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Bando Isi, 85 mln alle aziende per smaltire l’amianto

bando isi

Contributi a fondo perduto con il bando Isi per le aziende per migliorare la sicurezza sul lavoro. Di questi 86,5 milioni di euro sono destinati a progetti di bonifica da materiali contenenti amianto in tutta Italia. Nel caso della bonifica di asbesto nelle coperture, l’Inail finanzia anche il rifacimento della copertura.

L’Inail ha stanziato 333 milioni di euro per tutte le regioni italiane. Dal 2010 sono oltre 3 miliardi di euro gli incentivi destinati dall’Istituto per aiutare le imprese che investono in prevenzione.

Bando Isi per migliorare la sicurezza sul lavoro

La sicurezza sui luoghi di lavoro è fondamentale. Troppi sono, ancora oggi, infatti, gli incidenti mortali e non che si verificano all’interno delle aziende e nei cantieri. Molti si potrebbero evitare se fossero predisposte tutte le misure previste per legge. Purtroppo, però, ci sono diversi motivi per cui non vengono attuate. Uno di questi è sicuramente culturale, l’altro riguarda le difficoltà economiche che molte società sono costrette ad affrontare, ancora di più nell’ultimo periodo, con lo stop dovuto all’emergenza Covid e alle conseguenze nel medio e lungo periodo.

Per questo i fondi messi a disposizione, che le imprese non dovranno restituire, sono importantissimi. Come è fondamentale che le società li sfruttino nella loro totalità. È un’opportunità di crescita, ma soprattutto un investimento sulla salute dei propri lavoratori e la stabilità dell’impresa stessa.

Le malattie causate dall’amianto

Oltre agli incidenti che sentiamo più spesso raccontati nelle cronache dei tg o dei quotidiani, ci sono anche tutta una serie di malattie professionali, troppe volte dimenticate. Tra queste grande parte assumono quelle asbesto correlate. L’amianto causa, infatti, il mesotelioma (tumore della pleura), tutta una serie di altre neoplasie, tra cui il tumore del polmone. Ma anche asbestosi e placche pleuriche che possono rendere un dipendente inabile al lavoro.

Un problema anche economico, ben spiegato nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto. Ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022, Bonanni ricostruisce il fenomeno italiano, dove l’asbesto è presente in grande quantità. Per questo e per le sue caratteristiche fu utilizzato per decenni, nonostante già dai primi del ’900 se ne conoscesse la pericolosità. Questo causò la cosiddetta strage silenziosa.

Bando Isi, l’importanza delle bonifiche amianto

Il minerale è stato messo al bando in Italia nel 1992, ma 30 anni dopo ancora tantissime strutture presentano materiali in amianto. Questi a distanza di anni sono deteriorati e le fibre si disperdono ancora più facilmente. Per questo vanno rimosse al più presto, per evitare esposizioni e nuove malattie che causano, ogni anno, 7mila morti. Le bonifiche purtroppo sono in ritardo e le aziende hanno, grazie a questi fondi, una grande opportunità e possono pensare anche al risparmio futuro. Eviteranno così, infatti, anche di rispondere di eventuali procedimenti giudiziari.

Per agevolare le bonifiche e contribuire a una mappatura aggiornata dei siti contaminati l’Ona ha realizzato anche una App. Qui ogni cittadino può segnalare i luoghi in cui ancora è presente l’amianto.

I fondi divisi per settore

Ci sono, poi, altri 4 assi di finanziamento. Al primo (Isi Investimenti) è destinata la quota più grande, pari a 161,8 milioni di euro, suddivisi in 156,8 milioni per i progetti di investimento e 5 milioni per i progetti di adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale. Il secondo asse (Isi Movimentazione manuale dei carichi) prevede 40 milioni di euro per la realizzazione di progetti per la riduzione del rischio.

Il quarto (Isi Specifici settori) mette a disposizione 10 milioni di euro per progetti per micro e piccole imprese operanti nella ristorazione. L’importo del quinto asse (Isi Agricoltura), riservato ai progetti per le micro e piccole imprese operanti nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli, è invece di 35 milioni di euro. Sono suddivisi in 25 milioni per la generalità delle imprese agricole e 10 milioni per i giovani agricoltori (under 40), organizzati anche in forma societaria.

Il contributo può coprire fino al 65% della spesa

Per ogni progetto ammesso, il contributo Inail erogato in conto capitale può coprire fino al 65% delle spese sostenute fino a un massimo di 130mila euro. Per ottimizzare l’utilizzo dei fondi messi a disposizione dal bando, in caso di mancato utilizzo delle risorse, nella fase di elaborazione degli elenchi definitivi delle imprese ammesse sarà possibile ridistribuire i finanziamenti non assegnati.   

Bando Isi, come presentare le domande

Le imprese potranno presentare la domanda dal prossimo 2 maggio fino alle 18 del 16 giugno. Sul portale Inail – nella sezione Accedi ai Servizi Online – le imprese avranno a disposizione una procedura informatica che consentirà loro, attraverso un percorso guidato, di inserire la domanda di finanziamento con le modalità indicate negli Avvisi regionali.

La domanda compilata e registrata, esclusivamente, in modalità telematica, dovrà essere inoltrata allo sportello informatico per l’acquisizione dell’ordine cronologico, secondo quanto riportato nel documento “Regole Tecniche e modalità di svolgimento”. Le domande ammesse agli elenchi cronologici dovranno essere confermate, a pena di decadenza dal beneficio, attraverso l’apposita funzione on line di upload/caricamento della documentazione. Per informazioni e assistenza è possibile fare riferimento al numero telefonico 06.6001 del Contact center Inail. È, anche, possibile rivolgersi al servizio Inail Risponde, nella sezione Supporto del portale.

Misano Adriatico, contributi per la rimozione dell’amianto

Misano Adriatico, monitoraggio
lavoratore con maschera antigas

L’amministrazione di Misano Adriatico ha stanziato anche quest’anno una somma per la rimozione e lo smaltimento dei materiali ancora contenenti amianto. Il Comune della provincia di Rimini, in Emilia-Romagna, ha erogato lo scorso anno in tutto 3mila euro.

Misano Adriatico, 300 euro per ogni intervento

Anche nel 2023 sarà possibile usufruire di un contributo per liberare edifici e non solo dall’asbesto. Per ogni intervento il contributo è di 300 euro, che saranno destinati a chi comproverà la presenza del materiale e specificherà la ditta specializzata nella rimozione. Le somme verranno erogate in base alla presentazione delle domande fino ad esaurimento del fondo messo a disposizione.

Le domande, che sarà possibile presentare su carta semplice, devono essere consegnate a mano al Comune di Misano Adriatico o inviate tramite raccomandata A.R. I cittadini dovranno indicare l’edificio da bonificare, il quantitativo di cemento-amianto da rimuovere, una documentazione fotografica e gli estremi della ditta incaricata.

Le giuste modalità per le bonifiche amianto

Soltanto le ditte specializzate possono effettuare le bonifiche dell’amianto. È necessario, infatti che i lavoratori siano adeguatamente formati per evitare qualsiasi rischio legato alle fibre di asbesto. Devono quindi lavorare dotati di mascherine e di tute protettive usa e getta. Sapere come muovere il materiale e come trasportarlo evitando la dispersione delle fibre. Sul sito www.albogestoririfiuti.it è disponibile l’elenco delle ditte specializzate a cui è possibile rivolgersi. Il Settore Tecnico Ambientale del Comune di Misano Adriatico fornirà a chi ne fa richiesta l’elenco dei documenti necessari a completare la domanda.

L’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, plaudono ogni volta queste iniziative delle istituzioni. Permettono, infatti, di rendere meno onerosa la rimozione del materiale che provoca ogni anno circa 7mila vittime l’anno in Italia. L’amianto causa, infatti, il mesotelioma, l’asbestosi e tutta una serie di gravissime patologie asbesto correlate. Per capire come l’amianto sia ancora un problema per la salute dei cittdaini e per l’ambiente è possibile leggere l’ultima pubblicazione del presidente Ona: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. I cittadini possono, infine, utilizzare la App dell’Osservatorio per segnalare i siti contaminati.

Ona Carpi, è Mirco Zanoli il nuovo coordinatore

Zanoli, Ferrari e Degli Esposti
Il nuovo direttore Ona Carpi, Mirco Zanoli, al centro il vice direttore Marco Ferrari e il nuovo tesoriere, Elena Degli Esposti

L’Ona Carpi rinnova il suo direttivo. L’obiettivo resta la bonifica dell’amianto dal territorio, come pure la tutela dell’ambiente in generale, e sarà portato avanti con la stessa determinazione del passato. Ne è convinto Mirco Zanoli che è oggi il nuovo coordinatore della sezione di Carpi dell’Osservatorio nazionale amianto.

Ona Carpi, rinnovato il direttivo

Il 6 marzo scorso si è riunita l’assemblea dei soci e i fondatori del comitato hanno provveduto al rinnovo dei membri del direttivo in carica dal 21 febbraio 2020. Marco Ferrari è stato eletto vice coordinatore, al posto di Zanoli e Elena Degli Esposti ricoprirà il ruolo di tesoriere.

Zanoli presenta la nuova squadra

“L’anno scorso – ha spiegato Zanoli – il coordinatore Andrea Rossi e il suo vice, Cristina Corghi, si sono dimessi per motivi personali. Io sono stato nominato coordinatore ad interim. Così ho cercato qualcuno che con me potesse riscostruire la squadra e non far decadere il gruppo di Ona Carpi.

Sono felice che Andrea Rossi sia rimasto comunque nel gruppo e continuerà a supportarci con la sua esperienza. A lui si è aggiunto Marco Ferrari che pure ha una grande competenza a livello ambientale.

Elena Degli Esposti, farmacista, si è appassionata al tema e sono sicuro apporterà il suo contributo. Io metto a disposizione il mio entusiasmo e la mia determinazione, soprattutto sul fronte delle bonifiche. Sono coadiuvato da persone competenti e volenterose e ci sono tutti i presupposti per fare bene”.

Ona Carpi: “Avanti con le bonifiche”

Quali sono gli obiettivi per il prossimo futuro? “Sicuramente proseguire nel tracciato Andrea Rossi. L’Ona intanto resta a Carpi, anche se io sono di San Cesario sul Panaro. Così anche il campo di azione si amplia. Intanto ci stiamo concentrando sull’immobile divenuto famoso per il rave di Modena. Stiamo aspettando risposte sullo stato dell’amianto e intendiamo averle al più presto. Anche a Castelfranco Emilia dovrà essere affrontato il problema asbesto. Qui a fronte di tante segnalazioni abbiamo avuto poche risposte da parte dell’amministrazione. Lavoreremo anche su questo fronte con l’appoggio e il supporto dell’Ona nazionale e del suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, sempre attento al territorio”.

Zanoli ha fatto della lotta all’amianto nel suo paese, San Cesario sul Panaro, una missione. Durante una precedente intervista si è definito il “manovale” dell’organizzazione. “Quello che va a rompere le scatole all’amministrazione – aveva detto il consigliere comunale di Rinascita locale – se ci sono ritardi o mancanze”. Tanti risultati sono stati raggiunti, molto deve essere ancora fatto.

Marco Ferrari: “Tengo molto alla tutela dell’ambiente”

La tutela dell’ambiente e la sicurezza sul lavoro sono gli ambiti lavorativi del nuovo vice coordinatore Marco Ferrari. “Mio padre – ci ha raccontato – ha lavorato diversi anni nelle ex Officine Reggiane prima di andare in pensione. È stato quindi anche lui esposto all’amianto. Il mio avvicinamento al tema è, però, legato al lavoro. Reggio Emilia è, inoltre, molto colpita dalle lavorazioni dell’asbesto, si lavorava l’amianto grezzo. Ho frequentato in passato anche il Cora – Comitato osservazione rischio amianto.

Sono docente sulle problematiche relative all’amianto. Organizzo uscite di turismo ambientale e industriale. Visitiamo luoghi in Italia, curando anche l’aspetto culturale, con siti di archeologia industriale, quindi dismessi, oppure con referenti locali entriamo negli stabilimenti ancora operativi, o nei musei dedicati all’industria del lavoro e alla tutela ambientale. Nel 2021 abbiamo visitato Casale Monferrato. Recentemente siamo stati a Brescia.

Da qualche tempo mi sono trasferito a vivere a Carpi, sapevo che c’era questo gruppo e ho conosciuto Mirco a una serata. Se posso dare un contributo a questa associazione, che ha fatto un lavoro egregio, mi fa ben piacere attivarmi. Per il prossimo futuro vorremmo organizzare nuovi seminari per sensibilizzare la popolazione e monitorare anche la sostituzione progressiva delle tubature dell’acqua. L’aspetto prioritario ritengo sia far conoscere ai cittadini la tematica senza esserne terrorizzati, ma avendo un approccio critico e consapevole”.

L’amianto causa ancora oggi, a 30 anni dalla messa al bando, circa 7mila vittime l’anno in Italia. Tra le malattie più gravi che provoca ci sono il mesotelioma e il tumore del polmone. Per questo le bonifiche sono fondamentali, per evitare nuove esposizioni. Per contribuire alla mappatura l’Ona ha realizzato anche una App per segnalare i siti contaminati.

Riscaldamento globale: ciliegi giapponesi fioriti in anticipo

ciliegi giapponesi
giardino con albero di ciliegi giapponesi

I ciliegi giapponesi famosi per l’atmosfera romantica che emanano stanno fiorendo anche quest’anno con anticipo. Una delle cause è il cambiamento climatico, con temperature più elevate rispetto al passato. L’altra è il calore sviluppato dai centri urbani. Gli esperti hanno, infatti, registrato il fenomeno a Kawazu, una città giapponese a sud-ovest di Tokyo.

Ciliegi giapponesi, fioritura attesa per il 30 maggio

L’hanami, l’usanza di godere della bellezza della fioritura primaverile degli alberi, è attesa per il 30 maggio, ma in alcuni luoghi sarà anticipata al 20, prima dell’inizio della primavera. Le date di fioritura dei ciliegi giapponesi cambiano di anno in anno e a seconda del luogo. È vero, però, che negli ultimi decenni il periodo è anticipato.

La fioritura che ha battuto ogni record è stata quella del 2021, registrata il 26 marzo. Almeno da 1200 anni, periodo in cui è stata sempre registrata. I ciliegi giapponesi erano molto importanti già nelle corti imperiali.

Lo studio dell’università di Osaka

Dopo il caso del 2021 l’università di Osaka, insieme con l’agenzia metereologica del Regno Unito, ha portato avanti uno studio per capire se fosse responsabilità del cambiamento climatico. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Environmental Research Letters. Ha dimostrato come rispetto agli anni Trenta del Novecento le fioriture arrivano 11 giorni prima a Kyoto. Entro il 2100 potrebbero anticipare di altri 6 giorni.

Il fenomeno è così accentuato anche a causa del calore che si sviluppa negli ambienti urbani. Le superfici scure, infatti, assorbono più radiazione solare. Per questo in città le ondate di calore sono più numerose e più prolungate rispetto alle zone di campagna. Se non ci fosse questa differenza di temperature le fioriture avrebbero anticipato soltanto dalla fine del ’900.

Ciliegi giapponesi: rappresentano il decorso della vita umana

Il ciliegio giapponese non produce assolutamente frutti, ma è apprezzato particolarmente solo per i suoi meravigliosi fiori di color rosa pastello. L’albero di ciliegio da fiore in Giappone viene chiamato Sakura che tradotto significa “ciliegio giapponese in fiore”.

È conosciuto per la sua breve ma meravigliosa fioritura. Per il popolo giapponese rappresenta il decorso della vita umana tramite la crescita, la fioritura e il decadimento che sono parte del destino naturale.

Eternit bis, indignazione dopo l’arringa finale

arringa
arringa

Si avvia verso la conclusione il processo Eternit bis presso il tribunale di Novara. Il 10 marzo scorso il difensore Di Amato ha cercato di smontare il castello accusatorio con la sua arringa finale. Imputato è Stephan Schmidheiny, imprenditore svizzero di 73 anni. È l’ultimo proprietario dell’Eternit e in questo procedimento risponde di omicidio volontario, con dolo eventuale, per la morte di 392 persone nel territorio di Casale Monferrato. L’amianto lavorato nelle fabbriche ha causato tutti i decessi, tra i dipendenti e tra gli abitanti delle zone limitrofe allo stabilimento.

Processo a Novara, i pm hanno chiesto l’ergastolo

I due pubblici ministeri, Gianfranco Colace e Mariagiovanna Compare hanno chiesto alla Corte di Assise di emettere una sentenza di condanna all’ergastolo. Sono convinti, infatti, che il magnate svizzero, che ha guidato la società dal 1976, conoscesse perfettamente la pericolosità del minerale e abbia continuato ad utilizzarlo senza prevedere misure di sicurezza per i propri dipendenti e azioni per arginare il rischio per i residenti. Questo ha causato i tantissimi casi di mesotelioma e altre patologie asbesto correlate, come l’asbestosi e il tumore del polmone.

L’arringa: “Si preoccupò di proteggere lavoratori e ambiente”

Il 10 marzo scorso, durante l’ultima udienza, uno dei due difensori dell’imprenditore, che non si è mai presentato in aula, ha raccontato una storia diversa. “Se si abbandonano i pregiudizi – ha detto Di Amato durante l’arringa – si deve rilevare che Stephan Schmidheiny ha approcciato il tema salute ed amianto in modo assolutamente innovativo e davvero centrato sulla preoccupazione di proteggere i lavoratori e l’ambiente”.

L’imputato ha cercato negli anni di presentare le sue aziende, in particolare quelle più recenti, come assolutamente attente alla tutela dell’ambiente. I dipendenti dell’Eternit, che hanno testimoniato davanti al processo, hanno però disegnato un quadro ben diverso di quello che accadeva nei vari reparti della fabbrica. Di come nessuno fosse dotato di mascherine, che pure erano disponibili in commercio a costi accessibili. E di come davvero ridotte erano state le informazioni sui rischi.

L’arringa ha indignato le famiglie che aspettano giustizia

Sarà ora la Corte d’Assise a decidere se questo sia sufficiente a portare a una condanna all’ergastolo per omicidio volontario. Sarebbe sicuramente la prima volta. La prima parte della difesa – nella prossima udienza fissata per il 29 marzo quando parlerà il secondo avvocato del magnate svizzero – ha però provocato indignazione tra le famiglie delle vittime. I familiari attendono giustizia da anni, da quando il primo processo Eternit è andato in prescrizione, perché era stato contestato il reato di disastro colposo. Ci sono voluti anni perché fosse incardinato un secondo processo, diviso in 4 tronconi. Soltanto a Novara il reato è quello di omicidio volontario.

Il processo di primo grado di Napoli, si è concluso con una condanna 3 anni e 6 mesi di reclusione per la morte di un solo operaio su 8 vittime contestate. Il castello accusatorio non ha retto e anche il reato è stato derubricato da omicidio volontario a omicidio colposo. Anche negli altri processi Schmidheiny risponde di omicidio colposo. A Torino la condanna di primo grado è stata confermata in Appello.

Deambrogio: “Parole di una gravità inaudita”

“Le parole del difensore di Schmidheiny – ha detto Alberto Deambrogio, segretario regionale del Piemonte di Rifondazione comunista – sono di una gravità inaudita. Quello che emergerebbe secondo il legale sarebbe la figura di una fabbrica e di in imprenditore all’avanguardia, socialmente responsabile. È incredibile che si possa avere il coraggio di esplicitare una tesi così contraria a qualsiasi esperienza vissuta da operai e operaie per anni all’interno dello stabilimento. Forse l’idea di impunità, di chi è riuscito sino ad ora a sfuggire al percorso della giustizia, ha dettato una così sfacciata mistificazione della verità”.

Bonanni: “La strage amianto in nome del profitto”

Parole dure che riassumono il punto di vista anche dell’Osservatorio nazionale amianto (parte civile nel processo), e del suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, davanti all’arringa. “In nome del profitto gli imprenditori dell’amianto hanno dimenticato di tutelare i lavoratori. Hanno spesso sottaciuto la cancerogenicità del minerale, per non dovervi rinunciare. Non hanno previsto misure di protezione, né sorveglianza sanitaria per i dipendenti approfittando del periodo di latenza che porta le malattie a manifestarsi soltanto dopo decenni”. Per meglio conoscere il fenomeno amianto nel nostro Paese è possibile consultare l’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle vittime di amianto in Italia – ed. 2022“. Chi volesse segnalare un sito ancora contaminato e contribuire, così, alla mappatura, può utilizzare la App dell’Ona.