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Una targa per Franco Di Mare: la battaglia contro l’amianto

Amianto uranio impoverito, Franco Di Mare
Una targa per Franco Di Mare: l'ONA e la battaglia contro l’amianto

Franco Di Mare, maestro di vita e di giornalismo. Questa la motivazione incisa nella targa per Franco Di Mare, consegnata dall’Avv. Ezio Bonanni alla figlia Stella Di Mare. Così, nel corso della conferenza indetta dall’ONA e celebrata presso il Palazzo Senatorio del Campidoglio di Roma, lo scorso 9 luglio. Nella sala “Laudato Sì”, si sono dati appuntamento rappresentati delle istituzioni e del mondo accademico e l’Ordine degli Avvocati di Roma. Nella circostanza, l’ordine forense è stato rappresentato dal Prof. Avv. Antonio Caiafa, che ha pienamente condiviso l’operato dell’ONA. Infatti, il tema della tutela della salute e dell’ambiente, nei luoghi di vita e lavoro richiama direttamente il ruolo e la funzione dell’Avvocatura.

L’incontro di studi “Amianto e uranio impoverito, in guerra e in pace: il ruolo dell’Europa e le funzioni dell’Avvocatura”. Moderato dalla giornalista Valentina Renzopaoli, l’evento ha posto l’attenzione sui bombardamenti con proiettili all’uranio impoverito, che continuano a causare una strage silenziosa in Ucraina, così come nelle altre parti del mondo. Durante l’evento, è stata consegnata una targa alla figlia di Franco Di Mare, in memoria del giornalista scomparso, il quale ha lottato contro l’amianto.

Stella ricorda il padre Franco Di Mare

Una targa per non dimenticare. «Prima della malattia che ha colpito papà, come quasi tutti, non era consapevole di quanto l’amianto fosse ancora diffuso nel nostro Paese e quante vite quindi mette in pericolo oggi, ma anche domani, visto il lungo periodo di incubazione. La battaglia dell’ONA è dunque una battaglia di civiltà e di giustizia contro una vera e propria emergenza, che papà ha scoperto troppo tardi e a cui sappiamo, io e la moglie Giulia, che non voleva far mancare il suo sostegno attivo, e questo anche se il tema non lo avesse purtroppo riguardato personalmente».

Così esordisce commossa Stella Di Mare, aggiungendo che la lotta per la giustizia portata avanti da suo padre continuerà attraverso l’impegno della famiglia. «Un sostegno che come eredi ci impegniamo a confermare e a non far mancare alle future iniziative che l’ONA vorrà porre in essere a tutela delle vittime dell’amianto, dell’uranio impoverito e della salute di tutti noi».

Amianto uranio impoverito, Franco Di Mare
La consegna della targa alla memoria di Franco Di Mare

Un riconoscimento per una battaglia di civiltà

La targa consegnata in memoria di Franco Di Mare sottolinea l’importanza della consapevolezza e della lotta contro i pericoli dell’amianto e dell’uranio impoverito. Questi materiali, ancora presenti tutt’oggi, rappresentano una minaccia continua per la salute pubblica. La battaglia dell’ONA è volta a promuovere la giustizia e la protezione delle vittime. L’evento ha ribadito l’urgenza di affrontare queste emergenze sanitarie con determinazione e solidarietà: un impegno che Franco Di Mare ha sostenuto e che la sua famiglia si impegna a portare avanti.

L’ONA ricorda Franco Di Mare e la sua lotta contro l’amianto

«L’Osservatorio Nazionale Amianto ha registrato una più elevata incidenza epidemiologica per malattie asbesto correlate e tumorali tra i nostri uomini in divisa: personale civile e militare delle Forze Armate, piuttosto che del comparto sicurezza, che richiede un approccio in chiave preventiva» ha spiegato il presidente ONA, avv. Ezio Bonanni. «Il caso di Franco Di Mare è esemplificativo del rischio esponenziale che ha determinato, e determina tutt’oggi, un numero di casi inaccettabile, anche tra coloro, come i giornalisti e la popolazione civile, che non avrebbero dovuto correre alcun rischio».

Amianto uranio impoverito
Gli interventi nella conferenza “Amianto e uranio impoverito”

Amianto e uranio impoverito: richiesta la tregua olimpica

Il settore della difesa ha visto un impatto devastante dell’uso dell’amianto, con 982 casi di mesotelioma. Se si considerano tutte le patologie correlate, il numero di decessi arriva a sfiorare i 5mila. Durante i bombardamenti NATO della guerra in Jugoslavia del 1999, l’uso di proiettili all’uranio impoverito ha portato alla morte di 400 militari italiani, oltre all’insorgenza di circa 8mila patologie gravi, che, secondo le più recenti sentenze, hanno confermato il nesso causale.

Dal convegno in Campidoglio è emersa la richiesta di tregua olimpica per fermare la contaminazione di aria, acqua e suolo. Un principio che risale all’antichità e che diventa ancora più rilevante nel contesto attuale, a partire dal 26 luglio.

I saluti istituzionali e gli interventi del convegno

L’incontro ha preso il via con i saluti istituzionali del Prof. Avv. Antonio Caiafa, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Roma (COA), l’On. Dario Tamburrano, Europarlamentare, la Dott.ssa Elisabetta Trenta, già Ministro della Difesa, l’On. Fabrizio Santori e l’On. Giorgio Trabucco, componenti dell’Assemblea Capitolina, il Dott. Ruggero Alcanterini, Presidente del Comitato Nazionale Italiano “Fair Play”, e la Dott.ssa Paola Vegliantei, Presidente dell’Accademia della Legalità.

Carlo Calcagni: il colonnello contro l’amianto e l’uranio impoverito

Il Colonnello Carlo Calcagni è intervenuto nel corso dell’incontro di studi. Vittima del dovere e insignito di diversi riconoscimenti per la sua esposizione a nanoparticelle di metalli pesanti e radiazioni ionizzanti durante le missioni balcaniche, ha condiviso la sua esperienza con gli altri relatori e il pubblico presente. Il suo è un esempio di forza e resilienza contro questi killer invisibili che, purtroppo, mietono sempre più vittime, in Italia e nel mondo.

Il Colonnello Carlo Calcagni nel corso della conferenza in Campidiglio organizzata dall’ONA

Gli altri interventi

Nel corso del convegno, hanno preso la parola l’On. Nicola De Marinis e il Consigliere della Corte di Cassazione. E ancora, il Dott. Fabrizio Proietti, Professore di Diritto del Lavoro all’Università ‘La Sapienza’ di Roma, e il Dott. Giampiero Cardillo, Generale in congedo dall’Arma dei Carabinieri e componente dell’ONA. Il Dott. Alberto Patruno, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale Imprese di Difesa e Tutela Ambientale, e l’Avv. Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno, componente della Commissione di Diritto penale dell’Ordine degli Avvocati di Roma, sono intervenuti per discutere le implicazioni legali. Anche il Dott. Pasquale Bacco, medico legale, e il Dott. Pasquale Montilla, oncologo e componente del comitato tecnico scientifico dell’ONA hanno fornito il loro contributo alla discussione.

ONA Lombardia: la parola alla Dott.ssa Anna Pasotti

Nel corso del convegno, è intervenuta anche la Dott.ssa Anna Pasotti, coordinatrice di ONA Lombardia, nonché CEO & Founder di Sostenibilità d’Impresa. E’ fondamentale, infatti, anche nella lotta contro l’amianto e l’uranio impoverito, il ruolo dell’impresa, nella tutela, in prevenzione, della salute e dell’ambiente. Insieme all’Avv. Ezio Bonanni, la Dott.ssa Anna Pasotti, nel corso del servizio speciale del Dott. Luigi Abbate, ha rimarcato il suo impegno nella Regione Lombardia e le principali iniziative dell’ONA, rimarcate anche nel corso dell’incontro di studi.

Amianto uranio impoverito
La Dott.ssa Anna Pasotti, coordinatrice ONA Lombardia, al convegno in Campidoglio il 9 luglio

Amianto in Rai: Viale Mazzini chiude per lavori e cambia sede 

rai amianto
Amianto in RAI

La storica sede Rai di Viale Mazzini a Roma, famosa per la maestosa scultura in bronzo del “cavallo morente” di Francesco Messina si prepara a subire una ristrutturazione completa. Tuttavia, dietro questa trasformazione si nasconde una lunga e dolorosa storia legata alla presenza di amianto, che ha colpito direttamente la vita di dipendenti, tra cui Marius Sodkiewicz, deceduto lo scorso maggio per mesotelioma e Franco Di Mare.

Rai di Viale Mazzini e presenza di amianto

La sede Rai di Viale Mazzini chiusa per ristrutturazione e per la rimozione dell’amianto. L’inizio del cantiere è previsto per la fine del 2024, con una durata stimata di almeno due anni

L’edificio di Viale Mazzini, costruito tra il 1962 e il 1965 su progetto dell’architetto Francesco Berarducci, rappresenta un esempio emblematico di architettura moderna italiana, caratterizzato dal suo schema planimetrico dinamico e dalla corte interna con giardino. Adornato dal celebre “Cavallo morente” di Francesco Messina, il palazzo, il primo interamente in acciaio a Roma, è stato restaurato più volte nel corso degli anni. La sede è stata vista come un simbolo di modernità e innovazione architettonica. Tuttavia, come molte strutture dell’epoca, l’amianto, ampiamente utilizzato per le sue proprietà isolanti e ignifughe, l’ha resa una trappola mortale. Marius Sodkiwicz, e Franco Di Mare, scomparsi a causa del mesotelioma lo scorso maggio, sono due casi emblematici del rischio asbesto.

Il minerale era presente in matrice friabile, principalmente sopra il controsoffitto artistico in metallo del piano terra, che comprendeva grandi ambienti di rappresentanza come la Biblioteca e la Sala degli Arazzi.

Bonifiche e interventi di sicurezza

Franco Di Mare con l’avv. Ezio Bonanni al convegno “Amianto e Uranio, in guerra e in pace: ricchezza e povertà dall’energia alla salute“

Le prime operazioni di bonifica dell’asbesto nell’edificio erano iniziate negli anni 2010-2012. 

Per l’occasione, il cantiere di bonifica era stato diviso in due aree d’intervento, così da permettere la normale attività di lavoro, in particolare garantire l’accesso alla Sala S. Chiara e alla Sala B. Gli interventi si erano tuttavia rivelati più complessi a causa del controsoffitto artistico, che ha richiesto particolari attenzioni. Purtroppo, la bonifica non è stata sufficiente a garantire la completa sicurezza dei dipendenti. Sodkiewicz, ad esempio, aveva segnalato la presenza del minerale sgretolato durante le bonifiche, e criticato la mancanza di adeguate misure di prevenzione tecnica e protezione individuale.

Ora si indaga per omicidio colposo sulla sua morte. L’inchiesta era stata aperta in origine per lesioni colpose, ma il reato si è poi aggravato dopo la morte. In relazione alla morte dell’ex dipendente, il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, avv. Ezio Bonanni aveva dichiarato: «La morte di Sodkiewicz, che solleva anche interrogativi sulla sicurezza sul lavoro e la responsabilità delle istituzioni, è una delle tante e dolorose testimonianze delle conseguenze devastanti dell’esposizione all’amianto sul luogo di lavoro».

Anche Franco Di Mare, che lo scorso novembre 2023 aveva moderato l’evento ONA “Amianto e Uranio, in guerra e in pace: ricchezza e povertà dall’energia alla salute“, alla Regione Lazio, aveva aspramente criticato la condotta della ex Mamma Rai. Il giornalista, che aveva respirato le fibre killer durante le missioni nei Balcani, aveva chiesto ripetutamente il suo stato di servizio, per supportare la diagnosi, ma non aveva ricevuto risposte.

Amianto e uranio impoverito: un cocktail esplosivo

I giornalisti Rai, impegnati al seguito delle missioni, per rendere il loro servizio pubblico, hanno subito esposizioni sinergiche. Infatti, l’uso dei proiettili all’uranio impoverito in alcuni teatri, come quelli Balcanici, è all’origine della morte di Franco Di Mare. Per il nesso di causalità, in materia di uranio impoverito, si applica il principio della presunzione. Infatti, ciò è sancito espressamente dagli artt. 1078 e 1079 del DPR 90/2010 e art. 603 del D.lgs 66/2010. Ciò è stato recentemente confermato da Cassazione, Sezione Lavoro, sent. n. 9641/2024.

Rai amianto: la difesa legale per le vittime

Nei mesi scorsi, l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, aveva intrapreso azioni legali contro l’azienda, denunciando la mancanza di protezione per i lavoratori esposti all’amianto. In risposta alle accuse, l’Amministratore Delegato Roberto Sergio aveva fornito documentazioni che attestavano la sicurezza degli ambienti di Viale Mazzini. Tuttavia, il recente annuncio del cambio di sede per permettere la bonifica dell’asbesto sembra dare ragione a chi sosteneva la presenza del minerale pericoloso negli edifici.

Per questi motivi, quindi, oltre alla prevenzione primaria attraverso la bonifica, è necessaria anche la tutela giuridica e anche risarcitoria. Tra le tutele, anche quelle previdenziali, indennizzo e il prepensionamento INAIL. Inoltre, in questi casi sussiste al diritto del risarcimento del danno amianto. Il diritto al risarcimento sussiste anche in caso di semplice e sola esposizione all’amianto. Sussiste, infatti, anche il diritto al risarcimento anche in assenza di danno biologico. Così, Cassazione, Sezione Lavoro, n. 19623/22.

Nuova bonifica dell’amianto e progetto di ristrutturazione

Il piano di rinnovamento di Viale Mazzini ha adottato criteri moderni e sostenibili, allineando le nuove esigenze ambientali e di sicurezza sul lavoro. L’inizio del cantiere è previsto per la fine del 2024, con una durata stimata di almeno due anni. Sarà la prima volta che la sede centrale della tv pubblica italiana resterà vuota, segnando un momento importante nella storia architettonica e mediatica del Paese. I lavori attuali mirano a rimuovere completamente questa sostanza nociva. Particolare attenzione riguarderà la salvaguardia dell’opera d’arte di Gino Marotta, estesa su 11.000 mq, che adorna il soffitto.

La nuova sede a Via Alessandro Severo

Durante i lavori di ristrutturazione, la Rai trasferirà temporaneamente le sue attività in via Alessandro Severo, nella zona Eur/Ostiense, nel palazzo ex Wind all’angolo con Cristoforo Colombo. Questo spostamento provvisorio permetterà di eseguire gli interventi in sicurezza, garantendo al contempo la continuità delle trasmissioni e delle operazioni aziendali.

Un’amara vittoria

Nonostante la vittoria ottenuta con la bonifica dell’amianto e l’avvio del progetto di ristrutturazione, resta un’amara consapevolezza. Il trasferimento temporaneo delle attività della Rai e le enormi risorse impiegate per la bonifica e la ristrutturazione testimoniano la gravità della situazione e danno ragione a chi ha sempre sostenuto la pericolosità del minerale. «Purtroppo c’è ancora amianto nella sede Rai di viale Mazzini in Roma. Il trasferimento della sede è tardivo, visto che per anni tutti i dipendenti hanno lavorato in un luogo con amianto. Meglio tardi che mai. Ora l’ona prosegue nella tutela delle numerose vittime. Non solo di mesotelioma», dichiara l’avv. Ezio Bonanni.

Questa esperienza dovrebbe fungere da monito per tutte le istituzioni, affinché la sicurezza e la salute dei lavoratori siano sempre prioritarie.

Eternit Bis: confermata la condanna in Appello per Schmidheiny

Stephan Ernest Schmidheiny
Stephan Ernest Schmidheiny

LA SECONDA SEZIONE DELLA CORTE DI ASSISE D’APPELLO DI NAPOLI HA CONFERMATO LA CONDANNA A TRE ANNI E MEZZO INFLITTA IN PRIMO GRADO ALL’IMPRENDITORE SVIZZERO STEPHAN ERNEST SCHMIDHEINY (77 ANNI) PER L’OMICIDIO COLPOSO DI ANTONIO BALESTRIERI, OPERAIO DELLO STABILIMENTO ETERNIT DI BAGNOLI DECEDUTO A CAUSA DELLA PROLUNGATA ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO. QUESTA DECISIONE RAPPRESENTA UN IMPORTANTE PASSO VERSO LA GIUSTIZIA PER LE VITTIME DI AMIANTO E I LORO FAMILIARI. LA VICENDA GIUDIZIARIA HA VISTO PROTAGONISTA L’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO E IL SUO PRESIDENTE, L’AVVOCATO EZIO BONANNI

Processo Eternit Bis: le novità

Dopo che la Cassazione aveva annullato la condanna in appello a Torino per l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny il 10 maggio scorso, molte aspettative erano puntate sui processi in corso nelle altre città italiane. Tuttavia, la Corte di Assise di Appello di Napoli (seconda sezione) ha riconosciuto la responsabilità dell’imprenditore per le condizioni di lavoro pericolose che hanno portato alla morte di Balestrieri, un operaio dello storico stabilimento Eternit di Bagnoli, situato nel quartiere occidentale di Napoli, alle pendici della caldera dei Campi Flegrei. La sua morte è stata causata dalla prolungata esposizione all’amianto.

Giustizia per le vittime

Conferenza marocchinate
Il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, avv. Ezio Bonanni

«Il processo – spiega la nota dell’ONA – ha evidenziato come l’uso dell’amianto fosse senza cautele, privo di confinamento e con le maestranze ignare e sprovviste di mezzi di protezione. Sia all’interno dello stabilimento che all’esterno c’era amianto in sacchi di juta privi di chiusura ermetica scaricati dalle navi senza che i lavoratori fossero a conoscenza del rischio. Gli operai si ammalavano di asbestosi, perché avevano i polmoni pieni di polvere, che si riempivano di liquido pleurico, quello del mesotelioma. E così, giorno dopo giorno, i necrologi all’ingresso dello stabilimento, e nelle zone circostanti del quartiere Bagnoli, a Pozzuoli e al Vomero. Così uno ad uno, gli operai sono tutti deceduti, e poi anche i loro familiari, perché lavavano le tute, o perché respiravano le polveri dai capelli e dalla pelle», ha sottolineato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell‘Osservatorio Nazionale Amianto.

«La sentenza ci conforta un po’, dopo la delusione del primo grado, le cui richieste dei Pubblici Ministeri sono state in gran parte disattese». Ha aggiunto: «Confidiamo che la Corte di Cassazione possa confermare questa condanna, e quindi rendere giustizia alle vittime e ai loro familiari».

Quattro filoni d’inchiesta

La vicenda legale dell’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, legata al disastro ambientale causato dall’azienda Eternit, è complessa e controversa. Il magnate ha subito una serie di condanne e ricorsi che hanno segnato la storia giudiziaria italiana.

Il 13 febbraio 2012, il tribunale di Torino lo ha condannato a sedici anni di reclusione per disastro ambientale doloso permanente e per omissione volontaria di misure di sicurezza sul lavoro. In questa sentenza, i giudici hanno ordinato il risarcimento per tremila parti civili, riconoscendo la gravità dei danni causati dall’amianto.

Successivamente, il 3 giugno 2013, la Corte d’Appello ha parzialmente riformato la pena, aumentandola a diciotto anni. La Corte ha inoltre stabilito un risarcimento di venti milioni di euro alla Regione Piemonte e di 30,9 milioni al comune di Casale Monferrato, luoghi maggiormente colpiti dall’inquinamento.

Tuttavia, il 19 novembre 2014, la Corte di Cassazione ha dichiarato prescritto il reato di disastro ambientale, annullando così le condanne e i risarcimenti disposti in favore delle parti civili. Questo ha segnato una svolta amara per le vittime e le loro famiglie, sollevando numerose polemiche e critiche.

La recente sentenza d’appello, che ha confermato la condanna a tre anni e mezzo per Stephan Schmidheiny, rappresenta un importante capitolo nella battaglia per la giustizia delle vittime dell’amianto. Ezio Bonanni, ha sottolineato la rilevanza di questa decisione nel garantire adeguati risarcimenti per le persone coinvolte.

Amianto e Ferrovie: caso Laperchia e oltre 4mila vittime

Malpensa, ferrovie amianto
Amianto nelle ferrovie. La storia di Pasquale Laperchia

IL TRIBUNALE DI TARANTO HA CONDANNATO INAIL A RISARCIRE IL SIG. PASQUALE LAPERCHIA PER UNA MALATTIA PROFESSIONALE CAUSATA DALL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO DURANTE IL SUO IMPIEGO COME MANUTENTORE ALLE DIPENDENZE DI FERROVIE DELLO STATO (OGGI RFI S.P.A.). 

L’AMMONTARE DELL’INDENNIZZO, RICONOSCIUTO A CAUSA DELLA DIAGNOSI DI MESOTELIOMA PLEURICO, INCLUDE UNA RENDITA PARI AL 60% DI INABILITÀ PERMANENTE E LE MAGGIORAZIONI ECONOMICHE PREVISTE DAL FONDO VITTIME AMIANTO.

NEL CORSO DEL GIUDIZIO CHE GLI DARÀ RAGIONE, PURTROPPO, L’UOMO È MORTO: AVEVA 73 ANNI.

AL VIA LA MESSA IN MORA DI FERROVIE DELLO STATO PER IL RISARCIMENTO AI FAMILIARI

Morire di amianto 

Pasquale Laperchia, vittima di mesotelioma pleurico, operaio manutentore per le Ferrovie dello Stato
Pasquale Laperchia, vittima di mesotelioma pleurico. Aveva respirato amianto lavorando come operaio manutentore per le Ferrovie dello Stato

La condanna dell’INAIL sancisce il riconoscimento professionale della malattia che darà diritto alla richiesta del risarcimento del danno a parte del legale della famiglia, avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Questi ha già spiccato l’atto della messa in mora, per gli importi di 500mila euro prima di tutto per il danno subito dall’uomo, e di circa ulteriori 400mila per ognuno dei due figli orfani, Dario e Igor, ai quali si aggiunge anche il nipote, orfano di una delle figlie, adottato dallo zio per il quale il legale ha richiesto un ulteriore importo di 400mila euro.

A beneficiare delle rendite saranno gli eredi, che promuoveranno l’azione civile a carico delle Ferrovie dello Stato per il risarcimento del danno. L’evento di morte ha provocato anche un danno da lutto dei figli, Dario e Igor, che perciò faranno causa alle Ferrovie dello Stato per ottenere il risarcimento, sia del danno della vittima primaria di cui sono eredi, sia del danno c.d. iure proprio, cioè del danno sofferto.

L’ennesimo evento luttuoso

«Si tratta dell’ennesimo evento luttuoso, di morte, inaccettabile, che ha distrutto la famiglia, provocato dall’uso dell’amianto delle Ferrovie dello Stato, che hanno ritardato anche nella bonifica, e per aver adibito i suoi dipendenti ad attività manutentive con amianto. Il VII rapporto ReNaM ha censito 696 casi di mesotelioma tra i dipendenti FS, fino al 2018 (data della rilevazione dell’ultimo rapporto ReNaM), che costituiscono la punta dell’iceberg, di una stima che a tutt’oggi comprende circa mille casi solo di mesotelioma, con un indice di mortalità del 93%, e quindi di più di 900 casi di decessi solo per mesotelioma, a cui si aggiungono più di 1.800 decessi per k del polmone da amianto, e perciò stesso il numero di decessi per malattie asbesto correlate solo nelle Ferrovie dello Stato supera i 4.000 casi, solo in Italia». A dichiararlo l’Avv. Ezio Bonanni. 

Il fatto: la storia di Pasquale Laperchia

Pasquale Laperchia, nato a Taranto nel 1948 e deceduto nel 2021 all’età di 73 anni, ha lavorato come operaio manutentore per le Ferrovie dello Stato (oggi RFI S.p.A.) fra Milano e Taranto dal 1970 al 2005. Durante questo lungo periodo, ha subito una quotidiana esposizione all’asbesto, senza adeguati dispositivi di protezione. Nelle ferrovie, prima dell’introduzione della Legge 257/92, il minerale era ampiamente utilizzato per diverse applicazioni. In particolare, si impiegava per rivestire tubazioni, isolare sistemi termici e acustici, nelle guarnizioni e componenti dei freni. Nel luglio 2019, Laperchia ha ricevuto la diagnosi di mesotelioma pleurico, una grave forma di cancro causata dall’inalazione di fibre di amianto. Un anno dopo, ha presentato una domanda all’INAIL per il riconoscimento della malattia professionale, che è stata respinta.

Nel 2021, il legale di Laperchia, l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha quindi presentato ricorso.

Esaminate le prove dell’esposizione all’amianto e le perizie del consulente tecnico d’ufficio (CTU), Il Tribunale di Taranto ha accolto la richiesta, condannando INAIL. 

L’ONA offre supporto e assistenza alle vittime con un servizio gratuito sul sito https://www.osservatorioamianto.it/, e/o con il numero verde 800 034 294.

Satnam Singh: tragedia nei campi e lotta al caporalato

La morte di un bracciante vittima di caporalato
La morte di un bracciante vittima di caporalato

LA MORTE LO SCORSO 17 GIUGNO, DI SATNAM SINGH, UN BRACCIANTE AGRICOLO INDIANO DI 31 ANNI. HA PERSO LA VITA A CAUSA DI UN TRAGICO INCIDENTE SUL LAVORO NELL’AGRO PONTINO, NEI PRESSI DI LATINA. L’INCIDENTE HA APERTO NUOVI DIBATTITI SULLA CRUDA REALTÀ DEL CAPORALATO IN ITALIA: UNA NUOVA FORMA DI “SCHIAVISMO” CHE PURTROPPO, CONTINUA A MIETERE VITTIME. PER PROTESTARE CONTRO LE CONDIZIONI DISUMANE DEI BRACCIANTI, OGGI 22 GIUGNO ALLE 17:00 SI TERRÀ UNA MANIFESTAZIONE IN PIAZZA DELLA LIBERTÀ A LATINA

Una morte assurda

La morte di Satnam Singh
Satnam Singh è una delle tante vittime del caporalato

Lunedì 17 giugno, mentre lavorava nei campi dell’azienda agricola di Antonello Lovato a Borgo Santa Maria, Satnam è stato vittima di un incidente devastante. Una macchina avvolgi-plastica gli ha tranciato il braccio destro e causato fratture alle gambe. Lovato, invece di soccorrerlo immediatamente, ha caricato Satnam su un furgone, insieme alla moglie, e lo ha abbandonato agonizzante di fronte al cancello di casa, lasciando il suo braccio reciso in una cassetta della frutta. I primi soccorsi sono arrivati solo un’ora e mezza dopo l’incidente.

Nonostante le operazioni di emergenza, il lavoratore è deceduto il 19 giugno all’ospedale San Camillo di Roma. In seguito alla sua morte, Antonello Lovato è stato accusato di omicidio colposo, omissione di soccorso e violazione delle norme sulla sicurezza.

La copertura mediatica e la reazione politica

La storia di Satnam non ha subito conquistato le prime pagine dei giornali. Una delle prime a parlare della vicenda è stata la sindacalista di Flai-Cgil, che ha denunciato l’accaduto. Quanto alla politica, inizialmente ha mostrato un silenzio assordante. Nessun commento immediato da parte di figure chiave come il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini.

La realtà del caporalato in Italia

capolarato
Il caporalato è un fenomeno sommerso segnalato nel VI Rapporto agromafie e caporalato

La tragica morte di Satnam Singh è un’ulteriore testimonianza del fenomeno del caporalato in Italia. Secondo il VI Rapporto agromafie e caporalato, nel settore primario ci sono almeno 230mila lavoratori irregolari, un quarto del totale della forza lavoro agricola. Le condizioni di sfruttamento, come quelle vissute da Satnam, sono la norma piuttosto che l’eccezione.

L’agro pontino, dove lavorava Satnam, è una delle aree più colpite da questo fenomeno. Qui, molti braccianti della comunità sikh sono costretti a fare uso di oppioidi per sopportare i ritmi estenuanti di lavoro. Questo sistema criminale coinvolge non solo i datori di lavoro, ma anche medici e farmacisti compiacenti. Ma a cosa si deve questo fenomeno?

Parole, parole, parole 

capolarato
Il lavoro clandestino penalizza consumatori e lavoratori

Ci viene spesso raccontata una versione rassicurante della realtà, secondo cui l’agricoltura industriale, per mantenere i prezzi bassi per i consumatori, deve necessariamente ridurre i costi del lavoro. In pratica, ci viene detto che pagare un bracciante clandestino solo 2 o 3 euro l’ora per raccogliere frutta e verdura è giustificato dalla necessità di offrire prodotti alimentari a prezzi accessibili.

Questa giustificazione, però, è lontana dalla verità. Analizzando l’indice dei prezzi al consumo, notiamo un costante aumento dei costi per le famiglie degli operai e degli impiegati. Dal 2015 al 2024, questi prezzi sono aumentati del 58,9%, passando da un indice di 100 nel 2015 a circa 120 nell’aprile 2024. Questo incremento è evidente anche nei dati più recenti sui consumi alimentari, dove nel 2023 si è osservato un aumento della spesa per tutti i comparti alimentari, pur diminuendo il volume dei prodotti acquistati. In pratica, si paga di più per ottenere meno.

L’agricoltura industriale mira principalmente a stabilizzare o aumentare i profitti derivanti dal capitale investito. Data la sua dipendenza da forniture esterne i cui prezzi non può controllare, come energia, sementi, macchinari e logistica, la strategia più immediata è comprimere i costi del lavoro, arrivando a condizioni di sfruttamento che sfiorano la schiavitù.

In questo contesto, il caporalato è un elemento strutturale delle aziende agricole moderne, spesso lodate come competitive e italiane, che schiavizzano letteralmente i lavoratori per garantire profitti stabili e ottenere una parte significativa dei finanziamenti pubblici destinati all’agricoltura. Questo sistema di sfruttamento non può essere giustificato neanche dal potere di mercato della grande distribuzione organizzata (GDO).

Mors tua, vita mea: la morte non conta di fronte al profitto

I bassi prezzi pagati alla porta delle aziende agricole vanno a beneficio della GDO e dell’industria agroalimentare, non dei consumatori. Esiste anche un altro meccanismo di sfruttamento: le piccole e medie aziende agricole, che ricevono solo pochi spiccioli di sostegno pubblico e producono principalmente per il mercato interno, devono competere nello stesso mercato delle grandi imprese agricole sovvenzionate. Questa competizione sleale tra sistemi economici diversi crea ulteriore pressione sui piccoli agricoltori, costringendoli ad autosfruttarsi per sopravvivere.

Il numero di agricoltori indipendenti è drasticamente diminuito negli ultimi decenni, ma il totale delle giornate di lavoro annue è rimasto quasi invariato. Molte piccole aziende sono scomparse, e chi è rimasto lavora molto più di prima. Attualmente, circa 900mila piccole aziende agricole si trovano in questa situazione di sofferenza e sfruttamento.

Quanto al prezzo da pagare, il motto “mors tua, vita mea” sembra riassumere senza tanti giri di parole, l’orientamento che va per la maggiore. 

Il commento dell’avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA

ezio bonanni
L’avv. Ezio Bonanni. ONA parteciperà alla manifestazione di Latina

Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha dichiarato: «La tragica vicenda di Singh Satnam ci deve indurre a una riflessione che superi gli steccati e le barriere ideologiche. Intanto, non si ferma la scia di morte e dolore, decine e decine di nuovi morti per infortuni sul lavoro e malattie professionali. Chi produce deve essere protetto e non strumentalizzato: per questo l’ONA, che rappresento con il carico del proprio dolore dei nostri morti di amianto, partecipa alla manifestazione di Latina come richiamo istituzionale e sociale che unisca tutti sul fronte della difesa della Vita. Non vogliamo attacchi politici al Governo ma dialogo con tutti per trovare le soluzioni!»

Manifestazione a Latina

manifestazione contro la morte
Oggi a Latina la manifestazione per protestare contro le condizioni di lavoro disumane nel settore agricolo

Oggi, sabato 22 giugno, si terrà una manifestazione in Piazza della Libertà a Latina per protestare contro le condizioni di lavoro disumane nel settore agricolo.

Organizzata da Cgil e Flai di Frosinone-Latina insieme con Cgil e Flai Roma e Lazio, prevede due ore di sciopero a fine turno e inizierà alle 17 davanti alla Prefettura. Già questa mattina, la Fai Cisl di Latina ha tenuto un presidio nello stesso luogo. L’iniziativa vuole richiamare l’attenzione sulla necessità di dignità, rispetto, sicurezza e salute per i lavoratori e le lavoratrici, e sollecita tutte le istituzioni e forze politiche a contrastare il caporalato e lo sfruttamento nel settore agricolo.

Inoltre, Cgil e Flai Cgil hanno avviato una raccolta fondi per sostenere la famiglia di Satnam Singh, affermando che il caso rappresenta un esempio di schiavitù moderna. Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha dichiarato che tali aziende dovrebbero essere chiuse immediatamente per impedire ulteriori abusi.

Alla manifestazione parteciperanno anche il Partito Democratico provinciale di Latina e la segretaria nazionale del Partito Democratico, Elly Schlein.

La morte di Satnam Singh deve essere un campanello d’allarme per tutta la società italiana. È necessario un impegno concreto e coordinato per combattere il caporalato e garantire condizioni di lavoro dignitose e sicure per tutti. Le parole di Pirandello, “Uno, nessuno e centomila,” risuonano tragicamente in questo contesto. Ogni bracciante morto sul lavoro è al contempo un individuo unico, un invisibile nella massa degli sfruttati, e una delle molte vittime di un sistema disumano. La difesa dei diritti dei lavoratori non deve conoscere divisioni politiche, ma deve essere una priorità comune per assicurare giustizia e umanità nel mondo del lavoro. Solo così possiamo sperare di prevenire ulteriori tragedie e riconoscere il valore intrinseco di ogni vita umana.