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lunedì, Agosto 10, 2026
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Ok alla commissione inchiesta su amianto e bonifiche

commissione inchiesta
lavoratori smaltiscono amianto su un tetto

La Commissione Affari sociali della Camera ha approvato la proposta di legge per l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull’uso dell’amianto e sulla bonifica dei siti contaminati.

Come ha dichiarato il relatore Nicola Stumpo (LeU), all’Ansa, è una commissione monocamerale. Il provvedimento potrà essere quindi approvato in una sola Camera. In tempi stretti ed entro la fine della legislatura.

Il testo, approvato all’unanimità, sarà ora esaminato dalle commissioni competenti. I pareri potrebbero arrivare già in una settimana. “Ci auguriamo – ha detto Stumpo – una discussione e un’approvazione in Aula nel minor tempo possibile. Vista la rilevanza dell’argomento”.

Cosa farà la Commissione d’inchiesta

Alcuni deputati hanno presentato la proposta di legge il 2 luglio 2018. Il primo firmatario è Federico Fornaro, ma ci sono anche, tra le altre, le firme del ministro della Salute, Roberto Speranza, quella di Giuseppe Conte e di Pier Luigi Bersani.

La commissione d’inchiesta dovrà individuare le “responsabilità politiche, istituzionali e no, in tutti quei casi nei quali si è tollerato un impiego illecito di detto minerale e si sono omessi controlli in materia di bonifica dei siti, con rischi e danni gravi alla salute e alla sicurezza dei cittadini, in primis dei lavoratori impegnati nel comparto”.

Commissione d’inchiesta, i danni causati dall’amianto

Durante la presentazione della proposta di legge è stato specificato come, “secondo il ‘Libro bianco delle morti di amianto in Italia’, a cura dell’Osservatorio nazionale amianto, nel 2017 i morti per esposizione professionale, ambientale e domestica all’amianto sono stati 6.000 e sono destinati a crescere nel futuro”.

L’Ona e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, negli ultimi anni hanno raccolto i nuovi dati e le previsioni si sono, purtroppo, concretizzate. Infatti nel 2021 il numero dei decessi per le patologie asbesto correlate è salito a 7mila. Il picco delle malattie è previsto, infatti, tra il 2025 e il 2030. Questo a causa della lunga latenza delle malattie nei polmoni e in altri organi legate all’asbesto. L’avvocato Bonanni ha presentato poco tempo fa, durante un importante convegno a Milano, l’ultima edizione del Libro Bianco 2022.

Sempre durante la presentazione della proposta di legge sulla commissione inchiesta sono state sottolineate tutte le questioni da approfondire: lo stabilimento Isochimica di Avellino, l’Ilva di Taranto, Casale Monferrato, il processo Eternit bis… e tante altre situazioni in cui l’amianto è stato utilizzato irresponsabilmente.

In tutti questi siti tanti lavoratori hanno contratto il mesotelioma, la malattia sentinella che indica la presenza del minerale. Poichè questo tipo di tumore è causato soltanto dall’amianto, l’Inail tiene un registro dei casi e delle vittime. L’ultimo è il VII Rapporto ReNaM.

Avvocato Bonanni: esiste già proposta riforma legge amianto

Nello stesso tempo l’avvocato Ezio Bonanni torna sull’importanza del testo elaborato dalla Commissione per la riforma della legge sull’amianto istituita con decreto dall’ex ministro Costa a marzo del 2019 e presieduta dal procuratore Raffaele Guariniello, di cui faceva parte. Da allora non se n’è saputo più nulla.

La Commissione d’inchiesta dovrà anche “verificare l’efficacia della legislazione vigente”, ma questo la Commissione per la riforma della legge sull’amianto lo ha già fatto.

La Commissione Affari sociali ha approvato la nuova proposta di legge per la Commissione d’inchiesta all’unanimità, segno che il tema è sentito. L’augurio dell’Ona è che possa finalmente risolversi l’annosa questione delle bonifiche, in primis delle scuole ancora contenenti amianto e degli ospedali.

La Nato a processo a Belgrado per l’uranio impoverito

Nato
vecchio casolare abbandonato

La Nato potrebbe andare a processo per le bombe all’uranio impoverito. La Corte suprema di Belgrado contesta l’uso delle bombe “umanitarie”. Quelle utilizzate contro la ex Jugoslavia durante l’operazione Allied Force.

Un ex militare dell’esercito jugoslavo, che ha contratto diversi tumori simili a quelli di altri colleghi, ha dato il via al procedimento giudiziario denunciando l’Alleanza atlantica. Sostiene con forza che le sue patologie siano state causate proprio dall’uranio impoverito. Non è solo, combatte la sua battaglia al fianco di oltre 3mila civili serbi, che vogliono giustizia sia per i danni causati dai bombardamenti, sia per quelli alla salute.

L’Alleanza atlantica si è appellata ad accordi firmati a Belgrado che dovrebbero garantirle l’immunità giurisdizionale e si è dichiarata “improcessabile”. La controparte ribatte di aver firmato questi documenti nel 2005 e che non avrebbero valore retroattivo.

L’operazione Allied Force

Con la morte del maresciallo Tito, nell’80, venne meno il collante dello Stato della Jugoslavia. Le tensioni, prima tenute a bada, si manifestarono in tutta la loro violenza, acuite anche dalla crisi economica. La qualità della vita in pochi mesi peggiorò tornando a quella di 15 anni prima. Presero piede, così come spesso accade in questi contesti, i nazionalismi. Prima in Kosovo, poi in Slovenia e in Croazia. Tra il ’91 e il ’92 toccò alla Bosnia. Qui le fazioni erano ancora più efferate: tra tutti i serbi guidati da Milosevic.

La missione Allied Force è stata avviata dalla Nato per ricondurre Milosevic al tavolo delle trattative, che aveva abbandonato dopo aver accettato gli accordi di Ramboulliet sul Kosovo. La nato bombardò il territorio serbo e obiettivi strategici come la sede della TV serba a Belgrado e le centrali elettriche.

La Nato spiega che, grazie alle nuove tecnologie, riuscì ad evitare la morte di tanti civili. Comunque vittime ci furono, anche tra i bambini. E cosa più grave, come emerge da varie commissioni d’inchiesta, utilizzò proiettili e ordigni all’uranio impoverito che causarono malattie e 366 decessi soltanto tra i militari italiani (si ammalarono di vari patologie tumorali in 7500 secondo i dati del centro studi Osservatorio militare).

La Serbia, invece, ha il triste primato in Europa per il numero di malattie oncologiche. A soli 10 anni dall’operazione Allied Force circa 30mila persone si ammalarono di cancro, dei quali 10mila morirono.

L’operazione riuscì a far rispettare gli accordi di Ramboulliet, ma contestualmente ai bombardamenti si esacerbarono anche i contrasti etnici. Il numero dei profughi e degli sfollati aumentò.

Alcuni dati dell’operazione Nato

Durante l’operazione Allied Force contro la Iugoslavia nel 1999 la nato utilizzò, secondo i dati del Parlamento europeo, oltre 31.000 proiettili all’uranio impoverito.

Nel 2001 fu accertato che 6 soldati italiani, 5 belgi, 2 olandesi, 2 spagnoli, 1 portoghese ed 1 ceco morirono dopo aver prestato servizio nei Balcani e che anche 4 soldati francesi e cinque belgi hanno contratto la leucemia.

L’uranio impoverito e la tutela delle vittime del dovere

L’uranio impoverito è un metallo pesante utilizzato in ambito militare per la fabbricazione di munizioni e proiettili. Può rivelarsi tossico per l’organismo umano.

Nonostante si conosca la sua pericolosità (proprio come accadde per l’amianto in Italia fino al 1992), nessun trattato internazionale vieta l’uso di proiettili e blindature all’uranio. Più volte le Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione riguardo ai rischi per militari e civili e l’Esercito italiano ne ha sempre negato l’utilizzo.

L’Osservatorio nazionale amianto, e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, sono al fianco da sempre delle vittime del dovere. Di tutti quei militari che sono stati contaminati dall’uranio impoverito e da altri metalli pesanti.

Tutti coloro che sono vittime di neoplasie o di altre patologie per motivi di servizio e per esposizione nei luoghi dove sono stati utilizzati proiettili ad uranio impoverito, possono rivolgersi all’Ona e chiedere l’assistenza legale.

Roma, incendio a Malagrotta in un capannone di rifiuti

Malagrotta
edificio bruciato a Malagrotta, auto dei vigili del fuoco

Nel pomeriggio del 15 giugno, un vasto incendio ha coinvolto un capannone del centro di gestione rifiuti di Malagrotta, vicino Roma.

Nel dettaglio, il capannone fungeva da gassificatore dei rifiuti ed era collocato nei pressi dei due impianti di trattamento meccanico biologico che smaltiscono circa 1500 tonnellate al giorno di rifiuti.

Un problema, quindi, che coinvolge direttamente anche i cittadini romani, allarmati soprattutto per le conseguenze che il rogo avrà anche sulla raccolta urbana dei rifiuti.

I dettagli dell’incendio di Malagrotta

Ci sono volute ben otto squadre di vigili del fuoco per domare le fiamme. Quest’ultime, inizialmente sono divampate all’interno di un capannone per poi coinvolgere un altro paio di strutture impiegate per lo stoccaggio di carta e plastica.

Colpito anche un impianto di compostaggio e aumentano pure i rischi relativi alla salute dei cittadini che vivono nelle zone limitrofe.

A diffondere ansia e paura, l’enorme nuvola nera che innalzandosi nell’aria, determina la diffusione di diossine.

Sembra la scena di un film apocalittico, ma in realtà si tratta di immagini reali, in cui si vede una colonna nera di fumo dominare il paesaggio, persino in lontananza.

La Procura ha avviato un’indagine per chiarire le dinamiche dei fatti quanto prima possibile. Inizialmente, le fiamme si sarebbero propagate a causa di un accumulo di combustibile da rifiuti.

Incendio, rifiuti e rischi per la salute dei cittadini

Oggi, in via precauzionale, si tiene in considerazione l’idea di predisporre la chiusura delle scuole elementari e degli asili.

Il raggio di km coinvolto in questa operazione però, non è ancora stato definito. Le paure sono tante perché ogni qualvolta scoppia un incendio all’interno di un impianto di stoccaggio rifiuti, sono moltissime le sostanze che si disperdono nell’aria.

Ci basta fare un salto indietro, di qualche anno, per ritornare sul caso Eco X di Pomezia.

All’epoca dei fatti l’Osservatorio Nazionale Amianto, ha sollevato la necessità di avviare delle indagini sanitarie sulla comunità limitrofa, proprio a causa della diffusione di tossine varie, amianto bruciato, benzene etc..

Le conseguenze per coloro che vivono nelle aree circostanti potrebbero essere molto gravi. Si fa riferimento all’insorgenza di malattie a carico dell’apparato respiratorio come il tumore al polmone e altre infiammazioni delle vie aeree.

Quali altre conseguenze ha portato l’incendio a Malagrotta?

Occorre precisare che l’impianto di Malagrotta, rappresenta il più grande centro di trattamento meccanico biologico di Roma. Quindi, le conseguenze dell’incendio coinvolgeranno anche il trattamento di una buona parte dei rifiuti urbani capitolini.

Nel dettaglio, l’impianto interessato dal rogo trattava ben 900 tonnellate al giorno di indifferenziata. Roma è una città grande e maestosa, ma date le sue notevoli dimensioni produce ben 2500 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno.

Allo stato attuale delle cose, Ama ha messo a disposizione un secondo impianto, leggermente più piccolo che può gestire circa 500 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno.

In questo modo, resteranno scoperte almeno 2000 tonnellate al giorno di rifiuti. La questione risulta già difficile da gestire, pur contemplando la possibilità di affidare le restanti tonnellate, a delle società private di smaltimento rifiuti.

I costi saranno sicuramente in rialzo vista la necessità di esportare queste tonnellate di rifiuti fuori dalla regione Lazio. Il motivo di tale decisione risiede nell’impossibilità, degli impianti privati situati nel Lazio, di trattare ulteriori rifiuti.

Staremo a vedere nei prossimi giorni quali decisioni verranno prese al vaglio e quali azioni di tutela verranno prese in considerazione, anche per chi vive nelle zone dell’accaduto.

Princess Mononoke: il conflitto tra uomo e natura in un film

Princess Mononoke
Princess Mononoke, lupo

Era il 1997 e Studio Ghibli presenta Princess Mononoke, un film che nonostante i tempi, già metteva in risalto la crisi ambientale e il conflitto tra uomo e natura.

La pellicola rappresenta uno dei trionfi dell’animazione giapponese, pur essendo stata accolta con gran clamore anche dal pubblico occidentale. Difatti, è grazie a questo film che l’occidente si è finalmente reso conto del grande talento di Hayao Miyazaki (tra i fondatori di Studio Ghibli).

Hayao Miyazaki
Hayao Miyazaki alla consegna dell’Oscar per il film: La città incantata.

Dopo tutto, parliamo di Studio Ghibli, quello che potremmo definire quasi la nemesi della nostra amata Disney.

Ogni film prodotto da Ghibli racchiude in sé un importante insegnamento e nel caso della Principessa Mononoke, il significato si rileva ancora più incredibile e attuale.

Miyazaki in questo film ha concretizzato tutta la sua sfiducia nel genere umano, mostrando il lato egoistico dell’uomo, costretto per il profitto ad un comportamento che danneggia in molti casi anche sé stesso.

Di cosa parla Princess Mononoke?

La storia è ambientata in un Giappone che sa di magia, del tardo periodo Muromachi. Nel dettaglio, si racconta in maniera fiabesca della natura che si difende contro l’attività antropica dell’uomo.

In Giappone, così come nel resto del mondo, l’uomo ha iniziato a sfruttare troppo il territorio, attraverso la deforestazione e l’urbanizzazione degli spazi verdi.

Questo atteggiamento così aggressivo nei confronti del pianeta ha dato inizio ad una crisi che vede cemento laddove c’erano foreste ed alberi da proteggere.

Concetto perfettamente riportato nella pellicola, in cui la resistenza della natura viene rappresentata da alcuni guardiani mistici, pronti a combattere contro l’uomo per difendere l’ambiente.

Una storia ricca di passione

Il protagonista di questo racconto è il principe Ashitaka del popolo Emishi. Valoroso condottiero che durante uno scontro con un demone viene gravemente ferito e maledetto.

Parte alla ricerca di un antidoto capace di porre fine alla maledizione, ma secondo alcune leggende, l’unico in grado di salvare il giovane principe è il Dio Bestia.

Il giovane Ashitaka arriva così nelle terre di origine del Dio Bestia, laddove è in corso una guerra tra Lady Eboshi, capo della Città del Ferro e una ragazza misteriosa di nome San, pronta a dare la vita per difendere i boschi.

In sanguinoso conflitto ha avuto inizio a causa della sete di potere di Lady Eboshi. Quest’ultima, ha cercato in tutti i modi di estendere il proprio impero oltre i propri confini.

Naturalmente, l’impero di Lady Eboshi rappresenta l’uomo, che a causa della sua sete di profitto è pronto anche a distruggere il pianeta che lo ospita.

San e Ashitaka
San (La Principessa Mononoke) e il Principe Ashitaka.

Il principe Ashitaka si imbatte in Mononoke, ovvero la giovane San che si batte per difendere i boschi e se ne innamora follemente. I due allora iniziano a combattere uno al fianco dell’altro rischiando entrambi la propria vita.

Miyazaki: un visionario anche per l’occidente

A distanza di 25 anni, il capolavoro di Miyazaki continua a sorprendere tutti proprio perché anticipa temi a cui la società moderna è molto sensibile in tempi più recenti.

L’idea iniziale del progetto Mononoke ha origine negli anni 70. Periodo in cui Studio Ghibli riuscì ad arrivare sul grande schermo con altre opere, allontanando così, Miyazaki dalla realizzazione del progetto.

Inoltre, qualche anno più tardi Disney lanciò “La Bella e La Bestia”, rimarcando il concetto di amore tra una giovane principessa e il mondo animale.

San è infatti cresciuta tra i lupi, i quali le hanno sempre mostrato amore e protezione. Nasce da qui il sottile parallelismo che ha fatto riflettere Miyazaki sulla posticipazione dell’uscita del film.

Principessa Mononoke
La principessa Mononoke con la dea Lupa, sua madre adottiva.

Temi come l’industrializzazione, l’avvento della tecnologia, deforestazione, inquinamento e cambiamento climatico, prendono forma nella trama di un film relativa addirittura agli anni 70.

Per questo motivo il regista è ritenuto un precursore anche per il cinema occidentale. All’epoca era molto difficile trovare pellicole che rappresentassero tematiche di questo tipo.

L’obiettivo di Miyazaki non era solo quello di portare nel cuore di tutti i problemi relativi al rapporto tra uomo e natura. Anzi, il regista ha voluto sottolineare i sentimenti che nascono e uniscono gli uomini in un’unica battaglia.

Con questo film non pensiamo di risolvere problemi globali. Non ci può essere un lieto fine dello scontro tra gli dei della foresta e gli uomini. Ma anche nel bel mezzo di odio e carneficine resta un po’ di quell’amore per cui vale la pena di vivere. 

Hayao Miyazaki

Proprio quello che si deduce dalle parole di Miyazaki stesso.

 

Giornata mondiale del donatore di sangue: gesto di solidarietà

sangue
donatore di sangue che tiene in mano la pallina di gomma

Donare il sangue è un gesto di solidarietà importantissimo, soprattutto in estate. Oggi 14 giugno è la Giornata mondiale del donatore di sangue. Istituita nel 2005 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è un momento di riflessione, ma anche un invito a recarsi nei punti Avis.

La Giornata nasce per sensibilizzare sull’importanza che i donatori di sangue, volontari, periodici, non retribuiti, rivestono per coloro che necessitano di trasfusioni sicure. 

Lo slogan di quest’anno è “Donating blood is an act of solidarity. Join the effort and save lives” per richiamare l’attenzione sul ruolo che le donazioni volontarie di sangue svolgono nel salvare vite umane e per rafforzare la solidarietà all’interno delle comunità.

Campagna di comunicazione del Centro nazionale sangue

Anche il Centro nazionale sangue ha promosso per l’occasione una campagna di comunicazione: “La generosità ce l’hai nel sangue. Dona anche tu”. Il messaggio è stato diffuso su Facebook, Twitter, Instagram e LinkedIn.

Come spiegano gli organizzatori la scelta è stata quella di “enfatizzare il valore della generosità disinteressata che accende la cultura del dono, presupposto che spinge a donare la prima volta e che, spesso, porta a essere donatori abituali lungo l’intero arco della propria vita”.

“Il sistema trasfusionale nazionale – si legge sul sito del Ministero della Salute – si fonda sul principio della donazione volontaria, anonima e non remunerata, che garantisce le cure per circa 1.800 persone al giorno. Per mantenere questi risultati è fondamentale assicurare il ricambio generazionale dei donatori coinvolgendo soprattutto la fascia di età compresa tra i 18 e i 45 anni.

La raccolta sconta l’effetto Covid

Se la raccolta sangue è sempre stata in emergenza, soprattutto nella stagione più calda, ora è ancora più importante andare a donare, perché sconta ancora l’effetto Covid. Se il trend non cambierà si prospettano gravi carenze.

Secondo le elaborazioni del CNS nell’anno passato i donatori di sangue e plasma in Italia sono stati 1.653.268. È un dato che grazie alla generosità dei donatori è in ripresa rispetto all’anno precedente, ma è ancora inferiore rispetto al periodo pre-Covid (-1,8% in confronto al 2019).

In più è stato evidenziato il progressivo invecchiamento della popolazione dei donatori, a cui non fa da contraltare un adeguato ricambio generazionale.

Chi può donare

Possono donare il sangue tutti i cittadini che dispongano di un documento di identità valido.

I requisiti fisici richiesti sono in primis un’età compresa tra i 18 e i 65 anni. Per la prima donazione 60 anni, i donatori periodici possono donare fino a 70, previo consenso del medico). In più un peso corporeo minimo di 50 chilogrammi e un buono stato di salute.