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Magenta, amianto nel pavimento della scuola: alunni trasferiti

banchi e sedie di legno di una classe a scuola
banchi e sedie di legno di una classe a scuola

Amianto trovato ancora una volta all’interno di una scuola. Sono passati oltre 30 anni dalla legge 257 del 1992 che ha messo al bando l’asbesto e ancora gli edifici pubblici frequentati da bambini e ragazzi non sono stati totalmente bonificati. In questo caso si tratta della scuola di Pontevecchio, a Magenta. Le fibre killer sono state trovate nelle mattonelle del pavimento, durante un intervento per alcuni pezzi rotti.

Asbesto nel pavimento della scuola, interrotte le lezioni

“Apprezziamo – ha commentato il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni – quanto deciso dal Comune di interrompere le lezioni per qualche giorno prima del trasferimento in una struttura più adeguata. Con il pericolo amianto non si scherza, perché non c’è una soglia minima di esposizione per la quale si possa stare tranquilli. Stiamo poi parlando di ragazzi e la loro salute è davvero la cosa più importante”.

Il Comune ha, infatti, deciso di analizzare i materiali prima di procedere con i lavori. I tecnici hanno così verificato che nella colla utilizzata negli anni ’70 non c’erano sostanze tossiche. E che, invece, come riporta il quotidiano nazionale Il Giorno, residui di fibra di amianto erano all’interno delle mattonelle del pavimento.

Il sindaco Luca Del Gobbo ha spiegato che c’erano due possibilità, mettere il cantiere in sicurezza, considerando l’intervento riguardava un piano dove non ci sono aule, o emanare un’ordinanza di chiusura. Tre giorni a casa, quindi, fino al trasferimento in via Boccaccio. I 70 alunni della scuola primaria e i 121 della secondaria di primo grado torneranno nella loro scuola all’inizio del prossimo anno scolastico.

Messa in sicurezza anche per il centro disabili

L’amministrazione ha previsto la messa in sicurezza anche per il centro diurno disabili. Anche in questo caso operatori e alunni si sposteranno in un’altra struttura più sicura. I lavori saranno affidati a una ditta specializzata, così come previsto per legge.

Rimuovere l’amianto, infatti, è molto pericoloso. Gli operai devono essere formati per evitare i rischi e devono utilizzare particolari dispositivi di protezione. È bene, inoltre, che durante i lavori nessuno, oltre alle persone addette, frequenti gli immobili, o che la zona interessata sia ben isolata. Le bonifiche sono necessarie per fermare la strage silenziosa.

L’Ona si batte da anni per far passare questo semplice concetto. Purtroppo, come è spiegato anche ne: “Il libro bianco dei morti di amianto in Italia – ed. 2022“, i costi sono elevati e la cultura della sicurezza sul lavoro non è ben radicata. Per questo i ritardi sono evidenti. Troppi sono ancora le scuole e gli ospedali contaminati. Per non parlare degli edifici privati. Eppure, come ormai è noto, le patologie asbesto correlate, prima tra tutte il mesotelioma, sono gravissime. L’Ona ha realizzato anche una App per la segnalazioni dei siti contaminati.

Londra: “All’Ucraina proiettili con uranio impoverito”

carroarmato, ucraina
carroarmato, ucraina

La guerra in Ucraina stava continuando davanti agli occhi prima terrorizzati, poi ormai rassegnati, della popolazione europea. A svegliare gli animi intorpiditi da notizie di bombardamenti e morte è stata in questi giorni l’Inghilterra che ha rivelato che fornirà a Kiev munizioni anticarro perforanti all’uranio impoverito.

Una notizia che fa rabbrividire chi ha solo letto i risultati degli studi effettuati dai primi anni 2000, che parlano di malattie gravissime causate dall’uranio impoverito e di grave contaminazione dell’ambiente.

Uranio impoverito da Londra, Russia: Scontro nucleare vicino

A parlare dell’invio di questo tipo di armi, a causa delle quali anche 400 militari italiani sono morti e tanti altri si sono ammalati, è stata la viceministra della Difesa britannica Annabel Goldie, durante un’audizione alla Camera dei Lord.

La notizia era passata in sordina, ma è stata poi ripresa e anche Putin ha reagito con forza. Il leader russo, durante l’incontro con il capo di Stato cinese Xi Jinping a Mosca, ha detto che la Russia “reagirà” se Londra dovesse davvero mantenere la promessa. La reazione più grave è stata quella del ministro della Difesa Sergei Shoigu, che ha aggiunto che dopo queste esternazioni, lo scontro nucleare è ormai “a un passo“.

I danni causati dall’uranio impoverito

Senza entrare nel dibattito della opportunità o meno di intervenire a favore dell’Ucraina, che vede i leader europei tutti d’accordo, è bene ricordare quanti danni abbiano già fatto i proiettili all’uranio impoverito. Non solo tra i militari in guerra e nelle missioni di pace, ma anche sulle popolazioni.

L’uranio impoverito, contamina, infatti, anche il terreno e le acque, costituendo un rischio per chi mangia i prodotti della terra e beve l’acqua delle falde ormai inquinate. Inoltre, non è possibile una bonifica dei territori, e le popolazioni che vi risiedono devono continuare a subirne l’esposizione. Al momento, infatti, non sono note tecnologie per la rimozione dell’uranio dalle riserve idriche come laghi, torrenti e fiumi.

Ucraina, gli studi dimostrano la Sindrome dei Balcani

Gli effetti dell’uranio impoverito sono ormai noti a tutta la comunità scientifica. Diversi sono gli studi che lo dimostrano. Già nel 2005 lo studio Dominici, Giannardi, su quasi 6000 militari, dimostrò un eccesso di rischio significativo per linfomi, leucemia, tumore al cervello, al fegato e osseo. L’ultima commissione parlamentare d’inchiesta in Italia, del 2018, affermò nuovamente il nesso tra la Sindrome dei Balcani e l’esposizione all’UI.

Gli effetti sulla salute dei civili e sui bambini

In Iraq altre ricerche hanno confermato il nesso tra l’UI e gli effetti sulla salute dei civili e in particolare nei bambini dopo il conflitto. Secondo lo studio Alaa Salah Jumaah del 2019 è stato registrato un aumento di parti pretermine, basso peso alla nascita, malattie cardiache.

E un aumento dell’incidenza di cancro elevatissima dopo la prima e la seconda guerra del Golfo. Secondo uno studio del 2016 le deformazioni sui bambini sarebbero aumentate di 17 volte. Nel 2018 è stato invece studiata la perdita d’espressione del gene PTEN, che blocca la proliferazione delle cellule tumorali.

Uranio impoverito in Ucraina, Londra violerebbe diritto umanitario

La posizione di Londra, quindi, sembra inspiegabile. A pagare, nel lungo periodo, per l’uso di questi proiettili sarebbe la popolazione ucraina, che già dovrà fare i conti con le mine disseminate ovunque e sugli effetti che pure saranno devastanti dell’amianto contenuto in tutti gli edifici. Ad ogni bombardamento le fibre di disperdono e le patologie asbesto correlate si manifesteranno soltanto tra 20-30 anni.

È vero che ad oggi non esiste un trattato internazionale che vieti l’uso di armi contenenti uranio impoverito. L’Inghilterra, però, violerebbe la Convenzione dell’Aja. Dall’articolo 22 della Convenzione: “I belligeranti non hanno un diritto illimitato nella scelta dei mezzi per nuocere al nemico”, derivano i principi generali del diritto umanitario di necessità militare, proporzionalità, umanità e limitazione dei mezzi e metodi di combattimento.

Non solo, l’articolo 23, vieta l’avvelenamento o la distruzione delle riserve di cibo, dei corsi d’acqua e di campi da coltivare, conseguenze tutte dei proiettili ad uranio impoverito. L’Inghilterra quindi violerebbe il diritto internazionale umanitario, rientrando tra l’altro tra i 38 paesi che hanno ratificato la Convenzione. In ogni caso condannerebbe l’Ucraina a una scia di malattie e morte ancora maggiore.

Amianto e creosoto, condannata Rete ferroviaria italiana

creosoto, foto in ufficio
creosoto, foto in ufficio

Amianto e creosoto nelle Ferrovie, doppio cancerogeno fatale per un ex dirigente. Il Tribunale di Roma ha condannato Rete ferroviaria italiana a pagare un risarcimento di 1 milione di euro ai familiari di Salvatore Passavanti, deceduto per un adenocarcinoma polmonare.

Una vita a contatto con amianto e creosoto

L’ex dipendente, nato a Tito, in provincia di Potenza, diventato negli anni capotecnico e poi dirigente, è stato per tutta la sua vita lavorativa a contatto con l’amianto. Ma anche con un altro terribile cancerogeno: l’olio creosoto.

Passavanti lavorò alle dipendenze delle Ferrovie per 30 anni, dal 1963 al 1993, anno in cui andò in pensione. Nel 2017 purtroppo i medici gli diagnosticarono il tumore. Morì 4 mesi dopo, nel dicembre 2017: aveva 79 anni. Viveva per la sua famiglia e per le Ferrovie. In relazione a queste ultime ha anche scritto un libro: “Sicignano – Lagonegro. Storia di una ferrovia”, pubblicato qualche giorno dopo la sua dipartita. Era stato nominato Cavaliere della Repubblica per aver salvato una persona proprio sulla tratta ferroviaria.

L’Inail riconobbe la malattia professionale

La famiglia aveva già ottenuto il riconoscimento della malattia professionale da parte dell’Inail. Poi si è rivolta all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto. E agli avvocati Marcello e Consuelo Mascolo, per ottenere il risarcimento di tutti i danni subiti.

Secondo il consulente tecnico d’ufficio che ha svolto una perizia per il Tribunale, sarebbe stato proprio il creosoto, e un’abitudine protratta nel tempo, a causare il tumore del polmone e la morte di Passavanti. L’azienda lasciava, infatti, che gli operai bruciassero le traversine usurate (sono le parti in legno dei binari a cui vengono fissati i binari), non per smaltirle, ma per riscaldarsi. Questo avveniva sia all’esterno che all’interno dei locali, nelle stufe. “Quando venivano accesi questi fuochi – racconta un testimone – uscivano dei fumi neri”.

Il ctu: “Nota nocività della combustione dell’olio creosoto”

“Provata la nocività dell’ambiente di lavoro – scrive il giudice nella sentenza – l’azienda non ha fornito la prova liberatoria. Indicando l’impossibilità di adempiere all’obbligo di sicurezza e informativo per causa a sé non imputabile. Il datore di lavoro, infatti, non ha provato di aver adottato alcuna misura di protezione. Né gli accorgimenti di prudenza e le cautele che sarebbero state necessarie”.

All’epoca dei fatti, spiega il ctu nella sua relazione, era nota la nocività della combustione dell’olio creosoto. E comunque “l’azienda era tenuta a conoscere la sua pericolosità e non si era attivata in tal senso”.

Il giudice del Lavoro del Tribunale di Roma, Valentina Cacace, ha condannato Rete ferroviaria italiana al pagamento, alla vedova e ai 3 figli di Passavanti, di 972.594 euro.

“Siamo soddisfatti – ha commentato il figlio Mauro – anche perché è stato riconosciuto un qualcosa che non è così noto. Operai esposti per anni a cancerogeni, in particolare all’amianto e al creosoto. Siamo contenti anche della tempistica con cui si è conclusa questa vicenda, abbiamo trovato una giustizia attenta e veloce”.

Amianto, il minerale killer ancora presente in troppi siti

L’Ona continua a lavorare per garantire giustizia alle vittime e alle loro famiglie. Come pure per sensibilizzare sull’importanza delle bonifiche. Solo liberando l’ambiente dall’amianto e da altri cancerogeni, è possibile evitare nuove esposizioni e nuove patologie asbesto correlate. Per questo l’Ona ha realizzato una App apposita, per contribuire alla mappatura dei luoghi e delle strutture contenenti ancora questo terribile minerale.

Per approfondire l’argomento è disponibile l’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Amianto alla ex Omeca, Inail Reggio Calabria condannata

ex Omeca, Reggio Calabria
ex Omeca reggio calabria

Il Tribunale di Reggio Calabria ha condannato l’Inail a riconoscere la malattia professionale di un operaio della ex Omeca (Officine meccaniche calabresi). L’uomo è una vittima dell’amianto. L’ente dovrà anche corrispondere la rendita alla vedova vita natural durante.

Ex Omeca, operaio a contatto con l’amianto

La storia di A.M., queste le inziali del lavoratore morto per tumore del polmone a 83 anni, è quella di tanti che durante il periodo lavorativo sono stati a contatto con l’asbesto e poi, in pensione, hanno contratto una patologia asbesto correlata. La ex Omeca produceva rotabili ferroviari per il trasporto di persone e merci. Il 1 gennaio 1992 divenne Breda Costruzioni Ferroviaria S.p.A., poi Hitachi Rail Italy S.p.A.

L’Inail rigetta la domanda amministrativa

L’operaio, che aveva lavorato per anni come carrellista e come addetto alla gru, aveva ottenuto nel 2001 il riconoscimento dei benefici amianto per esposizione professionale. Eppure dopo la sua morte, nel 2017, l’Inail aveva comunicato alla moglie, il rigetto della domanda amministrativa.

Per far valere i propri diritti la donna si è allora rivolta all’Osservatorio nazionale amianto e al suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni. “La situazione è spesso la stessa – ha commentato il legale – l’Inail nega i riconoscimenti e per ottenere giustizia sono necessari lunghi procedimenti giudiziari che sottopongono le famiglie, già fortemente provate dalla perdita di un loro congiunto, ad un forte stress”.

Ex Omeca, fondamentale la perizia del dott. Montilla

L’Inail contestava il nesso causale tra l’esposizione all’amianto e il carcinoma. Aveva sostenuto che l’operaio era malato da tempo, già dal 2008, e che aveva contratto il tumore soltanto 10 anni più tardi. Il periodo non sarebbe coinciso con il periodo di latenza proprio delle patologie asbesto correlate. La perizia che ha aiutato la donna è stata redatta dall’oncologo dell’Ona, Pasquale Montilla. Il dottore ha dimostrato, infatti, il nesso di casualità tra malattia contratta ed esposizione professionale all’asbesto. La vedova, finalmente, riceverà circa 150mila euro di arretrati e una rendita di 2mila euro al mese.

Alampi: “Continueremo a batterci per gli operai ex Omeca!”

“Continueremo a batterci – ha dichiarato Massimo Alampi, responsabile Ona per Reggio Calabria – per gli operai della ex Omeca, come per i ferrovieri e tutte le vittime dell’amianto, perché sono tante. Dopo la condanna dell’Inail andremo avanti per ottenere il risarcimento di tutti i danni subiti dalle vittime e dalle loro famiglie”.

Monfalcone, morti per amianto: un nuovo procedimento

tribunale Gorizia Monfalcone
tribunale di Gorizia Monfalcone

Ancora morti per amianto a Monfalcone, questa volta però non a causa dei cantieri navali. Sette dipendenti dell’ex Ansaldo, all’epoca dei fatti Asgen Ansaldo Spa, sono deceduti per patologie che possono essere ricondotte all’asbesto.

Sette vittime dopo esposizione ad amianto, in 5 dal gip

Su questi decessi è stata aperta un’inchiesta e ora, come riportato dal quotidiano “Il Piccolo”, la vicenda è davanti al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Gorizia. Il magistrato dovrà decidere se rinviare a giudizio i 5 indagati, tutti ai vertici dell’azienda elettromeccanica o che ricoprivano ruoli legati alla sicurezza. Il reato ipotizzato dalla Procura della Repubblica è quello di omicidio colposo. L’udienza preliminare è fissata per il 5 aprile prossimo.

Monfalcone, lavoratori ogni giorno a contatto con l’asbesto

Gli operai avevano respirato le polveri di amianto nel momento in cui allestivano le piastre forate in eternit per isolare i motori elettrici. Quando montavano le parti elettriche o nelle attività di collaudo. Nel momento in cui erano nei reparti di caldereria e carpenteria.

I dipendenti che si sono ammalati e poi sono venuti a mancare, avevano anche trasportato scarti di lavorazione con asbesto e sistemato i prodotti appena arrivati. Avevano, in alcune di queste attività, utilizzato grembiuli e guanti in amianto, perché molto resistenti al calore e al fuoco.

Monfalcone, nessuna informazione sui rischi

In tutti questi compiti gli operai non erano stati informati dei rischi, in modo tale da poter prendere le dovute precauzioni. Il datore di lavoro non li aveva, infine, dotati di adeguati dispositivi di protezione, come le mascherine, che avrebbero potuto ridurre di molto i rischi legati all’esposizione.

Amianto killer, le patologie asbesto correlate

L’amianto, come spiega il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’associazione al fianco delle vittime di questa strage silenziosa, è subdolo e altamente nocivo. Causa il mesotelioma, ma anche altre neoplasie, come il tumore del polmone.

Le malattie, però, si manifestano soltanto dopo decenni e questo, anche, ha fatto sì che la comunità si rendesse conto tardi di quanto stavano mettendo sul piatto: la vita dei loro operai, di uomini, di mariti, di padri. La storia di questo fenomeno, non solo italiano, è ripercorsa dall’avvocato Bonanni anche nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. Qui è ben chiaro come i casi di mesotelioma registrati nel VII rapporto ReNaM dell’Inail sono altamente sottostimati e che le vittime dell’amianto sono molte di più.

Per questo non bisogna tardare ancora con le bonifiche, che ancora non vengono effettuate neanche sugli edifici pubblici. Ancora troppi sono le scuole e gli ospedali contaminati. L’Ona stima ancora, poi, almeno un milione di micrositi con materiali in amianto. Per questo ha realizzato una App per mapparli tutti.