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L’amianto colpisce le vie urinarie, 500mila euro a un vetraio

medici in sala operatoria
medici in sala operatoria

L’amianto è causa anche di tumori uroteliali. Lo ha riconosciuto il Tribunale di Pisa. Il giudice del Lavoro, Rossana Ciccone, ha condannato l’Inail a concedere la rendita per malattia professionale a un vetraio.

L’uomo, T.C. sono le sue iniziali, 73 anni, residente a Pisa, a causa dell’esposizione all’asbesto sul luogo di lavoro, nel 2015 ha contratto un carcinoma uroteliale bilaterale ed è stato sottoposto a due interventi chirurgici invalidanti. L’Inail aveva, però, respinto la sua istanza amministrativa per ottenere la rendita perchè non riconosceva il nesso causale tra l’esposizione all’asbesto e la patologia.

Rendita a vetraio, Bonanni: “Sentenza storica”

“La sentenza è storica – ha dichiarato il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni – l’amianto è stato ritenuto killer anche per i tumori delle vie urinarie. Gli specialisti hanno trovato le sue fibre nelle urine dei lavoratori e nei carcinomi che hanno colpito l’operaio. Quindi la nostra prova scientifica è stata fondamentale per inchiodare l’Inail ai suoi obblighi. Ci attendiamo ora che i malati alle vie urinarie, e i familiari dei deceduti per queste malattie, ottengano il giusto riconoscimento previdenziale”.

Vetraio a contatto con l’amianto

Il 73enne, dal giugno del 1971 aveva svolto le mansioni di magazziniere, movimentando materiali in amianto e in eternit. Dal ’74 al ’79, aveva lavorato in siti nei quali l’amianto era interposto tra le strutture metalliche e i manufatti di vetro. Sospettando fortemente che fosse proprio il minerale cancerogeno la causa del suo male, si è rivolto all’Ona e al suo presidente. L’avvocato Bonanni è riuscito a vincere il ricorso dimostrando il nesso di causalità ed ha ottenuto per il suo assistito anche 500mila euro di arretrati.

Il giudice del Lavoro del Tribunale di Pisa, Rossana Ciccone ha riconosciuto un’invalidità del 70% all’operaio. Ha condannato l’Inailcorrispondere la rendita.

Fibre di asbesto nei tumori uroteliali

Il magistrato ha accolto le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio. Il ctu ha sottolineato che: “nel settore vetrario, l’amianto, insieme alle leghe con arsenico e cadmio, veniva utilizzato per la componentistica dei forni e di tutte le altre strutture, per i presidi per la protezione individuale (guanti, tute, cappucci), per foderare gli utensili, per l’impasto vetroso”. Il ctu ha evidenziato che “l’operaio fu esposto all’asbesto per tutta la durata della sua attività lavorativa”. Ha spiegato, inoltre, che la letteratura scientifica ha provato la presenza di fibre di asbesto nei tumori uroteliali.

L’Ona fornisce assistenza alle vittime dell’amianto, sia medica che legale. Però, negli anni, ha anche affiancanto la ricerca. Sia nella cura delle patologie asbesto correlate. Sia nella dimostrazione del nesso causale tra l’amianto e diverse altre malattie rispetto a quelle originariamente riconosciute dall’Inail. Prima, infatti, l’Inail riconosceva soltanto il mesotelioma e l’asbestosi come conseguenza dell’amianto e concedeva i benefici solo alle vittime di queste patologie. I medici inviano i casi di mesotelioma, infatti, all’Inail per la registrazione dal 1992. L’ultimo rapporto ReNaM, il settimo, è dello scorso anno.

Negli anni, invece, gli scienziati hanno dimostrato che la fibra killer provoca molte altre neoplasie. Così sempre più persone hanno potuto accedere ai benefici amianto. Ora, come spiegato ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“, sono 3 le liste di malattie dell’Inail correlate con questo minerale. Per completare la mappatura dei siti contaminati l’Ona ha realizzato anche una App.

Amianto ex Freddindustria, Bonanni: “Pericoloso, va rimosso”

Freddindustria, amianto e altri veleni
Freddindustria, amianto e altri veleni

Ex Freddindustria. Sito dismesso all’interno del centro di Aprilia ancora nel 2023 carico di amianto, dopo una vicenda partita nel 2016 che ha visto diversi sgomberi e un incendio che ha preoccupato non poco la popolazione. Una storia infinita dove tutti o quasi gli attori coinvolti non sembrano essere esenti da colpe.

Amianto nella ex Freddindustria, commissione Trasparenza

È stato questo il tema della commissione Trasparenza del Comune di Aprilia, presieduta dal consigliere Vincenzo La Pegna, alla quale ha partecipato il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni.

Il legale, il 1 febbraio scorso, appena saputo dell’incendio all’interno della ex Freddindustria ha subito lanciato l’allarme amianto e diossine, consigliando ai cittadini di chiudere le finestre e di non uscire fino a che la pesante nube nera non si fosse dissolta. All’interno del sito dismesso, come più volte segnalato dai residenti, ma anche dalla Polizia locale, erano accatastati rifiuti di ogni tipo. Su 8 dei capannoni presenti, inoltre, la copertura è ancora in amianto.

Il sindaco Antonio Terra aveva tranquillizzato i suoi cittadini dicendo che l’incendio non aveva interessato le strutture contaminate dall’asbesto. È pur vero, però, che il rogo e le operazioni di spegnimento hanno comportato un movimento d’aria tale da provocare il pericolo della dispersione delle fibre.

Il presidente Ona: “Nessuna soglia minima riduce il rischio”

Il presidente Ona ha ricordato in aula come non esiste una soglia minima di fibre per cui si possa dire che il rischio sia nullo. E che l’amianto provoca purtroppo ancora oggi tutta una serie di malattie mortali come il mesotelioma e altri tumori. “Dove c’è l’amianto – ha detto – ci sono malattie e morte e, anche in questo caso deve valere il principio di precauzione”. Ha spiegato che anche l’esposto presentato alla Procura della Repubblica non vuole essere contro qualcuno, ma soltanto un invito alla bonifica.

Quello che i consiglieri di opposizione, tra i quali Marco Moroni di Unione Civica, hanno sottolineato, sono i ritardi nella messa in sicurezza della struttura da parte della società proprietaria, la Aprilia 2012. Come pure della stessa amministrazione che non ha denunciato quando le ordinanze che disponevano la bonifica non sono state eseguite.

Freddindustria, contestate le perizie presentate dalla società

La proprietà, da parte sua, nel settembre e nel novembre del 2020, ha presentato due perizie in cui si specifica che l’azienda ha rimosso l’amianto presente e messo in sicurezza l’area. Ma anche che le lastre di eternit rimaste a copertura di 8 capannoni sono integre e non pericolose per la salute. Inoltre le fibre aerodisperse di asbesto (comunque rilevate), sono inferiori ai limiti di legge.

Le perizie sono state al centro del dibattito. Il consigliere La Pegna, infatti, ha fatto presente che 20 giorni prima il sopralluogo per la perizia, l’Osservatorio nazionale amianto aveva presentato un esposto alla Procura della Repubblica. Con rilievi fotografici che attestano come l’eternit fosse a tratti rotto e deteriorato. Da allora sono passati altri 3 anni. Come ha sottolineato il presidente Ona le strutture sono state costruite prima del 1992, anno in cui l’amianto è stato messo al bando. Sono quindi passati oltre 30 anni. In questo lungo periodo il cemento amianto perde la sua forza aggrappante e le fibre di disperdono molto più facilmente mettendo a rischio la salute dei cittadini.

Inoltre, ha aggiunto, “le perizie sono lacunose, anche se probabilmente non dicono nulla di falso. Quando l’ingegnere dice che i materiali sono stati eliminati con una certa tempistica, non è vero: è evidente il ritardo. Anche nella bonifica delle tettoie in amianto. Meglio tardi che mai, mi sento di dire. Le sollecitazioni di Chiocca e dell’Ona hanno portato i loro frutti. Comunque se i proprietari non bonificano il Comune può farlo al loro posto rivalendosi poi e anche confiscando l’area”.

Secondo il sindaco di Aprilia Vincenzo Terra che ha raggiunto l’aula della commissione si dovrebbe “fare un ragionamento diverso chiedendo lumi alla Asl. Il confine molto marcato relativamente alle leggi richiamate è tra ambiente di lavoro e ambiente abbandonato”.

Ex Freddindustria, il lavoro della polizia locale

In commissione Trasparenza era presente anche il comandante della Polizia Locale, Massimo Giannantonio, che ha seguito tutta la vicenda e che ha spiegato come la società ora abbia chiamato una ditta specializzata per la rimozione dell’amianto e alla demolizione dei capannoni. Questa contatterà anche la Asl che, finora, dal 2016 quando tutta questa vicenda è iniziata, non è mai stata messa al corrente del sito contaminato, come invece è previsto per legge.

Per anni, nonostante diversi sgomberi della polizia locale e la recinzione realizzata dall’azienda, il sito è stato rifugio per senza tetto e pregiudicati di ogni genere. Questo e anche il Covid hanno rallentato la bonifica. “Adesso, però – ha concluso l’avvocato Bonanni – non è più il tempo di parlare, bisogna agire al più presto, per liberare il centro di Aprilia dal pericolo e dall’incuria”.

Mense scolastiche ispezionate dai Nas, 1 su 3 irregolare

nas mense scolastiche
nas mense scolastiche

I carabinieri del Nas Nucleo antisofisticazione e sanità hanno effettuato in tutta Italia verifiche nelle mense scolastiche e nei centri cottura.

Il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute, d’intesa con il Ministero della Salute, ha infatti realizzato una campagna di controlli a livello nazionale finalizzato alla verifica dei servizi di ristorazione e delle imprese di catering assegnatari della gestione delle mense scolastiche.

La maggioranza delle infrazioni (85%), ha riguardato aspetti sanzionatori amministrativi come le carenze strutturali e impiantistiche dei locali impiegati alla preparazione dei pasti, la mancata attuazione dell’autocontrollo, della tracciabilità e della presenza di allergeni, elementi fondamentali per prevenire possibili episodi di intossicazione e reazioni allergiche, ancor più significativi nelle fasce sensibili delle utenze scolastiche“.

Dai controlli, una struttura su tre è risultata irregolare. Nell’ambito dei controlli, disposta anche la sospensione dell’attività o il sequestro di 9 aree cucina operanti all’interno delle mense scolastiche. Rilevante infatti carenze igienico-sanitarie e strutturali, come la presenza diffusa di umidità e muffe.

Mense scolastiche, controllate oltre mille aziende in Italia

Le aziende di ristorazione collettiva operanti all’interno di mense scolastiche di ogni ordine e grado – dagli asili nido fino agli istituti superiori – che hanno ricevuto l’ispezione sono state 1.058. Sono sia pubbliche che private.
Tra le ditte controllate, 341 hanno evidenziato irregolarità, pari al 31%: 482 le violazioni penali e amministrative accertate, con sanzioni pecuniarie elevate per 240 mila euro; le violazioni contestate erano su diversi fronti:

  • gestione degli alimenti;
  • condizioni d’igiene nei locali di preparazione dei pasti;
  • mancata rispondenza in qualità e quantità rispetto ai requisiti prestabiliti dai capitolati d’appalto;
  • regolarità di impiego delle maestranze e relativo possesso di adeguata qualifica e preparazione professionale.

Deferiti all’autorità giudiziaria 22 gestori dei servizi mensa ritenuti responsabili dei reati di frode ed inadempienze in pubbliche forniture; detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione ed inosservanze alla normativa sulla sicurezza sui luoghi di lavoro. Gli accertamenti dei NAS hanno rilevato, infatti, l’impiego fraudolento di ingredienti di minore qualità rispetto a quella pattuita nei contratti di fornitura stipulati con i Comuni.

Situazioni particolari hanno riguardato il Parmigiano DOP sostituito con altri formaggi, uova convenzionali anziché da agricoltura biologica e prodotti congelati al posto di quelli freschi. Accertata anche l’assenza di uno degli ingredienti: in un istituto in provincia di Caserta, somministrato agli alunni il piatto “pasta e patate” senza le patate“.

Cibi non tracciabili o scaduti: sequestrati 700kg

Oltre 700 chilogrammi di cibo tra carne, formaggi, olio, frutta e ortaggi, sequestrati dai carabinieri per vari motivi. In alcuni casi mancavano i requisiti di tracciabilità. In altri casi gli alimenti destinati alla preparazione delle pietanze da servire nelle mense scolastiche erano scaduti di validità, oppure custoditi in ambienti inadeguati. Infine, in altri casi ancora, gli alimenti destinati all’impiego nelle pietanze erano di qualità inferiore a quanto previsto dai capitolati d’appalto.

E’ successo a Bergamo, dove nella mensa di una scuola paritaria, c’era pasta fresca scaduta e farine con termine di conservazione oltrepassato da un anno. “Nel corso di tre ulteriori controlli eseguiti presso le mense di altrettanti plessi scolastici della medesima provincia – riportano i carabinieri – riscontrate, a vario titolo, condizioni igieniche carenti, l’utilizzo di cibi scaduti per la preparazione dei pasti e la presenza di generi alimentari arbitrariamente congelati senza seguire le procedure“.

Problemi anche in provincia Treviso, dove sono stati sequestrati 40 kg di prodotti alimentari congelati (carnei, ortofrutticoli e lattiero caseari), in parte scaduti di validità ed in parte privi di tracciabilità poiché conservati in confezioni anonime. Accertate anche carenze igienico-sanitarie e strutturali dei locali. Comminate sanzioni pecuniarie per 3.500 euro a carico del titolare della ditta.

mense scolastiche nas
Un momento delle ispezioni

Catania: campionato cibo destinato alle mense scolastiche

In provincia di Catania, sequestrati 17 kg di preparato alimentare privo di indicazione di
provenienza, utilizzato per la panatura degli alimenti; presenti anche prodotti carnei decongelati senza controllo della temperatura. L’ispezione è stata eseguita nel laboratorio di produzione pasti della ditta aggiudicataria del servizio di refezione scolastica per le scuole primarie e dell’infanzia.

Presso il refettorio di un altro istituto comprensivo scolastico di Catania, sequestrate invece alcune confezioni termosaldate di pasti. C’erano dentro corpi estranei, verosimilmente di natura pilifera umana: prelevati alcuni campioni di cibo, per le opportune determinazioni. Deferito in stato di libertà il titolare dell’impresa alimentare responsabile della fornitura dei pasti alla scuola.

Napoli: punto ristoro e laboratorio dolciario da incubo

In un liceo classico di Napoli disposta la sospensione dell’attività di somministrazione e vendita di alimenti e bevande del punto ristoro di un liceo classico. Pessime infatti le condizioni igieniche riscontrate sulle attrezzature e negli ambienti di stoccaggio e somministrazione dei preparati di gastronomia. Sequestrati 50 kg di prodotti dolciari e
generi alimentari destinati agli studenti e al corpo docente, privi di tracciabilità.

L’attività ispettiva è stata estesa al laboratorio artigianale di produzione che riforniva i prodotti dolciari, ubicato a Napoli, riscontrato con gravissime carenze igienico sanitarie strutturali, per cui è stata disposta la sospensione dell’attività. Sono stati sottoposti a sequestro ulteriori 400 kg tra materie prime, semilavorati e prodotti finiti. Contestate violazioni amministrative per complessivi 7.500 euro” – riferiscono i carabinieri.

Carenze strutturali: problemi di infiltrazioni e muffa

Presso il centro di cottura di una scuola primaria della provincia di Pavia, rilevate gravi carenze strutturali consistenti nella presenza infiltrazioni d’acqua, muffa, pannelli del soffitto divelti, nonché la mancata applicazione delle procedure di autocontrollo. Irrogate sanzioni amministrative per un totale di euro 3.000 e disposti interventi di ripristino dei locali.

In provincia di Matera, presso un istituto comprensivo, scoperto un servizio igienico della palestra adibito estemporaneamente a deposito di stoviglie ed utensili da cucina da utilizzare nella locale mensa scolastica.

A Bari disposta l’immediata sospensione dell’attività in considerazione delle gravi carenze igienico sanitarie e strutturali rilevate nel centro cottura fornitore di pasti per un plesso scolastico.

Piemonte, la Regione stanzia 9 mln per le bonifiche amianto

Regione Piemonte
palazzo della regione piemonte

Stanziati con il Bilancio di previsione 2023-2025 della Regione Piemonte fondi anche per la bonifica degli edifici che ancora contengono amianto.

Gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’assessorato all’Ambiente sono favorire la transizione energetica, l’adattamento e la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, ma anche curare il patrimonio ambientale. L’assessore Matteo Marnati ha presentato il documento il 15 marzo scorso, in quinta Commissione, presieduta da Angelo Dago.

Amianto e contrasto al cambiamento climatico

Nove milioni di euro saranno stanziati per il contrasto al cambiamento climatico e agli interventi di bonifica dell’amianto. Attualmente l’amministrazione ha destinato i contributi per lo smaltimento dell’asbesto agli edifici pubblici, ma è in programma l’avvio d’incentivi per i privati. Sarebbe un’opportunità anche per chi possiede un’abitazione con il minerale cancerogeno per tutelare la propria salute e quella dei propri cari e aumentare il valore d’acquisto dell’edificio.

Piemonte, fondi per la difesa del suolo

Il bilancio di previsione della Regione Piemonte prevede fondi anche per quanto riguarda la difesa del suolo e la Protezione civile. L’amministrazione ha stanziato 500mila euro per il rinnovamento dei ponti radio del Soccorso alpino. Con un incremento di 1,5 milioni, invece, sarà possibile aumentare gli organici dei dipendenti forestali da tempo sottodimensionati e affrontare un aumento delle spese del settore. Durante la discussione sono intervenuti i commissari Valter Marin, Matteo Gagliasso (Lega) e Sean Sacco (M5s).

Piemonte impegnato per migliorare la qualità dell’aria

Tra gli stanziamenti più cospicui rientrano il programma sulla qualità dell’aria e la riduzione dell’inquinamento che prevede quasi 53 milioni di euro per il 2023. Partirà anche il progetto Move-In (Monitoraggio dei veicoli inquinanti), l’ammodernamento del trasporto pubblico locale e le misure previste dell’accordo di Programma per il miglioramento della qualità dell’aria nel Bacino Padano.

La Regione non dimentica la tutela delle risorse idriche

Ancora, 26 milioni sono invece destinati alla tutela e valorizzazione delle risorse idriche. Quasi 2,9 milioni andranno alle amministrazioni locali, per il raggiungimento degli obiettivi relativi alla pianificazione regionale in materia di rifiuti e per la compensazione della presenza di discariche o inceneritori sul territorio senza recupero di energia.

Durante la presentazione è stato precisato che il bando per la rottamazione e sostituzione dei veicoli aziendali è ancora attivo e comprende anche le auto elettriche. Quello rivolto ai privati sarà aperto il prima possibile.

Amianto, ambiente e salute

Sempre più spesso il tema dell’amianto viene affrontato in relazione a quello della tutela dell’ambiente e della salute. Sono, come spiega datempo il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, indissolubilmente legati. L’utilizzo dell’amianto ha causato e continua a causare tantissime vittime. Provoca, infatti, il mesotelioma e diverse altre neoplasie.

Ha però anche inquinato fortemente l’ambiente. Ci vorranno, secondo una stima, oltre 80 anni per arrivare alla bonifica di tutti i siti contaminati. I cittadini possono segnalare quelli non ancora mappati attraverso la App apposita dell’Ona.

Mieloma multiplo: Fermata Mm al via, amianto fattore di rischio

mieloma multiplo
allevi mieloma multiplo

L’amianto è un fattore di rischio anche per una patologia meno conosciuta, il mieloma multiplo. Marzo è il mese della sensibilizzazione di questa patologia e dalla fermata della metro di Milano Duomo è partita il 13 marzo scorso l’iniziativa Fermata Mm. La campagna si sposterà poi a Roma Termini.

Il percorso complesso dei pazienti con mieloma multiplo

Fino a domenica 26 sarà possibile seguire le affissioni nelle zone binari, nei mezzanini, nei corridoi e nei sottopassi della stazione. L’autore della campagna ha voluto spiegare, attraverso analogie con il viaggio in metropolitana, quanto sia articolato, complesso e faticoso il percorso per chi è affetto da questa malattia del sangue che origina dalla trasformazione tumorale di alcune cellule nel midollo osseo.

Giovanni Allevi supporta l’iniziativa Fermata Mm

Giovanni Allevi, compositore, pianista e direttore d’orchestra, supporterà il progetto. Il musicista ha comunicato l’anno scorso di essere affetto dal mieloma multiplo. Durante una recente intervista ha mostrato la sua sofferenza, ma ha anche spiegato che la strada intrapresa è quella giusta e che le terapie procedono. Il suo esempio è un motivo di forza per tutti i malati di mieloma multiplo, che spesso, come per tante altre patologie, possono sentirsi sconfortati.

“Ogni giorno corriamo a prendere la metro – ha scritto Allevi in un post a sostegno del progetto – ogni giorno la vita ci scorre veloce, ma ci sono momenti in cui vale la pena fermarsi e chiedersi cosa veramente conta.  Oggi più che mai ne sono convinto.   Per questo voglio supportare una iniziativa di sensibilizzazione che rende la metropolitana una metafora della vita. Ogni tanto vale la pena fermarsi e riflettere, e soprattutto prendersi cura di sé”. 

Montefusco: “Enormi passi avanti della ricerca”

“Il mieloma multiplo – ha detto Vittorio Montefusco, responsabile della Struttura semplice dipartimentale di ematologia, Asst Santi Paolo e Carlo di Milano – è la seconda patologia onco-ematologica per diffusione. Per questo la ricerca scientifica ha fatto enormi passi avanti in termini di aumento della sopravvivenza e di miglioramento della qualità di vita. Siamo sulla strada giusta per poter arrivare a parlare nel prossimo futuro della cronicizzazione”.

“È sempre più importante – ha aggiunto – ottimizzare i risultati di ogni singola fase del percorso del paziente, nell’ottica di una sempre maggiore personalizzazione. Fondamentali al raggiungimento di questi importanti obiettivi sono il rafforzamento del rapporto medico-paziente e la comunicazione. Essenziali per informare e rassicurare il paziente ed evitare la tendenza sempre più diffusa a ricercare soluzioni tramite fonti non altrettanto attendibili come il web o i social”.

Cos’è il mieloma multiplo

Il mieloma multiplo è un tumore del sangue. Si riconosce per la proliferazione e l’accumulo nel midollo osseo di un clone plasmacellulare anomalo. La moltiplicazione abnorme e incontrollata di una plasmacellula dà origine a una popolazione (un clone) di cellule tumorali. Le cellule di mieloma producono grandi quantità di un solo anticorpo, detto componente monoclonale (CM), che si accumula nel sangue e nei tessuti. Si tratta di un’immunoglobulina che scatena le numerose manifestazioni e complicanze della malattia.

Cosa provoca il mieloma multiplo

Cosa provoca il mieloma multiplo non è ancora certo. Esistono però diversi fattori di rischio riconosciuti dalla comunità scientifica. Tra questi le anomalie genetiche: iperdiploidia (quando la cellula osservata che si divide contiene più di 46 cromosomi). E ancora delezione (mutazione cromosomica rappresentata dalla perdita di un segmento di Dna di dimensioni variabili), totale o parziale del cromosoma 13 e traslocazione su un diverso cromosoma di una porzione del cromosoma 14.

Tra gli altri fattori di rischio un’età superiore ai 65 anni; sesso maschile; esposizione ad alcuni agenti virali. Così come l’esposizione a radiazioni ionizzanti, o a sostanze chimiche quali benzene, pesticidi, solventi, e, appunto, asbesto.

Quali sono i sintomi del mieloma multiplo

I sintomi del mieloma multiplo hanno anche un acronimo inglese per ricordarli CRAB. Calcium (calcio), Rrenal failure (insufficienza renale), Anemia e Bone lesions (danni ossei). L’algia ossea è presente nel 70% dei pazienti e colpisce in particolare il bacino, le costole, la colonna vertebrale, il cranio e il femore. Le plasmacellule mielomatose rendono le ossa soggette a fratture e ad osteoporosi.

L’ipercalcemia si manifesta con confusione mentale, nausea, perdita di appetito e costipazione e provoca spesso insufficienza renale. Infine la carenza di globuli rossi tipica dell’anemia dà luogo a debolezza e difficoltà respiratoria. Altri sintomi sono, invece, infezioni, iperviscosità, disturbi neurologici e trombocitopenia.

Come diagnosticare un mieloma multiplo

La patologia viene diagnosticata attraverso l’analisi del sangue. Con l’esame emocromocitometrico, l’elettroforesi delle proteine sieriche, il tasso di sedimentazione eritrocitaria. La biopsia del midollo osseo, un’indagine fondamentale per la diagnosi del mieloma, consiste nel prelievo e nella successiva analisi di un frammento di osso e del midollo in esso contenuto.

Amianto, vittime sottostimate

L’amianto è altamente cancerogeno. Per alcune malattie, come il mesotelioma, il tumore del polmone e l’asbestosi, per esempio, la comunità scientifica riconosce il diretto nesso causale. Questo comporta che è più semplice, per i lavoratori che si sono ammalati per esposizione all’asbesto riescano ad ottenere più facilemnte i benefici contributivi e il risarcimento dei danni. Anche se, come più volte denunciato dall’Osservatorio nazionale amianto, e dal suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, sono spesso necessari anche in questi casi lunghi procedimenti giudiziari.

Ci sono poi tutta un’altra lunga serie di patologie per cui dimostrare che a causarle sia stato proprio l’amianto non è affatto semplice. Perchè possono insorgere anche per altre cause. Per questo è molto difficile quantificare anche il giusto numero di vittim che questo minerale causa ogni anno in Italia. L’Ona ne ha stimate almeno 7mila. Per capire come arriva a questa terribile cifra si può consultare “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. Per contribuire a liberare l’amianto dal territorio si può invece utilizzare la App per segnalare i siti contaminati.