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lunedì, Maggio 20, 2024

Raki: brindiamo con il “latte di leone” turco

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Raki è considerata la “bevanda nazionale” della Turchia. Conosciamo la storia del distillato, come mai è così popolare ed altre curiosità legate al “latte di leone”.

Raki, dalla Turchia con furore

Viaggiare in Turchia e non assaggiare un buon bicchiere di Raki è quasi un peccato. La “bevanda nazionale” a base di uve due volte distillate e anice, è un patrimonio popolare.

Origine del termine. Qualche ipotesi

Riguardo all’etimologia circolano diverse ipotesi.

  1. Il termine Raki (pronuncia: ra-kee) potrebbe derivare dalla parola araba araki, cioè “sudorazione”, distillato:
  2. Somiglia a “Razzaki”, un tipo di uva usata per fare il brandy all’anice. Nel tempo “razzaki” sarebbe diventato “raki” nel discorso comune;
  3. Potrebbe derivare da “Arika”. Quest’ultima, è una bevanda simile consumata dai turchi nomadi dell’Asia centrale, che viene distillata dal latte delle cavalle.

Storia del Raki

Il termine appare per la prima volta nel 1326. La storia narra che il secondo sultano Orhan Bey (1281-1362) donò vino e raki a coloro che lo avevano aiutato a conquistare l’odierna provincia occidentale di Bursa.

Questo fa intendere che la bevanda fosse già nota in passato.

Quando gli eserciti ottomani assediarono Istambul, soprattutto nella Regione del Galata, nacquero delle taverne in cui si servivano dei vini alla frutta molto energizzanti. Uno di questi, era appunto il raki: una bomba calorica che assicurava il recupero psico fisico dei soldati.

Legalizzazione a periodi alterni 

Per qualche oscuro motivo, la bevanda venne di tanto in tanto vietata durante l’Impero Ottomano.

Per un periodo compreso tra il 1826-1839, con l’inizio del periodo della Riforma, si potè nuovamente bere. Un nuovo divieto si ebbe tra il 1920-1926.

Dopodiché, il popolo potè finalmente assaporare il raki con tutta tranquillità. A gestire le taverne erano persone non musulmane, che per motivi religiosi non potevano e non possono bere alcolici.

Piccola precisazione: i divieti erano volti a impedire ai musulmani di bere, specialmente durante il mese sacro del digiuno, il Ramadan. Tuttavia non esisteva un divieto assoluto dell’alcol, salvo che non potesse essere consumato in pubblico.

I vari tipi di Raki 

Secondo il Seyahatname, il “libro di viaggio” di Evliya Çelebi (1611-1682) i produttori di rakı, chiamati “Arakçıyan Tradesmen” producevano diversi tipi di vino a base di frutta. I più famosi erano il banana rakı, hardaliye (una bevanda analcolica a base di uva matura) e il melograno rakı. 

Come si produce la bevanda

Il rakı si produce distillando suma (ottenuto distillando uva e fico) con alcool etilico all’80%.

Viene aromatizzato con anice dopo una seconda o terza distillazione. 

Durante questo processo, si utilizzano distillatori di rame. In seguito si aggiunge zucchero, e poi si procede all’invecchiamento all’interno di botti di rovere. Dopo il processo di invecchiamento, che richiede dai due ai sei mesi, viene imbottigliato, etichettato e distribuito.

Una legge per la produzione

Per evitare problemi con la salute, il raki è stato monopolizzato dallo Stato con l’articolo di legge numero 790, in vigore dal 01.06.1926. 

Ciò ha fatto sì che si ogni azienda si attenesse a degli standard qualitativi ben precisi.

Il raki viene attualmente esportato in decine di paesi, tra cui: Germania, Stati Uniti e Cina.

Come viene servito il “latte di leone”?

La bevanda viene servita in un bicchiere alto e stretto. 

Prima si aggiunge dell’acqua in parti uguali, che le conferisce il tipico colore bianco latte. Da qui l’appellativo “latte di leone”. Successivamente si immerge un cubetto di ghiaccio. Importante rispettare questi passaggi altrimenti avrà un saporaccio.

Come mai diventa bianca?

L’anice può dissolversi nell’alcol, ma è insolubile in acqua. Dunque più acqua si aggiunge, più la bevanda diventerà bianca.

Il sapore dell’alcol raki è bilanciato dall’aroma di anice e smorzato dall’effetto dello zucchero e dell’acqua demineralizzata.

Accompagnamento del raki 

A fare da accompagnamento, un “raki sofrasi” vassoio ricco di “meze” (antipasti), pesci, olio d’oliva e formaggi freschi. E ancora: haydari (piatto a base di yogurt e spezie), insalata di melanzane affumicate, tarator (salsa fredda a base di yogurt, cetriolo, aneto, noci e aglio), ezme piccante (insalata speziata). Immancabile il saksuka (un tipo di stufato), fava, hummus, muhammara (crema di peperoni e noci), gamberi, calamari, lakerda (specialità di mare), babagannus (baba ghanouj) (antipasto di melanzane arrosto, olio, succo di limone, condimenti vari e tahini) e borulce (fagioli).

Meglio mangiare, anche perché, con i suoi 40-50 per cento di alcol in volume, è una bomba anche per i bevitori più accaniti.

Raki ‘o clock e brindisi 

Come suggeriscono molti poeti, l’ora migliore per “Raki o’clock” è dopo l’inizio del tramonto, in un momento in cui siamo rilassati e pronti a lasciarci trasportare in una dimensione di leggerezza.

Nel momento del brindisi, si fa tintinnare il fondo del bicchiere e si pronuncia la parola “Serefe”, cioè “cin cin”, “alla salute”.

Calorie: occhio alla dieta

Quaranta ml di raki contengono 105 calorie, 80 ml equivalgono a 3 bicchieri di vino o 5 fette di pane, (circa 170 calorie). Occhio a non esagerare con gli antipasti! Per preservare la linea e la salute.

Conservazione 

Vista l’elevata presenza di alcool, una bottiglia non aperta ha una durata indefinita, mentre una bottiglia aperta dura circa 10 anni prima che vada male. 

Importante è mantenerla al riparo dall’aria, dalla luce e conservarla in un luogo asciutto.

Note Bibliografiche

Priscilla Mary Işın, “Impero Impero sante: una storia della cucina ottomana”, 2018

Ayşegül Özbek, “Anadolu’nun 500 Yıllık Geleneği: Rakı” citando

“Rakı Kitabı” – Erdir Zat, 2013

“Rakı Ansiklopedisi” – Kolektif, 2011

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