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Dal Cin: “Io, finanziere, condannato a morte”

Antonio Dal Cin, ruggito, finanziere
Antonio Dal Cin

Finanziere in congedo condannato a morte malato di asbestosi

In esclusiva, per il Notiziario dell’Osservatorio Nazionale Amianto, il Finanziere in congedo, Antonio Dal Cin, condannato a morte perchè malato di asbestosi, all’età di 47 anni racconta la sua storia, le sue emozioni e  le sue preoccupazioni per i figli minorenni, Anna di 10 e Matteo di 4 anni, destinati purtroppo a rimanere orfani in giovane età.

Parla Antonio Dal Cin, condannato a morte con le fibre di amianto. Non doveva andare così per il giovane finanziere. Una vita dedita al servizio, messa nelle mani dello Stato, donato alla collettività, per la difesa dei valori etici e civili. Esposto ad amianto per motivi professionali, senza protezioni, senza mascherine e si è ammalato di asbestosi.

Ha aderito all’Osservatorio Nazionale Amianto, è un eroe civile, che continua ad onorare il suo giuramento, chiedendo che altri militari e anche tutto il personale civile dello Stato non sia esposto a cancerogeni. Sono le richieste dell’ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni, pioniere nella battaglia contro l’amianto che ha incrociato il percorso di Antonio Dal Cin ed in parte lo ha condiviso, per le pesanti ripercussioni che questa scelta personale e professionale hanno determinato e sulle quali egli ha sempre mantenuto il riserbo.

Il finanziere Dal Cin, invece, rende pubblico lo stato di isolamento che le Istituzioni e la Guardia di Finanza hanno determinato, con l’immediato congedo non appena si sono scoperte le gravi condizioni di salute determinate dai problemi di servizio, peraltro certificato e riconosciuto, però ancora oggi questo eroe civile attende il riconoscimento dell’equiparazione alle vittime del dovere.

Perché tutta questa attesa? Perché questi ritardi?

E’una storia che riguarda tutte le vittime dell’amianto che spesso ottengono il risarcimento, quando lo ottengono dopo la loro morte, ma qui ci sono due minori,cosa attende l’amministrazione?

Avendo riconosciuto la causa di servizio perché l’amministrazione non accredita quanto dovuto a questo finanziere e alla sua famiglia, di cui la moglie è gravemente malata di sclerosi multipla e i figli sono ancora in tenera età?

Manca forse anche il senso di pietà, che pure Omero ebbe ad esprimere nell’Iliade , in quella storia cruenta di sangue e di morte che per un momento lasciò il campo al rispetto di un padre nei confronti del figlio, in questo caso di due minori che sono destinati purtroppo a rimanere orfani, un timer già in corso che scandisce la fine inesorabile di questo eroe in divisa.

“Che fossimo in guerra in tempo di pace non avremmo mai potuto saperlo, anche perché nessuno ce lo aveva mai detto. Del resto, non ci avevano fornito alcuna informazione sull’esistenza di un nemico subdolo, invisibile e purtroppo invincibile, che uccide peggio di un cecchino, e senza alcuna pietà.  Questo nemico si chiama amianto killer, un silicato che uccide nel tempo. Ogni giorno le fibre di amianto “perciano” i polmoni e la pleura, e uccidono.

Ignaro della presenza di amianto, una tragica realtà

C’è stata inflitta una sofferenza da chi ha omesso di informarci sul rischio morbigeno per esposizione all’amianto, senza poi provvedere a quella doverosa azione di tutela della salute, attraverso l’utilizzo di idonei mezzi e strumenti, e comunque, con quanto di meglio messo a disposizione dalla scienza e dalla migliore tecnologia.

Messi in fila per morire, davanti il plotone di esecuzione che usa le fibre di amianto come delle pallottole, che però provocano un’agonia che dura 10, 20, 30 anni. Il condannato a morte spera di ricevere il colpo di grazia. Era un atto di pietà inferto ad un combattente ferito sul campo di battaglia, gli evitava le sofferenze di una lenta agonia. Era, allo stesso tempo, il “colpo finale” per i condannati. Il colpo di grazia inferto con una daga, chiamata per questo misericordia, da un prelato, a volte un vescovo, a fine battaglia, poi comminato con un colpo di pistola alla nuca dall’ufficiale che comanda l’esecuzione.

Non è così per le vittime dell’amianto, lasciate morire, spesso prive di diagnosi e di cure e soprattutto senza giustizia.

Gli orfani e le vedove debbono quindi affrontare questa condizione inaccettabile dopo che per anni sono stati vicino al loro congiunto, che giorno dopo giorno vedeva esaurire la sua vita, come lo stoppino della candela. Per i carnefici dell’amianto la vita umana vale meno di una candela.

Ci si chiede come sia stato possibile tutto ciò e, soprattutto, per quale motivo non ci sia giustizia, ci sia denegata giustizia, perché nessuno di questi carnefici, che ha determinato l’esposizione ad amianto di milioni di lavoratori e cittadini e la morte di decine di migliaia di loro e di almeno 6 mila solo in Italia, risulta sia stato condannato.

Il diritto alla salute va garantito a tutti

Ci si chiede come tutto questo sia stato possibile, considerato che il rispetto del diritto alla Vita, non ha bisogno di trovare fondamento nelle norme giuridiche, perché ogni essere umano che ha il diritto di vivere in condizioni ecologiche, sociali, psicologiche, tecnologiche, che ne consentano lo sviluppo di tutte le potenzialità, senza mai lederlo.

Ma torniamo all’amianto nel comparto Difesa dove è stato in assoluto, una verità per molto troppo tempo sottaciuta ed in parte lo è ancora oggi nonostante non può essere revocato in dubbio il fatto che ci troviamo davanti ad una strage di innocenti che è tuttora in corso. Appare del tutto evidente che alcune Amministrazioni dello Stato non hanno effettivamente esperito periodiche verifiche sulla salubrità dell’ambiente lavorativo, nel rispetto dei principi di tutela del lavoro e della salute (artt. 3, 4, 32, 35 e 36 Cost.), quale bene primario che assurge a diritto fondamentale della persona ed impone una piena ed esaustiva tutela delle condizioni di vita, di ambiente e di lavoro. Diversamente, quanto sta accadendo non sarebbe mai accaduto.

Ma altrettanto grave è il fatto che davanti ad una strage annunciata, si continua a dimostrare di non voler porre rimedio all’errore dell’uomo. È inoppugnabile che la flotta della Marina Militare italiana non era completamente bonificata. Tuttora tantissimi militari risultano esposti all’amianto, e questa condizione, inevitabilmente, determinerà nel tempo altra morte e sofferenza. Occorre che si dia seguito alla conta dei morti e degli ammalati, in quanto i numeri forniti dal Ministero della Difesa, non possono assolutamente essere considerati attendibili. Anche alla luce dei processi che sono stati avviati e solo per la Marina Militare hanno accertato oltre seicento decessi per patologie asbesto correlate.

Le vittime amianto devono ricevere assistenza

E’ necessario dunque dare un volto e un nome a queste vittime dell’amianto. Riconoscere ai familiari quei diritti che la legge prevede, oltre a punire i colpevoli di questa immane tragedia. Contestualmente, è doveroso e necessario assistere coloro che hanno contratto patologie da amianto ed oggi risultano abbandonati a se stessi. Quasi la malattia sia una colpa, un peso, un problema da dover gestire, un qualcosa da nascondere, un numero di matricola da cancellare, affinché tutto possa continuare nell’indifferenza e il silenzio sia e resti la sola regola da osservare, comunque e sempre. E’ giunto il momento in cui, ognuno deve prendersi le proprie responsabilità.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, io stesso al pari dell’Avv. Ezio Bonanni, non possiamo non ribadire la necessità di un’efficace sorveglianza sanitaria, ai fini di una diagnosi precoce, che si deve legare poi a terapie efficaci, in grado quindi di dare una speranza di sopravvivenza a condizioni di salute dignitose.

Ci sono vite umane, esseri umani, che giorno dopo giorno si consumano come una candela, per via dell’amianto. Uccide in modo cruento, non con il fuoco ma con il contrario, con la sua indistruttibilità, con quegli aghetti che bucano i polmoni e la pleura, infiammano ed avviano la cancerogenesi.

Il mio senso di appartenenza allo Stato, fondato su principi e valori indissolubili che mi accompagneranno per tutta la vita e non potranno mai essere dimenticati o accantonati, come ho più volte ribadito anche nella mia qualità di coordinatore nazionale ONA, secondo il pensiero del nostro Presidente, Avv. Ezio Bonanni, difensore delle vittime dell’amianto e degli altri cancerogeni.

La presa di coscienza di una morte certa

Sin dal principio, ho preso coscienza di dover morire per via dell’amianto e quindi di essere già sul patibolo. Mi sono state già inferte le fibre di amianto che mi uccideranno perché, naturalmente non posso né voglio chiedere il colpo di grazia, e cioè quella pallottola alla nuca che mi libererebbe di questa sofferenza, fisica e morale.

Ho infatti una seconda moglie e altri due figli minorenni in tenera età, che purtroppo rimarranno orfani del loro padre. Ucciso dall’amianto, e quindi resisto anche per loro. Affronto tutte le sofferenze che queste fibre di amianto mi provocano, perché ho l’asbestosi con le complicazioni cardiache, e quindi ho difficoltà a respirare, dolori al petto e dolori di ogni tipo. Questa vita così non può essere considerata vita, però debbo vivere per lottare. Perché altri non debbano subire questa sorte e vivo per i miei figli, tra i quali Anna di 10 anni e Matteo di 4 anni, quest’ultimo è nato quando già avevo l’asbestosi.

Dobbiamo lottare per la bonifica, in modo che si evitino altre esposizioni e quindi altre malattie e morti, una scia di lutti che dobbiamo bloccare.

Ho capito che l’unica fibra di amianto non pericolosa per la salute è quella che non respiriamo. Le bonifiche costituiscono l’unica soluzione in grado di poter garantire una soglia di rischio pari a “Zero”. Per questo ho deciso di impegnarmi giorno e notte, disteso sul mio letto di sofferenze, per ottenere la punizione dei colpevoli di questi crimini e, soprattutto, la bonifica. Dobbiamo essere in molti, chiedo, in qualità di coordinatore dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che l’appello rivolto dal Presidente, Avv. Ezio Bonanni, ad iscriversi all’Associazione venga raccolto da tutti gli uomini liberi e onesti, che non tollerano la prosecuzione di questo genocidio, nascosto e dimenticato.

Quali e quanti sono i siti contaminati dall’amianto?

Nel nostro Paese l’amianto era utilizzato in modo indiscriminato ed è entrato nella composizione di oltre 3.000 prodotti di uso comune a diretto impatto con la popolazione. Oggi la situazione è drammatica, perché sono circa 42.000 siti contaminati. Si aggiungono a più di 1.000.000 di micrositi e 40.000.000 di tonnellate di materiale contenente amianto. Purtroppo il fenomeno epidemico ha raggiunto circa 6.000 morti l’anno per patologie asbesto correlate. Risultano fortemente in aumento, mentre si riduce l’età in cui si riscontra l’insorgenza delle stesse. Ciò che più mi rattrista e mi addolora è che sono circa 2.400 le scuole in Italia, dove è riscontrata la presenza di amianto. Risultano quotidianamente esposti al micidiale cancerogeno circa 350.000 tra studenti, docenti e personale scolastico.

L’ennesimo fallimento di Stato, davanti al quale non possiamo assolutamente arrenderci davanti a chi ci impone il silenzio a qualunque costo. Non possiamo accettare che davanti a tutto quanto sta accadendo, la risposta dello Stato sia quella di guadagnare il tempo necessario, affinché il fuoco della Vita si spenga e resti solo cenere. Non è questa la soluzione per quella che al momento risulta essere una strage senza fine. Ringrazio l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale sull’Amianto ONA Onlus, per avermi dato la possibilità di donare al prossimo il mio tempo, e spero che il nostro operato, di uomini e donne di coscienza, possa contribuire fattivamente alla realizzazione di un mondo migliore, senza amianto, senza cancerogeni, senza cancro.

Amianto, diossina e benzene: un cocktail di cancerogeni

Hotel Enea diossina
Amianto, diossina e benzene

Oggi, sabato 24.06.2017, presso l’Hotel Enea (Via del Mare, 83) a Pomezia, alle 16.30, si terrà un’assemblea pubblica per eleggere gli Organi Direttivi del Comitato ONA Pomezia.

Nell’incontro si discuterà soprattutto dei rischi ambientali che non sono solo legati alla vicenda EcoX, ma anche ad altri episodi e comportamenti errati avvenuti in zona.

L’incontro si svolgerà presso l’Hotel Enea

L’incendio dello stabilimento EcoX di Pomezia, dello scorso 5 maggio, paradossalmente desta più preoccupazione per la dispersione di diossina e degli IPA.

Tuttavia, non è da trascurare l’amianto presente nelle coperture dello stabilimento.

La cittadinanza continua a rivolgersi all’Osservatorio Nazionae Amianto, la quale sollecita il Sindaco ad esercitare i suoi poteri di sanità pubblica, per rimuovere le condizioni di rischio legate alla città di Pomezia.

Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare!

Evento ONA Pomezia: appuntamento è per sabato 24 giugno

Hotel Enea diossina
Amianto, diossina e benzene

Oggi, sabato 24.06.2017, presso l’Hotel Enea (Via del Mare, 83) a Pomezia, alle 16.30, si terrà un’assemblea pubblica per eleggere gli Organi Direttivi del Comitato ONA Pomezia e per discutere dei rischi ambientali non solo legati alla vicenda EcoX.

Dispersione di diossine, le preoccupazioni dell’ONA

L’incendio dello stabilimento EcoX di Pomezia, dello scorso 5 maggio, paradossalmente desta più preoccupazione per la dispersione delle diossine e degli IPA, piuttosto che per l’amianto presente nelle coperture dello stabilimento.

La cittadinanza continua a rivolgersi all’Osservatorio Nazionale Amianto, la quale sollecita il Sindaco ad esercitare i suoi poteri di sanità pubblica, per rimuovere le condizioni di rischio legate alla città di Pomezia.

Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare!

AUSL Umbria 2 citata in giudizio per malasanità

Sanità, Capaldini
Sanità

Il rischio amianto all’interno di Ferrovie dello Stato

Virgilio Capaldini, ex dipendente delle Ferrovie dello Stato, si è ammalato di mesotelioma da amianto che, a causa di una mancata sorveglianza sanitaria, è  diagnosticato in ritardo.

Inoltre, durante la prima toracoscopia, effettuata presso l’Ospedale Civile di Foligno, il medico effettuò un talcaggio tra i foglietti della pleura, senza nemmeno aspettare l’esito dell’esame bioptico. Questo provocò in seguito l’impossibilità di praticare un intervento chirurgico che, forse, avrebbe potuto cambiare l’esito di questa storia.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso l’Avv. Ezio Bonanni, assiste i familiari del Sig. Capaldini Virgilio, lavoratore nelle Grandi Officine Riparazioni di Foligno, deceduto per mesotelioma da amianto, non diagnosticato e non curato, dall’Ospedale Civile di Foligno.

“Insistiamo per la creazione di un centro di riferimento di patologie asbesto correlate per l’Umbria. Per una più capillare sorveglianza sanitaria e per l’immediato risarcimento dei danni subito dai lavoratori dell’amianto, privati di cure tempestive. La Regione Umbria e la AUSL Umbria 2 si assuma le sue responsabilità per il caso del Sig. Virgilio Capaldini”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

L’ex dipendente delle Ferrovie dello Stato, adibito alla manipolazione di materiali di amianto era ormai in pensione, e avendo difficoltà respiratorie si era rivolto ai medici che non gli hanno diagnosticato il mesotelioma, anzi lo hanno tranquillizzato per più di un anno. Poi la scoperta nell’estate 2012 e l’agonia fino al novembre 2015.

Le dichiarazioni dello stesso Capaldini

“Dopo quello che è successo a mio padre è difficile fidarmi nuovamente di chi dovrebbe utilizzare la scienza e la coscienza per salvare vite umane. Per più di un anno intero, nonostante le recidive, ci hanno ripetuto che potevamo stare tranquilli e che mio padre non aveva nulla di grave. Pur avendo già i sintomi della malattia e sapendo che mio padre aveva lavorato l’amianto, durante la prima toracoscopia, il medico non ha nemmeno aspettato l’esito dell’esame bioptico. Effettuando un talcaggio tra i foglietti della pleura che ha pregiudicato ulteriormente mio padre. Perché, una volta diagnosticata la malattia, ha poi impedito di eseguire l’operazione chirurgica. Questa non è malasanità? Questa non è imperizia? Ora voglio giustizia, attendo fiduciosa l’udienza civile del 01.12.2017. Spero che anche nel penale ci possa essere il rinvio a giudizio dei responsabili con adeguati provvedimenti nei loro confronti. Ma sopra ogni altra cosa io chiedo, anzi “pretendo” che alla parola Amianto ogni struttura sanitaria in Italia, sia preparata a ricevere e riconoscere le patologie Asbesto correlate! Senza questo risultato qualsiasi sentenza verrà pronunciata, sarà da considerare come un fallimento del nostro stato sociale”, dichiara la Sig.ra Monia Capaldini.

Virgilio doveva maneggiare l’amianto nelle Officine Grandi Riparazioni di Foligno delle Ferrovie dello Stato, di cui era dipendente: venivano riparate le vetture ferroviarie, spruzzate con la crocidolite, il famoso amianto blu, utilizzato dalle Ferrovie dello Stato.

La diagnosi di mesotelioma del Signor Virgilio

Nell’estate del 2011, il Sig. Virgilio, a seguito di dolori al petto e difficoltà respiratorie, si è recato all’Ospedale Civile di Foligno dove è stato ricoverato il successivo 22.07.2011.

I medici prima lo allarmano e poi, nonostante l’esposizione ad amianto, abbia già le placche e gli ispessimenti pleurici da amianto, e i classici sintomi del mesotelioma, lo rimandano a casa e lo tranquillizzano.

Ma lui continua a stare male, si aggrava e poi a Perugia, l’estate dopo, l’agghiacciante scoperta. Ha un mesotelioma provocato dall’amianto, non diagnosticato l’anno prima e soprattutto a causa del talcaggio praticato è impossibile praticare l’intervento chirurgico, che pure sarebbe possibile nel 2012 quando finalmente diagnosticato il mesotelioma.

Inizia così il calvario della chemioterapia e radioterapia: caduta di capelli, dimagrimento, dolori atroci, impossibilità a respirare anche con l’ossigeno, senso di soffocamento.

Virgilio ha ancora la forza di depositare la denuncia ai Carabinieri, dove chiede che si proceda penalmente contro quei sanitari che gli hanno tolto la vita, negandogli la diagnosi, le terapie e cure e che hanno praticato il talcaggio, rendendo quindi poi impossibile l’operazione chirurgica… fino all’ultimo respiro (19.11.2015) egli ha invocato giustizia dal letto dell’ospedale.

I familiari, già costituiti parti offese nel procedimento penale, chiedono i danni alla AUSL Umbria 2 e alla Regione Umbria, citate davanti al Tribunale di Perugia per l’udienza dell’01.12.2017.

L’ONA trascina in Tribunale il Comune di Siracusa

Amianto a Siracusa
Amianto Siracusa

 

Parla la Sig.ra Tiziana Blanco, figlia del Sig. Michelangelo, dirigente dell’ufficio elettorale del Comune di Siracusa, deceduto per mesotelioma pleurico.

Michelangelo Bianco: un’altra vittima innocente

Foto del luogo di lavoro della vittima

L’amianto, in Sicilia, non risparmia nessuno. Uccide anche gli impiegati. E’ stato così per il Sig. Michelangelo Blanco, dirigente ufficio elettorale del Comune di Siracusa, che, dopo un’agonia di oltre un anno e mezzo, il 29.07.2016 è deceduto per mesotelioma pleurico.

L’amianto, questo assassino, non risparmia nessuno: uccide uomini, donne, giovani, e, molto spesso, a pagarne le conseguenze sono anche le mogli di coloro che lo hanno maneggiato e lavorato.

Il Sig. Michelangelo Blanco, per 42 anni ha lavorato presso il Comune di Siracusa in una struttura contenente amianto, respirando queste fibre che, giorno dopo giorno, gli hanno “pirciatu” (bucato) i polmoni, uccidendolo.

Non ci sta l’Osservatorio Nazionale Amianto così come non ci stanno le persone oneste e libere a rimanere inerti di fronte a questa strage giornaliera, mentre le istituzioni restano sorde cieche e mute: mi riferisco alla Regione Sicilia e alla L.R. n. 10 del 2014, ideata e predisposta dall’On.le Pippo Gianni ma ancora inattuata, e al fatto che troppo spesso i figli sono costretti a piangere i genitori.

La posizione dell’ONA e dell’On.le Pippo Gianni

La gente continua a morire e chi dovrebbe tutelarci non lo fa. L’amianto è come la Dea Fortuna, Bendata, e può colpire chiunque. Tutti coloro che ad oggi sottovalutano il rischio dell’amianto un domani potrebbero esserne anche loro vittime”, dichiara l’On.le Pippo Gianni.

Per questo oggi (22.06.2017), abbiamo chiesto al Comune di Siracusa di risarcire i danni ai figli della vittima e, nei prossimi giorni, fatti e circostanze verranno poste a conoscenza dell’Autorità Giudiziaria per verificare tutte le responsabilità, anche in ordine alla mancata attuazione della L.R. n. 10 del 2014. Certamente non abbiamo intenzione di retrocedere, o di abbandonare la trincea”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

La pensa così anche il Sig. Calogero Vicario, Coordinatore ONA Sicilia, “Continueremo a dare battaglia per il rispetto dei diritti dei lavoratori siciliani e siracusani. Il Presidente della Regione, nonostante abbia il potere per emettere atti equipollenti equivalenti agli atti di indirizzo ministeriale, non provvede ad emanare alcun provvedimento, di conseguenza i lavoratori sono obbligati ad intraprendere atti legali. Siamo stanchi di veder morire lavoratori e familiari. Non è giusto morire a causa del proprio lavoro. Ci chiediamo le ragioni di tanto ostracismo nei nostri confronti e una risposta dalle istituzioni, primo fra tutti il Presidente della Regione On.le Crocetta, che fa parte di diritto delle riunioni del Consiglio dei Ministri”.

Luogo di lavoro della vittima

 

La Sig.ra Tiziana Blanco, figlia del Sig. Michelangelo, distrutta dal dolore, e che ha perso recentemente anche la madre per una malattia degenerativa che alcuni associano anche all’amianto, ha rilasciato la seguente intervista:

Sig. ra Tiziana ci parli un po’ di suo padre, il Sig. Michelangelo Blanco

Mio padre era una persona splendida, ma non lo dico solo perché era mio padre. Un uomo vitale, generoso e un gran lavoratore e purtroppo è stato proprio questo ad ucciderlo. Ha lavorato per 42 come Dirigente dell’ufficio elettorale del Comune di Siracusa, dal 1961 al 2003 quando è andato in pensione. Mio padre viveva in quell’ufficio, in quei corridoi. Ancora ricordo quando da bambina, io e mio fratello Lorenzo, andavamo a trovarlo, fieri di vederlo all’opera e di sentire i suoi colleghi parlare sempre bene di lui. Ma se adesso ripenso che quei corridoi, con tutte quelle librerie e quei faldoni che da piccola mi incuriosivano tanto, sono stati il luogo in cui mio padre è entrato in contatto con l’amianto che ha causato il suo decesso lo scorso luglio 2016 non riesco a darmi pace.

Tiziana come fa a sapere con certezza che ci sia dell’amianto nella struttura?

Io e mio fratello, una volta diagnosticata la malattia di mio padre, mesotelioma pleurico, siamo andati alla ricerca della causa. Non è stato difficile intuire che si trattasse del luogo di lavoro. Siamo tornati li e abbiamo visto dagli uffici del primo piano i tetti dei 2 corridoi, a se stanti, staccati dal resto, e da lì abbiamo confermato le nostre supposizioni: la copertura del tetto è in eternit, tra l’altro neanche in buone condizioni.

Gli stessi dipendenti che sono ancora lì in servizio mi hanno detto che molto spesso quando piove ci sono delle infiltrazioni di acqua, e non devo certo dirvelo io quanto questo sia pericoloso. Adesso che ci penso ricordo bene che anche in passato quando andavo a trovare mio padre in ufficio c’erano queste bacinelle a terra proprio per raccogliere l’acqua piovana. Non avrei mai immaginato che tutti questi fossero dei segnali che, magari, se interpretati da subito correttamente avrebbero dato più chance a mio padre.

Quindi Tiziana lei ci sta dicendo che in questi uffici ci sono ancora dipendenti?

Assolutamente si! Infatti non riesco proprio a capire. Se penso non solo ai dipendenti, ma anche al pubblico che quotidianamente entra in questi uffici, ma come si fa?! Io ho cercato in tutti i modi di avvertire tutti, informandoli di quanto è accaduto a mio padre. Loro lo adoravano e poi, ho saputo che mio padre non è l’unica persona deceduta all’interno di quell’ufficio; nel giro di pochi anni 5 donne sono morte di tumore. Mi sembra una strana coincidenza. Io al posto loro mi sarei fatta sentire, anche perché le patologie asbesto correlate si presentano dopo molti anni, di conseguenza nemmeno loro sono totalmente al sicuro. Ma come si può rischiare così?

Suo padre quando si è ammalato?

Mio padre ha cominciato ha cominciato a stare male nel 2011. Quello che sembrava un semplice affanno con versamento pleurico si è scoperto essere, nel 2015, un mesotelioma pleurico. Inutile cercare di descrivere lo stato d’animo di tutti. Mio padre, un uomo di grande cultura, si è subito documentato ed ha cominciato a fare ricerche sulla malattia, scoprendo subito che purtroppo non aveva alcuna speranza di guarigione. Gli ultimi mesi sono stati terribili per lui ma anche per noi. Non può immaginare quanti rimorsi o senza di colpa abbiamo, “Avremmo potuto fare di più” “Magari se avessimo provato quest’altra cosa”, ma del resto quale figlio non se li creerebbe? In quello stesso periodo si è anche aggravata mia madre, allettata con un respiratore e deceduta anche lei poco dopo mio padre.

La vostra vita quindi è stata totalmente sconvolta

Io ho rinunciato a tutto. Sono sempre stata una fotografa ma per stare dietro ai miei genitori ho dovuto lasciare il lavoro. Adesso mi ritrovo senza lavoro e senza casa. Purtroppo tutti i nostri risparmi sono stati utilizzati per i viaggi per le cure e per le visite specialistiche. Insomma l’unica ad averci guadagnato in tutta questa vicenda è stata l’INPS. Mio fratello ha un bambino piccolo che non è riuscito a godersi il nonno e viceversa. Mio padre non ce lo ridarà nessuno però spero almeno che tutto questo possa servire per salvare altre persone.

Cosa intende fare adesso?

Ho conosciuto l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente Osservatorio Nazionale Amianto, nel febbraio del 2017, durante un convegno organizzato dall’ONA nella città di Siracusa. Quando ho sentito che il Capo di Gabinetto dell’Assessore Regionale parlava, parlava e parlava, solo parlava, per quanto riguarda la mancata attuazione della legge siciliana sull’amianto, sono scoppiata in lacrime. Pensando al fatto che la legge prevedeva l’istituzione di una struttura al Muscatello di Augusta, che invece non c’è ancora.

Noi siamo dovuti andare, peregrini, come i primi immigrati, nel nord Italia per cercare una terapia per nostro padre, che, sventurato, era ormai stato distrutto dall’amianto, ed era già moribondo. Una sorveglianza sanitaria avrebbe potuto salvare la sua vita. Invece non è stato così perché alcuni politici hanno deciso di non applicare la legge. Mi sono affidata nelle mani dell’ONA, perché trascini in Tribunale il Comune di Siracusa e la Regione Sicilia, per ottenere il riconoscimento di malattia professionale, e il risarcimento danni.