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Intervista a Debora Serracchiani: “Manovra di bilancio iniqua”

Il giudice di Cassazione Nicola De Marinis, l'on. Debora Serracchiani e il presidente Ona, l'avvocato Ezio Bonanni
Il giudice di Cassazione Nicola De Marinis, l'on. Debora Serracchiani e il presidente Ona, l'avvocato Ezio Bonanni

Debora Serracchiani, presidente del gruppo Pd alla Camera. Qualche giorno fa ha partecipato al convegno organizzato dall’Osservatorio nazionale amianto: “Amianto a Trieste: profili sanitari e risarcitori”. È stata presidente della Regione Friuli Venezia Giulia e conosce bene il fenomeno che fa ancora migliaia di vittime l’anno in Italia, come confermato dal VII Rapporto ReNaM.

Cos’è stato fatto in Fvg per arginare il problema? La regione può essere presa ad esempio nella sua azione di lotta all’amianto anche nel resto della Penisola?

“Noi abbiamo realizzato il Centro regionale unico di riferimento per l’amianto (Crua), presso l’ospedale di Monfalcone, nel cuore delle vicende amianto, in particolare per la cantieristica navale. È molto importante perché i pazienti hanno un punto di riferimento regionale, una tessera con cui possono accedere alle prestazioni sanitarie e agli accertamenti più importanti. Essendo un centro regionale ha un’esperienza radicata, per esempio il Dott. Barbina da anni si occupa di ambiente, sicurezza sul lavoro, e degli effetti drammatici dell’amianto, hanno un luogo in cui possono essere seguiti con grande attenzione.

“Rafforzare il centro regionale amianto”

Negli ultimi anni purtroppo non ha continuato a crescere – ha continuato Serracchiani – andrebbe rafforzato con professionisti e luoghi adatti alle persone. Anche perché sappiamo che le patologie asbesto correlate possono manifestarsi anche dopo decenni, possono colpire anche i familiari e quindi è necessario un rafforzamento. L’incontro a Trieste (voluto dal presidene dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, ndr), è stato proprio lo spunto per appellarmi alla Regione in questo senso”.

Passiamo alla politica internazionale subito, visto che la minaccia guerra incombe sempre di più sull’Europa. Come si sta muovendo il Governo e cosa dobbiamo aspettarci?

“Intanto va condannata dal nostro governo l’aggressione della Russia all’Ucraina, lo abbiamo fatto e continueremo a farlo. La posizione dell’Italia non può cambiare ed infatti è stata riconfermata anche dalla Meloni. Si va avanti fornendo l’assistenza necessaria, ma anche trovando il modo di facilitare le trattative che possano determinare il cessate il fuoco e il rispetto delle condizioni non solo dell’Ucraina, ma di tutta quell’area”.

A due mesi dalle elezioni le chiedo un giudizio sul governo Meloni.

“Il giudizio lo posso dare – ha detto il presidente del gruppo Partito democratico alla Camera – sulla base della manovra di bilancio appena varata.

Serracchiani: “Manovra di bilancio sbagliata e iniqua”

La riteniamo sbagliata e iniqua. Si fa cassa sulle pensioni degli operai. Non solo non viene abolita la legge Fornero, ma per fare la quota 103, con 62 anni d’età e 41 di contributi, i soldi verranno presi agli operai che hanno una pensione di 1500 euro netti. Si tratta di operai specializzati, che hanno lavorato tutta una vita, che hanno sostenuto turni massacranti, ai quali verrà decurtata la rivalutazione, oltre 1000 euro l’anno.

“Cancellato reddito di cittadinanza senza trovare alternative”

Iniquo anche il fatto di cancellare il reddito di cittadinanza per chi ha ancora bisogno, senza prevedere misure alternative e senza politiche attive del lavoro. Il governo non è riuscito ad alzare gli stipendi, tagliando il cuneo fiscale. Le risorse, invece di accontentare un po’ tutti i partiti dando qualcosa di meno di quanto chiesto in campagna elettorale (una piccola flax tax, un piccolo condono per esempio), dovevano confluire interamente sul cuneo fiscale per l’aumento degli stipendi. Non sono state mantenute neanche le promesse della campagna elettorale, come quella del disaccoppiamento dell’energia prodotta dal gas da quelle rinnovabili”.

Quali sono le priorità per il Paese e il Governo le sta affrontando?

“La priorità in questo momento è affrontare il caro energia: non basta il credito di imposta serve liquidità. Si riduce il Super bonus – ha spiegato – ma non si risponde alle richieste di famiglie imprese: non si scioglie il nodo dell’incagliamento del Super bonus relativo alla tipologia di lavori che vi rientrino o meno, e dall’altra parte il taglio del costo del lavoro. Vengono effettuati alcuni interventi chirurgici: Super bonus, pensioni, reddito di cittadinanza, ma non c’è il taglio del costo del lavoro e quota parte del lavoro autonomo”.

Più volte in passato ha aspramente criticato i vertici del Pd per essere distanti dagli elettori, dai cittadini. Anche questa volta è mancato il contatto?

“Sono state elezioni difficili, non siamo riusciti a tenere insieme la coalizione – ha ammesso Serracchiani – rispetto a una destra almeno all’apparenza più unita.

Serracchiani sul Pd: “Ci rigenereremo”

Abbiamo riconosciuto la sconfitta, ora andiamo avanti, affrontiamo il congresso e ci rigenereremo: questo è l’obiettivo che ci siamo posti. Dobbiamo riconquistare lo spazio politico cercando di recuperare categorie e fasce di popolazione ancora distanti come operai e fragili”.

Su cosa si concentrerà il Partito democratico?

“Sicuramente oltre a quanto già detto anche sulla proposta di legge dell’autonomia differenziata della Lega di Calderoli che rischia di dividere il Paese. Metterebbe in difficoltà le Regioni che fanno ancora fatica a spendere i soldi del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), e che già hanno un gap, una distanza con l’Europa e una parte dell’Italia. Bisogna lavorare – ha concluso Debora Serracchiani – perché questo non accada”.

La proposta prevede un percorso di decentramento di diverse competenze, oggi attribuite alla potestà concorrente tra Stato e territorio. Tra queste: salute, lavoro, ambiente e istruzione. Non fissa i Lep: i livelli essenziali di prestazioni che dovrebbero essere rispettati in tutto il Paese per ogni materia. Anche per questo è al centro di  un acceso dibattito.

Doping, maxi sequestro dei Nas

doping, pasticche rosse e bianche barattolino
doping, pasticche rosse e bianche barattolino

Operazione dei carabinieri del Nas (Nucleo antisofisticazione e sanità) contro il doping: sgominata una banda dedita al traffico illecito di sostanze. Sequestrati nelle scorse ore decine di migliaia di medicinali, anabolizzanti e stupefacenti in diverse province italiane e nella Repubblica di San Marino. L’operazione si è svolta in collaborazione con la locale Gendarmeria. Eseguite anche undici perquisizioni.

L’indagine è relativa ad un traffico illecito di sostanze anabolizzanti anche stupefacenti, coordinata dalla Procura della Repubblica di Rimini. Ad essere interessate dall’operazione, le province di Rimini, Roma, Pesaro Urbino, Asti, Vicenza, Monza Brianza, Verbano-Cusio Ossola e Genova.

Doping, un arresto per attentato alla salute pubblica

Nel corso dell’operazione, c’è stato anche un arresto. Ad essere fermato, nella Repubblica di San Marino, un uomo del posto. L’accusa è di “attentato alla salute pubblica mediante la fabbricazione, corruzione, adulterazione, messa in circolazione di sostanze alimentari o medicinali” (art. 242 codice penale della Repubblica di San Marino).

Nella disponibilità dell’uomo vi era infatti un magazzino di stoccaggio, in cui erano presenti grandi quantità di nandrolone, steroidi anabolizzanti, testosterone, ormone della crescita e altre varie tipologie di sostanze anabolizzanti; il valore complessivo delle sostanze sequestrate ammonta ad oltre due milioni di euro. Rinvenuti e posti sotto sequestro anche 300 mila euro in contanti, ritenuti il profitto dell’attività di vendita illecita.

Anche cinque italiani, destinatari delle perquisizioni, sono stati trovati in possesso di sostanze anabolizzanti e steroidi simili, “a riprova della vendita illegale anche al di fuori dei confini dello Stato sammarinese” – hanno sottolineato i carabinieri.

Traffico di sostanze tra Italia e Repubblica di San Marino

I carabinieri del Nas hanno scoperto l’esistenza di un traffico illecito di doping e sostanze anabolizzanti tra l’Italia e la Repubblica di San Marino, controllando le spedizioni postali.

Già in passato, infatti, c’erano stati dei sequestri. Due chili e mezzo di nandrolone erano stati rinvenuti in plichi di corrispondenza estera, diretti al gruppo criminale. E contestualmente al sequestro, c’era stato anche un arresto.

Riportano i carabinieri per la Tutela della salute che “Gli esiti investigativi hanno consentito di ricostruire la struttura illecita dotata di un ‘centro di comando’ attestato tra Rimini e la Repubblica di San Marino dedito all’importazione, produzione, stoccaggio e distribuzione in tutta Italia di sostanze dopanti e stupefacenti pericolose per la salute pubblica; con ramificazioni su tutto il territorio nazionale attraverso centri di distribuzione locale che operano in qualità di affiliati.

Le analisi chimico-tossicologiche esperite hanno evidenziato un ulteriore elemento di pericolosità riguardo alle sostanze poste in vendita, rappresentato sia dalla ricorrente realizzazione di miscelature tra più prodotti, sia dalla presenza di sostanze (come la sibutramina) bandite dal commercio poiché assai nocive e responsabili, in altre circostanze, di episodi di decessi, nonché di intossicazioni epatiche e renali“.

Caravaggio: il bene trionfa sempre sul male

Martirio di San Matteo, Caravaggio
Il Martirio di San Matteo, Caravaggio

La pittura di Caravaggio, genio controverso, amato e odiato allo stesso tempo, è ricca di riferimenti simbolici. Su tutti, campeggia l’eterna lotta manichea fra bene e male.

Caravaggio: genio e sregolatezza 

Nelle chiese di Roma si possono ammirare alcune delle tele più significative di uno dei geni più controversi della pittura, amato e odiato nello stesso tempo: Michelangelo Merisi. Noto come il “Caravaggio”, l’artista predilesse, quale “palcoscenico” della sua vita, la città dei Papi.

Qui, riuscì a imporsi grazie al il suo temperamento stravagante e alla sua pittura “maledetta” e ipnotica, alimentando il mito dell’eterno binomio “genio e sregolatezza”. 

Chi era Caravaggio?

Nato a Milano il 29 settembre 1571, ebbe quale suo primo maestro di pittura Simone Peterzano, seguace di Tiziano e Tintoretto.

Nel 1953 arrivò a Roma, dove visse uno dei suoi periodi di massimo successo.

Nella “Città eterna”, Caravaggio notò subito una certa discrepanza fra la povertà del quotidiano e la ricchezza di nobili e papato. Cosa che volle documentare attraverso l’arte.

Al suo arrivo, alloggiava a Palazzo Orsini, vicino alla statua di Pasquino, per il resto, pare che vivesse, almeno inizialmente, come un clochard

La svolta artistica di Caravaggio

A Roma ebbe la protezione di Costanza Sforza Colonna che gli presentò il Cardinale del Monte. Da qui iniziò la sua fortuna. Del Monte era infatti l’ambasciatore dei Medici a Roma, amante della cultura e dell’arte. 

Grazie a lui, Caravaggio andò a vivere a Palazzo Madama e iniziò a dipingere in una delle tante stanze del sontuoso edificio.

Successivamente, il cardinale chiese a Caravaggio di realizzare degli affreschi nella Chiesa di San Luigi dei Francesi, nei pressi di Piazza Navona.

Il 28 novembre del 1600, il pittore malmenò e percosse con un bastone il nobile Girolamo Stampa da Montepulciano. 

In seguito a questo e altri episodi di risse, violenze e schiamazzi, venne arrestato e condotto presso le carceri di Tor di Nona.

Qui conobbe Giordano Bruno.

Tra i compagni di avventura, Orazio Gentileschi, padre di Ippazia.

A Campo Marzio, la sera del 28 maggio 1606, uccise per futili motivi Ranuccio Tommasoni da Terni. Lasciò dunque la Capitale nel 1606 per fuggire a Malta e morì sulle spiagge di Porto Ercole il 18 luglio 1610.

Un personaggio complicato nella vita e nell’arte

Caravaggio, nonostante fosse in costante attrito con la società in cui viveva, era in perfetta sintonia con il potere ecclesiastico, anche se stravolse completamente i canoni artistici dell’epoca.

Roma era dominata dal manierismo, che aveva un visione celebrativa dell’arte e in cui la Natura aveva un ruolo secondario. 

Caravaggio superò questa tendenza e rese la Natura la protagonista e vera maestra dell’arte. 

Non si trattava di una Natura idealizzata, bensì realistica, priva di orpelli abbellitivi. 

Nella sua concezione, anche l’uomo doveva essere “vero”, come vera era la venuta di Cristo. 

La cappella Contarelli di Roma 

Oggi esaminiamo la simbologia dell’eterna lotta fra bene e male, presente in una delle sue più celebri opere: il “Martirio di San Matteo”.

Il capolavoro si trova nell’ultima navata a sinistra della Chiesa di San Luigi dei Francesi.

Alla decorazione del luogo di culto contribuirono diversi artisti, tra cui Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d’Arpino (Arpino, 14 febbraio 1568 – Roma, 3 luglio 1640) che affrescò la volta, mentre Caravaggio si occupò della realizzazione delle due teli laterali.

Le novità: una tecnica estemporanea 

Di solito, le raffigurazioni laterali erano affreschi di piccole dimensioni, quelle di Caravaggio invece campeggiano per imponenza: tre metri in altezza e tre metri mezzo di larghezza. 

Piccola curiosità: non esistono bozzetti delle sue opere. C’è chi ritiene che il grande Maestro non volesse rendere note le varie fasi della realizzazione. Altri studiosi pensano invece che dipingesse andando a correggere direttamente la tela con le sue superbe pennellate.

A conferma di ciò, alcune indagini radiografiche.

Esse attestano infatti che nell’opera il “Martirio di San Matteo”, ci sono diversi “cambi di rotta”.

Soffermiamoci sul valore artisti e simbolico di questo capolavoro.

Il Martirio di San Matteo: la scena e la luce

L’opera è stata realizzata fra 1600-1601. Giordano Bruno era stato condannato per eresia e Cervantes aveva appena pubblicato Don Chisciotte

Ma veniamo alla scena. 

Essa è ambientata all’interno di una chiesa, l’immagine è a grandezza naturale e anche le figure sono naturalistiche. 

Sullo sfondo appaiono un altare, una vasca battesimale e un autoritratto dello stesso Caravaggio.

Mentre Matteo, in primo piano, battezza dei neofiti, un sicario lo uccide a colpi di spada. 

La luce al centro colpisce in parte la figura di Matteo e il braccio dell’Angelo. Investe completamente l’aguzzino. 

Quest’ultimo indossa un perizoma ed è vestito come gli altri personaggi battezzati dal Santo. 

Poi c’è un bambino che ha occhi senza pupille, perché non deve vedere la violenza. Può solo sentirla.

Le altre persone, in abiti seicenteschi (segno della mescolanza fra passato e presente) si ritraggono inorridite.

Geometria dell’opera 

La scena è organizzata in forma triangolare attorno a Matteo e all’assassino. Poi si sviluppa su una linea circolare, concentrica, a spirale, che partendo da Matteo avvolge il sicario e il bambino, i catecumeni, i padrini, e gli altri personaggi, fino a giungere all’Angelo sostenuto da una nuvola. 

La forma triangolare simboleggia la stabilità, in antitesi con la lotta tra bene e male. La spirale è dinamismo, movimento verso l’alto, il Divino. Le croci, date dalle gambe di assassino e vittima e dalle spade, formano angoli acuti. Essi simboleggiano l’aggressività, la morte.

Il giovane armato appare vittorioso, intento a sovrastare la vittima distesa ai suoi piedi.

La testa è avvolta da un tenia, una benda che veniva indossata dagli atleti dell’antica Grecia. Essa è simbolo della sua preponderante superiorità. Il corpo nudo è perfetto. Perché è nudo? 

Il carnefice viene accostato ad Adamo, che uscito dal Paradiso, per via della sua superbia, rappresenta il peccato.

Dualismo del bene e del male in Caravaggio 

I protagonisti della scena sono il sicario e il suo antagonista Matteo. 

La posa che li contrappone è la stessa di Caino e Abele o quella di San Michele intento a uccidere il drago e simboleggia l’eterno dualismo bene/male. 

A prima vista, si ha la sensazione di assistere alla vittoria del male sul bene, del forte sul debole. 

In realtà, il volto del giovane sicario ricorda la gorgone Medusa, simbolo del male, ma la sua postura evoca quella del Perseo di Benvenuto Cellini, (in cui Perseo uccideva la Medusa). 

Merisi, voleva rappresentare nel sicario il concetto di apparente perfezione corrotta dal male, pertanto ha sovrapposto la figura di Adamo, nudo in verticale, a quella del mitologico Perseo con il volto di medusa. 

Cosa significa? Il messaggio è chiaro: chi fa del male diventa l’autore della propria sconfitta. 

Tutta la scena si basa dunque sulla testimonianza del bene e del male espressa dalle azioni dei personaggi. 

Altri simboli nell’affresco di Caravaggio 

Il dualismo bene/ male i si esplica anche in altri oggetti simbolici presenti nell’opera. 

La tenia, simbolo di vittoria, si pone in antitesi al cingolo indossato da Matteo, simbolo di virtù e del dominio di sé. La spada, emblema di forza e violenza, si contrappone alla palma, portatrice di gloria eterna, di premio per la santità. La posizione verticale del sicario si oppone a quella distesa della vittima.

L’assassino è nudo, fiero della sua virilità, il Santo, indossa vesti sacre. Esse sono: 

  • L’alba, una tunica bianca simbolo della grazia del battesimo e della purezza di cuore;
  • La stola simbolo di immortalità;
  • La pianeta simbolo della carità. 

Numeri chiave e simbolismo 

I personaggi rappresentati sono in tutto tredici. Numero che rimanda ai dodici Apostoli e Cristo. La scena evoca pertanto il tradimento di Giuda (il sicario infiltrato) e l’atteggiamento passivo degli stessi apostoli all’arresto del Messia.

Una rinascita a nuova vita 

Accanto alla vasca battesimale, il corpo dei tre catecumeni evoca il Giudizio Universale o il Diluvio Universale, abbattutosi per sconfiggere il male. Ciò simboleggia la rinascita dal peccato attraverso il sacramento del battesimo. Baptizo (βαπτίζω in greco) significa immergere nell’acqua. E’ il seppellimento dell’uomo vecchio che rinasce in Cristo, una morte che riporta alla vita. 

La morte che il sicario procura a Matteo viene trasformata dunque in vita eterna dalla palma offerta dall’Angelo. Questa morte testimonia la fedeltà del Santo al Signore. In effetti martirio (μάρτυς) in greco vuol dire testimone. 

Matteo è testimone di Cristo ed è disposto a morire pur di non tradirlo. 

La candela sull’altare è simbolo della fede e rimanda alla parole di Gesù. 

La misteriosa croce greca

Sull’altare è altresì visibile una croce greca, stemma dei Cavalieri di Cristo, ordine nato nel 1318 dopo la soppressione dei Templari.

Perché questo stemma? 

All’ordine appartenevano personaggi del seicento vicini a Caravaggio e lo stesso ambiva a diventare cavaliere prima di fuggire da Roma. 

Con tale stemma, il pittore voleva ingraziarsi la protezione dei suoi amici influenti. E a ben vedere, la sua tunica bianca e il mantello ricordano l’abbigliamento dei cavalieri.

Si intravede inoltre l’ombra di una spada, arma che solo i cavalieri potevano indossare pubblicamente.

La potenza evocativa delle mani

Nella scena nessuno si ribella. Tutti guardano o fuggono. Solo Caravaggio, ritratto con la mano tesa, sembra fermare l’atto per ricordarlo e fissarlo nella tela come monito. 

Il valore semantico del gesto delle mani, come simbolo dell’agire umano, è molto forte. 

Matteo, con una mano tocca la fonte battesimale, con l’altra cerca di afferrare la palma. 

La mano dell’Angelo sullo Spirito Santo (simboleggiato dalla nube), offre al martire la palma della vittoria, della gloria e dell’immortalità. 

Il carnefice, con una mano impugna la spada, con l’altra tenta di bloccare la vittima. 

La mani di un catecumeno si appoggiano al suolo, simbolo della materia e immanenza che ha dimenticato l’esistenza dello spirito. 

Altri due personaggi portano le mani sul capo in segno di disperazione ma nessuno osa agire. 

La nube dell’Angelo

La nube evoca il fumo che invase l’altare costruito da Caino per l’offerta che Dio rifiutò, preferendo quella di Abele.

Il sicario e Matteo, novelli Caino e Abele presentano dunque come offerta, la testimonianza delle proprie azioni. Matteo, come l’agnello, presenta il suo sacrifico di sangue, il sicario offere solo odio e violenza. I due altari si sovrappongono metaforicamente e la nube dello spirito ne accetta una: santifica l’azione di Matteo e rifiuta quella dell’assassino.

L’assassino chi è in realtà?

Perché un uomo che si vuole battezzare diventa un assassino? 

La risposta si trova nella “legenda aurea” di Jacopo da Varrazze. 

Per capire l’episodio, bisogna conoscere la storia del martirio di Matteo, che non è scritta nei Vangeli, ma appare nel libro settimo delle memorie del primo vescovo di Babilonia Abdia. 

Secondo Abdia, Matteo giunto in Etiopia, avrebbe convertito il re Egippo al cristianesimo, dopo aver fatto risuscitare il figlio.

Alla sua morte, gli sarebbe succeduto il fratello Ertaco che, desiderando sua nipote Ifigenia, la voleva sposare. La giovane tuttavia voleva consacrare la sua verginità al Signore. Irtaco chiese a Matteo di convincere la fanciulla, ma il Santo lo invitò a una delle sue omelie. Durante la messa, Matteo consacrò Ifigenia al Signore e affermò che nessuno avrebbe potuto mai infrangere tale voto. Per vendicarsi, il Re diede ordine di uccidere il Santo. 

Il mandante del delitto nell’affresco di Caravaggio

Nell’affresco, si distingue un uomo che indossa un ricco cappello piumato. Ebbene, il suo sguardo impietoso e cattivo evoca proprio il re Itarco, mandante dell’omicidio. 

La sua mano tocca la spada, come se avesse brandito il colpo prima del carnefice. 

In realtà, lui è solo il colpevole morale che non si sporca le mani. 

Il sicario, nonostante il sangue sul corpo del martire, ha una spada pulita, eppure dorrebbero essere sporca!

La spada del Re e del sicario si intersecano quasi a far capire che è stata quella del nobile a uccidere il Santo. 

Colpevoli, innocenti, non colpevoli, non innocenti

L’assassinio si può compiere grazie alla complicità dei presenti. Nessuno si oppone e lui crede di aver vinto, ma in realtà la vittima ha ottenuto la gloria del Paradiso proprio grazie al martirio. 

Per Caravaggio dunque il bene trionfa sempre, anche quando sembra che il male abbia avuto la meglio.

Le forze concettuali e simboliche mettono poi in un rapporto complementare e contraddittorio i concetti di innocenza e colpevolezza. 

Si rappresentano pertanto il sicario e Re quali colpevoli, San Matteo e l’Angelo quali innocenti. 

Poi ci sono i “non colpevoli”, tra cui il bambino, scusabile per la giovane età e i “non innocenti”, gli adulti che non hanno fatto nulla per evitare la tragedia (i complici del delitto). 

Infine c’è il ritratto del Caravaggio, che è un “fotografo” dell’accaduto, un narratore, un testimone. 

Conclusioni 

Caravaggio offre non solo uno spettacolo realistico, ma un capolavoro semantico e concettuale con vari livelli di lettura, il cui messaggio in realtà è molto più semplice di quanto si pensi: il bene vince sempre.

Un messaggio comprensibile a tutti e pertanto, a pieno titolo, universale.

Europa, dal 2035 addio alle auto a benzina e diesel

donna alla guida, auto benzina e diesel
donna alla guida, auto benzina e diesel

Dal 2035 non sarà più possibile in Europa vendere auto di nuova produzione a combustione interna, benzina o diesel. Nell’ottobre scorso l’Unione europea ha finalmente raggiunto l’accordo finale su uno dei punti cardine del Fit for 55 (= Pronti per il 55%). La decisione è stata presa insieme da Eurocamera, Consiglio Ue e Commissione.

Stop alle vendite vecchie auto entro il 2035

Un accordo storico, così lo ha definito anche il presidente della commissione Ambiente del Parlamento Ue, Pascal Canfin.

Step intermedi per non pesare sull’occupazione

Quello che preoccupa è l’occupazione nel settore. Sono stati previsti, però, degli step intermedi. Per il 2030 le aziende dovranno ridurre del 55% le emissioni delle nuove auto immesse sul mercato e del 50% quelle dei nuovi veicoli commerciali. Una deroga a parte dovrebbe essere approvata per i piccoli produttori: potranno infatti continuare a produrre auto di “vecchio tipo” fino al 2035.

La decisione permette di perseguire l’obiettivo del 100% di auto e furgoni a zero emissioni entro il 2035. L’accordo era ad un vicolo cieco e stava per saltare. Poi è stato raggiunto un compromesso. Il meccanismo di incentivi normativi, infatti, continuerà a sussistere per i veicoli a zero e basse emissioni. È stato inoltre aumentato il parametro al 25% per le auto e al 17% per i furgoni fino al 2030.

Nel 2026 la Commissione valuterà i progressi ottenuti verso l’obiettivo della riduzione del 100% delle emissioni e potrebbe rivedere – in base a questo e in base anche allo sviluppo tecnologico – gli obiettivi anche in relazione alle tecnologie ibride.

Auto, i nuovi standard Euro7

Intanto la Commissione europea ha diffuso i nuovi standard Euro 7 per tutti i veicoli, che entreranno in vigore il 1 luglio 2025. Si tratta di una delle fasi necessarie per arrivare ad eliminare le emissioni inquinanti in atmosfera del trasporto su gomma.

Le emissioni causate dai veicoli a benzina e a diesel sono solo una delle cause dell’inquinamento atmosferico. Come più volte spiegato anche dal presidente dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, è necessario agire su più fronti. Tra questi anche quello degli allevamenti e dell’agricoltura. Ciò nonostante è comunque necessario prendere decisioni per la tutela dell’ambiente e farlo subito.

Le norme riguardanti i nuovi standard Euro 7 sono per ora relative ad auto e veicoli leggeri. I mezzi pesanti saranno regolati dal 2027.

Nel 2050 ancora il 20% di auto inquinanti

L’obiettivo della Commissione europea è quello di avere sulle strade mezzi che emettano meno emissioni possibili. Perché è vero che nel 2035 non saranno più vendute auto troppo inquinanti, ma nel 2050 comunque si prevede che ancora il 20% dei veicoli saranno ancora del vecchio tipo.

Le norme Euro 7 riguardano anche le auto elettriche a batteria, perché nonostante siano di nuova generazione inquinano ancora a causa del sistema freni e della microplastica degli pneumatici.

La bozza di regolamento della Commissione dovrà ora essere approvata anche dal Parlamento Ue e dal Consiglio europeo.

Spagiria, alchimia e psicologia

spagiria, alchimia e psicologia
spagiria, alchimia e psicologia

Spagiria era una tecnica alchemica attraverso cui si estraeva la “quintessenza” dalle piante, per ripristinare i tre equilibri corporei: corpo, mente e anima.

Spagiria: etimologia del termine

L’etimo deriva da due verbi greci: σπάω spao «dividere, estrarre» e ἀγείρω agheiro «unificare». Il termine “geros”, compone la parola geroglifico “glifo divino”. Quindi la parola “spagyria” potrebbe significare “estrarre ciò che vi è di divino”.
E’ in pratica l’arte alchemica del “solve et coagula”, attraverso cui si estraggono i principi attivi dalle piante, potenziandoli, depurandoli e poi riunendoli.
A coniare il termine, Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim, meglio noto come Paracelso (1493-1541) un medico, alchimista e astrologo svizzero. Fu proprio lui a portare il metodo alla ribalta.

Formazione di Paracelso

Utile spendere qualche parola sul personaggio.
Paracelso, aveva appreso la medicina dal padre, il quale si era laureato all’Università di Tubinga in Germania.
Proprio a Tubinga, nel XVII sec. Johann Valentin Andreae costituì la Confraternita dei Rosacroce, che, secondo la leggenda, era stata fondata nel 1407 da un pellegrino tedesco di nome Christian Rosenkreuz (Rosen = rosa; Kreuz = croce).

Paracelso, che respirava occultismo in ogni dove, si dedicò allo studio di kaballa, ermetismo, astrologia e astronomia, guidato dall’abate benedettino, alchimista e mago, Giovanni Tritemio.
Crescendo, andò a Ferrara, una delle culle dell’Umanesimo e dopo la laurea si recò a Mistra in Grecia, per approfondire gli studi esoterici.

Utile precisare che, nel Rinascimento, si credeva che l’essere umano potesse ritrovare la sua nobiltà, solo coltivando le “arti” quali: matematica, poesia, scultura, pittura, astronomia e attraverso la lettura dei testi sacri.
Si riteneva altresì che bisognava adattare il pensiero platonico ermetico ai tempi attuali, per riscoprire le realtà universali.
Fu in questo periodo che l’essere umano ritrovò la sua più profonda affiliazione con l’Universo, intuendo che riunire il Microcosmo nel Macrocosmo sarebbe stato l’unico mezzo per riconnettersi con la propria divinità interiore.

Spagiria vegetale: i cibi magici

Nel Rinascimento, attraverso la spagiria vegetale si preparavano tinture ricavate dalle piante selvatiche. Da esse si estraeva la cosiddetta “quintessenza”, che racchiude in sé i tre principi filosofici alchemici: il Mercurio (principio fluido e volatile; lo spirito), lo Zolfo (principio denso e odoroso; anima) ed il Sale (principio consistente e terreno; materia).
Svolgendo una triplice azione nell’organismo, si riteneva che i tre principi agissero su livelli differenti.
La quintessenza estratta avrebbe di conseguenza aiutato a ripristinare lo stato di benessere nell’individuo.
Era dunque un’applicazione pratica dell’alchimia che manteneva al tempo stesso la sua natura filosofica essenziale! Cosa fondamentale per Paracelso.

Processo alchemico della spagiria in Egitto

Il processo alchemico della spagiria trae le sue origini dal pensiero ermetico egizio.
Secondo alcuni studiosi, la parola alchimia deriverebbe da Kemet, termine con cui gli antichi egizi indicavano il colore del suolo su cui abitavano, la «terra nera» del Nilo. In seguito sarebbero state aggiunte le lettera a ed l.
L’alchimia serviva a conferire ad una pianta qualità diverse dalle originarie, mantenendo la forza vitale attiva e eliminando la putrescina. Tutte pratiche ben note agli antichi egizi, se pensiamo alla conservazione delle mummie e alle quattro fasi alchemiche applicate.

Quattro fase alchemiche

Spendiamo qualche parola sulle quattro fasi alchemiche. Esse sono:
Nigredo (detta opera al nero) era la prima delle fasi alchemiche, durante la quale si eliminava la putrescenza dei cadaveri;

Albedo (opera al bianco) era la seconda fase. Rappresentava la rinascita e trasformazione;

Citrinitas (opera al giallo) corrispondeva alla consapevolezza e guarigione;

Rubedo (opera al rosso) era piena conoscenza del Sè, gioia, piena realizzazione.

Ricerca e raccolta delle piante per gli achimisti

Ma come si raccoglievano le piante?
Iniziamo specificando che anche la raccolta delle piante rientrava in un processo pratico e olistico.
Per la filosofa ermetica, alchemica, era infatti essenziale rapportarsi con l’ambiente che ci circonda e con le piante, dalle quali si possono trarre erbe vantaggiose per il nostro benessere.

Secondo tali principi, le piante si dovevano estrarre con rispetto e conoscenza, chiedendo loro il “permesso”, con un atteggiamento religioso.

Questo perché, sempre secondo gli ermetici, nel mondo non esiste separazione reale, tutto interagisce e la pianta si offre per donarci i suoi fitocomplessi. Insomma: se non le chiediamo il permesso, difficilmente possiamo connetterci con lei e ottenere una guarigione.

Spagiria e archetipi di guarigione

Nella spagiria, che si basa su principi filosofici, non si teneva solo conto con i principi attivi della pianta, ma anche della relazione tra pianta- microcosmo e macrocosmo.
Gli spagiri pertanto cercavano dapprima la causa della malattia e la forza vitale che poteva guarirla.
Quando andavano a raccogliere una pianta, essi lavoravano per archetipi (la pianta attraverso il suo archetipo è legata al piano fisico eterico astrale e mentale).
Si riteneva che ogni pianta fosse una mescolanza di sette archetipi, rappresentati nella successione caldaica dei pianeti.
Queste sette forze sarebbero funzioni dello spirito planetario.
In secondo luogo, andavano a raccogliere la pianta basandosi sul calendario astrologico. Esso indicherebbe infatti il momento in cui la stessa è nel pieno delle sue potenzialità.
Dopodiché, si lavavano le mani, si concentravano e senza strappare piante o erbacce, ma con rispetto e devozione per l’essenza spirituale della pianta, la raccoglievano.

Era insomma un atto di consapevolezza profonda, in cui chi raccoglieva entrava in empatia con la pianta.
Il corpo, curato con tale pratica, era visto dunque come un laboratorio alchemico in cui sale, mercurio e zolfo estratti dalle piante si riunivano, si elaboravano, sintetizzandoli e portavano alla guarigione.

Spagiria ai giorni nostri

Lo spagiro moderno non ha come fine il realizzare la quintessenza. La sua attività è lo specchio di una ricerca interiore. La quintessenza è di conseguenza il risultato del lavoro profondo della conoscenza.
Quanto alla guarigione, il solo fatto di entrare in connessione con la Natura è di per sé terapeutico, almeno dal punto di vista psicologico.

Jung e la spagiria nel campo della psicologia

Dopo la rottura con Freud, lo psicanalista, psichiatra e antropologo svizzero Carl Gustav Jung (1875-1961) si interessò di mitologia e alchimia. Iniziò pertanto a studiare la catabasi, il “viaggio verso gli inferi” (quale viaggio dell’anima) di eroi come Ganesha, Ulisse, Enea, nonché la Divina Commedia di Dante.

Attraverso il viaggio nel mondo mitologico, Jung era convinto di poter risalire all’archetipo delle connessioni con l’inconscio collettivo.

Lo studioso realizzò che c’era una forte connessione fra alchimia e psicanalisi.
Il mercurio ad esempio, simbolo alchemico della mente, veniva purificato dai suoi otto veleni e potenziato attraverso le sue interazioni con lo zolfo e la mica, in modo da poter garantire la giovinezza del corpo.
Allo stesso modo, per Jung, il mercurio, rappresentando i sotterfugi e gli inganni dell’inconscio degli uomini, andava trasformato attraverso un viaggio interiore di consapevolezza.
Riuscire a superare le difficoltà attraverso un percorso alchemico – psicoanalitico, avrebbe garantito il pieno recupero del proprio Sè inconscio.

«Rendi cosciente l’inconscio o sarà lui a guidarti e tu lo chiamerai Destino» scriveva il celebre medico svizzero.

Athanor: la metafora del crogiolo alchemico per Jung

Per Jung, alchimia e spagiria, quale arti della trasformazione, erano dunque dei metodi per arrivare alla conoscenza del Sé. Conoscenza acquisibile solo dopo aver superato i propri limiti interiori.

L’athanor, il crogiuolo alchemico, nella psicanalisi diventò pertanto la metafora di un viaggio interiore di trasformazione, dove si può operare una riunificazione con la propria anima attraverso l’integrazione degli opposti psichici.
Parliamo della cosiddetta “coniunctio oppositorum” fine ultimo e spirituale dell’alchimia, dove maschile e femminile, conscio e inconscio, attivo e passivo, luce ed ombra, Yang e Yin, Logos ed Eros, Animus e Anima, vengono accolti, visualizzati, separati e quindi elaborati per compiere lo stadio finale, ciò che Jung definiva “il farsi totale dell’uomo psichico”.

Fonti
Jung “Ricordi, sogni, riflessioni”
Gabriel Naudè, Instruction à la France sur la vèritè de l’histoire des Frères de la Rose -Croix, Parigi 1623