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Morie di pesci di lago, studio le collega a riscaldamento globale

moria di pesci
molti pesci morti in mare

Tra le conseguenze più che preoccupanti del riscaldamento globale rientrano anche le centinaia di morie di pesci di lago. Lo studio che ne ha dimostrato la connessione con il cambiamento climatico arriva dall’università dell’Arkansas ed è stato pubblicato sulla rivista “Limnology and oceanography letters”.

Pesci morti in massa, 526 casi in 10 anni in 2 laghi

Gli scienziati hanno analizzato due grandi laghi d’America, quelli del Minnesota e del Wisconsin, ma sono certi che i risultati potrebbero essere applicati a qualsiasi altro specchio d’acqua nel mondo. Il periodo considerato è stato quello tra il 2003 e il 2013, durante il quale sono state registrate 526 morie di pesci in massa. Eventi estremi che sono sempre più numerosi anche in Europa.

I ricercatori hanno quindi diviso questi eventi in tre categorie. Le morie causate da malattie infettive, quelle conseguenti inverni molto rigidi e, infine, quelle dovute alle estati torride. È quest’ultima categoria che, secondo gli scienziati, è direttamente legata ai cambiamenti climatici.

Morie di pesci aumenteranno esponenzialmente

I ricercatori sono andati oltre, cercando di capire di quanto aumenteranno in futuro. Se i governi non riuscissero ad abbattere le emissioni di gas serra questi eventi potrebbero aumentare esponenzialmente di 34 volte.

Tagliando oggi le emissioni, quindi agendo subito, l’aumento sarebbe comunque notevole, di 6 volte. Le conseguenze saranno importanti, ma forse si può ancora tornare indietro. Bisogna lavorare sin da ora, invece di trovare una scusa diversa ogni volta per non rispettare gli impegni presi a livello internazionale. Ora la situazione è ancora più complicata a causa della guerra in Ucraina e del ricatto del gas, ma non si può tornare indietro.

Come dicono da anni gli scienziati, gli attivisti e le associazioni ambientaliste, come l’Ona – Osservatorio nazionale amianto, tutelare l’ambiente è fondamentale per la stessa sopravvivenza del genere umano. Tutelare la biodiversità consente di assicurare anche lo sviluppo economico di un territorio.

Nuove terapie per il tumore al polmone: risultati incoraggianti

nuove terapie
donna in un letto di ospedale

Le nuove terapie contro il tumore al polmone funzionano. Importanti i passi in avanti dei ricercatori presentati ieri, 11 settembre, al congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo). L’evento si tiene a Parigi e stanno partecipando i migliori oncologi del mondo.

Il tumore del polmone è una malattia causata per la maggior parte dei casi dal fumo di sigaretta, ma anche dall’amianto e antri agenti inquinanti. Tanto da essere compresa nella Lista I dell’Inail che comprende le patologie asbesto correlate per le quali è sufficiente, per il risarcimento, dimostrare l’esposizione all’asbesto.

È una delle più gravi patologie legate all’asbesto, dopo il mesotelioma, e chiamato anche “big killer”. Ora però nuove cure riaccendono la speranza di pazienti presenti e futuri.

Aumentano le speranze per la lotta ai tumori metastatici

Diversi studi in particolare, ha spiegato l’Ansa, hanno dato ottimi risultati in termini di aspettativa di vita. In particolare passi avanti sono stati fatti con le nuove terapie per i tumori metastatici. Questo utilizzando in combinazione la molecola immunoterapica pembrolizumab, con la chemioterapia. Per i pazienti di tumori del polmone non a piccole cellule (NSCLC) metastatico, il risultato è incoraggiante: un paziente su 5 è, infatti, vivo a 5 anni.

Il rischio di morte è diminuito del 40% e a 5 anni ha più che raddoppiato la sopravvivenza globale rispetto alla sola chemioterapia (22 mesi rispetto a 10,6 mesi).

Risultati anche con NSCLC squamoso metastatico

In un secondo studio gli scienziati si sono concentrati sui pazienti con NSCLC squamoso metastatico. Con la ricerca Keynote-407, hanno raggiunto un tasso di sopravvivenza globale a 5 anni del 18,4% con pembrolizumab più chemioterapia rispetto al 9,7% con la sola chemioterapia.

Per capire l’importanza delle nuove scoperte bisogna considerare che prima il tasso di sopravvivenza a 5 anni era del 10%. Uno dei più bassi di tutti i tipi di cancro.

Nuove terapie, lo studio Adaura per le mutazioni geniche

Grandi risultati con queste nuove terpie anche per le forme tumorali con mutazioni geniche. In particolare per chi è affetto da carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio precoce, con mutazioni del recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR).

È il risultato dello studio Adaura. In questi casi la terapia adiuvante, dopo l’intervento chirurgico, con la molecola osimertinib ha determinato una sopravvivenza mediana libera da malattia pari a 65,8 mesi, circa 5 anni e mezzo, e circa tre pazienti su quattro trattati erano vivi e liberi da malattia a quattro anni.

L’Agenzia italiana del farmaco ha approvato la rimborsabilità del farmaco di AstraZeneca. Così, ha detto Filippo De Marinis, “anche nel nostro Paese si afferma un vero e proprio cambio di paradigma, che vede l’introduzione della medicina di precisione in una popolazione di pazienti in cui l’intento dei trattamenti è la cura”.

Caserta, amianto nella scuola De Amicis: 6 classi inagibili

Caserta
I lavori per il rifacimento del tetto nella scuola De Amicis di Caserta

Amianto nel tetto della scuola De Amicis di Caserta, i lavori non sono terminati e 6 classi restano chiuse fino a fine mese.

Un problema quello dell’asbesto nelle strutture scolastiche che riguarda molte zone di Italia, con più di 2mila scuole ancora contaminate. Non esiste un progetto nazionale per rimuoverlo e le amministrazioni lavorano spesso in emergenza.

Caserta, amianto già trovato nel 2012

Come in questo caso. La presenza di amianto, riporta CasertaNews, era già stata accertata almeno dal 2012, quando il materiale altamente cancerogeno era stato trovato negli scarti di lavorazione per la messa in sicurezza della scuola. Il sindaco Carlo Marino, allora all’opposizione, chiese la bonifica.

Invece gli anni sono passati ed è arrivato il sequestro della copertura da parte della Procura e la scoperta dell’asbesto anche lì. Una situazione che poteva essere largamente prevista, considerando che l’amianto era già stato trovato nell’edificio costruito evidentemente prima del 1992, anno di messa al bando del minerale.

Breve storia dell’impiego dell’amianto in Italia

Fino a quella data, infatti, le aziende lo avevano trasformato in eternit (amianto cemento), e lo avevano utilizzato in altri 3mila usi. Tanto da poterlo trovare ovunque, per le sue qualità fonoassorbenti e ignifughe, ma anche di plasticità e flessibilità.

Purtroppo, però, è cancerogeno e i vertici delle società ne erano a conoscenza almeno dagli anni ’40. Anche prima era stato accertato che i lavoratori che lo manipolavano si ammalavano con un‘incidenza maggiore rispetto a chi non ne veniva in contatto.

Il presidente dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, ha raccolto i documenti che provano quanto fosse ormai certo, già prima della fine della guerra, che l’amianto fosse altamente pericoloso.

L’associazione ha poi raccolto i dati delle vittime dell’amianto contandone circa 7mila l’anno, perché oltre al mesotelioma che ne sono tante altre, tra cui vari tipi di tumore. Per approfondire è possibile leggere “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”. Il numero dei casi di mesotelioma è registrato invece dall’Inail nel VII Rapporto ReNaM.

Caserta, amianto nella scuola: 6 classi inagibili

In tutto questo, nonostante l’intervento avrebbe dovuto concludersi nel giugno scorso, i lavori non sono terminati neanche per il primo giorno di scuola. Già oggi, 12 settembre, tantissimi studenti italiani sono tornati in classe e gli altri lo faranno entro la fine della settimana.

Alla De Amicis 6 classi della scuola dell’infanzia (quelle del Lotto A), invece, saranno disponibili per il 28 settembre. Questa volta almeno libere dall’amianto.

Adolescenti, con la pandemia aumentati i casi di tentato suicidio

suicidio
ragazzo con felpa cappuccio, suicidio

Dopo la pandemia l’ospedale Bambino Gesù ha registrato un tentativo di suicidio al giorno tra i giovanissimi. Già i casi erano in aumento negli ultimi 10 anni, ma con il Covid c’è stato uno picco del 75% rispetto al biennio precedente.

Da 369 casi del 2018-2019 sono passati a 649 del 2020-2021. I dati sono stati diffusi il giorno prima della Giornata mondiale della prevenzione del suicidio.

Crescono i casi di tentati suicidio, la denuncia della Sinpia

La denuncia è anche della SinpiaSocietà italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. Anche qui i medici mettono in luce i problemi sulla salute mentale di adolescenti e preadolescenti italiani causati dalla pandemia.

“L’autolesionismo e i comportamenti suicidari sono purtroppo numerosi negli adolescenti, e richiedono interventi tempestivi per raccogliere la richiesta di aiuto sottostante – ha detto Elisa Fazzi, presidente della Sinpia – Non c’è dubbio che la pandemia da Covid-19 abbia rappresentato e rappresenti un’emergenza per la salute mentale dei ragazzi, con il rischio di conseguenze anche a lungo termine se non vengono messi in atto gli interventi appropriati.

Un evento molto stressante, come il lungo periodo pandemico, in una fase evolutiva delicata come l’adolescenza può avere un impatto molto rilevante sulla salute mentale. Per fortuna oggi abbiamo a disposizione interventi terapeutici efficaci, purché vengano messe in campo risorse adeguate per realizzarli”.

Seconda causa di morte tra i ragazzi

Il suicidio è un problema talmente grave che rappresenta la seconda causa di morte tra i ragazzi, dopo gli incidenti stradali. L’Unicef registra 1.200 vittime ogni anno nella fascia di età tra 10 e 19 anni, tre al giorno in Europa.

Abbiamo già visto come il long covid aumenti ansia, depressione e stress. Ora gli studi ci dicono che, comunque, l’isolamento sociale e la precarietà, la paura della malattia, ma anche le difficoltà economiche in famiglia causate dalla crisi economica, hanno acuito il malessere di giovani e giovanissimi.

I ragazzi esprimono questo disagio anche con i disturbi del comportamento alimentare, di ansia e psicotici, che sono aumentati notevolmente.

La Società italiana di neuropsichiatria denuncia una mancanza di attenzione in questo senso.  “Nonostante numeri da vera e propria emergenza sanitaria, gran parte dell’opinione pubblica (e della classe politica) continua ad ignorare la realtà”.

La risposta del Sistema sanitario nazionale, secondo la Sinpia è ancora insufficiente sia in termini di presenza sul territorio sia di offerta assistenziale ospedaliera. Per questo sperano che gli interventi socio-sanitari da sempre auspicati vengano, finalmente, realizzati.

Pillola contraccettiva maschile: evviva la parità dei sessi!

pillola contraccettiva maschile
uomo in primo piano

La pillola contraccettiva maschile, non ha mai attecchito per un problema “culturale”. Un nuovo studio tuttavia ne promuove l’uso.

Pillola anticoncezionale per maschietti: superiamo il tabù

Pillola per maschi. Le prime registrazioni dell’uso del controllo delle nascite risalgono alla Mesopotamia, nel 1850 a.C. Successivamente, sono stati adottati sistemi di ogni genere fino a quando, negli anni ’50, non si è approdati alla moderna contraccezione orale.

All’epoca, gli scienziati intrapresero delle ricerche sui metodi anticoncezionali ormonali validi sia per gli uomini sia per le donne. Un problema “culturale”, un pò sessista a dire il vero, orientò gli scienziati a concentrarsi esclusivamente sulla pillola per donne.

Da allora, i metodi di contraccezione solo per le donne sono dominanti in tutto il mondo, compresi gli approcci ormonali e non ormonali, come la pillola, i dispositivi intrauterini (IUD), gli iniettabili e gli implantabili.

Oggi però qualcosa sta cambiando.

Due farmaci sopprimono il testosterone maschile

Al congresso annuale Endo 2022, organizzato dalla Endocrine Society ad Atlanta, in Georgia, è stato presentato uno studio che mostra i risultati della sperimentazione di due farmaci testati sull’uomo. Per l’occasione, sono state presentate due pillole contraccettive maschili. Si tratta del DMAU e 11β-MNTDC.

Chiamati androgeni progestinici, questi farmaci riducono la produzione ipofisaria di ormoni della gonadotropina (FSH e LH). L’inibizione della LH porta a un calo del testosterone nel testicolo e pertanto, la produzione di sperma sarebbe soppressa.

Meno testosterone = meno virilità? Non proprio

In passato si credeva che l’alterazione del testosterone, comportasse una diminuzione della virilità. L’abbassamento del livello di testosterone può infatti essere associato a effetti collaterali avversi, che potrebbero includere sbalzi d’umore, vampate di calore, perdita di libido, disfunzione erettile, acne o aumento di peso.

Queste sono state tra le principali motivazioni per cui la pillola per maschietti non ha mai attecchito. 

Oggi tuttavia gli studiosi hanno dimostrato che i timori sono infondati. La maggior parte degli uomini che ha preso parte al trial si è infatti detta disposta a continuare a usare i farmaci, dato che gli effetti collaterali erano accettabili.

In cosa consiste lo studio sulla pillola contraccettiva

Lo studio ha coinvolto 96 partecipanti sani di sesso maschile in due studi clinici di Fase 1b di test (dosaggio ripetuto). In pratica si stanno esaminando la farmacodinamica, la farmacocinetica e la sicurezza del farmaco.

In ogni studio, alcuni di essi hanno assunto due o quattro pillole al giorno di farmaco attivo, ad altri è stato invece somministrato il placebo da assumere per 28 giorni.

Dopo una settimana di assunzione del farmaco attivo, i livelli di testosterone sono scesi al di sotto del range normale. Nello specifico: chi ha ingerito quattro pillole (400 milligrammi) aveva dei livelli di testosterone più bassi rispetto a quelli che ne assumevano due.

Negli uomini che hanno ricevuto il placebo, i livelli di testosterone sono rimasti invece nella norma.

Il parere degli uomini sottoposti al trial 

Per testare l’accettabilità dei farmaci, a fine studio i partecipanti hanno compilato un questionario. Le domande pertinenti includevano: “Sei soddisfatto del farmaco di studio?”, “Consiglieresti la pillola di studio ad altri uomini?” e “Useresti questa pillola come forma principale di controllo delle nascite?

Ebbene, il 75% degli uomini che ha assunto il farmaco attivo si è dichiarato disposto a utilizzarlo in futuro, rispetto al 46,4% di coloro che ha assunto un placebo. 

«Le esperienze positive degli uomini negli studi clinici e gli alti indici di accettabilità di questa pillola maschile dovrebbero servire a entusiasmare l’opinione pubblica sulla potenziale ampia disponibilità di anticoncezionali maschili nei prossimi decenni». 

A dichiararlo Tamar Jacobsohn, ricercatrice del Contraceptive Development Program dell’Eunice Kennedy Shriver National Institute of Child Health and Human Development, che ha guidato lo studio.

Pillola contraccettiva maschile, ci sono rischi?

«Abbiamo bisogno di test approfonditi per garantire che non ci siano rischi per la salute (che è diverso dagli effetti collaterali)», spiega Tamar Jacobsohn. «Ulteriori complicazioni sorgono a causa del fatto che le formulazioni orali di derivati del testosterone richiedono dosi multiple ogni giorno».

In ultima analisi, Jacobsohn evidenzia che una forte barriera all’uso di contraccettivi maschili sia dovuta essenzialmente a un problema culturale. «Attualmente, ci sono narrazioni pervasivamente negative sugli uomini che non sono disposti a usare contraccettivi maschili. Tuttavia, i risultati dei nostri studi clinici sui farmaci contraccettivi maschi candidati mostrano il contrario. Con una maggiore consapevolezza del potenziale mercato di questi prodotti, le grandi aziende farmaceutiche potrebbero diventare più interessate a sostenere la ricerca. Se ciò accade, potrebbe aiutare ad accelerare il processo di sviluppo di più opzioni per gli uomini».

La nuova rivoluzione francese: “vogliamo la pillola contraccettiva!”

A sostenere fermamente l’uso della pillola maschile sono gli uomini francesi. 

I cugini d’oltralpe hanno chiesto al Governo e agli scienziati di portare avanti la ricerca su questo tipo di contraccezioni. La loro determinazione, ha fatto sì che il quotidiano Libération dedicasse loro una copertina a fine agosto.

Il testo dell’appello spiega che «sebbene la contraccezione riguardi sia gli uomini sia le donne, la realtà è che nel 2022, in Francia, il controllo delle nascite è ancora tutto a carico delle donne, al punto che la contraccezione maschile sembra essere un vero e proprio tabù».

Rivoluzionari in tutto questi francesi! Anche perchè della scelta ne beneficerebbe anche la salute della donna.

Esistono alternative alla pillola contraccettiva maschile?

Oltre al caro vecchio preservativo, attualmente l’unica alternativa per gli uomini è rappresentata dalla vasectomia, un metodo non sempre reversibile.

Come scrive in un altro articolo Libération, esistono poi alcuni metodi non certificati come l’anello (ritirato dal commercio) e gli slip o i boxer riscaldanti, che andando a modificare la temperatura dei testicoli rallenterebbero la formazione degli spermatozoi. Il condizionale è d’obbligo perché non è scientificamente provata la loro sicurezza o efficacia. La pillola contraccettiva maschile potrebbe quindi essere una buona soluzione.

Altri farmaci in fase di sperimentazione 

Fra le novità in via di sperimentazione, vi sono le iniezioni ormonali, le pillole non ormonali, un gel ormonale Nestorone/Testosterone di fase IIb (efficacia) e un altro “bloccante”. 

Per quanto riguarda quest’ultimo, in India è stato sviluppato un prototipo, chiamato Risug, cioè Reversible Inhibition of Sperm Under Guidance. 

Si tratta del primo e unico contraccettivo maschile che ha raggiunto la Fase 3 della sperimentazione clinica, cioè la penultima.

Fonti 

ENDO 2022-due contraccettivi orali brillano negli studi preliminari

endocrine.org/news