Amianto nelle ferrovie. La storia di Pasquale Laperchia
IL TRIBUNALE DI TARANTO HA CONDANNATO INAIL A RISARCIRE IL SIG. PASQUALE LAPERCHIA PER UNA MALATTIA PROFESSIONALE CAUSATA DALL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO DURANTE IL SUO IMPIEGO COME MANUTENTORE ALLE DIPENDENZE DI FERROVIE DELLO STATO (OGGI RFI S.P.A.).
L’AMMONTARE DELL’INDENNIZZO, RICONOSCIUTO A CAUSA DELLA DIAGNOSI DI MESOTELIOMA PLEURICO, INCLUDE UNA RENDITA PARI AL 60% DI INABILITÀ PERMANENTE E LE MAGGIORAZIONI ECONOMICHE PREVISTE DAL FONDO VITTIME AMIANTO.
NEL CORSO DEL GIUDIZIO CHE GLI DARÀ RAGIONE, PURTROPPO, L’UOMO È MORTO: AVEVA 73 ANNI.
AL VIA LA MESSA IN MORA DI FERROVIE DELLO STATO PER IL RISARCIMENTO AI FAMILIARI
Morire di amianto
Pasquale Laperchia, vittima di mesotelioma pleurico. Aveva respirato amianto lavorando come operaio manutentore per le Ferrovie dello Stato
La condanna dell’INAIL sancisce il riconoscimento professionale della malattia che darà diritto alla richiesta del risarcimento del danno a parte del legale della famiglia, avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Questi ha già spiccato l’atto della messa in mora, per gli importi di 500mila euro prima di tutto per il danno subito dall’uomo, e di circa ulteriori 400mila per ognuno dei due figli orfani, Dario e Igor, ai quali si aggiunge anche il nipote, orfano di una delle figlie, adottato dallo zio per il quale il legale ha richiesto un ulteriore importo di 400mila euro.
A beneficiare delle rendite saranno gli eredi, che promuoveranno l’azione civile a carico delle Ferrovie dello Stato per il risarcimento del danno. L’evento di morte ha provocato anche un danno da lutto dei figli, Dario e Igor, che perciò faranno causa alle Ferrovie dello Stato per ottenere il risarcimento, sia del danno della vittima primaria di cui sono eredi, sia del danno c.d. iure proprio, cioè del danno sofferto.
L’ennesimo evento luttuoso
«Si tratta dell’ennesimo evento luttuoso, di morte, inaccettabile, che ha distrutto la famiglia, provocato dall’uso dell’amianto delle Ferrovie dello Stato, che hanno ritardato anche nella bonifica, e per aver adibito i suoi dipendenti ad attività manutentive con amianto. Il VII rapporto ReNaM ha censito 696 casi di mesotelioma tra i dipendenti FS, fino al 2018 (data della rilevazione dell’ultimo rapporto ReNaM), che costituiscono la punta dell’iceberg, di una stima che a tutt’oggi comprende circa mille casi solo di mesotelioma, con un indice di mortalità del 93%, e quindi di più di 900 casi di decessi solo per mesotelioma, a cui si aggiungono più di 1.800 decessi per k del polmone da amianto, e perciò stesso il numero di decessi per malattie asbesto correlate solo nelle Ferrovie dello Stato supera i 4.000 casi, solo in Italia». A dichiararlo l’Avv. Ezio Bonanni.
Il fatto: la storia di Pasquale Laperchia
Pasquale Laperchia, nato a Taranto nel 1948 e deceduto nel 2021 all’età di 73 anni, ha lavorato come operaio manutentore per le Ferrovie dello Stato (oggi RFI S.p.A.) fra Milano e Taranto dal 1970 al 2005. Durante questo lungo periodo, ha subito una quotidiana esposizione all’asbesto, senza adeguati dispositivi di protezione. Nelle ferrovie, prima dell’introduzione della Legge 257/92, il minerale era ampiamente utilizzato per diverse applicazioni. In particolare, si impiegava per rivestire tubazioni, isolare sistemi termici e acustici, nelle guarnizioni e componenti dei freni. Nel luglio 2019, Laperchia ha ricevuto la diagnosi di mesotelioma pleurico, una grave forma di cancro causata dall’inalazione di fibre di amianto. Un anno dopo, ha presentato una domanda all’INAIL per il riconoscimento della malattia professionale, che è stata respinta.
Nel 2021, il legale di Laperchia, l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha quindi presentato ricorso.
Esaminate le prove dell’esposizione all’amianto e le perizie del consulente tecnico d’ufficio (CTU), Il Tribunale di Taranto ha accolto la richiesta, condannando INAIL.
L’ONA offre supporto e assistenza alle vittime con un servizio gratuito sul sito https://www.osservatorioamianto.it/, e/o con il numero verde 800 034 294.
LA MORTE LO SCORSO 17 GIUGNO, DI SATNAM SINGH, UN BRACCIANTE AGRICOLO INDIANO DI 31 ANNI. HA PERSO LA VITA A CAUSA DI UN TRAGICO INCIDENTE SUL LAVORO NELL’AGRO PONTINO, NEI PRESSI DI LATINA. L’INCIDENTE HA APERTO NUOVI DIBATTITI SULLA CRUDA REALTÀ DEL CAPORALATO IN ITALIA: UNA NUOVA FORMA DI “SCHIAVISMO” CHE PURTROPPO, CONTINUA A MIETERE VITTIME. PER PROTESTARE CONTRO LE CONDIZIONI DISUMANE DEI BRACCIANTI, OGGI 22 GIUGNO ALLE 17:00 SI TERRÀ UNA MANIFESTAZIONE IN PIAZZA DELLA LIBERTÀ A LATINA
Una morte assurda
Satnam Singh è una delle tante vittime del caporalato
Lunedì 17 giugno, mentre lavorava nei campi dell’azienda agricola di Antonello Lovato a Borgo Santa Maria, Satnam è stato vittima di un incidente devastante. Una macchina avvolgi-plastica gli ha tranciato il braccio destro e causato fratture alle gambe. Lovato, invece di soccorrerlo immediatamente, ha caricato Satnam su un furgone, insieme alla moglie, e lo ha abbandonato agonizzante di fronte al cancello di casa, lasciando il suo braccio reciso in una cassetta della frutta. I primi soccorsi sono arrivati solo un’ora e mezza dopo l’incidente.
Nonostante le operazioni di emergenza, il lavoratore è deceduto il 19 giugno all’ospedale San Camillo di Roma. In seguito alla sua morte, Antonello Lovato è stato accusato di omicidio colposo, omissione di soccorso e violazione delle norme sulla sicurezza.
La copertura mediatica e la reazione politica
La storia di Satnam non ha subito conquistato le prime pagine dei giornali. Una delle prime a parlare della vicenda è stata la sindacalista di Flai-Cgil, che ha denunciato l’accaduto. Quanto alla politica, inizialmente ha mostrato un silenzio assordante. Nessun commento immediato da parte di figure chiave come il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini.
La realtà del caporalato in Italia
Il caporalato è un fenomeno sommerso segnalato nel VI Rapporto agromafie e caporalato
La tragica morte di Satnam Singh è un’ulteriore testimonianza del fenomeno del caporalato in Italia. Secondo il VI Rapporto agromafie e caporalato, nel settore primario ci sono almeno 230mila lavoratori irregolari, un quarto del totale della forza lavoro agricola. Le condizioni di sfruttamento, come quelle vissute da Satnam, sono la norma piuttosto che l’eccezione.
L’agro pontino, dove lavorava Satnam, è una delle aree più colpite da questo fenomeno. Qui, molti braccianti della comunità sikh sono costretti a fare uso di oppioidi per sopportare i ritmi estenuanti di lavoro. Questo sistema criminale coinvolge non solo i datori di lavoro, ma anche medici e farmacisti compiacenti. Ma a cosa si deve questo fenomeno?
Parole, parole, parole
Il lavoro clandestino penalizza consumatori e lavoratori
Ci viene spesso raccontata una versione rassicurante della realtà, secondo cui l’agricoltura industriale, per mantenere i prezzi bassi per i consumatori, deve necessariamente ridurre i costi del lavoro. In pratica, ci viene detto che pagare un bracciante clandestino solo 2 o 3 euro l’ora per raccogliere frutta e verdura è giustificato dalla necessità di offrire prodotti alimentari a prezzi accessibili.
Questa giustificazione, però, è lontana dalla verità. Analizzando l’indice dei prezzi al consumo, notiamo un costante aumento dei costi per le famiglie degli operai e degli impiegati. Dal 2015 al 2024, questi prezzi sono aumentati del 58,9%, passando da un indice di 100 nel 2015 a circa 120 nell’aprile 2024. Questo incremento è evidente anche nei dati più recenti sui consumi alimentari, dove nel 2023 si è osservato un aumento della spesa per tutti i comparti alimentari, pur diminuendo il volume dei prodotti acquistati. In pratica, si paga di più per ottenere meno.
L’agricoltura industriale mira principalmente a stabilizzare o aumentare i profitti derivanti dal capitale investito. Data la sua dipendenza da forniture esterne i cui prezzi non può controllare, come energia, sementi, macchinari e logistica, la strategia più immediata è comprimere i costi del lavoro, arrivando a condizioni di sfruttamento che sfiorano la schiavitù.
In questo contesto, il caporalato è un elemento strutturale delle aziende agricole moderne, spesso lodate come competitive e italiane, che schiavizzano letteralmente i lavoratori per garantire profitti stabili e ottenere una parte significativa dei finanziamenti pubblici destinati all’agricoltura. Questo sistema di sfruttamento non può essere giustificato neanche dal potere di mercato della grande distribuzione organizzata (GDO).
Mors tua, vita mea: la morte non conta di fronte al profitto
I bassi prezzi pagati alla porta delle aziende agricole vanno a beneficio della GDO e dell’industria agroalimentare, non dei consumatori. Esiste anche un altro meccanismo di sfruttamento: le piccole e medie aziende agricole, che ricevono solo pochi spiccioli di sostegno pubblico e producono principalmente per il mercato interno, devono competere nello stesso mercato delle grandi imprese agricole sovvenzionate. Questa competizione sleale tra sistemi economici diversi crea ulteriore pressione sui piccoli agricoltori, costringendoli ad autosfruttarsi per sopravvivere.
Il numero di agricoltori indipendenti è drasticamente diminuito negli ultimi decenni, ma il totale delle giornate di lavoro annue è rimasto quasi invariato. Molte piccole aziende sono scomparse, e chi è rimasto lavora molto più di prima. Attualmente, circa 900mila piccole aziende agricole si trovano in questa situazione di sofferenza e sfruttamento.
Quanto al prezzo da pagare, il motto “mors tua, vita mea” sembra riassumere senza tanti giri di parole, l’orientamento che va per la maggiore.
Il commento dell’avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA
L’avv. Ezio Bonanni. ONA parteciperà alla manifestazione di Latina
Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha dichiarato: «La tragica vicenda di Singh Satnam ci deve indurre a una riflessione che superi gli steccati e le barriere ideologiche. Intanto, non si ferma la scia di morte e dolore, decine e decine di nuovi morti per infortuni sul lavoro e malattie professionali. Chi produce deve essere protetto e non strumentalizzato: per questo l’ONA, che rappresento con il carico del proprio dolore dei nostri morti di amianto, partecipa alla manifestazione di Latina come richiamo istituzionale e sociale che unisca tutti sul fronte della difesa della Vita. Non vogliamo attacchi politici al Governo ma dialogo con tutti per trovare le soluzioni!»
Manifestazione a Latina
Oggi a Latina la manifestazione per protestare contro le condizioni di lavoro disumane nel settore agricolo
Oggi, sabato 22 giugno, si terrà una manifestazione in Piazza della Libertà a Latina per protestare contro le condizioni di lavoro disumane nel settore agricolo.
Organizzata da Cgil e Flai di Frosinone-Latina insieme con Cgil e Flai Roma e Lazio, prevede due ore di sciopero a fine turno e inizierà alle 17 davanti alla Prefettura. Già questa mattina, la Fai Cisl di Latina ha tenuto un presidio nello stesso luogo. L’iniziativa vuole richiamare l’attenzione sulla necessità di dignità, rispetto, sicurezza e salute per i lavoratori e le lavoratrici, e sollecita tutte le istituzioni e forze politiche a contrastare il caporalato e lo sfruttamento nel settore agricolo.
Inoltre, Cgil e Flai Cgil hanno avviato una raccolta fondi per sostenere la famiglia di Satnam Singh, affermando che il caso rappresenta un esempio di schiavitù moderna. Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha dichiarato che tali aziende dovrebbero essere chiuse immediatamente per impedire ulteriori abusi.
Alla manifestazione parteciperanno anche il Partito Democratico provinciale di Latina e la segretaria nazionale del Partito Democratico, Elly Schlein.
La morte di Satnam Singh deve essere un campanello d’allarme per tutta la società italiana. È necessario un impegno concreto e coordinato per combattere il caporalato e garantire condizioni di lavoro dignitose e sicure per tutti. Le parole di Pirandello, “Uno, nessuno e centomila,” risuonano tragicamente in questo contesto. Ogni bracciante morto sul lavoro è al contempo un individuo unico, un invisibile nella massa degli sfruttati, e una delle molte vittime di un sistema disumano. La difesa dei diritti dei lavoratori non deve conoscere divisioni politiche, ma deve essere una priorità comune per assicurare giustizia e umanità nel mondo del lavoro. Solo così possiamo sperare di prevenire ulteriori tragedie e riconoscere il valore intrinseco di ogni vita umana.
IL LEGAME TRA ENEL E L’AMIANTO RAPPRESENTA UN CAPITOLO OSCURO NELLA STORIA DELLA PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE DELL’ENERGIA ELETTRICA. QUESTO PERICOLOSO MINERALE, NOTO PER LE SUE ECCEZIONALI PROPRIETÀ ISOLANTI E RESISTENTI AL CALORE, È STATO UTILIZZATO PER ANNI NEGLI IMPIANTI ELETTRICI, COMPRESE LE TURBINE GEOTERMICHE E I CONDOTTI DI VAPORE. NONOSTANTE LA SUA MESSA AL BANDO CON LA LEGGE 257/92, IL KILLER SILENTE HA CONTINUATO A MIETERE VITTIME TRA I LAVORATORI ESPOSTI. UNO DI QUESTI È FRANCO BERTI, MALATO DI ASBESTOSI, LA CUI STORIA RAPPRESENTA UN DRAMMATICO ESEMPIO DELLE CONSEGUENZE DELL’ESPOSIZIONE AL PERICOLOSO PATOGENO. ORA, LA CORTE D’APPELLO DI FIRENZE HA CONDANNATO ENEL S.P.A. A RISARCIRE L’UOMO CON UN IMPORTO DI CIRCA 118.000 EURO. RICOSTRUIAMO I FATTI
La vicenda di Franco Berti: ex dipendente ENEL
Enel condannata a risarcire un ex lavoratore ammalato di asbestosi
Franco Berti, oggi ottantacinquenne, residente a Pomarance in provincia di Pisa, ha lavorato dal 1958 al 1967 per la Società Cooperativa Nuova Liberlavoro. Questa forniva manodopera alla Chimica Larderello S.p.A. e successivamente all’Enel S.p.A. Durante il suo impiego, il lavoratore è stato regolarmente esposto all’amianto senza le adeguate protezioni. Circostanza che ha inevitabilmente compromesso la sua salute, conducendolo alla diagnosi di asbestosi.
La centrale Enel di Lardarello: l’amianto era impiegato nei vapordotti e nelle singole centrali
L’iter legale
Nel 2015, Franco Berti ha citato in giudizio Enel, per ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa della sua patologia professionale.
L’INAIL aveva riconosciuto la malattia, inizialmente attribuendo a Berti un grado di invalidità del 30% poi aumentato al 40%, in seguito all’aggravamento delle sue condizioni.
Nel 2020 il Tribunale di Pisa ha condannato Enel al risarcimento, ma l’azienda ha impugnato la sentenza.
Nel 2021 la Corte di Appello di Firenze ha riesaminato il caso, valutando le effettive compromissioni della salute di Berti; in conseguenza ha confermato la diagnosi dell’INAIL e riconosciuto in grado di invalidità del 40%
La Corte ha stabilito che Enel, quale effettivo datore di lavoro, non aveva adottato le necessarie misure di protezione per i suoi lavoratori, condannandola al risarcimento.
A difendere Berti, l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto «La sentenza della Corte d’Appello di Firenze rappresenta una vittoria importante per Franco Berti e un monito significativo per le aziende sull’importanza della sicurezza sul lavoro», afferma il legale, sottolineando l’importanza del riconoscimento dei diritti dei lavoratori esposti a sostanze nocive.
Il ruolo dell’ONA
L’ONA continua a lavorare per garantire che le vittime dell’amianto ricevano il giusto risarcimento e il supporto necessario per affrontare le malattie legate all’esposizione a questo pericoloso minerale. Le informazioni sul servizio gratuito sono disponibili sul sito, e/o con il numero verde 800 034 294.
amianto - un lavoratore si trova a combattere contro il mesotelioma pleurico
REGGIO CALABRIA È UNA CITTÀ CHE RACCHIUDE IN SÉ MILLENNI DI STORIA, UN PATRIMONIO CULTURALE DI INESTIMABILE VALORE MA ANCHE CONTRADDIZIONI PROFONDE E PROBLEMATICHE SOCIO-AMBIENTALI GRAVISSIME. TRA QUESTE, L’AMIANTO RAPPRESENTA UNA FERITA APERTA, UN NEMICO INVISIBILE CHE HA MIETUTO MIGLIAIA DI VITTIME. OGGI, RACCONTIAMO LA STORIA DI UN EX FERROVIERE, ORA IN PENSIONE, CHE SI TROVA A COMBATTERE CONTRO IL MESOTELIOMA PLEURICO, UNA MALATTIA INCURABILE. LE STATISTICHE INDICANO QUESTO TIPO DI TUMORE COME RARO, MA L’AMIANTO, SOLO IN ITALIA, CONTA CIRCA SETTEMILA VITTIME ALL’ANNO
Reggio Calabria “distratta” sulla questione amianto
A Reggio Calabria, la questione amianto è una ferita aperta: la storia di un ex lavoratore delle ferrovie malato di mesotelioma
Questo è lo scenario che l’ONA di Reggio Calabria si è trovato davanti per l’ennesima volta: «cambiano gli attori, ma il copione è sempre lo stesso. Conosciamo i mandanti e gli esecutori di questa sentenza di morte, e la vittima cerca di sopravvivere tra paure, incertezze e sofferenze inenarrabili» sottolinea Massimo Alampi, delegato dell’ONA Onlus per la regione Calabria. «Mentre la politica è in perenne campagna elettorale, c’è chi nel 2024 ancora si ammala di mesotelioma, il tumore dell’amianto».
La storia di un ex ferroviere
Un uomo, che chiameremo “Mario Rossi” per preservare la sua identità, è un ex ferroviere ora in pensione, che ha trascorso la sua vita lavorativa tra i binari delle Ferrovie dello Stato, un’occupazione che gli ha regalato molte soddisfazioni, ma anche un nemico invisibile: l’amianto.
Mario Rossi ha lavorato dal 1963 al 1992 in varie sedi ferroviarie tra Milano, Roma, Villa San Giovanni e Reggio Calabria, esponendosi costantemente all’amianto (presente nelle carrozze, officine, sui rotabili, nelle guarnizioni etc;), durante lo svolgimento delle sue mansioni.
Anni di esposizione inconsapevole al patogeno, un materiale silenzioso ma letale, che ora lo costringono a combattere una battaglia contro il mesotelioma pleurico. «È assurdo pensare che ci si possa ammalare gravemente semplicemente per aver svolto il proprio lavoro, per portare il pane a casa», prosegue Alampi.
In realtà, le conoscenze sui pericoli del minerale non sono nuove. Già a metà del secolo scorso, le ferrovie erano consapevoli dei rischi.
La lotta per la giustizia e criticità a Reggio Calabria
Purtroppo, quella di Mario Rossi non è una storia isolata. Mentre i politici discutono e si contendono il potere, i lavoratori continuano ad ammalarsi e morire per l’esposizione al killer invisibile. Le famiglie, disperate e arrabbiate, cercano giustizia. Massimo Alampi, riceve continue richieste di aiuto da chi ha visto un proprio caro ammalarsi per colpa dell’asbesto.
«La politica sembra spesso più concentrata sulle campagne elettorali che sulla salute dei cittadini, ma la voglia di giustizia non si spegne». Questa indifferenza è evidenziata dal mancato intervento nelle aree più a rischio e dalla lentezza nella bonifica dei siti contaminati.
Le amministrazioni locali hanno spesso promesso piani di intervento e fondi per la bonifica, ma le azioni concrete tardano ad arrivare.
Così, nonostante le promesse elettorali, la realtà quotidiana rimane immutata: edifici pubblici e privati, scuole, ospedali e, come nel caso di Mario Rossi, strutture ferroviarie continuano a essere ambienti pericolosi per la salute. I lavoratori, senza alcuna consapevolezza del rischio, hanno passato anni a respirare fibre di amianto, un veleno silenzioso che ora presenta il conto.
Un appello alla responsabilità
La storia di Mario Rossi, come quella di molti altri, è un monito e un appello alla responsabilità. La gestione dell’amianto nelle ferrovie rappresenta una pagina oscura della nostra storia industriale. La politica deve rispondere alle esigenze dei cittadini, agire con tempestività e trasparenza, e mettere al primo posto la salute pubblica.
La lotta contro l’amianto non è solo una questione di bonifica, ma anche di riconoscimento e di risarcimento per le vittime e le loro famiglie. Solo così si potrà rendere giustizia a chi ha pagato con la vita il prezzo di un lavoro svolto con dedizione e sacrificio.
L'Italia che vorrei, l'Italia del Fair Play: il 28 giugno ricorre il trentesimo anniversario del Comitato Fair Play
NEL PRESTIGIOSO SALONE D’ONORE DEL CONI, IL 28 GIUGNO SI FESTEGGIA IL TRENTENNALE DEL COMITATO NAZIONALE ITALIANO FAIR PLAY. GUIDATO DAL PRESIDENTE RUGGERO ALCANTERINI, FIN DAL 2005, IL COMITATO PROMUOVE L’INTEGRITÀ E IL RISPETTO NEL MONDO DELLO SPORT
L’Italia che vorrei…
L’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservaotorio Nazionale Amianto
Con il patrocinio del CONI e di Sport e Salute e la collaborazione strategica dell’ACSI- Associazione di Cultura Sport e Tempo Libero,presieduta da Antonino Viti e dell’Associazione Culturale Occhio dell’Arte APS, guidata dalla giornalista della Stampa Estera Lisa Bernardini, la terza edizione dell’iniziativa “FAIR PLAY for LIFE 2024” si prepara a celebrare non solo un passato glorioso ma anche il futuro promettente del Fair Play italiano.
Ingresso alle 09:30, le premiazioni avranno inizio alle ore 10:00.
Eccellenza e integrità del Fair Play Italiano
Il Comitato Nazionale Italiano Fair Play (CNIFP) si appresta a festeggiare un anniversario speciale: tre decenni di dedizione alla promozione dei valori etici nello sport e nella società. Fondata nel 1994 a Rapallo (Genova) da esponenti del Panathlon International, l’associazione è stata riconosciuta come ente benemerito dal CONI, svolgendo un ruolo importante nel promuovere il rispetto delle regole e uno stile di vita corretto attraverso iniziative educative e culturali.
Il CNIFP, sotto la guida di illustri presidenti come Francesco Gnecchi Ruscone e Alessandro Nati, dal 2005 è guidato da Ruggero Alcanterini e mantiene un impegno costante nel consolidare legami con organismi nazionali e internazionali, compreso il Movimento Europeo Fair Play e l’International Fair Play Committee. Questa rete globale, che include oltre cento Paesi, promuove l’idea di uno sport pulito e leale, fondato sui principi di integrità e gioco corretto.
In occasione del trentennale, il CNIFP ha pianificato un calendario ricco di iniziative significative. Tra queste, spicca il “Fair Play for Life”, giunto alla terza edizione e in programma il 28 giugno al Salone d’Onore del CONI. L’evento non solo celebra il contributo del Fair Play alla società ma rappresenta anche un’occasione per premiare figure eccellenti che incarnano questi valori.
Premiati per l’informazione
Tra i premiati, Davide Di Santo, caposervizio e responsabile del sito web de Il Tempo, riconosciuto per il giornalismo investigativo e Paolo Borrometi, noto per il suo coraggio e impegno nel contrastare la mafia e la criminalità organizzata attraverso il giornalismo d’inchiesta. A seguito delle sue pubblicazioni investigative, Borrometi ha ricevuto ripetute minacce di morte e dal 2014 è costretto a vivere sotto protezione.
Antonino Viti- presidnete ACSI- Associazione di Cultura Sport e Tempo Libero
Fronte sport
La giornata celebrerà anche i protagonisti nel campo dello sport. Tra i premiati ci saranno Nicola Spadea, neo campione del mondo di windsurf freestyle a Perth; Federica Cappelletti, presidente della Divisione Calcio Femminile Professionistica della FIGC nonché presidente della Fondazione Paolo Rossi e dell’Accademia Paolo Rossi; Rossana Ciuffetti, direttore Scuola dello Sport; Michela Moretti Girardengo, presidente del Giro d’Italia d’epoca; Andrea Perugini, presidente di Pedalando nella Storia; Philippe Housiaux, ex olimpionico belga e leader dell’European Fair Play Movement nel campo della comunicazione; Antonio Lopizzo, cardiochirurgo tra i fondatori del Comitato Nazionale Italiano Fair Play e suo primo presidente Nazionale nel 1994.
Sezione spettacolo
Per lo spettacolo, i riconoscimenti andranno al tre volte premio Oscar Vittorio Storaro e all’autrice televisiva, teatrale, musicale e sceneggiatrice Carla Vistarini, unica donna a ricoprire il ruolo di direttore artistico del Festival di Sanremo nella sua lunga storia.
L’Italia e le sue eccellenze
Infine, nel contesto della società, riconoscimenti alla top manager Arianna Dalla Zanna, amministratore unico di Winecave SRLS, Antonella Di Tonno, guida della Talamonti e icona del rinascimento enologico in Abruzzo, il prof. oncologo Pasquale Montilla e la leader Anna Pasotti, Ceo & Founder di Sostenibilità di impresa, per il suo impegno nei complessi ambiti della sostenibilità aziendale, con particolare enfasi sugli aspetti etici e sociali.
L’Italia che tutti vorrebbero
Con uno slogan incisivo, “L’Italia che vorrei, l’Italia del Fair Play!”, la manifestazione toccherà diversi temi: l’origine del concetto di Fair Play, la storia del Comitato Nazionale Italiano Fair Play (CNIFP), il valore della memoria, l’etica nell’informazione, la lotta alla criminalità organizzata, i talenti multifaceted del mondo femminile e la tutela della salute.
Ruggero Alcanterini, presidente Comitato Nazionale Italiano Fair Play
L’evento sarà arricchito dall’esecuzione di un inno speciale composto dal musicista internazionale e sound designer Davide Perico. Inoltre, la Banda dell’Esercito Italiano, sotto la direzione del maggiore Filippo Cangiamila, festeggerà i suoi 60 anni con un breve ma intenso concerto in omaggio agli ospiti presenti.
Previsto altresì un flash mob di ciclisti, simbolo di movimento e dinamismo, che faranno eco alla vitalità e alla energia del Fair Play.
L’evento vedrà la partecipazione di alte personalità delle istituzioni nazionali e regionali, nonché di personaggi delle due edizioni precedenti di “Fair Play for Life”.
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