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Vittime Uranio: doppia condanna al Ministero della Difesa

Militari, Lorenzo Motta
Militari

Lorenzo Motta assistenza vittime: l’ONA ha costituito il dipartimento di assistenza delle vittime dell’uranio impoverito e dei vaccini contaminati. Prima di tutto, è fondamentale ottenere il riconoscimento di causa di servizio e poi lo status di vittima del dovere.

Tutela ONA vittime uranio impoverito e vaccini contaminati

Uranio impoverito: l’impegno dell’ONA, Lorenzo Motta, le missioni e la malattia. Lorenzo Motta, è il coordinatore del Dipartimento Tutela Esposti all’uranio Impoverito e del Dipartimento Tutela vittime dei vaccini contaminati.

La marina militare italiana è stata condannata dal Consiglio di Stato al riconoscimento della causa di servizio e allo status di vittima del dovere, e rifiuta di eseguire la sentenza.

Sono migliaia le vittime dell’uranio impoverito e dei vaccini contaminati.

Lorenzo Motta e la protesta in Piazza Montecitorio

Il 21 marzo 2017, a Roma in Piazza Montecitorio, uomini e donne, bambini e adulti, la società civile ha celebrato la “PRIMA…VERA Giornata per la libertà di scelta vaccinale”.

L’Avv. Ezio Bonanni ha sostenuto l’impegno dell’ONA, e del Dipartimento Tutela Esposti all’Uranio Impoverito e Dipartimento Tutela Vittime dei Vaccini contaminati.

Ci si riferisce a quei vaccini che hanno degli additivi, e che erano contaminati da metalli pesanti. Il Sig. Lorenzo Motta non intende combattere una lotta contro le vaccinazioni, che hanno permesso di ottenere significativi risultati nel debellare alcune malattie pandemiche, come il morbillo, il vaiolo, etc.

Lorenzo Motta e ONA: lotta contro i vaccini contaminati

Nell’intervista alla redazione de Il giornale sull’amianto, il militare racconta la sua storia, e annuncia l’impegno di lottare anche per i commilitoni. “Noi militari vittime non riconosciute, saremo lì a presenziare questo importante evento, perché crediamo nella libertà di scelta e nel servizio che abbiamo svolto per la nostra Patria“, così dichiara Lorenzo Motta.

Il calvario di Lorenzo Motta deve essere reso pubblico

Quello di Lorenzo, responsabile del comitato ONA Dipartimento Tutela Militari, ex Militari e personale civile esposti all’uranio impoverito è un calvario senza fine, iniziato tanto tempo fa per colpa dell’uranio impoverito: ex sottocapo della Marina Militare, la sua vita cambia quando gli viene diagnosticato un linfoma di Hodgkin.

Lui, come molti altri militari, infatti, fanno parte del lunghissimo elenco di persone in divisa che si sono ammalate per colpa dell’uranio impoverito, nano particelle di metalli pesanti scaturite dall’esplosione di ordigni bellici e vaccinazioni senza controllo.

Missioni di Lorenzo in condizioni ambientali ed operative

Lorenzo Motta è stato impegnato in particolari condizioni ambientali ed operative eccedenti l’ordinarietà, ai sensi dell’art. 1, co. 564, L. 266/2005, e art. 1 del d.p.r. 243/2006. Ciò è confermato dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, sulla base dell’art. 10 della L. 183/2010.

Mi sono arruolato in marina militare nell’Aprile del 2002, finito il corso di specializzazione alle scuole militari di Taranto fui destinato su Nave Scirocco (unità missilistica, antisommergibile) di base a La Spezia.

Voglio precisare che subito dopo aver terminato la scuola a Taranto presentai domanda per aderire al 54° Corso Ordinario Incursori del COMSUBIN e fui sottoposto a visita per ottenere l’idoneità alla frequenza del corso incursori“.

Quali furono i controlli sanitari cui fu sottoposto

Lorenzo Motta risponde al cronista del notiziario marina militare presente a Piazza Montecitorio:

Mi analizzarono tutto, sangue, torace, polmoni e tanto altro traendo la piena idoneità (con documenti certificabili). Iniziai il corso che per problemi personali dovetti successivamente abbandonare tornando ad essere impiegato su Nave Scirocco, proseguendo il mio impegno lì. 

Nave Scirocco in quel periodo era un’unità estremamente operativa. Infatti dal 2002 al 2005 ha effettuato diverse missioni ed esercitazioni nel Mediterraneo ed in territorio estero (Golfo Persico, Resolute Behavour in supporto all’operazione Enduring Freedom pacificazione del territorio Afghano, Active Endeavour, Snmg2 e tanto altro sostando in zone come Djbouti, Mananmah, Salalah, Muscat…etc…) fino a quando al ritorno dalla mia ultima missione, avendo 1100 ore da recuperare, il Comando mi mandò per un periodo a casa in modo da poter recuperare quello che avevo accumulato“.

Lorenzo rientra dalla missione. Che cosa è successo?

Era Luglio del 2005. Circa 7 giorni dopo il mio arrivo a Palermo, mentre facevo la barba mi accorsi di un gonfiore al collo che inizialmente fu diagnosticato come ascesso al dente, poi come infezione da animali esotici, ma nessuna cura funzionava.

Il 13 Dicembre del 2005 mi fu diagnosticato un linfoma di Hodgkin laterocervicale sovraclaveare destro cellularità mista stadiazione 2 a. Effettuai 8 cicli di chemioterapia e 35 sedute di radioterapia.

La domanda di causa di servizio e vittime del dovere

Inoltrai personalmente la domanda per il riconoscimento della causa di servizio. La mattina mi suonarono i Carabinieri a casa con una notifica: era la mia campana. Nella mia mente: per chi suona la campana? Questa vola la campana suonava per me o almeno così sembrava.

La malattia, la morte ma prima ancora le gravi difficoltà economiche dovute al mancato versamento dello stipendio da parte della Marina Militare Italiana!

Quel tema della morte su cui avevo riflettuto leggendo le opere dello scrittore statunitense che eroicamente si era battuto nella guerra di Spagna al fianco dei repubblicani spagnoli dopo aver descritto la follia del primo conflitto mondiale, proprio sul il fronte italiano, sembrava ora di attualità sulla mia persona, sulla mia pelle, con il mio sangue.

La Marina mi informava che per i successivi tre mesi le mie competenze si sarebbero ridotte del 50%, passati questi ulteriori 3 mesi le mie competenze si sarebbero ridotte a zero. Per 7 mesi sono rimasto senza stipendio.

Mia moglie era incinta e siamo stati sfrattati di casa e per poter far sopravvivere la mia piccola famiglia dovetti lavare i piatti nei diversi ristoranti, ma non me ne vergogno perché ogni lavoro onesto dà dignità. Non così chi calpesta quegli stessi valori militari per i quali migliaia di miei ex commilitoni hanno dato e continueranno a dare la vita“.

Hemingway: per chi suona la campana?

Per chi suona la campana? Questo si chiedeva Ernest Hemingway quando ragionava sulla morte.

For Whom the Bell Tolls.

Nell’epigrafe «…And therefore never send to know for whom the bell tolls. It tolls for thee.» si fa riferimento al rintocco della campana che annuncia la morte. Non si chiede mai per chi suona la campana, ma per Lorenzo questa domanda è l’obbligo. E’ stato imbarcato nelle unità navali della marina militare italiana, notoriamente contaminate da amianto, tanto che sono migliaia coloro che sono già deceduti per mesotelioma, tumore del polmone, asbestosi e altre patologie asbesto correlate. Sono in corso ben tre procedimenti penali, solo per quelli scaturiti dalle indagini della Procura della Repubblica di Padova (marina militare amianto).

Lorenzo ha respirato e mangiato amianto. Perfino la nostra nave ammiraglia, la Vittorio Veneto era imbottita di amianto (nave Vittorio Veneto amianto).

La campana non è suonata per Lorenzo

La campana non sempre suona per gli altri, certe volte può suonare anche per chi pensa di farla sempre franca.(«E allora, non chiedere mai per chi suoni la campana. Essa suona per te.»)

Nel 2007 mi congedarono – prosegue Lorenzo – e nel 2008 transitai nei ruoli civili del Ministero della Difesa e nel 2010 mi trasferii a Torino, dove, appena arrivato, mi notificarono la mia famosa richiesta di dipendenza da causa di servizio, con un sonoro rigetto.

Lorenzo: percorso legale contro il Ministero della Difesa

Per la Marina Militare Italiana la mia malattia non dipendeva dal servizio svolto. Ma come è possibile? Quindi ricorsi al TAR del Lazio per impugnare questo provvedimento. Feci analizzare a Modena i reperti e fu rilevata la presenza di metalli pesanti.

Ma anche la domanda per essere definito vittima del dovere fu respinta perché non ero in possesso della causa di servizio. Altri militari con la mia stessa patologia furono riconosciuti sia per causa di servizio che per vittima del dovere.

A gennaio del 2015 fu fissata l’udienza presso il TAR Lazio ed il ricorso venne trattenuto in decisione, la decisione dei Giudici mi dette ragione. Avendo finalmente vinto credevo che tutto fosse finito, ma purtroppo il ministero della difesa e il ministero dell’economia e delle finanze decisero di appellare la sentenza chiedendo ulteriormente la sospensione del provvedimento.

Avv. Bonanni e Avv. Gambino: le azioni al Consiglio di Stato

Fu una vera e propria battaglia. La marina militare italiana le ha tentate tutte per tentare di negare il riconoscimento dei miei diritti. La tutela legale è stata affidata all’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA e all’Avv. Pietro Gambino, dell’ONA di Palermo. I due legali hanno dimostrato l’infondatezza del ricorso al Consiglio di Stato.

L’attenzione si è concentrata sul fatto che ero sano come un pesce e che mi sono ammalato in giovane età di malattie per cui era in corso un’epidemia, tra i militari in missione. Abbiamo depositato anche delle prove inoppugnabili della contaminazione da vaccini con metalli pesanti e additivi.

Il Consiglio di Stato ha quindi rigettato il ricorso.

Le azioni del Ministero della Difesa dopo la condanna

Poco prima dell’emissione della sentenza del Consiglio di Stato (nonché organo competente a discutere l’appello), il comitato di verifica ha dato esecuzione alla sentenza di primo grado non avendo ottenuto la sospensione. Anche quest’altro parere e decreto fu negativo.

Mentre a febbraio del 2016 fu emessa la Sentenza dal Consiglio di Stato, ed anche questi altri Giudici mi dettero Ragione. Traendo le somme: ho vinto tutti i gradi di giudizio della giustizia amministrativa trovandomi con un ennesimo decreto negativo di dipendenza da causa di servizio.

Siccome il Procedimento amministrativo prevede che il potere di tale Tribunale è solo quello di annullare il parere ed il decreto emesso invitando l’amministrazione a ricostituirlo in maniera corretta, dovetti reimpugnare l’ennesimo decreto negativo ed attualmente attendo esito dal TAR LAZIO.

A questo punto decido di rivedere tutte le memorie difensive sia mie che dell’Avvocatura dello Stato e leggo qualcosa che non va: “CINCNAV (Comando in Capo della squadra navale) ha comunicato che l’interessato non è mai stato impiegato fuori dall’unità e che il MOTTA ha preso parte a tutte le esercitazioni di Nave Scirocco senza uso di armi”.

Prove rischio uranio impoverito e lesione vaccini contaminati

Ci sono le prove di quello che afferma?

Ci sono, infatti, documenti dell’Ufficio Storico della Marina Militare di Roma che testimoniano quanti missili e proiettili sono stati sparati dalla mia nave.

La mia vita è un inferno e purtroppo all’inizio del 2016 tramite alcuni accertamenti ho scoperto che ho ancora dei problemi di salute alla tiroide, oltre che deficit agli arti inferiori e braccio destro”.

Come ha conosciuto l’Avv. Ezio Bonanni e l’ONA?

“Mi sono cominciato ad interessare anche della problematica amianto. L’amianto è stato largamente utilizzato dal Ministero della Difesa e dalla Marina Militare in particolare, per le sue capacità ignifughe ed isolanti e per la sua resistenza al calore, al fuoco e alle vibrazioni.

Tutte le installazioni militari e tutte le unità navali della Marina Militare Italiana erano coibentate e/o realizzate anche con materiali contenenti amianto: penso alla sala macchine con tutte le coibentazioni con amianto friabile, ai quadri elettrici, agli isolanti per le pareti: l’amianto era in ogni luogo e ad ogni missione non mancava la dose di fibre di amianto che abbiamo inalato, privi di informazione e di protezione.

Quello dell’amianto è un altro dramma nel dramma. Centinaia di miei colleghi sono morti per mesotelioma, tumori polmonari e altri cancri da amianto cui si aggiungono le asbestosi e quindi il decesso per asfissia e/o per arresto cardiocircolatorio.

Questa battaglia dell’Osservatorio Nazionale Amianto è nobile, però l’amianto non è l’unico cancerogeno per il quale muoiono i militari e in particolare i marinai come me, perché come già detto anche l’uranio impoverito, le multiple vaccinazioni che deprimono il sistema immunitario e le radiazioni ionizzanti, etc. mietono vittime a non finire e quello che è più grave è che in questo caso ad ammalarsi sono dei militari ancora giovani, mentre per il mesotelioma ci sono almeno 20-30 anni di latenza.

Almeno la vittima sa che per 20-30 può stare relativamente tranquilla e che eventualmente morirà dopo quel periodo, anche se pure per l’amianto la situazione è sempre molto triste”.

Uranio impoverito e vaccini aggiornamento agosto 2020

Molto è stato fatto e molto resta da fare.

L’Avv. Ezio Bonanni, sentito dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta della Camera dei Deputati della XVII legislatura, nella sessione del 06.12.2017, ha illustrato le condotte del Ministero della Difesa inadempienti rispetto alle condanne del TAR e del Consiglio di Stato, in danno di Lorenzo Motta.

L’Avv. Ezio Bonanni ha chiesto l’intervento della Commissione Parlamentare, denunciando il riconoscimento dei diritti delle vittime dell’uranio impoverito e dei vaccini del personale civile e militare delle Forze Armate.

La Commissione Parlamentare di Inchiesta della Camera dei Deputati, nelle relazioni intermedie ed in quella finale, hanno confermato che nelle missioni in patria e all’estero, vi fu un’estrema condizione di rischio di tutto il personale del Ministero della Difesa.

È confermato che il personale impiegato nelle missioni in Italia e all’estero, è impiegato in territori contaminati da nanoparticelle, e per radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, dovuti all’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito.

Confermato che i nostri militari sono stati sottoposti a delle pratiche vaccinali nell’immediatezza della partenza in missione, con abbattimento delle capacità del sistema immunitario. Questa pratica vaccinale fu ancora più deleteria perché le somministrazioni furono multiple, e i vaccini erano contaminati da metalli pesanti, e resi pericolosi da additivi.

L’assistenza medica e legale gratuita dell’ONA

Il Sig. Lorenzo Motta, nel luglio del 2020, ha ripreso il suo posto nel dipartimento Tutela Esposti all’Uranio Impoverito e Dipartimento Tutela Vittime dei Vaccini. Lorenzo ha reso una seconda intervista a “Il giornale dell’amianto” con tutte le news uranio impoverito news vaccini contaminati.

Tutela legale gratuita vittime uranio impoverito e vaccini

Tutti coloro che sono impiegati in missioni in territori nei quali sono utilizzati proiettili all’uranio impoverito, da i Balcani al Golfo Persico, ed hanno inalato nanoparticelle, e esposti a radiazioni, hanno diritto alla sorveglianza sanitaria e al risarcimento del danno.

Così per quanto riguarda i vaccini contaminati.

L’ONA prosegue l’attività di assistenza in favore di tutti i militari della Marina e delle Forze Armate:

ONA: condanna Ministero per la morte del Maresciallo Sanna

Il Maresciallo Sanna era nei ruoli del Ministero della Difesa. Impiegato nelle missioni nei Balcani, e si è ammalato di leucemia mieloide. Riconosciuta la causa di servizio e lo status di vittima del dovere.

Gli importi liquidati sono stati inferiori. Per questi motivi, depositati due ricorsi giudiziari, che sono definiti con duplice condanna a carico del Ministero della Difesa rispettivamente dal Tribunale di Velletri e dal Tribunale di Roma.

Anche in questo caso sono in corso le richieste di risarcimento di tutti i danni, sia quelli del Maresciallo Alberto Sanna, sia quelli subiti dai famigliari:

Dalla padella in amianto alla brace in asbesto

Amianto
Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto continua a fare chiarezza sull’asbesto e sui danni che provoca alla salute umana.

Recentemente, gli organi della Regione Toscana, nel replicare ad un’interrogazione di Forza Italia, hanno affermato che ci sarebbero 106 e non soltanto 2 scuole con amianto.

L’ONA intende ribadire sull’asbesto:

  • screening sanitario per gli alunni e i docenti dell’ITI Leonardo Da Vinci di Firenze e delle altre scuole con amianto;
  • necessità di informare gli alunni e il personale docente e non docente della presenza di asbesto e dei danni per la salute;
  • obbligo di risarcimento dei danni anche psichici subiti dalle parti.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha sorvolato la problematica relativa alla Ex scuola Barsanti di Firenze in Via Assisi, gemella di amianto del Biennio ITI, già abbattuta per il 50%, che però nella restante parte ospita ancora non una scuola ma una palestra, con conseguente rischio per la salute. Anche in questo caso l’Osservatorio Nazionale Amianto rivendica la necessità di un’immediata messa in sicurezza, oltre naturalmente alla verifica delle condizioni sanitarie e al risarcimento dei danni di chi li avesse subiti.

Le azioni di tutela dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Ad oggi, l’Osservatorio Nazionale Amianto preannuncia la prosecuzione del suo impegno in tutela della salute pubblica e rivolge ancora una volta l’appello al Governo nazionale e al sindaco di Firenze affinché si dia corso all’immediata bonifica e messa in sicurezza di tutti i plessi scolastici di quella meravigliosa città che è stata per centinaia di anni la culla dell’umanità.

«Intendiamo evitare che dalla padella di amianto si finisca alla brace di asbesto» dichiara la Sig.ra Antonella Franchi del Coordinamento nazionale ONA e responsabile della tutela del personale docente e non docente e degli alunni esposti ad amianto nei plessi scolastici.

«L’Osservatorio Nazionale Amianto ha elaborato numerosi progetti per la messa in sicurezza di tutte le scuole che parta prima di tutto dalla loro totale ristrutturazione e ammodernamento, così come era stato inizialmente promesso dal premier Renzi al momento del suo insediamento, salvo poi un totale naufragio di questa sua promessa. Tuttavia, l’ONA continuerà a collaborare con le istituzioni, a Firenze come a Roma, da Palermo fino a Trieste» dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA.

Amianto a Latina: ONA apre nuova sede e chiede bonifiche

Rimozione Amianto, Sabaudia
Rimozione Amianto

Continua l’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto anche in provincia di Latina. È di questi giorni la notizia dell’apertura di una nuova sede e dell’appello al “rischio zero” rivolto dal suo presidente, Avv. Ezio Bonanni, a tutte le pubbliche istituzioni, sostenuto da tutti gli organi territoriali e quindi anche dal Sig. Antonio Dal Cin, del Coordinamento nazionale e responsabile del “Settore esposti e vittime amianto appartenenti alla Guardia di Finanza Ona Onlus.

La storia di questo intrepido servitore dello Stato è l’ennesimo emblema di ciò che non dovrebbe accadere. Esposto lungamente ad amianto per motivi di servizio, contrae l’asbestosi e altre gravi patologie. La sua sorte sembra ormai segnata, eppure trova ancora la forza di lottare, di combattere anche per gli altri e per un mondo migliore.

Un mondo senza amianto: il sogno dell’ex finanziere Antonio Dal Cin

Antonio, che è ancora in attesa del provvedimento definitivo di riconoscimento di vittima del dovere proprio in virtù dei documenti che testimoniano la malattia invalidante causata dall’esposizione durante lo svolgimento delle sue mansioni militari, da anni porta avanti insieme a centinaia di persone in tutta Italia e all’Ona una battaglia importantissima per ottenere la bonifica nei siti dove è ancora presente amianto.

Un appello che era già stato rivolto nel 2012 all’allora sindaco Lucci dopo che il Consiglio Comunale aveva approvato all’unanimità, avvenuta l’anno prima,  precisamente il 20 giugno 2011, una mozione in relazione al rischio amianto in cui sollecitava di verificare presenza di amianto e di materiali contenenti amianto, di qualunque matrice ed in qualsiasi quantità presso le scuole, a partire dalle materne, negli edifici pubblici, nelle abitazioni private, nei tetti delle stalle dove sono ricoverati gli animali, nei fienili, nelle tettoie e negli altri capannoni presenti nelle campagne, ma anche in città, e non in ultimo, nelle caserme ubicate sul territorio.

Ma il documento è rimasto lettera morta e negli l’Osservatorio Nazionale Amianto ha sempre sollecitato una maggiore attenzione sulla problematica amianto e recentemente, con la nomina del Commissario Prefettizio, Dott. Quarto, l’associazione è tornata ad insistere per“la mappatura e la bonifica di tutto il territorio, a Sabaudia come nel resto d’Italia, costituiscono l’unico strumento veramente effettivo ed efficace per impedire che i cittadini siano esposti e sviluppino nel tempo patologie asbesto correlate che sono quasi sempre ad esito infausto”.

Le richieste di Dal Cin e dell’ONA

«Rinnovo il mio appello e mi rivolgo a lei – scrive Dal Cin nella nota invita al commissario straordinario Antonio Quarto – ritenendo prioritario insistere per il censimento di tutto l’amianto presente sul territorio del Comune di Sabaudia». Questo «a tutela della salute dei cittadini, che debbono essere preservati dai pericoli connessi all’esposizione all’amianto, anche indiretta, così da impedire» tutti i rischi relativi.

Ad oggi, però, tutto ancora tace: “Si continua ad osservare questa consegna del silenzio e finora non ci è stata data nessuna risposta.  Questo è un problema che riguarda non solo me, ma tutta la società. Io ho vissuto sulla mia pelle questo dramma. Proprio perché conosco gli effetti dell’amianto sulla salute umana, anzi, sulla mia pelle, insisto per la bonifica” dichiara Antonio Dal Cin.

L’Osservatorio Nazionale Amianto nei prossimi giorni avrà una serie di incontri con le istituzioni e le forze sociali della provincia pontina. Un ulteriore impegno che ha portato anche all’istituzione della sezione di Latina.

«Occorre non abbassare la guardia e affermare il rischio zero: cioè la rimozione dell’amianto attraverso opere di ammodernamento del sistema infrastrutturale e industriale, che quindi permetta di realizzare strutture nuove e perciò stesso prive di amianto, e sui siti ormai dismessi, numerosi in provincia, l’ONA chiederà al presidente, ai sindaci e a tutte le istituzioni di chiederne la confisca e la creazione di bandi per l’assegnazione in favore di consorzi di imprese che possano curare la bonifica avendone un cambio una parte, in modo tale da coniugare lo sviluppo con la bonifica. Il tutto sarà oggetto di un dossier che presto l’associazione renderà pubblico» dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Massimiliano Posarelli, figlio di Romano ucciso dall’amianto

Amianto a Rosignano
Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto, presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni, fin dalla sua costituzione (05.08.2008) raccoglie la sofferenza, il disagio e le difficoltà dei lavoratori esposti, come il padre di Massimiliano Posarelli. Questo anche per i familiari delle vittime, troppo spesso lasciati soli ad affrontare le conseguenze di quello che non potrà mai essere definito un “problema privato”.

L’ONA estende la tutela a tutto il territorio italiano

L’ONA è, oggi, presente su tutto il territorio nazionale. Con la costituzione dei Comitati, l’associazione è in grado di garantire la più ampia partecipazione democratica e di perseguire le sue finalità in modo più diretto ed immediato. Da sempre l’Osservatorio raccoglie le testimonianze delle vittime e dei loro familiari, dando voce a chi ha subito sulla propria pelle il dramma della malattia e della morte.

Intervista a Massimiliano Posarelli coordinatore ONA

È stato intervistato anche Massimiliano Posarelli, coordinatore della sede ONA di Rosignano Solvay, figlio di Romano, ucciso dall’amianto. Sono passati 7 anni dalla scomparsa del padre, ma la voce di Massimiliano Posarelli, mentre ne parla, tradisce ancora emozione.

Mio padre ha lavorato per una trentina d’anni presso uno stabilimento chimico di Rosignano, la Solvay. Stabilimento dove fanno chimica di base, soda, acqua ossigenata, bicarbonato ad uso alimentare. A periodi ha, inoltre, lavorato nel Reparto Calderai dove si facevano riparazioni delle tubazioni sull’impianto. Tubazioni che per l’80% erano rivestite di amianto.

Per essere riparate, inoltre, bisognava romperle con il martello e si disperdevano particelle. Quindi, quando facevano saldatura, usavano teli in amianto per evitare che la colatura di fuoco cadesse a terra e finisse per incendiare qualcosa.

Tutti i suoi colleghi rimasti vivi ed infatti, sono malati. Io voglio giustizia, anche se nessuno potrà ridarmi indietro mio padre. Non riesco a rassegnarmi al fatto che a Livorno non è stato possibile venire a capo del processo. Quello penale, infatti, è terminato perché è morto l’ex direttore, quindi sono andato sul civile e la giudice non mi ha ammesso le prove.

Bisogna dare un senso alla morte di queste persone

Tengo a dire che nel 2002 venne celebrato un primo processo, che, però, finì con l’assoluzione perché nessuno si costituì parte civile.

Mio padre è andato in pensione nel 1993, dopo il 2002 nessuno ci ha avvisati su eventuali ripercussioni. Si è ammalato nel 2010. È una malattia silenziosa, a lunghissima incubazione, che si manifesta dopo tantissimi anni. A Cecina esiste una Medicina del Lavoro addetta a questa attività, ma a mio parere ci dovrebbe essere una maggiore attenzione. In particolare sarebbe necessario sottoporre tutti i lavoratori esposti ad amianto a controlli sanitari.

Dopo la sua morte sono stato chiamato dalla responsabile che sosteneva che mio padre fosse morto a causa del fumo. Al che le ho detto: “Ma lei come fa a saperlo? Conosceva per caso mio padre?”. A Rosignano, ci sono più di 100 tra malati e morti. È troppo chiedere un processo a Livorno? Bisogna dare anche un senso alla morte di queste persone. Vorrei capire, ho bisogno di conoscere la verità, invece finora non mi hanno data la possibilità di capire.

Nella relazione del medico legale si dice che mio padre si poteva salvare. Io dico che si poteva e si doveva fare di più. Predisporre un piano di controllo! Se questa industria chimica ha creato danni a tante persone, non può abbandonarle! Hanno lavorato una vita, hanno firmato un contratto di lavoro, ma non sapevano che era un contratto di morte“.

Massimiliano Posarelli, quando si è ammalato suo padre?

Tutto inizia nel 2010, mio padre è morto a novembre dello stesso anno per un adenocarcinoma del polmone. Il suo è stato un lungo calvario, le sue sofferenze sono iniziate prima. Mio padre ha iniziato a sentirsi ad agosto, anche se i dolori alle gambe, in particolare alla gamba sinistra, sono iniziati qualche mese prima. Il nostro medico curante ha sottovalutato la situazione. Diceva che era una semplice sciatica. I dolori persistevano, anzi, aumentavano.

Poi, sono arrivati altri sintomi e papà ha iniziato ad avere una tosse secca. Mia madre ha insistito per fare controlli più approfonditi. Così, il nostro medico di base, ha prescritto una lastra al polmone. È andato in ospedale e lì il radiologo gli ha prescritto una terapia antibiotica per una sospetta broncopolmonite.

Nel frattempo, a settembre eravamo entrati in contatto con un medico che frequentava il nostro negozio. Ci eravamo consultati rispetto al dolore alla gamba, e ci ha consigliato di fare una risonanza senza contrasto. Dopo aver visto i risultati, senza allarmarci, ci prescrisse una PET. Non ci disse nulla apertamente, prendemmo appuntamento, ma papà iniziò a peggiorare”.

Come ha scoperto di avere l’asbestosi e il tumore polmonare?

Alla sera, papà aveva sempre la febbre. Siamo tornati dalla dottoressa e ha proseguito la cura per circa 20 giorni, ma la febbre andava peggiorando. Papà era sempre più debilitato, fino a che, un giorno, ci fu un episodio di sangue. La dottoressa continuò a dire di non preoccuparci, che poteva essere un capillare che si era rotto, ma la febbre non passava. Solo dopo diverse insistenze la dottoressa si è convinta a fare la tac.

Da lì la scoperta. Il radiologo ci disse di rivolgerci a un chirurgo perché c’era qualcosa che non andava. Siamo andati a Livorno, dove papà ha fatto tutti gli esami del caso, ma, ormai, era tardi.

Ormai il tumore era in metastasi. Un vero peccato, perché se il tumore al polmone fosse stato diagnosticato al primo stadio, era possibile intervenire. Si poteva estirpare chirugicamente e sottoporre il paziente a chemioterapia. Nel nostro caso, nonostante la chiarezza dei sintomi, veniva negata l’esatta diagnosi.

Abbiamo fatto dei controlli. In particolare, la broncoscopia per capire che tipo di tumore fosse. Ci hanno detto che era un adenocarcinoma. Papà ha fatto un ciclo di chemio molto leggero, perchè era già debilitato. A novembre è morto. Io avevo sentito parlare dell’amianto, quindi, mi sono attivato.

Circa tre anni dopo la morte di mio papà, caso volle che conobbi una dott.ssa, radiologa all’ospedale di Siena. Le ho portato i dischetti della Tac e mi ha fatto una relazione che rivelava che papà aveva asbestosi e placche pleuriche, causa della malattia. Per farla breve, per conoscere la verità, sono dovuto andare a Siena, non a Rosignano.

L’asbestosi e le placche pleuriche sono state diagnosticate solo post mortem.

Massimiliano Posarelli, come ha conosciuto l’avv. Bonanni e l’ONA?

Ho partecipato ad una assemblea dell’ONA che si è tenuta a Rosignano Solvay già nel maggio del 2010. Poi, ancora, nell’ottobre dello stesso anno. Fu in quella circostanza che illustrai all’avv. Ezio Bonanni i sintomi.

Fu proprio l’avv. Ezio Bonanni a non vederci chiaro sulla storia di mio padre. In particolare, gli risultava strano che a un lavoratore esposto ad amianto con chiari sintomi di tumore polmonare gli fosse praticata una cura antibiotica. Per di più, senza un preventivo esame TAC o PEC.

Ho informato il medico curante della ASL che continuava ad insistere nel sostenere che occorreva la cura antibiotica. Alla fine, invece, quanto è stata fatta la TAC PET, si è scoperto che le metastasi avevano invaso tutto l’organismo. Il mio povero babbo è morto pochi giorni dopo.

Purtroppo c’è poca attenzione per la vita umana, la vita di questi lavoratori viene considerata meno di zero. Ci sono degli assassini che però rimangono impuniti. Il processo penale per la morte del mio babbo si è chiuso perché l’imputato, ultranovantenne, nel frattempo è morto.

L’amianto ha distrutto la mia vita e quella della mia povera madre, che poi è morta di crepacuore. Viviamo in uno stato che non tutela la vita umana e la sua dignità e che permette delle vere e proprie stragi silenziose, come quella dell’amianto”.

Vittime amianto per esposizioni: domande entro marzo

ONA Siracusa
ONA Siracusa

Entro fine mese gli eredi di malati di mesotelioma non professionale potranno chiedere la prestazione una tantum, mentre l’associazione continua a chiedere che gli indennizzi siano congrui.

Domande entro il 31 marzo 2017, una corsa contro il tempo per il misero importo di € 5.600,00, in favore degli eredi di malati di mesotelioma non professionale deceduto nel corso dell’anno 2016. La domanda va effettuata mediante il mod. 191/E e presentata alla Sede INAIL competente per domicilio.

In difesa di tutte le vittime amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto, poiché c’è un attivo di bilancio nel Fondo, con l’Avv. Ezio Bonanni, ha contestato la limitazione dell’importo ad € 5.600,00, in sé non indennitario per la gravità dell’evento, e ha chiesto un indennizzo adeguato e l’estensione a tutte le vittime dell’amianto.

Fondo vittime amianto – La Legge Finanziaria per il 2008 (art.1, comma 241, Legge 24 dicembre 2007, n. 244) ha istituito presso l’INAIL il “Fondo per le vittime dell’amianto”, ed ha stabilito che spettasse a tutte le vittime.

Successivamente, un decreto del Governo ha ristretto l’ambito di operatività ai soli lavoratori titolari di rendita diretta ai quali sia stata riconosciuta una patologia asbesto-correlata per esposizione all’amianto, nonché i familiari dei lavoratori vittime dell’amianto, titolari di rendita ai superstiti.

Tale misura è stata contestata dall’Osservatorio Nazionale Amianto con un ricorso al TAR, per chiedere l’applicazione della legge che fa riferimento a “tutte” le vittime.

Successivamente, l’art.1, comma 116, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge di Stabilità 2015) ha sancito l’estensione della prestazione erogata dal Fondo per le vittime dell’amianto ai malati di mesotelioma riconducibile a esposizione non professionale all’amianto stabilendo che gli aventi diritto alla prestazione sono tutti i soggetti che nel periodo 2015-2017 risultino affetti da mesotelioma contratto “o per esposizione familiare a lavoratori impiegati in Italia nella lavorazione dell’amianto, ovvero per esposizione ambientale comprovata”, avvenuta sul territorio nazionale.

Gli interventi normativi in materia di vittime amianto

Ultimo intervento normativo in ordine cronologico si è avuto con la Legge di Stabilità 2016 (art. 292, comma 292 della Legge 28 dicembre 2015, n. 208) il quale ha disposto che gli eredi dei malati di mesotelioma deceduti nel corso del 2015 possono accedere alla prestazione in parola autonomamente, presentando la domanda entro 90 giorni dalla entrata in vigore della legge. In considerazione del fatto che, per la natura della malattia e dell’esito della stessa, non sempre il titolare della prestazione è nelle condizioni di procedere in tempi certi all’inoltro della richiesta e tenuto conto che, dalla mancata presentazione dell’istanza non si può comunque desumere una rinuncia al diritto, la Legge 27 febbraio 2017, n.19, articolo 3, comma 3 quinquies, ha sancito che le prestazioni assistenziali di cui si tratta siano erogate, al ricorrere dei presupposti stabiliti dalla legge, a prescindere dal fatto che il de cuius abbia esercitato in vita il relativo diritto, anche agli eredi dei soggetti deceduti nel corso dell’anno 2016, a seguito di presentazione di apposita istanza.

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Soggetti interessati – I soggetti che hanno diritto alla prestazione assistenziale sono tutti gli eredi di malati di mesotelioma che abbiano contratto la patologia o per esposizione familiare a lavoratori impiegati nella lavorazione dell’amianto ovvero per esposizione ambientale comprovata e che siano deceduti nel corso dell’anno 2015 e dell’anno 2016.

C’è una corsa contro il tempo, perché la domanda per godere delle prestazioni va effettuata entro il 31 marzo 2017. Ne consegue che gli eredi di tutti i soggetti deceduti per mesotelioma non professionale sia nel corso dell’anno 2015, sia nel corso dell’anno 2016 potranno presentare domanda per il riconoscimento della prestazione una tantum a prescindere dal fatto che il relativo diritto sia stato esercitato in vita dal de cuius.

Come e quando presentare la domanda

La prestazione – La misura della prestazione economica è fissata, per espressa disposizione normativa, dal Decreto Interministeriale del 4 settembre 2015 e, quindi, nella misura di euro 5.600,00 ed è ripartita tra gli aventi diritto su istanza degli stessi nei limiti dello stanziamento previsto dal suddetto decreto per gli anni 2015 e 2016.

Presentazione domanda – Per accedere alla prestazione, occorre presentare presso la sede Inail competente per domicilio o trasmettere mezzo raccomandata a/r, apposita istanza mediante il mod. 190/E, scaricabile sul sito dell’INAIL.

Il termine ultimo per la presentazione dell’istanza, corredata di idonea documentazione, è il 31 marzo 2017 (termine ordinatorio).

Per quanto riguarda le richieste di accesso pervenute alle Unità territoriali prima dell’emanazione della norma, dovranno essere integrate con le informazioni e la documentazione richiesta dalle stesse Unità territoriali con lo specifico atto istruttorio (mod. 191/E).

Chi può presentare la domanda e in che modo

Si precisa che l’istanza dovrà essere presentata da uno solo dei soggetti beneficiari, contenere l’indicazione di tutti gli eredi, nonché la relativa delega ed essere corredata dalla scheda di morte Istat. Inoltre, occorre allegare il certificato medico, prodotto in originale, attestante che il soggetto deceduto è stato affetto da mesotelioma e contenere l’indicazione della data della prima diagnosi ai fini della valutazione della compatibilità dei periodi di esposizione familiare o ambientale all’amianto con l’insorgenza della patologia. Il certificato deve essere rilasciato da un Ente ospedaliero pubblico o privato accreditato dal Servizio Sanitario Nazionale, ivi compresi gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) e prodotto in originale all’Istituto.

L’Osservatorio Nazionale Amianto continuerà a portare nelle sedi istituzionali le sue proposte, che si fondano su un diverso sistema che deve prevedere l’immediato risarcimento per le vittime, a carico del Fondo, e quindi poi con successiva eventuale rivalsa del Fondo a carico del datore di lavoro.

E’ possibile scaricare il mod. 191/E al seguente link.