Un evento per promuovere la solidarietà verso le patologie asbesto correlate. L’amianto al centro della Festa del Vino organizzata dalla comunità di Casale Monferrato. Si è trattato di un’occasione che ha unito la celebrazione delle specialità enograstronomiche del comune piemontese e aiutare e supportare la ricerca verso le malattie amianto correlate.
La Festa del Vino solidale alle patologie asbesto correlate
Divertimento e consapevolezza, al fine di sensibilizzare le tematiche rivolte alle patologie asbesto correlate. L’amianto è ancora presente in tantissimi edifici, nonostante le bonifiche in corso, e le patologie che ne derivano dalle esposizioni, per cui cresce l’urgenza verso la sensibilizzazione e la diffusione di informazione.
Vino e sensibilizzazione verso le patologie dell’amianto
La Festa del Vino organizzata nella comunità di Casale Monferrato si è trasformata in un’occasione di promozione del progresso scientifico. Incentivare la consapevolezza e la sensibilizzazione verso tematiche urgenti: è stato questo l’obiettivo della festa enogastronomica organizzata nel comune piemontese, conosciuto oltre che per le specialità vinicole, anche per numerose vittime e il danno ambientale causati dalla presenza della fabbrica di eternit. Già nell’edizione del 2023, la comunità aveva voluto dare il proprio contributo verso la ricerca e il progresso scientifico per le patologie asbesto correlate, di cui ancora non si parla abbastanza.
Un tema delicato ma pubblico e urgente. Si stima, infatti, che i numeri legali ai casi di patologie derivate dall’amianto subiscano un ulteriore picco nei prossimi anni. Già da tempo abbiamo assistito a una crescita della curva di incidenza di casi di patologie asbesto correlate e conseguenti denunce per malattie professionali. Ma la situazione resterà critica ancora per altro tempo. Grazie alla Festa del Vino la comunità cittadina è riuscita a raccogliere un significativo contributo in denaro che ha devoluto alla ricerca scientifica. Fondi destinati allo studio delle patologie correlate all’amianto. Un gesto che dimostra come la cooperazione tra territorio, cittadini e imprese possa concretizzarsi in un importante contributo a tutela della salute pubblica.
L’Azienda Ospedaliera Universitaria di Alessandria ha annunciato sul proprio portale la disponibilità di una borsa di studio del valore di 20mila euro, finanziata totalmente dai fondi raccolti durante la Festa del Vino. L’opportunità è rivolta ai ricercatori che vogliono dedicarsi alla ricerca e al progresso delle cure per le patologie asbesto correlate. Un segnale di speranza, che dimostra come un’occasione di convivialità e divertimento possa trasformarsi anche in un evento di forte impatto sociale. L’assegnazione della borsa di studio rappresenta un passo avanti significativo nella lotta contro le malattie amianto-correlate, offrendo allo stesso tempo possibilità di ricerca e di cura per chi è affetto da queste patologie.
La pericolosità dell’amianto
I numeri delle patologie asbesto correlate
I dati che vengono raccolti ogni anno dall’INAIL segnalano un terrificante incremento delle denunce di patologie asbesto correlate. L’amianto è ancora un problema attuale. A causa dell’ampio e longevo utilizzo nel passato di questo materiale, infatti, ancora oggi parecchi edifici (caserme, scuole, ospedali etc., costruiti fino al 1992, se non anche dopo), presentano tracce di questo minerale.
Ogni anno vengono registrati almeno in media più di 1400 lavoratori colpiti da malattie asbesto correlate: un dato abbastanza preoccupante. Eppure, nei prossimi anni le denunce subiranno un picco notevole al raggiungimento della soglia media di latenza entro la quale queste malattie si presentano.
Tra le patologie causate dall’amianto più diffuse e aggressive: il mesotelioma pleurico. Si tratta di un tumore maligno che colpisce le cellule mesoteliali, che coprono il mesotelio, il rivestimento che protegge i polmoni. L’aggressività di questa malattia deriva dalla difficoltà nel riconoscerne i sintomi, che si confondono facilmente con quelli derivanti da malattie cardovascolari. Per queste ragioni, spesso la diagnosi avviene in circostanze in cui la patologia ha già effettuato gran parte del suo decorso, quando ormai ogni azione da parte dei medici non riesce a garantire una migliore prospettiva di vita e di cura. La sensibilizzazione verso queste tematiche è tra le poche armi in nostro possesso per combattere questo killer quasi invisibile.
Stati generali della sostenibilità: l'evento organizzato da E-Novation
GIOVEDÌ 21 MARZO, LA IV EDIZIONE DELL’EVENTO “STATI GENERALI DELLA SOSTENIBILITÀ” HA TRACCIATO UN PERCORSO VERSO UN FUTURO SOSTENIBILE E CARICO DI SPERANZA. IDEATORE DELL’INCONTRO MASSIMO LUCIDI, PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE E-NOVATION
Stati Generali: la messa in commemorazione delle vittime sul lavoro
Stati generali della sostenibilità: la commemorazione delle vittime di amianto a S.Maria in campitelli
L’evento “Stati generali della sostenibilità” è iniziato con un momento di riflessione e commemorazione alla chiesa di Santa Maria in Campitelli. Nella suggestiva cornice, è stata celebrata una toccante messa in memoria delle vittime sul lavoro, sia quelle derivanti dall’esposizione all’amianto sia da sostanze cancerogene.
Oltre a rendere omaggio alle persone che hanno perso la vita a causa di queste tragiche circostanze, la funzione ha posto le basi per un dialogo più ampio e profondo sulla necessità di adottare pratiche e politiche volte a garantire un ambiente di lavoro sicuro e salubre per tutti.
Stati generali: verso un futuro di sostenibilità e benessere olistico
Stati generali della sostenibilità: focus l’importanza mettere al centro dell’agenda non solo il profitto e il Pil, ma anche l’uomo con le sue necessità più profonde, comprese quelle spirituali.
Dopo la messa, si sono “aperte le danze” della sostenibilità nella sontuosa sala Baldini, sempre a Piazza Campitelli.
Tra gli illustri ospiti, l’economista Stefano Zamagni, il direttore di Repubblica, Maurizio Molinari, gli ex ministri dell’ambiente Edo Ronchi (dal 1996 al 2000), Corrado Clini (dal 2011 al 2013) e Alfonso Pecoraro Scano (dal 2006 al 2008), oltre a economisti ed esperti del settore.
Focus della discussione la sostenibilità, intesa in tutte le sue sfaccettature e declinazioni, ma soprattutto come paradigma di sviluppo umano integrale.
I relatori hanno sottolineato l’importanza di mettere al centro dell’agenda non solo il profitto e il Pil, ma anche l’uomo con le sue necessità più profonde, comprese quelle spirituali.
Lo sviluppo economico non può infatti prescindere dal benessere olistico dell’individuo e della società nel suo complesso.
In un mondo in cui il progresso spesso è confuso con lo sviluppo, è fondamentale interrogarsi sul vero significato della crescita. Come sottolineava il grande economista E.F. Schumacher,“Se i beni necessari rendono necessaria la vita, i beni superflui la rendono superflua”. Questa è una verità su cui riflettere.
Focus sulla consapevolezza ambientale
Cambiamenti climatici sono spesso sottovalutati persino dalle istituzioni
Durante gli “Stati generali della sostenibilità”, uno dei temi centrali che ha animato la discussione è stato quello sui cambiamenti climatici. Si è affrontato il fatto che, nonostante i crescenti segnali di allarme provenienti dalla comunità scientifica e le evidenti manifestazioni di questo fenomeno in tutto il mondo, la consapevolezza sulla crisi climatica sembra ancora non essere sufficientemente radicata nella società.
Esiste, cioè, una significativa lacuna nella percezione e nella comprensione dell’urgenza dei cambiamenti climatici e delle loro potenziali conseguenze.
Tuttavia, non possiamo più permetterci di ignorare questa crisi. I cambiamenti climatici rappresentano una minaccia esistenziale per l’intera umanità e richiedono una risposta immediata e coordinata da parte di tutti i settori della società.
È fondamentale dunque che la consapevolezza sulla crisi climatica venga diffusa in modo capillare, coinvolgendo non solo i decisori politici e gli esperti, ma anche ogni singolo individuo. Ognuno di noi ha infatti il potere e la responsabilità di adottare comportamenti più sostenibili.
Parole “Sante”: “Laudato Sì” esempio di impegno a tutto tondo nella sostenibilità
L’enciclica Laudato Sii di Papa Francesco è un prezioso documento che sottolinea l’importanza di raggiungere un accordo sul clima
L’ultimo tema è servito a introdurre l’enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco, pubblicata nel giugno 2015, pochi mesi prima della COP 21di Parigi che si è svolta nel dicembre dello stesso anno. Gli intervenuti hanno sottolineato la preziosità del documento: un contributo significativo della Santa Sede agli sforzi globali per raggiungere un accordo sul clima durante i negoziati internazionali.
L’enciclica è stata messa a confronto con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS)adottati a New York nel settembre 2015, evidenziando in tal modo una comune ambizione universale nel trattare le questioni legate al clima e allo sviluppo. Entrambi i documenti condividono infatti l’obiettivo di promuovere uno sviluppo sostenibile e integrale, che riconosca l’interconnessione tra questioni ambientali, sociali ed economiche.
Un altro punto di convergenza fra enciclica e OSS è la necessità di promuovere modelli di produzione e consumo sostenibili: un attacco insomma alla cultura dello scarto e alla crescita economica non controllata.
Il presidente ONA avv. Ezio Bonanni a difesa delle vittime di amianto
L’Avv. Ezio Bonanni insiste sulla questione amianto, un pericolo che espone troppi lavoratori a a rischi significativi di malattie respiratorie e altri gravi problemi di salute
Non è solo Papa Francesco a sottolineare l’importanza della giustizia sociale e della conversione personale per affrontare le sfide ambientali e sociali. Il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, l’avv. Ezio Bonanni, ha invitato a un rinnovamento radicale delle strutture sociali e politiche, affrontato con determinazione la “questione amianto”.
L’avvocato ha messo in evidenza le gravi conseguenze del suo utilizzo in un passato non troppo lontano, o la leggerezza di istituzioni e aziende, che hanno spesso negato l’esistenza di una soglia minima di esposizione all’amianto o di una soglia temporale. Atteggiamento che ha portato a una diffusione incontrollata di materiali contenenti amianto e ha esposto lavoratori e popolazione in generale, a rischi significativi di malattie respiratorie e altri gravi problemi di salute.
Bonanni ha sottolineato altresì l’importanza di promuovere una cultura del rispetto e della dignità umana, evidenziando come il dramma dell’amianto abbia causato e continui a causare sofferenza e morte.
Tra i casi emblematici, Bonanni ha citato aziende come Eternit e Ilva, che hanno la fama, ormai, di “fabbriche della morte”.
Infine, il presidente ONA ha ribadito l’importanza del diritto alla sicurezza sul lavoro e della prevenzione, sottolineando che nessuno dovrebbe essere costretto a mettere a rischio la propria vita per svolgere il proprio lavoro.
'The Bouvet Island' by Stefano Cagol Opening at ETRU Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia on February 20, 2024. (Photo by Elisabetta Villa) "Su concessione del Ministero della Cultura - Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia"
IL 20 FEBBRAIO DI OGNI ANNO, SI CELEBRA LA “GIORNATA MONDIALE DELLA GIUSTIZIA SOCIALE”. UNA RICORRENZA INTERNAZIONALE INIZIATA NEL 2009 E INDETTA DALL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE PER PROMUOVERE QUESTO TEMA A LIVELLO MONDIALE
Giustizia sociale: giornata Internazionale presentata nella capitale
Proprio in concomitanza con la celebrazione della giornata dedicata alla giustizia sociale, AAC Platform con Camilla Boemio ha presentato un intervento site-specific, all’interno del suggestivo cortile centrale del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia ETRU, a Roma.
Lo scopo è stato quello di sensibilizzare il pubblico sulla sinergia tra arte ed etica, unendo il linguaggio artistico alle grandi cause sociali. Un’occasione importante, oggi più che mai, poiché si propone di appianare le disuguaglianze sociali ed economiche, contrastando l’esclusione e le cause che ostacolano l’integrazione.
La Giornata Internazionale della Giustizia Sociale riporta l’attenzione sull’importanza di mantenere la pace e la sicurezza a livello globale, evidenziando quanto l’equità sia importante per promuovere e diffondere le condizioni ideali, proprio come sostenuto dall’ONU e dalle Nazioni Unite.
‘The Bouvet Island’ by Stefano Cagol Opening at ETRU Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia on February 20, 2024. (Photo by Elisabetta Villa) “Su concessione del Ministero della Cultura – Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia”
Una maestosa location ad accogliere l’artista Stefano Cagol
La scelta della location non è stata casuale. Forse non tutti sanno che il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, fondato nel 1889 nella sontuosa omonima villa, è il frutto di un’importante ricerca, che ha visto l’interconnessione tra tradizione e innovazione. Un innovativo progetto museografico che, nel corso degli anni, si è arricchito includendo anche la vicina Villa Poniatowski e guadagnandosi la fama di museo etrusco più significativo al mondo.
Le sue collezioni comprendono alcuni dei più rinomati tesori dell’antica civiltà etrusca, come il Sarcofago degli sposi e l’Apollo di Veio, che fa da cornice a oltre 6 mila oggetti. Nel 2016, per la sua straordinaria storia e rilevanza culturale, è stato inserito tra gli istituti di rilevante interesse nazionale, con autonomia scientifica e amministrativa.
‘The Bouvet Island’ by Stefano Cagol Opening at ETRU Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia on February 20, 2024. (Photo by Elisabetta Villa) “Su concessione del Ministero della Cultura – Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia”
Chiamato a confrontarsi con gli spazi di questo eccezionale museo, è l’artista Stefano Cagol, con una carriera che spazia dai confini dell’arte arte concettuale, arte ambientale, eco-arte e land art. L’artista ha partecipato a numerose Biennali, tra cui Venezia, Manifesta, Curitiba, Cairo, Xinjiang e Singapore. Ha avuto mostre personali in importanti istituzioni museali in tutto il mondo.
“The Bouvet Island”, l’opera dell’artista Stefano Cagol
È “The Bouvet Island”, l’opera che AAC Platform, insieme con la curatrice Camilla Boemio, ha scelto di posizionare al centro dell’imponente architettura cinquecentesca della villa. L’installazione è stata collocata nel cortile centrale, tra il portico a emiciclo progettato da Jacopo Barozzi da Vignola e la loggia ideata da Bartolomeo Ammannati come una sorta di scenografia. Questo spazio prende vita temporaneamente attraverso una stratificazione di linguaggi e stimoli artistici.
L’opera prende il nome da un’isola remota del pianeta, Bouvet, incontaminata, protagonista, suo malgrado di uno degli esperimenti nuclearipiù misteriosi, il Caso Vela, un’esplosione nucleare avvenuta nelle sue acque e mai rivendicata da alcuna nazione.
Realizzata, eccezionalmente, in tonalità oro, l’opera vuole porre l’attenzione verso il nucleare, la natura estrema e l’agire dell’uomo, l’idea dei limiti, dei confini, del dominio che condizionano il nostro “essere nel mondo”. Questa scelta cromatica apre a una riflessione sul tempo, il futuro e il passato, oltre a evocare concetti di luce, divinità e vanità umana.
Come fare per visitare la mostra
La mostra sarà aperta fino a domenica 24 marzo, con gli orari di apertura dalle 8:30 alle 19:30, dal martedì alla domenica. La chiusura delle sale è prevista alle 19:00, mentre l’ultimo ingresso è alle 18:30. La vetrina si tiene al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia ETRU, in Piazzale di Villa Giulia 9, a Roma. Per ulteriori informazioni, è possibile visitare il sito web.
Dopo il vernissage, l’accesso all’opera è possibile acquistando un biglietto d’ingresso, che offre diverse formule (accesso solo ai giardini o accesso completo alle sale espositive).
Ecomafia: il fenomeno desta sempre più preoccupazione
NELL’APRILE 2022, DURANTE LA PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO ECOMAFIA AL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA DELL’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA, FURONO PRESENTATI I RISULTATI DI UN’INDAGINE IN UMBRIA. DA ALLORA LA SITUAZIONE NON È CAMBIATA. ANZI. IL PIÙ RECENTE RAPPORTO DI LEGAMBIENTE CARRARA, “ECOMAFIE 2023”, IN COLLABORAZIONE CON IL COORDINAMENTO PROVINCIALE “LIBERA MASSA CARRARA” NON LASCIA INTRAVEDERE UN FUTURO ROSEO. Il DR. NICCOLÒ FRANCESCONI, ESPERTO IN CRIMINOLOGIA CLINICA, NONCHÈ COMPONENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO, IL CRIMINOLOGO FRANCESCO CACCETTA, E L’AVV. EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO (ONA), SOTTOLINEANO LA NECESSITÀ DI NON ABBASSARE LA GUARDIA. MA COSA SONO LE ECOMAFIE?
Termine e significato “ecomafia”
Ecomafia: il termine è apparso per la prima volta nel 1994
Il termine “ecomafia” è apparso per la prima volta in Italia nel 1994, nel contesto di un rapporto di Legambiente intitolato “Le ecomafie – il ruolo della criminalità organizzata nell’illegalità ambientale“, redatto in collaborazione con Eurispes e l’Arma dei Carabinieri, in cui si metteva in luce il legame tra la criminalità organizzata e le attività illegali nell’ambito ambientale.
Quanto alla storia del fenomeno, questo ha avuto inizio nel 1982 con l’emanazione del D.P.R. (Decreto del Presidente della Repubblica) n. 915, che trattava le direttive dell’Unione Europea relative ai rifiuti e allo smaltimento di sostanze nocive. Tuttavia, i primi reati accertati (che hanno segnato il legame tra la criminalità organizzata e i rifiuti) risalgono al 1991, nel napoletano, con l’Operazione Adelphi. Questa portò alla condanna, da parte della 7a Sezione del Tribunale di Napoli, di sei imprenditori coinvolti in attività illecite legate alla gestione dei rifiuti. In seguito,, nel 1994, l’Operazione Eco, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), portò alla luce il movimento di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali provenienti dal Piemonte e dalla Lombardia, destinati ad essere illegalmente “seppelliti” in Campania.
Il fenomeno delle ecomafie ha iniziato a essere indagato e documentato a livello ufficiale nel 1995, quando fu istituita la “Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti“. Successivamente, nel 1997, Legambiente pubblicò il primo Rapporto Ecomafia, che fa annualmente il punto sulla situazione relative alle attività illegali ambientali e il coinvolgimento della criminalità organizzata.
Ma veniamo agli ultimi due anni…
Ecomafia: il 2022 l’annus horribilis
Ecomafia: crescono i reati e gli indagati in tutto il territorio nazionale
Nel 2022, attraverso un’analisi approfondita dei dati raccolti, frutto dell’intensa attività svolta da forze dell’Ordine, Capitanerie di porto, magistratura e del Sistema nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) era emersa una realtà intricata e complessa. Il lavoro congiunto tra Ispra, Agenzie regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) e l’Agenzia delle dogane e dei monopoli aveva infatti permesso di mettere in evidenza la portata del fenomeno ecomafioso e di individuare le sue radici. Risultato? Con più di due reati al giorno, l’Umbria si collocava al sedicesimo posto in Italia per numero di crimini contro l’ambiente, con 763 episodi scoperti dalle forze dell’ordine nel corso del 2021. Quanto alle denunce, ammontavano a 1.178. Venticinque le persone arrestate. Ma fu Perugia, il capoluogo dell’Umbria, a emergere in modo preoccupante tra le prime venti province italiane per reati ambientali, con ben 383 episodi registrati.
Focus sul fenomeno a Perugia e dintorni
Il focus del rapporto ecomafia si soffermava anche sulla provincia di Perugia, una volta tra le prime venti per numero di reati complessivi commessi, con 321 episodi.
Ancora più preoccupante, la posizione della provincia per quanto riguardava il trattamento dei rifiuti. Si segnalavano infatti oltre duemila illeciti amministrativi sanzionatori per reati legati allo smaltimento improprio dei rifiuti o alla scoperta di discariche abusive. Ma non era solo la quantità di reati a destare preoccupazione.
Nel settore dei rifiuti, si evidenziavano ancora troppe inefficienze in termini di governance, con una scarsa propensione alla valorizzazione delle singole frazioni. Inoltre, molte frazioni erano gravate da schemi di Responsabilità Estesa del Produttore.
Quest’ultimo, è un concetto che si è diffuso in Europa nel 2002, a seguito del primo provvedimento normativo che richiama l’attenzione sullo smaltimento dei cosiddetti RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), che sfuggono al governo pubblico dei rifiuti urbani, finendo spesso per alimentare circuiti poco trasparenti e difficilmente tracciabili.
Un esempio lampante di questa realtà è emerso di recente dall’indagine sulla gestione dei pannelli fotovoltaici – che rientrano nei RAEE – che, partendo da un’azienda di Gualdo Tadino, in provincia di Perugia, si è rapidamente diffusa in varie parti d’Italia.
Cosa si nasconde dietro questi numeri? Neanche a dirlo, storie che da sempre hanno arricchito le filiere più redditizie per le ecomafie e per le attività criminali. Un fenomeno che anche nel 2023 non sembrerebbe essere diminuito.
Il rapporto “Ecomafia 2023” di Legambiente
Legambiente ha chiesto di attuare una serie di iniziative a favore dell’ambiente
L’ultimo rapporto di Legambiente fornisce un quadro sempre più desolante delle illegalità ambientali in Italia, evidenziando tre principali filiere di attività
illegali del 2022: il ciclo illegale del cemento, i reati contro la fauna e il ciclo dei rifiuti.
• Cementificazione illegale: ha registrato il maggior numero di illeciti, con 12.216 casi, (il 39,8% del totale). Questo settore ha visto una crescita del 28,7% rispetto al 2021. Le persone denunciate sono state 12.430, con un aumento del 26,5%, e le ordinanze di custodia cautelare sono aumentate del 97%: ne sono state emesse 65. Il valore dei sequestri e delle sanzioni amministrative ha raggiunto oltre 211 milioni di euro, con un incremento del 298,5%;
• Reati contro la fauna: in aumento del 4,3% rispetto al 2021, con 6.481 illeciti penali e 5.486 persone denunciate, in aumento del 7,6%;
• Ciclo illegale dei rifiuti: è sceso al terzo posto, con una riduzione del numero di illeciti penali del 33,8% e delle persone denunciate del 41%. Tuttavia, sono aumentate le inchieste sull’attività organizzata di traffico illecito di rifiuti;
• Reati legati ai roghi: hanno registrato una riduzione del 3,3%, con 5.207 casi nel 2022. Sono aumentati i controlli e le persone denunciate, mentre i sequestri sono saliti del 14%.
Discorso a parte merita l’amianto. A segnalarlo, il criminologo Francesco Caccetta.
L’Amianto in Italia: un crimine ambientale silenzioso
Il criminologo Francesco Caccetta parla della questione amianto in Umbria e nel resto dell’Italia
«L’Umbria, come il resto d’Italia, non è immune da questa piaga, eppure il problema va oltre la mera presenza fisica dell’amianto. Si tratta di un crimine ambientale perpetrato a scapito della salute pubblica, spesso orchestrato con metodi subdoli e responsabilità ben definite», dichiara Caccetta. Facciamo chiarezza.
Lalegge 257 del 1992 ha proibito l’uso dell’asbesto, ma il minerale continua a essere ampiamente presente in molte parti d’Italia, sia in contesti industriali sia domestici, con numerosi siti ancora da bonificare.
Vista la sua comprovata pericolosità, molti cittadini si sono già ammalati e continueranno a sviluppare patologie asbesto correlate in futuro. È infatti noto che, tra l’esposizione all’amianto e l’insorgenza delle malattie ed essa legata, possono intercorrere anche cinquant’anni.
«In Umbria, alcune vecchie indagini condotte dall’ARPA e dalle ASL avevano già cercato di individuare le aree più urgenti per la bonifica dell’amianto – prosegue il criminologo -. La criminalità nell’industria dell’amianto si manifesta in varie forme». Quali?
Ecomafia e amianto
Ecomafia: l’amianto abbandonato rappresenta un crimine ambientale
In primo luogo, vi è l’omissione e la negligenza delle autorità competenti nel monitorare e regolamentare l’uso e la rimozione dell’amianto. Le normative esistenti spesso vengono ignorate o eluse. Questo consente a imprese poco scrupolose di operare indisturbate, esponendo i lavoratori e la popolazione locale a notevoli rischi per la salute.
In secondo luogo, c’è la probabilità del fenomeno della corruzione e della collusione tra imprese e funzionari governativi. Queste connivenze potrebbero consentire alle aziende di ottenere contratti pubblici per la rimozione dell’amianto, a condizioni svantaggiose per la sicurezza dei lavoratori e dell’ambiente, mentre i funzionari corrotti godrebbero di tangenti e favoritismi.
Un altro aspetto fondamentale è l’insabbiamento delle prove e la manipolazione delle informazioni relative agli effetti nocivi dell’amianto sulla salute umana. Le industrie che ne fanno uso o che ne hanno fatto uso in passato spesso tentano di minimizzare o nascondere i danni causati, ritardando le azioni correttive e negando alle vittime il diritto alla giustizia e al risarcimento.
Di conseguenza, non bisogna sottovalutare il ruolo della criminalità organizzata in questo contesto.
Le organizzazioni mafiose, con la loro infiltrazione nelle industrie e nelle istituzioni, hanno spesso un interesse diretto nell’attività legata all’amianto e sfruttano la sua rimozione illecita come fonte di profitto opaco.
«Nel contesto umbro, così come in tutta Italia, è essenziale adottare una strategia criminologica completa per affrontare questa sfida. Ciò implica non solo una rigorosa applicazione delle leggi esistenti, ma anche perorare una riforma del quadro normativo per garantire una maggiore trasparenza, responsabilità e protezione per le vittime dell’amianto. È altresì fondamentale contrastare l’infiltrazione della criminalità organizzata nel settore, attraverso azioni investigative mirate e un coordinamento efficace tra i reparti preposti delle forze dell’ordine e l’Autorità Giudiziaria», conclude il criminologo.
La proposta di Legambiente contro il fenomeno delle ecomafie
Per contrastare efficacemente i crimini ambientali, Legambiente ha sollevato la questione dell’urgente necessità di rafforzare le leggi ambientali in Europa, presentando dieci proposte di modifiche normative.
Nello specifico, l’Associazione ha rimarcato la necessità di potenziare le attività di prevenzione e controllo sul territorio, utilizzando le risorse allocate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Inoltre, ha richiesto lo sviluppo di un quadro normativo internazionale condiviso per contrastare la criminalità ambientale organizzata che agisce oltre i confini nazionali.
Tra le proposte di modifica normativa, Legambiente ha suggerito la revisione del meccanismo del subappalto “a cascata” previsto dal nuovo Codice degli Appalti, il monitoraggio costante degli investimenti previsti dal PNRR, l’approvazione di una legge contro le agromafie, l’inclusione nel Codice Penale dei reati contro la fauna e l’emissione dei decreti attuativi dellalegge 132/2016, che ha istituito il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente.
In risposta, il 16 novembre 2023, il Consiglio e il Parlamento Europeo hanno raggiunto un accordo per una nuova direttiva volta a migliorare l’impostazione giuridica per la protezione dell’ambiente e per i procedimenti penali contro i responsabili di crimini ambientali.
La direttiva definisce un elenco aggiornato di diciotto reati ambientali. Questi includono le azioni dannose per l’ambiente come il traffico di legname, il riciclaggio illegale di componenti inquinanti delle navi, il commercio di mercurio e gas serra, e l’esaurimento illegale delle risorse idriche.
Nonostante il termine “ecocidio” non sia stato esplicitamente incluso, la direttiva introduce un “reato qualificato” per le violazioni intenzionali della legge che causano danni estesi e irreversibili agli ecosistemi, (ad esempio gli incendi boschivi su vasta scala o l’inquinamento diffuso di aria, acqua e suolo).
Ecomafia: in arrivo nuove sanzioni
Ecomafia: pesanti le sanzioni per i trasgressori
Quanto alle sanzioni previste, mirano a essere più efficaci e proporzionate, con pene detentive fino a dieci anni per i reati dolosi che causano decessi, e sanzioni pecuniarie fino al 5% del fatturato mondiale per le persone giuridiche.
Le misure supplementari includono l’obbligo di ripristino dell’ambiente, l’esclusione dai finanziamenti pubblici e il ritiro di autorizzazioni.
La direttiva stabilisce formazione e risorse per le autorità sui reati ambientali, e prevede sostegno alle vittime ed ai segnalatori.
La nuova direttiva, è stata approvata a febbraio 2024 con 499 voti favorevoli, 100 contrari e 23 astensioni.
Ecomafia e amianto: l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto
L’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), in prima linea nella lotta all’amianto
Il tema delle ecomafie e della correlazioni con i crimini da amianto, è da sempre al centro delle attività dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA).
Il presidente, l’Avv. Ezio Bonanni«E’ importante sottolineare che le attività più lucrative delle ecomafie sono rappresentate dagli sversamenti di amianto su terreni, con conseguente rischio per la popolazione.
Purtroppo, l’utilizzo del cemento amianto, noto anche come eternit, ha causato una contaminazione diffusa nel nostro territorio, nonostante siano passati oltre 30 anni dall’entrata in vigore del divieto di utilizzo di amianto con la legge 257/92. È necessario procedere con la bonifica per evitare ulteriori rischi per la salute. L’amianto è notoriamente un cancerogeno pericoloso, e non solo causa mesotelioma, ma anche tumori del polmone, della laringe, delle ovaie e asbestosi. Queste sono solo alcune delle malattie direttamente correlate all’esposizione all’amianto.
Tuttavia, le ecomafie non si limitano solo alla presenza di amianto, ma causano contaminazioni che vanno ben oltre la presenza di questi minerali fibrosi» – dichiara l’Avv. Ezio Bonanni .
L’Osservatorio Nazionale Amianto ringrazia il dr Niccolò Francesconi esperto in Criminologia Clinica per questa sinergia intrapresa con Il criminologo Caccetta.
bosco verde, Un incontro per parlare della salute del nostro ambiente
Il 21 Febbraio è stato presentato nella Sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri il Rapporto Ambiente del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA). Un incontro per fare il punto sulla situazione ambientale nazionale e fornire dati utili alla progettazione di interventi scientifici mirati su questioni di particolare urgenza.
Un incontro prolifico che ha riunito gli enti che si occupano di monitoraggio dell’ambiente
SNPA: un sistema a rete per proteggere il nostro ambiente
Il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente è una rete di enti nata con la legge n.132 del 28 giugno 2016, che ha il compito principale di monitorare lo stato dell’ambiente sul territorio nazionale. La sua attività si esplica attraverso il supporto tecnico-scientifico alle operazioni degli enti statali, regionali e locali che lavorano in campo ambientale. Inoltre attraverso l’organo del Consiglio SNPA (e di conseguenza tutti gli enti che rappresenta) esprime il proprio parere sui provvedimenti del governo sull’ambiente di natura tecnica.
Fondamentale risulta la sinergia con ISPRA, ossia l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) e APPA (Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente).
Il monitoraggio ambientale ha l’obiettivo di proteggere la biodiversità, la natura
Gli indicatori ambientali
I dati raccolti dal rapporto sono frutto di un’analisi che si basa su ventuno indicatori ambientali, tra quelli che rappresentano le principali tendenze tematiche nell’ambito. Tra essi troviamo la questione climatica, i rifiuti e l’economia circolare, la qualità dell’aria e delle acque, la biodiversità, l’inquinamento acustico.
Gli indicatori ambientali sono utilizzati come parametri in base ai quali fare rilevazioni
I dati del Rapporto Ambientale
Sulla questione del cambiamento climaticoil report evidenzia valori di anomalia della temperatura media italiana dal 1991 al 2020 spesso superiori a quelli della media globale. L’innalzamento della temperatura è stato inevitabile, nonostante una riduzione delle emissioni di gas serra negli ultimi trent’anni, in Italia, di circa un quinto rispetto al 1990. Il positivo calo delle emissioni è stato il prodotto di una diminuzione dei consumi energetici e delle produzioni industriali e di una crescita dell’energia da fonti rinnovabili.
Le diffusione della raccolta differenziata nel nostro Paese è in aumento di un punto percentuale, raggiungendo il 65% a livello nazionale.
Non sono confortanti, invece, le notizie sulla qualità dell’aria che, pur registrando una decrescita del livelli di inquinanti del 45% dal 2013 al 2022, comunque non rispetta i livelli di quantità raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Tra i dati del rapporto ambientale emerge che negli ultimi anni in Italia l’utilizzo delle fonti rinnovabili di energia è in aumento.
L’informazione ambientale è in crescita
Una nota molto positiva è rappresentata dall’informazione ambientale, che, secondo il Rapporto di SNPA, sta assumendo sempre maggiore importanza. Il web è divenuto un’arma vincente sotto questo punto di vista, poiché i contenuti disponibili online sono alla portata di tutti. Sono sorti numerosi prodotti divulgativi, oltre alla possibilità da parte delle testate giornalistiche di poter trasmettere notizie in tempo reale.
I social media permettono di riverberare le news anche su piattaforme “frequentate” da un pubblico giovane, catturando la sua attenzione. D’altronde l’ambiente è la casa che abitiamo ed è nel nostro interesse rimanere informati per custodirla nel migliore dei modi.
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