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venerdì, Agosto 21, 2026
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Ferroviere muore per mesotelioma e viene risarcita la vedova

Stazione Termini, ferrovie
Stazione Termini

Risarcita la vedova di ex ferroviere deceduto per amianto

L’INAIL, dopo 9 anni, liquida a Morelli Lorenza, vedova del Sig. D’Angelo Bruno, la rendita di reversibilità, dopo aver negato per anni il riconoscimento del diritto. Fino a quando il Tribunale di Roma ha condannato l’INAIL, accogliendo le richieste dell’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA e legale dei famigliari.

“L’INAIL ha per anni negato il diritto di Morelli Lorenza a vedersi liquidata la rendita. Dopo 9 anni il Tribunale di Roma le ha reso giustizia. La sentenza è ormai passata in giudicato, per cui ora dovrà essere rivalutata anche la pensione INPS e le Ferrovie dovranno risarcire i danni.

Purtroppo, giorno dopo giorno, abbiamo sempre nuove segnalazioni di casi di patologie asbesto correlate tra gli ex ferrovieri. Occorrerebbe la costituzione di un fondo per l’automatico risarcimento delle vittime, senza che sia necessario ogni volta dover agire in giudizio” così dichiara l’Avv. Ezio Bonanni.

Il caso del ferroviere Bruno D’Angelo

Bruno D’Angelo ha lavorato nelle Ferrovie dello Stato, scalo di San Lorenzo e stazione Termini, e poi presso la FATME, ed è morto di mesotelioma il 26.10.2008. Bruno era un uomo pieno di vita e voleva continuare a vivere.

Così lo descrivono gli amici e conoscenti, anche quando era sul letto con la bombola di ossigeno di 8kg e faticava a respirare per via dell’asbestosi e del mesotelioma.

Triste sorte quella di Bruno, identica quella di Vincenzo e di Franco, pure loro in servizio presso lo scalo di San Lorenzo e la stazione Termini delle Ferrovie dello Stato. Morti per amianto, la fibra killer che ha creato una strage tra i ferrovieri.

Sono state le stesse Ferrovie dello Stato a confessare che l’amianto era stato da loro utilizzato nelle installazioni, nelle vetture ferroviarie, nelle locomotive e perfino nelle stazioni. L’amianto presente nella stazione Termini di Roma è stato rimosso soltanto nel 2004.

L’INAIL ha costituito la rendita e ha pagato gli arretrati alla vedova, ma questo non è sufficiente secondo l’Avv. Ezio Bonanni, che quindi si avvia a proporre un’azione legale di

mesotelioma

risarcimento danni a carico delle società che si sono succedute in seguito alla privatizzazione delle Ferrovie dello Stato.

Un dolore vivo che prende forma nelle parole e nei ricordi. Una ferita che non conosce consolazione e una battaglia dignitosa e coraggiosa quella della signora Daniela D’angelo. Che ha perso il padre, un’altra sfortunata, incolpevole vittima dell’amianto che come un killer silenzioso, beffardo e nascosto si insinua e colpisce, spesso senza pietà.

Signora Daniela, ci racconta la storia di suo papà?

“Si chiamava Bruno, era nato Roma nel 1923, i suoi genitori hanno vissuto più di novant’anni, lui purtroppo invece non ha avuto la stessa fortuna. Fu suo zio, capostazione, a “introdurlo” nel mondo delle Ferrovie dello Stato, dove fu assunto agli inizi degli anni ’60, attraverso una delle tante cooperative che forniva mano d’opera.

Mi ricordo quando da bambina andavo a prendere la befana organizzata per i dipendenti con mio padre ancora nella sua polverosa tuta da lavoro, lo abbracciavo, in quel periodo non ci si cambiava sul posto, gli indumenti venivano lavati in casa da mia madre, nessuno pensava all’ amianto.

Anche quando molto tempo dopo sono iniziati i problemi ai polmoni, la difficoltà a respirare, durante i numerosi ricoveri le diagnosi sono state di bronchite, polmonite, tanto che spesso in famiglia lo abbiamo rimproverato di essere stato un fumatore, invece, ora che conosco l’origine del suo male provo persino rimorso.

L’estate il momento peggiore, per cercare di alleviare i sintomi. Portavo mio padre nella casa fuori in collina. Poi a seguito di una crisi respiratoria più acuta delle altre nell’agosto del 2008 lo hanno ricoverato a Tivoli.

Gli accertamenti hanno dato come esito mesotelioma, ci hanno spiegato la natura e la gravità della situazione e hanno attivato gli interventi terapeutici possibili, come aspirare l’acqua dai polmoni e fornire ossigeno. Dopo la dimissione dall’ ospedale, però, non ci sono stati miglioramenti, anzi il declino fisico di mio papà inizia ad essere

Mesoteliomacostante ma la cosa più straziante è che è rimasto lucido fino agli ultimi giorni, giorni di sofferenza per lui, per noi, per tutta la nostra famiglia.

I ricordi della Signora Daniela

Ricordo ancora la sua scrivania piena di medicinali da somministrare a intervalli sempre più brevi, i tanti assistenti a domicilio, le bombole dell’ossigeno e i tanti altri presidi medici in giro per casa. Sopra ogni cosa quell’uomo intelligente, appassionato di enigmistica, spigliato e bravo in matematica, attento ai bisogni della famiglia con cui ha avuto un rapporto di complicità, ha condiviso passioni e passatempi quasi un amico che mi domanda: “Dimmi la verità, sto morendo?”.

Io negavo e continuavo a pregare per lui, non lo abbiamo mai lasciato solo. Ho solo un rimorso: l’ultima notte mi sono allontanata per pochi secondi dalla stanza, era già in coma e comunque c’era mia madre ma è proprio in quel momento che è successo, è morto.

Avrei voluto che l’infermiere che appena poche ore prima gli aveva inserito l’ago addominale per la morfina mi avesse detto più chiaramente che mancavano poche ore, avrei continuato a parlargli ogni secondo sperando mi sentisse. Forse non mi crederà, io continuo a sentirlo vicino, nell’ affrontare ogni difficoltà della mia vita e perfino i tanti piccoli intoppi del quotidiano, se chiedo, sento che lui mi ascolta e mi aiuta a trovare una soluzione”.

Quando avete conosciuto l’Avv. Bonanni?

“Quando in famiglia abbiamo deciso di intraprendere un’azione legale per fare luce sulla morte di mio papà, abbiamo scoperto l’attività dell’ avvocato Bonanni e della sua associazione. Abbiamo sempre avuto fiducia massima in lui e nel suo operato e non ci siamo sbagliati, non solo per l’altissima professionalità e competenza ma anche per il cuore che in oltre 9 anni di lunghe udienze non è mai venuto meno e ha fatto la differenza fino a che siamo riusciti ad ottenere il riconoscimento di vittima per mesotelioma da parte dell’Inail”.

L’ONA al Ministero della Salute

Ministero della salute
Ministero della salute

L’ONA incontra il sottosegretario di Stato Davide Faraone

Lo aveva detto l’On.le Davide Faraone, sottosegretario al Ministero della Salute e renziano di ferro, “Riceverò le vittime dell’amianto”. Non avrebbe potuto fare altro perché era in visita ad Augusta che fa parte del c.d. triangolo della morte: Gela, Ragusa e Siracusa/Augusta, così lo ha definito l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, di fronte ai dati epidemiologici e anche alla statica ignavia degli organi della Regione Siciliana, ancora al palo nell’applicazione della Legge n. 10/2014.

“Non possiamo più tollerare questo stato di assenza di bonifiche dei luoghi di vita e di lavoro, così come la staticità delle istituzioni, in particolare della Regione Sicilia e l’assenza di sorveglianza sanitaria e di istituzione del polo di riferimento per le patologie asbesto correlate presso l’ospedale di Augusta. Spero che la politica nazionale intervenga, altrimenti ci vedremo nostro malgrado costretti ad altre azioni giudiziarie, quando invece vorremmo navigare e remare tutti insieme per tutelare l’ambiente e la salute con le bonifiche, con un migliore sistema sanitario e con degli enti previdenziali come l’INPS e l’INAIL non ostili con i lavoratori esposti e vittime dell’amianto, che ancora da tempo attendono il giusto prepensionamento e il giusto risarcimento, in Sicilia come nel resto d’Italia”, dichiara il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, Avv. Ezio Bonanni.

Il prossimo martedì 18 luglio, alle ore 17, la delegazione dell’ONA sarà composta dal presidente, Avv. Ezio Bonanni, dal Sig. Calogero Vicario, coordinatore ONA Sicilia, dal Dott. On.le Pippo Gianni, del coordinamento del Comitato Tecnico-scientifico dell’ONA Nazionale, dal Sig. Calogero Frisenda, ONA Sicilia, dal prof. Pietro Sartorelli, Responsabile Medicina del Lavoro Università di Siena e dalla coordinatrice dei rapporti con la stampa, Dott.ssa Fabrizia Nardecchia.

L’impegno dell’ONA per tutelare le vittime amianto.

L’Osservatorio Nazionale sull’Amianto – ONA ONLUS – è un’associazione di utilità sociale, iscritta all’Anagrafe delle ONLUS dell’Agenzia delle Entrate con prot. 79949 del 6 Dicembre 2010; accreditata dal Ministero della Salute nell’Elenco in rete del volontariato della salute; iscritta al n. 852 dell’Albo delle Associazioni della Provincia di Roma con determina n. 1849 del 22.04.2013 e ha sede legale in Roma, Via Crescenzio, n.2 – 00193 (Codice Fiscale: 97521310587). L’ONA assiste tutti coloro che hanno subito danni per esposizione ad amianto e ad altri cancerogeni. Grazie all’assistenza dell’ONA e dell’Avvocato Ezio Bonanni è possibile ottenere la tutela dei tuoi diritti e il risarcimento di tutti i danni provocati dalla fibra killer. 

Piattaforma propositiva dell’ONA:

Istituzione della sorveglianza sanitaria su tutto il territorio nazionale;

Immediata applicazione delle norme sul prepensionamento immediato dei lavoratori malati per effetto dell’art. 1, comma 250, L. 232/16;

Immediata applicazione, in via amministrativa, delle norme sull’aumento delle contribuzioni per i lavoratori esposti in base all’art. 13 comma 8 L. 257/92, senza che sia necessaria l’azione giudiziaria;

Riconoscimento immediato delle rendite in favore dei lavoratori ammalati per amianto, senza la necessità di lunghe e costose azioni giudiziarie;

Punizione di tutti coloro che hanno esposto i lavoratori all’amianto e agli altri cancerogeni provocando le patologie, con l’abolizione della prescrizione dei reati commessi con violazione della normativa sulla sicurezza sul lavoro;

Incremento del Fondo Vittime Amianto.

I numeri della strage in Italia.

Seimila decessi per patologie asbesto correlate. Infatti ai più 1500 decessi a causa del mesotelioma, vanno aggiunti almeno 3000 decessi in seguito a tumori polmonari causati dall’amianto, e a questa drammatica contabilità debbono essere poi aggiunte tutte le altre patologie, che portano l’Associazione a tale stima.

I numeri della strage in Sicilia.

La Sicilia ha pagato un altissimo tributo in termini di vite umane in quanto l’ONA ha censito 947 mesoteliomi, per il periodo che va dal 2000 al 2011, per una media che nell’ultimo periodo sfiora i 100 casi per ogni anno.

Poiché il mesotelioma è il “tumore sentinella” e poiché i decessi per tumore polmonare sono almeno il doppio – quindi 200 decessi solo per tale patologia –  si stima che questa macabra contabilità porti già a 300 vite umane spezzate a cui vanno ad aggiungersi tutti gli ulteriori decessi causati dalle altre patologie asbesto correlate come tumore alla laringe, faringe, esofago, fegato, colon e ovaio, per non parlare dell’asbestosi, placche pleuriche ed ispessimenti pleurici e le complicazioni cardio-vascolari (art. 145 DPR 1124 del 1965, modificato con l’art.4 della Legge n.780 del 1975).

Per cui l’Osservatorio Nazionale Amianto calcola in più di 600 i decessi per patologie asbesto correlate alla sola Sicilia nel 2016.

Il ReNaM, per quanto riguarda i mesoteliomi, stabilisce che la Sicilia ha un’incidenza del 5,3% su base nazionale (dati aggiornati nel VII Rapporto Mesoteliomi).

Si tratta di dati sottostimati, in quanto in molti casi i cittadini siciliani debbono emigrare in Nord Italia per poter ottenere la diagnosi e per veri e proprio viaggi della speranza, per cui molti casi non vengono censiti.

Per ulteriori fonti:

– Registro Mesoteliomi 1998 – 2014 – decessi certi n. 1286 (pag. 5);

– Registro mesoteliomi 1998 – 2009 – decessi certi n. 850 (pag 4) + 436. Dai dati spicca tra tutte Siracusa

Pensioni amianto, l’Avvocato Ezio Bonanni spiega

Avv. Ezio Bonanni
Avv. Ezio Bonanni

Riconosciuti i benefici amianto per i lavoratori esposti

L’ordinamento riconosce benefici sulla pensione per i lavoratori che sono stati esposti all’amianto o che hanno contratto malattia professionale.

I lavoratori che hanno contratto patologie asbesto correlate hanno diritto alla rendita INAIL, ai benefici contributivi per esposizione ad amianto e al risarcimento dei danni. Nel caso di riconoscimento dell’origine professionale dell’asbestosi, mesotelioma e tumore polmonare, si ha diritto all’immediato pensionamento anche se non sono stati raggiunti i limiti di età e l’anzianità contributiva, in seguito all’entrata in vigore dell’art. 1 comma 250 L. 232/16.

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, spiega chi può accedere al prepensionamento e come fare per richiedere l’assistenza legale.

Pensioni amianto, intervista all’avvocato Ezio Bonanni

Pensioni amiantoAvvocato Ezio Bonanni chi ha diritto al prepensionamento?

Tutti coloro che sono stati esposti ad amianto nel periodo lavorativo. Queste persone hanno un’aspettativa di vita inferiore rispetto a tutti gli altri, a causa delle capacità fibrogene e cancerogene di questi minerali, con cui sono stati in contatto. Vi è una responsabilità dello Stato, perché ha messo al bando tali minerali sono con la L. 257 del 1992 (Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto), che perciò contiene, all’art. 13, una serie di norme in favore di questi lavoratori. Le pensioni sono un loro diritto.

Avvocato, i lavoratori malati di patologie asbesto correlate possono chiedere di andare in prepensionamento se non hanno ancora raggiunto l’età e l’anzianità contributiva?

Assolutamente sì!

Per i lavoratori affetti da patologie asbesto correlate rimane fermo il diritto alla rivalutazione del periodo lavorativo in esposizione ad amianto con il coefficiente 1,5, di cui all’art. 13 co. 7 L. 257 del 1992, che nella maggior parte dei casi permette di maturare la necessaria anzianità contributiva che porta al prepensionamento.

Inoltre, i lavoratori malati di mesotelioma, tumore polmonare e asbestosi hanno diritto ad accedere al trattamento pensionistico di inabilità, senza alcuna limitazione dovuta all’età, all’anzianità contributiva e al grado invalidante, secondo quanto stabilito dall’art. 1, comma 250, Legge 232 del 2016.

In questo modo, quei lavoratori che, anche con le maggiorazioni dei benefici amianto pari al 50% del periodo di esposizione (art. 13 co. 7 L. 257 del 1992), non hanno ancora maturato il diritto a pensioni, possono comunque accedere immediatamente alla pensione di inabilità, così come stabilisce e spiega l’art. 1 co. 250 della L. 232 del 2016. Per saperne di più è possibile consultare il sito istituzionale alla voce avvocato Ezio Bonanni – esposizione all’amianto – danni da amianto.

Non sono rari i casi di insorgenza di patologie asbesto correlate in lavoratori ancora giovani o che hanno lavorato pochi anni in esposizione ad amianto e la cui maggiorazione, quindi, non è sufficiente alla maggiorazione dell’ordinario trattamento pensionistico.

Questi lavoratori erano costretti alla via crucis dei continui controlli e certificazioni sanitarie per periodi di malattia e delle Commissioni per comunque accedere al pensionamento di inabilità (ricorso amianto), e non sempre ne maturavano il diritto, essendo così costretti, nella maggior parte dei casi, a continuare a lavorare, alternando ricoveri ospedalieri e trattamenti sanitari.

L’INPS sta ritardando l’applicazione di questa norma ma non lo potrà fare per molto.

Avvocato Ezio Bonanni, visto che l’INPS nega l’applicazione della legge sulle maggiorazioni amianto, come possono i lavoratori esposti ad amianto ottenere la maggiorazione contributiva per esposizione ad amianto?

L’art. 13 co. 8 della L. 257 del 1992 attribuisce il diritto al prepensionamento, e alla rivalutazione dei ratei pensionistici, con il coefficiente 1,5, a tutti i lavoratori, che siano stati professionalmente esposti a polveri e fibre di amianto. La rivalutazione con il coefficiente 1,5 è legittima (Corte Costituzionale, sentenza n. 5 del 2000), perché i lavoratori esposti ad amianto hanno un’aspettativa di vita inferiore, per i danni che le fibre provocano comunque all’organismo umano.

Nel tempo, la Giurisprudenza e il Legislatore hanno più volte limitato e ristretto la platea dei lavoratori e anche la stessa entità della maggiorazione contributiva:

– sono stati introdotti i limiti di soglia (100 ff/ll);

 il coefficiente è stato ridotto ad 1,25, utile ai soli fini della rivalutazione della prestazione, senza prepensionamento (art. 47 co. 1 della L. 326 del 2003) e con l’onere di depositare la domanda di certificazione all’INAIL entro il 15.06.2005, pena la decadenza;

– i casi nei quali si applica la norma originaria: coefficiente 1,5  e con salvezza dalla decadenza anche per coloro che non hanno depositato la domanda all’INAIL entro il 15.06.2005 (art. 47 co. 6 bis della L. 326 del 2003 e art. 3 co. 132 della L. 350 del 2003). 

>Più ampiamente Benefici contributivi per esposizione ad amianto

– la tagliola della Legge Fornero e come uscirne: non è applicabile per coloro che hanno ottenuto una maggiorazione contributiva, ovvero, per coloro che, anche per effetto delle maggiorazioni amianto, avessero maturato il diritto prima del 31.12.1991.

– la decadenza triennale: è un altro ostacolo nel percorso. Il lavoratore deve chiedere all’INPS di vedersi riconosciute le maggiorazioni contributive per esposizione ad amianto (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, sentenza n. 11399 del 2012 e seguenti. Mentre prima non era così ed era l’Ente a dover accreditare direttamente in applicazione della legge). Entro 120 giorni dal deposito della domanda, l’Ente deve pronunciarsi. In assenza, il silenzio si intende come rigetto. In caso di rigetto, anche silenzio / rigetto, si deve proporre ricorso al Comitato Provinciale INPS, nel termine di 90 giorni, e in caso di rigetto, ovvero silenzio / rigetto, al 90° giorno dal deposito del ricorso, il procedimento amministrativo è concluso. Inizia a decorrere il termine triennale allo spirare del quale, c’è una decadenza tombale. Il ricorso giudiziario va quindi proposto entro i tre anni dal termine del procedimento amministrativo e comunque non oltre i tre anni e trecento giorni dal deposito della domanda amministrativa (art. 47 del DPR 639 del 1970).

 la prescrizione decennale del diritto: in pratica, decorsi 10 anni, il diritto si prescrive. 

Per ulteriori approfondimenti, consulta i link riportati su ogni singola voce e di nuovo al termine di questa intervista, e in caso di violazione dei diritti, e della necessità di ulteriori chiarimenti, contatta direttamente l’avvocato Bonanni, che provvederà personalmente a valutare ogni singola situazione e segnalazione.

Link esplicativi per ottenere l’accredito delle maggiorazioni contributive / benefici contributivi per esposizione ad amianto:

  • Legge Pensione Amianto
  • Aumento Pensione malati amiant
  • Guida per Pensioni amianto
  • Benefici contributivi, risarcimento danni da esposizione
  • Prepensionamento amianto Legge Forne
  • Pensione amianto atti di indirizzo ministeriali
  • Prepensionamento Ferrovieri
  • Decadenza triennale art.47 D.P.R. 639/70
  • Prepensionamento lavoratori senza domanda INAIL
  • Evitare prescrizione benefici amianto

Ancora al palo Gianfranco Giannoni

Senatrice Sara Paglini
Senatrice Sara Paglini

Gianfranco Giannoni, malato di asbestosi tocca il cuore del Senato

“Con l’amianto non si può scherzare. La burocrazia non può uccidere due volte! Non è giusto!”. E’ con queste parole che oggi la Senatrice Sara Paglini, rivolgendosi alla Vice-Presidente del Senato, Rosa Maria Di Giorgi,  ha evidenziato il caso del Sig. Gianfranco Giannoni, esposto ad amianto durante la sua attività lavorativa a Massa, che ha contratto la malattia killer. Giannoni è difeso e assistito dall’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Gianfranco Giannoni è inchiodato dalla volontà dell’INPS di negare l’applicazione della legge, dietro la trincea della mancata emissione dei decreti attuativi.

Poletti e i suoi uomini non hanno ancora esaurito l’iter per il decreto ed intanto la burocrazia continua ad uccidere…anzi uccide due volte. Il Sig. Giannoni avrebbe diritto ad accedere al prepensionamento, che, secondo l’art. 1, comma 250, della Legge 232/16 stabilisce che tutti i lavoratori affetti da mesotelioma pleurico, mesotelioma pericardico, mesotelioma peritoneale, mesotelioma della tunica vaginale del testicolo, carcinoma polmonare e asbestosi, riconosciuti di origine professionale, ovvero quale causa di servizio, hanno diritto al conseguimento di una pensione di inabilità, ancorché non si trovi nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa. Per cui i lavoratori che hanno contratto mesotelioma, tumore al polmone e asbestosi riconosciuti possono richiedere l’immediato pensionamento, senza limiti di età e anzianità contributiva.

Anche la Senatrice dà voce alle battaglie dell’ONA Onlus e dell’Avv. Ezio Bonanni dichiarando che  “ammalarsi gravemente nei luoghi di lavoro è una delle ingiustizie più inaccettabili. Vedersi riconosciuta una malattia professionale e non ricevere per tempo i propri diritti è atroce”.

“Bene questa iniziativa “, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, da anni impegnato in questa dura lotta in favore dei più deboli e delle vittime del nostro sbagliato sistema industriale, burocratico e politico che distrugge la vita di intere famiglie.

Amianto a Sabaudia: lettera al Sindaco

Antonio Dal Cin, ruggito, finanziere
Antonio Dal Cin

Antonio Dal Cin, l’ormai noto “leone in divisa” dell’Osservatorio Nazionale Amianto, malato di asbestosi, in quanto cittadino di Sabaudia, a causa della sua malattia, provocata dall’amianto, sente ancora più forte la necessità di evitare ogni futura esposizione per i cittadini e lavoratori.

Di seguito la lettera inviata dal Sig. Dal Cin al Primo Cittadino di Sabaudia,  Avv. Giada Gervasi, affinché  intervenga a tutela della salute dei cittadini, preservandoli dai pericoli connessi all’esposizione all’amianto, anche indiretta, così da impedire nuove vittime.

Inoltre, poiché ogni esposizione all’amianto è dannosa alla salute umana, con la presente è stato anche richiesto di avviare un censimento per verificare tutto l’amianto presente sul territorio del Comune di Sabaudia.

Amianto a Sabaudia: lettera di Antonio Dal Cin al Sindaco

Preg.mo Sig. Sindaco,

mi chiamo Antonio Dal Cin, sono cittadino di Sabaudia e per quasi un quarto di secolo sono stato un finanziere, ed ora che sono malato di amianto, sento ancora più forte la necessità di evitare ogni futura esposizione per i cittadini e lavoratori.

In data 8 gennaio 2014, la Sanità militare mi ha riformato e collocato in congedo assoluto, perché affetto da gravi patologie, tra cui l’asbestosi pleurica, malattia potenzialmente mortale, di origine professionale, contratta a seguito di esposizione a polveri e fibre di amianto, in assenza di strumenti di prevenzione tecnica e di protezione individuale, occorsa a Trieste durante i servizi resi alla Nazione dal 1992 al 2004.

In data 10 maggio 2012, ho inoltrato una missiva all’allora sindaco di Sabaudia dott. Maurizio Lucci, con espresso riferimento alla mozione del Consiglio Comunale di Sabaudia, approvata all’unanimità il 20 giugno 2011 (deliberazione n° 27/2011 – amianto), che si intende integralmente riscritta, per cui ho chiesto di avviare un immediato censimento di tutto l’amianto presente sul territorio di Sabaudia, cittadina immersa nel Parco Nazionale del Circeo.

Ho sollecitato di verificare la presenza di amianto di qualunque matrice ed in qualsiasi quantità presso le scuole, a partire dalle materne, negli edifici pubblici, nelle abitazioni private, nei tetti delle stalle dove sono ricoverati gli animali, nei fienili, nelle tettoie e negli altri capannoni presenti nelle campagne, ma anche in città, e non in ultimo, nelle caserme ubicate sul territorio.

Le mie richieste, di esclusivo interesse della tutela della salute dei cittadini e della salvaguardia della salubrità dell’ambiente cittadino, non hanno trovato riscontro, motivazione per la quale rinnovo a Lei, quale Primo Cittadino il mio acclarato appello, affinché  voglia intervenire a tutela della salute dei cittadini, che debbono essere preservati dai pericoli connessi all’esposizione all’amianto, anche indiretta, così da impedire fattivamente che nel tempo si ammalino e muoiano a causa di patologie asbesto-correlate.

La mappatura e la bonifica di tutto il territorio, costituiscono l’unico strumento veramente effettivo ed efficace per impedire che i cittadini siano esposti e sviluppino nel tempo patologie asbesto correlate che sono quasi sempre ad esito infausto.

Ribadisco fortemente che l’amianto è un silicato che uccide nel tempo. Una vera e propria bomba ad orologeria che improvvisamente esplode e uccide senza fare rumore.

Mi permetto anche evidenziare che in Italia sono 2.400 le scuole, stima per difetto, dove è stata riscontrata la presenza di amianto e risultano quotidianamente esposti al cancerogeno circa 350.000 tra studenti, docenti e personale scolastico.

Tale condizione, inevitabilmente, determinerà nel tempo l’insorgenza di patologie asbesto correlate.

Per questo motivo, anche come genitore di due bambini che insieme ad altri centinaia di bambini frequentano le scuole nel Comune di Sabaudia, mi appello affinché si ponga in essere, con carattere di urgenza, la mappatura di tutti gli istituti scolastici, a partire da quelli della prima infanzia, così da poter escludere la presenza di amianto, sia di matrice friabile che compatta e se presente predisporre una immediata azione di bonifica dei locali interessati, quale unico strumento in grado di garantire una soglia pari a “Zero”.

Altresì, mi appello affinché si avvii un censimento di tutto l’amianto presente sul territorio del Comune di Sabaudia, poiché ogni esposizione all’amianto è dannosa alla salute umana, e le fibre di amianto determinano gli effetti che seguono:

 A. Rischio morbigeno per esposizione ad amianto[1].

A.1 Aspetti biomedico-ambientali: Effetto della reiterazione dell’esposizione alle concentrazioni definite dai limiti di legge 1 + 1 + 1 + 1 + 1 + 1 = 6 fibrille in una settimana: effetto di sommatoria.

L’amianto, detto anche asbesto, è un minerale costituito sostanzialmente da silicati di varia composizione chimica. Questa diversità condiziona sia la forma delle fibrille (strutture con una lunghezza tre volte maggiore del diametro), sia la loro denominazione, sia ancora la loro nocività per l’uomo e per animali sinantropici, come il cane. L’azione patogena, oltre ad una prima fase prodromica irritativo-flogistica sulle strutture dell’organismo di primo impatto, implica effetti cancerogeni a carico di diversi tipi cellulari, tessutali, e d’organo. L’azione cancerogena dell’amianto era già nota, per molti versi e ad opera della ricerca biomedica, quasi contemporaneamente alla sua introduzione come materia prima in parecchie tecnologie richieste dalla rivoluzione industriale che fu attuata a cavallo tra XIX e XX secolo. Successivamente sono intervenuti provvedimenti normativi allo scopo di prevenire l’esposizione a rischio e per proteggere la salute della collettività (lavoratori e popolazione generale). In molti paesi il minerale e’ stato bandito dal tardo XX secolo (anni 1980-1990). Parecchi altri paesi continuano ad estrarre il minerale naturale, a lavorarlo, e a venderlo. Oggigiorno, i limiti di legge prescritti sembrano dare sicurezza agli esposti, ed a chi controlla la loro salute, ma generalmente non si tiene conto che anche pochissime fibrille assunte quotidianamente, col tempo, si sommano nel nostro organismo, raggiugendo il carico (body burden dei ricercatori anglosassoni) di rottura del tiro-alla-fune tra cancerogeni e difese dell’organismo contro il cancro. A questo proposito, già fin d’ora, è utile rammentare il monito di René Truhaut, secondo cui non esistono limiti ammissibili per i cancerogeni, ciò significa: “rischio zero”.

A.2. Fibrille inalate od ingerite – Assorbimento attraverso la mucosa delle vie respiratorie o del tubo gastroenterico.

Le fibrille di amianto possono raggiungere l’individuo esposto sia dalla cava del minerale, sia dalla materia prima, sia dal manufatto durante l’uso, sia dallo stesso manufatto dopo l’esaurimento della vita di impiego, quando è in disuso e in via di smaltimento. Vale a dire il rischio patogeno ci può essere “prima, durante, dopo” il suo uso. È ragionevole condividere l’aforisma di L. Mutti (Primario ASL 11 VC) “Dobbiamo giungere al rischio zero perché l’unica fibra di amianto innocua è quella che noi non respiriamo”. Ma non basta non inalare fibrille di amianto, perchè molte altre se ne possono ingerire, con le bevande e anche coi cibi[2].

A.3. Recircolazione delle fibrille nel torrente sanguigno.

Una volta inalate od ingerite, le fibrille raggiungono l’epitelio della mucosa dell’apparato respiratorio o dell’apparato gastroenterico, rispettivamente. Non è difficile, per gli intrusi killer, superare queste labili barriere per entrare nei capillari sottomucosi, poi nel sistema venulare, quindi in quello venoso centripeto, con l’interposizione o meno del piccolo circolo polmonare, caratterizzato dal fatto che il circolo venoso trasporta sangue ossigenato, al contrario del grande circolo. Infine il cuore provvede a redistribuire il tutto in tutto l’organismo.

A.4. Diffusione in tutti i tessuti ed organi – Localizzazione in qualunque tessuto.

A seguito di questa diffusione ubiquitaria, quasi biologicamente “ecumenica”, non c’è un tessuto, un organo, che possa ritenersi indenne di localizzazione delle fibrille killer. Dal momento in cui un tessuto bersaglio si trova ad ospitare una o piu’ fibrille esso innesca una sequela di eventi reattivi. Il tipo e l’entità di questi fenomeni sono condizionati dalla costituzione del tessuto stesso, o meglio di quella parte di esso in cui si sono annidate le fibrille. È comprensibile che tale funzione di risposta sia svolta dal tessuto connettivo che circonda il vaso di afferenza, oppure da quello che fa da impalcatura stromale di un organo parenchimale. Infatti le cellule attrici della risposta flogistica (infiammatoria) sono prevalentemente quelle connettivali. La reazione infiammatoria non è di tipo acuto, in quanto le fibrille di amianto, nel superare le barriere delle mucose interessate, si sono lasciate alle spalle i batteri eventualmente concomitanti, gli agenti flogogeni che avrebbero richamato i leucociti PMN (polimorfonucleati) per formare il secreto infiammatorio purulento. Quindi non si tratta di un foruncolo microscopico, bensì di un microgranuloma, classica espressione di una flogosi di tipo cronico, costituito da una corteccia di cellule linfocitarie (leucociti ematici mononucleati), cellule connettivali e da fibre connettivali, che tutte insieme inglobano la fibrilla d’amianto. Si è venuta così formando un’entità reattiva detta “corpuscolo dell’asbesto” nella quale il core è destinato a durare a lungo.

A.5. Reazione flogistica di tipo cronico nel punto di localizzazione, con formazione dei corpuscoli dell’asbesto (microgranulomi – Reperto autoptico di corpuscoli dell’asbesto in molti organi del corpo umano.

La letteratura scientifica riporta il ritrovamento, come reperto autoptico a seguito di autopsie di lavoratori esposti all’amianto nei seguenti tessuti: cervello, tiroide, polmone, fegato, pancreas, rene, cuore, milza, surrene, prostata. Questa distribuzione testimonia la diffusione delle fibrille di amianto in tutto il circolo sanguigno ed i tutti gli organi che esso irrora.

A.6. Cancerogenesi a carico delle membrane sierose: pleura, pericardio, peritoneo, tonaca vaginale del testicolo, coi rispettivi mesoteliomi.

Un altro aspetto peculiare che riguarda la localizzazione delle fibrille di amianto a distanza dal punto di ingresso nell’organismo (nel circolo sanguigno) trova conferma dalla localizzazione di una specifica e grave forma di neoplasia maligna di membrane sierose particolarmente suscettibili di tale tipo di cancerogenesi. Si tratta di mesoteliomi che colpiscono la pleura (sierosa che avvolge il polmone), il pericardio (che avviluppa il cuore), il peritoneo (sierosa che avvolge tutti i tratti del tubo gastroenterico, tenue e crasso) e la tonaca vaginale del testicolo, che e’ una derivazione embrionaria del peritoneo. Fin che si tratta della pleura, la sierosa più frequentemente colpita dal mesotelioma, si potrebbe considerare in modo ingannevole questa maggiore frequenza di morbilità come conseguenza della vicinanza della sierosa con la via piu’ comune di ingresso dell’amianto: le coane (narici). Al contrario, le fibrille killer aggrediscono i tessuti bersaglio raggiungendoli alle spalle, cioe’ attraverso il circolo. La lunghezza del tragitto da superare, chilometri di capillari, venule, arteriole, vene, arterie, interposta tra narici e/o bocca da un lato e sierosa colpita, dall’altro, non e’ certo una difficolta’ insormontabile. Infatti, dobbiamo considerare che il tempo di circolo si aggira normalmente attorno a pochi minuti secondi. Tra l’altro, la letteratura scientifica biomedica segnala casi clinici che si pongono fuori dai novero dei fenomeni morbosi piu’ frequentemente descritti come tipici all’amianto. Si tratta dei danni diretti sulla molecola del DNA nucleare dei leucociti circolanti di lavoratori esposti, e di mesotelioma primitivo dell’ovaio in lavoratrici esposte ad amianto, oltre a casi di carcinoma ovarico in operaie che, nelle loro mansioni, avevano usato talco contaminato con il minerale killer. Queste indagini riferiscono casistiche rare, generalmente imprevedibili, ma dimostrano in un modo ancora più completo la pericolosità ubiquitaria dell’amianto per la salute umana.

A.7. Rischio ambientale di esposizione: limite soglia = 0,1 fibra / ml d’aria (DM 6/9/94 ed artt. 24 e 31 del D.Lgs. 277/91).

Il nostro ordinamento giuridico include un provvedimemento legislativo che configura un limite soglia di concentrazione di fibrille d’amianto nell’aria in ambiente occupazionale, quale livello di riferimento quale prova di responsabilità, o meno. Tale limite è stato localizzato dal DM 6 settembre 1994, e dagli artt. 24 e 31 del D.Lgs. 277/91, in 100 fibrille per litro d’aria, anche con riferimento alle condizioni storiche – pregresse dell’ambiente di lavoro. E’ intuitivo come sia estremamente difficile, “contare” strumentalmente, e l’unica valutazione può essere quella presuntiva che si fonda sui parametri sanciti dal successivo D.M. 27.10.04, all’art. 3, e cioè dalla letteratura scientifica, dai casi analoghi, dagli studi epidemiologici etc..

A.8. Meccanismo della cancerogenesi.

Voytek et al. (1990) hanno riferito con chiarezza il meccanismo dell’azione canceragena delle fibrille di amianto. Secono questi autori, le fibrille del minerale localizzate nei diversi tessuti dell’organismo vanno incontro ad un’alterazione metabolica che porta alla formazione di amianto-epossido, la molecola che è il cancerogeno finale, responsabile della lesione della molecola del DNA. Tutto questo avviene quando la molecola bersaglio è il DNA dei nuclei dei leucociti circolanti, delle cellule parenchimali dell’ovaio, delle cellule delle sierose: pleurica, pericardica, peritoneale, o della tonaca vaginale del testicolo. Questo fenomeno di trasformazione di un pre-cancerogeno, l’amianto tal quale, in cancerogeno vero e proprio, l’amianto-epossido, è favorito dallo squilibrio della bilancia perossidativa dei tessuti in senso pro-ossidante. Quando i fattori pro-ossidanti sopraffanno quelli anti-ossidanti si verifica l’intervento di un agente patogeno che, di per se stesso insufficiente a causare patologia, agisce quale concausa efficace che non va trascurata.

Infatti, a questo proposito, si può evocare l’immagine di una pistola come arma di un omicidio. Non è sufficiente l’arma con il proiettile in canna, ma occorrono che la sicura sia disattivata e che un dito prema il grilletto, sebbene questi due elementi (concause), senza i primi, non bastino per uccidere, ma sono cofattori efficaci perchè l’arma uccida.

Anche per l’amianto, per esso l’amianto epossido, il meccanismo della cancerogenesi parte dalla prima tappa, comune a tutti i cancerogeni: l’alterazione del DNA. La lesione primaria, se non eccede in quantità e durata i meccanismi di difesa dell’organismo, puo’ anche essere riparata, in prima battuta grazie agli enzimi riparatori specifici, in seconda istanza, dal sistema immunitario che rigetta le cellule arrivate ad essere cancerose. Si è visto che le fibrille del minerale nocivo possono localizzarsi in qualunque distretto dell’organismo, e dovunque possono danneggiare la molecola del DNA. Quindi, semplicisticamente, potremmo anche aspettarci un tipo di tumore uniformemente monotono in tutte le sedi; al contrario, ogni tipo di tessuto risponde allo stimolo morboso a modo suo, condizionando non solo le caratteristiche morfologiche della neoplasia, ma anche il tempo di latenza, la frequenza – o prevalenza – in una popolazione esposta, la velocità di crescita, in breve, la storia naturale dell’affezione maligna. Tutto ciò poi si integra anche con le caratteristiche metaboliche dei tessuti dell’individuo colpito dalla noxa morbigena: vale a dire, l’età del soggetto, il suo stato nutrizionale, soprattutto l’equilibrio della bilancia perossidativa, oltre alla presenza od assenza di altre esposizioni nocive. Queste condizioni biologiche, attraverso il contributo del sinergismo e del potenziamento, possono stare alla base dell’estema variabilita’ delle risposte patologiche al medesimo agente nocivo, che si affiancano alle patologie classiche asbesto – correlate, qual’e’il mesotelioma pleurico.

Il cumulo di tutte queste considerazioni ed informazioni potrebbe costituire un patrimonio unico e prezioso, nelle mani dei sanitari più o meno “competenti” ope legis, chiamati ad esercitare sul paziente – o sul soggetto ancora solamente esposto alle fibrille killer – la cosiddetta sorveglianza sanitaria. Infatti, la salute del Nostro avrebbe bisogno di tanta scienza e di altrettanta coscienza.

A proposito di patologia amianto-correlata di tessuti dell’organismo diversi dalle sierose (pleura, pericardio, peritoneo, ecc.) la letteratura scientifica citata in precedenza ha dato un’idea della partecipazione anche dell’apparato gastroenterico. Altre pubblicazioni recenti, reperibili liberamente nelle fonti bibliografiche, hanno descritto la partecipazione dei tessuti linfoemopoietici alla funzione di bersaglio del cancerogeno amianto, basate su ricerche sperimentali e/o epidemiologiche osservazionali. Si tratta di:Kagan (1979) – leucemia linfocitaria cronica, mieloma IgA e mieloma IgG, Waxweiler e Robinson (1983) – linfoma non-Hodgkin, Kagan e Jacobson (1983) – leucemia cronica linfocitaria, mieloma IgG e mieloma IgA, Battista et al. (1999) – mieloma muliplo, eBecker et al. (2001) – linfomi maligni. In termini concreti, ciò significa che, almeno dal 1979 in poi, non sarebbe stato più possibile ascrivere all’esposizione ad amianto il solo mesotelioma pleurico, ma anche ad una moltitudine di altre affezioni letali: letteratura scientifica docet.

A.9. Potenziamento tossicologico 1 + 1 + 1 = 9, 10 e piu’:

La letteratura scientifica ha messo in evidenza che l’abitudine di fumare tabacco comporta un potenziamento del rischio, e della patologia amianto-correlata. Questo fenomeno trova un’espressione significativa nell’equazione che suggerisce i rapporti quantitativi degli effetti dei due agenti patogeni: Fumo di tabacco + Amianto = [10 x + 13 x] non 23 x ma 50-60 volte.
Altrettante considerazioni meritano di essere fatte a proposito di un’altra circostanza, questa volta iatrogena, che può essere considerata quale possibile concausa effettiva della patologia amianto-correlata. Si tratta di una terapia marziale attuata col proposito di curare un’anemia somministrando Fe inorganico per via parenterale: questo comporta un aumento delle specie reattive dell’ossigeno, con squilibrio della bilancia perossidativa in senso pro-ossidante. Effetti analoghi possono essere realizzati con altre pratiche iatrogene, questa volta a scopo diagnostico e non terapeutico, come l’esposizione a radiazioni ionizzanti: esse comportano un depauperamento delle difese organiche contro i cancerogeni.

Il Prof. Giancarlo Ugazio, nella sua pubblicazione “La triade interattiva del mondo inquinato contro la salute” (Aracne Editrice, luglio 2013), richiama la letteratura scientifica dalla quale si evince che le tabelle INAIL sono assolutamente incomplete, e che pertanto anche altre patologie sono causate o concausate dall’amianto, e se ne può chiedere il riconoscimento come malattie professionali, sia per ottenere la rendita che il prepensionamento ex art. 13 co. 7 l. 257/92, oltre al risarcimento dei danni differenziali a carico del datore di lavoro.

Sono asbesto correlate, come dimostrato dal Prof. Giancarlo Ugazio, le seguenti patologie extratoraciche:

Cervello (Robinson et al., 1999; Omura,2006; Graziano et al., 2009; Reid et al., 2012);

Colecisti (Moran, 1992);

Colon-retto (Bianchi et al., 2007; Manzini et al., 2010; Reid et al., 2012);
Tessuti Emolinfopoietici (Robinson et al., 1999; Omura, 2006; Bianchi et al., 2007; Graziano et al., 2009; Reid et al., 2012);
Esofago (Kanarek, 1989; Omura, 2006);
Laringe-Lingua (Omura, 2006; Manzini et al., 2010);
Mammella (Selikoff, 1974; Feigelson et al., 1996; Fear et al., 1996; Robinson et al., 1999; Omura 2006 & 2010);
Ovaio (Heller et al., 1996; Heller et al., 1999);
Pancreas (Moran, 1992; Kanarek, 1989);
Peritoneo (Moran, 1992; Heller et al., 1999; Pavone et al., 2012);
Prostata (Moran, 1992; Feigelson et al., 1996; Stellman et al., 1998; Robinson et al., 1999; Koskinen et al., 2003; Bianchi et al., 2007; Reid et al., 2012);
Rene (Bianchi et al., 2007);
Stomaco (Kanarek, 1989; Moran, 1992);
Testicolo (Manzini et al., 2010);
Tiroide (Manzini et al., 2010);
Vagina-Vulva (Pukkala & Saarni, 1996);
Vescica (Bianchi et al., 2007; Graziano et al., 2009; Manzini et al., 2010; Pavone et al., 2012).
A queste patologie si aggiungono quelle tumorali localizzate nel torace:
Pleura (Robinson et al., 1999; Koskinen et al., 2003; Graziano et al., 2009; Bayram et al., 2012; Reid et al., 2012);
Polmone (Selikoff, 1974; Moran, 1992; Robinson et al., 1999; Koskinen et al., 2003; Graziano et al., 2009).
Oltre a quelle degenerative non tumorali:
Cuore (Miocardiopatia) (Omura, 2006; Reid et al., 2012);
Sistema nervoso centrale (morbo di Alzheimer & autismo) (Omura, 2006); (Sclerosi Laterale Amiotrofica) Omura, 2006).

[1] Riferimenti Bibliografici: Battista G., Belli S., Comba P., Fiumalbi C., Grignoli M., Loi F., Orsi D., Paredes I. Mortality due to asbestos-related causes among railway carriage construction and repair workers. Mortalita’ dovuta a cause correlate all’asbesto tra i lvoratori della costruzione di vetture ferroviarie e della loro riparazione. Occup Med (Lond). 49 , 536-539, 1999; Becker N., Berger J., Bolm-Audorff U., Asbestos exposure and malignant lymphomas – a review of the epidemiological literature. Esposizione ad asbesto e linfomi maligni – una rassegna della letteratura epidemiologica. Int Arch Occup Environ Health. 74, 459-469, 2001. Review; Cotruvo J. A, COMMENTARY: Asbestos in Drinking Water: A Status Report; COMMENTARIO: Asbesto nell’acqua da bere: un rapporto sullo stato dell’arte Environ. Health Perspect. 53, 181-183, 1983; T.J. Delahunty & D. Hollander, Toxic effect on rat small intestine of chronic administration of asbestos in drinking water. Effetto nocivo sull’intestino tenue del ratto da somminstrazione cronica di asbesto nell’acqua da bere. Toxicol Letters, 39, 205-209, 1987; Donham K. J., Berg J. W., Will L. A., Leininger J. R., The Effects of Long-Term Ingestion of Asbestos on the Colon of F344 Rats, Gli effetti dell’ingestione prolungata di asbesto sul colon di ratti F344 Cancer 45, 1073-1084, 1980; Hallenbeck W.H., Hesse C.S, A review of the health effects of ingested asbestos, Una rassegna degli effetti sulla salute dell’asbesto ingerito Rev. Environ. Health 2, 157-166,1977; Kagan E., Jacobson R.J. , Lymphoid and plasma cell malignancies: asbestos-related disorders of long latency. Tumori maligni di cellule linfoidi e di plasmacellule: disturbi correlati all’asbesto con una lunga latenza. Am J Clin Pathol 80, 14-20, 1983;Kagan E., Jacobson R.J., Yeung K.Y., Haidak D.J., Nachnani G.H. Asbestos-associated neoplasms of B cell lineage. Neoplasie asbesto-correlate della linea cellulare B. Am J Med 67, 325-330, 1979; Pepelko W. E., Effect of exposure route on potency of carcinogens, Effetto della via di esposizione sulla potenza dei cancerogeni Regulat. Toxicol. Pharmacol., 13, 3-17, 1991; Waxweiler R., Robinson C., Asbestos and non-Hodgkin’s lymphoma. Asbesto e linfoma non-Hodgkin. Lancet. 1(8317), 189-190, 1983.
[2] La ricerca biomedica, sia quella sperimentale, sia quella epidemiologica osservazionale, ha dimostrato la nocivita’ dell’amianto ingerito. La pubblicazione piu’ significativa è quella di Hallenbeck & Hesse (1977) secondo la quale gli studi dell‘ingestione negli animali e delle autopsie umane suggeriscono che le fibre di asbesto possono penetrare nella parete intestinale e migrare verso altre localizzazioni nell’organismo. Poi Donham et al. (1980) hanno evidenziato l’insorgenza di un mesotelioma maligno, del tipo provocato da asbesto iniettato intraperitoneo, nel ratto alimentato con dieta contenente asbesto; in base all’evidenza della penetrazione delle fibre di asbesto nei tessuti del colon, indagini di microscopia elettronica, questi autori concludono che l’asbesto ingerito non è innocuo per il colon, né per distretti dell’organismo in cui si localizzano le fibrille killer. Infine Cotruvo (1983) ha riferito che l’evidenza epidemiologica del rischio da ingestione di acqua contenente fibre di asbesto non è convincente, tuttavia il cancro gastrointestinale di origine occupazionale può indicare un rischio da ingestione. Secondo Delahunty e Hollander (1987) la somministrazione cronica di fibre di asbesto nell’acqua da bere nel ratto porta alla diminuzione della capacità della parete intestinale di assorbire zuccheri scarsamente metabolizzabili impiegati come modello sperimentale; tale fenomeno dimostra un danno funzionale diretto sulla parete intestinale dovuto all’asbesto ingerito. Pepelko (1991) ha studiato le differenze del potere cancerogeno di alcuni agenti morbigeni, nel ratto e nel topo, dipendenti dalle vie di somministrazione, inalatoria o gastrointestinale; nel ratto, differenze nella potenza superiori a 10 volte furono trovate per l’asbesto, il cloruro di vinile, e l’idrazina. Nel caso dell’asbesto, l’agente si trovava comunemente sotto forma di materiale particellare relativamente insolubile. Secondo questo autore, la maggiore potenza cancerogena espressa dalla somministrazione per via inalatoria, rispetto a quella orale, è verosimilmente dovuta alla maggiore lunghezza del tempo di soggiorno negli alveoli polmonari rispetto a quello nell’intestino; ciò favorirebbe una maggiore biodisponibilità con una maggiore azione morbigena. Parallelamente, nel corso degli ultimi decenni, altri autori hanno riferito risultati negativi per la cancerogenicità dell’asbesto ingerito.