Fibronit Bari: un’altra triste storia amianto italiana
Fibronit di Bari mesotelioma. Così come Cemental, EternitoIlva, anche all’interno della Fibronit sono state spezzate molte vite a causa dell’esposizione a fibre di amianto, minerale tanto prezioso per il settore dell’edilizia, quanto dannoso per la salute umana.
Tra le quasi 400 vittime complessive della fabbrica di manufatti di eternit non troviamo solo ex operai che hanno contratto patologie asbesto correlate, ma anche cittadini comuni che hanno avuto come unica colpa quella di vivere vicini allo stabilimento in questione. Lo stabilimento Fibronit di Bari sorge proprio al centro di tre quartieri. In questo modo, si è avuto un aumento del rischio. In particolare, per il mesotelioma (Fibronit di Bari mesotelioma).
Infatti, la Fibronit di Bari, proprio perché collocata nel centro città, ha costituito un vero e proprio focolaio di contaminazione di fibre, e, quindi, di mesotelioma.
Infatti, Fibronit di Bari mesotelioma, si traduce in un’epidemia tra coloro che hanno abitato e che abitano alcuni quartieri. Ci riferiamo ai quartieri di Bari Madonnella, Carrassi e Japigia. In più, l’epidemia riguarda tutte le malattie asbesto correlate. Inoltre, il numero di decessi causati dal cancro è in preoccupante aumento nonostante l’azienda abbia cessato la sua attività nel 1985.
Infatti, la bonifica è giunta in ritardo. Quindi, l’esposizione è proseguita anche nei periodi successivi la chiusura. Soltanto nel 2016, in seguito all’impegno dell’ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni si è giunti alla bonifica.
Fibronit di Bari mesotelioma: tardiva bonifica
Purtroppo a peggiorare la situazione è stato il fatto che dopo la chiusura dello stabilimento, questo si è trasformato in una sorta di discarica a cielo aperto, vi si trovavano infatti sotto gli occhi di tutti tonnellate di eternit e altri rifiuti altamente inquinanti.
Ma per i baresi, l’incubo sembra vicino alla conclusione: sono state avviate, intatti, nell’ottobre del 2016 le operazioni di bonifica del sito contaminato e proprio in questi giorni è caduto giù in maniera definitiva un altro capannone.
È prevista per il prossimo autunno, invece, la fine dei lavori di bonifica dell’intera area, visto che restano da distruggere solo gli ultimi silos.
Il c.d. silos: Fibronit di Bari mesotelioma
Per fa crollare i silos servirà tanta pazienza e soprattutto un’intera estate, ma dopo di questo gli abitanti delle aree limitrofe potranno emanare un sospiro di sollievo nel vedere fatta a pezzi quella che un tempo oltre ad essere la fabbrica di cemento era ritenuta anche la “fabbrica della morte”.
Quest’importante iniziativa è un grosso passo avanti per il capoluogo pugliese, che in questo modo ha dimostrato solidarietà nei confronti delle vittime dell’amianto e, soprattutto, rispetto per i propri cittadini e la loro salute che ricordiamo non sono ancora immuni dai rischi di contrarre malattie come: mesotelioma, asbestosi e una serie di particolari forme di tumori polmonari.
Fibronit di Bari mesotelioma: fobia tra gli abitanti
In più, c’è una vera e propria fobia tra gli abitanti. Infatti, c’è un numero elevato di casi di mesotelioma per coloro che hanno abitato nei dintorni.
La paura di ammalarsi spesso può recare danni gravi quanto la patologia stessa. Ma Bari e la Puglia non si arrendono, hanno resistito fino ad ora. Per fortuna, è giunto il momento che, dopo la fine della bonifica nel 2016, il picco dovrebbe via via diminuire. È necessaria, ora, la sorveglianza sanitaria e il risarcimento del danno.
Amianto: un minerale prezioso quanto letale
L’amianto che adesso terrorizza l’opinione pubblica visto che la sua nocività è stata più che comprovata, un tempo è stato un valido alleato dell’uomo. Un minerale preziosissimo in quanto ha una forte resistenza al calore e una struttura fibrosa facile da manipolare.
L’Italia dagli anni 60 in poi è stato uno dei maggiori produttori mondiali di asbesto.
Come leggiamo dal rapporto INAIL “Rifiuti contenenti amianto” ed. 2013, in Italia sono state prodotte circa 3milioni e 800milatonnellate e importate circa 1milione e 900mila tonnellate di amianto grezzo.
Con il trascorrere degli anni però iniziarono ad essere evidenti ma non ancora comprovate le correlazioni tra le fibre di amianto e le malattie asbesto correlate, che in genere colpivano l’apparato respiratorio.
Solo in seguito si è dimostrato che le fibre di amianto una volta inalate attaccavano le vie respiratorie con conseguenti danni invalidanti. È iniziata poi una lotta contro l’amianto e per la sua messa al bando, con il raggiungimento dell’obiettivo solo nel tardo 1992 con la legge 257 che ne ha vietato l’uso su tutto il territorio italiano.
Prevenzione secondaria e terziaria Fibronit di Bari mesotelioma
Ora che nel 2016 la bonifica Fibronit di Bari è terminata, c’è la triste contabilità dei casi di mesotelioma. Questa situazione è confermata anche nel VII Rapporto Mesoteliomi ReNaM. L’ONA ha avviato l’azione di tutela medica e l’azione di tutela legale.
In più, sono già in corso azioni giudiziarie a carico del Comune di Bari, perché non ha vigilato precedentemente e perché ha ritardato nella bonifica. In più, ci sono stati casi di mesotelioma tra i dipendenti di Poste Italiane e di AMIU. Questi casi di mesotelioma sono stati dovuti al fatto che, questi dipendenti, hanno svolto la loro attività di lavoro nei pressi della Fibronit.
Quindi, queste vittime Fibronit di Bari mesotelioma hanno diritto alla tutela legale. Innanzitutto, con l’indennizzo INAIL, poi con il risarcimento danni.
Amianto dati mesotelioma Puglia. In questa regione è elevato il numero dei casi di mesotelioma e alcune condizioni di rischio specifiche. L’ILVA, piuttosto che la base della Marina Militare, costituiscono, per Taranto e per l’intera Puglia, l’epicentro delle patologie asbesto correlate.
Amianto mesotelioma Puglia: assistenza
L’ONAe l’Avv. Ezio Bonanni hanno disposto un programma di assistenza per le vittime del mesotelioma e di altre malattie asbesto correlate in Puglia.
Amianto dati mesotelioma Puglia: aggiornamento 2020
L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni aggiornano i dati relativi ai casi di mesotelioma in Puglia. Innanzitutto, occorre far riferimento al VI Rapporto Mesoteliomi, e poi, all’aumento dei casi che sono stati censiti in Puglia in aggiunta.
Infatti, l’ONA ha tutta una serie di rilevazioni, tra le quali, quelle delle segnalazioni.
Fiera del Levante: Avv. Ezio Bonanni e la prevenzione
I mesoteliomi ufficialmente registrati sono stati 935, nel periodo tra il 1993 e il 2012 (dal 2010 al 2012 i dati sono parziali). Un numero che corrisponde al 4,4% del casi registrati nel Paese. Nel 65,5% di questi, la patologia è stata causata da esposizione all’amianto di tipo professionale. Nello specifico, i decessi nella città di Taranto, tra il 2006 e il 2011, sono la metà di quelli censiti nell’intera Puglia dal Registro regionale.
121 morti, di cui 99 uomini e 22 donne. Nella sola città di Taranto si registrano 20 casi di mesotelioma all’anno, con un’incidenza 5 volte superiore all’attesa. L’insorgenza della malattia è solo la punta dell’iceberg. L’asbesto, infatti, è in grado di determinare patologie fibrotiche. Sono malattie asbesto correlate da infiammazione, l’asbestosi, le placche pleuriche, gli ispessimenti pleurici. In seguito, queste infiammazioni possono evolvere in cancro. Inoltre, in molti casi, anche le semplici infiammazioni provocano complicazioni cardiovascolari e cardiocircolatori.
“Sono infatti circa quattromila i decessi causati o concausati dall’esposizione all’amianto in Puglia, nel periodo 1993-2012, almeno 400 nella sola città di Bari, a causa della Fibronit“, spiega l’avv. Ezio Bonanni, durante l’incontro nella sede ONA Bari.
Molti gli associati, e non, che si sono presentati in via del Municipio 22/A a Ceglie del Campo per incontrare il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e chiedere assistenza per loro stessi e/o per i loro familiari, esposti ad amianto.
Bonanni ha continuato il tour della sicurezza alla Fiera del Levante
Durante il suo intervento, dal titolo “Rischio amianto: prevenzione primaria, secondaria e risarcimento danni”, l’avvocato ha illustrato uno degli obiettivi fondamentali dell’ONA, quello della prevenzione. Questa tutela parte da quellaprimaria, ovvero evitare ogni forma di esposizione.
Si realizza con la diffusione della cultura del rischio zero. Infatti, questo principio di precauzione, che è poi della massima tutela, deve essere esteso a tutti gli agenti patogeni e cancerogeni. Infatti, tra i cancerogeni, ce ne sono molti altri.
Certamente, l’amianto è il killer silenzioso più dannoso. Ma, la tutela deve essere applicata per tutti i cancerogeni.
Inoltre, c’è poi quella secondaria, che si materializza nella diagnosi precoce, assistenza medica, ricerca scientifica. Infine, quella terziaria, che consiste nell’epidemiologia, nel riconoscimento delle prestazioni previdenziali e risarcimento dei danni.
Malattie asbesto correlate: epidemia in Puglia
L’Osservatorio Nazionale Amianto svolge un servizio di assistenza delle vittime amianto Puglia. Infatti, questa regione, oltre all’epicentro di Taranto, che riguarda anche le vittime del dovere, ci sono anche altre situazioni.
Per esempio, a Bari città, c’è la questione della Fibronit, che ha provocato una vera e propria epidemia di mesotelioma (amianto dati mesotelioma Puglia). Ma non solo. Inoltre, quest’epidemia ha colpito anche coloro che hanno svolto altre attività, per esempio, il postino, che consegnava la posta.
Ancora, i dipendenti di AMIU, l’azienda che, a Bari, si occupa della rimozione dei rifiuti. In particolare, nella città di Taranto, vi è anche un’epidemia di leucemie amianto. Con riferimento a tale neoplasia, rileva anche l’esposizione a benzene e a nanoparticelle, dovute all’ILVA di Taranto.
L’ONA è un’associazione senza finalità di lucro che anche grazie a medici volontari, tecnici e legali, è in grado di fornire assistenza, anche in chiave preventiva. In più, occorrono politiche di ampio respiro, di sollecitazione degli enti pubblici e dei poteri dello Stato (primi fra tutti il parlamento, le Regioni, le ASL, etc), affinché vengano adottati strumenti tecnico normativi e finanziari, al fine di poter portare a termine le bonifiche ed evitare ulteriori esposizioni.
Si può risolvere il problema amianto solo con la bonifica cui si può giungere solo se si incentivano, anche fiscalmente con detrazioni, opere di risanamento, unitamente a misure punitive, per quelle imprese per le quali è riscontrata la presenza di amianto.
Tutela legale vittime amianto e mesotelioma Puglia
L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni hanno istituito un servizio di assistenza legale in Puglia.
L’ONA chiede la bonifica dei siti contaminati in Puglia
Questa richiesta è stata formulata con riferimento a tutto il resto d’Italia, con un appello specifico, sia al Ministro del Lavoro che dell’Ambiente. Poi, nel secondo episodio di ONA TV, se ne è parlato in trasmissione.
Infatti, nella puntata “Amianto, emergenza ambientale e sanitaria e diritti negati”, si è ribadita la necessità della bonifica dei siti contaminati.
Orfani delle vittime del dovere. La tutela legale per il riconoscimento dei loro diritti. Anche di quelli che non erano nel carico fiscale al momento della morte del loro congiunto, per i quali la Corte di Cassazione
Coloro che sono venuti a mancare per causa di servizio in seguito ad esposizione a cancerogeni, ovvero in altre condizioni particolari, hanno diritto al riconoscimento dello status di vittima del dovere.
L’ONA TV ha dedicato molta attenzione alla tutela delle vittime del dovere, tra cui gli orfani. Certo, il punto chiave è la prevenzione primaria, poi quella secondaria. I risarcimenti sono l’ultimo stadio. Tuttavia, le vittime e i loro familiari si devono battere contro un secondo nemico, che è l’Amministrazione.
Orfani delle vittime del dovere: il sesto episodio
Sesta puntata ONA News: Orfani delle vittime del dovere, dimenticati o discriminati?
Nel corso del sesto appuntamento di ONA News, il focus si è concentrato sugli orfani. Infatti, specialmente con riferimento alle condizioni di rischio amianto, uranio impoverito, etc., le malattie sono ad esito infausto. Inoltre, in molti casi, i militari, ovvero le vittime, vengono a mancare prima della definizione del procedimento amministrativo.
In molti altri casi, gli orfani iniziano a lavorare per sostenere la famiglia nella lunga odissea, fino alla morte del congiunto. In questo modo, però, cadono nella rete del Ministero. Infatti, interpretando una vecchia norma, il Ministero sostiene che gli orfani non a carico debbano essere esclusi dagli indennizzi.
Naturalmente, la tesi è assurda. Tuttavia, su questo ambito, si è scatenato un enorme contenzioso, che vede l’ONA protagonista. L’Avv. Ezio Bonanni coordina lo staff legale, che ha ottenuto significativi risultati nella tutela delle vittime.
Consulta il video della trasmissione!
Orfani delle vittime del dovere, dimenticati o discriminati?
Vittime stesse che troppo spesso sono dimenticate e discriminate nelle loro richieste di riconoscimento dei propri diritti.
Ha condotto il Dott. Massimo Maria Amorosini , giornalista e conduttore televisivo.
Per questa occasione sono intervenuti come ospiti in studio:
Ezio Bonanni, Presidente ONA;
Elisabetta Trenta, già Ministro della Difesa;
Carlo Calcagni, Colonnello Ruolo d’Onore Esercito Italiano e membro dell’ONA;
Renata Tiraferri Roffeni, orfana di vittima del dovere;
Mara, orfana di vittima del dovere;
Pasquale Montilla, specialista in oncologia medica, comitato tecnico scientifico ONA APS;
L’ONA ha costituito il dipartimento delle vittime del dovere, per ottenere riconoscimento dei diritti di coloro che hanno sacrificato la vita per gli altri, e per coloro che per esposizione ad amianto ed altri veleni si sono ammalati.
Il Ministero della Difesa continua ad avere attenzione diversa tra le vittime del dovere e quelle del terrorismo (equiparazione delle vittime del dovere alle vittime del terrorismo). Lo stato di discriminazione trasforma gli orfani delle vittime del dovere non a carico fiscale in seconde vittime.
Tutte le Amministrazioni, in particolare, quella della Difesa, si stanno accanendo contro gli orfani delle vittime del dovere, in particolare, quelli non a carico.
Questi ultimi, infatti, se non sono nel carico fiscale della vittima e il coniuge è in vita, ricevono il rigetto delle loro richieste.
Recentemente si è pronunciata la Corte di Cassazione in merito. Tramite l’Ordinanza Civile Sezione 6 N. 15224, ha precisato di aver assunto ancora nessuna posizione in merito all’estensione dei benefici riservati al figlio di vittima del dovere, qualora egli non si trovi più a carico del familiare, al momento del decesso.
Su questa base, l’Osservatorio Nazionale Amianto continua la sua azione di tutela. Perciò invita tutti gli orfani di vittima del dovere non a carico, a proseguire nelle loro richieste e ad impugnare le sentenze risultate negative.
Elisabetta Trenta: un vero Ministro della Difesa
Sembrano di cartapesta, alcuni che hanno ricoperto il ruolo più importante della nostra difesa. Non così la Dott.ssa Elisabetta Trenta, nominata nel primo Governo Conte. Voci ostili, soprattutto per la sua attenzione a coloro che sono state le vittime. L’ONA era stata ricevuta dal Ministro, nella persona del Dott. Ruggero Alcanterini.
Infatti, nel marzo del 2019, vi fu l’incontro con il Ministro. Molte speranze l’ONA aveva riposto nel Ministro Elisabetta Trenta. Una donna sensibile, che ben comprendeva e comprende le tragedie della malattia professionale nelle Forze Armate.
Aveva tentato una inversione di tendenza rispetto alle teorie negazioniste, ed, invece, con naufragio del Governo, si è tornati all’antico. Ancora, ancora, ancora, contro le vittime dell’amianto nella difesa militare.
Per cui, la partecipazione alla puntata è molto importante, perché permette di venire a capo della evoluzione dei fatti. Spiega le ragioni per le quali, ancora una volta, si perpetua la discriminazione.
Roberto Fenu: Generale vittima del terrorismo
Nel 1994 Roberto Fenu, allora maggiore quarantenne, era impiegato nella forza di pace dell’ Onu in Libano. Inoltre, nel corso della sua missione, fu ferito dallo scoppio di una mina anti-uomo nel Libano meridionale a causa della quale ha subito l’ amputazione del piede destro.
Nel frattempo, ha, poi, proseguito il servizio fino al grado di Generale di Corpo di Armata. Accompagnò nel suo ultimo viaggio il Caporalmaggiore Matteo Vanzan.
L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni stanno sostenendo l’impegno del Gen. Roberto Fenu per la tutela dei suoi diritti. Perfino i Generali nei gradi più elevati subiscono le conseguenze della discriminazione.
Nel caso specifico del Generale Roberto Fenu, si assiste ad una totale incapacità di applicare le leggi dello Stato. Perfino l’esenzione IRPEF ed altri diritti sono stati riconosciuti dopo i provvedimenti dei giudici.
Il Gen. Roberto Fenu, nel corso del suo intervento, subito dopo quello dell’Avv. Ezio Bonanni, ha ribadito ciò. In particolare, ha precisato che, nella gestione dell’istruttoria, i funzionari e i dirigenti debbono essere più formati. Quindi, la soluzione è quella di una formazione più specifica, con più elevate capacità professionali.
Carlo Calcagni: il Colonnello vittima amianto
In questo sesto episodio è intervenuto anche Carlo Calcagni. Il Colonnello ha ribadito il suo impegno nell’ONA. Proprio l’impegno per i commilitoni, il pensiero degli orfani, costituisce il motivo di forza per il Colonnello Carlo Calcagni.
Il dipartimento dell’ONA è guidato da Lorenzo Motta e si avvale anche della collaborazione del Dott. Pasquale Montilla. Quest’ultimo ha, infatti, approfondito termini e modalità per poter trattare i militari contaminati.
Per il caso del Colonnello Calcagni, risulta la contaminazione con 28 metalli pesanti, di cui 2 radioattivi. Tutta la vicenda è stata meglio approfondita nel corso del quinto episodio, di seguito riportato.
È utile la consultazione dell’intervista che il Colonnello Calcagni ha reso al notiziario amianto ONA news.
Renata Tiraferri Roffeni: orfana vittima del dovere
Il giornalista conduttore Dott. Massimo Maria Amorosini ha riepilogato la vicenda della Dott.ssa Renata Tiraferri Roffeni. La giovane orfana ha subito, nel 2013, la morte del padre per mesotelioma peritoneale.
Il Sig. Giovanni Tiraferri Roffeni, ha svolto servizio di leva nella Marina Militare Italiana nel periodo dal 1979 al 1981, nei sommergibili Gazzana e Romeo Romei. Nello svolgere la missione, è stato esposto ad amianto.
Quindi, il Ministero della Difesa ha riconosciuto la causa di servizio e lo status di vittima del dovere. In particolare, quella di equiparato.
Infatti, il Sig. Giovanni Tiraferri Roffeni, ha operato in particolari condizioni ambientali ed operative eccedenti l’ordinarietà. Ciò è contemplato, specificamente, nell’art. 20, L. 183/2010. In più, per quella stessa norma, è attribuito il riconoscimento del diritto al risarcimento dei danni.
La responsabilità e l’obbligo del risarcimento del danno, a carico del Ministero della Difesa/Marina Militare, si lega al fatto che l’amianto era utilizzato un po’ dovunque. Perfino nelle cuccette.
L’ONA ha intrapreso una dura battaglia legale, per tutte le vittime dell’amianto in Marina Militare.
I tre procedimenti penali contro gli Ammiragli
Sono in corso tre procedimenti penali e centinaia di procedimenti civili:
Nel frattempo, ci sono state molte pronunce, anche di condanna e anche a favore degli orfani. Per il caso di Renata Tiraferri Roffeni, dopo aver ottenuto il riconoscimento, il Ministero ha negato il diritto alle prestazioni previdenziali di orfano di vittima del dovere. Il Ministero si giustifica sostenendo che, prima che il militare morisse, la figlia avesse conseguito la laurea e avesse iniziato a lavorare.
Infatti, nel corso della trasmissione la Dott.ssa Renata Tiraferri Roffeni ha chiarito di aver intrapreso due azioni giudiziali con l’aiuto di ONA. Una proprio per ottenere le prestazioni di orfana vittima del dovere. In più, l’altra per ottenere il risarcimento del danno.
L’azione civile delle vittime del dovere assistite dall’ONA
Il conduttore ha domandato “con quale stato d’animo affronta queste battaglie legali che oramai vanno avanti da sette anni?”.
L’orfana, Dott.ssa Renata Tiraferri Roffeni ha, quindi, riepilogato tutta la sua vicenda. In particolare, la sua amarezza per il fatto che, sia alla prima sentenza, che quella di appello, sono state impugnate.
La vicenda è ora all’esame della Corte di Cassazione, la quale si dovrà pronunciare sul ricorso dell’Avvocatura dello Stato. Infatti, secondo l’Avvocatura dello Stato, gli orfani delle vittime del dovere, se non erano nel carico fiscale del defunto, non hanno diritti. Queste tesi sono fortemente contrastate dall’Avv. Ezio Bonanni, che, recentemente, ha anche ottenuto una significativa vittoria dalla Corte di Appello di Genova.
Si attende ora la sentenza in primo grado per quanto riguarda la richiesta di risarcimento dei danni.
L’orfana Mara e la sua odissea dal 2011
L’odissea della famiglia dell’orfana Mara comincia nel luglio 2011. Suo padre è stato colpito da mesotelioma pleurico epiteliale destro ed è deceduto (02.07.2012). Inizia, così, il calvario della sua famiglia.
È privata di una parte significativa del reddito. Infatti, il padre era stato appena collocato in pensione. Un banale colpo di tosse ha fatto emergere il quadro drammatico, poi sfociato nel mesotelioma.
Inizia una serie di accertamenti e purtroppo la diagnosi è terribile, Mesotelioma pleurico. Da lì si inizia a passare da una cura all’altra cercando, compito non facile, di trasmettere fiducia al papà di Mara. All’epoca dei fatti, da giovane, aveva appena 23 anni ed era studentessa universitaria. Dopo la morte del padre, si laureò in biologia.
Il fratello aveva già iniziato a lavorare, essendo trent’enne.
La morte del militare, ha privato per sempre la famiglia di poter vivere unita e felice. Il padre di Mara è deceduto all’età di cinquantotto anni. Fu in quel contesto, che l’ONA è intervenuto e con lui l’Avv. Ezio Bonanni. Proprio grazie all’operato professionale dell’Avv. Ezio Bonanni, ci fu il riconoscimento da parte del Ministero.
Fibre nella divisa di ordinanza: certificazione ASL Viterbo
La ASL di Roma ha certificato che il mesotelioma del padre è con certezza correlabile all’esposizione alle fibre di amianto durante il servizio di leva militare prestato presso le navi Mincio e Brenta della Marina Militare Italiana dal 1973 al 1976.
Nel 2013 l’incontro con l’ONA e Bonanni che avvia una causa contro lo Stato Italiano per il riconoscimento di suo padre quale Vittima del dovere.
La madre di Mara, vedova del militare, custodiva gelosamente la divisa del padre. Quindi, fu analizzata nel laboratorio chimico della ASL di Viterbo, che attestò la presenza di amianto nella difesa stessa.
Lei ha anche accompagnato Bonanni in audizione alla Commissione Parlamentare di Inchiesta nel dicembre 2017 e in quella sede avete esibito la divisa di ordinanza di suo padre con le fibre di amianto all’interno e la relativa certificazione della ASL di Viterbo.
Anche se nel 2016 c’è il riconoscimento di suo padre quale Vittima del dovere continua la vostra battaglia perché suo fratello viene escluso dal riconoscimento di familiare della vittima. Anche in questo caso, la giustificazione del Ministero è la stessa. Quindi, si giustifica dicendo che suo fratello non fosse nel carico fiscale del padre al momento della morte.
In questo caso il conduttore porge la sua domanda: “Mara le chiedo quale è il suo stato d’animo oggi. Quando e se riuscirà a trovare di nuovo un pò di serenità e anche se crede ancora nella giustizia”.
Ed è in questo contesto che Mara, con dignità, ha reso la sua testimonianza. Ha ripercorso le fasi della dura battaglia legale per ottenere il riconoscimento dei diritti del fratello. In più, per ottenere l’adeguamento ad €500,00, dell’assegno vitalizio, e l’azione di risarcimento danni.
Dott. Pasquale Montilla e l’azione di tutela medica
Il Dott. Pasquale Montilla è componente del Comitato Tecnico Scientifico dell’ONA, ed è intervenuto anche nel corso di questa trasmissione. Lo staff sanitario ONA è convinto che deve essere stabilito un protocollo per poter trattare i nostri militari. Ci si è basati sempre su dati epidemiologici e non su dati biologici.
Inoltre, il Ministero della Difesa ha trascurato le doverose indagini tossicologiche. Per questo l’ONA, con l’ausilio del Dott. Pasquale Montilla, ha istituito il dipartimento. In più, sostiene la necessità di proseguire nello studio clinico, scientifico e tossicologico.
Gli studi di ONA e dello staff medico guidato dal Dott. Montilla ha dimostrato che, oltre alle neoplasie, ci sono le intossicazioni. Prosegue l’impegno, quindi, del Dott. Pasquale Montilla nell’azione di terapia e cura dei nostri militari.
ONA News: strumento di informazione ONA
ONA News nasce dalla necessità dell’associazione APS, di informare il proprio pubblico, ma soprattutto di tutelarlo.
Per questi motivi l’ONA si avvale di ONA News, il nuovo strumento che attraverso il suo canale YouTube, diffonde notizie, testimonianze e storie dei più deboli.
Il quinto episodio di ONA news – la Tv dell’ONA
In data 02.11.2020 ONA TV ha affrontato il tema delle vittime del dovere. L’episodio è stato dedicato interamente a loro e ai loro sacrifici durante l’impegno nelle missioni di guerra e di pace. Il personale civile e militare è stato vittima di molteplici esposizioni ad agenti cancerogeni. Per questi motivi, l’ONA predilige la prevenzione primaria, secondaria e, soprattutto, quella terziaria.
Il quarto episodio di ONA news – la Tv dell’ONA
In data 27.10.2020, invece, il tema affrontato è quello dell’uranio impoverito. Metallo pesante che nei settori delle Forze Armate, è stato utilizzato per la realizzazione di proiettili. Ma non solo! Ulteriore tematica, è stata quella dei vaccini contaminati e delle pratiche vaccinali errate.
L’assistenza gratuita alle vittime del dovere
Nel caso in cui ci fosse necessità dell’assistenza, è sufficiente farne richiesta:
“Matteo Vanzan vittima del terrorismo: così sono definiti giuridicamente i nostri eroi uccisi dalle milizie nemiche. Matteo Vanzan era un giovane Caporalmaggiore dei “Lagunari”, già colpiti dalla strage di mesotelioma.
Infatti, l’amianto fu utilizzato in tutti i mezzi d’arma e anche nelle strutture. Però, vi sono anche altri killer. Questo reparto è stato impiegato in diverse missioni, anche in quelle balcaniche. Per questo motivo, molte sono le vittime c.d. del dovere.
Sono definite così giuridicamente le vittime per esposizione ad amianto e ad altri cancerogeni. Mentre, se il militare è colpito da assalti, a quel punto, è vittima del terrorismo. Ovvero, si applica per lui la disciplina giuridica delle vittime del terrorismo (Matteo Vanzan vittima del terrorismo).
ONA: azioni a tutela di Matteo Vanzan vittima del terrorismo
L’Avv. Ezio Bonanni e l’ONA denunciano il mancato riconoscimento dei diritti del defunto Matteo Vanzan. Questi è medaglia d’oro al “valore dell’Esercito“. L’Avv. Ezio Bonanni ha chiesto al Ministro della Difesa di conferire al militare deceduto la medaglia d’oro al valor militare.
“Chiediamo che a Matteo Vanzan, morto in data 17.05.2004, in seguito alle ferite riportate in combattimento, per difendere il campo dagli attacchi delle milizie sciite, sia conferita la medaglia d’oro al ‘valor militare’. Non è sufficiente la medaglia d’oro al ‘valore dell’Esercito’. Il nostro militare è caduto in combattimento”.
Non solo, ma il padre di Matteo, Enzo Vanzan, ha diritto al risarcimento dei danni, oltre che agli interessi legali sulla prestazione. Vi è stato, come chiarito nella trasmissione “Vittime del dovere: serve maggiore attenzione” . Nel corso del quinto episodio di ONA TV, si è discusso anche della storia di Matteo. Collegati da remoto il padre Enzo, ma anche il Colonnello Carlo Calcagnie il Sottufficiale in congedo Gaetano D’Onofrio.
La negligenza nella disposizione di difesa del campo
Il campo della missione di pace fu male organizzato, e, pertanto, i nostri “Lagunari” furono assaliti. Una pioggia di fuoco con dei mortai. In questo modo, Matteo fu colpito da una scheggia e, poi, morì.
Questo errore fu dovuto a negligenza, imprudenza e imperizia dei comandanti, e i “Lagunari” furono attaccati in massa dalle milizie sciite, ed hanno respinto questo attacco. Il Caporalmaggiore Matteo Vanzan, è stato colpito da una scheggia di proiettili di mortaio nel corso dell’attacco contro la Base.
Quindi, sussiste il diritto al risarcimento danni a carico del Ministero della Difesa e del Consiglio dei Ministri. Queste le tesi dell’Avv. Ezio Bonanni. Prima di tutto, quelli subiti dalla vittima, Matteo, e, poi, quelli subiti dai suoi familiari, in modo particolare, il padre”.
Matteo Vanzan vittima del terrorismo: il ricordo del padre
Questa è la storia di Matteo Vanzan vittima del terrorismo, un giovane ragazzo di soli 22 anni, che si era arruolato come militare per coronare un sogno. Una storia di morte, di guerra e di terrorismo in cui molti innocenti hanno perso la vita. Come il giovane Matteo.
Partiti carichi di speranze per il futuro, con la determinazione e con l’amore per il proprio lavoro per proteggere lo Stato. Con un credo interiore, quello della divisa che rappresentava per lui, come per molti altri, un onore e un compito che ha affrontato senza paura. Ma che lo ha condotto, nel 2004, alla morte.
A soli 18 anni Matteo si arruolò nella leva militare prima come Vigile del fuoco. In seguito, entrò nell’Esercito Italiano come primo caporal maggiore dei lagunari della “Serenissima” a Venezia.
Matteo Vanzan: la missione Antica Babilonia (Iraq)
Aveva deciso spontaneamente di recarsi in missione all’estero in Iraq, una missione di pace dopo la terribile strage di Nassirya del 2003. Una strage dimenticata da molti che, ancora oggi porta un’eco di dolore. Non solo nei familiari del giovane ragazzo, ma anche in tutti quelli che, come lui, sono morti in nome della loro patria.
E non hanno trovato, da parte degli organi dello Stato, neanche dopo la morte, il dovuto rispetto. Matteo, giovane “Vittima del terrorismo”, morì durante l’operazione “Antica Babilonia”.
La morte di Matteo Vanzan vittima del terrorismo
Fu ferito nel 2004 da una scheggia durante un attacco contro la base e perse la vita. Il ragazzo lasciò un enorme vuoto non solo nei cuori dei suoi cari.
“A 18 anni Matteo si arruolò. Successivamente uscì un bando per i Vigili del fuoco. Quando il medico lo visitò disse che doveva fare assolutamente il pompiere per la sua prestanza fisica. Dopo aver fatto il corso a Roma lo trasferirono a Padova, poi a Mestre. Ha lavorato per un anno come Vigile del fuoco. A lui piaceva tantissimo, era entusiasta di quel corpo.
Dopo un anno, finita la leva, per poter eventualmente accedere ai Vigili del fuoco fece un concorso per l’esercito. Questa era l’unica opportunità che aveva per ritornare nei Vigili del Fuoco”, racconta Enzo Vanzan padre di Matteo.
Enzo racconta di Matteo Vanzan vittima del terrorismo
Il giovane raccontava al padre dei duri addestramenti cui era sottoposto. Non gli pesava affatto, era un tipo pratico e non aveva paura di andare all’estero.
Dopo l’attentato alla caserma dei Carabinieri nel 2003, Matteo si recò sul posto come soccorritore. “L’anno dopo andò in Brasile e al suo ritorno iniziò un nuovo addestramento per tornare poi all’estero. Il 14 maggio del 2004 partì per Nassirya con una parte del reggimento. Ero orgoglioso di mio figlio. Era felice di fare il suo lavoro.
Poco dopo mi telefonò il colonnello dicendomi che Matteo era stato ferito. Il 17 maggio dello stesso anno arrivò la terribile notizia della morte di Matteo. Sappiamo solo quando veniamo al mondo ma non sappiamo quando lo lasceremo.
È stata recisa un’arteria femorale. Non hanno mai detto che gli aiuti arrivarono in ritardo. Questo perché gli sciiti spararono alla prima ambulanza. In seguito, ne arrivò una rinforzata per prendere Matteo”.
L’incontro con il generale Fenu, vittima del terrorismo
Durante il funerale i familiari incontrarono il generale Roberto Fenu, anche lui vittima del terrorismo. Pur non conoscendo Matteo, il generale, si occupò del funerale, di accompagnare il feretro lungo il grande tragitto d’onore assegnato alla memoria del ragazzo.
“Non conoscevo il generale Fenu. L’ho incontrato proprio nell’occasione della morte di Matteo. È stato lui a organizzare il funerale, il rientro e tutto il resto quando è arrivato a Venezia. L’ha trattato come fosse stato suo figlio. È rimasto toccato da questa tragedia. Noi in quel momento ci sentivamo come una bandiera al vento e lui ci ha supportato”.
Roberto Fenu: Generale da medaglia d’oro
Roberto Fenu è un Generale che in seguito ad un evento di matrice terroristica all’estero ha perso una gamba e ha riportato ferite in varie parti del corpo. Non essendo più idoneo al servizio militare incondizionato, perché era un pilota, fu congedato. Decise poi, dopo una dichiarazione e all’iscrizione a ruolo d’onore, di rientrare in servizio.
“In quel periodo mi trovavo a Venezia a fare il comandante territoriale. Quando è arrivata la terribile notizia che era morto Matteo Vanzan – racconta Fenu – mi venne assegnata la disposizione di andare all’aeroporto a prendere il feretro del caporal maggiore. Poi di portarlo nella camera ardente al reggimento lagunari e l’indomani mattina alla cerimonia nella chiesa fino alla sepoltura”.
In questa occasione incontrò per la prima volta i genitori di Matteo.
“Questo ragazzo era una vittima del terrorismo proprio come me. Io so cosa vuol dire perché l’ho passato sulla mia pelle e ne porto i segni sul mio corpo ancora oggi”.
La scoperta dei benefici negati a Matteo Vanzan
Proprio grazie al generale, Vanzan scoprì che tutto quello che gli spettava per la morte del giovane figlio non era stato elargito. Non solo persero un figlio ma si sentirono presi in giro, raggirati dallo Stato. Avevano fiducia in quello che è un organo che dovrebbe proteggere e tutelare i familiari. Scoprirono che una buona parte dei benefici era stata celata.
“Nella prima settimana di maggio 2014, dieci anni dopo, stavo passeggiando con mia moglie a Venezia e incontrai per caso Enzo Vanzan, padre di Matteo. – Continua il generale – . Lo salutai e gli chiesi come stava. Mi disse anche che il Ministero della Difesa non gli aveva elargito alcuni benefici. Così gli risposi che dovevano, invece, essere assegnati.
Gli dissi di portarmi, il giorno seguente, la lettera di diniego per capire perché gli erano stati negati i benefici. Capii il perché. La legge che prevede questi benefici, la 206 del 2004, venne promulgata a fine agosto del 2004. Il figlio è morto a maggio. Quindi, in quel momento, la legge non esisteva. Questa legge venne promulgata per fare giustizia e chiarezza sulla strage di Nassiriya avvenuta nel 2003.
Se la decorrenza dei benefici giuridici ed economici parte dalla data di promulgazione della Gazzetta Ufficiale, le vittime di Nassiriya per cui nasce quella legge continuano ad essere vittime del dovere e vengono escluse. Invece, all’interno della legge, nell’articolo 15, c’è scritto in modo chiaro che la decorrenza sia giuridica che economica parte dal primo gennaio 2003. Proprio per avere come fine ultimo il fatto che le vittime di Nassiriya vengano riconosciute come vittime del terrorismo. Per la cecità dei burocrati si continua a considerare le vittime del terrorismo equiparate a vittime del dovere”.
Enzo Vanzan e la sua battaglia legale
Si continua ad ignorare quella legge e così, Vanzan, disse al suo avvocato di bloccare la prescrizione. Dopodiché, iniziò la battaglia legale di Enzo Vanzan. Vanzan ha il diritto ad avere questi benefici: la pensione di irreversibilità, la buonuscita, la speciale elargizione, la doppia annualità e altro. Inizia un contenzioso che porta alla vittoria finale. Esiste una la sentenza in cui viene chiarito tutto sulle vittime del terrorismo.
Ha ottenuto la pensione e tutte le altre spettanze tranne la buonuscita per la quale è in causa tutt’ora. La doppia annualità che gli spettava dal 2004 l’ha ottenuta solo ora. Dopo ben 16 anni, e ha chiesto che, su questa somma di 20mila euro, gli siano corrisposti gli interessi. La somma non è stata ancora conferita a Enzo Vanzan. Questa causa è stata affidata all’avvocato Ezio Bonanni.
“Ci deve essere rispetto per le vittime- sostiene il generale -. Quel ragazzo è morto. È stato due volte vittima: prima del terrorismo e poi della burocrazia italiana. Anch’io sono stato trattato in questa maniera. Per questo so cosa significa”.
Matteo era un ragazzo vivace, pieno di vita e soprattutto coraggioso che non si fermava davanti a niente e nessuno. Non aveva paura, non giustificava i torti bensì li combatteva anche nel privato. Era entusiasta del futuro che l’attendeva non solo come militare ma anche come giovane uomo che si era aperto al mondo.
Vanzan chiede la rivalutazione monetaria, spese legali, i 2 anni di stipendio che secondo la Legge 206/2004 spettano ai familiari delle vittime di terrorismo.
Le conclusioni dell’Avv. Ezio Bonanni
L’avvocato Bonanni, che si sta occupando del caso, afferma:
“Stiamo procedendo alla messa in mora dell’INPS. Appena ho scritto all’ente, questo ha subito erogato la prestazione. Quindi significa che il cittadino, da solo, a volte non ottiene alcuni benefici perché di cavilli non ne capisce come un avvocato. Quando ho scritto hanno tentato di porre questa problematica dei cavilli giudiziari anche con me. Ma dopo un po’ gli sono arrivati i soldi che dovevano dargli da 13 anni. Questa è una cosa veramente vergognosa. I politici e, in particolare, il ministro della Difesa deve far sì che le leggi siano applicate”.
Per quanto riguarda il resto, come sopra già chiarito, si procederà con l’azione di risarcimento danni.
I diritti negati ad un eroe
La storia di Matteo Vanzan non ha avuto ancora un lieto fine. A confermarlo anche la notizia in merito alle ultime decisione dell’INPS nei confronti dei familiari del giovane militare deceduto a Nassirya.
Sia la vedova che le orfane hanno anche ottenuto l’accredito delle prestazioni di vittima del dovere. Infatti, il Tribunale di Trieste, sez. lav, sentenza n. 48/2020 ha condannato il Ministero a liquidare la speciale elargizione, speciale assegno vitalizio e assegno vitalizio in favore della vedova e degli orfani.
L’ONA e il suo presidente tutelano tutte le vittime che hanno subito danni alla propria salute durante lo svolgimento delle proprie mansioni lavorative. Infatti mettono a disposizione di tutti coloro che ne fanno richiesta un servizio di consulenza gratuita legale e medica.
Vigili del Fuoco: convegno Istituto Superiore Antincendi
I Vigili del Fuoco, detti anche “angeli del soccorso”, continuano a segnalare all’Osservatorio Nazionale Amianto casi di morti sospette per malattie asbesto correlate.
Inoltre, nel corso del quinto episodio di ONA TV, “Vittime del dovere – serve maggiore attenzione“, si affronta il tema di mancati riconoscimenti per le vittime con l’Avv. Ezio Bonanni e il Colonnello Carlo Calcagni. Ha trovato conferma l’ipotesi che le difficoltà di ottenere il riconoscimento dei diritti vanno ben oltre il Corpo dei Vigili del Fuoco.
Storia di un vigile del fuoco vittima amianto
Uno dei casi è quello del Sig. Stelio Groppazzi, vigile del fuoco che ha prestato servizio presso il Ministero dell’Interno – Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile di Trieste, dall’ 01.01.1956 al 31.08.1990.
L’Avv. Ezio Bonnani assiste i familiari, insieme all’Avv. Alberto Kostoris e all’Avv. Corrado Calacione, del Foro di Trieste. I tre hanno compiuto indagini e, per di più, hanno certificato che il Comando avevano a disposizione, per l’attività di soccorso le seguenti attrezzature tecniche contenenti amianto:
14 tute di amianto, denominate “vestiti di amianto”, poste fuori uso con verbale n. 17 del 30.11.1982 e adeguatamente smaltite in data 19.04.1983;
10 tute;
9 paia di guanti;
1 coperta;
1 paio di calzari.
Tali attrezzature sono state poi poste fuori servizio secondo disposizioni Ministeriali, con decorrenze diverse, a partire dall’anno 1995 fino al 2002. Una parte del materiale è stato smaltito il 04.5.2006. Mentre le restanti attrezzature, in attesa di essere state smaltite, si conservano adeguatamente in magazzino in appositi sacchi sigillati.
I rischi alla salute a cui è stato esposto Groppazzi
Per di più, il Sig. Groppazzi ha svolto attività anche presso alcuni luoghi chiave, come per esempio cantieri navali e altri stabilimenti presso i quali l’amianto veniva utilizzato come materia prima.
Il Sig. Stelio Groppazzi muore per mesotelioma da amianto il 1 settembre del 2008. Ora a distanza di anni la famiglia chiede giustizia, per cui ha depositato una denuncia querela presso la Procura della Repubblica di Trieste.
Dal rinvio a giudizio al riconoscimento vittima del dovere
Nel caso di rinvio a giudizio i familiari si costituiranno parte civile, nel frattempo si richiede il riconoscimento di vittima del dovere.
“Purtroppo non è l’unico caso di mesotelioma tra i vigili del fuoco. Ciò perché questi sventurati venivano mandati allo sbaraglio ed esposti anche ad amianto ed altri cancerogeni, altrimenti non ci sarebbero tutti questi casi.
L’Associazione ONA ha più volte chiesto una maggiore attenzione per la sicurezza dei vigili del fuoco e ha interloquito direttamente con tale istituzione anche organizzando un convegno che si è svolto lo scorso 6 dicembre e di cui si possono consultare gli atti video sul sito istituzionale.
Purtroppo, in quell’occasione, ci fu una disparità di vedute tra i medici dell’ONA e i vertici della sanità dei vigili del fuoco. Noi siamo del parere che ci debbano essere maggiori misure di sicurezza. Saremo in prima fila per sostenere le richieste risarcitorie della famiglia Groppazzi e delle altre vittime.
Ho già lanciato l’allarme dell’amianto nelle macerie e questo ha portato a dover sollevare l’attenzione sulla sicurezza dei vigili e un’azione comune con alcune associazioni specifiche, come per esempio la USB”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.
Condizioni di lavoro impossibili da vivere
“Negli anni i danni provocati da amianto sono andati peggiorando. La sua presenza confermata all’interno delle attrezzature da lavoro è un dramma.
Ho visto morire troppi colleghi, gente seria, lavoratori instancabili che hanno dato la vita, nel vero senso della parola, per il loro lavoro. Nonostante queste attrezzature siano state poste fuori servizio secondo le disposizioni Ministeriali, con decorrenze diverse, a partire dall’anno 1995 fino al 2002, conosco situazioni in cui l’utilizzo di questa maledetta sostanza si è prolungata ben oltre.
Ma come si può lavorare così? È una vera e propria condanna a morte. Il problema principale è la mancanza di informazioni che noi vigili del fuoco siamo costretti a subire. Nessuno ci dice nulla, siamo solo obbligati ad obbedire e a rischiare la vita per salvare quella degli altri. Ma a noi chi ci salva?”, dichiara Costantino Saporito, Coordinatore Nazionale USB Vigili del Fuoco.
Maggiori tutele per i Vigili del fuoco
“L’Amministrazione e le Istituzioni dovrebbero garantire una maggiore tutela. Manchiamo di un decreto Ministeriale interno che garantisca l’obbligo di sottoporci a screening, visite e controlli periodici per verificare il nostro stato di salute.
L’ammalarsi qui viene visto come una vergogna perché rischi il posto di lavoro, ma qui in realtà chi è che dovrebbe vergognarsi? Se io mi ammalo, e per di più a causa dell’esposizione da amianto sul posto di lavoro, dovrei avere il diritto ad esser sostenuto, invece manca proprio la mentalità della medicina del lavoro.
Per le istituzioni finché l’amianto non si sgretola non è pericoloso, ma che razza di tutela è questa? È una continua bomba ad orologeria. È ora che l’Amministrazione si prenda le proprie responsabilità perché noi non abbiamo mai fatto una visita, uno screening, un controllo che attesti il nostro stato di salute (prevenzione secondaria).
Quando accade un’emergenza noi siamo doppiamente colpiti, rischiamo per portare a termine il nostro dovere e rischiamo a causa dell’inadempienza di chi dovrebbe tutelarci”, conclude Costantino Saporito.
Morena Groppazzi: orfana amianto e del dovere
È stata intervistata anche Morena Groppazzi, figlia del sig. Stelio, dipendente presso il Ministero dell’interno – dipartimento vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa di Trieste.
“Mio padre era vigile del fuoco presso il Comando di Trieste, dal gennaio 1956 all’agosto del 1990. Ha operato a più riprese nelle tragedie dei terremoti del Belice, del Friuli, della Basilicata, svolgendo il suo lavoro a bordo delle navi in tempi in cui non erano previste compagnie private di servizio anti – incendio.
Mio padre ha lavorato con attrezzature contenenti amianto e in contesti che lo contenevano ed è deceduto nel 2008, all’età di 75 anni. Il nome di mio padre, nel dicembre dello stesso anno del decesso, è stato inserito nel Registro Regionale dei soggetti esposti ad amianto per motivi professionali.
Sono veramente tanto amareggiata. Come famiglia abbiamo fatto il possibile, veramente, ma non doveva andare così. Nonostante siano passati quasi 10 anni ancora faccio fatica a parlare di quanto accaduto senza che la rabbia prenda il sopravvento“.
Cosa ricorda della malattia di suo padre?
Tutto inizia nel settembre del 2005 con un improvviso e repentino dimagrimento. Ricordo ancora perfettamente quando dovetti insistere affinché il medico di base, tra l’altro medico dei vigili del fuoco, affinché auscultasse mio padre perché era evidente che non stesse bene e che c’era qualcosa che non andava.
Anche i risultati delle analisi del sangue confermavano questa mia preoccupazione, ma a quanto pare in quell’occasione vennero totalmente sottovalutati da chi di dovere. Quando gli venne diagnosticato il mesotelioma pleurico, in data 2006, avevo già capito perfettamente che mio padre, purtroppo, non avrebbe avuto chance e che era solo uno dei tanti.
Lo stesso modulo, rilasciato dall’Ospedale di Cattinara certifica la patologia come “malattia professionale”. Allora mi chiedo, perché tanta ostinazione e superficialità?
Dal giorno del decesso ad oggi cosa è cambiato?
Tranne l’amarezza nulla. Io e la mia famiglia abbiamo bussato a tante porte ma solo in pochi si sono presi veramente la responsabilità di quello che è successo, dandoci informazioni utili per ottenere giustizia.
Tra questi l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, a cui recentemente ci siamo affidati. Purtroppo nessuno ci ridarà indietro mio padre e i tristi ricordi rimarranno indelebili.
Tutti i tumori sono brutti, però certi, come quello che aveva mio padre, sono devastanti, sono ferite che ti porti dietro per anni. Vedere il proprio padre non riuscire a respirare e non poter fare nulla è terribile.
Un forte dolore che oggi mi ritrovo a sopportare risiede nella totale assenza di solidarietà da parte dell’ambiente in cui mio padre ha lavorato per oltre 30 anni, per quel “corpo” dei vigili del fuoco al quale per tutta una vita si è dedicato e che non ha saputo prendersi le proprie responsabilità di fronte a quanto è accaduto.
Io posso solo ribadire che come famiglia abbiamo fatto il possibile, ma i dubbi che gli altri avrebbero potuto fare di più restano.
Vigili del Fuoco Trieste mesotelioma e tutela legale
I Vigili del Fuoco Trieste sono stati, in più occasioni, esposti ad amianto. Infatti, hanno svolto servizio nel Porto di Trieste e, molti di loro, anche in occasione del terremoto del Friuli e, poi, quello dell’Irpinia.
Vi fu, così, un’elevata esposizione ad amianto, che si somma ad altri cancerogeni. Ed è per questo motivo che vi è un’alta incidenza di malattie asbesto correlate.
Per queste ragioni, dimostrata l’esposizione ad amianto, è possibile ottenere il riconoscimento di causa di servizio e vittime del dovere.
Sotto questo profilo, oltre alle prestazioni proprie di vittima del dovere, i familiari della vittima hanno diritto al risarcimento del danno. Per questo motivo, l’Avv. Ezio Bonanni, in collaborazione con l’Avv. Alberto Kostoris, ha proseguito la tutela. Per i danni della vittima è stato chiesto il risarcimento con un giudizio presso il TAR del Friuli Venezia Giulia. Per quanto riguarda i danni iure proprio, si inoltra la domanda con atto di citazione presso il Tribunale di Trieste.
Vigili del Fuoco ONA: parere legale gratuito
ONA tutela i Vigili del Fuoco. La tutela dei Vigili del Fuoco ONA è molto importante. In questo notiziario amianto, vi sono tutte le indicazioni su tutela Vigili del Fuoco ONA news. Quindi, se c’è il sospetto di esposizione a cancerogeni e di danni alla salute, ci si può rivolgere all’ONA.
Questo notiziario ONA news è lo strumento di tutela dei Vigili del Fuoco di tutta Italia. In questa pagina abbiamo voluto raccontare la storia dei Vigili Fuoco Trieste. Nella città di Trieste, come in altre città, i Vigili del Fuoco, hanno pagato un forte tributo alla loro dedizione.
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