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Morte per diagnosi errata: Asl condannata a risarcire

diagnosi errata

Errore medico: risarciti familiari del paziente deceduto

Errata diagnosi: confondono i sintomi di una leucemia con quelli di una colica renale. Per questo, perde la vita S.M., a soli 26 anni. Secondo la mia visione giuridica, anche in caso di perdita di chance sussiste la responsabilità e l’obbligo risarcitorio. Il caso in esame era stato trascurato anche dopo la morte del paziente. Grazie al supporto medico legale, e allo staff del mio studio (Studio Legale Bonanni), ho potuto dimostrare l’errore medico.

La ASL Roma 6, già Roma H, ha trascurato le mie sollecitazioni e quindi ho dovuto ricorrere al Giudice. Da qui, la condanna del Tribunale di Velletri.

Tribunale di Velletri: risarcimento record per diagnosi errata

Un errore medico, una diagnosi errata che ha portato alla morte, in soli cinque giorni, S.M., 26 anni di Anzio. La asl Roma H è stata condannata, con sentenza del Tribunale di Velletri, al pagamento di quasi ottocentomila euro. Questo importo è stato nel frattempo corrisposto. Infatti, in seguito al pignoramento, i familiari della vittima hanno ricevuto le somme dovute.

“Negligenza e imperizia medica non hanno consentito al paziente di avere un rallentamento nel decorso della malattia, privandolo dunque di avere una sopravvivenza più lunga e una migliore qualità della vita”.

Questa in sintesi la sentenza con la quale la ASL Roma H, ora Roma 6, è stata condannata al risarcimento record, che con gli interessi, ha sfiorato il milione di euro.

Leucemia fulminante: il paziente poteva essere salvato

Secondo quanto sostenuto dal medico legale di parte, qualora il paziente fosse stato trattato e stabilizzato, il decorso della malattia sarebbe stato bloccato. In ogni caso, quantomeno rallentato.

La malattia ematologica acuta, leucemia fulminante, è stata non diagnosticata dai sanitari dell’Ospedale di Anzio. Avevano, infatti, diagnosticato una semplice ‘colica renale’.

Certamente, un errore medico: la negligenza, imprudenza ed imperizia, che è costata la vita ad un giovane di 26 anni. Sì, perché S.M. aveva appena 26 anni, rientrato in casa, dopo due giorni, è sprofondato nel coma. Eppure, “i sintomi della leucemia erano chiaramente evidenti e la neoplasia facilmente diagnosticabile. Tuttavia, senza alcun esame strumentale, il paziente è stato dimesso, senza la presa in carico”, così, il medico legale di parte.

Diagnosi errata: fatale il ritardo nella diagnosi e delle cure

Un gravissimo errore medico costato la vita ad un ragazzo di appena 26 anni. S.M., quindi, è morto proprio per la negligenza dei medici in servizio al pronto soccorso dell’ospedale di Anzio e Nettuno. Il giorno in cui è arrivato con forti dolori all’addome doveva essere immediatamente trattato e stabilizzato.

Una diagnosi errata e ritardata che non ha permesso al giovane, che avrebbe potuto avere ancora tanti anni da vivere, tanti anni da potere dare e ricevere amore, di essere sottoposto a trasfusioni di plasma e piastrine. Questo trattamento avrebbe sicuramente permesso la sopravvivenza, ovvero maggiori chance di sopravvivenza, certamente maggiore a 5 giorni.

Una storia straziante: il paziente è dimesso senza cure

E’ il 4 dicembre di qualche anno fa. L’aria è gelida, le temperature quasi vicino lo zero. Si comincia a respirare aria di festa. Il Natale è vicino. Stefano è a casa. All’improvviso accusa lancinanti dolori all’addome. Spasmi che gli tolgono il respiro. Non ce la fa a resistere.

Stefano è giovane, solare, pieno di vita, non è ipocondriaco. Sta male sul serio. E’ in quel preciso momento che comincia il count down dei suoi ultimi cinque giorni.

Stefano è sorretto dai genitori. Sale in macchina e, insieme ai suoi affetti più cari, raggiunge il pronto soccorso dell’ospedale di Anzio e Nettuno. I medici lo visitano e poco dopo lo dimettono.

Sospetta colica reale sinistra”, questa la diagnosi. La cura? Antibiotici e riposo.

Diagnosi errata: il paziente in coma

Dopo due giorni S.M., mentre era a riposo a casa, come ‘prescritto’ dai medici dell’Ospedale di Anzio e Nettuno, perde conoscenza. Entra in un coma profondo dal quale non ne esce più perché muore dopo due giorni di ricovero nel reparto di rianimazione della casa di cura Città di Aprilia, trasportato d’urgenza nella struttura dai sanitari del 118. E’ nel pronto soccorso della clinica che i camici bianchi diagnosticano unaleucemia mieloide acuta.

Una patologia grave che sarebbe potuta essere accertata con un banale emocromo. Analisi di laboratorio, dunque, come stabilito dalle perizie mediche che hanno indotto il Tribunale di Velletri a pronunciare sentenza di condanna, riconoscendo quindi responsabilità medica, che avrebbero permesso la diagnosi.

Infatti, i risultati degli esami clinici, o meglio dell’emocromo, avrebbero evidenziato la leucemia. Infatti, sarebbero risultate completamente alterate. Così, avrebbero quindi messo in allerta i medici, capendo subito che la diagnosi di “sospetta colica renale” non poteva che essere errata.

Vittima di diagnosi errata: danno al paziente

S.M. con una patologia così grave non avrebbe potuto avere una vita lunghissima. Ma senza quel maledetto errore diagnostico, Stefano avrebbe sicuramente potuto avere la possibilità di essere sottoposto a trasfusioni di sangue e di piastrine. Un iter che permette ai malati ematologici di poter affrontare anche diversi cicli di chemioterapia. Ma tutto questo non è avvenuto a causa di una diagnosi errata.

E poi chissà se la vita avrebbe potuto riservargli anche una rinascita con un trapianto o un autotrapianto midollare. Chi può più dirlo, ora! A Stefano però, tutto questo è stato negato. Dai primi dolori, a chiudere per sempre gli occhi sono solo trascorse 120 ore. Le ultime, le più lunghe e interminabili che mamma e papà difficilmente dimenticheranno.

Lo squarcio nei cuori dei genitori, quella ferita che ha devastato la loro anima, rimarrà aperta per sempre. Un figlio non si dimentica. Un figlio continui ad amarlo anche non potendolo più accarezzare.

Diagnosi errata e risarcimento medico

Il diritto alla salute è il presupposto per l’esercizio di tutti gli altri diritti. Infatti, non vi può essere l’esercizio del diritto di libertà, piuttosto che del diritto al lavoro, se non si è in piena efficienza psicofisica. A maggior ragione, nel caso di S.M., che ha perso la vita proprio perché non è stato stabilizzato.

Recentemente tutta la normativa, in materia di responsabilità medica, ha trovato un definitivo assetto proprio in seguito alla c.d. Legge Gelli Bianco. Si tratta del riordino normativo di tutta la complessa materia della responsabilità medica, anche oltre la problematica del ritardo diagnostico.

Proprio il ritardo diagnostico è  uno dei temi fondamentali per quanto riguarda la responsabilità medica nei casi di mesotelioma, diagnosticati in ritardo. Questi profili sono stati attenzionati dall’ONA, che poi ha proseguito con la tutela anche per altri casi di errore medico.

Responsabilità medica in caso di diagnosi errata

Nel caso in cui ci si trovi di fronte ad errore diagnostico ed anche al ritardo nella diagnosi, sussiste il diritto al risarcimento di tutti i danni. Infatti, nel caso di S.M. il Tribunale di Velletri ha accolto la domanda di risarcimento del danno.

Il profilo più rilevante è proprio quello della responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, cui si aggiunge quello extracontrattuale.

Quindi, il paziente che subisce un danno può chiederne il risarcimento integrale. I danni risarcibili sono sia quelli non patrimoniali che patrimoniali.

Tra i primi, vi è il danno biologico, quello morale e quello esistenziale. Poi ci sono i danni economici. Inoltre, in caso di decesso, i familiari hanno diritto alla liquidazione di quanto maturato dal loro congiunto.

Risarcimento danni, diagnosi errata, errore medico

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, tutela quindi, anche i pazienti, senza dimenticare poi il ruolo importante dei medici, per l’assistenza sanitaria. In questa triste esperienza del Covid-19, il sistema sanitario nazionale e i sanitari hanno dato prova di capacità e dedizione. Per questi motivi, le azioni sono sempre intentate contro la struttura sanitaria e solo per ottenere il risarcimento del danno, in casi di effettiva responsabilità.

Consulenza, risarcimento danni diagnosi errata

Proprio perché non si può dimenticare il ruolo fondamentale dei medici, in particolare durante la pandemia Covid-19, nella quarta ondata del gennaio 2022, è necessario circoscrivere l’azione.

In sostanza, agire solo nei casi in cui vi sia un’effettiva responsabilità. Per questi motivi, si può approfondire sul tema malasanità proprio in questo sito.

Chiedi la tua consulenza legale gratuita errore medico, facendone richiesta scritta all’Associazione. Otterrete, gratuitamente, la consulenza legale gratis errore medico, con un parere completo con le norme ed i riferimenti giurisprudenziali. Così, in questo modo, sarà possibile orientarsi e determinarsi per agire per la tutela di diritti.

Diagnosi errata malattie amianto: tutela medica e legale

Nei casi di malattia asbesto correlata, in particolare in caso di mesotelioma, con ritardo diagnostico, è chiaro che c’è responsabilità. Ho, infatti, sempre sostenuto che la diagnosi precoce è fondamentale. L’esperienza mi ha dato sempre ragione. Sono centinaia i casi per i quali la diagnosi precoce ha evitato il peggio. In particolare, nei casi di mesotelioma e di tumore del polmone.

Infatti, per legge, coloro che sono stati esposti a cancerogeni, in particolare ad amianto, hanno diritto alla c.d. sorveglianza sanitaria. Il tutto, come stabilito dall’art. 259 del D. Lvo 81/08 (testo unico sulla sicurezza sul lavoro).

In questo modo, con queste misure di c.d. prevenzione secondaria, è possibile attenuare gli effetti delle esposizioni pregresse.

Per chiedere assistenza medica e legale ci si potrà rivolgere all’Associazione ONA: Tutela Legale ritardo diagnosi malattie asbesto correlate.

La tutela dei sanitari, vittime del Covid-19

In ogni caso, l’ONA supporta tutti i cittadini, dal punto di vista medico e legale. Con il recente Governo Draghi, sono stati implementati i fondi della sanità pubblica. Però, questo non è sufficiente. E’ indispensabile valorizzare il nostro personale medico e paramedico, adeguare le retribuzioni.

Per i nostri numerosi medici, infermieri ed altro personale medico che hanno subito danno per l’epidemia Covid-19, necessario anche il riconoscimento di vittima del dovere.

In questo momento particolare, se si fa riferimento ad una sentenza del Tribunale che condanna delle strutture sanitarie, non si può non ricordare il sacrificio dei nostri sanitari.

Questo non lo possiamo dimenticare. Ecco perchè, già nel marzo del 2020, quando cominciavano a morire con i loro pazienti, ne ho invocato la tutela.

Tanto è vero che, anche nella trasmissione di ONA Tv “lavoratori e tutele nell’era del coronavirus”, ne abbiamo parlato.

Mi sembra doveroso ed onesto, ricordare anche la memoria di tutti i nostri caduti nella guerra al Covid-19, che non si è ancora conclusa.

Amianto tra i rifiuti, 2 discariche abusive a Caserta

discariche abusive Campania
discariche abusive Campania

C’erano anche cumuli di lastre ondulate e altri materiali con ogni probabilità contenenti amianto nelle discariche abusive scoperta a Caserta qualche giorno fa. A notare i materiali, rifiuti pericolossimi per la salute, i volontari della DEA e gli Osservatori civici Campania. Immediatamente è stata presentata una denuncia alle autorità competenti.

Il sospetto della presenza di asbesto, infatti, necessita di velocizzare la bonifica del sito, in quanto i minerali di amianto sono altamente cancorogeni e pericolosi per la salute. L’ultima monografia IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), infatti, conferma che l’esposizione alla fibra killer causi fenomeni infiammatori (come ad esempio l’asbestosi), e può portare allo sviluppo di gravi patologie asbesto correlate, come il mesotelioma.

Per questo è importante bonificare le aree contaminate e serve l’aiuto di tutti. I cittadini possono, infatti, fare la loro parte, segnalando la presenza di amianto sull’App dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto.

L’asbesto è ancora presente sul nostro territorio nonostante la Legge 257/1992 della messa al bando. L’Avv. Ezio Bonanni ha denunciato il fenomeno ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – Edizione 2022“.

In un terreno a Casal di Principe sono stati abbandonati, oltre a manufatti in asbesto (sinonimo di amianto), anche PFU, grossi fili sguainati e privati del rame all’interno, interni di coibentati, materassi, divani, bottiglie di vetro, mobili vecchi. E ancora sacchi neri con scarti di lavorazione tessile, batterie e pezzi plastici di auto, sacconi Big Bang (in polipropilene flessibile per l’imballaggio di materiali sfusi e polverosi per i settori plastico, minerario, chimico farmaceutico e siderurgico) smaltiti illecitamente.

Poi neon fluorescenti, residui di materiali combusti, guaine bituminose. Erano presenti infine materiali plastici, polistirolo, rifiuti urbani, sacchi di scarti di lavorazione tessile e rifiuti agricoli.

Amianto, discariche abusive tra Marcianise e Orta di Atella

Non è certo un caso isolato sul territorio. Sempre in questi primi giorni del 2022, il WWF Italia per la Campania ha denunciato un’altra discarica abusiva. In questo caso tra tra Marcianise ed Orta di Atella, vicino ai Regi Lagni.

“Ancora un attacco criminale alla nostra terra”, è la dichiarazione di Alessandro Gatto, coordinatore regionale della vigilanza ambientale dell’associazione. “Mentre perlustravamo il territorio abbiamo trovato di tutto – ha commentato Antonio Borrelli, vice coordinatore provinciale – amianto sbriciolato (pericolosissimo), guaine bituminose, materiale edile, pneumatici fuori uso di camion, auto e moto. Il tutto abbandonato lungo le strade di campagna tra Marcianise ed Orta di Atella.  Questi smaltimenti spesso servono più per occultare il lavoro ‘nero’ piuttosto che per un vero e proprio ‘risparmio’ sullo smaltimento. Nel frattempo questi pneumatici possono diventare facile innesco di incendi di rifiuti e così il danno ambientale aumenta esponenzialmente”.

Avvocato-Ezio-Bonanni-intervento-Campania-discariche-abusive

Da anni è attivo nella regione lo Sportello amianto Campania. L’ONA svolge il servizio di assistenza sia nel capoluogo che nelle province. Esperti e volontari offrono assistenza anche online legale e medica.

Quindi, non solo un impegno massiccio contro le discariche abusive ma anche per l’assistenza legale. Ne sa qualcosa Antonio Dal Cin, graduato della Guardia di Finanza, che da anni lotta a fianco dei cittadini contro le discariche abusive.

Infatti, proprio Antonio, dal 2008, ha sostenuto l’azione dell’ONA Campania per la bonifica di alcuni siti, comprese le discariche abusive.

Importante l’impegno del presidente dell’ONA, Avv. Ezio Bonanni, che nel 2017 (ma anche in precedenza), ha partecipato al convegno Il cuore di amianto della Campania al Maschio Angioino di Napoli.

L’impegno di ONA per lo smaltimento amianto

L’ONA – Osservatorio nazionale amianto, presidiato dall’avvocato Ezio Bonanni si batte da anni per un corretto smaltimento dell’amianto.

Per lo smaltimento amianto era stato previsto un bonus 2021 che ora è stato prorogato fino al 30 giugno del 2022.

Lo smaltimento di questi materiali è fondamentale per restituire ampi territori alla fruibilità, anche produttiva.

Infatti, i territori nei quali sono stati sversati questi rifiuti, oltre al pregio naturalistico, sono di massimo impiego nell’agricoltura. Quindi, questo vero e proprio disastro ambientale oltre che essere penalmente rilevante (art. 434 c.p. e L. 68/15), pregiudica enormemente l’economia agricola e turistica.

Discariche abusive: repressione e bonifica

La triste vicenda della Terra dei Fuochi, piuttosto che l’inquinamento del suolo e delle falde acquifere, impongono l’azione penale e la repressione dei reati. Tuttavia, “l’aspetto più propriamente penalistico non è sufficiente a maggior ragione se attivato ex post, dopo la malattia e la morte di decine di migliaia di persone. Infatti, le esperienze di Casale Monferrato con il processo Eternit, terminato con la prescrizione, dimostrano che occorre agire prima del disastro. Occorre fermare il disastro ambientale con tutti gli strumenti. Anche con bonus amianto, ovvero l’uso della finanza pubblica e della leva fiscale, come abbiamo chiarito con la nostra proposta di legge. La bonifica amianto con il credito d’imposta è una delle vie d’uscita da questo dramma, che riguarda anche tutti gli altri veleni” così, l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA.

L’associazione, nei recenti incontri con il Ministro del Lavoro, On.le Orlando, e con il Sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, ha sollecitato questi interventi.

In questo modo, oltre alla tutela dell’ambiente e quindi della fauna, della flora, del suolo e delle acque, si preserva la salute, e allo stesso tempo, l’economia e la produzione. In sostanza, questa è la chiave di volta di un’economia e di uno sviluppo reale e sostenibile. Anche in questa era del Covid-19, dominata dall’Omicron, occorre non trascurare l’insegnamento per il quale se si distrugge il territorio, le conseguenze sono anche di natura sanitaria.

Bonifiche amianto Sardegna: 3 milioni per gli immobili privati

Christian Solinas bonifiche amianto Sardegna
Il presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas

Nuovi fondi per le bonifiche amianto Sardegna negli immobili privati. La giunta Solinas ha stanziato 3 milioni di euro, per le bonifiche amianto Sardegna. Con questo termine si identificano quei minerali che sono fibrosi e capaci di generare infiammazione e cancro. Sì, perchè l’amianto, il terribile big killer che continua ad uccidere centinaia di migliaia di esseri umani, solo in Italia, può essere affrontato e sconfitto solo con la bonifica.

Incapsulamento, confinamento e smaltimento amianto sono, gli strumenti per le bonifiche amianto e quindi la prevenzione. Infatti, prevenire significa evitare qualsiasi forma di esposizione alla fibra killer. Ancora nel 2021, le fibre di asbesto hanno provocato 7.000 morti solo in Italia. Lo ha chiarito l’Avv. Ezio Bonanni nell’ultima sua pubblicazione ‘Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022‘, che traccia un quadro a tinte fosche della attuale situazione in Italia.

Tant’è che il rischio amianto si annida nelle scuole e perfino negli ospedali. La Sardegna è una delle regioni più colpite dalla fibra killer. Quindi, bene lo stanziamento di questi ulteriori fondi per le bonifiche.

I fondi della bonifica amianto in Sardegna, ora stanziati, si sommano a quelli degli stanziamenti precedenti, rispettivamente di 1,7 milioni e di 35,1 milioni di euro. Questi ultimi sono finalizzati alla rimozione della fibra killer da uffici pubblici, scuole e ospedali.

Sardegna: emergenza amianto scuole, ospedali e fabbriche

La Sardegna, come il resto d’Italia, presenta la cronica condizione di rischio asbesto amianto. Infatti, la regione, pur essendo staccata dal Continente è stata oggetto di insediamenti industriali; tra cui insediamenti peltrolchimici. Questi ultimi si sono aggiunti alle miniere della zona del carbone di Carbonia e del Sulcis, e alle basi della Marina Militare Italiana. L’Isola è tristemente famosa per la base di La Maddalena. Questo insediamento, infatti, è quello nel quale si sono rilevati i più numerosi casi di mesotelioma, e di altre malattie asbesto correlate, per le quali è stato attivato un forte contenzioso.

Al di là delle condizioni di più elevato rischio, la Sardegna, come il resto d’Italia, si caratterizza per un elevato numero di casi di malattie asbesto correlate. Inoltre, ci sono molti casi di esposizione ad altri cancerogeni, come l’uranio impoverito e le nanoparticelle per l’uso dei proiettili e le radiazioni.

Comunque, al di là dei siti militari, è significativo e decisivo il ruolo dell’Associazione ONAOsservatorio nazionale amianto, che è interventua in modo incisivo nell’Isola.

Scuole, ospedalie ed edifici pubblici: perchè la bonifica?

‘Bene la Regione Sardegna’, così l’Avv. Ezio Bonanni, a fronte del finanziamento della Regione per le opere di bonifica. Tuttavia questo primo passo non è sufficiente ‘perchè si deve giungere al rischio zero, ed evitare ogni forma di esposizione, specialmente negli ospedali’, così Antonio Dal Cin, vittima del dovere.

Lo sa bene Antonio, perchè è un eroe dei tempi moderni. Combatte contro l’amianto e vince la sua battaglia contro l’asbestosi pleurica ed è riuscito anche a vincere la causa contro il Ministero, che a lungo gli negava i suoi diritti. Tutti insieme contro l’amianto. Le bonifiche amianto Sardegna, come nel resto d’Italia, sono una delle finalità dell’ONA, l’Associazione che tutela le vittime dell’amianto. La fibra killer ha determinato una vera e propria epidemia di malattie asbesto correlate. Quindi ben accolta anche da Antonio l’iniziativa della Giunta della Regione: bonifiche amianto Sardegna.

Nell’Isola l’amianto picchia duro, specialmente tra i militari della Marina, ma anche tra quelli della Guardia di Finanza. Questa esperienza, quella dell’esposizione alla fibra killer, è particolarmente sentita tra i militari, in particolare tra quelli della Marina Militare. Quindi le bonifiche amianto Sardegna, sono un tema importante nell’attività e nell’impegno dello stesso Antonio.

Tant’è vero che, l’allora Presidente della Repubblica, Sen. Giorgio Napolitano intervenì perchè fossero loro riconosciuti i diritti di vittime del dovere. In Sardegna, l’incidenza più elevata è proprio quella tra coloro che hanno svolto servizio nella Marina Militare Italiana.

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Sardegna, bonifica immobili privati: nuovo finanziamento

Il nuovo e più recente intervento della Regione Sardegna è proprio quello relativo agli immobili privati. Ci riferiamo all’amianto nelle case. Questo è il vero e proprio tema dolente. Infatti l’amianto è stato utilizzato maggiormente proprio negli immobili privati, non esclusi quelli industriali.

L’edilizia è proprio il settore a maggior rischio. Tant’è vero che il maggior numero di mesoteliomi censiti nel VII rapporto RENAM è proprio tra coloro che hanno svolto attività di lavoro in edilizia. Quest’ultimo settore è quello che, allo stato, è maggiormente colpito. Questo perchè l’amianto e quindi i minerali serpentini (crisotilo) e anfiboli, tra i quali l’amosite e la crocidolite, sono stati miscelati con il cemento.

Si tratta dell’eternit, che identifica sia il prodotto che il marchio della omonima multinazionale, che ha prodotto questi materiali. Infatti, il loro impiego in Italia si è protratto fino all’entrata in vigore della L. 257/92.

Come accedere ai fondi della bonifica amianto in Sardegna

Quindi, al di là delle misure di carattere nazionale e regionale, questo finanziamento riguarda gli edifici privati.

Per quanto riguarda la Sardegna la somma di denaro sarà così suddivisa: alla provincia del Sud andranno 807.960 euro (1.001 interventi); alla Città metropolitana di Cagliari 772.738 (777); alla provincia Sassari 707.335 (525); a quella di Oristano 430.846 (589); a Nuoro 281.121 (186).

La somma massima ottenibile tramite il finanziamento, inoltre, è stata innalzata per ogni intervento. Coprirà anche una parte della spesa della ricostruzione e il ripristino delle strutture. Da 5mila euro si possono ora ottenere 15mila euro.

“La Regione – ha detto il presidente della Regione Christian Solinas – si batte per assicurare la salute e il benessere dei cittadini, garantendo condizioni di salubrità ambientale e di sicurezza, sia negli edifici pubblici che privati”.

“Il Piano regionale – ha spiegato l’assessore regionale della Difesa dell’Ambiente, Gianni Lampis – oltre ad assicurare la salute dei sardi, mira a garantire condizioni di salubrità ambientale e di sicurezza sui luoghi di lavoro. A definire modalità e tempi per le operazioni di bonifica amianto e smaltimento amianto, le modalità di gestione dei rifiuti derivanti dalle operazioni di bonifica”.

“Il contributo ricevuto – ha aggiunto Lampis – potrà coprire il 60% delle spese ammissibili. Dovrà riguardare prioritariamente i costi per la rimozione, l’incapsulamento dei materiali contenenti amianto, il trasporto e lo smaltimento negli impianti autorizzati”.

Amianto in Sardegna: l’impegno dell’ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto è presente in Sardegna con numerose sedi territoriali. Infatti, l’ONA, con il suo presidente l’avvocato Ezio Bonanni, assiste gratuitamente tutti i cittadini esposti e vittime dell’amianto e di altri cancerogeni.

L’asbesto (sinonimo di amianto) è ancora una grande minaccia nel nostro Paese. I numeri dei morti legati alla presenza di questo minerale nelle case, nei luoghi pubblici e di lavoro, è in aumento. Cresce purtroppo anche a causa dell’epidemia Covid. Nonostante questo però le istituzioni non fanno ancora abbastanza. Le bonifiche amianto e lo smaltimento dei manufatti della fibra killer presenti nei siti contaminati sono infatti ancora troppo lente.

Bonifiche amianto Sardegna: accedere ai finanziamenti

Per poter beneficiare dei finanziamenti per le bonifiche amianto Sardegna, è necessario consultare il sito della Regione Sardegna. I cittadini possono segnalare la presenza di edifici contaminati dalle fibre di amianto attraverso l’App Amianto dell’ONA.

In ogni caso, l’Osservatorio Nazionale Amianto, con i suoi consulenti, è a tua disposizione. Tutti i cittadini possono rivolgersi all’Associazione contattando il numero verde 800 034 294, oppure facendo richiesta scritta di consulenza bonifiche amianto Sardegna.

Regione Lombardia: 10milioni di euro per la rimozione dell’amianto

Raffaele Cattaneo Regione Lombardia
Raffaele Cattaneo Regione Lombardia

L’amministrazione lombarda ha destinato 10milioni di euro per la bonifica e lo smaltimento dei manufatti di amianto presenti nei siti contaminati.

Raffaele Cattaneo, assessore all’Ambiente e Clima, ha proposto alla Giunta della Regione Lombardia di stanziare ben 10milioni di euro per la rimozione dell’amianto dagli edifici in cui è ancora presente.

L’amianto sinonimo di asbesto è ancora presente in maniera massiccia nel nostro Paese. Nonostante i numeri relativi ai morti per il killer silenzioso siano in continuo aumento, le istituzioni procedono con un’incredibile lentezza in bonifica e smaltimento dei manufatti di amianto presenti nei siti contaminati.

L’obiettivo è rimuoverli da edifici con qualsiasi destinazione d’uso. L’importante è che in questi non sia svolta alcuna attività economica.

Le operazioni di messa in sicurezza comprendono anche la sostituzione dei manufatti rimossi, come accade per esempio, per la realizzazione di nuove tettoie.

Regione Lombardia e bonifica amianto

Anche se sono trarscorsi quasi trent’anni dalla messa al bando dell’amianto, la Regione Lombardia pare abbia finalmente preso coscienza della problematica e abbia dichiarato guerra al potente cancerogeno.

I destinatari del provvedimento sono Comuni, Province, Città metropolitana e Comunità montane.

Occorre precisare che l’intervento bissa quello del 2021 e potrà essere oggetto di rifinanziamento sia nel 2022, sia negli anni successivi.

La bonifica amianto come mezzo per la rigenerazione urbana

Come affermato dallo stesso assessore Cattaneo, in Lombardia ci sono ancora troppi edifici contenenti amianto. Incentivare gli enti locali alla rimozione dell’eternit, rappresenta anche un prezioso strumento di rigenerazione urbana.

Non tralasciando naturalmente l’obiettivo primario, cioè quello di porre fine alle esposizioni dei cittadini.

I fondi saranno attribuiti sulla base di punteggi tecnici che terranno conto soprattutto della quantità di amianto da rimuovere. Inoltre, sarà finanziabile il 100% delle spese necessarie per ogni intervento. L’importo con un importo massimo di 250mila euro.

Oltre alle spese di rimozione e smaltimento, la Regione Lombardia finanzierà anche interventi per sostituire manufatti in amianto. Come per il classico caso delle tettoie in eternit sostituite con i pannelli fotovoltaici.

La sostituzione avverrà naturalmente secondo i criteri indicati nel bando, di cui l’uscita è prevista per febbraio.

La mobilitazione ONA in regione Lombardia

La mobilitazione dell’Osservatorio Nazionale Amianto è arrivata fino a Milano, così come nel resto d’Italia.

Da anni l’associazione ha proposto in Lombardia numerose iniziative, al fine di sensibilizzare le istituzioni e informare i cittadini sul problema amianto.

È il caso di “Amianto, in fila per morire. Le stragi approdano nelle aule giudiziarie”. L’incontro istituito dall’ONA a Milano nel 2016, che già all’epoca riscosse notevole interesse.

Amianto Regione Lombardia

Per conoscere tutte le iniziative che l’ONA promuove in Lombardia, ti suggeriamo di consultare il seguente link.

Asbesto, amianto: il cancerogeno perfetto

Secondo le stime dell’ONA sono circa 6600 i decessi che ogni anno vengono associati alle patologie asbesto correlate.

Di questi, 2mila sono riconducibili al mesotelioma, il tumore tanto temuto da lavoratori e non. Altri 4mila decessi sono dovuti all’insorgenza del tumore al polmone e i restanti 600 all’asbestosi.

Numeri tosti che accompagnati alle caratteristiche specifiche di questo minerale, hanno la stessa valenza di una condanna a morte.

Difatti, l’amianto è il cancerogeno perfetto perchè agisce indiscreto nel nostro organismo per un periodo di tempo pari anche a 30 anni o più.

Infine, la strage amianto è confermata anche dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro – IARC, nella sua ultima monografia.

Amianto nei comuni, l’ONA al fianco di tutti

Amianto nei comuni
pila di tubi di amianto

L’amianto è decisamente un minerale pericoloso per la salute umana. Presenta una struttura fibrosa la cui inalazione può provocare danni irreversibili alla salute. Cosa accade oggi con la presenza di amianto nei comuni?

Gli effetti che provoca sulla salute, si manifestano anche a distanza di molti anni (fino a 40 anni).

L’asbesto è un minerale costituito da fibre filamentose, se inalate sono devastanti, visto che arrivano nella profondità degli alveoli polmonari.

Gli ambienti in cui si è più colpiti sono quello di lavoro e di vita; nelle case di vecchia costruzione, molte volte, è presente amianto, spruzzato o fogli di eternit.

Amianto nei comuni, dove trovarlo

L’amianto è stato utilizzato in moltissime situazioni, sia nell’edilizia che nell’industria, ma anche nella produzione di molti oggetti.

L’asbesto nell’edilizia si può trovare per lo più nelle coperture, nelle centrali elettriche, nelle canne fumarie in cemento, vista la sua nota resistenza.

Nell’industria è servito in particolar modo come isolante termico.

L’amianto è noto come eternit (cemento-amianto); oppure può non contenere cemento (amianto friabile). La friabilità c’è se il materiale, con la sola pressione delle dita, è ridotto in polvere.

Amianto in casa? Ecco cosa fare

Ogni materiale che contiene amianto deve essere censito, verificato e valutato da parte del proprietario dell’immobile.

Se il materiale con amianto si presenta in buone condizioni, è duro e compatto, non danneggiato, si deve solo fare un controllo periodico di manutenzione.

Invece, se il materiale risulta friabile, deteriorato o solo danneggiato, è necessario l’intervento di bonifica.

Il comune, deve adoperarsi nel chiedere informazioni in merito alla presenza o meno di amianto nelle abitazioni.

Nei piccoli comuni è fondamentale anche ristabilire le condutture idriche, composte da CA (cemento amianto). La presenza di questo materiale, a contatto con l’acqua potabile, rappresenta un rischio potenziale di diffusione ambientale. Quindi la necessita di sostituzione delle condutture è decisivo.

Con la legge n.257 del 27/03/1992, che detta le norme per la cessazione dell’impiego di amianto, è stato vietato l’utilizzo per le nuove strutture idrologiche.

Il DM 14/05/1996 richiama la necessità di valutare lo stato di conservazione dei manufatti in eternit, per capire se c’è il bisogno di una sostituzione.  

Amianto nei comuni: progetto INAIL per la rimozione in sicurezza

Le tubazioni in cemento-amianto sono ancora presenti su tutto il territorio nazionale. Le tubazioni in amianto generano rischi quando ci sono interventi di rimozioni o manutenzione che causano una possibile aerodispersione delle fibre.

Lo ricorda bene l’Inail a seguito della presentazione del documento (2019), prodotto dal Dipartimento innovazioni tecnologiche (DIT).

Il documento si aggiunge a diversi documenti già prodotti, per la tutela dei lavoratori e degli ambienti di vita, sulla complessità dell’amianto.

L’obiettivo è quello di integrare le procedure di intervento e la sicurezza indicando alcuni criteri da osservare su tutto il territorio nazionale.

Si tratta di un vademecum relativo alla pianificabilità, alla riproducibilità e all’omogeneità di intervento, così da agevolare i lavori.

Tutto ciò serve a fornire contenuti utili agli addetti ai lavori per prevenire ogni tipologia di rischio.

Per approfondimenti: Rimozione in sicurezza delle tubazioni idriche interrate in cemento amianto. Istruzioni operative Inail per la tutela dei lavoratori e degli ambienti di vita

Esiste il piano comunale per le boniche, serve solo attivarlo

Presso i comuni italiani esiste un piano per la bonifica dell’amianto. È uno strumento di programmazione di una serie di azioni che hanno come obiettivo quello di controllare ed eliminare l’amianto entro il 2028.

Attraverso l’attuazione del piano comunale vengono definiti gli obiettivi, misurati e realizzati secondo le risorse economiche a disposizione.

Le azioni che un comune si prefissa hanno come obiettivo quello di annullare la presenza, in particolar modo di coperture in eternit.

Si cerca di minimizzare ed annullare il rischio ambientale e sanitario.

Decisamente avvincente se venisse fatto in modo metodico, ma oggi ci troviamo ad affrontare un monitoraggio fin troppo dormiente.

L’Osservatorio Nazionale Amianto lavoro ogni giorno per far scomparire questo maledetto serial killer. Una fibra che persiste, ma l’equipe dell’osservatorio è ogni giorno più determinata a trovare nuove metodologie di indagine.

Si parla di indagini ambientali, lavorare sul campo, attraverso delle osservazioni aree (droni), cercando di addentrarsi sempre di più in aree lontane.

Il lavoro si svolge sempre partendo da una zona centrale, per poi allargarsi su tutto il territorio.

Le ricognizioni eseguite per determinare la quantità di amianto presente ancora sul territorio è di vecchia data, servono oggi nuovi aggiornamenti.

I continui sviluppi tecnologici ci permettono anche di fare studi ambientali all’avanguardia.

Amianto nei comuni, segnalazioni tramite l’APPAmianto

Si contano all’incirca 370mila strutture in amianto presenti in Italia. Tra case e edifici la presenza di amianto risulta potenzialmente nociva per chi vive in quei luoghi.

Attraverso l’AppAmianto è possibile denunciare la presenza di amianto in una determinata area. L’ONA ha creato questo dispositivo, di facile utilizzo, grazie al quale si riesce ad avere un continuo aggiornamento sulla situazione amianto.  

La segnalazione che viene fatta è in forma anonima, tramite essa parte una richiesta per il controllo e la rimozione del materiale nocivo.

Per legge, la denuncia, è un obbligo che aspetta al proprietario della struttura interessata.

Purtroppo, ancora oggi, ci troviamo a combattere con questo menefreghismo, e spetta quindi a chiunque evidenziare e segnalare tale presenza.

È senso civico, e segno di responsabilità, per sé stessi, per gli altri e per l’ambiente in cui si vive.

All’interno della segnalazione vanno inserite alcune informazioni del luogo ed eventuali fotografie (qualora fosse possibile farle).

Un metodo efficace e utile che aiuterà gli enti competenti a tracciare in maniere intelligente la mappatura dei siti contaminati.

Una tecnologia pubblica che mette a disposizione i propri dati a chiunque, come agli enti interessati: Ministero dell’Ambiente, Comuni, ARPA e SPISAL.