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lunedì, Agosto 10, 2026
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Sicilia, amianto: solo l’1% dei fondi per le bonifiche

Regione Sicilia
L'università di Catania

La regione Sicilia ha pagato tanto in termini di vittime dell’amianto. Eppure, nonostante le malattie causate ai dipendenti delle aziende che lavoravano l’asbesto, e a tanti cittadini, le bonifiche tardano a partire. Anche quando i fondi sono concessi dal governo.

Secondo gli ultimi dati, infatti, soltanto l’1% delle somme messe a disposizione, sono state richieste per interventi di rimozione di questi materiali altamente cancerogeni che causano asbestosi, mesotelioma e diversi altri tipi di tumore. Sono in totale 28 i progetti approvati dalla Regione in ospedali, scuole e asili.

Regione Sicilia, amianto subdolo killer

Un’occasione persa per fermare la strage silenziosa. L’amianto, utilizzato dalle aziende italiane fino alla sua messa al bando, con la Legge 257/1992, è subdolo. Le malattie causate dalle fibre killer possono manifestarsi anche 40 anni dopo l’esposizione. L’unico modo per evitare altri decessi sono le bonifiche dei siti contaminati, come da sempre sostiene l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto.

Negli anni di esperienza al fianco delle famiglie delle vittime, spesso lasciate sole anche dallo Stato che nega i giusti risarcimenti, l’avvocato Bonanni ha raccolto testimonianze e sentenze favorevoli e ha raccontato il fenomeno nel “Libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

I dati relativi alle vittime di mesotelioma, il tumore sentinella causato esclusivamente dall’esposizione all’asbesto, sono invece disponibili sul VII Rapporto ReNaM dell’Inail.

Regione Sicilia, utilizzato solo l’1% dei fondi bonifiche

Verranno spesi 1,4 milioni di euro, fondi che fanno parte del maxi-piano da 385 milioni per la bonifica degli immobili pubblici. Aveva a disposizione, come scrive meridionews.it, ben 107 milioni.

Altre Regioni hanno fatto molto meglio. Il Lazio e l’Emilia Romagna, in particolare, hanno utilizzato quasi il totale del finanziamento ricevuto. La Toscana ha fatto lo stesso. La Sardegna ha impiegato 31 dei 35 milioni destinati a questo territorio.

Ostacoli alla rimozione dell’asbesto

Uno dei motivi è sicuramente il fatto che i fondi coprono la rimozione dell’amianto, ma non il ripristino delle strutture. Questo ulteriore step deve essere finanziato dai beneficiari. Certamente non è l’unico motivo e a rimetterci è, come troppo spesso accade, la salute dei cittadini.

Regione Sicilia, gli interventi più importanti

Tra gli interventi più importanti rientra sicuramente quello dell’università di Catania. Poi l’amianto sarà rimosso dal Policlinico di Messina. Ci sono poi una serie di istituti scolastici che beneficeranno del progetto e che saranno finalmente amianto free. Come ricorda sempre l’avvocato Bonanni ci sono in Italia ancora oltre 2mila scuole contaminate.

Per segnalare i siti con presenta di materiali contenenti asbesto l’Ona ha realizzato una App che raccoglie comunicazioni da tutta Italia.  

Coccodrillo cinese: fossili svelano come si è evoluto

coccodrillo
coccodrillo

Cina, studiati resti parzialmente fossili di un coccodrillo estinto 

Al vaglio degli studiosi i resti del Coccodrillo cinese. Il professor Minoru Yoneda del Museo universitario dell’Università di Tokyo, il compagno di ricerca Masaya Iijima del Museo dell’Università di Nagoya, in Giappone, e il professor Jun Liu, dell’ Hefei University of Technology in Cina, hanno analizzato i resti parzialmente fossilizzati di due giganteschi coccodrilli estinti. 

Lunghi sei metri, i coccodrilli in questione potrebbero essere stati i primi predatori del loro ambiente. 

Scoperta che aiuta a fare luce su come si sono evolute le moderne specie di coccodrillo

Le tre grandi famiglie di coccodrilli

Con il termine coccodrillo, generalmente si indica qualsiasi rappresentante dell’ordine Crocodylia.

In realtà esso include anche le famiglie dei Crocodilidi (Crocodylidae), degli Alligatoridi (Alligatoridae) e dei Gavialidi (Gavialidae). 

Quest’ultima è la meno numerosa. L’unica specie vivente oggi è il gaviale del Gange (Gavialis gangeticus). 

Per molto tempo, nel nord della Cina, i contadini erano stati incuriositi da strane ossa fossili che capitava loro di dissotterrare spesso e che, con la massima naturalezza, chiamavano “ossa di drago”

Le stesse erano state etichettate dagli scienziati comescheletri di alligatore cinese” (Alligator sinensis).

La nuova ricerca ha evidenziato che i fossili appartengono invece alla famiglia dei Gaviali. 

“Tutti più o meno conoscono i coccodrilli dal naso aguzzo e gli alligatori dal naso smussato, ma potrebbero avere meno familiarità con un terzo tipo di coccodrillo moderno chiamato gaviale, caratterizzato da crani molto più lunghi e più sottili. – afferma il professor Masaya IijimaHanyusuchus sinensis è un tipo di gaviale, ma ciò che è eccitante è il modo in cui condivide anche alcune importanti caratteristiche del cranio con il resto dei coccodrilli. Ciò è significativo, in quanto potrebbe risolvere un dibattito decennale su come, quando e in che modo i coccodrilli si siano evoluti nelle tre famiglie che ancora oggi si aggirano sulla Terra”.

Ci troviamo davanti al cosiddetto “anello mancante”?

Probabilmente sì! Gli esemplari, datati con la tecnica del radiocarbonio (rispettivamente 3000 e 3400 anni),  potrebbero appartenere a una specie intermedia. Essa sembrerebbe collegare due varianti esistenti dall’età del bronzo della Cina, con una nuova specie indotta dall’uomo.

Le analisi sui subfossili, unite a prove genetiche, lascerebbero supporre che furono gli alligatori i primi a differenziarsi dal coccodrillo originale, seguiti da gaviali e coccodrilli odierni.

La scoperta sembra controintuitiva, poiché alligatori e coccodrilli sono più somiglianti fra di loro rispetto ai gaviali.

La risposta al quesito relativo all’anello mancante è sicuramente interessante.

Perché si è estinto il coccodrillo?

Altrettanto interessante è capire se questo coccodrillo si è estinto per colpa dell’emigrazione dell’uomo nel sud della Cina e per colpa della caccia, circa trecento anni fa.

Gli autori della ricerca hanno effettivamente collegato le ferite fatali con armi del periodo in questione.

“Ucciso tra il XIV e X secolo a A.C., questo esemplare di è di gran lunga la creatura più sorprendente che abbia mai visto”, ha detto Iijima.

Ma perché si dava la caccia a questo esemplare?

Nel IX secolo, durante la dinastia Tang della Cina, gli abitanti che vivevano nel delta del fiume Han (provincia cinese meridionale di Guangdong) avevano qualche problema di convivenza con il coccodrillo.

Cenni storici evidenziano che tale Han Yu, un funzionario del governo e un poeta, aveva cercato di allontanare i coccodrilli in tutti i modi.

Era arrivato persino a sacrificare un maiale e una capra per far sì che ciò accadesse.

Cosa che trova un interessante riscontro con i segni di violenza evidenziati dai ricercatori. I campioni ritrovati hanno infatti mostrato persino un tentativo di decapitazione, probabilmente per scopo rituale.

Sarà stato Han Yu?  Chi può dirlo? Sta di fatto che i ricercatori hanno battezzato la nuova specie Hanyusuchus sinensis, in onore del poeta.

Sfortunatamente, i coccodrilli rimasero e, come suggeriscono le nuove prove, incontrarono il loro destino finale. Gli uomini invece iniziarono a coltivare il riso nelle terre ormai liberate.

Coccodrilli e draghi 

Il professor Minoru Yoneda, nello studiare queste creature, le ha messe in relazione all’emergere dell’antica civiltà cinese (circa 4000 anni fa).

“Non sono il solo a pensare che il gaviale cinese, Hanyusuchus sinensis, potrebbe aver influito culturalmente sull’antica civiltà cinese”, spiega Yoneda. “Alcuni personaggi cinesi e forse anche i miti sui draghi potrebbero essere stati influenzati da questo incredibile rettile”.

Questo avvalorerebbe una vecchia teoria secondo cui, gli antichi draghi cinesi non rappresenterebbero nel drago una creatura mitica, bensì il coccodrillo, le cui specie antiche potrebbero esser state di dimensioni maggiori. 

Necessità di nuove ricerche 

I membri del team continueranno attivamente a studiare questi e anche altri aspetti delle straordinaria scoperta. I subfossili sono abbastanza recenti da preservare alcuni tessuti molli. Si spera perciò che il materiale genetico possa essere estratto, per aiutare a capire come Hanyusuchus sinensis si inserisca nel ramo evolutivo dei coccodrilli.

Fonte

Materiale fornito dall’Università di Tokyo.

Collegate Multimedia: Extinct Gigy CrocoDilian Journal Riferimento: Masaya Iijima, Yu Qiao, Wenbin Lin, Youjie Peng, Minori Yoneda, Jun Liu. 

Fonte: “An intermediate crocodylian linking two extant gharials from the Bronze Age of China and its human-induced extinction“, Proceedings of the Royal Society B (marzo 2022).

Uranio 238, screening gratuito per i militari a Taranto

uranio 238
mani giunte con guanti che tengono un cilindro di uranio

Il commissario dell’Osservatorio vittime del dovere di Taranto, Paola Santospirito, e il dottor Pierpaolo Capece, in collaborazione con il presidente dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, hanno organizzato un nuovo screening gratuito per la ricerca di metalli pesanti (anche uranio 238), per il mese di maggio a Taranto. Potranno partecipare i militari delle Forze armate, gli ex militari e ai loro familiari.

L’appuntamento è per le giornate del 28 maggio 2022 (sabato), dalle 15 alle 19, ed il 29 maggio (la domenica successiva), dalle 9 alle 14. Gli esami verranno effettuati presso Medical Service, centro di medicina del lavoro del dottor Dino Rusciano, a Taranto (Talsano), in Corso Vittorio Emanuele n. 2/3.  Ad eseguirli sarà il dottor Pierpaolo Capece, del Laboratorio analisi chimiche di Pisticci (MT). Si tratta di un esame del sangue specifico che rileva tracce di metalli pesanti.

Lo screening sarà gratuito.

Uranio 238: 400 decessi tra i militari

Tanti sono i militari che si sono ammalati a causa della presenza dell’uranio impoverito: più di 7500. I decessi sono invece circa 400. Nonostante questo e ben 3 commissioni parlamentari d’inchiesta sull’argomento (l’ultima del 2017), le Forze Armate continuano a negare la correlazione tra il metallo pesante e le patologie.

Sono invece 130 le sentenze che lo riconoscono e che hanno permesso anche ai militari seguiti dall’Osservatorio vittime del dovere e dal suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, di ottenere giusti risarcimenti.

Il caso del maresciallo dell’Esercito Alberto Sanna

Come per esempio il caso del maresciallo dell’Esercito Alberto Sanna, 65 anni, di Roma, morto per una leucemia fulminante, che è stato riconosciuto vittima del dovere.

La percentuale delle malattie nei militari è più alta rispetto a quella media in Italia ed è simile, invece, a quella delle popolazioni dei teatri di guerra. L’uranio 238 di molti proiettili e bombe Nato, quando colpisce metalli produce temperature altissime, che li vaporizza. Questi gas poi nell’aria si solidificano in nanoparticelle, grandi un millesimo di un capello, che se respirate possono creare conseguenze anche dopo anni.

All’estero i militari sono da tempo a conoscenza dei rischi

Le amministrazioni degli altri Paesi della Nato hanno da tempo avvisato i militari dei rischi. Gli appartenenti alle Forze armate sono dotati di presidi di sicurezza e vengono indennizzati in caso di malattia. I nostri militari, invece, non avrebbero in dotazione neanche le maschere per lavorare tra le macerie, venendo così a contatto anche con altri cancerogeni, come l’amianto. A loro non è stato neanche spiegato di non usare acqua e cibo locale.

Anche l’Onu ha vietato l’utilizzo di armi contenenti uranio impoverito data la probabile connessione tra l’esposizione con tale elemento e l’insorgenza di gravi patologie, anche di natura oncologica. In Italia, invece, ottenere lo status di vittima del dovere e i risarcimenti è ancora difficile e sono necessari lunghi procedimenti giuridici.

Uranio 238, la battaglia di Paola Santospirito e dell’Ona

Per questo si batte da tempo Paola Santospirito, colpita in prima persona da un problema troppo spesso sottaciuto. Il marito Tony Mastrovito, arruolato in Marina a soli 16 anni, è stato contaminato durante il servizio. Il militare ha superato e vinto la battaglia contro il cancro, ma è affetto da asbestosi.

I metalli pesanti dell’uomo hanno contaminato anche sua moglie. Il dottor Cagnazzo ha trovato l’uranio impoverito e altre nano particelle di metalli pesanti nei vetrini di un tumore che aveva colpito Santospirito nel 2007.

L’Osservatorio nazionale amianto è da sempre accanto alle vittime del dovere e ai loro familiari attraverso un’assistenza legale gratuita. Per segnalare la presenza di asbesto sul territorio l’Ona ha creato una App apposita.

Antonio Dal Cin, nonostante la sentenza il ministero non paga

lastra ai polmoni
lastra ai polmoni

Dopo una condanna e la decisione del giudice di un risarcimento immediatamente esecutivo, Antonio Dal Cin, finanziere vittima di amianto, non riceve ancora quanto dovuto.

Il ministero dell’Interno non ha pagato, nonostante in questi giorni siano scaduti i termini definiti dal giudice. Non c’è pace per il militare malato di asbestosi pleurica, riconosciuto vittima del dovere ed equiparato alle vittime del terrorismo. Nonostante un procedimento giudiziario lungo e faticoso, ancora in corso, Dal Cin non riesce ad ottenere, per la sua serenità e quella della sua famiglia, quanto dovuto.

La somma che dovrebbe ricevere, quantificata in circa 350mila euro, è ingente e importante per una famiglia di 4 persone in cui il papà non può lavorare, perché definito inabile al servizio, e la moglie è lo stesso gravemente malata.

Ministero condannato a pagare, ma serve il sollecito

Eppure per l’ennesima volta è costretto a rivolgersi all’avvocato Ezio Bonanni, che lo segue da sempre, così come lo stesso Osservatorio nazionale amianto. L’avvocato ha così presentato l’atto di precetto al ministero dell’Interno perché paghi entro 10 giorni, secondo quanto disposto con sentenza n. 1242/2021 pubblicata il 25 novembre 2021, del giudice del Tribunale di Latina, Umberto Maria Costume.

Il giudice ha condannato il ministero alla liquidazione della speciale elargizione compresi gli interessi legali. Dal Cin ha ottenuto anche gli assegni vitalizi per circa 1500 euro al mese.

Si attende, intanto, anche la fissazione dell’udienza al Consiglio di Stato, dove è stato presentato il ricorso in appello per il risarcimento di tutti i danni causati dall’amianto.

Antonio Dal Cin: Sono stanco di burocrazia ed errori

“Sono stanco e profondamente provato – aveva dichiarato il finanziere qualche giorno fa – dall’ennesima ingiustizia terrena che sto subendo, unitamente alla mia famiglia, già sofferente per questa immane tragedia. Per l’indifferenza dello Stato, delle istituzioni e di una giustizia, che, incomprensibilmente, non riesce a mantenere fede alla parola ‘Giustizia’, anche quando è tenuta a farlo per legge.

Sono stanco e profondamente provato da una giustizia ‘ingiusta’, che chiede continuamente tempo a chi non è in condizione di poterlo concedere, e mi tiene in ostaggio. Anche grazie ad una burocrazia che le dà man forte, tra errori tanto incomprensibili, quanto inaccettabili. Fino ad arrivare a dichiarare che sono invalido al 5%, ma non posso gridare al miracolo”.

Antonio Dal Cin: “Sminuita la vita umana”

“Dal fatto – aveva continuato – che davanti alla sofferenza, all’esistenza di una malattia incurabile, qual è l’asbestosi, che tuona come una vera e propria condanna a morte per soffocamento, c’è così tanta attenzione nel sminuire la persona umana. Privandola di quei diritti sacrosanti e legittimi, che dovrebbero essere riconosciuti in vita e non ereditati dal coniuge e dai figli.

Nel vedere con quanto accanimento è stato posto in essere un vero e proprio ostruzionismo, esclusivamente mirato a non far emergere quelle verità che ho denunciato, e altrimenti sarebbero rimaste nascoste agli occhi del mondo. Sono stanco e profondamente provato e chiedo giustizia su questa vita terrena”.

Ona, la tutela delle vittime

L’amianto ha colpito in Italia tanti operai e non solo, anche semplici cittadini e appartenenti alle forze dell’ordine, proprio come Antonio Dal Cin. Una vera e propria strage che conta 31.570 vittime in Italia (quelle registrate dall’INAIL nel VII Rapporto ReNaM). Decessi causati soltanto dal mesotelioma, tumore della pleura.

A questi morti vanno aggiunti tutti quelli causati dalle altre patologie asbesto correlate. Tra le quali il tumore al polmone, allo stomaco, alla faringe, alla laringe, all’esofago e alle ovaie, solo per citarne qualcuno. L’amianto causa poi tutta una serie di infiammazioni e l’asbestosi contratta da Dal Cin.

Il fenomeno è ben delineato dall’avvocato Ezio Bonanni nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

L’Ona ha istituito un particolare servizio di assistenza legale per tutte le vittime. Ha, inoltre, realizzato una App per la segnalazione dei siti ancora contaminati dal minerale killer.

Giornata mondiale delle api, Wwf: “Dimezzare i pesticidi”

api
api che impollinano dei fiori

Oggi è la Giornata mondiale delle api. Ormai lo hanno imparato quasi tutti: sono insetti fondamentali per la sopravvivenza del pianeta e vanno preservate. La vita dipende, infatti, dalle api e da altri impollinatori. Oltre il 75% delle colture alimentari mondiali è il frutto del loro lavoro. Eppure il loro numero continua a diminuire, a causa in primo luogo dei pesticidi.

Per questo cinque anni fa 115 stati membri delle Nazioni Unite hanno deciso di istituire un momento dedicato alla salvaguardia della specie. La data del 20 maggio è stata scelta perché coincide con la nascita di Anton Janša (1734 – 1773), che fu un pioniere delle tecniche di apicoltura moderne nel suo paese natale, la Slovenia.

Cosa minaccia le api

Anche questi animali, come tanti altri sulla Terra, risentono negativamente del cambiamento climatico. Sono aggrediti poi da altri insetti e i cambiamenti nell’uso del suolo limitano il suo habitat. Ancora sono minacciati dall’uso intensivo dei fitofarmaci per l’agricoltura, dalle malattie e dall’inquinamento.

Un studio eseguito nel Regno Unito recentemente, analizzando gli impatti con i parabrezza delle auto, ha documentato un calo di quasi il 60% nel numero di insetti dal 2004. In Germania gli animaletti alati sono diminuiti addirittura del 78% tra il 2008 e il 2017. Altri studi hanno dimostrato che le farfalle sono calate del 49% dal 1990 al 2017.

“Aiutare le api – dicono dal Wwf – non basta se non si rimuovono le cause che hanno portato a un preoccupante calo della popolazione: quasi l’80% delle piante alimentari richiede l’impollinazione da parte delle api e degli altri impollinatori. Senza di loro sono a rischio raccolti che valgono oltre 153 miliardi di euro a livello globale (circa 3 miliardi in Italia)”.

Api, il Wwf: “Dimezzare i pesticidi entro il 2030”

Lo scorso anno oltre 1,2 milioni di cittadini europei hanno firmato l’iniziativa “Salviamo le api e gli agricoltori“. Purtroppo, però, nulla si è mosso.

Il Wwf spiega anche che con la guerra in Ucraina altri temi sono stati dimenticati e qualcuno vorrebbe anche tornare indietro con la scusa dell’emergenza. Ma questo sarebbe davvero dannoso. “L’unica strategia possibile per difendere la produttività dei terreni è disintossicarli: arrivare al dimezzamento dell’uso dei pesticidi entro il 2030”. Come già disposto nelle strategie dell’Unione europea.

L’associazione in Italia promuove il progetto “Diamo una casa alle api“. L’obiettivo è la creazione di 20 Oasi Wwf su tutto il territorio nazionale per facilitare la vita a questi insetti. Anche la Coop dal 2021 è vicina alle api con la realizzazione di oasi urbane e nei campi delle sue filiere ortofrutta. Tante sono le iniziative in tutto il mondo.

Parte oggi la Settimana della natura del Mite

Il ministero della Transizione ecologica ha fatto partire proprio da oggi la “Settimana della natura”.

Si tratta di “una Settimana ancora più importante, quest’anno – fanno sapere dal Mite – dopo l’inserimento della tutela dell’ambiente nella nostra Costituzione e che il ministero della Transizione ecologica vuole ricordare per accendere i riflettori sul nostro inestimabile patrimonio, da tutelare e valorizzare”.

L’Osservatorio nazionale amianto si impegna, anche attraverso l’opera del suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, a preservare l’ambiente