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Talco e amianto, controversie ancora aperte

Talco cancerogeno Johnson & Johnson
Johnson & Johnson a gennaio 2025 il verdetto finale

Johnson & Johnson sta affrontando una marea di cause che riguardano il talco contaminato dall’amianto, prodotto nelle sue aziende. I primi di luglio 2024, in Texas, negli Stati Uniti, un giudice federale ha respinto la richiesta di un gruppo di querelanti che cercava di impedire alla multinazionale della cosmesi di dichiarare bancarotta. La decisione del giudice Michael Shipp si è basata sul fatto che i danni ipotetici derivanti dalla proposta di fallimento erano troppo incerti per essere considerati giuridicamente. Questo evento ha segnato l’ultimo capitolo di una serie di tentativi legali per risolvere oltre 60mila casi pendenti relativi al talco contaminato dall’asbesto. Per comprendere appieno l’attuale situazione, è essenziale esaminare i mesi precedenti e il contesto storico della controversia

Johnson & Johnson : 23 anni di battaglie 

2001, le prime accuse. La disputa ha avuto inizio con le accuse secondo cui i prodotti a base di talco di Johnson & Johnson potessero essere contaminati dall’amianto, minerale notoriamente cancerogeno. Le prime cause legali avevano sollevato preoccupazioni riguardo al possibile legame tra l’uso del talco e il cancro alle ovaie e il mesotelioma.

Nel corso degli anni, diverse giurie hanno emesso sentenze multimilionarie contro J&J a favore dei querelanti che sostenevano di aver sviluppato malattie a causa dell’esposizione al talco contaminato. Queste sentenze hanno portato a un totale di compensi che ad oggi supera i 6,5 miliardi di dollari.

Johnson & Johnson

Proposte di fallimento e la strategia del Texas two step

Johnson & Johnson ha tentato ripetutamente di risolvere le controversie attraverso proposte di fallimento. Su tutte, ha fatto ricorso a una strategia controversa, nota come “Texas two step”.

In cosa consiste? Praticamente, l’azienda crea una nuova entità legale, spesso in uno Stato come il Texas, con leggi che favoriscono le società in casi di fallimento o responsabilità legale.

La filiale assume pertanto la responsabilità delle passività contestate. Questo trasferimento può includere sia la gestione delle cause legali pendenti sia la dichiarazione di fallimento per risolvere le passività.

Separando le passività contestate in una filiale, l’azienda madre può proteggere i suoi conti attivi principali da potenziali perdite finanziarie significative associate alle cause legali.

Una strategia fraudolenta?

La strategia del Texas Two-Step è stata oggetto di critiche severe da parte dei querelanti e dei loro avvocati. Essi sostengono che questa sia una manovra fraudolenta per evitare responsabilità legale e limitare l’accesso delle vittime a un risarcimento completo per danni subiti a causa di prodotti difettosi o pericolosi. Per tali motivi, in passato, alcuni giudici hanno respinto tentativi simili, sostenendo che l’intento principale fosse quello di eludere la responsabilità anziché affrontarla direttamente.

La decisione del giudice federale

Il 24 luglio 2024, infatti, un evento importante ha segnato il futuro delle controversie legali. In particolare, il giudice federale Michael Shipp ha respinto l’istanza presentata da un gruppo di querelanti, i quali cercavano di bloccare la proposta di fallimento di J & J. Di conseguenza, il giudice ha stabilito che i danni ipotetici derivanti dalla dichiarazione di fallimento erano troppo incerti per giustificare un’azione legale immediata. In altre parole, tradotto in termini semplici, non vi erano sufficienti basi concrete per procedere legalmente.

Implicazioni per i querelanti e per l’azienda

Per i querelanti, la decisione rappresenta un colpo significativo. Questi, avevano cercato di prevenire la dichiarazione di fallimento da parte di Johnson & Johnson, sperando di evitare che l’azienda utilizzasse la strategia del “Texas Two-Step” per ridurre la sua responsabilità legale. Con il rigetto dell’istanza, le vittime di amianto si trovano ora in una posizione difficile, poiché devono continuare a portare avanti le loro cause legali secondo i termini proposti dall’azienda.

Per Johnson & Johnson, la decisione del giudice rappresenta un passo avanti nella sua strategia legale. L’azienda aveva proposto un piano di liquidazione di 6,475 miliardi di dollari per risolvere la maggior parte delle cause legali pendenti. Se questo piano riceverà il sostegno di almeno il 75% dei querelanti, risolverà il 99,75% delle cause rimanenti.

Johnson & Johnson
Il talco della Johnson & Johnson, contaminato dall’amianto

Johnson & Johnson: continua il negazionismo 

Come detto, il cuore della controversia risiede nel collegamento tra talco e amianto. Mentre la multinazionale continua a negare che il suo talco sia stato contaminato dall’amianto e afferma che il prodotto è sempre stato sicuro per l’uso umano, prove scientifiche e giuridiche hanno dimostrato il contrario. La presenza del pericoloso minerale nel talco solleva gravi preoccupazioni per la salute pubblica. Spingendo a nuove ricerche scientifiche e rinnovati dibattiti sulla regolamentazione dei prodotti cosmetici e per l’igiene personale.

Intanto, mentre il colosso della cosmesi e i suoi oppositori legali continuano a navigare attraverso il labirinto dei processi e delle proposte di risoluzione, il risultato di questa guerra avrà profonde implicazioni per il futuro delle pratiche aziendali, della regolamentazione governativa e della fiducia dei consumatori.

Uranio impoverito: la lotta di Carlo Calcagni e le denunce dell’ONA

Convegno Ona
il Colonnello Carlo Calcagni al convegno ONA insieme con L'Avv Ezio Bonanni, presidente ONA

Il 9 luglio, nella Sala Laudato Sì del Campidoglio, a Roma, l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) ha organizzato un convegno intitolato “Amianto e Uranio Impoverito, in Guerra e in Pace: il Ruolo dell’Europa e le Funzioni dell’Avvocatura”. Moderato dalla giornalista Valentina Renzopaoli, l’evento ha acceso i riflettori su una tragedia silenziosa che continua a mietere vittime in tutto il mondo. Tra i partecipanti di spicco c’era il Colonnello del Ruolo d’Onore dell’Esercito Italiano Carlo Calcagni, la cui testimonianza ha offerto un volto umano ed un cuore pulsante ad una battaglia che troppo spesso è relegata soltanto ai numeri ed alle statistiche.

Uranio impoverito e amianto: la denuncia dell’ONA

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, ha presentato dati allarmanti relativi all’impatto devastante dell’amianto e dell’uranio impoverito sui militari italiani. «L’Osservatorio Nazionale Amianto ha registrato una più elevata incidenza epidemiologica per malattie asbesto correlate e tumorali tra i nostri uomini in divisa». In particolare, durante i bombardamenti NATO della guerra in Jugoslavia del 1999, l’uso di proiettili all’uranio impoverito ha causato la morte di oltre 600 militari italiani. Altri ottomila si sono gravemente ammalati. Tra questi, il Colonnello Carlo Calcagni.

Carlo Calcagni: una vita al servizio della Patria 

“Amianto e Uranio Impoverito, in Guerra e in Pace: il Ruolo dell’Europa e le Funzioni dell’Avvocatura”. La testimonianza del Colonnello Carlo Calcagni

Carlo Calcagni, Colonnello del Ruolo d’Onore dell’Esercito Italiano, rappresenta una figura emblematica di coraggio e determinazione nella lotta contro l’uranio impoverito. Durante il convegno, il Colonnello ha condiviso la sua esperienza, offrendo un volto umano alla tragedia che ha colpito migliaia di militari.

Calcagni ha servito come pilota militare nelle missioni internazionali in luoghi di conflitto come la Bosnia-Erzegovina, dove ha svolto, tra le altre cose, il servizio MEDEVAC, missioni di evacuazione medico-sanitaria, il più nobile dei servizi per la collettività: salvare vite umane. «Io pago, oggi, sulla mia pelle, lo scotto di essere stato un servitore fedele dello Stato, rispettoso del Tricolore e della Patria. Per amor di Patria, sono stato impiegato in numerose missioni di pace ed aiuto umanitario in Italia e all’estero, per garantire l’incolumità e la sopravvivenza di militari e civili e per la mia professionalità sono stato encomiato per aver dato lustro all’Esercito Italiano ed all’Italia intera» racconta Calcagni.

La diagnosi e la lotta contro l’uranio impoverito

Nel 2002, mentre era in servizio, Calcagni scoprì di essere affetto da una grave malattia, cronica, degenerativa ed irreversibile, causata dall’esposizione a nanoparticelle di metalli pesanti e radiazioni ionizzanti. «In una missione di pace e soccorso nei Balcani nel 1996 sotto l’egida delle Nazioni Unite, sono venuto a contatto con un nemico invisibile e subdolo: l’uranio impoverito – spiega – un nemico con un nome ed un cognome, ma innominabile, ancora oggi». Nonostante la consapevolezza dei rischi, chi sapeva «ha taciuto, non ha informato e non ha tutelato i suoi uomini, esponendo tutti noi al prezzo altissimo della vita o comunque di malattie invalidanti, degenerative ed irreversibili. Le Commissioni mediche militari hanno accertato, verificato e riconosciuto il nesso causale, efficiente e determinante, tra il servizio nei Balcani e la massiccia contaminazione da metalli pesanti che hanno generato la malattia ed un danno permanente del 100%».

Da allora, Calcagni ha affrontato la sua malattia con coraggio e determinazione, rifiutando di arrendersi di fronte all’indifferenza istituzionale. 

«Io ho avuto il coraggio, la forza, la determinazione e la tenacia per andare avanti e non arrendermi di fronte alla malattia e di fronte al silenzio assordante delle Istituzioni», afferma con orgoglio.

Un eroe non troppo silenzioso

Il Colonnello continua la sua battaglia non solo per sé, ma per tutti coloro che non hanno potuto denunciare. Dopo aver reso pubblica la sua situazione in un’intervista alle Iene, il 25 maggio 2021 ha subito l’umiliazione di essere spogliato dell’Uniforme, perché gli è stato “revocato” il richiamo in servizio nel Ruolo d’Onore, ma continua a considerarsi un soldato fedele. 

«Non l’ho fatto per me o per ottenere il risarcimento del danno, ma per il rispetto che merito, per i miei cari che posso guardare ancora con la fierezza e l’orgoglio di chi sa di essere custode della vera verità e per tutti coloro che per paura o impossibilità non hanno potuto denunciare ed ottenere giustizia».

«È per questo che oggi continuo a lottare e a denunciare, nonostante l’indifferenza delle Istituzioni, ma con il rispetto massimo per la Patria ed il Tricolore che vorrei ancora servire con onore ed orgoglio, coltivando la speranza che il futuro possa ristabilire la vera verità dei fatti, per tutti coloro che fino ad oggi hanno ingiustamente sofferto e subito», conclude Calcagni, incarnando lo spirito indomabile di chi non si arrende mai.

Una targa per Franco Di Mare: la battaglia contro l’amianto

Amianto uranio impoverito, Franco Di Mare
Una targa per Franco Di Mare: l'ONA e la battaglia contro l’amianto

Franco Di Mare, maestro di vita e di giornalismo. Questa la motivazione incisa nella targa per Franco Di Mare, consegnata dall’Avv. Ezio Bonanni alla figlia Stella Di Mare. Così, nel corso della conferenza indetta dall’ONA e celebrata presso il Palazzo Senatorio del Campidoglio di Roma, lo scorso 9 luglio. Nella sala “Laudato Sì”, si sono dati appuntamento rappresentati delle istituzioni e del mondo accademico e l’Ordine degli Avvocati di Roma. Nella circostanza, l’ordine forense è stato rappresentato dal Prof. Avv. Antonio Caiafa, che ha pienamente condiviso l’operato dell’ONA. Infatti, il tema della tutela della salute e dell’ambiente, nei luoghi di vita e lavoro richiama direttamente il ruolo e la funzione dell’Avvocatura.

L’incontro di studi “Amianto e uranio impoverito, in guerra e in pace: il ruolo dell’Europa e le funzioni dell’Avvocatura”. Moderato dalla giornalista Valentina Renzopaoli, l’evento ha posto l’attenzione sui bombardamenti con proiettili all’uranio impoverito, che continuano a causare una strage silenziosa in Ucraina, così come nelle altre parti del mondo. Durante l’evento, è stata consegnata una targa alla figlia di Franco Di Mare, in memoria del giornalista scomparso, il quale ha lottato contro l’amianto.

Stella ricorda il padre Franco Di Mare

Una targa per non dimenticare. «Prima della malattia che ha colpito papà, come quasi tutti, non era consapevole di quanto l’amianto fosse ancora diffuso nel nostro Paese e quante vite quindi mette in pericolo oggi, ma anche domani, visto il lungo periodo di incubazione. La battaglia dell’ONA è dunque una battaglia di civiltà e di giustizia contro una vera e propria emergenza, che papà ha scoperto troppo tardi e a cui sappiamo, io e la moglie Giulia, che non voleva far mancare il suo sostegno attivo, e questo anche se il tema non lo avesse purtroppo riguardato personalmente».

Così esordisce commossa Stella Di Mare, aggiungendo che la lotta per la giustizia portata avanti da suo padre continuerà attraverso l’impegno della famiglia. «Un sostegno che come eredi ci impegniamo a confermare e a non far mancare alle future iniziative che l’ONA vorrà porre in essere a tutela delle vittime dell’amianto, dell’uranio impoverito e della salute di tutti noi».

Amianto uranio impoverito, Franco Di Mare
La consegna della targa alla memoria di Franco Di Mare

Un riconoscimento per una battaglia di civiltà

La targa consegnata in memoria di Franco Di Mare sottolinea l’importanza della consapevolezza e della lotta contro i pericoli dell’amianto e dell’uranio impoverito. Questi materiali, ancora presenti tutt’oggi, rappresentano una minaccia continua per la salute pubblica. La battaglia dell’ONA è volta a promuovere la giustizia e la protezione delle vittime. L’evento ha ribadito l’urgenza di affrontare queste emergenze sanitarie con determinazione e solidarietà: un impegno che Franco Di Mare ha sostenuto e che la sua famiglia si impegna a portare avanti.

L’ONA ricorda Franco Di Mare e la sua lotta contro l’amianto

«L’Osservatorio Nazionale Amianto ha registrato una più elevata incidenza epidemiologica per malattie asbesto correlate e tumorali tra i nostri uomini in divisa: personale civile e militare delle Forze Armate, piuttosto che del comparto sicurezza, che richiede un approccio in chiave preventiva» ha spiegato il presidente ONA, avv. Ezio Bonanni. «Il caso di Franco Di Mare è esemplificativo del rischio esponenziale che ha determinato, e determina tutt’oggi, un numero di casi inaccettabile, anche tra coloro, come i giornalisti e la popolazione civile, che non avrebbero dovuto correre alcun rischio».

Amianto uranio impoverito
Gli interventi nella conferenza “Amianto e uranio impoverito”

Amianto e uranio impoverito: richiesta la tregua olimpica

Il settore della difesa ha visto un impatto devastante dell’uso dell’amianto, con 982 casi di mesotelioma. Se si considerano tutte le patologie correlate, il numero di decessi arriva a sfiorare i 5mila. Durante i bombardamenti NATO della guerra in Jugoslavia del 1999, l’uso di proiettili all’uranio impoverito ha portato alla morte di 400 militari italiani, oltre all’insorgenza di circa 8mila patologie gravi, che, secondo le più recenti sentenze, hanno confermato il nesso causale.

Dal convegno in Campidoglio è emersa la richiesta di tregua olimpica per fermare la contaminazione di aria, acqua e suolo. Un principio che risale all’antichità e che diventa ancora più rilevante nel contesto attuale, a partire dal 26 luglio.

I saluti istituzionali e gli interventi del convegno

L’incontro ha preso il via con i saluti istituzionali del Prof. Avv. Antonio Caiafa, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Roma (COA), l’On. Dario Tamburrano, Europarlamentare, la Dott.ssa Elisabetta Trenta, già Ministro della Difesa, l’On. Fabrizio Santori e l’On. Giorgio Trabucco, componenti dell’Assemblea Capitolina, il Dott. Ruggero Alcanterini, Presidente del Comitato Nazionale Italiano “Fair Play”, e la Dott.ssa Paola Vegliantei, Presidente dell’Accademia della Legalità.

Carlo Calcagni: il colonnello contro l’amianto e l’uranio impoverito

Il Colonnello Carlo Calcagni è intervenuto nel corso dell’incontro di studi. Vittima del dovere e insignito di diversi riconoscimenti per la sua esposizione a nanoparticelle di metalli pesanti e radiazioni ionizzanti durante le missioni balcaniche, ha condiviso la sua esperienza con gli altri relatori e il pubblico presente. Il suo è un esempio di forza e resilienza contro questi killer invisibili che, purtroppo, mietono sempre più vittime, in Italia e nel mondo.

Il Colonnello Carlo Calcagni nel corso della conferenza in Campidiglio organizzata dall’ONA

Gli altri interventi

Nel corso del convegno, hanno preso la parola l’On. Nicola De Marinis e il Consigliere della Corte di Cassazione. E ancora, il Dott. Fabrizio Proietti, Professore di Diritto del Lavoro all’Università ‘La Sapienza’ di Roma, e il Dott. Giampiero Cardillo, Generale in congedo dall’Arma dei Carabinieri e componente dell’ONA. Il Dott. Alberto Patruno, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale Imprese di Difesa e Tutela Ambientale, e l’Avv. Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno, componente della Commissione di Diritto penale dell’Ordine degli Avvocati di Roma, sono intervenuti per discutere le implicazioni legali. Anche il Dott. Pasquale Bacco, medico legale, e il Dott. Pasquale Montilla, oncologo e componente del comitato tecnico scientifico dell’ONA hanno fornito il loro contributo alla discussione.

ONA Lombardia: la parola alla Dott.ssa Anna Pasotti

Nel corso del convegno, è intervenuta anche la Dott.ssa Anna Pasotti, coordinatrice di ONA Lombardia, nonché CEO & Founder di Sostenibilità d’Impresa. E’ fondamentale, infatti, anche nella lotta contro l’amianto e l’uranio impoverito, il ruolo dell’impresa, nella tutela, in prevenzione, della salute e dell’ambiente. Insieme all’Avv. Ezio Bonanni, la Dott.ssa Anna Pasotti, nel corso del servizio speciale del Dott. Luigi Abbate, ha rimarcato il suo impegno nella Regione Lombardia e le principali iniziative dell’ONA, rimarcate anche nel corso dell’incontro di studi.

Amianto uranio impoverito
La Dott.ssa Anna Pasotti, coordinatrice ONA Lombardia, al convegno in Campidoglio il 9 luglio

Amianto in Rai: Viale Mazzini chiude per lavori e cambia sede 

rai amianto
Amianto in RAI

La storica sede Rai di Viale Mazzini a Roma, famosa per la maestosa scultura in bronzo del “cavallo morente” di Francesco Messina si prepara a subire una ristrutturazione completa. Tuttavia, dietro questa trasformazione si nasconde una lunga e dolorosa storia legata alla presenza di amianto, che ha colpito direttamente la vita di dipendenti, tra cui Marius Sodkiewicz, deceduto lo scorso maggio per mesotelioma e Franco Di Mare.

Rai di Viale Mazzini e presenza di amianto

La sede Rai di Viale Mazzini chiusa per ristrutturazione e per la rimozione dell’amianto. L’inizio del cantiere è previsto per la fine del 2024, con una durata stimata di almeno due anni

L’edificio di Viale Mazzini, costruito tra il 1962 e il 1965 su progetto dell’architetto Francesco Berarducci, rappresenta un esempio emblematico di architettura moderna italiana, caratterizzato dal suo schema planimetrico dinamico e dalla corte interna con giardino. Adornato dal celebre “Cavallo morente” di Francesco Messina, il palazzo, il primo interamente in acciaio a Roma, è stato restaurato più volte nel corso degli anni. La sede è stata vista come un simbolo di modernità e innovazione architettonica. Tuttavia, come molte strutture dell’epoca, l’amianto, ampiamente utilizzato per le sue proprietà isolanti e ignifughe, l’ha resa una trappola mortale. Marius Sodkiwicz, e Franco Di Mare, scomparsi a causa del mesotelioma lo scorso maggio, sono due casi emblematici del rischio asbesto.

Il minerale era presente in matrice friabile, principalmente sopra il controsoffitto artistico in metallo del piano terra, che comprendeva grandi ambienti di rappresentanza come la Biblioteca e la Sala degli Arazzi.

Bonifiche e interventi di sicurezza

Franco Di Mare con l’avv. Ezio Bonanni al convegno “Amianto e Uranio, in guerra e in pace: ricchezza e povertà dall’energia alla salute

Le prime operazioni di bonifica dell’asbesto nell’edificio erano iniziate negli anni 2010-2012. 

Per l’occasione, il cantiere di bonifica era stato diviso in due aree d’intervento, così da permettere la normale attività di lavoro, in particolare garantire l’accesso alla Sala S. Chiara e alla Sala B. Gli interventi si erano tuttavia rivelati più complessi a causa del controsoffitto artistico, che ha richiesto particolari attenzioni. Purtroppo, la bonifica non è stata sufficiente a garantire la completa sicurezza dei dipendenti. Sodkiewicz, ad esempio, aveva segnalato la presenza del minerale sgretolato durante le bonifiche, e criticato la mancanza di adeguate misure di prevenzione tecnica e protezione individuale.

Ora si indaga per omicidio colposo sulla sua morte. L’inchiesta era stata aperta in origine per lesioni colpose, ma il reato si è poi aggravato dopo la morte. In relazione alla morte dell’ex dipendente, il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, avv. Ezio Bonanni aveva dichiarato: «La morte di Sodkiewicz, che solleva anche interrogativi sulla sicurezza sul lavoro e la responsabilità delle istituzioni, è una delle tante e dolorose testimonianze delle conseguenze devastanti dell’esposizione all’amianto sul luogo di lavoro».

Anche Franco Di Mare, che lo scorso novembre 2023 aveva moderato l’evento ONA “Amianto e Uranio, in guerra e in pace: ricchezza e povertà dall’energia alla salute“, alla Regione Lazio, aveva aspramente criticato la condotta della ex Mamma Rai. Il giornalista, che aveva respirato le fibre killer durante le missioni nei Balcani, aveva chiesto ripetutamente il suo stato di servizio, per supportare la diagnosi, ma non aveva ricevuto risposte.

Amianto e uranio impoverito: un cocktail esplosivo

I giornalisti Rai, impegnati al seguito delle missioni, per rendere il loro servizio pubblico, hanno subito esposizioni sinergiche. Infatti, l’uso dei proiettili all’uranio impoverito in alcuni teatri, come quelli Balcanici, è all’origine della morte di Franco Di Mare. Per il nesso di causalità, in materia di uranio impoverito, si applica il principio della presunzione. Infatti, ciò è sancito espressamente dagli artt. 1078 e 1079 del DPR 90/2010 e art. 603 del D.lgs 66/2010. Ciò è stato recentemente confermato da Cassazione, Sezione Lavoro, sent. n. 9641/2024.

Rai amianto: la difesa legale per le vittime

Nei mesi scorsi, l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, aveva intrapreso azioni legali contro l’azienda, denunciando la mancanza di protezione per i lavoratori esposti all’amianto. In risposta alle accuse, l’Amministratore Delegato Roberto Sergio aveva fornito documentazioni che attestavano la sicurezza degli ambienti di Viale Mazzini. Tuttavia, il recente annuncio del cambio di sede per permettere la bonifica dell’asbesto sembra dare ragione a chi sosteneva la presenza del minerale pericoloso negli edifici.

Per questi motivi, quindi, oltre alla prevenzione primaria attraverso la bonifica, è necessaria anche la tutela giuridica e anche risarcitoria. Tra le tutele, anche quelle previdenziali, indennizzo e il prepensionamento INAIL. Inoltre, in questi casi sussiste al diritto del risarcimento del danno amianto. Il diritto al risarcimento sussiste anche in caso di semplice e sola esposizione all’amianto. Sussiste, infatti, anche il diritto al risarcimento anche in assenza di danno biologico. Così, Cassazione, Sezione Lavoro, n. 19623/22.

Nuova bonifica dell’amianto e progetto di ristrutturazione

Il piano di rinnovamento di Viale Mazzini ha adottato criteri moderni e sostenibili, allineando le nuove esigenze ambientali e di sicurezza sul lavoro. L’inizio del cantiere è previsto per la fine del 2024, con una durata stimata di almeno due anni. Sarà la prima volta che la sede centrale della tv pubblica italiana resterà vuota, segnando un momento importante nella storia architettonica e mediatica del Paese. I lavori attuali mirano a rimuovere completamente questa sostanza nociva. Particolare attenzione riguarderà la salvaguardia dell’opera d’arte di Gino Marotta, estesa su 11.000 mq, che adorna il soffitto.

La nuova sede a Via Alessandro Severo

Durante i lavori di ristrutturazione, la Rai trasferirà temporaneamente le sue attività in via Alessandro Severo, nella zona Eur/Ostiense, nel palazzo ex Wind all’angolo con Cristoforo Colombo. Questo spostamento provvisorio permetterà di eseguire gli interventi in sicurezza, garantendo al contempo la continuità delle trasmissioni e delle operazioni aziendali.

Un’amara vittoria

Nonostante la vittoria ottenuta con la bonifica dell’amianto e l’avvio del progetto di ristrutturazione, resta un’amara consapevolezza. Il trasferimento temporaneo delle attività della Rai e le enormi risorse impiegate per la bonifica e la ristrutturazione testimoniano la gravità della situazione e danno ragione a chi ha sempre sostenuto la pericolosità del minerale. «Purtroppo c’è ancora amianto nella sede Rai di viale Mazzini in Roma. Il trasferimento della sede è tardivo, visto che per anni tutti i dipendenti hanno lavorato in un luogo con amianto. Meglio tardi che mai. Ora l’ona prosegue nella tutela delle numerose vittime. Non solo di mesotelioma», dichiara l’avv. Ezio Bonanni.

Questa esperienza dovrebbe fungere da monito per tutte le istituzioni, affinché la sicurezza e la salute dei lavoratori siano sempre prioritarie.

Eternit Bis: confermata la condanna in Appello per Schmidheiny

Stephan Ernest Schmidheiny
Stephan Ernest Schmidheiny

LA SECONDA SEZIONE DELLA CORTE DI ASSISE D’APPELLO DI NAPOLI HA CONFERMATO LA CONDANNA A TRE ANNI E MEZZO INFLITTA IN PRIMO GRADO ALL’IMPRENDITORE SVIZZERO STEPHAN ERNEST SCHMIDHEINY (77 ANNI) PER L’OMICIDIO COLPOSO DI ANTONIO BALESTRIERI, OPERAIO DELLO STABILIMENTO ETERNIT DI BAGNOLI DECEDUTO A CAUSA DELLA PROLUNGATA ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO. QUESTA DECISIONE RAPPRESENTA UN IMPORTANTE PASSO VERSO LA GIUSTIZIA PER LE VITTIME DI AMIANTO E I LORO FAMILIARI. LA VICENDA GIUDIZIARIA HA VISTO PROTAGONISTA L’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO E IL SUO PRESIDENTE, L’AVVOCATO EZIO BONANNI

Processo Eternit Bis: le novità

Dopo che la Cassazione aveva annullato la condanna in appello a Torino per l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny il 10 maggio scorso, molte aspettative erano puntate sui processi in corso nelle altre città italiane. Tuttavia, la Corte di Assise di Appello di Napoli (seconda sezione) ha riconosciuto la responsabilità dell’imprenditore per le condizioni di lavoro pericolose che hanno portato alla morte di Balestrieri, un operaio dello storico stabilimento Eternit di Bagnoli, situato nel quartiere occidentale di Napoli, alle pendici della caldera dei Campi Flegrei. La sua morte è stata causata dalla prolungata esposizione all’amianto.

Giustizia per le vittime

Conferenza marocchinate
Il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, avv. Ezio Bonanni

«Il processo – spiega la nota dell’ONAha evidenziato come l’uso dell’amianto fosse senza cautele, privo di confinamento e con le maestranze ignare e sprovviste di mezzi di protezione. Sia all’interno dello stabilimento che all’esterno c’era amianto in sacchi di juta privi di chiusura ermetica scaricati dalle navi senza che i lavoratori fossero a conoscenza del rischio. Gli operai si ammalavano di asbestosi, perché avevano i polmoni pieni di polvere, che si riempivano di liquido pleurico, quello del mesotelioma. E così, giorno dopo giorno, i necrologi all’ingresso dello stabilimento, e nelle zone circostanti del quartiere Bagnoli, a Pozzuoli e al Vomero. Così uno ad uno, gli operai sono tutti deceduti, e poi anche i loro familiari, perché lavavano le tute, o perché respiravano le polveri dai capelli e dalla pelle», ha sottolineato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell‘Osservatorio Nazionale Amianto.

«La sentenza ci conforta un po’, dopo la delusione del primo grado, le cui richieste dei Pubblici Ministeri sono state in gran parte disattese». Ha aggiunto: «Confidiamo che la Corte di Cassazione possa confermare questa condanna, e quindi rendere giustizia alle vittime e ai loro familiari».

Quattro filoni d’inchiesta

La vicenda legale dell’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, legata al disastro ambientale causato dall’azienda Eternit, è complessa e controversa. Il magnate ha subito una serie di condanne e ricorsi che hanno segnato la storia giudiziaria italiana.

Il 13 febbraio 2012, il tribunale di Torino lo ha condannato a sedici anni di reclusione per disastro ambientale doloso permanente e per omissione volontaria di misure di sicurezza sul lavoro. In questa sentenza, i giudici hanno ordinato il risarcimento per tremila parti civili, riconoscendo la gravità dei danni causati dall’amianto.

Successivamente, il 3 giugno 2013, la Corte d’Appello ha parzialmente riformato la pena, aumentandola a diciotto anni. La Corte ha inoltre stabilito un risarcimento di venti milioni di euro alla Regione Piemonte e di 30,9 milioni al comune di Casale Monferrato, luoghi maggiormente colpiti dall’inquinamento.

Tuttavia, il 19 novembre 2014, la Corte di Cassazione ha dichiarato prescritto il reato di disastro ambientale, annullando così le condanne e i risarcimenti disposti in favore delle parti civili. Questo ha segnato una svolta amara per le vittime e le loro famiglie, sollevando numerose polemiche e critiche.

La recente sentenza d’appello, che ha confermato la condanna a tre anni e mezzo per Stephan Schmidheiny, rappresenta un importante capitolo nella battaglia per la giustizia delle vittime dell’amianto. Ezio Bonanni, ha sottolineato la rilevanza di questa decisione nel garantire adeguati risarcimenti per le persone coinvolte.