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Lavoratori del Porto di Carrara in prepensionamento

Veduta Carrara, prepensionamento
Carrara

Lo stabilisce il Tribunale di Massa, altra vittoria dell’ONA

Finalmente: il Tribunale di Massa, Giudice Dott. Augusto Lama, con sentenza n. 94 del 21.04.2017, pubblicata il 22.04.2017, ha condannato l’INPS a rivalutare la posizione contributiva di 6 operatori del Porto di Marina di Carrara. Con il coefficiente 1,5 fino al 31.12.1992 e quindi con il loro prepensionamento. Vittoria ONA.

Accolte le tesi che l’Avv. Ezio Bonanni aveva più volte sostenuto anche pubblicamente (ancora lo scorso 08.04.2017 nel corso di un’affollata assemblea pubblica che si è svolta a Massa presso Villa Cuturi, in cui ha sede anche lo sportello amianto, istituito dal Comune di Massa e dal Comune di Carrara in collaborazione con l’Osservatorio Nazionale Amianto).

Porto di Marina di Carrara

“L’INPS, infatti, si è opposta al pensionamento dei lavoratori del Porto di Carrara negando la presenza di amianto”.

Una posizione veramente insostenibile contro la verità dei fatti, accertata dal Dott. Augusto Lama, equanime giudice del lavoro del Tribunale di Massa, il quale nonostante la ferma resistenza dell’ente pubblico ha disposto tutti gli accertamenti dai quali è arrivata la prova della presenza di amianto anche oltre il 31.12.1992, termine fissato nella sentenza con la quale 6 lavoratori del Porto andranno ora in prepensionamento.

Non comprendiamo le ragioni di tanta ostinazione dell’INPS che giunge a negare l’evidenza. Perché accanirsi nel negare i diritti di questi lavoratori? Come si può negare l’esposizione ad amianto nel Porto di Marina di Carrara?”. Sono le domande che si pone l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che personalmente si è sobbarcato decine di trasferte da Roma per giungere già all’alba di ogni singolo giorno di ogni singola udienza per permettere a questi lavoratori di ottenere il loro diritto alla pensione.

L’azione a Massa e Carrara: epicentro di malattie asbesto correlate

L’Osservatorio Nazionale Amianto aveva deciso un intervento massiccio nel territorio di Massa e di Carrara, epicentro di una vera e propria epidemia di patologie asbesto correlate.

La provincia di Massa Carrara ha fatto registrare 184 casi di mesotelioma, pari al 9,9% (per 197.000 abitanti rispetto alla popolazione toscana, pari a 3.743.000: quindi circa il 5% della popolazione); la provincia di Livorno ha fatto registrare 441 casi di mesotelioma, pari al 23,8% (per 160.000 abitanti circa, quindi per circa il 4% della popolazione del territorio regionale).

Eppure gli enti pubblici, prima di tutto INAIL e INPS, negano la presenza di amianto!

Occorre sanare questa evidente incongruenza con la creazione di un tavolo interistituzionale affinché le leggi dello Stato, anche quelle sul prepensionamento, possano trovare esecuzione senza la necessità che i lavoratori si sobbarchino anni e anni di processi, udienze infuocate con opposizione forte da parte dell’INPS.

Accertata ora in via giudiziale la presenza di amianto l’Osservatorio Nazionale Amianto chiede che tutti i lavoratori del Porto di Carrara ancora in attività siano posti in prepensionamento perché un gran numero sono stati già colpiti da patologie asbesto correlate e altri purtroppo si ammaleranno.

Nel caso in cui gli enti dovessero perseguire nella loro condotta negazionista della presenza di amianto nel Porto come in altri siti del comprensorio, l’ONA si attiverà in tutte le competenti sedi giudiziarie per la tutela dei diritti dei lavoratori esposti e vittime dell’amianto, ad iniziare da quello alla pensione.

Giannoni: l’ONA vince a Massa, ora Inail rispetti i diritti

Esprime soddisfazione anche il Sig. Gianfranco Giannoni del coordinamento ONA di Massa, vittima dell’amianto che per ottenere il riconoscimento della sua patologia ha dovuto sobbarcarsi una causa che è durata anni e solo dopo tante battaglie processuali ha ottenuto la condanna dell’INAIL al riconoscimento dei suoi diritti, e tuttavia ancora ora attende il pensionamento per via del ritardo con cui gli enti pubblici attuano la sentenza del Tribunale.

“Non comprendiamo le ragioni per cui l’INAIL e l’INPS del comprensorio di Carrara rigettino tutte le domande di riconoscimento di malattia professionale. Asbesto correlate per i lavoratori del Porto come per quelli dei cantieri navali, dalle cave di marmo fino alla Fibronit, e ciò pregiudica pesantemente anche i famigliari. Finalmente la sentenza del Tribunale di Massa stabilisce un cambio di passo. Come associazione – continua il Sig. Giannoni – abbiamo costituito lo Sportello Amianto di ONA Onlus in collaborazione con il sindaco di Massa e con il sindaco di Carrara, che intendo pubblicamente ringraziare per il loro sostegno. Il sostegno dei sindaci è infatti un segno di civiltà e giustizia rispetto alla barbarie che dobbiamo subire ogni giorno noi vittime dell’amianto, malati di amianto.

I servizi dello Sportello Amianto ONA

Come Sportello Amianto ONA siamo disponibili ad assistere tutti i lavoratori, che si possono rivolgere a noi. Confidiamo anche nel fatto che i sindaci ci sosterranno chiedendo un incontro urgente all’INPS e all’INAIL. Noi come ONA chiediamo solo che l’INPS e l’INAIL applichino le leggi dello Stato, cosa che non succede, tant’è vero che vengono condannati dai tribunali, come quello di Massa.

Se facessero le cose giuste, non ci sarebbe tutto questo contenzioso e tutti questi problemi per i lavoratori e le loro famiglie. Probabilmente ho ormai pochi mesi di vita, essendo colpito da una grave patologia. Eppure l’INAIL e l’INPS ritardano l’applicazione della sentenza e nonostante ci sia una legge dello Stato che impone il prepensionamento dei malati di asbestosi e tumore. È il mio caso, io sono ancora a lavoro”. È il grido di dolore di Gianfranco Giannoni, lavoratore malato di patologie asbesto correlate che però ancora non ha ottenuto il prepensionamento e che ha dovuto sostenere una causa per ottenere il riconoscimento dei suoi diritti. Una causa non semplice per la forte resistenza dell’INAIL, come se fosse la linea del Piave.

La Sig.ra Antonella Franchi del coordinamento nazionale ONA, attiva sul territorio, rende la sua disponibilità per tutti i lavoratori, anche attraverso l’Ufficio Legale ONA, ed è reperibile al numero 328 /4648451.

Massa: ONA apre sede a Villa Cuturi per assistenza amianto

L’ONA, in collaborazione con il Comune di Massa, ha istituito una sede nel Comune, presso Villa Cuturi. Presso questa sede, i volontari dell’ONA riceveranno i cittadini che ne faranno richiesta, per qualsiasi loro necessità. Anche per le domande amministrative relative ai benefici contributivi per esposizione ad amianto, ai fini del prepensionamento. Ovvero della rivalutazione delle prestazioni pensionistiche.

L’ONA, e i singoli lavoratori esposti e vittime dell’amianto, hanno lamentato il mancato riconoscimento dei loro diritti in via amministrativa. E quindi la necessità di dover ricorrere alla Magistratura, sempre e in ogni caso. Per questi motivi l’associazione, unitamente ai sindaci del comprensorio, chiederà di poter costituire un tavolo interistituzionale. Al fine di definire termini e modalità per ottenere in via amministrativa l’esatta applicazione delle norme in materia previdenziale, e per deflazione del contenzioso». Dichiara la Sig.ra Antonella Franchi del coordinamento nazionale ONA.

Le richieste dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso il Sig.Gianfranco Giannoni, anticipa un appello al Capo dello Stato, al presidente del Consiglio, al Ministro del Lavoro e al Ministro della Giustizia. Per la situazione dei lavoratori esposti ad amianto nel comprensorio di Massa e Carrara. Per ottenere l’applicazione della legge dello Stato senza che si debba ogni volta ricorrere al giudice.

“Sentiamo parlare i politici di dover rispettare le sentenze, ma queste sentenze le debbono rispettare solo i cittadini o anche gli apparati dello Stato, come per esempio l’INAIL e l’INPS? A maggior ragione queste sentenze dovrebbero essere rispettate e invece a Massa e Carrara non è così. Ciò vale per me, Gianfranco Giannoni, ma anche per decine e decine di miei colleghi che sono già morti per l’amianto. Morti e sepolti che non hanno parola. Spero che il Capo dello Stato mi ascolti. Questa strage deve finire e le vittime debbono essere riconosciute come tali”.

Coraggio di Antonio Dal Cin l’ex finanziere, leone in divisa

Fibre di amianto - dal CIn
Fibre di amianto

Editoriale a cura di Antonio Dal Cin. Pandemia (dal greco pandemos, “tutto il popolo”), credo sia il termine giusto da associare alla parola amianto. Questo minerale dalle indiscusse proprietà tecnologiche è stato ampiamente utilizzato in tutto il mondo.

Ma la storia insegna che le pandemie non durano due secoli. L’uomo come sempre fa la sua parte, ma arriva anche a spingersi oltre. Nonostante ci sia quella consapevolezza che dovrebbe lasciare spazio alla coscienza, ma non conosce ragione, se non quella del dio denaro che in nome del progresso e del profitto calpesta il bene sacro della vita. Un mondo questo, presto destinato a finire, se l’uomo non riuscirà a comprendere che egli stesso è a rischio di estinzione. Non sarà in grado di adattarsi in un ambiente ostile, voluto e creato a sfregio della vita.

La terra sopravvivrà, ma non l’uomo. Nella sua mediocrità non è in grado di capire che la terra non gli appartiene. Gli è stata data in prestito, non senza quella responsabilità di preservarne le bellezze da tramandare ai figli e alle generazioni future. La vita è un miracolo che gli appartiene e si tramanda senza fine. Ma ciò non sarà più possibile se l’uomo non rimedierà presto ai propri errori. Dovrà comprendere che indipendentemente da tutto, è necessario amare la vita e tutto ciò che la compone e le appartiene.

Giornata mondiale delle vittime dell’amianto

Ma torniamo a questa pandemia, voluta dai signori dell’amianto, con la connivenza di alcuni governi del mondo. Forse, non ci sarà mai una giustizia terrena, ma non basterà tutto l’amianto prodotto a salvarli dal “fuoco dell’inferno”. Peraltro, mi sia consentito dire che non ho mai visto un funerale con la cassaforte al seguito. Mai come in questo caso trova giusto esempio “A livella” del Maestro Antonio De Curtis, in arte Totò, che tanto ci ha insegnato sul senso profondo della Vita.

Il prossimo 28 aprile si celebra la 12ª giornata mondiale delle vittime dell’amianto. La Situazione in Italia è sempre più drammatica. Ogni giorno si continua a morire nell’indifferenza delle Istituzioni che solo apparentemente sembrano comprendere l’entità di questa pandemia.

Colgo l’occasione per ribadire come Antonio Dal Cin che il “diritto alla Vita”, non ha bisogno di trovare fondamento nelle norme giuridiche. Il diritto a vivere, primordiale spetta a ogni essere umano che ha il diritto di vivere in condizioni ecologiche, sociali, psicologiche, tecnologiche, che ne consentano lo sviluppo di tutte le potenzialità, senza mai lederlo.

Danni alla salute provocati dall’amianto

Lo Stato italiano ben 25 anni fa ha messo al bando l’amianto, con la Legge 27 marzo 1992, n. 257, pubblicata sul Supplemento Ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 87 del 13 aprile 1992 ed aggiornata con le modifiche apportate dalla legge 24 aprile 1998, n. 128, della legge 9 dicembre 1998, n. 426, dal decreto-legge 5 giugno 1993, n. 169 e dal decreto-legge 1 ottobre 1996, n. 510. Essa vieta l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, di prodotti di amianto o di prodotti contenenti amianto. Appare del tutto evidente che l’unica fibra di amianto non pericolosa per la nostra salute è quella che noi non respiriamo.

La consistenza fibrosa e le caratteristiche tecnologiche dell’amianto sono le stesse che poi determinano l’insorgenza delle patologie asbesto correlate. La fibra di amianto è 1.300 volte più sottile di un capello umano. Riesce a permanere sospesa nell’aria anche per molte ore prima di posarsi al suolo. In Italia il rischio morbigeno legato all’esposizione all’amianto era già ben conosciuto agli inizi del 1900. Fu riconosciuto nel congresso di medicina del lavoro di Milano del 1906 e successivamente confermato dal Tribunale di Torino in una sentenza del 1908.

I governi, che si sono succeduti, si sono dimostrati conniventi con la lobby dell’amianto. Tant’è che, invece di rispettare le direttive comunitarie, hanno preferito pagare le sanzioni, ritardandone l’attuazione, così da continuare a favorire i signori dell’amianto che proprio in quegli anni hanno incentivato l’utilizzo del minerale killer in oltre 3.000 prodotti ad uso comune a diretto impatto con la popolazione. Questo il motivo per cui fabbriche, cantieri navali, distillerie, raffinerie, zuccherifici, cartiere, stazioni ferroviarie, tribunali, acquedotti, asili, scuole primarie e secondarie, atenei, abitazioni, ospedali, palestre, caserme, mezzi militari, cinematografi, teatri, sono risultati intrisi di amianto.

L’impiego di amianto o eternit in Italia

Nel nostro Paese, l’amianto è stato utilizzato in maniera indiscriminata. È entrato nella composizione di oltre 3.000 prodotti di uso molto comune e a diretto impatto con la popolazione, come: cartoni, mastici, sigillanti, corde e tessuti, ma anche per la costruzione di tramezzi, tetti, tubi, condutture e serbatoi di acqua potabile, pannelli e lastre per coperture, compound (masse) per la protezione antincendio e l’isolamento termico, intercapedini e stucchi per abitazioni e strutture pubbliche, quali asili, scuole, uffici, ospedali, caserme.

Ma ha trovato impiego anche nella cantieristica navale, in campo aeronautico, in ambito ferroviario, come nell’industria automobilistica, dove è stato utilizzato nelle vernici, nelle pastiglie dei freni, nelle frizioni e nelle guarnizioni, in virtù della sua elevata resistenza termica e chimica.

L’amianto sì è dimostrato essere un materiale estremamente versatile, a basso costo, con estese e svariate applicazioni industriali. Migliorava la resistenza degli elementi strutturali, assicurava l’isolamento termico ed acustico e proteggeva contro i rischi di incendio. E che dire del famigerato eternit, un impasto di amianto-cemento, venduto a prezzo concorrenziale, presente ovunque, nei centri abitati, nelle campagne e sui tetti dei capannoni delle zone industriali.

Appare del tutto evidente che in nome del progresso e del profitto, ovvero, di quel “dio denaro” che offusca le menti degli uomini, sono stati anteposti interessi pubblici e privati alla Sacralità della Vita. I signori dell’amianto hanno prodotto ricchezza a basso costo, senza porsi alcuno scrupolo su quelle che sarebbero state le conseguenze per la salute delle persone e le gravi ripercussioni sull’ambiente in cui esse vivono. Nulla è stato fatto per impedire una strage di innocenti che agli occhi del mondo è tuttora in corso. 

Antonio Dal Cin: nessuna soglia limite

La legge 257/92 è stata emanata senza tener conto di quanto già dichiarato dalla scienza. Si presenta lacunosa, perché di fatto non impone le bonifiche e fissa un limite soglia delle 100 f./l. per uno dei cancerogeni più letali del pianeta. Durante il Primo Convegno internazionale “il diritto incontra la scienza”, eminenti personalità del mondo scientifico hanno ampiamente sconfessato la soglia limite delle 100 f./l. fissata per legge.

Le fibre di amianto, attraverso il torrente sanguigno, come la scienza ha dimostrato, raggiungono anche altri organi. Solo per fare un esempio, sono state riscontrate nel midollo osseo. Questo lascia chiaramente intendere che non si limita ai già devastanti danni all’apparato respiratorio. Per questo motivo, occorre rivedere le tabelle a cui si riferiscono le patologie asbesto-correlate. Bisogna fare in modo che tutti i tumori riconducibili ad amianto, dove sia “causa o concausa”, vengano tenuti in considerazione, anche sotto il profilo del risarcimento del danno.

L’importanza della sicurezza sul lavoro

Non dobbiamo dimenticare che i tumori cosiddetti “professionali” sono la prima causa di morte per malattia tra i lavoratori. Dunque, l’amianto non si limita all’insorgenza delle cosiddette patologie asbesto-correlate. Ma è certamente causa o concausa di altre gravi patologie che fino ad ora non si consideravano e non erano materia di studio.

Dobbiamo eliminare l’amianto, prima che sia lui ad eliminare noi. È per questo che io, Antonio Dal Cin, e le altre vittime non resteremo in silenzio ad aspettare che qualcosa cambi. Faremo tutto ciò che è giusto fare, non solo per Antonio Dal Cin e gli altri, ma per i nostri cari, per rendere giustizia a chi soffre e ai familiari delle vittime, ma per contribuire al cambiamento. Così i nostri figli e le generazioni che verranno possono esistere in un mondo migliore, senza amianto, senza cancerogeni, senza cancro.

Dunque, è indubbio che questo cancerogeno “principe” avrebbe determinato nel tempo gravissimi danni alla salute dell’uomo e un inquinamento significativo dell’ambiente dove esso vive. Ma nulla è stato fatto per impedire questa atroce pandemia. Le misure di sicurezza per i lavoratori, che per anni hanno manipolato l’amianto, sono state praticamente inesistenti. Così non hanno lasciato scampo a chiunque ha respirato una fibra assassina. L’abilità di questi “signori dell’amianto”, è stata quella di incentivarne l’uso, grazie alle sue proprietà tecnologiche di resistenza al calore, di insonorizzazione ed altro, le stesse proprietà capaci di uccidere nel tempo.

Antonio Dal Cin denuncia l’assenza di bonifica

Sono ancora 42.000 siti contaminati in Italia, che si aggiungono a più di 1.000.000 di micrositi e 40.000.000 di tonnellate contenenti amianto. Purtroppo il fenomeno epidemico ha raggiunto circa 6.000 morti l’anno per patologie asbesto correlate.

Occorre però precisare che la legge 27 marzo 1992, n. 257, che disciplina la realizzazione di misure di decontaminazione e di bonifica delle aree interessate dall’inquinamento da amianto. Pur avendo stabilito il divieto di estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione e produzione di amianto, di prodotti di amianto o di prodotti contenenti amianto, non impone un obbligo indiscriminato di rimozione e smaltimento dei materiali già esistenti contenenti il cancerogeno. L’unica eccezione è che lo stato di manutenzione del medesimo ne renda evidente l’opportunità di rendere necessaria la rimozione, atteso che “l’obbligo di smaltimento dei materiali contenenti amianto deriva dal pericolo di dispersione delle relative fibre dovuto ad un cattivo stato di conservazione della sostanza o ad interventi di manutenzione” (sentenza n. 6722/2010 T.A.R. Toscana e sentenza T.A.R. Campania, Napoli, sez. V, 7 giugno 2006, n. 6786).

Questa legge vecchia di oltre vent’anni si presenta lacunosa. In piu, cosa non di poco conto, fissa una soglia di esposizione pari a 100 f. / l.. Io, Antonio Dal Cin, ho sempre sostenuto che il problema amianto necessita in tempi brevi di interventi mirati al raggiungimento delle doverose bonifiche, quale unico strumento utile a garantire una soglia di rischio pari a “Zero”.

Rischi alla salute provocati dall’amianto

In Italia, a causa dell’amianto, circa 6.000 persone ogni anno perdono la vita. Questi angeli invisibili restano numeri “da brivido” e documentano in modo inoppugnabile che di amianto si muore ogni giorno. E si continuerà a morire per i prossimi decenni. A mio avviso, non dovrebbe esservi alcun tipo di prescrizione per le morti da amianto, perché si susseguono da decenni e documentano in modo chiaro, inequivocabile ed incontrovertibile la portata di questa strage di innocenti. A questo punto, è legittimo interrogarsi su come tutto ciò sia stato possibile in un Paese democratico e garantista.

Le malattie principali che possono essere provocate dall’asbesto sono:

Antonio Dal Cin: prevenzione primaria nelle scuole

Ma il dato più allarmante è che in Italia ci sono 2.400 scuole, stima per difetto, dove si riscontra la pericolosa presenza di amianto. Risultano quotidianamente esposti al cancerogeno circa 350.000 tra studenti, docenti e personale scolastico.

Sulla base delle conoscenze scientifiche, non possiamo non manifestare la legittima preoccupazione che quanto evidenziato, possa in realtà generare i nuovi “zombi”. I bambini sono degli esseri indifesi e spetta a noi adulti tutelarli, perché in questa drammatica realtà sono in assoluto i soggetti più fragili, che se esposti al cancerogeno nella fase dell’accrescimento, svilupperanno in un tempo che li vede in giovane età quelle malattie da amianto, quasi sempre ad esito infausto.

È necessario scongiurare il rischio morbigeno per esposizione all’amianto nelle scuole, attraverso la mappatura e le verifiche interne ed esterne degli edifici, così da escluderne la presenza. Qualora presente, in qualsiasi matrice, forma e quantità, è fondamentale attuare con urgenza le bonifiche, in modo da garantire la tutela della salute di alunni e docenti, oltre ad assicurare la salubrità dell’ambiente in cui si svolgono le lezioni e le attività quotidiane (prevenzione primaria).

L’intervento dell’Avvocato Bonanni

“Tra i nostri obiettivi principali vi è quello della prevenzione primaria, che si realizza con la diffusione della cultura del rischio zero, esteso a tutti gli agenti patogeni e cancerogeni, oltre che all’amianto, che è un killer silenzioso che non lascia scampo – dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, associazione rappresentativa dei lavoratori e cittadini esposti e vittime dell’amianto – la presenza di numerose vittime e familiari ci responsabilizza a dover proseguire e rende più efficace la nostra azione su tutto il territorio nazionale.

Proprio in questi giorni stiamo contattando i sindaci delle varie città per chiedere la realizzazione di uno sportello ONA che permetta di tutelare i cittadini e renderli consapevoli dei rischi provocati da questa sostanza killer. Siamo costretti giorno dopo giorno a registrare decine di nuovi casi di patologie asbesto-correlate. Purtroppo l’epidemia di queste malattie è ancora in corso, per i lunghi tempi di latenza perché possono arrivare fino a 40-50 anni. Ecco perché l’unico sistema per evitare nove malattie e quindi nuovi decessi è quello di evitare ogni forma di esposizione a queste fibre killer, e ciò attraverso la bonifica. Solo così sarà possibile vincere l’epidemia”.

Inoltre l’ONA ha ideato anche un’App Amianto per facilitare la segnalazione di siti contaminati da parte dei cittadini e così la loro bonifica.

Vittoria per Antonio Dal Cin: aggiornamenti 2022

Antonio Dal Cin è una delle tante vittime colpite dalla fibra killer. Dopo una lunga battaglia in tribunale, Dal Cin ha ottenuto finalmente il riconoscimento dei propri diritti.

Il Tribunale di Latina, accogliendo il ricorso, con sentenza del 25 novembre 2021, ha riconosciuto a Dal Cin una invalidità del 50%. Quindi ha condannato il ministero dell’Interno al pagamento di due assegni vitalizi, oltre alla già spettante speciale elargizione.

Tuttavia il processo giudiziario continua. Il risarcimento ottenuto dal Tar del Lazio è insufficiente rispetto alla richiesta dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti.

Anche un’altra vittima di amianto appartenente alla Guardia di Finanza ha recentemente ottenuto giustizia. La Corte di Appello di Firenze ha confermato, infatti, la condanna del Tribunale di Grosseto a carico del ministero dell’Economia e delle Finanze.

Riconosce così, ancora una volta, lo status di vittima del dovere per un maresciallo della Guardia di Finanza. All’uomo si riconosce un’invalidità del 25% per asbestosi, riceverà circa 50mila euro come speciale elargizione, assegni vitalizi per 1500 euro al mese e gli arretrati dal momento della domanda, per altri 120mila euro.

Lavoratore muore per amianto respirato nelle ferrovie

Amianto ferrovie, lavoratore
Amianto ferrovie

Amianto nelle ferrovie e nei mezzi pubblici

L’amianto è un killer  che non perdona, quasi mai. Anzi, silenzioso e beffardo, colpisce a distanza di anni chi ci ha vissuto, suo malgrado, a stretto contatto.
Un killer che, in un solo colpo, fa più di una vittima: non solo chi si è ammalato, nella maggioranza dei casi nell’esercizio della professione, o peggio ancora, perde la vita, ma anche familiari e amici, costretti ad assistere, spettatori inermi e impotenti, davanti alla sofferenza del proprio caro senza nulla potere.
Per questo, l’amianto è causa di vere e proprie tragedie familiari. Tantissimi, insomma, gli “effetti collaterali”.
E, fate attenzione, non stiamo parlando di quelli fisici, che pure basterebbero, ma di quelli spesso causati da una burocrazia cieca e sorda che aggiunge dolore a dolore.
Come nel caso del sig. Gerolamo Rissotto, al quale alla malattia si è aggiunta anche la negligenza da parte delle strutture mediche.
A raccontarci la storia di quest’uomo, esemplare lavoratore, purtroppo scomparso per mesotelioma da qualche anno, è suo figlio Paolo che ha iniziato una battaglia, dolorosa e dignitosa, in nome e nel ricordo del padre che non c’è più  e di quanti come lui hanno avuto la stessa sfortunata sorte.
Una battaglia che smetterà di combattere solo quando la giustizia avrà fatto il suo corso, riconoscendogli ciò che gli è dovuto.

Paolo, dove ha lavorato il suo papà e di cosa di occupava?

Mio padre ha iniziato a lavorare nei cantieri navali di Genova, siamo negli anni ’60.
Ovviamente, l’esposizione ad amianto era altissima nei cantieri, mio padre sapeva della presenza di questo materiale, ma in quegli anni non si conoscevano  le ripercussioni gravissime sulla salute per chi era obbligato, per motivi di lavoro, a starci a stretto contatto.

Le sue mansioni all’interno del cantiere fra l’altro lo costringevano  ad un contatto diretto con quello che, a sua insaputa, è stato un vero e proprio veleno che ha intaccato la sua salute lentamente negli anni.

Nei circa 20 anni passati in cantiere è stato prima tubista e successivamente spostato in officina come meccanico.
Negli anni 80, e precisamente dall’80 all’82 all’incirca, ha lavorato nelle Ferrovie ed era utilizzato dalla compagnia come una sorta di jolly: dove c’era carenza di personale veniva spostato e spesso lavorava all’interno delle carrozze come bigliettaio.
L’amianto in questo caso, è risaputo, era utilizzato come materiale coibentante delle carrozze.
Gli ultimi 20 anni circa, prima di andare in pensione nel 2003, li ha passati lavorando come autista dei pullman  in AMT, e anche qui, nonostante la messa al bando dell’amianto dal ’93, la compagnia si avvaleva comunque di mezzi molto vetusti la cui coibentazione era, indovini un po’?
Sempre di amianto…

Quando avete scoperto che si era ammalato di mesotelioma?

Mio padre  sapeva della presenza massiccia di amianto, ma all’epoca non ci si preoccupava più di tanto della cosa, c’era tanta disinformazione  sulla questione.
Le preoccupazioni sono iniziate quando tra i colleghi si sono verificati  i primi sintomi dovuti ad una malattia che non si conosceva ancora: il mesotelioma.
Ricordo molto bene che intorno al 92/93 un collega di papà, per giunta suo migliore amico che per me era come uno zio, una persona davvero cara, è venuto a mancare proprio per mesotelioma.
Da li iniziò a preoccuparsi di più poiché furono anche gli anni in cui il materiale venne bandito e sopratutto in cui l’informazione cominciò ad essere più chiara.
Nel frattempo, era emerso, che i tempi di incubazione erano lunghissimi, anche  20/30 anni e papà sapeva perfettamente che in tutti gli anni che aveva lavorato c’ era stato a contatto.
Cercò anche di non pensarci più di tanto poiché, ormai, non avrebbe potuto fare niente per evitarlo, nemmeno volendo.
Questo fino a quando non ha riscontrato i primi sintomi nel 2012. Ha fatto subito i controlli e gli è stato diagnosticato il mesotelioma. Poco più di un anno dopo è venuto a mancare.

Cosa è successo non appena avete scoperto la malattia?

Subito dopo che gli venne diagnosticato il mesotelioma decidemmo di portare mio padre all’Ist.
San Martino poiché ci eravamo informati e avevamo saputo che era specializzato nella gestione di questi casi, in quanto Istituto Nazionale di ricerca sul cancro.
L’assistenza ricevuta però nel nostro caso, non so quanto per sfortuna e quanto per vera e propria negligenza da parte dei medici, purtroppo non è stata all’altezza delle aspettative.
I medici infatti diedero a mio padre  “false speranze” consigliando un’operazione ad un polmone che, a detta loro, avrebbe potuto salvarlo.
Il problema, però, fu che dagli esami fatti vi erano chiari segnali che anche l’altro polmone era ormai compromesso seppur meno dell’altro che hanno voluto operare.
Ovviamente se fosse stato un solo polmone ad essere compromesso, la scelta dell’operazione sarebbe stata giusta.
Ma con entrambi i polmoni compromessi, i medici hanno sottoposto mio padre ad un’operazione pressoché inutile.
Come se non bastasse, purtroppo l’operazione è stata anche sbagliata e  mio padre è stato sottoposto successivamente ad altre operazioni per correggerla.
Una negligenza imperdonabile da parte dei medici. Sofferenza su sofferenza.
È stato un anno terribile quello, poiché mio padre non solo ha dovuto solo combattere con il tumore che avanzava e lo indeboliva giorno dopo giorno, ma anche con una serie di interventi “evitabili” che lo hanno sfiancato ancor di più.

Quando avete conosciuto l’ Avv. Ezio Bonanni

È stato allora che, di fronte a un evidente caso di “malasanità”, mi sono messo in moto per reagire e fare qualcosa.
Mi misi in contatto con l’ONA (Osservatorio Nazionale Amianto) nella persona del suo presidente avv. Ezio Bonanni  che ci ha subito consigliato intanto di procedere per trovare chiarezza da un punto di vista medico.
Siamo in attesa dell’udienza che ci sarà il prossimo luglio in cui finalmente il giudice si pronuncerà sperando si concluda intanto una parte di questo calvario.
Poi c’è il capitolo che riguarda  i riconoscimenti da un punto di vista lavorativo e anche qui l’avvocato Ezio Bonanni è al mio fianco quotidianamente. Da un punto di vista legale e personale, stiamo lavorando alla costituzione di un Comitato Vittime della ferrovia Genova Caselle e AMT (azienda trasporti di Genova). Dobbiamo assolutamente tenere alta l’attenzione di autorità e media affinché nessuno dimentichi le vittime e le loro famiglie.
Faremo di tutto  per poter procedere al meglio nella nostra “battaglia” che non è solo per chi non c’è più, ma per fare in modo che quanto è successo a noi e alle nostre famiglie, non si ripeta in futuro.
Dobbiamo dire basta tutti insieme a questa sofferenza, a un lungo elenco di morti che potevano e dovevano essere evitate”.
 
Ci auguriamo che il Sig. Rissotto Paolo e tutte le altre vittime dell’amianto in Genova, e nel resto della Liguria e d’Italia, abbiamo giustizia.
Ogni anno più di 6mila persone perdono la vita per patologie asbesto-correlate.  Più di 1.500 solo per il mesotelioma – e poi ci sono i tumori polmonari, quelli del tratto gastro-intestinale, all’ovaio e le patologie non neoplastiche. Tra le quali quelle fibrotiche (asbestosi, ispessimenti pleurici, placche pleuriche).

L’azione dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Sono anni che l’Osservatorio Nazionale Amianto si batte per la bonifica. Per evitare le esposizioni e quindi le nuove patologie che si manifesteranno nei prossimo 20/30/40 anni. I malati e i morti di oggi sono il risultato di esposizioni avvenute nei decenni scorsi.
L’Osservatorio Nazionale Amianto ha istituito diversi dipartimenti di assistenza.
Tutti i cittadini possono rivolgersi all’associazione, facendone richiesta con una semplice e-mail all’indirizzo osservatorioamianto@gmail.com.
Il Sig. Paolo Rissotto è il coordinatore del Comitato Vittime Amianto in Genova-Caselle e AMT, ed eventuali altre vittime e familiari possono rivolgersi a lui, inoltrando una e-mail all’Osservatorio Nazionale Amianto, ovvero contattando il Presidente, Avv. Ezio Bonanni, al n. 335/8304686.

Amianto in ospedale ad Anzio

Pericardite - Pronto Soccorso, Anzio

Amianto nelle incubatrici, nelle sale operatorie e capsule dentali

Amianto nelle incubatrici, nelle sale operatorie e persino nell’impasto dell’amalgama delle capsule dentarie. Le fibre letali di amianto, fino a 24 anni fa, venivano impiegate per realizzare macchinari e strutture miscelate con il cemento, ma anche all’interno di elementi fondamentali dell’attività odontoiatrica inseriti direttamente nella bocca dei pazienti.

E così, il quadro della situazione analizzata dall’Istituto nazionale infortuni sul lavoro all’interno degli ospedali italiani, risulta sconvolgente.

Il rapporto dell’Inail

Secondo il V Rapporto Mesoteliomi redatto da INAIL, sarebbero 280 i casi di mesotelioma solo nel settore sanità e servizi sociali rilevati nel periodo compreso tra il 1993 e il 2012.

“Questi dati sono fortemente sottostimati e tali comunque da rappresentare l’1,9% dei casi su 15.014, il totale di quelli che sono stati denunciati al ReNaM nel periodo preso in considerazione- spiega l’avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’Ona. “Purtroppo le prove acquisite sulla presenza e utilizzo di materiali contenenti amianto mostrano un impiego talmente massiccio che questi numeri sono solo la punta dell’iceberg”.

L’amianto, infatti, è stato utilizzato non solo in strutture e aziende private ma anche negli ospedali, in particolare quelli costruiti fino alla primavera del 1993, data nella quale è entrato in vigore il divieto dell’utilizzo del minerale.

Un numero elevato in relazione ai lavoratori

“L’incidenza di mesotelioma, o di malattie correlate da asbesto, è notevole tenendo conto del numero limitato di coloro che hanno lavorato e lavorano nel settore sanità, rispetto ad altri settori produttivi dell’economia del Paese – continua il presidente Bonanni- e questo testimonia un utilizzo davvero importante di amianto anche in luoghi strategici e delicatissimi del percorso sanitario”.

Dalle incubatrici alle sale operatorie

In base alle ricerche effettuate dall’Osservatorio, da Nord a Sud Italia, l’amianto all’interno degli ospedali è stato impiegato sia nella realizzazione delle strutture che spruzzato nelle pareti, nella colla, nelle mattonelle. Tracce di amianto sono state ritrovate anche negli impianti: quello elettrico, di riscaldamento e idraulico. Ovviamente, coibentazioni in cemento-amianto sia delle caldaie che delle tubature. Insomma, ovunque.

Ma ci sono dei ritrovamenti che fanno rabbrividire più di altri: quello all’interno delle apparecchiature destinate ai neonati e quello all’interno dei materiali utilizzati dai dentisti. L’amianto è stato utilizzato nelle sterilizzatrici, incubatrici, mense, carrelli riscaldati portavivande, lavanderie, stirerie e persino nelle sale operatorie.

Una scia di morti“Tra le mansioni più colpite dal mesotelioma pleurico quella degli infermieri professionali, con 7 casi, seguiti da 4 portantini continua Bonanni – ma in base ad una ricerca dell’Ona sono stati riscontrati anche 3 casi di medici ai quali non fa riferimento il V Rapporto Mesoteliomi”.

Sembra quasi una cosa impossibile, eppure l’amianto il cui impiego ha conseguenze letali per l’uomo, è stato utilizzato persino dagli odontotecnici: 4 casi di morte per malattie da asbesto correlate sono state scoperte fino a questo momento.

Un lunghissimo periodo di latenza

L’inalazione di una singola fibra di amianto può rimanere in incubazione, all’interno del corpo umano, dai 25 ai 40 anni, per poi manifestarsi in un mesotelioma pleurico o in altre forme di asbestosi per le quali non vi sono cure ma morte certa.

Purtroppo fino agli anni ’60, l’amianto era utilizzato nell’impasto nella amalgama delle capsule dentarie oltre che nella microfusione a cera persa. “In molti ospedali italiani sono state rimosse quasi interamente le strutture in amianto, ma in moltissimi altri nosocomi sono ancora presenti- conclude Bonanni- e l’Ona sta lavorando per poter completare la rimozione”.

Ecco in quali strutture ospedaliere è stata accertata la presenza di amianto che ha portato al decesso di numerosi lavoratori.

Gli ospedali coinvolti

Le strutture ospedaliere dove è stata rilevata una quantità importante di amianto sono gli ospedali Civili di Brescia, in particolare presso Reparto di Cardiologia, l’ospedale “V. Cervello” di Palermo, nel reparto di Emodinamica, e l’ospedale Vittorio Emanuele” di Gela, reparto di Ortopedia.

L’amianto è stato utilizzato in questi tre ospedali per quattro categorie di interventi: materiali che rivestono superfici applicati a spruzzo o a cazzuola; rivestimenti isolanti di tubi, forni, reattori e caldaie; una miscellanea di altri materiali comprendente, in particolare, pannelli ad alta densità (cemento amianto), pannelli a bassa densità (cartoni), prodotti tessili; pavimentazioni in laminato plastico. Questo tipo di pavimento è costituito da una matrice plastica, generalmente una miscela di polimeri organici, caricata con polveri minerali per ottenerne una maggiore rigidità e durezza.

Un’altra struttura interessata dalle fibre letali è il Policlinico Gemelli di Roma, dove è altissima la densità di amianto, in particolare nelle cucine. Qui,  negli edifici prefabbricati in cui sono state utilizzate lastre piane o ondulate in cemento amianto; nei rivestimenti di soffitti, più raramente di pareti; in ambienti come per esempio, le sale operatorie che necessitano di isolamento sia termico, sia acustico, sia soprattutto da rischio di incendio; rivestimenti anticondensa di locali dove si producono elevate quantità di vapore d’acqua; negli isolamenti termici di caldaie e tubazioni per il trasporto di fluidi ad alte o basse temperature.

Inoltre, nel Policlinico Gemelli in Roma, materiali contenenti amianto sono stati utilizzati oltre 3 mila applicazioni comprese le pitture e i rivestimenti con miscelazioni varie (con presenza tra il 5 e il 15%), stucchi, adesivi, mastici, stucchi per calafataggio.

Policlinico Umberto I di Roma

Fino al 2012, al Policlinico Umberto I di Roma sono rimasti componenti in amianto, in particolare, elementi che rivestono superfici, rivestimenti isolanti di tubi, forni, reattori e caldaie. Più una miscellanea di altri materiali comprendente, pannelli ad alta densità, pannelli a bassa densità e prodotti tessili; pavimentazioni in laminato plastico.

Ospedale Militare di Anzio

Un altro caso è quello dell’Ospedale Militare di Anzio le cui verifiche tecniche, eseguite negli anni, hanno confermato quanto la struttura fosse strapiena di eternit dalla tettoia fino all’intonaco spruzzato sulle pareti.

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IMPORTANTE PASSO AVANTI DELLA CORTE DI CASSAZIONE

Corte di Cassazione
Corte di Cassazione

Non sarà più necessario dettagliare la quantità di fibre per centimetro cubo presenti nel luogo di lavoro.

Ma siamo sicuri che si tratti veramente di una novità?

Ma l’INPS perché continua ancora a non applicare una legge dello Stato?

Dopo due gradi di giudizio di rigetto della richiesta dei benefici previdenziali previsti per gli esposti ad amianto, utile per il prepensionamento, ovvero per la rivalutazione delle prestazioni pensionistiche già liquidate, la Corte di Cassazione, sezione lavoro, ribalta il giudizio, perché afferma il principio secondo il quale non vi è obbligo, data la lunga esposizione lavorativa, di dettagliare “la quantità di fibre per centimetro cubo presenti nel luogo di lavoro”. Secondo la sentenza 06543/17: “non è necessario che il lavoratore fornisca la prova atta a quantificare con esattezza la frequenza e la durata dell’esposizione, potendo ritenersi sufficiente (…) che si accerti, anche a mezzo di consulenza tecnica, la rilevante probabilità di esposizione del lavoratore al rischio morbigeno, attraverso un giudizio di pericolosità dell’ambiente di lavoro, con un margine di approssimazione di ampiezza tale da indicare la presenza di un rilevante grado di probabilità di superamento della soglia indicata dalla legge”.

Ma si tratta veramente di una sentenza “nuova”?

L’Avv. Ezio Bonanni, già nella sua prima pubblicazione “Lo Stato dimentica l’amianto killer” (marzo 2009), aveva fatto riferimento a questo principio, che peraltro aveva ricavato dalla giurisprudenza coeva. L’autore, già legale di migliaia di cittadini esposti ad amianto, aveva anticipato quello che è un principio che ora è divenuto granitico, fermo restando che le fibre, sono dannose “Anche basse concentrazioni e sporadiche esposizioni” perché non sussiste una soglia al di sotto della quale il rischio si annulla e perchè tutte le esposizioni  hanno un “ruolo acceleratore… e conseguente rilevanza causale, connessa alla abbreviazione della latenza e all’anticipazione dell’evento letale” (cfr. Cassazione Sezione Penale, con la Sentenza n° 42128 del 12.11.2008)”.

“Il rischio amianto non si limita ai siti industriali dove veniva estratto, prodotto e lavorato o nelle altre fabbriche e luoghi di lavoro, ma si estende all’intero territorio e per tutta la popolazione, anche donne e bambini, più sensibili e fragili ed anche come pesante ipoteca per le generazioni future. Basti soltanto osservare che spesso le scuole hanno i tetti in cemento amianto e le pareti dei muri intonacate con amianto a spruzzo e che, dunque, ne sono esposti i bambini!!! Discariche a cielo aperto, vecchi capannoni, fabbriche, opifici e macchinari, alcuni abbandonati all’incuria del tempo, altri ancora pienamente operativi, cantieri navali e siti di ogni tipo, erano completamente disseminati di amianto in matrice friabile e compatta. Il limite di soglia, il concetto di valutazione e limitazione del rischio, si trasforma nell’accettazione del rischio, nel prospettare l’evento – malattia – come il possibile risultato della condotta anche omissiva, e ciò nonostante accettarlo sul presupposto di indennizzare il danno. Un corretto argomentare giuridico parlerebbe di dolo eventuale e non di norme di prevenzione e di sicurezza sul lavoro!!! Infatti, per le malattie asbesto correlate, ad eccezione dell’asbestosi, non esiste limite di soglia ed anche poche fibre possono essere fatali. Si sostiene erroneamente che l’articolo 3 stabilisca «un limite di concentrazione al di sotto del quale le fibre d’amianto devono considerarsi respirabili nell’ambiente di lavoro tanto da non obbligare all’adozione di misure protettive specifiche (!) e mostrando così di ritenere insufficiente agli effetti del beneficio da attribuire ai lavoratori esposti all’amianto (che non abbiano contratto malattia professionale) la presenza della sostanza in quantità tale da non superare il limite anzidetto e da non rappresentare per tale ragione un concreto pericolo per la salute» (Cass. 21682/2004 seguita da tantissime Sentenze di merito). Si tratta di una tesi che non ha fondamento giuridico (oltre che scientifico) e non può davvero giustificarsi alla luce della legge, sotto alcun aspetto”.

La dimostrazione dell’esposizione

Tuttavia il principio è passato e dunque bisognava e bisogna dimostrare l’esposizione ultradecennale alle famose 100 fibre litro.

Una prova difficilissima da tendere, soprattutto se rapportata a periodi che risalgono anche a trent’anni or sono, riferiti a condizioni che ormai si sono modificate, a siti lavorativi che non esistono più o nella migliore delle ipotesi hanno subito dei radicali cambiamenti.

Per evitare  che il diritto alle rivalutazioni potesse: “essere sempre negato o affermato a piacimento; significa affidare al potere politico, amministrativo e sindacale la facoltà di stabilire dove e quando riconoscere il diritto”, l’Avv. Ezio Bonanni e l’Osservatorio Nazionale Amianto hanno sempre sostenuto che debba applicarsi il principio per il quale la prova debba essere attinta da ragionamento logico deduttivo e sulla base della: “semplice verosimiglianza di quel superamento, la probabilità che quella soglia esista anche soltanto nell’ambiente” (Cassazione Sezione Lavoro n. 16119/2005).

La massima di questa Sentenza è chiarissima

al fine del riconoscimento di tale beneficio, non è necessario che il lavoratore fornisca la prova atta a quantificare con esattezza la frequenza e la durata dell’esposizione, potendo ritenersi sufficiente, qualora ciò non sia possibile, avuto riguardo al tempo trascorso e al mutamento delle condizioni di lavoro, che si accerti, anche a mezzo di consulenza tecnica, la rilevante probabilità di esposizione del lavoratore al rischio morbigeno, attraverso un giudizio di pericolosità dell’ambiente di lavoro, con un margine di approssimazione di ampiezza tale da indicare la presenza di un rilevante grado di probabilità di superamento della soglia massima di tollerabilità” (Cass. 16119/2005).

Non va poi dimenticato che la mancanza di parametri espositivi all’interno della norma non rappresentava certo una svista o una dimenticanza del legislatore, dovendo essere considerata una scelta politica consapevole: coerente con l’azione nociva della sostanza (l’amianto nuoce a prescindere da limiti di soglia); conforme ai dettami dell’ordinamento (il d.lgs. 277 tutela a fini preventivi qualsiasi esposizione ad amianto), corrispondente al rischio assicurato nel sistema previdenziale delle malattie professionali (“l’esposizione comunque”) questo è quanto citato dall’Avv. Ezio Bonanni nel suo libro, circa 8 anni fa.

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus, ha sempre lamentato in questi anni e continua a lamentare ancora, dopo che la legge ha festeggiato le nozze d’argento proprio in questi giorni, la sostanziale disapplicazione, per quella parte che stabilisce il diritto dei lavoratori esposti per più di 10 anni ad essere collocati ad un periodo pari al 50% di quello di esposizione; e per quelli che sono malati di patologie asbesto correlate anche se esposti ad un periodo inferiore, e senza che valga il cosiddetto limite di soglia delle 100 fibre litro (art 13 comma 7 legge 257/92).

Ora la Corte di Cassazione non fa che ribadire un principio già affermato più volte e che comunque di buon senso, anche perché altrimenti sarebbe impossibile dimostrare l’esposizione ultradecennale a concentrazioni superiori alle 100 fibre litro e quindi ci sarebbe l’impossibilità di far valere il diritto, violando il diritto di difesa e di azione in giudizio con conseguente incostituzionalità della norma.

Gli ultimi sviluppi dalla giurisprudenza della suprema corte

Gli ultimi sviluppi dettati dalla giurisprudenza della suprema corte, sono invece portavoce di sorprese non sempre positive per quei lavoratori che disgraziatamente sono stati esposti a amianto.

Oltre ad aver respirato le fibre che ora sono nel loro corpo, invadendone tutti gli organi, con il rischio di insorgenza di patologie, quasi sempre mortali, e che comunque subiscono giorno dopo giorno i danni dovuti alla loro capacità infiammatoria, a queste difficoltà probatorie aggiunge anche la prescrizione decennale del diritto e la decadenza triennale, riferita non ai ratei ovvero alla differenza dei ratei, ma all’intero diritto, una decadenza tombale.

Il raggio di luce è costituto dalla recente normativa di cui all’art 1, comma 250, della Legge 232/16, attraverso la quale  approva la norma che prevede l’immediato pensionamento per tutti coloro che, per motivi di lavoro, hanno contratto mesotelioma pleurico, mesotelioma pericardico, mesotelioma peritoneale, mesotelioma della tunica vaginale del testicolo, carcinoma polmonare e asbestosi, purché riconosciuti dall’INAIL, ovvero dall’ente assicuratore, senza che ci sia la necessità di alcuna soglia di riconoscimento di inabilità/invalidità. Per maggiori informazioni sulla normativa è possibile consultare il notiziario ONA.

“Noi come associazione chiediamo che i requisiti dell’esposizione da amianto vengano accertati da un ente terzo (ASL), e non dall’INAIL o dall’INPS, in quanto quest’ultimo è ritenuto privo di un apparato tecnico adeguato – dichiara il Presidente Ezio Bonanni -. Noi, come ONA, esponiamo delle proposte concrete. Proponiamo che valga il precedente: una volta accertata la presenza di amianto in uno stabilimento, anche in caso di esposizione dovuta alla contaminazione ambientale, andrebbero riconosciuti a tutti i benefici”.