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Enel e amianto: storia di Franco Berti malato di asbestosi

Enel e amianto: la storia di Franco Berti malato di asbestosi
Amianto in Enel : ex lavoratore risarcito

IL LEGAME TRA ENEL E L’AMIANTO RAPPRESENTA UN CAPITOLO OSCURO NELLA STORIA DELLA PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE DELL’ENERGIA ELETTRICA. QUESTO PERICOLOSO MINERALE, NOTO PER LE SUE ECCEZIONALI PROPRIETÀ ISOLANTI E RESISTENTI AL CALORE, È STATO UTILIZZATO PER ANNI NEGLI IMPIANTI ELETTRICI, COMPRESE LE TURBINE GEOTERMICHE E I CONDOTTI DI VAPORE. NONOSTANTE LA SUA MESSA AL BANDO CON LA LEGGE 257/92, IL KILLER SILENTE HA CONTINUATO A MIETERE VITTIME TRA I LAVORATORI ESPOSTI. UNO DI QUESTI È FRANCO BERTI, MALATO DI ASBESTOSI, LA CUI STORIA RAPPRESENTA UN DRAMMATICO ESEMPIO DELLE CONSEGUENZE DELL’ESPOSIZIONE AL PERICOLOSO PATOGENO. ORA, LA CORTE D’APPELLO DI FIRENZE HA CONDANNATO ENEL S.P.A. A RISARCIRE L’UOMO CON UN IMPORTO DI CIRCA 118.000 EURO. RICOSTRUIAMO I FATTI 

La vicenda di Franco Berti: ex dipendente ENEL

enel amianto
Enel condannata a risarcire un ex lavoratore ammalato di asbestosi

Franco Berti, oggi ottantacinquenne, residente a Pomarance in provincia di Pisa, ha lavorato dal 1958 al 1967 per la Società Cooperativa Nuova Liberlavoro. Questa forniva manodopera alla Chimica Larderello S.p.A. e successivamente all’Enel S.p.A. Durante il suo impiego, il lavoratore è stato regolarmente esposto all’amianto senza le adeguate protezioni. Circostanza che ha inevitabilmente compromesso la sua salute, conducendolo alla diagnosi di asbestosi.

centrale enel
La centrale Enel di Lardarello: l’amianto era impiegato nei vapordotti e nelle singole centrali

L’iter legale

Nel 2015, Franco Berti ha citato in giudizio Enel, per ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa della sua patologia professionale.

L’INAIL aveva riconosciuto la malattia, inizialmente attribuendo a Berti un grado di invalidità del 30% poi aumentato al 40%, in seguito all’aggravamento delle sue condizioni.

Nel 2020 il Tribunale di Pisa ha condannato Enel al risarcimento, ma l’azienda ha impugnato la sentenza.

Nel 2021 la Corte di Appello di Firenze ha riesaminato il caso, valutando le effettive compromissioni della salute di Berti; in conseguenza ha confermato la diagnosi dell’INAIL e riconosciuto in grado di invalidità del 40%

La Corte ha stabilito che Enel, quale effettivo datore di lavoro, non aveva adottato le necessarie misure di protezione per i suoi lavoratori, condannandola al risarcimento. 

A difendere Berti, l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto «La sentenza della Corte d’Appello di Firenze rappresenta una vittoria importante per Franco Berti e un monito significativo per le aziende sull’importanza della sicurezza sul lavoro», afferma il legale, sottolineando l’importanza del riconoscimento dei diritti dei lavoratori esposti a sostanze nocive.

Il ruolo dell’ONA 

L’ONA continua a lavorare per garantire che le vittime dell’amianto ricevano il giusto risarcimento e il supporto necessario per affrontare le malattie legate all’esposizione a questo pericoloso minerale. Le informazioni sul servizio gratuito sono disponibili sul sito, e/o con il numero verde 800 034 294.

Reggio Calabria e amianto nelle ferrovie: un binario senza uscita

vittima amianto
amianto - un lavoratore si trova a combattere contro il mesotelioma pleurico

REGGIO CALABRIA È UNA CITTÀ CHE RACCHIUDE IN SÉ MILLENNI DI STORIA, UN PATRIMONIO CULTURALE DI INESTIMABILE VALORE MA ANCHE CONTRADDIZIONI PROFONDE E PROBLEMATICHE SOCIO-AMBIENTALI GRAVISSIME. TRA QUESTE, L’AMIANTO RAPPRESENTA UNA FERITA APERTA, UN NEMICO INVISIBILE CHE HA MIETUTO MIGLIAIA DI VITTIME. OGGI, RACCONTIAMO LA STORIA DI UN EX FERROVIERE, ORA IN PENSIONE, CHE SI TROVA A COMBATTERE CONTRO IL MESOTELIOMA PLEURICO, UNA MALATTIA INCURABILE. LE STATISTICHE INDICANO QUESTO TIPO DI TUMORE COME RARO, MA L’AMIANTO, SOLO IN ITALIA, CONTA CIRCA SETTEMILA VITTIME ALL’ANNO

Reggio Calabria “distratta” sulla questione amianto

A Reggio Calabria, la questione amianto è una ferita aperta: la storia di un ex lavoratore delle ferrovie malato di mesotelioma

Questo è lo scenario che l’ONA di Reggio Calabria si è trovato davanti per l’ennesima volta: «cambiano gli attori, ma il copione è sempre lo stesso. Conosciamo i mandanti e gli esecutori di questa sentenza di morte, e la vittima cerca di sopravvivere tra paure, incertezze e sofferenze inenarrabili» sottolinea Massimo Alampi, delegato dell’ONA Onlus per la regione Calabria. «Mentre la politica è in perenne campagna elettorale, c’è chi nel 2024 ancora si ammala di mesotelioma, il tumore dell’amianto».

La storia di un ex ferroviere

Un uomo, che chiameremo “Mario Rossi” per preservare la sua identità, è un ex ferroviere ora in pensione, che ha trascorso la sua vita lavorativa tra i binari delle Ferrovie dello Stato, un’occupazione che gli ha regalato molte soddisfazioni, ma anche un nemico invisibile: l’amianto.

Mario Rossi ha lavorato dal 1963 al 1992 in varie sedi ferroviarie tra Milano, Roma, Villa San Giovanni e Reggio Calabria, esponendosi costantemente all’amianto (presente nelle carrozze, officine, sui rotabili, nelle guarnizioni etc;), durante lo svolgimento delle sue mansioni.

Anni di esposizione inconsapevole al patogeno, un materiale silenzioso ma letale, che ora lo costringono a combattere una battaglia contro il mesotelioma pleurico. «È assurdo pensare che ci si possa ammalare gravemente semplicemente per aver svolto il proprio lavoro, per portare il pane a casa», prosegue Alampi.

In realtà, le conoscenze sui pericoli del minerale non sono nuove. Già a metà del secolo scorso, le ferrovie erano consapevoli dei rischi.

La lotta per la giustizia e criticità a Reggio Calabria

Purtroppo, quella di Mario Rossi non è una storia isolata. Mentre i politici discutono e si contendono il potere, i lavoratori continuano ad ammalarsi e morire per l’esposizione al killer invisibile. Le famiglie, disperate e arrabbiate, cercano giustizia. Massimo Alampi, riceve continue richieste di aiuto da chi ha visto un proprio caro ammalarsi per colpa dell’asbesto.

«La politica sembra spesso più concentrata sulle campagne elettorali che sulla salute dei cittadini, ma la voglia di giustizia non si spegne». Questa indifferenza è evidenziata dal mancato intervento nelle aree più a rischio e dalla lentezza nella bonifica dei siti contaminati.

Le amministrazioni locali hanno spesso promesso piani di intervento e fondi per la bonifica, ma le azioni concrete tardano ad arrivare.

Così, nonostante le promesse elettorali, la realtà quotidiana rimane immutata: edifici pubblici e privati, scuole, ospedali e, come nel caso di Mario Rossi, strutture ferroviarie continuano a essere ambienti pericolosi per la salute. I lavoratori, senza alcuna consapevolezza del rischio, hanno passato anni a respirare fibre di amianto, un veleno silenzioso che ora presenta il conto.

Un appello alla responsabilità

La storia di Mario Rossi, come quella di molti altri, è un monito e un appello alla responsabilità. La gestione dell’amianto nelle ferrovie rappresenta una pagina oscura della nostra storia industriale. La politica deve rispondere alle esigenze dei cittadini, agire con tempestività e trasparenza, e mettere al primo posto la salute pubblica.

La lotta contro l’amianto non è solo una questione di bonifica, ma anche di riconoscimento e di risarcimento per le vittime e le loro famiglie. Solo così si potrà rendere giustizia a chi ha pagato con la vita il prezzo di un lavoro svolto con dedizione e sacrificio.

L’Italia che vorrei, l’Italia del Fair Play 

Evento CONI Fair Play
L'Italia che vorrei, l'Italia del Fair Play: il 28 giugno ricorre il trentesimo anniversario del Comitato Fair Play

NEL PRESTIGIOSO SALONE D’ONORE DEL CONI, IL 28 GIUGNO SI FESTEGGIA IL TRENTENNALE DEL COMITATO NAZIONALE ITALIANO FAIR PLAY. GUIDATO DAL PRESIDENTE RUGGERO ALCANTERINI, FIN DAL 2005, IL COMITATO PROMUOVE L’INTEGRITÀ E IL RISPETTO NEL MONDO DELLO SPORT

L’Italia che vorrei…

L’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservaotorio Nazionale Amianto

Con il patrocinio del CONI e di Sport e Salute e la collaborazione strategica dell’ACSI- Associazione di Cultura Sport e Tempo Libero,presieduta da Antonino Viti e dell’Associazione Culturale Occhio dell’Arte APS, guidata dalla giornalista della Stampa Estera Lisa Bernardini, la terza edizione dell’iniziativa “FAIR PLAY for LIFE 2024” si prepara a celebrare non solo un passato glorioso ma anche il futuro promettente del Fair Play italiano.

Fra i partner per il 2024, l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), presieduto dall’avvocato Ezio Bonanni, e l’Associazione MOVE (Arte, Sport, Spettacolo, Cultura).

Ingresso alle 09:30, le premiazioni avranno inizio alle ore 10:00.

Eccellenza e integrità del Fair Play Italiano

Il Comitato Nazionale Italiano Fair Play (CNIFP) si appresta a festeggiare un anniversario speciale: tre decenni di dedizione alla promozione dei valori etici nello sport e nella società. Fondata nel 1994 a Rapallo (Genova) da esponenti del Panathlon International, l’associazione è stata riconosciuta come ente benemerito dal CONI, svolgendo un ruolo importante nel promuovere il rispetto delle regole e uno stile di vita corretto attraverso iniziative educative e culturali.

Il CNIFP, sotto la guida di illustri presidenti come Francesco Gnecchi Ruscone e Alessandro Nati, dal 2005 è guidato da Ruggero Alcanterini e mantiene un impegno costante nel consolidare legami con organismi nazionali e internazionali, compreso il Movimento Europeo Fair Play e l’International Fair Play Committee. Questa rete globale, che include oltre cento Paesi, promuove l’idea di uno sport pulito e leale, fondato sui principi di integrità e gioco corretto.

In occasione del trentennale, il CNIFP ha pianificato un calendario ricco di iniziative significative. Tra queste, spicca il “Fair Play for Life”, giunto alla terza edizione e in programma il 28 giugno al Salone d’Onore del CONI. L’evento non solo celebra il contributo del Fair Play alla società ma rappresenta anche un’occasione per premiare figure eccellenti che incarnano questi valori.

Premiati per l’informazione

Tra i premiati, Davide Di Santo, caposervizio e responsabile del sito web de Il Tempo, riconosciuto per il giornalismo investigativo e Paolo Borrometi, noto per il suo coraggio e impegno nel contrastare la mafia e la criminalità organizzata attraverso il giornalismo d’inchiesta. A seguito delle sue pubblicazioni investigative, Borrometi ha ricevuto ripetute minacce di morte e dal 2014 è costretto a vivere sotto protezione.

Antonino Viti- presidnete ACSI- Associazione di Cultura Sport e Tempo Libero

Fronte sport

La giornata celebrerà anche i protagonisti nel campo dello sport. Tra i premiati ci saranno Nicola Spadea, neo campione del mondo di windsurf freestyle a Perth; Federica Cappelletti, presidente della Divisione Calcio Femminile Professionistica della FIGC nonché presidente della Fondazione Paolo Rossi e dell’Accademia Paolo Rossi; Rossana Ciuffetti, direttore Scuola dello Sport; Michela Moretti Girardengo, presidente del Giro d’Italia d’epoca; Andrea Perugini, presidente di Pedalando nella Storia; Philippe Housiaux, ex olimpionico belga e leader dell’European Fair Play Movement nel campo della comunicazione; Antonio Lopizzo, cardiochirurgo tra i fondatori del Comitato Nazionale Italiano Fair Play e suo primo presidente Nazionale nel 1994.

Sezione spettacolo 

Per lo spettacolo, i riconoscimenti andranno al tre volte premio Oscar Vittorio Storaro e all’autrice televisiva, teatrale, musicale e sceneggiatrice Carla Vistarini, unica donna a ricoprire il ruolo di direttore artistico del Festival di Sanremo nella sua lunga storia.

L’Italia e le sue eccellenze

Infine, nel contesto della società, riconoscimenti alla top manager Arianna Dalla Zanna, amministratore unico di Winecave SRLS, Antonella Di Tonno, guida della Talamonti e icona del rinascimento enologico in Abruzzo, il prof. oncologo Pasquale Montilla e la leader Anna Pasotti, Ceo & Founder di Sostenibilità di impresa, per il suo impegno nei complessi ambiti della sostenibilità aziendale, con particolare enfasi sugli aspetti etici e sociali.

L’Italia che tutti vorrebbero

Con uno slogan incisivo, “L’Italia che vorrei, l’Italia del Fair Play!”, la manifestazione toccherà diversi temi: l’origine del concetto di Fair Play, la storia del Comitato Nazionale Italiano Fair Play (CNIFP), il valore della memoria, l’etica nell’informazione, la lotta alla criminalità organizzata, i talenti multifaceted del mondo femminile e la tutela della salute.

Ruggero Alcanterini, presidente Comitato Nazionale Italiano Fair Play

L’evento sarà arricchito dall’esecuzione di un inno speciale composto dal musicista internazionale e sound designer Davide Perico. Inoltre, la Banda dell’Esercito Italiano, sotto la direzione del maggiore Filippo Cangiamila, festeggerà i suoi 60 anni con un breve ma intenso concerto in omaggio agli ospiti presenti.

Previsto altresì un flash mob di ciclisti, simbolo di movimento e dinamismo, che faranno eco alla vitalità e alla energia del Fair Play.

L’evento vedrà la partecipazione di alte personalità delle istituzioni nazionali e regionali, nonché di personaggi delle due edizioni precedenti di “Fair Play for Life”.

Sabaudia, Dal Cin denuncia ingiustizie tra amianto e tettoie

Antonio Dal Cin
Antonio Dal Cin, finanziere in congedo: una vita spesa per la giustizia

ANTONIO DAL CIN, FINANZIERE IN CONGEDO, VITTIMA DEL DOVERE ED EQUIPARATO ALLE VITTIME DEL TERRORISMO. GRAVEMENTE MALATO, SI TROVA AL CENTRO DI UNA CONTROVERSIA LEGALE CON IL COMUNE DI SABAUDIA. LA VICENDA INIZIA CON LA DENUNCIA DA PARTE DELLA POLIZIA LOCALE DI SABAUDIA PER ABUSIVISMO EDILIZIO. UN PARADOSSO TUTTO ITALIANO.

«LO STATO MI HA TOLTO L’ARIA TRAMITE L’ASBESTOSI CHE È UNA MALATTIA MORTALE E ADESSO IL COMUNE DI SABAUDIA VUOLE TOGLIERMI L’OMBRA DI UN GAZEBO E DI UNA TETTOIA, DOVE MI RIPARO DAL SOLE, MENTRE NON SI CURA DI EMETTERE LE ORDINANZE PER RIMUOVERE LE TETTOIE CHE UCCIDONO, QUELLE IN AMIANTO»

Lo sfogo di Antonio Dal Cin

Amianto: nella città di Sabaudia sono ancora presenti tetti in eternit

Questo lo sfogo di Antonio Dal Cin, finanziere in congedo, noto per il suo impegno a fianco dell’ONA nella lotta all’amianto.

«È dal 2011 che mi appello al sindaco pro tempore per la mappatura e rimozione dell’amianto, in particolare le fatiscenti tettoie in eternit che costituiscono un grave e serio pericolo per la salute dei cittadini. Le istituzioni non hanno fatto nulla, mentre di contro il sindaco emette un’ordinanza per la mia tettoia ed un gazebo entrambi amovibili, che non costituiscono aumento di cubatura, denunciandomi per abusivismo edilizio».

Una denuncia assurda

Quanto a questa denuncia, Dal Cin si difende «non ho mai aumentato la cubatura dell’immobile e non ho posto in essere alcun abusivismo edilizio». Tuttavia, sia la Polizia Locale sia l’Ufficio Tecnico del Comune di Sabaudia procedono senza preavviso, negando l’accesso agli atti al suo avvocato, il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, Ezio Bonanni, violando così le norme di base.

Dal Cin si trova pubblicamente «messo alla gogna all’albo pretorio del Comune di Sabaudia», con una delibera che lo condanna a spese legali. Nonostante il ricorso al TAR del Lazio, il Comune non si costituisce in udienza, sollevando interrogativi sulla trasparenza del processo. Dal Cin critica il trattamento ricevuto: «Mi hanno trattato come un suddito, colpito singolarmente senza giustificazione».

«Eppure, sarebbe bastato un confronto con l’Amministrazione Comunale per chiarire ogni cosa, sia attraverso una recente sentenza del Tribunale di Latina sia per il tramite di altre Sentenze, dove sussistono CTU (perizie del consulente tecnico d’ufficio), valide fino a querela di falso che documentano, provano e dimostrano in modo chiaro, inequivocabile ed incontrovertibile che mai e poi mai ho posto in essere abusivismo edilizio», continua l’ex finanziere.

«Sto vivendo un incubo, che mi toglie il sonno, quando dovrei vivere il tempo che mi resta in assoluta serenità».

Le richieste di Antonio Dal Cin riguardo agli abusi edilizi e alle emergenze sanitarie

Dal Cin, malato di asbestosi, si mostra profondamente sconcertato dal trattamento ingiusto che gli è stato riservato. Richiama l’attenzione sulle tettoie in eternit, vecchie di oltre cinquant’anni, presenti sul territorio di Sabaudia, molte delle quali non conformi alle normative. 

«Sappiamo benissimo che esistono significativi abusi edilizi sul territorio e nessuno fa niente». 

Critica altresì l’inazione delle autorità competenti riguardo alle tettoie in amianto. Affermando che «Sappiamo benissimo che esistono altre tettoie quelle che uccidono, perché non sono in legno, ma in amianto, così come i tetti delle abitazioni, dei capannoni, delle stalle, i fienili, e le stesse tettoie esistenti in città, ma nessuno le vede e nessuno fa niente e l’amianto continua ad agire indisturbato». 

L’appello al sindaco 

Dal Cin sottolinea l’importanza che il sindaco dedichi risorse e attenzione alla rimozione dell’amianto e alla priorità di proteggere la salute pubblica, anziché perseguire cittadini per presunti abusi edilizi.

«A questo punto, occorre ricordare che proprio Casale Monferrato fa storia in tal senso. Infatti, il 2 dicembre 1987 Riccardo Coppo, allora sindaco di Casale Monferrato emise un’ordinanza che, anticipando le leggi nazionali, vietava la fabbricazione, l’uso e il commercio del cemento-amianto. Il 24 settembre 1985 scrisse una lettera a Schimdheiny. Voleva incontrarlo per chiedergli conto di quanto accadeva a Casale, ma non ebbe mai risposta. Il 1 dicembre 2014, anche Riccardo Coppo è morto di cancro».

Clicca qui per leggere la sentenza

Mesotelioma Vigili del Fuoco: prima condanna al Ministero

Aldo Guerrera, vigili del fuoco, amianto
Aldo Guerrera era un riferimento per i lavoratori, non solo nella provincia di Latina, ma in tutto il contesto sindacale italiano

IL VIGILE DEL FUOCO, S. G., È DECEDUTO PER MESOTELIOMA PER ESPOSIZIONE AD AMIANTO. SOLO DOPO MOLTI ANNI E GRAZIE ALL’INTERESSAMENTO DELL’ONA – OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO HA OTTENUTO IL RICONOSCIMENTO DI EQUIPARATO A VITTIMA DEL DOVERE. LA FAMIGLIA HA OTTENUTO UN INDENNIZZO DI 140MILA EURO NELLA PROCEDURA DI RISARCIMENTO DEL DANNO DELLA VITTIMA, OLTRE AGLI INDENNIZZI DELLA SPECIALE ELARGIZIONE (230MILA EURO) E I RATEI MENSILI. L’IMPEGNO DELL’ONA PROSEGUE ORA NELLA CAUSA CIVILE PER IL RISARCIMENTO DEL DANNO DA LUTTO, SUBITO DALLA VEDOVA E DAGLI ORFANI

Giustizia per un vigile del fuoco vittima di amianto 

Una vita dedicata agli altri, a soccorrere chi, essendo in difficoltà, chiedeva l’aiuto ai Vigili del Fuoco. Così, negli incendi del Porto di Trieste, ancora per soccorrere le vittime del terremoto del Belice e del terremoto del Friuli. Eppure, il ministero dell’Interno negava il riconoscimento. In seguito all’azione legale al Tribunale di Trieste, c’è stato il riconoscimento e la liquidazione degli indennizzi ai superstiti. L’azione è proseguita poi per il risarcimento del danno. Il TAR Friuli Venezia Giulia, nel 2020, ha accolto la domanda di risarcimento presentata dall’avv. Ezio Bonanni e dall’avv. Corrado Calacione.

Il ministero non si è dato per vinto e ha presentato ricorso al Consiglio di Stato, chiedendo la sospensione della condanna. L’istanza è stata rigettata. Ora, a distanza di quattro anni, è stato rigettato l’appello e quindi la sentenza diventa definitiva. Si tratta della prima pronuncia che condanna il ministero dell’Interno per un caso di mesotelioma tra i Vigili del Fuoco.

«È una sentenza storica destinata a scoperchiare il vaso di Pandora delle morti di amianto tra i Vigili del Fuoco. È il primo passo per una definitiva ed efficace tutela per le vittime di amianto tra i Vigili del Fuoco», ha dichiarato l’avv. Ezio Bonanni, legale dei familiari e presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. 

Il fatto

terremoto e fibre di amianto
Il vigile del fuoco aveva partecipato ai soccorsi nelle aree colpite dai terremoti, tra cui il Belice nel 1968 e il Friuli nel 1976, dove, purtroppo ha respirato, inconsapevolmente, le fibre di amianto aerodisperse

S. G. è deceduto nel 2008, all’età di 75 anni, di mesotelioma pleurico correlato all’esposizione ad amianto, a distanza di due anni e mezzo dalla diagnosi. Il vigile del fuoco, il primo ad ottenere il riconoscimento dello status “vittima del dovere”, aveva subito un’esposizione a livelli elevatissimi di fibre di amianto durante il servizio prestato per 34 anni al Comando del capoluogo regionale, in un periodo in cui la prassi era quella di far indossare guanti e tute antincendio in amianto. Aveva inoltre partecipato ai soccorsi nelle aree colpite dai terremoti, tra cui il Belice nel 1968 e il Friuli nel 1976.

«Abbiamo dimostrato che anche i Vigili del Fuoco sono stati esposti ad amianto attraverso l’utilizzo di guanti e tute, interventi durante incendi ed eventi sismici e il contatto con macerie contenenti amianto, senza adeguata informazione, formazione e strumenti di prevenzione», afferma Bonanni.

Inizialmente, il ministero dell’Interno aveva negato che la morte dell’uomo fosse dovuta all’esposizione alle fibre di amianto, nonostante l’esistenza di “prove schiaccianti”. Tuttavia, di fronte all’evidenza, il Viminale aveva dovuto riconoscere la gravità della situazione e il legame tra l’esposizione all’asbesto e il mesotelioma pleurico.

Un lungo iter processuale 

Dopo aver vinto davanti al giudice del lavoro di Trieste la causa di vittima del dovere, gli eredi hanno dovuto presentare ricorso al TAR per ottenere il riconoscimento del risarcimento. Contro la sentenza favorevole, il ministero dell’Interno aveva fatto ricorso al Consiglio di Stato. Quest’ultimo, ha tuttavia confermato la decisione del TAR.

Una parte della storia si è conclusa. Adesso rimane in piedi un ultimo procedimento intentato dagli eredi per ottenere il riconoscimento del danno da lutto.

Secondo il presidente dell’ONA, la vittima non sarebbe l’unico vigile del fuoco coinvolto, ma parte di un «fenomeno epidemico di mesoteliomi e altre malattie asbesto-correlate tra il personale del Dipartimento dei Vigili del Fuoco del soccorso pubblico e della difesa civile». 

L’ONA continua a offrire supporto e assistenza alle vittime e alle loro famiglie, promuovendo la consapevolezza e la lotta contro i pericoli dell’amianto. Per poter accedere al servizio gratuito di assistenza per le vittime di amianto e/o mesotelioma scrivere sul sito dell’ONA

o telefonare al numero verde 800 034 294.

Specchietto 

Diagnosi della malattia: 17.02 2006

Ha lavorato presso il Ministero dell’Interno- Dipartimento Vigili del Fuoco dal 10 gennaio 1956 fino al 31 agosto 1990 (data del pensionamento)