l’arresto fino a due mesi o ammende da 400 a 1.600 euro per la mancata individuazione dell’amianto prima di lavori di demolizione. Anche l’omissione della comunicazione alla ASL di competenza territoriale del ritrovamento di asbesto è sanzionabile con multe oltre i 2.000 euro.

Digital Fair Play. ONA lotta per sostenibilità e giustizia ambientale

Digital Fair Play: conferenza stampa di presentazione della Convenzione
Digital Fair Play: conferenza stampa di presentazione della Convenzione

IL 31 GENNAIO 2024, PRESSO LA SALA GIUNTA DEL CONI, NEL SUGGESTIVO PALAZZO AL FORO ITALICO, SI È SVOLTA UNA CONFERENZA STAMPA DI PARTICOLARE RILEVANZA, DAL TITOLO “DIGITAL FAIR PLAY”.

L’EVENTO HA POSTO AL CENTRO DELL’ATTENZIONE LA PRESENTAZIONE DELLA CONVENZIONE STIPULATA TRA IL COMITATO NAZIONALE FAIR PLAY (CNIFP), LA FONDAZIONE ITALIAN DIGITAL HUB (IDH), E L’ASSOCIAZIONE PRESTATORI SERVIZI A PAGAMENTO (ASPS). AFFRONTATA ANCHE LA QUESTIONE AMIANTO

“Digital Fair Play”: tra sport, ambiente e innovazione digitale

Digital Fair Play: un momento della conferenza in cui si è presentata la convenzione stipulata fra CNIFP, IDH e ASPS

L’incontro “Digital Fair Play” si è rivelato un importante punto di convergenza tra il mondo dello sport rappresentato dal CNIFP e la sfera digitale promossa dall’IDH e dall’ASPS.

Nella cornice della Sala Giunta del CONI, luogo simbolico per gli appassionati dello sport e gli attori del panorama nazionale, si è discusso di tematiche che abbracciano il concetto di ambiente, sostenibilità e, in modo cruciale, la gestione dell’amianto.

Un ruolo di fondamentale importanza in questo contesto è stato attribuito all’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), presieduto dall’avv. Ezio Bonanni, che ha contribuito a fornire una prospettiva informativa approfondita su questioni ambientali e sulla gestione responsabile di materiali potenzialmente dannosi.

Il ruolo dell’ONA a salvaguardia della salute e dell’ambiente

L’impegno dell’Avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA è focalizzato su un duplice fronte: la tutela dell’ambiente e della salute umana.

Durante la conferenza, il Commendatore Ruggero Alcanterini, Presidente Nazionale del Comitato Italiano Fair Play, ha voluto esprimere un sincero ringraziamento all’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Perm l’occasione, ha sottolineato con passione il ruolo prezioso svolto dall’ONA nella salvaguardia dell’ambiente e nella tutela dei lavoratori esposti alla terribile fibra dell’amianto, nonché dei loro diritti preventivi contro i fattori tossici derivanti dall’amianto e dall’inquinamento.

Alcanterini ha ribadito la necessità di agire tempestivamente per porre fine alla questione amianto. Nonostante la sua messa al bando con la legge 257/92 e come evidenziato proprio dal presidente ONA, l’asbesto è tuttora presente in molte strutture pubbliche e private. Il minerale continua a costituire una minaccia letale. L’unica soluzione, è la: “Bonifica, bonifica, bonifica“, afferma Bonanni. Solo attraverso questa azione è possibile eliminare il “killer invisibile” e prevenire le future esposizioni alla fibra, evitando così malattie correlate all’amianto e future perdite di vite umane.

Il presidente ONA ha quindi sottolineato con veemenza che la lotta contro l’amianto va oltre i risarcimenti finanziari, poiché questi non sono sufficienti a ripristinare la salute di coloro che si ammalano o a riportare in vita coloro che perdono la vita a causa dell’amianto. 

Un prezioso sodalizio

La partnership tra ONA e Fair Play, nata nel 2017, è stata citata come un esempio tangibile di impegno continuo e collaborazione nella causa comune della tutela ambientale e dei diritti dei lavoratori. Un sodalizio che non solo testimonia la forza dell’unione, ma anche l’ardente volontà di perseguire una società libera dall’amianto e dalle sue nefaste conseguenze.

L’impegno straordinario dell’Osservatorio Nazionale Amianto, guidato con passione e dedizione dall’avv. Ezio Bonanni, è focalizzato su un duplice fronte: la tutela dell’ambiente e della salute umana.

«Questo impegno si integra perfettamente con il concetto di Fair Play, termine originariamente introdotto da William Shakespeare, uomo di cultura che lo utilizzò per denotare un comportamento di cortese lealtà tra i protagonisti delle sue opere», sottolinea Alcanterini.

«Successivamente, gli inglesi adottarono il termine nel contesto sportivo, in particolare nel rugby, dove divenne un indicatore di competizione improntata all’onestà e alla correttezza».

«Fair Play, inizialmente limitato all’ambito sportivo, è diventato sempre più riconosciuto come sinonimo di buon comportamento e rispetto reciproco, estendendosi a ogni aspetto della vita quotidiana. Oggi, la concezione di Fair Play come forma di interazione empatica è un’applicazione essenziale e una richiesta di aiuto per una società che sta affrontando sfide significative e che ha urgente bisogno di recuperare la propria umanità», aggiunge Bonanni.

La presentazione della convenzione al “Digital Fair Play”

Il momento clou della conferenza, ha visto la presentazione della convenzione che unisce il CNIFP, l’IDH e l’ASPS. 

Tale collaborazione rappresenta un connubio tra Fair Play nel mondo dello sport e innovazione digitale, segnando un passo avanti verso la costruzione di un contesto sostenibile e rispettoso delle esigenze ambientali. 

In questo contesto, la conferenza si è rivelata una piattaforma chiave per discutere i temi più stringenti di oggi, sottolineando l’importanza di iniziative congiunte atte a promuovere pratiche etiche, sostenibilità e progresso digitale.

L’evento ha posto l’accento sull’urgente necessità di affrontare le sfide ambientali e ha evidenziato come la collaborazione tra diversi settori, come lo sport e l’innovazione digitale, possa giocare un ruolo determinante nella costruzione di un futuro più sostenibile e consapevole.

Uno sviluppo etico degli ecosistemi digitali

L’evento “Digital Fair Play” trae la sua ispirazione dalla necessità di promuovere uno sviluppo etico negli ecosistemi digitali. In occasione del trentennale, il Comitato Nazionale Fair Play (CNIFP), prestigiosa associazione affiliata al CONI sotto la guida del commendatore Ruggero Alcanterini, ha ritenuto di fondamentale importanza intraprendere iniziative, comprese quelle nel contesto digitale, per sostenere operatori del settore e cittadini nell’ambito di una transizione etica della società civile.

Significativo l’intervento del prof. Maurizio Pimpinella presidente della Fondazione Italian Digital Hub (IDH), nata con l’obiettivo di fornire servizi di consulenza tecnologici e innovativi. «I servizi sono indirizzati ad Aziende, Pubblica Amministrazione Centrale e Locale, Enti Pubblici e Associazioni di Categoria mirano a favorire la Digital Transformation e lo sviluppo imprenditoriale, promuovendo una cultura più forte di competitività e la creazione di nuovi modelli di business», spiega. 

Oltre a svolgere questo ruolo chiave, la Fondazione IDH, grazie alle sue ampie competenze, opera anche come centro studi e laboratorio di idee, progetti e iniziative digitali a sostegno dell’Associazione Prestatori Servizi di Pagamento (ASPS).

Durante la conferenza, oltre ai rispettivi presidenti del CNIFP e dell’IDH, hanno preso la parola rappresentanti di organizzazioni associative a livello nazionale, interessate al processo di digitalizzazione del Paese. Antonio Viti, a capo dell’Associazione Italiana di Cultura, Sport e Tempo Libero e Michela Perrotta, amministratore unico di You Emergency, hanno condiviso le loro prospettive e contributi su questo importante percorso di digitalizzazione.

ONA e Fair Play 

E tonando al significato di fair play, concludiamo con le parole dell’avv. Ezio Bonanni: «Il crimine ambientale si può battere con la lealtà olimpica e con la schiena dritta».

L’Osservatorio Nazionale Amianto, si pone come baluardo per la tutela e l’assistenza gratuita degli esposti e delle vittime dell’amianto, contribuendo attivamente a un’imperativa lotta per la sicurezza ambientale e la salute pubblica.

Per accedere ai servizi gratuiti dell’associazione, basta consultare la pagina dei servizi di tutela legale e assistenza medica oppure chiamare il numero gratuito 800 034 294.

Amianto nei tubi dell’acqua, c’è ancora pericolo

Amianto e acqua potabile
Amianto e acqua potabile

L’amianto è un pericolosissimo cancerogeno, che è presente in numerosi siti e costruzioni, compresi i tubi in cui scorre l’acqua potabile.

Secondo la testa giornalistica EuObserver, che pochi giorni fa citava i dati dell’Investigative Reporting Project Italy (IRPI), soltanto la metà degli enti locali italiani ha risposto sui servizi idrici. L’Italia ha circa 550.000 km di tubazioni: circa la metà dei dati sulle tubazioni in amianto sarebbe mancante. Quel che ne viene fuori è dunque che su una gestione di circa 245.000 km di tubazioni, solo 22.000 km sono costruiti in materiale plastico.

Inoltre, “lo stato delle tubazioni è per lo più sconosciuto tranne che in Toscana, dove si sa che circa 500 km sono considerati danneggiati. La maggior parte dei tubi sono stati installati tra gli anni ’70 e ’80, ma alcuni risalgono addirittura agli anni ’50“.

Tubature dell’acqua in amianto, cosa dice l’Europa

Dal 2005 vige in Europa il divieto generale per l’uso di amianto e ciò comprende anche le tubazioni idriche. In deroga, comunque, si prevede che tali materiali possano essere utilizzati solo fino alla fine della loro vita utile.

Il Regolamento (CE) n. 1907/2006, infatti, vieta dal 1° gennaio 2005 l’uso di nuovi articoli contenenti amianto nell’Unione europea, compresi i tubi di amianto, e specifica che gli articoli esistenti possono ancora essere utilizzati ma solo fino alla fine della loro vita utile o il loro smaltimento.

Per quanto riguarda l’acqua potabile in sé, invece, secondo la Direttiva sull’acqua potabile 98/83/CE gli Stati membri devono garantire che l’acqua potabile sia salubre e pulita. Devono anche garantire che nessuna sostanza o materiale utilizzato nella distribuzione restino nell’acqua potabile in concentrazioni superiori a quelle necessari ai fini del loro utilizzo.

Interrogazione alla Commissione sulle tubature in amianto

Amianto nell'acqua
Amianto nell’acqua

In una interrogazione a risposta scritta del 26 settembre 2017, alcuni eurodeputati italiani avevano chiesto lumi all’allora commissario europeo all’ambiente Kemanu Vella.

L’interrogazione era a firma di Laura Agea (EFDD), David Borrelli (EFDD), Dario Tamburrano (EFDD), Fabio Massimo Castaldo (EFDD), e sostenuta da Rosa D’Amato (EFDD). Questo il testo.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha pubblicato dati che mostrano che l’acqua potabile di tutta Italia contiene fibre disperse di amianto, anche a seguito dei recenti terremoti. La miscela di cemento-amianto di cui sono costituite le tubazioni dell’acqua potabile, se sottoposta a vibrazioni e al flusso d’acqua, rilascia fibre di amianto. Si è innescata una vera e propria emergenza, in particolare in Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo. In tutta Italia sono interessati circa 100.000 chilometri di tubazioni, in Umbria la quasi totalità del sistema sembra essere costituito da tubazioni in cemento-amianto.

Gli articoli 4, comma 2, lettera e), 11 e 114, commi 4 e 5, e segg . TFUE e gli articoli 191-193 TUE riguardano la tutela dell’ambiente, mentre gli articoli 6-168 TFUE riguardano la tutela della salute. Questa situazione costituisce quindi una violazione della legislazione dell’UE e dei trattati. Può la Commissione far sapere:

  • Se è consapevole di questa situazione, che mette in pericolo milioni di cittadini;
  • Se sa che l’amianto, se ingerito, è cancerogeno;
  • Quali iniziative concrete intende intraprendere, nel pieno rispetto delle rispettive competenze, presso il Ministero della Salute e il Ministero degli Affari Regionali, che sono stati supini, negligenti e imprudenti di fronte a questo rischio, per garantire la tutela dei cittadini contro l’amianto? malattie correlate?“.

La risposta scritta all’interrogazione europea

A quella interrogazione era seguita, il 29 novembre 2017, la risposta scritta del commissario Ue Vella.

La Commissione è a conoscenza del problema relativo alle condutture idriche contenenti amianto (“tubazioni di amianto”) in Italia. L’amianto è classificato ai sensi del Regolamento (CE) n. 1272/2008 come sostanza nota per il suo potenziale cancerogeno per l’uomo e che può provocare danni agli organi in caso di esposizione prolungata e ripetuta“.

Spetta alle autorità nazionali competenti valutare le situazioni sul campo e definire le misure necessarie da adottare per garantire la corretta attuazione del diritto dell’Unione europea. Ciò include in particolare se e in quale momento le condutture idriche contenenti amianto hanno raggiunto la fine della loro vita utile e devono essere sostituite, alla luce di fattori specifici del sito, delle vie di esposizione e del potenziale rischio per la salute umana” – ha specificato la commissione. Questo sulla base del Regolamento del 2005.

La Risoluzione del 2019: preoccupazione per l’acqua

La Risoluzione del Parlamento europeo del 20 ottobre 2021 recante raccomandazioni alla Commissione sulla protezione dei lavoratori dall’amianto (2019/2182(INL)), ha espresso poi una duplice considerazione.

Da un lato, “prende atto delle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) del 2017, che stabiliscono che non è necessario includere le fibre di amianto nell’allegato I della direttiva 98/83/CE del Consiglio e concludono che le fibre di amianto presenti nell’acqua potabile non presentano rischi per la salute“.

Ma dall’altro lato ricorda anche “che scienziati italiani hanno sollevato in uno studio l’importante questione relativa alla possibilità che l’ingestione di acqua contenente fibre di amianto aumenti il rischio di cancro gastrico e colorettale; sottolinea che le potenziali malattie correlate all’amianto eventualmente causate dall’ingestione di acqua contenente tali fibre provenienti da canalizzazioni in amianto potrebbero impiegare diversi decenni per manifestarsi; sottolinea inoltre che, sebbene lo studio italiano non consenta di per sé di giungere, in questa fase, a una conclusione definitiva in merito alla correlazione tra l’ingestione di amianto attraverso l’acqua e lo sviluppo di carcinomi del tratto gastrointestinale, si dovrebbe applicare il principio di precauzione viste le incertezze al riguardo“. Quindi procedere a nuove ricerche ed elaborare un piano per una nuova impiantistica idrica per l’Europa.

ONA contro l’amianto, per le bonifiche e la salute

Avv. Ezio Bonanni presidente Osservatorio Nazionale Amianto (ONA)

Il mesotelioma è una patologia gravissima e quasi sempre a prognosi infausta. Si tratta di un tumore molto grave che insorge in età avanzata e che soprattutto si scopre tardi. Il periodo di latenza può durare anche decenni. E il mesotelioma è solo una delle patologie asbesto correlate.

Chiunque contragga una malattia causata dall’amianto, in particolare se causata da motivi di lavoro, ha diritto a speciali tutele. Così come i familiari. Per informazioni e consulenze gratuite si può chiamare l’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, presieduto dall’avv. Ezio Bonanni. Quest’ultimo è anche autore di diverse pubblicazioni, come la guida: “Come curare e sconfiggere il mesotelioma e ottenere le tutele previdenziali e il risarcimento dei danni“. Bonanni ha scritto anche il “Libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed. 2022” perr denunciare lo stato dell’arte in Italia.

Per informazioni e consulenza gratuita chiama il numero verde 800.034.294.

Rimini, nel 2023 via 18 tonnellate di amianto

comune di rimini
comune di rimini, 18 tonnellate amianto

Sono 18 le tonnellate di amianto rimosse e smaltite nel 2023 grazie ai contributi messi a disposizione dal Comune di Rimini con bando pubblico. I contributi erano a fondo perduto e complessivamente sono stati 27 gli interventi eseguiti sul territorio per un totale di circa 20mila euro.

Un dato in calo rispetto all’anno precedente – specifica il Comune di Rimini in una nota – sia per effetto dell’aumento dei prezzi di mercato sia poiché, nei casi di interventi di smaltimento eternit riguardanti grandi superfici (ad esempio nei condomini), molto spesso questi sono stati ricompresi nei lavori di riqualificazione degli immobili che hanno potuto usufruire del più vantaggioso bonus 110“.

Bonifiche amianto a Rimini dal 2010 con fondi pubblici

L’amministrazione comunale di Rimini propone ogni anno, dal 2010, iniziative per la rimozione dell’amianto in città. Fino ad oggi gli interventi finanziati attraverso i bandi comunale hanno permesso di rimuovere e portare a smaltimento ben 1.135.094 kg di amianto. In tutto 840 gli interventi, per circa 518mila euro di contributi erogati.

L’anno che si è appena concluso – spiega il Comune – ha visto impegnato un fondo di 20 mila euro per agevolare i privati cittadini che rimuovono e smaltiscono manufatti contenenti amianto. Lastre, pannelli piani o ondulati utilizzati per la copertura di edifici, pareti divisorie non portanti, tubi per acquedotti o fognature, tegole, canne fumarie, serbatoi per contenere acqua. Nel 2023 sono stati 17.737 i chili di amianto smaltiti, per 27 interventi complessivi“.

Come funziona l’erogazione dei contributi amianto

Innanzitutto bisogna specificare che il contributo non è cumulabile con altre agevolazioni. La somma, inoltre, copre il 50% della spesa effettivamente sostenuta e documentata. L’erogazione può infine raggiungere un massimo di 1.200 euro. Gli interventi di bonifica, inoltre, devono essere eseguiti necessariamente da una ditta specializzata ed autorizzata per la bonifica di amianto.

Per il 2023 ammessi al bando del Comune di Rimini tutti gli interventi di rimozione effettuati dal 1° gennai. Per l’erogazione del contributo si è seguito l’ordine di precedenza di prenotazione, fino all’esaurimento del fondo. Le richieste accettate hanno riguardato i proprietari di manufatti contenenti amianto presenti nel territorio del Comune di Rimini ed in regola con gli strumenti urbanistici vigenti; e che abbiano manufatti abbandonati sul suolo di proprietà, denunciati ad una Pubblica Autorità.

Il bando ci sarà anche per gli interventi del 2024. La pubblicazione ci sarà nel mese di marzo e metterà a disposizione un fondo di altri 20mila euro.

Obiettivo: Rimini città libera dall’amianto

Dal 2010 ad oggi abbiamo agevolato la rimozione e lo smaltimento di circa 1.135 tonnellate di amianto – commenta l’Assessora all’ambiente Anna Montini e continuerà anche nei prossimi anni l’impegno dell’amministrazione per raggiungere l’obiettivo di una città libera dall’amianto“.

Come tutti sanno, l’amianto è un materiale molto pericoloso per la salute dell’uomo e dell’ambiente e le bonifiche devono essere eseguite seguendo procedure specifiche da parte di ditte autorizzate. Anche nel 2023 gli interventi sostenuti dagli incentivi a fondo perduto messi a disposizione dal Comune hanno coperto tutto il fondo messo a disposizione e l’auspicio è che questa opportunità continui ad essere raccolta dalle persone interessate. Ricordo anche che tutti i cittadini possono sempre segnalare la presenza di coperture e altri materiali contenenti amianto in cattivo stato di conservazione seguendo le modalità indicate sul sito del comune di Rimini nella sezione Qualità ambientale“.

ONA contro l’amianto e gli altri cancerogeni

L’ONA – Osservatorio nazionale amianto, presieduto dall’avv. Ezio Bonanni, lotta contro l’amianto e tutti gli altri cancerogeni che avvelenano l’ambiente e la salute umana. Per avere una consulenza gratuita chiama l’800.034.294, è un numero verde gratuito a cui risponde lo staff dell’associazione per dare informazioni sempre utili e aggiornate.

L’associazione inoltre lavorare su tutto il territorio italiano anche per aggiornare la mappatura attraverso la propria App Amianto. “Le bonifiche, a distanza di 30 anni dalla legge che ha vietato il minerale killer sono fortemente in ritardo. Sono necessari importanti investimenti per rimuovere l’amianto da oltre un milione di siti ancora contaminati in tutta Italia” – afferma l’avv. Bonanni. “Ancora oggi si continua a morire di malattie asbesto correlate.  Il picco delle patologie è previsto per il 2030. Per questo sono fondamentali la prevenzione e le bonifiche“.

Amianto sui cavi: mesotelioma uccide ex lavoratore Telecom

L'amianto corre nei fili. Odissea di un lavoratore morto di mesotelioma
L'amianto corre nei fili. Odissea di un lavoratore morto di mesotelioma

L’AGENZIA INTERNAZIONALE PER LA RICERCA SUL CANCRO IARC, CHE FA PARTE DELL’OMS (ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ), HA PUBBLICATO DATI CHE ATTESTANO COME IL MESOTELIOMA, TUMORE RARO ASSOCIATO IN PREVALENZA ALL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO (ULTIMO AGGIORNAMENTO 6 LUGLIO 2021), CONTINUI A UCCIDERE MOLTI LAVORATORI. E DI MESOTELIOMA È MORTO GIAMPIERO DEFENDINI, DIPENDENTE DELLA TELECOM GIÀ SIP. NONOSTANTE LE EVIDENZE, L’INAIL AVEVA ORIGINARIAMENTE SOSTENUTO L’ASSENZA DELL’ESPOSIZIONE AL KILLER INVISIBILE DELLA VITTIMA

Odissea di un lavoratore

La storia di oggi, rappresenta un simbolo tangibile della lotta contro il nemico subdolo annidato nell’industria delle telecomunicazioni: l’amianto. Un racconto amaro, che ha per protagonista Gian Piero Defendini, dipendente dell’azienda di telefonia.

Il pericoloso minerale che ha provocato la sua morte era utilizzato per avvolgere i cavi, per evitare il rischio incendio, come impasto, nelle costruzioni e nei cavidotti.

Eppure, inizialmente l’INAIL aveva sostenuto l’assenza dell’esposizione alle fibre della vittima.

Non dello stesso avviso i familiari e l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), il quale ha impugnato il provvedimento dell’INAIL e ha chiesto che il Tribunale di Roma accertasse la verità.

Le tesi dell’INAIL si sono rivelate fallaci e i giudici hanno accolto la tesi sostenuta dall’avv. Ezio Bonanni.

l’Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro si pertanto è vista costretta a riconoscere la malattia professionale e a costituire la rendita di reversibilità in favore della vedova del lavoratore deceduto. Ma veniamo alla storia.

L’amianto killer e il mesotelioma

L’amianto è causa di tumori e patologie asbesto-correlate. Utilizzare i DPI può evitare di inalare le fibre

Il sig. Gian Piero Defendini, è morto all’età di 71 anni, a distanza di due anni dai primi accertamenti (nel 2018), per aver contratto il mesotelioma pleurico, “complicato da metastasi linfonodali e pleuriche”.

A scatenare la terribile malattia asbesto-correlata, ad oggi incurabile, l’esposizione professionale a polveri e fibre di amianto aereo disperse, in concentrazioni superiori alle 100 ff/ll, (fibre/litro) per otto ore al giorno, alle dipendenze di Telecom Italia (già S.I.P, Spa).

L’uomo aveva prestato servizio in azienda dal 1973 al marzo 2003, come “addetto ad attività tecniche, specializzato in centrali telefoniche e ponti radio”. Nel corso degli anni, aveva svolto le sue mansioni in diverse sedi, quali: la Centrale di Roma Appia (Via Sannio dal 1973 a gennaio 1990), la Centrale Esquilino (da gennaio 1990 a giugno 1991), la Centrale di Cinecittà (dal giugno 1991 al 1996), la Centrale di Colombo (dal 1996 al 31marzo 2003).

Defendini aveva maneggiato costantemente le sottilissime fibre di amianto: durante le attività di verifica dei materiali e della componentistica delle parti elettriche, durante la sostituzione delle parti elettroniche usurate collocate negli isolatori, nei trasformatori e negli interruttori.

L’operaio effettuava saldature a stagno, utilizzava tester, controllava le batterie della centrale e, solo per quest’ultima attività, gli erano stati forniti dei DPI (dispositivi di protezione individuale, quali tute e stivali), in grado di proteggerlo dal rischio esposizione alle pericolose fibre di asbesto.

In aggiunta, per effetto dell’amianto già in opera, le esposizioni erano proseguite anche a causa dei ritardi delle bonifiche.

L’azienda utilizzava altresì teli di amianto che venivano spesso tagliati e maneggiati senza appositi dispositivi di protezione. Gli stessi venivano trasportati senza mezzi di precauzione.

L’amianto, l’ aria irrespirabile e gli ambienti insalubri

L’amianto è un pericolo per la salute: se lo conosci, lo eviti

Quanto agli ambienti, erano particolarmente insalubri, polverosi e si poteva respirare l’aria dei gas delle batterie. Quando gli impianti elettronici si surriscaldavano, Defendini doveva effettuare anche la manutenzione e rimozione di materiale dalle fonti di calore.

Svolgeva altresì interventi per riparare guasti in container e ponti radio, in media una volta a settimana per almeno due ore. Infine, interveniva in guasti all’interno della pavimentazione o nei controsoffitti.

Tutte situazioni che hanno scatenato l’insorgenza della patologia nell’uomo.

Ad attestare gli effetti dell’esposizione la perizia del medico legale. Anche il Centro Operativo Lazio COR Lazio, che svolge attività di sorveglianza dei mesoteliomi maligni (MM) incidenti nel Lazio dal 2001, in data 22 dicembre 2020 (post mortem), aveva rilasciato al lavoratore un certificato di esposizione certa ad amianto (dal 22 ottobre 1973 al 31 marzo2003).

La storia di Defendini si conclude con il peso di una perdita irreparabile: la sua morte. Un prezzo troppo alto da pagare e che nessun risarcimento potrà colmare.

L’Avv. Ezio Bonanni e l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), si rendono a disposizione per la tutela dei diritti di tutti i soggetti esposti ad amianto ed altri cancerogeni, e pertanto per il servizio di consulenza sarà possibile consultare il sito ufficiale dell’associazione: https://www.osservatorioamianto.it o chiamando il numero verde 800 034 294