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venerdì, Luglio 19, 2024

Eternit Bis: confermata la condanna in Appello per Schmidheiny

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LA SECONDA SEZIONE DELLA CORTE DI ASSISE D’APPELLO DI NAPOLI HA CONFERMATO LA CONDANNA A TRE ANNI E MEZZO INFLITTA IN PRIMO GRADO ALL’IMPRENDITORE SVIZZERO STEPHAN ERNEST SCHMIDHEINY (77 ANNI) PER L’OMICIDIO COLPOSO DI ANTONIO BALESTRIERI, OPERAIO DELLO STABILIMENTO ETERNIT DI BAGNOLI DECEDUTO A CAUSA DELLA PROLUNGATA ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO. QUESTA DECISIONE RAPPRESENTA UN IMPORTANTE PASSO VERSO LA GIUSTIZIA PER LE VITTIME DI AMIANTO E I LORO FAMILIARI. LA VICENDA GIUDIZIARIA HA VISTO PROTAGONISTA L’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO E IL SUO PRESIDENTE, L’AVVOCATO EZIO BONANNI

Processo Eternit Bis: le novità

Dopo che la Cassazione aveva annullato la condanna in appello a Torino per l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny il 10 maggio scorso, molte aspettative erano puntate sui processi in corso nelle altre città italiane. Tuttavia, la Corte di Assise di Appello di Napoli (seconda sezione) ha riconosciuto la responsabilità dell’imprenditore per le condizioni di lavoro pericolose che hanno portato alla morte di Balestrieri, un operaio dello storico stabilimento Eternit di Bagnoli, situato nel quartiere occidentale di Napoli, alle pendici della caldera dei Campi Flegrei. La sua morte è stata causata dalla prolungata esposizione all’amianto.

Giustizia per le vittime

«Il processo – spiega la nota dell’ONAha evidenziato come l’uso dell’amianto fosse senza cautele, privo di confinamento e con le maestranze ignare e sprovviste di mezzi di protezione. Sia all’interno dello stabilimento che all’esterno c’era amianto in sacchi di juta privi di chiusura ermetica scaricati dalle navi senza che i lavoratori fossero a conoscenza del rischio. Gli operai si ammalavano di asbestosi, perché avevano i polmoni pieni di polvere, che si riempivano di liquido pleurico, quello del mesotelioma. E così, giorno dopo giorno, i necrologi all’ingresso dello stabilimento, e nelle zone circostanti del quartiere Bagnoli, a Pozzuoli e al Vomero. Così uno ad uno, gli operai sono tutti deceduti, e poi anche i loro familiari, perché lavavano le tute, o perché respiravano le polveri dai capelli e dalla pelle», ha sottolineato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell‘Osservatorio Nazionale Amianto.

«La sentenza ci conforta un po’, dopo la delusione del primo grado, le cui richieste dei Pubblici Ministeri sono state in gran parte disattese». Ha aggiunto: «Confidiamo che la Corte di Cassazione possa confermare questa condanna, e quindi rendere giustizia alle vittime e ai loro familiari».

Quattro filoni d’inchiesta

La vicenda legale dell’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, legata al disastro ambientale causato dall’azienda Eternit, è complessa e controversa. Il magnate ha subito una serie di condanne e ricorsi che hanno segnato la storia giudiziaria italiana.

Il 13 febbraio 2012, il tribunale di Torino lo ha condannato a sedici anni di reclusione per disastro ambientale doloso permanente e per omissione volontaria di misure di sicurezza sul lavoro. In questa sentenza, i giudici hanno ordinato il risarcimento per tremila parti civili, riconoscendo la gravità dei danni causati dall’amianto.

Successivamente, il 3 giugno 2013, la Corte d’Appello ha parzialmente riformato la pena, aumentandola a diciotto anni. La Corte ha inoltre stabilito un risarcimento di venti milioni di euro alla Regione Piemonte e di 30,9 milioni al comune di Casale Monferrato, luoghi maggiormente colpiti dall’inquinamento.

Tuttavia, il 19 novembre 2014, la Corte di Cassazione ha dichiarato prescritto il reato di disastro ambientale, annullando così le condanne e i risarcimenti disposti in favore delle parti civili. Questo ha segnato una svolta amara per le vittime e le loro famiglie, sollevando numerose polemiche e critiche.

La recente sentenza d’appello, che ha confermato la condanna a tre anni e mezzo per Stephan Schmidheiny, rappresenta un importante capitolo nella battaglia per la giustizia delle vittime dell’amianto. Ezio Bonanni, ha sottolineato la rilevanza di questa decisione nel garantire adeguati risarcimenti per le persone coinvolte.

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