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lunedì, Luglio 15, 2024

COP27: cosa si farà in concreto per l’ambiente?

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In Egitto si è appena conclusa la 27a sessione della Conferenza delle Parti COP27 dell’UNFCCC. Quali gli argomenti trattati e quali le soluzioni?

COP27: “la conferenza poggia su impegni disattesi” 

Sharm El-Sheikh 6 novembre-18 novembre 2022.

L’accordo di Parigi del 2015 sui cambiamenti climatici prevedeva di contenere (entro 2 gradi Celsius), il riscaldamento medio globale rispetto al periodo preindustriale prima del 2030. 

L’ultimo report del programma ONU per l’ambiente ha tuttavia evidenziato che, entro fine secolo, si rischia di raggiungere un +2,6. 

Una soglia definita “catastrofica” dal nono Segretario Generale delle Nazioni Unite, il portoghese António Guterres.

«Dobbiamo rispondere a questi segnali con l’azione, in maniera concreta e credibile, perché è un argomento che interessa tutti». 

«Sono qui per fare appello a tutte le parti affinché siano all’altezza del momento e della più grande sfida che affronta l’umanità. Il mondo sta guardando e ha un semplice messaggio: o la borsa o la vita»

L’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) ha altresì puntualizzato che il cambiamento sta avvenendo con un velocità impressionante, devastando habitat e mezzi di sussistenza in ogni parte del Pianeta. 

In pratica, l’obiettivo dei 100 miliardi di dollari all’anno in aiuti ai Paesi in via di sviluppo per le loro politiche climatiche, previsto dall’Accordo di Parigi nel 2015, sembrerebbe essere stato disatteso. 

Cosa fare? Queste e altre tematiche sono state affrontate a COP27. 

Temi principali del COP27 

Alla conferenza hanno preso parte più di centoventi capi di Stato e di Governo. Nel corso delle due settimane, si sono tenuti oltre cinquanta eventi, tavole rotonde e incontri interattivi, durante i quali il pubblico ha avuto la possibilità di interagire.

A seguire, l’elenco dei temi:

1.Affrontare il divario di adattamento e rafforzare la resilienza. Obiettivo? Diventare il fondamento dell’attuazione del percorso di sviluppo sostenibile e contribuire  ad affrontare le perdite e i danni attraverso sforzi equi, olistici e collaborativi;

2. Aumentare i finanziamenti. Obiettivo? Attuare una mobilitazione e una riforma dei sistemi finanziari, per sostenere le transazioni ambientali e climatiche, per la gestione del debito e per azzerare i mercati del carbonio;

3. Azione di “accelerazione”. Obiettivo? Guidare un’azione che affronti le esigenze di sviluppo zero-carbonio in modo olistico;

4. Costruire credibilità e fiducia. Obiettivo? Lavorare per colmare il divario di credibilità e rafforzare la responsabilità. Ciò sarà attuabile attraverso il monitoraggio e la rendicontazione dei progressi, stabilendo le migliori pratiche e collegando progressivamente l’azione volontaria con le regole di base dell’economia.

Risarcire i Paesi del Sud? Il tabù dei tabù

Da subito, uno dei punti più controversi del vertice è stato il tema del risarcimento nei confronti dei Paesi del Sud del mondo. 

I Paesi in via di sviluppo, che devono trovare il giusto equilibrio fra crescita, inquinamento e salvaguardia dell’ambiente, hanno infatti chiesto il rispetto dei precedenti accordi finanziari a sostegno della transizione.

Mentre la questione del risarcimento per i danni climatico al Sud ha avuto l’appoggio di Guterres, è stata per così dire “schivata” dai Paesi sviluppati. Per i suoi rappresentanti, la riduzione dei gas serra e il passaggio a fonti di energia rinnovabili sono due delle sfide da raccogliere.

Di conseguenza, non si è indicata una scadenza definitiva per decidere se creare un vero Fondo ad hoc (come chiesto dai G77), per i Paesi più danneggiati ed esposti.

Usa e Ue temono di dover pagare un dazio eccessivo, anche se legittimo e il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, ha espresso qualche perplessità al riguardo. «Se creiamo un nuovo Fondo ci vorrà tempo ma i Paesi vulnerabili hanno bisogno di questi soldi adesso. Meglio aggiornare le possibilità esistenti».

Una contraddizione in essere 

Le parole di Timmermans hanno scatenato una serie di polemiche.

Come detto, nella bozza del vertice si esprimeva chiaramente la preoccupazione per il mancato raggiungimento dell’Accordo di Parigi. 

Si faceva pertanto appello ai Paesi sviluppati affinché «almeno raddoppino i fondi per l’adattamento al clima», evitando «passi indietro negli impegni di azione e sostegno».

Ed è su questo punto che i Paesi maggiormente esposti hanno insistito.

«Qualunque cosa sia meno di un Fondo ad hoc per perdite e danni, sarebbe un tradimento per le persone e i popoli che lavorano per l’ambiente e l’umanità».

A dichiararlo, Molwyn Joseph, ministro dell’Ambiente di Antigua e Barbuda.

Della stessa opinione il capo negoziatore del gruppo dei G77, il pakistano Nabeel Munir. «I Paesi sviluppati devono pagare. Se non ci si mette d’accordo su questo Fondo, penso che questa COP2027 non sarà un successo». 

Per la delegazione brasiliana, «i forum dell’Onu non possono continuare a essere discussioni teoriche le cui decisioni, poi, non vengono nemmeno rispettate».

Greenpeace: “andremo verso l’inferno climatico”

Molto critico anche Yeb Saño, capo delegazione alla COP27 di Greenpeace International. 

«Nessuna via credibile verso l’assegnazione dei trilioni necessari!». «Così si spinge il pedale dell’acceleratore verso l’inferno climatico».

Cop27, conclusione dei lavori 

Nonostante le polemiche e le perplessità, a conclusioni dei lavori, il britannico Nigel Topping, ha espresso totale fiducia sul summit.

«Possiamo raggiungere i nostri obiettivi climatici più velocemente di quanto avremmo mai pensato. Paesi, regioni e singole organizzazioni stanno consegnando combustibili fossili alla storia e inaugurando una nuova era basata su fonti di energia economiche, affidabili e rinnovabili. Questo è il potere della collaborazione radicale, quando ci uniamo attorno a obiettivi e valori condivisi. Esorto le parti a prendere coraggio e a incorporare questo slancio nei loro piani nazionali. Affrontare il cambiamento climatico non serve solo a dimostrare l’abilità industriale di un Paese, ma a salvare tutti e tutto ciò che ci è caro».

Non ci resta che attendere, sperando che alle parole seguano i fatti. Il compromesso è arrivato alla fine della Conferenza, che è stata anche prorogata: ‘non toccare’ i combustibili pur di portare a casa il fondo Loss and damageIn questo modo i Paesi che stanno pagando il prezzo più alto del cambiamnto climatico potranno essere risarciti, almeno in parte, per le perdite e i danni provocati dai disastri. Un modo per non bloccare sul nascere qualsiasi idea di sviluppo per quei territori.

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