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Scuola Amianto: la morte di un insegnante ed il maxi risarcimento

Scuola Amianto: 930mila euro per la morte di un’insegnante, pesaro
classe chiusa

Amianto e scuole. Quello della danno delle fibre di asbesto anche nelle scuole, ovvero il problema Scuola Amianto è ancora attuale. L’ONA, e l’Avv. Ezio Bonanni, già nel 2012, hanno ribadito l’urgenza della bonifica degli istituti scolastici. Purtroppo, ancora ad oggi, 2021, ci sono circa 2300 scuole con amianto.

La Prof.ssa Olga Mariasofia D’Emilio è deceduta per mesotelioma in data 21 febbraio 2017. L’ONA si è subito schierata con gli orfani per ottenere giustizia. Per cui, in seguito alla prova tecnica e medico legale, quanto sostenuto dall’Avv. Ezio Bonanni e dall’Avv. Massimiliano Fabiani, ha trovato un autorevole riscontro.

Muore una docente a causa dell’esposizione all’asbesto. Il Ministero è condannato; il risarcimento alla famiglia della vittima è di 930mila euro.

La professoressa Olga Marisofia D’Emilio lavorava nella struttura e nei laboratori di chimica e fisica della Scuola Media Farini, a Bologna.

Nel 2002, alla docente viene diagnosticato il mesotelioma, tumore maligno che riveste i polmoni, definito il tumore classico dell’amianto poiché, le sue fibre, sono alla base dell’insorgenza della malattia.

Farini di Bologna: scuola amianto e condanna per il Miur

La scuola Farini di Bologna era caratterizzata dalla presenza di amianto nelle strutture e negli impianti. La Prof.ssa Olga Mariasofia D’Emilio fu esposta all’asbesto dal 10.09.1981 al 31.08.1990. Successivamente, la scuola fu bonificata a partire dal 22.08.2000. La Prof.ssa D’Emilio, nel 2001, ha avvertito dolori al petto. Sottoposta ai controlli sanitari, in data 22 dicembre 2001, ricevette la diagnosi di pleurite.

In seguito (17.05.2002), le fu diagnosticato il “mesotelioma epiteliale maligno diffuso”. Non si perdette d’animo la professoressa. Decise di affrontare il mesotelioma, la terribile bestia che uccide quasi tutte le vittime in pochi mesi.

Con forte spirito combattivo e con l’assistenza dei figli e dei sanitari, le vennero praticate le terapie. L’Inail ha riconosciuto l’origine professionale del mesotelioma e costituito la rendita in suo favore.

Nel frattempo, parte il percorso legale per ottenere anche il risarcimento del danno. Le strade si sono incrociate con l’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, e con il suo combattivo Presidente Avv. Ezio Bonanni.

Sono state, quindi, raccolte tutte le prove dell’amianto nelle scuole ed in particolare nell’Istituto Farini di Bologna. Grazie anche all’impegno del Dott. Arturo Cianciosi, medico legale dell’ONA, è stata identificata l’esposizione ad amianto.

L’Avv. Ezio Bonanni ha associato nella difesa, l’Avv. Massimiliano Fabiani, del Foro di Bologna. Lo scontro processuale è stato duro per la resistenza del Ministero. Però, le prove sono state schiaccianti.

Quindi, la sentenza di condanna ed il maxi risarcimento. Questo importo, circa 930mila euro, non restituirà la vita alla Professoressa deceduta per amianto. Quindi la condanna è il segno della tenacia e della forza di volontà e l’eredità della Professoressa deceduta.

In questo modo, anche grazie al sostegno dell’ONA, si è giunti ad una sentenza storica che inchioda il MIUR alle sue responsabilità. Tutti gli insegnanti ed anche il personale non docente che ha subito danni alla salute, per via dell’amianto nelle scuole, dovrà essere risarcito.

Scuola amianto: risarcimento danni anche per gli orfani

L’azione dell’Avv. Ezio Bonanni ha permesso di accertare la responsabilità civile del MIUR, contrattuale ed extracontrattuale. L’azione di risarcimento dei danni sarà promossa anche nell’interesse degli orfani.

Questi ultimi avevano notificato l’atto di citazione anche per i danni iure proprio. Si tratta di quei danni che gli orfani hanno subito per via della malattia e della morte della loro madre. L’impegno della figlia Silvana, che per 16 anni ha assistito la madre, è proprio quello di ottenere la bonifica di tutte le scuole d’Italia.

“Non più amianto, non più morte nelle scuole. Tuteliamo la salute dei nostri figli”, così la Sig.ra Silvana, orfana della professoressa deceduta ed attivista dell’ONA.

Il risarcimento per malattia professionale amianto, riguarda i danni differenziali, ossia la differenza rispetto all’indennizzo INAL.

Scuola Amianto: bonificare per fermare la strage

Il caso di Bologna non è isolato, l’amianto nelle scuole sta provocando una vera pandemia per tutto il personale scolastico.

Nel VI rapporto mesoteliomi sono censiti ben 91 casi (2015), deceduti per questa neoplasia, che è la punta dell’iceberg delle malattie provocate dalla fibra killer. Infatti, intanto i casi si sono moltiplicati fino al 2021, come dimostra il VII Rapporto ReNaM. Inoltre, ci sono tutte le altre malattie asbesto correlate.

L’Osservatorio e tutta l’equipe lotta ogni giorno affinché il Ministero della Salute disponga in tempi brevi la bonifica nonché la messa in sicurezza degli istituti.

Il 58% degli istituti scolastici sono privi di certificazione, tra cui quella sull’agibilità. Oltre modo anche la classe energetica degli impianti è per l’87% sotto la Classe C.

Per non parlare dell’area sismica, il 41% risulta essere ancora non a norma, mentre il 30% ha apportato le dovute modifiche per diventare antisismica.

Oggi, in Italia, ci sono ben 53.313 tra scuole paritarie e statali. Secondo di dati dell’ONA, tra segnalazioni e bonifiche, di quantifica la presenza di amianto in 2.292 istituti.

Sono circa 356mila gli studenti esposti all’amianto. A questa cifra si aggiungono altre 50mila persone tra docenti e personale scolastico.

Dalle indagini effettuate negli anni è emerso che il Sud presenta una carenza di rilevazioni, rispetto al Nord Italia.

È doveroso ricordare che, dopo l’azione dell’ONA nel 2012, i Comuni (il 95,1%) hanno effettuato costanti monitoraggi riguardo la presenza di amianto.

Ad oggi, i Comuni che hanno provveduto alle bonifiche negli edifici sono il 67.3%.

Con il tempo, dopo varie bonifiche, c’è stata una reazione a catena per quanto riguarda le segnalazioni. Difatti, questo meccanismo è servito per ricalcolare e determinare che allo stato attuale sono presenti ancora ben 2300 istituti con l’amianto.

L’Osservatorio Nazionale Amianto aggiorna la mappatura

Il grande rischio che trasmette questa fibra viene negato, tanto è vero che, i reati ambientali sono considerati meno pericolosi o importanti di altri.

L’ONA non si lascia impressionare e continua sulla propria strada, tanto da continuare a censire e a rilevare dati.

Ad oggi, dicembre 2021, le segnalazioni totali corrispondono a 4800 scuole (presenza di amianto), rispetto alle quali ne sono state bonificate 2500.

Attraverso le nuove indagini, la mappatura del paese va a prendere forma e a completarsi, tanto che è evidente dei diversi miglioramenti, rispetto agli anni passati.

Non ci rimane che ultimare la mappatura per il Sud Italia e naturalmente avviare le bonifiche.

Alcuni dati delle città italiane:

Torino: 66 edifici con amianto non bonificato (in calo, nel 2010 ne aveva 70)

Milano: gli edifici con amianto 89/665 complessivi

Genova: 154/193 (16 bonifiche tetti, tubazioni e cassoni dell’acqua)

Per le strutture scolastiche, i dati sono quelli riportati già dall’associazione; il fatto che intere Regioni non abbiano inoltrato i dati, ha influenzato il calcolo.

La città di Roma ha omesso la verifica e quindi il censimento dei casi. Questo strano comportamento è stato da monito all’ONA per avviare la segnalazione (2008) alla Procura della Repubblica.

Ci sono state alcune bonifiche, effettuate da alcuni volontari, ma ancora oggi non arrivano risposte da parte delle Istituzioni.

Scuola Amianto: al via il progetto per la rimozione

Nel 2020, il Ministero della Transizione Ecologica, con Decreto n.486/2019 del 13 dicembre 2019, e con riferimento all’annualità 2018, ha emanato un bando. Questo risultato si è ottenuto anche grazie all’impegno dell’Avv. Ezio Bonanni, che, come componente della Commissione Amianto, sollecitò lo stanziamento dei fondi.

Questo bando è nato per la progettazione degli interventi di rimozione e bonifica dell’amianto, presente negli edifici pubblici. Le regioni per queste tipologie di bonifiche, hanno stanziato anche diversi fondi.

Scuola amianto ed epidemiologia

L’incidenza epidemiologica dei casi è di circa 500 decessi per malattie asbesto correlate. Come già evidenziato, nel 2015 erano solo 91 casi, nel 2021 ammontano a più di 130, a cui vanno aggiunte anche tutte le altre neoplasie.

Nelle scuole, la fibra killer, è un problema ancora presente, nonostante la continua mobilitazione, da parte dell’ONA, per le vittime. Non bisogna fermarsi, deve continuare la catena di segnalazioni per avviare continue indagini e vedere una mappatura completa ma con meno numeri.

Per queste ragioni, bisogna andare avanti con le bonifiche. Applicare il principio di precauzione che si traduce nella prevenzione primaria. In altre parole, evitare ogni forma di esposizione ad amianto e ad altre sostanze cancerogene.

Come avvertito dall’ONA, nelle scuole si muore non solo per amianto. Molti nostri istituti scolastici sono fatiscenti. E’, quindi, necessario un programma di ristrutturazione e di nuova edilizia scolastica. Smaltire l’amianto nelle scuole, costruirne di nuove con criteri antisimici e con nuovi modelli organizzativi.

L’ONA e le istituzioni insieme contro l’amianto

Ancora nel corso della recente commemorazione delle Olimpiadi di Roma 1960, l’Avv. Ezio Bonanni ha insisitito perchè ci sia un salto di qualità nella bonifica delle scuole.

Per questi motivi, è stato consegnato, nel corso della manifestazione, dallo stesso Avv. Ezio Bonanni, al sottosegretario Andrea Costa, il dossier amianto.

Intanto, continuano le segnalazioni delle scuole con amianto, attraverso l’APP amianto: intanto è necessario bonificare. Non può essere sottaciuto che anche i danni debbano esser risarciti.

Scuola amianto e tutela dei diritti delle vittime e dei familiari

L’elevata incidenza di casi di malattie asbesto correlate rende necessaria la tutela legale delle vittime e dei familiari. Proprio sulla base di questa importantissima sentenza, interviene Antonio Dal Cin, appuntato della Guardia di Finanza, malato di asbestosi pleurica. In prima linea nella lotta contro l’amianto, sopporta ormai, da circa dieci anni, le stimmate dell’amianto sui suoi polmoni, sulla sua pleura e nel corpo.

Antonio ha condiviso con la professoressa l’impegno civile della lotta contro l’amianto ed è per questo che resiste contro il killer. Recentemente, anche Antonio ha vinto la causa, con la condanna a carico del MEF.

“E’ inaudito ed inaccettabile che le vittime dell’amianto debbano combattere contro la malattia mortale e al tempo stesso, contro la burocrazia. Pur essendo un fervente cristiano, abituato al perdono, ritengo che in questi casi ci debba essere la giustizia. Per questi motivi, e per difendere la sacralità della vita umana, auspico che chi si è macchiato dai crimini risponda delle sue azioni. Ringrazio l’Avv. Ezio Bonanni per la sua vicinanza e per il sostegno”; così Antonio Dal Cin, eroe civile della lotta contro l’amianto.

Proprio quello della resistenza in giudizio del Ministero è un tema molto sentito da Antonio Dal Cin. Antonio auspica che venga meno questa resistenza in giudizio in caso di danno.

Per questi motivi, l’ONA è impegnata nell’informare anche sui diritti delle vittime: rendita Inail e risarcimento danni.

L’Associazione fornisce il servizio di assistenza legale gratuita, che può essere richiesta attraverso questo giornale.

Una cura per il mesotelioma e il COVID-19

laboratorio di ricerca
laboratorio di ricerca

Il farmaco biologico OT-101, utile anche nel trattamento di COVID-19

Oncotelic Therapeutics, una società innovativa di immunoterapia/oncologia di Agoura Hills, California, avvierà un nuovo studio clinico di fase II per il mesotelioma maligno. La ricerca sarà incentrata su OT-101, un farmaco biologico versatile, che ha già mostrato risultati promettenti nel trattamento di casi gravi di COVID-19.

Nuove speranze da OT-101 per il mesotelioma?

Lo studio di Oncotelic Theraputics sul trattamento del mesotelioma con OT-101, inizierà a marzo prossimo.

Esso coinvolgerà diversi centri specializzati nella cura del terribile cancro, tra cui il Cleveland Clinic Cancer Center, l’Università della Pennsylvania Medicine a Philadelphia e Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle.

«Siamo entusiasti circa le potenzialità di questo studio. C’è un grande bisogno di trovare cure per il mesotelioma. La speranza è che possiamo usarlo per aumentare la risposta agli inibitori del checkpoint».

Ad affermarlo, il dottor Anthony Maida, direttore clinico di Oncotelic Therapuetics. 

«L’obiettivo è aiutare questi pazienti a vivere una vita più lunga e migliore».

OT-101: caratteristiche del farmaco 

OT-101 è una terapia con acido ribonucleico (“RNA”) anti-TGF-β (una proteina secreta che fa parte del gruppo delle citochine) di prima classe, che ha dato risultati positivi su pazienti affetti da cancro recidivante/refrattario in più studi clinici. 

Sarà utilizzato nel prossimo studio sul mesotelioma, in combinazione con “farmaci inibitori del checkpoint”, cioè immunoterapici tra cui pembrolizumab e nivolumab.

Entrambi vengono utilizzati abitualmente per trattare il mesotelioma, un cancro raro causato dall’inalazione di fibre di amianto tossiche, che ancora oggi purtroppo ha una diagnosi infausta.

La capacità cancerogena dell’amianto è confermata anche dall’ultima monografia IARC. Purtroppo questo materiale è stato ampiamente utilizzato in passato nel nostro Paese e adesso sono ancora molti gli edifici, anche pubblici, in cui è presente. Denuncia questa situazione di rischio l’Avvocato Bonanni nella sua pubblicazione, “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia -Ed.2021“.

FDA approva gli studi con gli inibitori 

L’Oncotelic Therapeutics, ha presentato alla FDA statunitense il protocollo del suo nuovo studio clinico.

OT-101 nuove cure mesotelioma
OT-101 nuove cure per il trattamento del mesotelioma

Esso prevede di utilizzare OT-101 in combinazione con anti-PD-1 (Pembrolizumab) in quei pazienti con mesotelioma pleurico maligno (MPM), che non riescono a raggiungere o mantenere la risposta all’inibizione del checkpoint.

Utile precisare che Food and Drug Administration (FDA) americana ha recentemente approvato la combinazione di “inibitori del checkpoint” di nivolumab e ipilimumab, per il trattamento di prima linea del mesotelioma pleurico.

A dire il vero, nonostante il miglioramento della sopravvivenza mediana, i risultati ottenuti con questa terapia sono stati modesti rispetto alla chemioterapia standard.

È qui che OT-101 potrebbe fare la differenza, se si dimostrasse efficace nei primi studi clinici.

«La ragione principale del fallimento di questi farmaci inibitori del checkpoint nella cura del mesotelioma sono gli alti livelli di TGF-beta», ha detto Maida.

«Quello che ci auguriamo è che la combinazione di OT-101 con gli inibitori del checkpoint, possa avere una risposta terapeutica migliore in più pazienti. Ci piacerebbe aumentare l’attuale efficacia del 20% -25% sui malati fino a raggiungere la soglia del 50%»,ha poi sottolineato il ricercatore.

OT-101: il farmaco che aiuta il sistema immunitario a funzionare

Il farmaco biologico OT-101 dovrebbe aiutare il sistema immunitario a funzionare meglio. 

Esso è costituito da molecole complesse ed è fabbricato utilizzando microrganismi viventi. Funziona inibendo il fattore di crescita trasformante beta (TGF-β), una proteina che sopprime il sistema immunitario del paziente e consente ai tumori di prosperare.

Il TGF-β si presenta in molti tumori, ma si trova in livelli particolarmente elevati nei tumori del mesotelioma.

 «Stiamo essenzialmente cercando di sopprimere il soppressore», ha detto Maida.

Mesotelioma e Coronavirus 

OT-101 ha anche dimostrato buoni risultati in uno studio clinico di fase II, supazienti ricoverati con gravi sintomi di COVID-19.

Sia le cellule tumorali sia SARS-Cov-2 inducono TGF-β come parte del loro meccanismo di evasione immunitaria. 

Di conseguenza, si prevede che l’inibizione del TGF-β da parte di OT-101 possa avere un impatto sia sul cancro sia sul COVID

Come accennato, il trattamento con il farmaco OT-101 ha già mostrato risultati positivi

Gli esperti di Oncotelic Therapeutics hanno fatto sapere che il farmaco sarà presto testato anche sul glioblastoma (il tumore cerebrale più frequente), sul cancro del polmone e del colon-retto.

Per queste patologie verranno utilizzate analisi del trascrittoma (la totalità degli RNA trascritti a partire da un genoma) guidate dall’intelligenza artificiale. L’obiettivo è quello di derivare il biomarcatore predittivo per le terapie TGF-β come OT-101.

«Questo è il primo di una serie di studi clinici pianificati in pazienti con vari tumori solidi» .

«Soprattutto quelli che valutano il beneficio clinico e allo stesso tempo una serie di parametri».

«Parametri associati ai cambiamenti nel microambiente tumorale, inclusi ma non limitati all’infiltrazione delle cellule T, all’espressione di varie citochine e il fenotipo e la funzionalità modificano la pre-terapia rispetto alla post-terapia». ha osservato il Dr. Anthony Maida.

Informazioni sulla società Oncotelic Therapeutics, Inc.

Oncotelic Therapeutics, Inc. è stata costituita nello Stato di New York nel 1988 come OXiGENE, Inc., è stata reincorporata nello Stato del Delaware nel 1992. 

Ha cambiato nome in Mateon Therapeutics, Inc. nel 2016 e Oncotelic Therapeutics, Inc. nel novembre 2020.

È un’azienda di immuno-oncologia guidata dall’intelligenza artificiale.

I suoi studi si concentrano sulle immunoterapie TGF-β di prima classe per tumori in stadio avanzato come gliomi, cancro del pancreas e melanoma.

Tra le altre cose, Oncotelic sta cercando di sfruttare la sua profonda esperienza nello sviluppo di farmaci oncologici per migliorare i risultati del trattamento e la sopravvivenza dei malati di cancro con un’enfasi speciale sui tumori pediatrici rari.  

Una speranza per il futuro

Molti fattori possono causare differenze tra le aspettative attuali e i risultati effettivi, inclusi dati imprevisti di sicurezza o efficacia osservati durante studi preclinici o clinici.

Non ci resta dunque che attendere fiduciosi, nella speranza che questo o altri studi paralleli possano finalmente produrre un balzo in avanti nella cura del terribile cancro.

Smaltimento amianto: prorogato il bonus 2021

Smaltimento amianto: prorogato il bonus 2021
onduline di amianto

Il bonus per la rimozione e lo smaltimento amianto è stato prorogato fino al 30 giugno del 2022. Infatti il Superbonus 110% è stato ufficialmente rinnovato e, grazie a esso, è possibile effettuare i lavori per rimuovere l’amianto, ma a determinate condizioni.

Il bonus amianto 2021 non è altro che la possibilità di usufruire degli incentivi previsti nel Superbonus 110%, che ha lo scopo di aiutare i cittadini a svolgere lavori per l’efficientamento energetico. In particolare, per quanto riguarda gli impianti fotovoltaici, il decreto legge 59/2021 prevede che si possano installare usufruendo di questo incentivo fino al 31 dicembre 2022, ma solo se si è eseguito almeno fino al 60% dei lavori entro il 30 giugno 2022. L’installazione di pannelli solari può essere un’ottima occasione per svolgere la bonifica e la rimozione di amianto dai propri tetti.

Smaltimento amianto: il lavoro delle imprese

L’incentivo consente alle imprese di procedere con lo smaltimento dell’asbesto negli edifici in ristrutturazione.

Le imprese edili sono libere di decidere e di eseguire degli interventi di smaltimento per tutte le tipologie di fibra.

Edifici, manufatti e costruzioni di tutta Italia sono attenzionati per questo lavoro.

Se vengono eseguite tutte le regole imposte per la rimozione sicura della sostanza cancerogena, i soggetti avranno diritto a ricevere un credito d’imposta del 50%.

Per poter usufruire di questa possibilità, gli interventi ammessi sono i seguenti:

  • Smaltimento e rimozione di eternit (cemento-amianto)
  • Rimozione e smaltimento di amianto in lastre, tubi, sistemi di coibentazione ecc.

Nella spesa complessiva ci sono anche le spese per le varie consulenze professionali e le perizie tecniche che servono per procedere con i lavori.

Smaltimento amianto: storia e leggi

L’amianto è stato uno dei materiali da costruzione più funzionali e per questo ha avuto un’importante diffusione a livello mondiale.

Negli anni Ottanta già si iniziava a parlare di rimozione, fino ad arrivare all’obbligatorietà di farlo.

Ecco che si inizia a parlare di incentivi di modo che, questo materiale dannoso, venga eliminato e smaltito in modo sicuro.

In Italia, la legge che mette al bando l’amianto è quella del 1992, dopo la famosa causa contro l’asbesto da parte dei lavoratori di Casale Monferrato.

Negli anni la legislazione italiana si è evoluta e gli sforzi della società sono sempre aggiornati tanto da arrivare a parlare di agevolazioni e bonus.

Dopo tutto, purtroppo, ci troviamo ancora con tante zone contaminate, non si è arrivati ad una completa rimozione.

Smaltimento amianto: guida pratica

La prima cosa da precisare è che, non deve mai essere eseguito lo smaltimento dell’amianto “fai da te”.

Bisogna ribadire sempre che si tratta di un materiale apparentemente innocuo, ma le sue fibre sottilissime si inebriano silenziose dentro i tessuti umani.

Esiste l’obbligatorietà per la rimozione?

In realtà si è chiamati, cittadini privati e/o aziende, a segnalare sempre la presenza di amianto. Diventa obbligatorio quando l’esito di valutazione del rischio esce positivo, ciò comporta la consapevolezza che si è a rischio e quindi occorre intervenire tempestivamente.

Esistono delle imprese che si occupano delle bonifiche, sono regolarmente iscritte all’Albo Nazionale Gestori Ambientali (istituito nel 2004).

Attraverso il decreto ministeriale del 6 settembre 1994 è scattata l’obbligatorietà di segnalare la presenza di amianto.

La convivenza con l’amianto è ancora lunga  

Sul nostro territorio c’è tantissimo materiale da rimuovere e ci vorrebbe un tempo davvero lungo per riuscire a bonificare tutto.

Ogni anno ci troviamo a contare circa 6000 persone morte a causa del mesotelioma e le altre malattie asbesto correlate.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, presidiato dall’avv. Ezio Bonanni, controlla l’aspetto ambientale e sanitario in correlazione con la fibra killer.

Purtroppo si dovrà convivere ancora per tantissimi anni con questo problema. Il presidente parla di circa 100 anni di morti dovute da questa malattia e così anche per le bonifiche.

Sono anni che si cerca di far ripartire il giro delle bonifiche, le mappature sono di vecchia data ormai e pure, le strumentazioni per lavorare ci sono.

Manca il giusto nesso tra parte volitiva e parte pratica, c’è qualcosa che non si riesce a legare, tanto è vero che la situazione odierna non è alquanto rassicurante.

Oltre 40 milioni di tonnellate di amianto sono ancora sparse per tutto il Paese. La fortuna, se così vogliamo chiamarla, è che la maggior parte dei siti da bonificare presenta amianto compatto e quindi risulta meno pericoloso. È anche vero che, non si deve sottovalutare mai, neanche l’amianto compatto, visto che comunque è lì da quasi 30 anni.

Bisogna mettere in piedi un’equipe, produttiva e preparata; deve esserci qualcuno che garantisca giorno per giorno controlli su tutto il territorio italiano.

È doveroso sviluppare una forma di propaganda, continua nel tempo, per sensibilizzare le persone, per cercare di coinvolgere più cittadini possibili.

Serve personale attivo sul territorio, aggiornamenti continui e manovre di lavoro per far ripartire a ritmo le bonifiche.

Il materiale ancora presente è davvero eccessivo, non basta qualche bonifica, c’è bisogno di avviare un’operazione salva Paese.   

DPI appropriati riducono i rischi in fase di bonifica amianto

Ultimo respiro: incendi e macerie nocive
lavoratore con maschera antigas

I DPI dispositivi di protezione individuale, comprendono qualsiasi abbigliamento o attrezzatura che fornisca protezione da un potenziale rischio.

In caso di presenza di amianto, minerale messo al bando con la legge 257/92, DPI per amianto appropriati riducono al minimo eventuali rischi nel corso della bonifica.

DPI - Rifiuti amianto
Rimozione di onduline di amianto da un tetto

L’importanza dei DPI nei luoghi di lavoro 

Per garantire totale sicurezza in ambito lavorativo i DPI devono:

  1. Essere adeguati ai rischi da prevenire;
  2. Non devono costituire rischi aggiuntivi;
  3. Devono essere compatibili alle condizioni presenti sul luogo di lavoro;
  4. Terranno conto delle esigenze ergonomiche e di salute dei lavoratori;
  5. Saranno compatibili con gli altri DPI utilizzati contemporaneamente;
  6. Non escludono la capacità di protezione da altri rischi.

Responsabili della sicurezza in merito ai DPI amianto

Le figure professionali preposte alla sicurezza sui luoghi di lavoro devono garantire:

  1. fornitura e fit test RPE (respiratori) per i lavoratori;
  2. garantire che i lavoratori indossino i DPI quando necessario;
  3. fornire formazione ai lavoratori su come utilizzare i DPI in sicurezza, all’inizio del rapporto di lavoro e ad intervalli regolari su base continua;
  4. fornire un deposito sicuro per i DPI riutilizzabili;

Note: La formazione all’uso dei DPI dovrebbe includere l’uso corretto, l’ispezione, la cura e la manutenzione, la riparazione e la sostituzione dei componenti, le procedure di emergenza e lo stoccaggio.

Quali DPI devono essere indossati in presenza di amianto?

Nota bene: I lavoratori che prestano servizio in luoghi contaminati da amianto, devono essere informati sulla presenza della fibra killer.

Devono essere formati altresì su: 

  • pulizia del luogo di lavoro;
  • uso delle mascherine respiratorie e degli altri DPI,
  • sulle corrette modalità di decontaminazione.

Larticolo 251, comma1, lettera b, del D.Lgs. 81/2008 prevede che i DPI per le vie respiratorie debbano garantire una concentrazione di fibre nellaria respirata non superiore ad 1/10 del valore limite, fissato a 0,1 fibre per cm3 di aria e misurato come media ponderata nel tempo di riferimento di 8 ore.

In presenza di amianto DPI devono includere:

1) dispositivi di protezione delle vie respiratorie (RPE); 

2) tute;

3) stivali;

4) elmetti (non ci soffermeremo sulla loro descrizione poiché basta utilizzare un elmetto standard);

5) guanti

RPE: Respiratory protective equipment 

DPI - Bonifica amianto
Bonifica di un tetto ricoperto di onduline di amianto

L’RPE è uno dei dispositivi di protezione individuale (DPI) più importanti nella protezione dei lavoratori dai pericoli della polvere e delle fibre di amianto. 

Il respiratore deve essere sempre indossato in qualsiasi ambiente in cui sia presente o si sospetti la presenza di amianto.

Ha infatti la capacità di ridurre al minimo il rischio di respirare le sottilissime fibre.

Per essere efficace, è essenziale scegliere il tipo più indicato all’attività lavorativa da svolgere. Bisogna inoltre assicurarsi che sia montato correttamente.

Gli RPE, si dividono in:

  • Respiratori isolanti (indipendenti dall’aria ambiente) possono essere di due tipi: 

collegati: sono dotati di una sorgente d’ aria non inquinata (a flusso continuo o a flusso a domanda);

autorespiratori con bombola di aria compressa (a circuito aperto) o con ossigeno (a circuito chiuso). 

Essi possono essere:  

– senza filtro, collegati ad una bomboletta d’aria con autonomia limitata;

– respiratori a filtro (attingono l’aria dall’ambiente).

  • Respiratori a filtro sonoformati da:

un facciale (semimaschera, boccaglio, maschera intera, semimaschera filtrante)

un sottofiltrante per bloccare gli aerosol solidi e/o liquidi (filtri antiparticelle), i gas o vapori (filtri antigas), o entrambi (filtri combinati).

Le maschere possono essere: 

– intere: coprono tutto il viso e devono essere usate con filtri che non pesano >600 gr. e con perdita di tenuta <0,2%;

– semimaschere: coprono naso e bocca, devono essere usate con filtri <300 gr., con perdita totale di tenuta <0,2%;

– boccaglio: un’apparecchiatura stretta tra le labbra, non adatto a protesi completa, associato a stringi naso, perdita di tenuta <0,2%;

– facciali filtranti: con filtro tutt’uno con semimaschera, perdita totale <25% per FF1, <10% per FF2, <3% per FF3.

Quanto è importante che RPE sia montato correttamente?

Quando si monta per la prima volta il respiratore, è necessario eseguire un test di adattamento (Fit test) che ne valuti la perfetta aderenza al viso.

Il test deve essere eseguito da personale accreditato. 

Se viene montato in maniera scorretta, si corre il rischio di inalare sostanze tossiche potenzialmente letali; su tutte: le pericolose fibre di amianto

L’esposizione al minerale,può causare una serie di malattie asbesto correlate, tra cui il mesotelioma canceroso.

Quante volte bisogna eseguire il Fit test?

Il Fit-test deve essere effettuato anche:

1) se chi lo indossa ha avuto un significativo aumento o perdita di peso;

2) annualmente (o più frequentemente se specificato dalla policy aziendale).

L’importanza dell’autotest

L’autotest del respiratore andrebbe effettuato ogni volta che si indossa il dispositivo. In questo caso, non è richiesta alcuna formazione specializzata.

Come eseguire il test

1) Mettete le mani sulla maschera o sui filtri e poi inspirate fino a quando la maschera non aderisce saldamente al viso.

2) Bloccate le valvole di espirazione/inspirazione ed espirate con forza. Si dovrebbe notare un effetto rigonfiamento, ma non dovrebbe fuoriuscire l’aria. 

In caso contrario, occorre innanzitutto regolare nuovamente le cinghie. Se continua a perdere aria, è necessario cambiare taglia o modello di respiratore e fare un altro test di adattamento.

Attenzione e precauzioni per l’uso dei respiratori

I respiratori non sono adatti a persone con la barba,  lunga o corta che sia. È consigliabile pertanto una rasatura perfetta prima di indossarli.

Anche l’uso di occhiali può influire sulla capacità di sigillare l’intero viso intorno alla maschera. 

Se non si può fare a meno di indossare gli occhiali, è necessario utilizzare un cappuccio per l’alimentazione dell’aria a pressione positiva.

Tute protettive: tre tipologie 

Esistono diversi tipi di tute protettive:

Tuta intera: deve essere preferibilmente di tessuto liscio (evita di trattenere le fibre), completa di cappuccio, non avere tasche esterne, chiusa (o chiudibile) ai polsi e alle caviglie con elastici o nastro adesivo.

– Tuta monouso di carta, di tela plastificata o in tyvek: sono igienicamente più adatte alle bonifiche, in quanto non devono essere rilavate.

Purtroppo hanno una scarsa traspirabilità, dunque non sono indicate per bonifiche in zone in cui si sviluppano alte temperature.

Inoltre si rompono facilmente.

Utile precisare che è necessario smaltire tali indumenti come materiale contenente amianto. 

Il lavoratore dovrà indossare una nuova tuta ogni volta che ritorna nella sua postazione di lavoro;

– Tute di cotone o altro tessuto a tessitura compatta: può essere monouso o riutilizzabile.

Quelle in cotone trattato o goretex, prima di essere riutilizzate devono essere aspirate accuratamente a fine turno. Vanno altresì riposte in contenitori chiusi, e asciutti. Il lavaggio (prima del riutilizzo) deve avvenire rigorosamente in una lavanderia attrezzata.

Tute impermeabili: possono essere riutilizzate più volte e, dopo la pulizia eseguita in doccia, vanno riposte, a fine turno, in un box protetto all’interno del cantiere.

Attenzione: sotto la tuta va indossata biancheria intima possibilmente monouso: slip, calzini e magliette.

Meglio optare per tute di taglia comoda che consentono di muoversi più comodamente. Le tute vanno indossate sopra gli stivali

Stivali in gomma o calzature antiscivolo

Stivali e calzature non devono avere lacci poiché   questi sono difficili da pulire. 

In alternativa si possono indossare copristivali usa e getta con solette in polietilene (evitano di scivolare).

Le calzature vanno tolte prima di lasciare l’area contaminata, per evitare di raccogliere fibre di amianto sulle o sotto? suole.

Guanti protettivi a prova di amianto 

I guanti da utilizzare nelle bonifiche di amianto devono essere impermeabili, a “manichetta lunga” e in grado di garantire una sufficiente resistenza alle sollecitazioni meccaniche.

È consigliato indossare anche dei sottoguanti in cotone.

Come vengono puliti o smaltiti i DPI contaminati dall’amianto?

I DPI bonifica amianto devono essere indossati in una parte pulita dell’area di decontaminazione.

Al termine del lavoro, i DPI smaltimento amianto (ad eccezione del respiratore) devono essere tolti e smaltiti nella parte sporca dell’area di decontaminazione

Questo per evitare che gli indumenti puliti vengano contaminati dalle fibre di amianto.

Dopo rimozione amianto DPI riutilizzabili (RPE, stivali, ecc.) devono essere:

1) Decontaminati aspirando le polveri con un accessorio a spazzola; 

2) Dopo l’aspirazione, i DPI vanno lavati con un panno umido monouso.

3) Il lavaggio degli indumenti deve essere effettuato esclusivamente in lavanderie predisposte per la manipolazione di abiti contaminati da amianto. 

Non deve essere fatto a casa o in una lavanderia pubblica;

4) I DPI riutilizzabili devono essere conservati in un contenitore pulito, asciutto e sigillato quando non vengono utilizzati;

5) La maschera dell’RPE va pulita e asciugata. Bisogna controllare i diaframmi, le valvole e le parti frontali. Infine occorre ricaricare le batterie secondo necessità

Caso Dal Cin: fissata anche udienza al T.A.R.

Antonio Dal Cin
Antonio Dal Cin

Il caso Dal Cin: lo aveva detto apertamente l’Avv. Ezio Bonanni del Foro di Roma, patrocinante in Cassazione e presso le Magistrature Superiori:

difenderò il finanziere Antonio Dal Cin in tutte le sedi di giustizia.

In data 13 marzo 2019 l’Avv. Ezio Bonanni deposita un ricorso al T.A.R. del Lazio che vede ricorrente Antonio Dal Cin.

L’ex militare della Guardia di Finanza in congedo, Vittima del Dovere, è gravemente malato a causa del servizio prestato nel Corpo.

Per questa ragione viene chiesto l’accertamento del diritto del ricorrente al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali. Inoltre, Antonio ha diritto anche al risarcimento del danno biologico, professionale, esistenziale, morale e mobbizzanti.

Danni che applicando le tabelle del Tribunale di Milano, sono stati quantificati in € 1.631.568,50. Finalmente, è stata fissata l’udienza al T.A.R. del Lazio in data 09 febbraio 2022 alle ore 11:45.

Appresa la notizia, Antonio Dal Cin così commenta:

Ancora una volta, ripongo piena fiducia nella magistratura, affinchè in tempi ragionevoli, attraverso la corposa documentazione depositata, sia fatta giustizia.

Un legame indissolubile quello tra Antonio e l’ONA

Antonio Dal Cin è da anni accanto all’ONA e al fianco delle vittime amianto che condividono il suo triste destino.

Nonostante ciò non ha mai smesso di credere nell’associazione e nell’impegno del suo Presidente. Difatti, Antonio resta fermamente convinto che l’ONA ed il suo Presidente Avv. Ezio Bonanni, sosterranno ancora una volta la sua battaglia.

L’ex finanziere, fedele al giuramento prestato, quando era ancora in servizio, con grande coraggio e determinazione, grazie al sostegno dell’Avv. Ezio Bonanni, è riuscito a far mappare e bonificare dall’amianto tutte le caserme della Guardia di Finanza.

Antonio ha così contribuito anche alla bonifica degli elicotteri del Corpo dal micidiale cancerogeno.

Oggi, la Guardia di Finanza, deve essere presa quale esempio da seguire da parte delle Forze Armate e di quelle di Polizia.

Purtroppo, per chi ha subito esposizioni pregresse all’amianto, non è possibile porvi rimedio. Tuttavia, grazie all’impegno dell’ONA e di Antonio Dal Cin possiamo dire che decine di migliaia di finanzieri sono stati così sottratti all’esposizione.

Leggi tutti i dettagli del caso Dal Cin.

L’appello per il Comparto Sicurezza e Difesa

Antonio ha poi rinnovato il suo appello affinchè il Comparto Sicurezza e Difesa, i loro Vertici, di concerto con le Istituzioni, seguano l’esempio del glorioso Corpo della Guardia di Finanza.

Guardia di Finanza: un valoroso esempio da seguire

La Guardia di Finanza è il Corpo più antico per storia e tradizione. Infatti, le sue origini risalgono all’ottobre 1774, quando venne costituita la “Legione Truppe Leggere” per volere di Vittorio Amedeo III, Re di Sardegna.

Fu il primo esempio in Italia di un Corpo speciale istituito per il servizio di vigilanza finanziaria ai confini, oltre che per la difesa militare.

Per maggiori dettagli ti invitiamo a consultare il sito ufficiale.

In conclusione, possiamo affermare che l’obiettivo di Antonio Dal Cin è quello di liberare tutto il comparto Sicurezza e Difesa dall’amianto.

Liberando i siti contaminati dall’amianto, anche chi è detenuto nelle carceri per scontare una pena. Lo scontare una pena non può essere tramutata in una condanna a morte attraverso le fibre di amianto.

Per ulteriori informazioni sull’amianto nelle carceri leggi – Amianto nelle carceri: la pena di morte concessa in Italia.