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domenica, Febbraio 25, 2024

Pfas e Amianto: due alleati killer da cui l’Italia non riesce a liberarsi

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L’amianto, ormai lo sappiamo, è un potente cancerogeno che, ancora a distanza di anni, mette a rischio l’intero pianeta. La messa al bando, con la Legge 257 del 1992, ha sicuramente fermato produzione e commercializzazione di questo materiale ma, non ha obbligato alla bonifica immediata dei siti contaminati. Questo vuol dire che le tonnellate di amianto prodotte in passato non sono state completamente smaltite e, dunque, sono ancora presenti sul territorio con il continuo rischio di inalazione da parte della popolazione. Ma, ecco che, se le componenti di amianto sono state, e lo sono tutt’ora, definite come “fibre killer”, allo scenario si aggiungono altre sostanze inquinati: i Pfas.

I Pfas sono composti chimici inquinanti molto utilizzati per la loro capacità di rendere i prodotti impermeabili all’acqua e ai grassi, definita pericolosa al pari dell’amianto. Insomma, sembra che l’essere umano non abbia imparato nulla dalla strage provocata da questo materiale ma che stia cercando di proseguirla sotto altre forme.


Pfas: cosa sono e dove si possono trovare

Con il termine Pfas, si intende una serie di sostanze inquinanti, sicuramente cancerogene, utilizzate per la produzione di accessori e abbigliamento già a partire dagli anni ’50. Il loro maggior impiego era riservato per la produzione di articoli commerciali: impermeabilizzanti per tessuti; tappeti; pelli; insetticidi; schiume antincendio; vernici; rivestimento dei contenitori per il cibo; cera per pavimenti e detersivi. Ma, quello che sicuramente, oggi, preoccupa maggiormente è il rivestimento antiaderente delle pentole da cucina. Queste sostanze possono provocare gravissimi effetti sulla salute umana.

Pfas e amianto: ecco perché si continuano a utilizzare nonostante la pericolosità

Parlando dei Pfas sembra veramente di essere tornati indietro di oltre quarant’anni, quando si metteva sul piatto della bilancia l’utilità delle proprietà dell’amianto con la sua pericolosità. L’amianto veniva utilizzato principalmente per la resistenza al calore, i bassi costi e la capacità di legare con il cemento, i Pfas, a loro volta per rendere idrorepellenti le superfici di pelli, pellicole, tessuti sportivi, pentolame. Il contatto con l’amianto provoca l’insorgere di patologie asbesto correlate, i Pfas possono accumularsi nell’organismo e causare tumori, sviluppo anomalo dell’apparato genitale, infertilità, patologie della tiroide e del sistema nervoso centrale.

La differenza è che, mentre l’amianto, con tutte le sue difficoltà, ha una legge che la mette al bando, in Italia manca un divieto per i PFAS, a tutela di salute e ambiente. Proprio per questo, nonostante nella maggior parte dei settori industriali esistano da anni alternative più sicure a queste sostanze, le aziende continuano a utilizzarli, continuando, impunemente, a inquinare e a mettere a rischio la nostra salute.

Come riconoscere la presenza di Pfas per evitarla

C’è da dire che già da anni si sta cercando di eliminare la presenza di questi composti. In questo senso si è già mosso un regolamento UE del 2020. La preoccupazione maggiore riguarda sicuramente le padelle e le pentole, accessori presenti in ogni casa. Quindi, ricordatevi sempre di leggere e controllare le etichette, facendo caso alla dicitura “PFOA Free”.

Sicilia e strage da sostanze inquinanti

La Sicilia è una regione magica, con panorami e luoghi fantastici. E, questa terra, è anche tra le protagoniste di un’inchiesta del quotidiano francese Le Monde che ha permesso di censire 35 siti in cui è stata accertata o è presunta la contaminazione da Pfas. La Regione ha inserito la ricerca delle sostanze contaminanti Pfas nel proprio “Piano di controllo ufficiale di contaminanti e tossine vegetali naturali negli alimenti” valido dal 2023 al 2027. Arpa Sicilia a partire dal 2018 ha inserito il controllo di16 sostanze Pfas nei monitoraggi annuali delle acque sotterranee. L’Agenzia regionale sottolinea che queste sostanze “da una parte hanno un largo utilizzo in ambito industriale e commerciale, dall’altra hanno determinato un’ampia diffusione nell’ambiente e in particolare nelle acque, dove mostrano caratteristiche di persistenza. E in alcuni casi, di bioaccumulabilità e di tossicità”.

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