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Tè in bustina con sorpresa: trovato eDNA di insetti

bustina di te in infusione in una tazza di vetro
bustina di te in infusione in una tazza di vetro

Uno studio ha esaminato le tracce di eDNA di insetti contenute nelle bustine del tè. 

Tè in bustina: quante sorprese nasconde?

e dintorni. Gli esseri viventi lasciano continuamente tracce della loro presenza nel territorio, nell’acqua e persino nell’aria. 

Esse sono rilevabili analizzando l’eDNA (DNA ambientale), un metodo usato per identificare centinaia di specie diverse, senza mai vedere le creature stesse.

Fin qui nulla di nuovo! 

Certo che nessuno avrebbe mai pensato di poter trovare l’eDNA (di ben quattrocento insetti), all’interno delle comunissime bustine del tè.

Bustine di tè
Bustine di tè

La conferma arriva da un curioso studio tedesco, finanziato dal Dipartimento di Biogeografia della Treviri University.

Lo studio integrale, svolto in collaborazione con il Max Planck Institute for Evolutionary Biology di Plön, Schleswig-Holstein (Germania), è stato pubblicato il 15 giugno su Biology Letter.

Mettiamo gli strumenti a confronto 

In aggiunta agli strumenti ecologici tradizionali, come le trappole per fotocamere, i ricercatori hanno utilizzato questo “singolare” metodo di analisi. I risultati sono stati davvero sorprendenti. 

Oltre a stabilire che sì, ci sono tracce di insetti nella bustina di tè, la ricerca dimostra che è possibile  estrarre l’eDNA dalle piante secche.

Per essere precisi, i ricercatori hanno analizzato quaranta campioni di foglie. Essi sono stati prelevati da varie bustine di tè e tisane acquistate nei negozi di generi alimentari locali a Treviri, in Germania.

Qualche numero interessante 

In totale, si sono trovate tracce di eDNA di 3.264 invertebrati provenienti da tutto il mondo, tra cui quelle di ragni, acari, insetti di varia natura, mosche, farfalle e mantidi.

Si tratta del DNA ambientale, che gli organismi hanno lasciato sulle foglie delle piante da tè durante il loro passaggio o mentre le masticavano.

Foglie di tè appena raccolte

«Avevamo tra i 100 e i 150 milligrammi di piante essiccate, da cui abbiamo estratto il DNA. In una sola bustina di tè verde abbiamo trovato fino a 400 specie di insetti».

«La cosa mi ha davvero sorpreso» spiega in un articolo su The Scientist, Henrick Krehenwinkel, genetista della Treviri University.

Questo accade perché, nelle foglie essiccate e macinate, l’eDNA presente si conserva e si diffonde meglio rispetto agli altri i campioni.

L’importanza della scoperta sulle foglie di tè

Il co-autore dello studio, Henrick Krehenwinkel ha analizzato per trentacinque anni i campioni di alberi conservati alla Treviri University. 

Poi l’intuizione! «A un certo punto mi sono chiesto: perché non monitorare il DNA degli insetti che hanno vissuto su questa foglia?».

L’intuizione si è rivelata fondata. Ma esaminiamo nel dettaglio i vantaggi della scoperta.

A cosa serve questo studio? 

«L’obiettivo», affermano i ricercatori, «è quello di capire meglio come sono cambiate geneticamente le popolazioni degli insetti».

Ragno Alticidae
Salticidae ragno – Artropodo
  • Analisi di questo genere potrebbero rivelarsi utili per scoprire le tracce di eDNA e, di conseguenza, studiare gli artropodi e le loro interazioni con le piante. «Sorprendentemente, sappiamo molto poco sulle interazioni fra piante e insetti. Abbiamo parecchie conoscenze sull’interazione fra piante e parassiti, ma non sugli insetti»; 
  • L’analisi dell’eDNA si può inoltre impiegare per scoprire animali in via di estinzione. «Ad esempio, sappiamo che molte specie di insetti sono abitudinarie. Poiché vivono esclusivamente su una certa pianta, quando questa scompare, anche l’insetto scompare» spiega Krehenwinkel. 
  • Gli studi potrebbero aiutare a sviluppare sistemi migliori per il contrasto ai parassiti agricoli; 

Altri vantaggi della ricerca sulle foglie di tè 

  • Grazie a questo studio, si è in grado altresì di indicare la vera provenienza geografica del prodotto in bustina. Ad esempio, molti artropodi dal tè della menta provengono dal Pacifico, nel nord-ovest dell’America, una grande area in cui cresce la menta piperita. Di contro, le tipiche specie dell’Asia orientale si trovano solo nel tè verde;
  • La ricerca potrebbe rappresentare, in relazione alle analisi del genere, un vero e proprio patrimonio di informazioni da conservare all’interno dei musei erbari. L’eDNA, immagazzinato in questi luoghi asciutti e lontano da fonti di luce, si mantiene oltretutto in condizioni ideali;
  • Secondo gli esperti, i risultati delle analisi potrebbero anche aiutare a capire l’evoluzione della pandemia di COVID-19.

Uno studio cruelty-free

La raccolta e lo stoccaggio del materiale delle foglie di tè essiccato avvengono in modalità “cruelty-free”.

Farfalla
Foto di HeungSoon da Pixabay 

Gli insetti non vengono uccisi. Non è previsto l’uso di sostanze chimiche o altre pratiche pericolose. 

Com’è possibile? 

Quando un insetto morde una foglia, lascia una piccola traccia di eDNA. Un po’ di saliva è sufficiente per procedere con l’analisi del campione. 

Purtroppo questo DNA non è molto stabile e si deteriora rapidamente a causa della luce UV o anche dopo il solo contatto con l’acqua piovana. Dunque è necessario stoccare immediatamente i campioni in attesa di analizzarli.

L’ONA a favore della ricerca

Questo studio è attualmente in fase di revisione, ma sicuramente fornisce degli spunti interessanti alla ricerca. Il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, avvocato Ezio Bonanni, è da sempre a favore del progresso scientifico.

Consigliamo la lettura della sua ultima pubblicazione:Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Orsi polari, scoperta una nuova specie in Groenlandia

orso polare orsi polari
orso polare sott'acqua

Una popolazione geneticamente distinta e isolata di orsi polari in Groenlandia, sopravvive con poco ghiaccio.

Orsi polari: simbolo dell’impatto del riscaldamento ambientale 

Orsi polari della Groenlandia. Gli orsi polari sono stati a lungo visti come un simbolo dell’impatto dannoso del riscaldamento globale sull’ambiente.

Per cacciare, si siedono pazientemente sui blocchi di ghiaccio marino solido e attendono che le foche emergano.

Poiché la copertura del ghiaccio marino dura solo circa cento giorni all’anno, quando esso scompare, gli orsi polari si spostano sulla terraferma. Qui tuttavia il cibo scarseggia.

A peggiorare la situazione è il riscaldamento globale, che ha ridotto le concentrazioni di ghiaccio marino del 13% a partire dal 1979

Circostanza che potrebbe mettere a repentaglio la sopravvivenza di queste bellissime creature.

orsi polari
orso polare e pinguino

Una bella notizia per i nostri amici

Alcuni scienziati hanno studiato e rintracciato una popolazione di orsi, in grado di sopravvivere con una minima scorta di ghiaccio marino.

Si tratta di una scoperta sorprendente, dato che gli orsi polari solitamente usano il ghiaccio d’acqua dolce fornito dalla calotta glaciale della Groenlandia.

«Volevamo esaminare questa regione, perché non sapevamo molto degli orsi polari nel sud-est della Groenlandia. Non ci saremmo mai aspettati di trovare una nuova sottopopolazione che vive lì», ha dichiarato l’autrice principale dello studio Kristin Laidre, ricercatrice polare del Laboratorio di Fisica Applicata dell’Università di Washington.

«È stata una scoperta del tutto inaspettata! Sono gli orsi polari geneticamente più isolati al mondo e sono diversi da tutte le altre diciannove sottopopolazioni attualmente accertate in tutto l’Artico», aggiunge la dottoressa Beth Shapiro, genetista e coautrice dello studio.

«Avevamo appreso dell’esistenza di alcuni orsi nella zona, da documenti storici e conoscenze indigene. Sicuramente non sapevamo quanto fossero speciali».

orsi polari

Un paradiso unico per gli esemplari del sud-est della Groenlandia 

Gli orsi polari del sud-est della Groenlandia, vivono in una sorta di “rifugio climatico” unico e su piccola scala, dove possono sopravvivere senza troppe preoccupazioni.

Sebbene siano isolati dalla calotta glaciale della Groenlandia, dalle montagne, dal mare aperto e dalle correnti costiere a flusso rapido, questi orsi hanno infatti accesso al ghiaccio d’acqua dolce.

Hanno invece disponibilità limitata di ghiaccio marino.

«La forma dei fiordi, l’alta produzione di ghiaccio glaciale e il grandissimo serbatoio di ghiaccio disponibile dalla calotta glaciale della Groenlandia, è ciò che attualmente fornisce loro una fornitura costante di ghiaccio glaciale».

A spiegarlo in una nota, il coautore dello studio Twila Moon, vice scienziato capo del National Snow and Ice Data Center degli Stati Uniti a Boulder, Colorado.

Habitat simili si possono trovare anche lungo la costa della Groenlandia e nell’isola norvegese delle Svalbard.

Norvegia – Isola di Svalbard

Una ricerca aerea svela qualche mistero

Il nuovo studio, pubblicato sulla rivista Science, è arrivato dopo una lunga raccolta di dati storici. 

Nel corso di sette anni di studi sulla costa sud-orientale della Groenlandia, il team ha rintracciato ventisette orsi locali.

I risultati sono stati poi confrontati con quelli di una ricerca trentennale di tracciamento degli orsi polari.

Parliamo di una regione remota, in cui i fiordi e le scogliere impervie, la neve pesante e le condizioni meteorologiche imprevedibili, hanno reso difficile l’accesso agli esperti.

Negli ultimi due anni, gli esperti dell’Institute of Natural Resources di Nuuk, hanno lavorato a fianco dei cacciatori Inuit, che hanno condiviso la loro conoscenza ecologica della zona.

La zona è stata esplorata con degli elicotteri pesanti e per assicurarsi di tornare alla base di ricerca (a quattro ore di distanza), gli scienziati hanno nascosto del carburante nella neve, in punti strategici.

Gli studiosi hanno taggato gli orsi con dispositivi di localizzazione satellitare e raccolto campioni genetici. Cosa è emerso?

Caratteristiche degli orsi 

Dagli studi, è emerso che le femmine di orso polare della Groenlandia sudorientale, sono più piccole rispetto a quelle delle altre regioni. Inoltre hanno meno cuccioli, il che potrebbe essere collegato al tentativo di trovare compagni, mentre percorrono i fiordi e le montagne circostanti. 

orsi polari
Una madre di orso polare col suo cucciolo

Ovviamente si tratta di ipotesi che potranno essere confermate solo quando si avranno più dati relativi al monitoraggio a lungo termine.

I ricercatori hanno osservato che la distanza mediana coperta dalle femmine di orsi polare di questa zona, nell’arco di quattro giorni, è di soli dieci chilometri.

Le femmine che percorrono la zona nord-orientale della Groenlandia, camminano per quaranta chilometri nello stesso lasso di tempo. 

Questi orsi tuttavia non sono pigri: circa la metà dei ventisette animali che il team ha rintracciato, ha percorso una distanza media di 190 chilometri per tornare ai loro fiordi di casa, dopo che il loro pezzo di ghiaccio si era spostato verso sud, su una delle rapide correnti della costa.

«Sono orsi molto locali. Non si muovono molto e rimangono nello stesso fiordo per anni», ha precisato Laidre. «Hanno ghiaccio marino in media per circa 100 giorni all’anno, un periodo troppo breve per la sopravvivenza di qualsiasi altro orso polare».

Come si sono evoluti questi orsi

Come siano arrivati nella zona è ancora un mistero, ma i dati hanno suggerito che probabilmente gli orsi sono stati isolati nella regione per centinaia di anni. Il loro corredo genetico unico potrebbe essersi evoluto in diverse centinaia di anni di isolamento.

Il primo avvistamento in questa località risale al 1300, mentre la prima testimonianza scritta risale al 1830.

A causa del loro isolamento, gli orsi polari della Groenlandia sudorientale sono così geneticamente distinti, che potrebbero essere considerati la 20a sottopopolazione della specie.

Orsi polari

Tale determinazione spetta tuttavia all’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), che aiuta a supervisionare le specie protette. Spetta al governo della Groenlandia prendere invece qualsiasi decisione in merito alla protezione degli orsi.

«Riconoscere ufficialmente questi orsi come una popolazione separata, sarà importante per la loro conservazione e gestione» ha chiosato Laidre.

Una scoperta interessante 

Gli autori dello studio affermano che la scoperta di questo comportamento insolito è illuminante, soprattutto perché il cambiamento climatico continua a ridurre il ghiaccio marino della regione.

«La cosa bella di questa popolazione è che vivono davvero in un habitat che pensavamo fosse al di là della capacità fisiologica di questi orsi di sopravvivere».

A dichiararlo Beth Shapiro, una delle autrici dello studio e biologa evoluzionista dell’Università della California a Santa Cruz. Shapiro e il suo team, non sono sicuro che gli orsi siano andati incontro a una specifica mutazione genetica, che li avrebbe aiutati ad adattarsi a questo habitat, ma vorrebbe indagare su eventuali legami in futuro.

«In un certo senso, questi orsi forniscono uno sguardo su come gli orsi della Groenlandia potrebbero imparare a sopravvivere in scenari climatici futuri» ha  spiegato Laidre. «Le condizioni attuali del ghiaccio marino nel sud-est della Groenlandia, sono uguali a quelle previste per la Groenlandia nordorientale entro la fine di questo secolo».

È davvero un paradiso?

I ricercatori avvertono che questo habitat potrebbe non essere sufficiente a salvare altri orsi polari minacciati dalla crisi climatica.

Lo status degli orsi polari rimane sconosciuto. I ricercatori non sanno se la popolazione è stabile, in aumento o in diminuzione.

Orso polare
Orso polare – Artico

Sicuramente, la maggior parte di essi potrebbe lottare per sopravvivere nell’Artico entro il 2100.

«Non credo che l’habitat dei ghiacciai sosterrà un numero enorme di orsi polari. Semplicemente non ce n’è abbastanza. Assisteremo a un grande calo di orsi polari in tutto l’Artico per via del cambiamento climatico».

Conclusioni 

John Whiteman, ricercatore capo del Polar Bears International, associazione senza scopo di lucro (non coinvolto nello studio), ritiene che questa scoperta non possa cambiare il destino degli orsi polari.

«Questa non è una scialuppa di salvataggio per tutti gli orsi polari», conclude Laidre. Peacock è d’accordo. «Questo è un angolo di mondo molto piccolo».

«Non cambia lo status degli orsi polari nell’Artico. Infatti, poiché vivono verso il bordo meridionale dell’areale della loro specie, queste poche centinaia di orsi polari sono più suscettibili ai cambiamenti climatici».

Oggi rimangono infatti circa 26.000 esemplari e se non riusciamo a rallentare il tasso di riscaldamento globale, questi splendidi animali potrebbero estinguersi. 

Fonti

https://doi.org/10.1038/d41586-022-01691-2

 

 Laidre, KL et al.  Scienza 376, 1333–1338 (2022).

Intelligenza artificiale misura interventi di rimozione amianto

intelligenza artificiale
immagine che riproduce un cranio e collegamenti riferendosi a IA

L’Inail, grazie all’intelligenza artificiale, ha misurato l’efficacia di alcuni interventi finanziati dall’istituto per migliorare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Tra questi anche quelli per la rimozione dell’amianto.

Tra il 2014 e il 2017 con 204 milioni di euro di investimenti gli operatori specializzati hanno eliminato, secondo i dati raccolti, 6,59 milioni di metri quadrati di materiali contenenti asbesto.

L’intelligenza artificiale usa il linguaggio dell’uomo

La Consulenza tecnica accertamento rischi e prevenzione (Contarp) e la Consulenza statistico attuariale (Csa) dell’Istituto hanno curato il nuovo rapporto. Il fine è stato quello di misurare l’efficacia degli interventi finanziati con strumenti che ricorrono all’intelligenza artificiale.

Questi sistemi hanno permesso di estrapolare e analizzare in modo automatico le informazioni contenute nella documentazione in formato cartaceo o pdf inviata all’Inail dalle imprese ammesse al contributo.

Cognitive computing” e “knowledge mining”: i due metodi per estrarre informazioni da dati strutturati e non strutturati. Grazie a questi le macchine apprendono, decodificano, elaborano e usano il linguaggio naturale dell’uomo.

“Il procedimento si è svolto attraverso l’analisi dei singoli progetti – spiegano dall’Inail – secondo uno schema articolato in cinque fasi. Dalla scansione dei documenti all’esportazione dei risultati. Nella fase sperimentale della ricerca, in particolare, i modelli di intelligenza artificiale sono stati applicati ai progetti presentati per il bando Isi 2014. Chiedendo a queste tecnologie di intercettare tutte le variabili legate agli interventi ammessi a finanziamento. Per la rimozione e sostituzione dei materiali contenenti amianto (MCA) nei luoghi di lavoro”.

Una volta conclusa positivamente la prima fase, gli stessi modelli sono stati applicati su tutti i progetti. Con un approccio simile, anche, a quelli di riduzione del rischio da vibrazioni per i bandi Isi dal 2014 al 2017.

Conteggiati anche i beneficiari

Il sistema ha anche conteggiato i beneficiari, che sono stati 63mila. Ha quindi calcolato la distribuzione dei metri quadrati rimossi a livello locale (regionale o provinciale) nei quattro bandi Isi presi in considerazione. Le superfici interessate risentono in buona parte delle somme stanziate per le varie regioni. Fondi direttamente correlati al numero di aziende in esse presenti.

I settori, invece, che più hanno utilizzato i fondi nel 2014 sono stati quelli delle attività manifatturiere e del commercio.

Amianto, il killer silenzioso

L’amianto è un minerale estremamente cancerogeno. Le sue fibre vengono inalate, ma anche ingerite. Possono causare asbestosi, mesotelioma, tumore del polmone e tante altre patologie asbesto correlate.

Le aziende italiane utilizzarono il minerale soprattutto nel dopoguerra, fino agli anni ’80. Era, infatti, facile da estrarre, a basso costo e dotato di caratteristiche che lo rendevano forte e malleabile. Questo nonostante si conoscesse ormai molto bene la sua pericolosità.

Il fenomeno è stato approfondito dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Secondo i dati del VII Rapporto ReNaM dell’Inail, sono 31.572 le vittime causate soltanto dal mesotelioma, registrate dopo la messa al bando del minerale. Le malattie causate dall’amianto hanno, infatti, un periodo di latenza molto lungo. Anche fino a 50 anni e il picco è previsto tra il 2025 e il 2030.

L’Ona da anni è al fianco delle vittime, con l’assistenza legale, ma anche per migliorare la sicurezza dei lavoratori.

Aborto in Italia, il numero scende del 9% dal 2019

aborto
donna che sorseggia una risana al tramonto

Il ministero della Salute ha reso noti i dati dell’ultima relazione sull’interruzione volontaria di gravidanza. I casi di aborto continuano a diminuire, anche per l’effetto della contraccezione d’emergenza che si può acquistare in farmacia senza la prescrizione medica, anche dalle minorenni, sia per la pillola del giorno dopo che di quella dei 5 giorni dopo.

Aborto, i dati del ministero della Salute

Le interruzioni volontarie di gravidanza nel 2020 sono state 66.413: -9,3% rispetto al 2019. Il numero più alto è stato registrato nel 1983 (234.801).

Il calo delle ivg è più marcato in Valle d’Aosta, Basilicata, Sicilia, Puglia, Lombardia e Sardegna.

Gli aborti diminuiscono molto tra le ragazze più giovani. Meno, invece, tra le donne di età compresa tra i 25 e i 34 anni.

Il tasso di abortività, ovvero il numero di ivg per mille donne di età tra i 15 e i 49 anni residenti in Italia, resta tra i valori più bassi a livello internazionale.

Maggiore ricorso alla procreazione consapevole

Diminuisce la percentuale degli aborti ripetuti. Questo conferma che la tendenza al ricorso all’aborto nel nostro Paese è in costante diminuzione, ormai anche tra le cittadine straniere. Secondo il Ministero della Salute per un maggiore e più efficace ricorso a metodi per la procreazione consapevole, alternativi all’aborto, secondo gli auspici della Legge.

Per il rilascio della certificazione richiesta per l’ivg le donne si rivolgono, nel 43,1% dei casi, al consultorio familiare. Per il 33,4% al servizio ostetrico-ginecologico e per il 19,9% al medico di fiducia.

Sempre più interventi effettuati precocemente

Aumenta ancora la percentuale di interventi effettuati precocemente. Una nota positiva, perché significa meno complicanze per le donne. Il 56% degli interventi è stato effettuato entro le 8 settimane di gestazione (rispetto al 53,5% del 2019), il 26,5% a 9-10 settimane, il 10,9% a 11-12 settimane e il 6,5% dopo la dodicesima settimana. Diminuiscono i tempi di attesa, anche se ci sono importanti differenze tra le Regioni.

Aborto, ancora alto il numero di obiettori di coscienza

La nota dolente riguarda da sempre in Italia gli obiettori di coscienza. Nel 2020 sono ancora obiettori di coscienza il 64,6% dei ginecologi (valore in diminuzione rispetto al 67,0% del 2019), il 44,6% degli anestesisti e il 36,2% del personale non medico. Si rilevano ampie variazioni regionali per tutte e tre le categorie.

Lo sottolinea lo stesso ministro della Salute, Roberto Speranza, che ha specificato come il numero di obiettori di coscienza per tutte le categorie professionali sanitarie, in particolare per i ginecologi, resta “elevato”.

“L’organizzazione dei servizi Ivg – ha continuato il ministro – deve essere tale che vi sia un numero di figure professionali sufficiente da garantire alle donne la possibilità di accedere all’interruzione volontaria di gravidanza, come indicato nell’articolo 9 della legge 194/78.

Questo dovrebbe essere garantito dalle Regioni, per tutelare il libero esercizio dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne e l’accesso ai servizi Ivg e minimizzare l’impatto dell’obiezione di coscienza nell’esercizio di questo diritto”. Non solo, anche per tutelare la stessa salute delle donne. La legge ha messo fine agli aborti clandestini (che si stimavano in 100-200mila l’anno), che venivano praticati nelle case, con gravi rischi per la salute delle donne e della loro stessa vita.

Le donne che prendono questa delicata e sempre difficile scelta non riescono sempre a farlo con la serenità necessaria. Troppe volte sono costrette a spostarsi anche in un’altra città per trovare una struttura in cui non ci siano obiettori.

In 26 strutture il 100% degli operatori è obiettore

Chiara Lalli, docente di Storia della Medicina, e Sonia Montegiove, informatica e giornalista, nel loro libro del 2022: “Mai dati. Dati aperti (sulla 194)”, spiegano che in 26 strutture sanitarie (22 ospedali e 4 consultori) il 100% del personale, tra medici ginecologi, anestesisti, infermieri o OSS, è obiettore di coscienza. Altri 72 ospedali hanno tra l’80 e il 100% di obiettori di coscienza. Sono convinte, quindi, che la relazione, non faccia piena luce sul problema. Anche se il numero degli obiettori è diminuito di 3 punti rispetto all’anno precedente, c’è ancora molto da fare.

Isolamento domiciliare per i positivi, Costa: “Verso lo stop”

isolamento
Il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa

Grande novità rispetto alla gestione dell’emergenza Covid. L’isolamento domiciliare per i positivi potrebbe scomparire a breve. A parlare di questa ipotesi è stato, come ha riportato l’Ansa, il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa.

Costa parla da tempo di una “necessaria convivenza con il Covid” e già il mese scorso aveva ipotizzato lo stop delle mascherine anche per le ultime settimane di scuola. Così non è stato, anche perché la decisione dipende anche dagli esperti, che sempre frenano.

Stop all’isolamento, gli esperti frenano

Il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici, Filippo Anelli, per esempio, è contrario. I numeri, infatti, fanno pensare che siamo davanti ad un’ondata estiva del Covid, con una variante più infettiva che è l’Omicron 5. Il “libera tutti”, ha spiegato Anelli, potrebbe mettere a rischio i più fragili.

Per chi si è vaccinato, infatti, si tratta di una malattia respiratoria come le altre. Per i fragili, invece, potrebbe avere gravi conseguenze. Inoltre i contagi (e anche i decessi), continuano a salire e si potrebbe riproporre il problema della eccessiva pressione sugli ospedali.

Dello stesso avviso Massimo Galli, già direttore del reparto malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, come ha spiegato ad AdnKronos.

Opzione quarta dose per i fragili

Non tutti gli esperti sono dello stesso parere. C’è anche chi è d’accordo con il sottosegretario alla Salute e sullo stop all’isolamento per i contagiati. Per i fragili l’opzione è quella di una quarta dose. La terza dose è ancora ferma al 67% e sarebbe necessario agire anche per aumentare questa percentuale.

Isolamento, gli ultimi dati del Covid in Italia

Ieri i nuovi contagi sono stati 36.573. Le vittime 64, in aumento. Il tasso di positività è salito al 18,7%. Sono 192 i pazienti ricoverati in terapia intensiva, 3 in più di ieri. I ricoverati nei reparti ordinari sono 4.303, ovvero 85 in più di ieri.

Gli attualmente positivi in Italia sono 600.781. Di questi 4.303 sono ricoverati con sintomi e 192 in terapia intensiva. Le persone sottoposte a isolamento domiciliare sono 596.286.

Gli anticorpi “impazziti” che portano in terapia intensiva

Una nuova scoperta ci aiuta a capire di più su come agisce il coronavirus e in particolare sul perché alcune persone si aggravano tanto da finire in terapia intensiva. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Science Immunology da un team internazionale. Hanno partecipato l’Asst Spedali Civili di Brescia, l’Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, l’Irccs Ospedale Bambino Gesù di Roma e l’Università di Roma Tor Vergata.

La causa è di alcuni anticorpi “impazziti” (auto-anticorpi), che sono già nell’organismo prima dell’infezione e della vaccinazione. Questi indeboliscono la risposta immunitaria contro il virus. Un’informazione fondamentale per riuscire a trovare il modo di risolvere anche questo problema e permettere alle persone di guarire prima.

I fragili devono fare ancora più attenzione

L’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, dall’inizio della pandemia ha consigliato a chi è affetto da patologie asbesto correlate, a prestare ancora maggiore attenzione. Questi pazienti soffrendo di malattie legate spesso all’apparato respiratorio, causate dall’amianto, rientrano tra i fragili.