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venerdì, Agosto 21, 2026
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Il ruggito del leone con asbestosi

Antonio Dal Cin, ruggito, finanziere
Antonio Dal Cin

L’asbestosi pleurica non ferma il coraggio di Antonio Dal Cin

Egli, congedato dalla Guardia di Finanza per motivi di servizio. Asbestosi pleurica riconosciuta come malattia professionale, mentre rimane in attesa dell’esaurimento delle pratiche burocratiche. Per il riconoscimento di quanto gli è dovuto come vittima del dovere. Lancia l’appello perché le autorità della superiore gerarchia terminino la bonifica delle caserme e degli altri luoghi di vita e di lavoro del personale civile e militare delle forze armate e del comparto sicurezza.

Infatti, l’ultimo suo appello,  non è caduto nel vuoto, recepito dalla rete, con circa 100mila visualizzazioni e migliaia di commenti in pochi giorni ed ora, sempre assistito dall’Avv. Ezio Bonanni, indomito suo difensore, spicca una messa in mora con la quale chiede il risarcimento di tutti i danni e preannuncia un’ulteriore azione civile presso il Tribunale di Roma.

“Certamente il Sig. Antonio Dal Cin ha diritto al risarcimento dei danni. E così anche la moglie e i due piccoli figli minorenni, privati della possibilità di una vita normale. Per via dell’asbestosi pleurica di cui è rimasto vittima il loro genitore per via delle attività di servizio. Infatti, non si comprende perché i militari siano stati comandati di eseguire missioni con presenza di amianto senza essere stati informati del rischio. Senza essere stati dotati di maschere protettive quando si sa che l’amianto è un killer spietato che uccide e non dà scampo”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, legale dell’ex militare vittima di asbestosi.

Finché avrò forza griderò che la vita umana è sacra e che non si può continuare ad uccidere con l’amianto. Infatti, fin dall’inizio del secolo scorso si sapeva che l’amianto era dannoso per la salute. Però se n’è fatto uso pensando che si potessero realizzare dei profitti, e così si è preferito sacrificare la vita umana. Migliaia di vittime ed altre migliaia ancora, purtroppo, e tutto tace. Dobbiamo lottare contro questo silenzio omertoso, contro la volontà di normalizzare, di segregare moralmente le vittime dell’amianto”, dichiara il Sig. Antonio Dal Cin.

Le attività ONA in favore delle vittime di asbestosi

Nel frattempo l’Osservatorio Nazionale Amianto prosegue nelle sue attività e sono previsti nuovi incontri con le istituzioni, come quello del 18.07.2017 con il Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute, On.le Davide Faraone. L’ONA è al fianco di tutte le vittime amianto per la diagnosi, terapia, cura dell’asbestosi e per la tutela dei loro diritti, con professionisti e volontari che sono al tuo servizio 24 ore su 24, in modo del tutto gratuito

Castel Fusano e il caso degli incendi tossici

incendio
EcoX

Secondo quanto riportato dalla testata “Eco del Litorale”, sarebbe scoppiato un altro incendio all’altezza della strada statale pontina. La zona interessata sarebbe quella di Castelporziano.

Ancora non si conoscono le cause che hanno portato al divampare di questo ennesimo rogo.

La posizione dell’ONA per fronte all’emergenza

L’Avv. Ezio Bonanni dichiara guerra agli incendi “Prevista una speciale sezione dell’ONA e una costituzione dell’Osservatorio Nazionale Rifiuti.

Quel carteggio “riservatissimo” sulla Marina Militare

Pericolo Amianto Marina Militare
Pericolo Amianto

Un carteggio riservatissimo della Marina Militare

Una serie di atti della Marina Militare, tra i quali il c.d. carteggio “riservatissimo”. La messa al bando dell’amianto nel nostro Paese risale al 1992, ma gli effetti letali della fibra killer erano ben noti alle istituzioni dall’inizio del ‘900.

Tant’è vero che le lavorazioni dell’amianto erano state dichiarate insalubri e per questo motivo vietate alle donne e ai fanciulli, e l’asbestosi era stata tabellata tra le malattie professionali che dovevano essere indennizzate, in forza della Legge 455/43.

Risulta nel II Rapporto Mesoteliomi di ONA Onlus: “In Italia, nel solo periodo dal 1945 al bando nel 1992, sono state prodotte 3.748.550 tonnellate di amianto grezzo.

Successivamente, sono state importate altre 1.900.885 tonnellate, che sono state utilizzate in oltre 3.000 applicazioni, determinando così più di 34.000.000 di tonnellate contenenti amianto.

Nel dettaglio, si tratta di amianto in matrice friabile compatta e alcuni milioni di tonnellate (si stima tra 5 e 6) in matrice friabile.

A 20 anni dalla messa al bando dell’amianto

In più di 20 anni dall’entrata in vigore della legge 257/1992, che ha fatto divieto di estrazione, importazione, lavorazione e commercializzazione dell’amianto, sono state bonificate soltanto 500.000 tonnellate di materiali che lo contenevano, e cioè meno del 2% del totale: con questo ritmo saranno necessari più di 1000 anni per la completa loro rimozione”.

“Com’è possibile che sia stato permesso l’utilizzo dell’amianto in maniera così esponenziale e, soprattutto, perché è stato utilizzato dalla Marina Militare nonostante si sapesse del danno che provocava alla salute?

Com’è possibile mettere al bando un minerale così dannoso per la salute umana solo con la Legge 257/92, dopo almeno 50 anni dall’entrata in vigore della Legge 455/43?”.

Questo si chiede l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente Osservatorio Nazionale Amianto, legale di parte civile nel processo Marina Bis in corso a Padova e difensore di decine di ex militari e familiari dei deceduti.

Lo Stato, gli enti pubblici e le aziende di Stato sono stati i maggiori utilizzatori di amianto, una strage prevedibile e, al tempo stesso, evitabile. È la tesi da sempre sostenuta dall’Avv. Ezio Bonanni, il quale ha depositato agli atti del processo penale Marina Bis che si celebra innanzi il Tribunale Penale di Padova una serie di atti, tra i quali il c.d. carteggio “riservatissimo”. Una interlocuzione tra i vertici della Marina, con alcuni scienziati dell’epoca.

La testata online Inchiostro Verde è tornata sull’argomento per fornire ai propri lettori i dettagli di una vicenda che meritava ben altra considerazione da parte di tutti. Per saperne di più prova a consultare l’articolo.

I risultati dello studio, lo screening

Al centro del carteggio c’è il primo screening sanitario effettuato nel 1969. Su 269 arsenalotti, risultò che il 10% degli esaminati era già affetto dalla malattia (mesotelioma o asbestosi) e un altro 16% presentava sintomi sospetti.

Le due categorie più esposte alle fibre di amianto erano il saldatore e il carpentiere in ferro, mentre l’età media di rischio esposizione risultava di 28 anni.

“I primi risultati dello studio condotto su operai addetti a vari tipi di lavorazione in ordine al rischio di l’asbestosi. – Si legge in un documento della Direzione di Sanità della Marina Militare del 30 dicembre 1969. – Hanno delineato una situazione di effettivo pericolo nei confronti di diverse categorie di lavoratori direttamente addetti alla manipolazione dell’amianto e indirettamente esposti alla inalazione della relativa polvere“. 

Documento originale

Il dato sconcertante che emerge da questo carteggio, è che la Marina Militare, pur essendo a conoscenza della pericolosità dell’amianto ben ventidue anni prima della messa a bando della fibra killer, si limitò ad allontanare i 27 operai già colpiti da malattia.

Mentre i 42 casi classificati nel 1969 come probabilmente affetti, continuarono a respirare la polvere letale. Una storia di inquietante silenzio che ancora oggi chiede giustizia.

L’impegno a non divulgare i dati delle indagini

Fu il dottor Luigi Ambrosi, direttore della Cattedra di medicina del lavoro dell’Università di Bari, a chiedere, nel giugno del 1968, all’allora direttore di Marisan di “poter condurre uno studio scientifico a carattere epidemiologico-statistico ed ambientale sull’Arsenale di Taranto”.

Tale studio sarebbe stato svolto in collaborazione con la Clinica del Lavoro di Milano, il cui direttore, prof. Vigliani, stava già conducendo analoghe indagini nell’Arsenale M.M. di La Spezia, con la collaborazione dell’Istituto di Medicina del Lavoro di Genova”.

Lo stesso prof. Ambrosi “dava ampie rassicurazioni circa il carattere squisitamente scientifico di tali indagini, i cui risultati sarebbero rimasti a disposizione esclusivamente della Direzione di Sanità M.M. e non sarebbero stati forniti ad alcun ente, di qualsiasi genere, estraneo ad essa”. 

In una lettera datata 17 gennaio 1970, si confermava“il carattere squisitamente scientifico di tali indagini i cui risultati non saranno forniti ad organizzazioni sindacali o politiche, ma resteranno a disposizione esclusivamente della Direzione di Sanità Militare Marittima”. 

Perché tenere segreti dati importanti?

E già questo impegno lascia sconcertati, visto che si trattava di dati che avrebbero interessato la salute e la vita di tanti uomini in carne ed ossa.

Primo argomento di tale studio fu l’asbestosi e quindi le lavorazioni che ad essa conducevano. L’indagine “fu condotta principalmente da

alcuni assistenti del prof. Ambrosi, talvolta con l’intervento del professore stesso. Quindicinalmente essi venivano a Taranto, muniti delle attrezzature necessarie e sottoponevano a visita specialistica gruppi di operai”.

Il 18 febbraio 1969, il prof. Ambrosi avanzò concrete proposte “per un intervento della sua equipe per una azione sistematica di controllo su tutti i dipendenti”.

Da parte sua, Marisan propose “al solo scopo di contenere la spesa entro i limiti dei fondi stanziati per l’assistenza sanitaria agli operai, di attuare inizialmente gli accertamenti specialistici per campione”.

Nel momento in cui venne fuori la gravità della situazione tra i lavoratori, la reazione della Marina Militare fu questa:

«E’ in corso, in collaborazione con la sala medica, azione intesa ad allontanare dal posto di lavoro gli elementi più colpiti, tale azione dovrà essere opportunamente differita nel tempo per evitare allarmi eccessivi ed ingiustificati». 

La sconcertante raccomandazione è contenuta in una lettera datata 14 febbraio 1970, anch’essa classificata come “riservatissima”.

Il mittente è la Direzione Generale dell’Arsenale della Marina Militare Direzione Lavori Generali; il destinatario Navalcostarmi di Roma.

La costituzione dell’ONA come parte civile

Documentazione originale

Su queste basi, l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA e legale di decine di vittime e loro familiari, si è costituito parte civile nel processo Marina Bis presso il Tribunale di Padova.

La cosa più eclatante è che ha chiesto ed ottenuto la chiamata del Ministero della Difesa come responsabile civile, per la condanna in solido con gli imputati, al risarcimento dei danni.

La cosa altrettanto eclatante è che tutti gli imputati, alti ufficiali, sono accusati di aver procurato la morte di decine di marinai eppure sono difesi dall’Avvocatura dello Stato, a spese dei contribuenti.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso l’Avv. Ezio Bonanni, ha ottenuto dal Tribunale di Cagliari, in funzione di Magistratura del Lavoro, l’accoglimento di tale tesi giuridica (sentenza n. 917/16): una equiparazione alle vittime del terrorismo, che la dice lunga sulle responsabilità dello Stato.

È singolare che nel citato carteggio ci si preoccupi di “evitare allarmi eccessivi ed ingiustificati”. Non la pensa così l’Avv. Bonanni che preannuncia una serie di nuove azioni giudiziarie, anche in sede civile, e in sede amministrativa/previdenziale, in merito alla equiparazione alle vittime del terrorismo.

Pensioni, al via le domande per Ape sociale e precoci

Prepensionamento
Prepensionamento

Ultimo giorno per la domanda per accedere a APE sociale

Termina oggi il conto alla rovescia partito per presentare le domande all’Inps di accesso all’Ape sociale o al pensionamento anticipato da parte dei lavoratori precoci, ovvero chi ha lavorato almeno un anno prima di compierne 19. Secondo il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, con la pubblicazione dei decreti «viene data l’opportunità a lavoratori in condizioni di difficoltà, per quest’anno stimati in circa 60mila, di anticipare fino a tre anni e sette mesi l’età di pensionamento, con potenziali effetti positivi sul ricambio generazionale in azienda».

Con qualche mese di ritardo sulla tabella di marcia (i nuovi sono in vigore dal 1° maggio) si attiva dunque il nuovo ammortizzatore sociale riservato a chi ha compiuto almeno 63 anni, in condizione di bisogno e che non ha ancora l’età per la pensione di vecchiaia. Mentre per i precoci si apre una finestra di uscita alla pensione con 41 anni di contributi versati (contro i 41 anni e 10 mesi per gli uomini e i 42 e 10 mesi se donne) a patto di rientrare in una delle quattro categorie di disagio valide per l’Ape sociale: disoccupazione da almeno 3 mesi, familiari disabili a carico, una invalidità pari o superiore al 75%, aver svolto un lavoro usurante per almeno 6 anni negli ultimi 7.

Pensioni: assegno massimo di 1.500 euro lordi

L’Ape sociale è una vera e propria indennità ponte verso la pensione. Il suo importo è commisurato alla pensione attesa, con un massimo di 1.500 euro lordi mensili per 12 mensilità (circa 1.325 netti) fino a un massimo di 43 mesi, ma il termine potrebbe allungarsi di qualche mese se dal 2019 cambieranno i requisiti di pensionamento per l’adeguamento alla nuova aspettativa di vita (si parla di un allungamento possibile di 3 o 5 mesi).

L’Ape sociale è inoltre tassata come reddito da lavoro dipendente e gode quindi di tutte le detrazioni e i crediti d’imposta spettanti a tali redditi, compreso quindi il “bonus” 80 euro che i pensionati non hanno. È inoltre compatibile con redditi da lavoro dipendente o da collaborazione coordinata e continuativa, fino al limite di 8mila euro annui, e da lavoro autonomo fino al limite di 4.800 euro annui. Per accedere si terrà conto di tutta la contribuzione versata, compresi i contributi figurativi cumulati in caso di cassa integrazione, per esempio, principio attualmente non previsto per l’accesso alla pensione anticipata. «L’Ape sociale – ha spiegato Stefano Patriarca, uno dei consiglieri economici di palazzo Chigi che più ha lavorato a questa misura – è una rilevante innovazione nel nostro welfare».

Domande entro il 15 luglio 2017 e il 31 marzo 2018

I termini per la presentazione delle domande si chiudono il 15 luglio per chi matura i requisiti entro quest’anno ed entro il 31 marzo del 2018 per chi li matura l’anno venturo sia per l’Ape sociale sia per usufruire della finestra di anticipo precoci. Le due misure sono sperimentali e restano in vigore nella versione attuale per due anni. Dovrebbero intercettare domande per circa 35mila apisti e 20mila precoci nel primo anno di applicazione secondo stime governative e dell’Inps. Le domande di Ape sociale saranno accolte nel limite di spesa di 300 milioni di euro per quest’anno e fino a 609 milioni di euro per il 2018. Quelle per i precoci fino a 360 milioni quest’anno e 505 l’anno prossimo.

Per leggere l’articolo completo basta dare un’occhiata qui.

“L’amianto si è preso la mia famiglia”

Padre e figlio
Padre e figlio

La storia di una famiglia distrutta dall’amianto

Il Sig. A.T., assistito legalmente dall’Avv. Ezio Bonanni, presidente ONA, si è visto portare via padre, cugino, zii e zie, a causa dell’esposizione all’amianto durante l’attività lavorativa.

Tutti, infatti, sono stati lavoratori all’interno della stessa ditta, i cantieri S.A.I.T. SpA operativi tra Castellammare di Stabia e Napoli.

Adesso la preoccupazione è per se stesso, la sorella e per la mamma, in quanto anche loro hanno respirato le fibre di amianto che il padre inconsapevolmente riportava a casa, sui propri indumenti, al termine della giornata di lavoro.

Di seguito l’intervista rilasciata per il Notiziario ONA:

Ci parli di suo padre e della sua famiglia

Ancora faccio fatica a parlare di quanto è accaduto, il tempo passato è ancora troppo poco. E’ molto difficile parlare di una situazione che ha fatto, e continua a far soffrire, me e tutta la mia famiglia. O meglio quel che ne rimane.

Purtroppo l’amianto è entrato a far parte del nostro nucleo familiare già da tanto tempo, portandosi via, prima di mio padre, anche mio cugino, il cognato di mio padre, due dei miei zii con le rispettive mogli, tutti lavoratori all’interno della stessa ditta, la S.A.I.T. SpA. Una terribile coincidenza? Assolutamente no! L’amianto non è una coincidenza, non è una fatalità….L’amianto è morte, sempre, e noi ne siamo purtroppo la prova. Mio padre ha lavorato in quella ditta dal 1963 al 1991, come coibentatore, sa cosa significa? Che prendeva in mano l’amianto, a mani nude e senza alcun tipo di protezione.

Non gli veniva nemmeno lasciata la possibilità di lavare le tute li ma doveva portarle a casa, da noi. Mia madre ha passato anni, inconsapevolmente, a lavare queste tute piene di amianto, noi stessi lo abbiamo sicuramente respirato ogni qualvolta mio padre al rientro, dopo una giornata di lavoro, veniva incontro per abbracciarci. Un gesto d’amore per lui, come ogni padre per i propri figli, ma chi avrebbe mai immaginato che proprio questo gesto d’amore potrebbe, a distanza di anni, mettere a rischio anche la nostra salute? Io e mia sorella siamo terrorizzati all’idea che anche mia madre possa ammalarsi. Mio padre, che io ho sempre definito un “piccolo ma grande uomo”, era di corporatura piccola, e anche questo purtroppo, durante il periodo lavorativo, ha rappresentato un ulteriore problema in quanto era l’unico in grado di infilarsi all’interno delle tubature (in amianto).

Quando avete scoperto la malattia di vostro padre?

Nel 2015 mio padre ha cominciato a non stare bene, era dimagrito improvvisamente nonostante, ripeto, fosse sempre stato longilineo di costituzione ma, reduce anche dagli altri decessi che ci sono stati in famiglia e sapendo che aveva lavorato a contatto con l’amianto, non ci è stato difficile trarre la conclusione che è arrivata nell’ottobre dello stesso anno e che ha sentenziato un mesotelioma peritoneale.

Da lì il mondo ci è letteralmente caduto addosso tra ricoveri e cicli di chemioterapia con tutti gli effetti collaterali che ne sono derivati. Noi siamo sempre stati una famiglia molto unita e lui un padre e un nonno affettuoso. Mia nipote a dicembre di quell’anno ha compiuto 18 anni ma, con il suo adorato nonno ricoverato in ospedale con una sentenza di morte, non se l’è sentita di festeggiare e abbiamo passato quella giornata al suo capezzale intorno ad un lettino di ospedale e lui era totalmente consapevole di quanto stava accadendo. Non lo auguro a nessuno…Questo calvario terreno è terminato nel marzo del 2016 quando purtroppo, all’età di 72,  è venuto a mancare, gettando tutti nella disperazione più totale.

Cosa è cambiato? Come avete deciso di procedere?

Ora vogliamo solo giustizia per mio padre, se la merita, lo dobbiamo a lui. Nessuno ce lo ridarà indietro e il vuoto che ha lasciato è veramente incolmabile, ma almeno deve avere giustizia. Ora io e mia sorella, con il marito e mia nipote, viviamo a casa con mia mamma che ha perso il suo compagno di una vita, il suo amore e non è giusto perché non era questo il suo momento.

Devo ringraziare l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, per aver preso a cuore non solo la causa di mio padre ma di tutti coloro che non ci sono più o che si sono ammalati a causa della superficialità e dell’inadempienza delle istituzioni che dovrebbero tutelare i cittadini. Sempre grazie all’Avvocato, siamo riusciti ad ottenere il riconoscimento di malattia professionale, un piccolo passo avvenuto proprio a ridosso del funerale di mio padre e mi piace pensare che lui, di fronte a questo primo piccolo passo, possa aver assistito e possa darci la forza per andare avanti.