25.8 C
Rome
venerdì, Agosto 7, 2026
Home Blog Page 263

Prof vittima di amianto, Miur condannato in Appello

professoressa Olga Mariasofia D'Emilio, Prof
La professoressa Olga Mariasofia D’Emilio

La Corte d’Appello di Bologna ha confermato la condanna in primo grado del Ministero dell’Istruzione. Dovrà risarcire 930mila euro a favore dei figli della prof. Olga Mariasofia D’Emilio. L’insegnante è morta il 21 febbraio 2017, all’età di 87 anni, a causa di un mesotelioma, per l’esposizione all’amianto.

L’amianto nella scuola della prof. D’Emilio

La donna aveva insegnato nella scuola media “Farini” di Bologna, tra il 1981 e il 1990. All’interno dell’immobile era presente, purtroppo, e non ancora bonificato, l’asbesto che le è stato fatale. Consapevole della sua esposizione, l’insegnante aveva ottenuto dall’Inail il riconoscimento di malattia professionale.

Nel 2011, poi, la prof. aveva iniziato la procedura giudiziaria per ottenere il risarcimento dei danni. Soltanto dopo la sua morte, i figli Silvana ed Andrea, grazie all’Osservatorio Nazionale Amianto e al suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, costituito con l’avv. Massimiliano Fabiani del Foro di Bologna, hanno vinto la causa contro il ministero per non aver rimosso l’amianto dalla struttura.

Il presidente dell’Ona lavora da anni al fianco delle vittime. Ha raccolto dati e documenti, ha affiancato la ricerca. E, soprattutto, ottenuto importantissimi risultati nella garanzia dei diritti di chi viene colpito dalle patologie asbesto correlate. Tutto il suo impegno e il suo lavoro è stato poi riportato ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Purtroppo l’amianto è stato utilizzato in maniera massiccia nell’edilizia e in tantissimi altri settori, contaminando molti luoghi in cui ancora oggi viviamo. Tutto questo nonostante fosse chiara la sua pericolosità. Causa, infatti, oltre al mesotelioma anche il tumore del polmone, della faringe, della laringe, delle ovaie e del colon. Causando oltre 7mila decessi l’anno. I casi di mesotelioma sono consultabili nel VII Rapporto ReNaM. L’Ona lavora anche per rendere sempre più puntuale la mappatura dei siti contaminati. Tutti i cittadini possono aiutare in questo senso segnalando all’apposita App le zone con presenza di amianto.

Asbesto nelle coperture, in palestra e nei laboratori

Già in primo grado il tribunale ha stabilito che era dimostrata la presenza di amianto all’interno dell’immobile, grazie anche alle testimonianze di alcuni colleghi della prof. che avevano spiegato come l’asbesto fosse nelle coperture esterne, nelle tettoie, nelle palestre e negli inter-passaggi fra gli edifici scolastici.

A supporto dell’esame dei testimoni presentata anche una consulenza tecnica d’ufficio che accertava l’esposizione della docente all’amianto e il nesso quantomeno concausale con il sopravvenuto mesotelioma.

La condanna di Appello del Ministero dell’Istruzione

Ora, anche la Corte d’Appello ha confermato la condanna del Miur. I giudici Coco, Vaccari e Angelini, hanno respinto tutti i motivi del ricorso. In particolare quello con il quale sosteneva che l’amministrazione scolastica non sarebbe stata destinataria di obblighi prevenzionistici perché il ministero non “è mai stato titolare di competenze in materia di edilizia scolastica”.

I giudici hanno ribadito: “essendo pacifico che il Ministero… riveste il ruolo di datore di lavoro e la conseguente posizione di garanzia nei confronti del personale addetto (e degli alunni) anche con riguardo all’agibilità e sicurezza degli edifici e delle attrezzature destinati al servizio”.

La figlia della prof.: “Sentenza liberatoria”

“Questa seconda sentenza – ha commentato la figlia Silvana – è stata liberatoria. Mia madre ha avuto quello che ha sempre desiderato quando ha scoperto di avere un mesotelioma, mi diceva sempre che voleva giustizia. In questi anni ho vissuto sentendo un dovere profondo nei suoi confronti, quello di non mollare. Ed è per questo che, anche a livello personale, è stato liberatorio riuscire ad arrivare fino in fondo ottenendo, anche grazie alla bravura dell’avvocato Bonanni, un esito favorevole”.

In Emilia Romagna oltre 400 scuole con amianto

In Emilia Romagna rilevati 431 istituti con amianto. A fronte di alcune bonifiche, negli anni segnalati altri casi di scuole contaminate, quindi, secondo le stime dell’ONA, nel 2021 ci sono più di 400 scuole con materiali contenenti amianto. “L’amianto nelle scuole – ha tuonato l’avvocato Bonanni – è una vergogna per un paese civile, circa 356mila studenti sono ancora esposti ad un materiale che provoca patologie come l’asbestosi, malattia polmonare cronica, e il mesotelioma, tumore che colpisce il tessuto sottile che riveste gli organi interni. A questa cifra si aggiungono altre 50mila persone tra docenti e personale scolastico. Alcune regioni e città stanno provvedendo alle bonifiche di oltre 2400 scuole in tutta Italia ancora contaminate, ma non c’è un piano coordinato, né vengono stanziati finanziamenti adeguati”.

Altra emergenza denunciata dall’osservatorio è quella degli acquedotti con le tubature realizzate in cemento-amianto, 28 solo nelle province di Bologna e Modena a servizio di 134 Comuni. Da un’indagine effettuata lo scorso anno su 453 campioni analizzati, 41 sono risultati positivi per la presenza dell’asbesto.

L’assistenza gratuita all’Ona si può chiedere tramite lo sportello online o al numero verde gratuito 800 034 294.

COP27: cosa si farà in concreto per l’ambiente?

stendardo welcome to Cop27
stendardo welcome to Cop27

In Egitto si è appena conclusa la 27a sessione della Conferenza delle Parti COP27 dell’UNFCCC. Quali gli argomenti trattati e quali le soluzioni?

COP27: “la conferenza poggia su impegni disattesi” 

Sharm El-Sheikh 6 novembre-18 novembre 2022.

L’accordo di Parigi del 2015 sui cambiamenti climatici prevedeva di contenere (entro 2 gradi Celsius), il riscaldamento medio globale rispetto al periodo preindustriale prima del 2030. 

L’ultimo report del programma ONU per l’ambiente ha tuttavia evidenziato che, entro fine secolo, si rischia di raggiungere un +2,6. 

Una soglia definita “catastrofica” dal nono Segretario Generale delle Nazioni Unite, il portoghese António Guterres.

«Dobbiamo rispondere a questi segnali con l’azione, in maniera concreta e credibile, perché è un argomento che interessa tutti». 

«Sono qui per fare appello a tutte le parti affinché siano all’altezza del momento e della più grande sfida che affronta l’umanità. Il mondo sta guardando e ha un semplice messaggio: o la borsa o la vita»

L’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) ha altresì puntualizzato che il cambiamento sta avvenendo con un velocità impressionante, devastando habitat e mezzi di sussistenza in ogni parte del Pianeta. 

In pratica, l’obiettivo dei 100 miliardi di dollari all’anno in aiuti ai Paesi in via di sviluppo per le loro politiche climatiche, previsto dall’Accordo di Parigi nel 2015, sembrerebbe essere stato disatteso. 

Cosa fare? Queste e altre tematiche sono state affrontate a COP27. 

Temi principali del COP27 

Alla conferenza hanno preso parte più di centoventi capi di Stato e di Governo. Nel corso delle due settimane, si sono tenuti oltre cinquanta eventi, tavole rotonde e incontri interattivi, durante i quali il pubblico ha avuto la possibilità di interagire.

A seguire, l’elenco dei temi:

1.Affrontare il divario di adattamento e rafforzare la resilienza. Obiettivo? Diventare il fondamento dell’attuazione del percorso di sviluppo sostenibile e contribuire  ad affrontare le perdite e i danni attraverso sforzi equi, olistici e collaborativi;

2. Aumentare i finanziamenti. Obiettivo? Attuare una mobilitazione e una riforma dei sistemi finanziari, per sostenere le transazioni ambientali e climatiche, per la gestione del debito e per azzerare i mercati del carbonio;

3. Azione di “accelerazione”. Obiettivo? Guidare un’azione che affronti le esigenze di sviluppo zero-carbonio in modo olistico;

4. Costruire credibilità e fiducia. Obiettivo? Lavorare per colmare il divario di credibilità e rafforzare la responsabilità. Ciò sarà attuabile attraverso il monitoraggio e la rendicontazione dei progressi, stabilendo le migliori pratiche e collegando progressivamente l’azione volontaria con le regole di base dell’economia.

Risarcire i Paesi del Sud? Il tabù dei tabù

Da subito, uno dei punti più controversi del vertice è stato il tema del risarcimento nei confronti dei Paesi del Sud del mondo. 

I Paesi in via di sviluppo, che devono trovare il giusto equilibrio fra crescita, inquinamento e salvaguardia dell’ambiente, hanno infatti chiesto il rispetto dei precedenti accordi finanziari a sostegno della transizione.

Mentre la questione del risarcimento per i danni climatico al Sud ha avuto l’appoggio di Guterres, è stata per così dire “schivata” dai Paesi sviluppati. Per i suoi rappresentanti, la riduzione dei gas serra e il passaggio a fonti di energia rinnovabili sono due delle sfide da raccogliere.

Di conseguenza, non si è indicata una scadenza definitiva per decidere se creare un vero Fondo ad hoc (come chiesto dai G77), per i Paesi più danneggiati ed esposti.

Usa e Ue temono di dover pagare un dazio eccessivo, anche se legittimo e il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, ha espresso qualche perplessità al riguardo. «Se creiamo un nuovo Fondo ci vorrà tempo ma i Paesi vulnerabili hanno bisogno di questi soldi adesso. Meglio aggiornare le possibilità esistenti».

Una contraddizione in essere 

Le parole di Timmermans hanno scatenato una serie di polemiche.

Come detto, nella bozza del vertice si esprimeva chiaramente la preoccupazione per il mancato raggiungimento dell’Accordo di Parigi. 

Si faceva pertanto appello ai Paesi sviluppati affinché «almeno raddoppino i fondi per l’adattamento al clima», evitando «passi indietro negli impegni di azione e sostegno».

Ed è su questo punto che i Paesi maggiormente esposti hanno insistito.

«Qualunque cosa sia meno di un Fondo ad hoc per perdite e danni, sarebbe un tradimento per le persone e i popoli che lavorano per l’ambiente e l’umanità».

A dichiararlo, Molwyn Joseph, ministro dell’Ambiente di Antigua e Barbuda.

Della stessa opinione il capo negoziatore del gruppo dei G77, il pakistano Nabeel Munir. «I Paesi sviluppati devono pagare. Se non ci si mette d’accordo su questo Fondo, penso che questa COP2027 non sarà un successo». 

Per la delegazione brasiliana, «i forum dell’Onu non possono continuare a essere discussioni teoriche le cui decisioni, poi, non vengono nemmeno rispettate».

Greenpeace: “andremo verso l’inferno climatico”

Molto critico anche Yeb Saño, capo delegazione alla COP27 di Greenpeace International. 

«Nessuna via credibile verso l’assegnazione dei trilioni necessari!». «Così si spinge il pedale dell’acceleratore verso l’inferno climatico».

Cop27, conclusione dei lavori 

Nonostante le polemiche e le perplessità, a conclusioni dei lavori, il britannico Nigel Topping, ha espresso totale fiducia sul summit.

«Possiamo raggiungere i nostri obiettivi climatici più velocemente di quanto avremmo mai pensato. Paesi, regioni e singole organizzazioni stanno consegnando combustibili fossili alla storia e inaugurando una nuova era basata su fonti di energia economiche, affidabili e rinnovabili. Questo è il potere della collaborazione radicale, quando ci uniamo attorno a obiettivi e valori condivisi. Esorto le parti a prendere coraggio e a incorporare questo slancio nei loro piani nazionali. Affrontare il cambiamento climatico non serve solo a dimostrare l’abilità industriale di un Paese, ma a salvare tutti e tutto ciò che ci è caro».

Non ci resta che attendere, sperando che alle parole seguano i fatti. Il compromesso è arrivato alla fine della Conferenza, che è stata anche prorogata: ‘non toccare’ i combustibili pur di portare a casa il fondo Loss and damageIn questo modo i Paesi che stanno pagando il prezzo più alto del cambiamnto climatico potranno essere risarciti, almeno in parte, per le perdite e i danni provocati dai disastri. Un modo per non bloccare sul nascere qualsiasi idea di sviluppo per quei territori.

Fenomeni estremi in Italia, aumento del 27% rispetto al 2021

fenomeni estremi, alluvione
fenomeni estremi, alluvione

Aumentano i fenomeni estremi in Italia che Legambiente continua a monitorare. Dopo il computo dell’agosto scorso, anche gli ultimi due mesi confermano un trend preoccupante.

Fenomeni atmosferici estremi: in Italia 1503 in 13 anni

Nei primi dieci mesi del 2022 alluvioni, gradinate e altri fenomeni atmosferici di elevata intensità sono aumentati del 27% rispetto all’anno precedente. Preoccupa il bilancio degli ultimi 13 anni: dal 2010 al 31 ottobre 2022 sono stati registrati 1.503 eventi estremi, 780 i comuni colpiti e 279 le vittime.

L’allarme: “Il clima è già cambiato” di Legambiente

I dati sono del nuovo report “Il clima è già cambiato” dell’Osservatorio CittàClima 2022 realizzato da Legambiente, con il contributo del Gruppo Unipol, presentato oggi, 18 novembre, nel giorno finale della COP27 in corso in Egitto. È stata aggiornata anche la mappa del rischio climatico, nel layout e nella grafica. Legambiente ha anche inserito un focus sul progetto europeo LIFE+ AGreeNet che ha l’obiettivo di rendere le città della costa del Medio Adriatico più resilienti al cambiamento climatico attraverso vari interventi.

“Adottare il piano di adattamento ai cambiamenti climatici”

L’associazione ambientalista bacchetta l’Italia che ancora non adotta un piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, con la bozza ferma dal 2018. Eppure ben 24 Paesi europei se ne sono dotati. La Penisola, invece in 9 anni ha speso 13,3 miliardi per la gestione delle emergenze meteoclimatiche. Sa bene quindi quanto un coordinamento sia necessario. Con le politiche di prevenzione si risparmierebbe il 75% delle risorse destinate a riparare i danni.

Per questo lancia un messaggio al governo Meloni: “Aggiornare e approvare entro fine anno il piano nazionale di adattamento al clima”. A livello internazionale, invece, è fondamentale che si arrivi ad un accordo ambizioso e giusto in grado di mantenere vivo l’obiettivo di 1.5°C. E aiutare i Paesi più poveri e vulnerabili a fronteggiare l’emergenza climatica.

Fenomeni estremi, tutti i numeri

I numeri parlano chiaro. Nei primi dieci mesi del 2022, seppur con dati parziali, sono stati registrati nella Penisola 254 fenomeni meteorologici estremi, +27% di quelli dello scorso anno (intero anno). Preoccupa anche il bilancio degli ultimi 13 anni: dal 2010 al 31 ottobre 2022 si sono verificati in Italia 1.503 eventi estremi con 780 comuni colpiti e 279 vittime. Tra le regioni più colpite: Sicilia (175 eventi estremi), Lombardia (166), Lazio (136), Puglia (112), Emilia-Romagna (111), Toscana (107) e Veneto (101).

Entrando nello specifico, su 1.503 fenomeni estremi ben 529 sono stati casi di allagamenti da piogge intense come evento principale, e che diventano 768 se si considerano gli effetti collaterali di altri eventi estremi, quali grandinate ed esondazioni; 531 i casi di stop alle infrastrutture con 89 giorni di blocco di metropolitane e treni urbani, 387 eventi con danni causati da trombe d’aria.

Fenomeni estremi: le grandi città le più colpite

Ad andare in sofferenza sono soprattutto le grandi città con diverse conferme tra quelle che sono le aree urbane del Paese più colpite in questi 13 anni: da Roma – dove si sono verificati 66 eventi, 6 solo nell’ultimo anno, di cui ben oltre la metà, 39, hanno riguardato allagamenti a seguito di piogge intense; passando per Bari con 42 eventi, principalmente allagamenti da piogge intense (20) e danni da trombe d’aria (17). Agrigento, con 32 casi di cui 15 allagamenti e poi Milano, con 30 eventi totali, dove sono state almeno 20 le esondazioni dei fiumi Seveso e Lambro in questi anni.

Crisi climatica, Ciafani: “L’Italia in ritardo”

“Nella lotta alla crisi climatica – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – da troppi anni l’Italia sta dimostrando di essere in ritardo. Continua a rincorrere le emergenze senza una strategia chiara di prevenzione. È fondamentale approvare entro fine anno il Piano, ma anche definire un programma strutturale di finanziamento per le aree urbane più a rischio, rafforzare il ruolo delle autorità di distretto e dei comuni contro il rischio idrogeologico e la siccità, approvare la legge sul consumo di suolo, e cambiare le regole edilizie per salvare le persone dagli impatti climatici e promuovere campagne di informazione di convivenza con il rischio per evitare comportamenti che mettono a repentaglio la vita delle persone”.

 “Anche quest’anno il Rapporto CittàClima – spiega Marisa Parmigiani, head of Sustainability del Gruppo Unipol – ci evidenzia un peggioramento nell’esposizione ai rischi climatici. Come denunciamo da tempo il nostro paese è fortemente esposto in primis al rischio idrogeologico. Ultimamente vediamo crescere, anche nei nostri sinistri, i fenomeni della grandine e delle trombe d’aria. Dobbiamo operare congiuntamente, secondo un approccio di partnership pubblico/privato”.

Gli eventi estremi sono la conseguenza del cambiamento climatico. Sotto i nostri occhi ormai da tempo e non ci si può più fermare alle parole, è necessario agire. Per questo l’Osservatorio nazionale amianto, ormai da tempo, ha nella sua missione anche la tutela dell’ambiente. Non soltanto per liberare il territorio dall’amianto, che ogni anno miete ancora 7mila vittime in Italia, come ha scritto l’avvocato Ezio Bonanni ne: “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022“, ma per fermare questo trend distruttivo che l’umanità sta perpretando.

Sextortion e violenze, allarme per abusi anche a scuola

bambina con mani sul viso, sextortion
bambina con mani sul viso, sextortion

Ci sono “sextortion” e violenze sessuali tra i reati più diffusi nella categoria degli abusi sui minorenni. E’ quanto riporta il Servizio analisi criminale coordinato dalla Direzione centrale della polizia criminale, che però rileva anche un dato allarmante. Tra i luoghi in cui queste violenze vengono perpetrate, c’è anche la scuola.

Tra i reati che vedono vittime i minori – riporta l’Ansa – il maggiore aumento nel 2022 riguarda l’abuso dei mezzi di correzione, la violenza sessuale e la violenza sessuale aggravata perché commessa presso istituti di istruzione. Per quest’ultimo l’incremento è del 54% (con un aumento del 58% delle vittime)“.

Il genere femminile è quello maggiormente rappresentato per numero di vittime, in particolare al di sotto dei 14 anni. I carnefici invece sono perlopiù uomini tra i 35 e i 64 anni di età (62%).

Sextortion, raddoppia il numero delle vittime

Il rapporto indica anche che il numero delle vittime minorenni di sextortion è raddoppiato. Questo reato consiste in un ricatto a sfondo sessuale finalizzato ad estorcere denaro alla vittima. La parola deriva dall’unione delle parole inglesi “sex” (sesso) ed “extortion” (estorsione), proprio per indicare il collegamento.

Gli autori di queste truffe – è spiegato sul sito del Ministero della Giustizia – iniziano a chattare con numerosi utenti in siti specializzati per gli incontri on-line. Una volta che hanno costruito una buona relazione e hanno acquisito informazioni, invitano le vittime a coinvolgersi in attività sessuali online; e queste vengono a loro insaputa videoregistrate. Successivamente i truffatori minacciano le vittime, nell’ipotesi che non versino una certa quantità di denaro, di diffondere i video compromettenti a tutti i loro contatti online. In altri casi i ragazzi possono essere costretti a fare sexting dal proprio partner per mantenere viva la loro relazione; o possono essere ricattati e costretti a condividere foto di loro in pose ammiccanti. O addirittura in scatti di nudo perché minacciati da coetanei“.

Si distingue quindi dal reato di revenge porn. Quest’ultimo è invece una vendetta a sfondo sessuale, che consiste nella diffusione di immagini hard della vittima senza il suo consenso.

Nel 2021 i casi trattati erano stati 101: 77 nella fascia 14-17 anni e 23 in quella 10-13. Il 2022 ha fatto registrare il +94% rispetto all’anno precedente di sextortion. Secondo quanto spiegato nel documento della Direzione centrale della polizia criminale, “la sextortion impatta su vittime minorenni, con effetti lesivi potenziati. La vergogna che i ragazzi provano impedisce loro di chiedere aiuto ai genitori o ai coetanei“.

Abusi sui minori: numeri in calo

A parte violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione o di disciplina, il dato dei primi sei mesi del 2022 è incoraggiante. I reati a danno di minori, infatti, scendono in generale del 10%. Da 19.431 si passa a 17.475 casi.

Resta invece preoccupante il trend della violenza sessuale, che ha un picco del +19%. Passa infatti da 1.838 casi del periodo gennaio-giugno 2021 a 2.196 dello stesso periodo del 2022. L’abuso di mezzi di correzione registra invece un +3%.

Test smart per il Covid, screening e prevenzione

mano aperta con guanto, stop covid-19, test smart
mano aperta con guanto, stop covid-19, test smart

Arriva un nuovo test smart per contare il numero degli anticorpi nel sangue contro il Covid. Si tratta di un test rapido e molto facile da effettuare. Non richiede infatti specifiche di laboratorio per essere letto. Si ritiene inoltre che possa essere utile per pianificare strategie di vaccinazione personalizzate e per sviluppare, in futuro, molecole che possano fare da barriera ed inibire completamente l’infezione virale.

Il test è nato dal lavoro dell’Istituto di Biochimica e Biologia Cellulare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli (Cnr-Ibbc) e dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive (Inmi) Lazzaro Spallanzani, con il contributo anche dell’azienda Takis Biotech di Roma. I ricercatori sono stati guidati da Luciana D’Apice e Maria Trovato di Cnr-Ibbc e da Giulia Gramigna dell’Inmi. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Frontiers in Immunology.

Il test può essere usato sia su persone vaccinate che con pregressa infezione da Sars-CoV-2. Ed è importante come indice predittivo, per capire come sarà la risposta immunitaria della persona quando entrerà a contatto con il virus. L’utilità del test sarà anche nell’uso come screening su larga scala.

Test smart Covid, come funziona?

Per andare alla conta degli anti-Sars-CoV-2 nel sangue, oggi si ricorre a test sierologici che necessitano di un alto livello di biosicurezza per essere analizzati. A spiegarlo è Piergiuseppe De Berardinis, primo ricercatore del Cnr-Ibbc e autore della ricerca. “Di norma, la presenza di questi anticorpi nel siero è determinata attraverso il test di microneutralizzazione; in quest’ultimo è utilizzato il virus vivo con capacità infettante. Per questo motivo, il test può essere effettuato soltanto in laboratori ad alto indice di sicurezza, identificati come BSL3“.

Con il nuovo test, invece, si possono usare livelli di biosicurezza meno elevati. Spiega ancora De Berardinis: “Abbiamo messo a punto un test basato su pseudovirus, difettivi nella replicazione. Le loro sequenze possono essere modificate inglobando le mutazioni virali. Ciò consente una più rapida verifica dell’attività neutralizzante degli anticorpi nei confronti delle varianti del virus, che destano particolare preoccupazione nella popolazione per il loro grado di infettività.

Anche i test sierologici effettuati con il metodo ELISA, nei quali si riveste di antigeni virali una superficie plastica per rilevare l’eventuale presenza di anticorpi – ha precisato il ricercatore – possono essere svolti in ambienti di quest’ultimo tipo. E sono molto utili per la diagnosi, ma non riescono a stabilire se la risposta anticorpale rinvenuta sia effettivamente neutralizzante“.