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sabato, Agosto 1, 2026
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Amianto, Marina Militare: risarcimento per Capitano Sorgente

Asbestosi: TAR Lazio condanna ministero della Difesa al risarcimento, Capitano Sorgente
Il ministero della Difesa condannato per la morte del Capitano Sorgente, vittima dell’amianto

IL TAR DEL LAZIO HA CONDANNATO IL MINISTERO DELLA DIFESA A RISARCIRE CON 320MILA EURO LA FAMIGLIA DEL CAPITANO DI VASCELLO FRANCESCO PAOLO SORGENTE. MORTO PER UN MESOTELIOMA PLEURICO CAUSATO DALL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO DURANTE IL SUO SERVIZIO NELLA MARINA MILITARE. LA FAMIGLIA, RAPPRESENTATA DALL’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE ONA, HA DIMOSTRATO CHE LA MALATTIA ERA LEGATA ALLA MANCATA PROTEZIONE CONTRO LE SOSTANZE CANCEROGENE

La storia del Capitano Sorgente: una vita al servizio della Marina

Francesco Paolo Sorgente, originario di Vasto (Chieti), ha consacrato una parte significativa della sua esistenza alla Marina Militare Italiana, distinguendosi come Capitano di Vascello del Genio Navale. La sua carriera, durata ben 34 anni, si è svolta al servizio di numerose unità navali, tra cui le navi Freccia, Saetta, Cavezzale e i sommergibili Cappellini, Toti, Morosini e Torricelli. Inoltre, ha operato presso diverse basi arsenalizie. In questi contesti, il contatto con materiali contenenti amianto era inevitabile, dato l’uso massiccio del minerale per l’isolamento termico e acustico delle navi.

L’impatto sulla salute

Capitano Sorgente, Marina Militare e amianto killer
Marina Militare e amianto killer: il pericoloso minerale era impiegato per l’isolamento termico e acustico delle navi

Nel 2005, al Capitano è stato diagnosticato un mesotelioma pleurico, una forma di tumore aggressivo e strettamente correlata all’esposizione prolungata alle fibre di asbesto. Nonostante i trattamenti ricevuti, Sorgente è deceduto nel 2009 all’età di 65 anni, lasciando una moglie e tre figli.

Nel 2011, il ministero della Difesa ha riconosciuto la patologia come “dipendente da causa di servizio” e il decesso come equiparato a quello delle vittime del dovere. Tuttavia, la famiglia non si è fermata a questo traguardo, ma ha deciso di chiedere giustizia per le responsabilità istituzionali.

La battaglia legale

Assistita dall’avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, la famiglia Sorgente ha intrapreso un lungo percorso legale per dimostrare le negligenze del ministero della Difesa. La tesi ha evidenziato che il Capitano era stato esposto al killer invisibile senza che gli fossero fornite adeguate protezioni, formazione o sorveglianza sanitaria, in violazione delle norme di sicurezza sul lavoro. L’accusa ha inoltre sottolineato la mancanza di interventi per bonificare le navi e gli ambienti contaminati.

Dopo dieci anni di processo, il Tar del Lazio ha accolto le richieste della famiglia, stabilendo un risarcimento di 320mila euro per i danni morali e materiali subiti.

Il significato della sentenza

Ezio Bonanni
L’avvocato Ezio Bonanni «La giustizia non deve essere un’eccezione, ma la regola per tutti coloro che hanno sacrificato la propria salute al servizio del Paese»

L’avvocato Bonanni ha sottolineato l’importanza di questa vittoria legale per tutte le famiglie che hanno subito tragedie simili. In particolare, ha evidenziato come le istituzioni debbano assumersi la responsabilità di prevenire tali situazioni, piuttosto che rispondere a posteriori con risarcimenti tardivi.

«Dopo un decennio di processo, questa sentenza rappresenta un ulteriore riconoscimento delle responsabilità della Difesa per la mancata protezione del personale esposto a fibre di amianto. Non possiamo accettare che tragedie di questa portata siano affrontate solo a posteriori. È necessario un cambio di paradigma, con l’adozione di misure preventive efficaci e tempestive. La giustizia non deve essere un’eccezione, ma la regola per tutti coloro che hanno sacrificato la propria salute al servizio del Paese» – ha dichiarato il presidente ONA.

Basta amianto: l’importanza della prevenzione

La vicenda del Capitano Sorgente non è solo una battaglia per la giustizia individuale, ma un simbolo della lotta contro l’indifferenza istituzionale verso i rischi legati all’amianto. Questa sentenza rappresenta un passo avanti importante, ma il percorso verso una reale tutela della salute dei lavoratori è ancora lungo. «Prevenire significa salvare vite e rispettare la dignità di chi lavora. È tempo che lo Stato dimostri responsabilità e rispetto per chi ha servito il Paese.»

L’Osservatorio Nazionale Amianto è impegnato nella tutela delle vittime e dei loro familiari tramite il sito e il numero verde 800 034 294

Trump, l’ombra dell’amianto e tensioni internazionali

trump, ombra amianto e tensioni internaizionali
Trump, l’ombra dell’amianto e tensioni internazionali

MENTRE NEL NOSTRO PAESE A CAUSA DELL’AMIANTO SI LOTTA PER BONIFICHE E RISARCIMENTI, A LIVELLO GLOBALE PERSISTONO SEGNALI ALLARMANTI. FIGURE INFLUENTI E CONTROVERSE COME L’EX PRESIDENTE DONALD TRUMP HANNO MINIMIZZATO I RISCHI DI QUESTO MATERIALE METTENDO A REPENTAGLIO I PROGRESSI IN MATERIA DI SICUREZZA E SALUTE PUBBLICA. QUESTA CONTRAPPOSIZIONE SOLLEVA DUBBI FONDAMENTALI: SIAMO DAVVERO VICINI A ELIMINARE DEFINITIVAMENTE QUESTA MINACCIA?

Trump e la posizione pro-amianto

La posizione dell’ex Presidente USA, Donald Trump sull’amianto si è manifestata in più occasioni con dichiarazioni provocatorie che hanno suscitato ampie reazioni. Il che, ha alimentato preoccupazioni tra esperti e attivisti di tutto il mondo.

Emblematico è il tweet del 2012 in cui Trump affermava che, se l’asbesto non fosse stato rimosso, le Torri Gemelle avrebbero resistito agli attentati dell’11 settembre 2001.

Questa dichiarazione, riflette una visione controversa e non supportata da evidenze scientifiche.

Inoltre, rivela una tendenza a minimizzare i rischi associati al materiale, noto per la sua letalità e classificato come cancerogeno dall’OMS.

Durante il suo mandato presidenziale (2017-2021), Trump ha portato avanti una politica ambientale improntata alla deregolamentazione.

Ha ritirato gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi e smantellato diverse misure volte a contenere le emissioni di gas serra e proteggere la salute pubblica.

Trump non ha promosso direttamente l’uso dell’amianto. Tuttavia, ha indebolito le normative ambientali e favorito l’industria dei combustibili fossili. Questo atteggiamento ha privilegiato gli interessi economici, sacrificando la tutela ambientale e sanitaria.

La Russia e le etichette “Approvato da Trump”

Nel 2018, un produttore russo ha etichettato i propri prodotti con la scritta “Approvato da Donald Trump, 45° Presidente degli Stati Uniti”

L’eco delle sue dichiarazioni ha superato i confini nazionali, trovando terreno fertile in contesti dove la regolamentazione sull’amianto è ancora carente.

Nel 2018, un produttore russo ha persino etichettato i propri prodotti con la scritta “Approvato da Donald Trump, 45° Presidente degli Stati Uniti”.

Questo gesto simbolico ha messo in evidenza l’influenza globale delle posizioni dell’ex presidente. L’episodio ha allarmato le organizzazioni per la salute pubblica. Hanno espresso timori per un possibile rallentamento delle politiche di messa al bando dell’asbesto. Le preoccupazioni riguardano soprattutto i Paesi emergenti o con leggi meno rigide. Questi ultimi potrebbero infatti potrebbero interpretare tali aperture come un segnale per rilanciare l’uso del killer invisibile nell’edilizia e nell’industria.

L’atteggiamento di Trump, insomma, pur non traducendosi in un’azione legislativa diretta sull’amianto, ha contribuito a perpetuare una narrativa rischiosa che potrebbe ostacolare gli sforzi internazionali per debellare l’uso di questo materiale altamente nocivo.

Una battaglia che deve continuare

Avv. Ezio Bonanni presidente Osservatorio Nazionale Amianto (ONA)
L’avvocato Ezio Bonanni, presidente ONA, continua a battersi per le vittime e per accelerare le bonifiche, ma il cammino è ancora lungo e irto di ostacoli

L’amianto rappresenta una delle sfide più complesse della nostra epoca, una minaccia che travalica i confini nazionali e richiede un impegno globale. In Italia, l’ONA e l’avvocato Ezio Bonanni continuano a battersi per le vittime e per accelerare le bonifiche, ma il cammino è ancora lungo e irto di ostacoli.

A livello internazionale, è essenziale contrastare le posizioni che minimizzano i rischi dell’amianto e impedire che l’interesse economico prevalga sulla salute pubblica. Solo attraverso un’azione congiunta e coordinata sarà possibile sconfiggere definitivamente questo nemico invisibile e proteggere le generazioni future.

Le posizioni di Donald Trump sull’amianto, combinate con le sue politiche di deregolamentazione ambientale, hanno alimentato dibattiti e preoccupazioni sia negli Stati Uniti sia nel resto del mondo.

È fondamentale che la comunità internazionale mantenga alta l’attenzione sui rischi associati all’amianto e continui a promuovere politiche di divieto e bonifica per proteggere la salute pubblica.

Foggia. Morto di mesotelioma, Condanna alla Rete Ferroviaria Italiana

Foggia, morto di mesotelioma, ferrovie
Morto di mesotelioma per l’amianto nelle officine di Foggia, la sentenza che condanna Rete Ferroviaria Italiana (RFI)

IL TRIBUNALE DI ROMA HA STABILITO UN RISARCIMENTO COMPLESSIVO DI 1,3 MILIONI DI EURO PER I FAMILIARI DI ROCCO A., UN IMPIEGATO DEL SETTORE FERROVIARIO MORTO A CAUSA DI UN MESOTELIOMA EPITELIOIDE, UNA PATOLOGIA STRETTAMENTE CORRELATA ALL’ESPOSIZIONE PROLUNGATA ALLE FIBRE DI AMIANTO. AD ASSISTERE I FAMILIARI DELLA VITTIMA, L’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO E L’AVVOCATESSA DANIELA LUCIA CATALDO

L’amianto nelle officine: una minaccia invisibile, un morto reale 

L’uomo aveva lavorato come aggiustatore meccanico alle Officine Grandi Riparazioni (OGR) di Foggia

La storia di Rocco A. rappresenta una delle tante ferite aperte nella memoria industriale italiana, marchiata dall’ombra letale dell’amianto, la fibra assassina che per decenni ha mietuto vittime silenziose nei luoghi di lavoro.

Tra il 1969 e il 1971, Rocco lavorò come aggiustatore meccanico alle Officine Grandi Riparazioni (OGR) di Foggia, un punto nevralgico della manutenzione ferroviaria italiana. Ogni giorno, l’uomo si muoveva tra motori, rotabili ferroviari, tubature e cavi elettrici, eseguendo interventi di riparazione e manutenzione. Tuttavia, dietro le attività quotidiane si celava una minaccia invisibile e subdola. Parliamo della polvere d’asbesto, che permeava l’aria delle officine e si depositava sugli abiti, sulle mani e, soprattutto, nei polmoni.

Gli ambienti di lavoro, privi di ventilazione adeguata, esponevano costantemente i lavoratori a livelli di rischio estremamente elevati. Rocco, come i suoi colleghi, operava in condizioni in cui dispositivi di protezione individuale – quali mascherine, tute e sistemi di aspirazione – risultavano del tutto assenti. Inoltre, i soffiatori industriali, impiegati per ripulire macchinari e superfici dai residui di lavorazione, non eliminavano il pericolo ma lo aggravavano. Sollevavano e diffondevano nell’aria fibre sottilissime di amianto.

Nessuna consapevolezza del rischio: un morto in nome del profitto

Rocco, come molti altri operai, non era consapevole del rischio che lo circondava. Nessuno informava il personale sui pericoli connessi all’inalazione delle fibre killer o sulle conseguenze devastanti che, decenni più tardi, avrebbero compromesso irrimediabilmente la salute. 

Ogni turno di lavoro aggiungeva pertanto un nuovo capitolo a una tragedia che si sarebbe rivelata troppo tardi.

Le fibre di amianto, penetrate nei polmoni, provocarono nel tempo danni irreparabili.

Nel 2006, Rocco A. iniziò ad avvertire i primi sintomi: affaticamento, dolori al torace e difficoltà respiratorie. Gli accertamenti clinici evidenziarono la presenza di un versamento pleurico, spesso considerato il primo campanello d’allarme per le malattie asbesto-correlate.

Le terapie si rivelarono inutili, poiché la malattia progredì rapidamente, portando alla diagnosi definitiva di mesotelioma epitelioide. Nel marzo del 2009, all’età di 68 anni, Rocco è morto, lasciando una moglie e due figli.

Eppure, la tragedia di Rocco non fu il frutto di un destino inevitabile. Già dagli anni ’40 erano disponibili dispositivi di protezione, come mascherine, tute e sistemi di aspirazione, in grado di limitare l’esposizione. Tuttavia, la salute degli operai venne sacrificata sull’altare del profitto, alimentata da una miscela di negligenza, disinteresse e scarsa consapevolezza del rischio.

Lotta per la giustizia: la famiglia di Rocco e la vittoria contro RFI

Ezio-Bonanni
L’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Alla morte di Rocco, i suoi familiari intrapresero un’azione legale per ottenere il riconoscimento delle responsabilità aziendali legate al decesso del loro caro. 

Nel marzo del 2009, l’INAIL (Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro) riconobbe ufficialmente l’origine professionale della malattia che aveva colpito il lavoratore. Disponendo l’avvio di una rendita ai superstiti in favore della vedova e dei figli.

Nonostante questo primo riconoscimento, la famiglia decise di proseguire la battaglia legale, determinata a ottenere un risarcimento integrale e ad accertare, in sede giudiziaria, le responsabilità della società presso cui Rocco aveva prestato servizio.

Sostenuta dagli avvocati Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e Daniela Lucia Cataldo, la famiglia intentò causa contro Rete Ferroviaria Italiana (RFI), chiedendo un risarcimento che tenesse conto non solo dei danni fisici subiti da Rocco, ma anche del dolore inflitto ai suoi cari.

Il Tribunale di Roma, nella prima sentenza, riconobbe un risarcimento di 200mila euro a titolo di danno diretto per la sofferenza e le lesioni subite da Rocco, attribuendo con chiarezza la causa della malattia all’esposizione all’amianto. Questo verdetto rappresentò un passo avanti significativo, ma non pose fine alla controversia.

Dopo ulteriori ricorsi, la Corte d’Appello di Roma ha ampliato il risarcimento, riconoscendo 850mila euro per il danno da lutto, una cifra destinata a risarcire le sofferenze patite dalla famiglia. Con l’aggiunta degli interessi legali e della rivalutazione, l’importo complessivo ha raggiunto 1,3 milioni di euro.

Un precedente fondamentale per i lavoratori italiani

Questa sentenza non rappresenta soltanto una vittoria personale per la famiglia di Rocco, ma costituisce un precedente importante per tutti i lavoratori esposti all’amianto in Italia. Il tribunale ha affermato il principio secondo cui le aziende non devono rispondere soltanto per il danno diretto subito dal lavoratore deceduto, ma anche per il dolore e la sofferenza inflitti ai familiari.

L’Osservatorio Nazionale Amianto: la difesa delle vittime

Il caso di Rocco A. si inserisce in un quadro più ampio di emergenza sanitaria legata all’amianto. L’ONA stima che, entro il 2028, ci saranno oltre 696 casi di mesotelioma tra i dipendenti di Ferrovie dello Stato, un numero che potrebbe aumentare includendo lavoratori dell’indotto e delle ditte appaltatrici.

L’Osservatorio Nazionale Amianto continua a offrire supporto e assistenza legale alle vittime e ai loro familiari attraverso il Pronto Soccorso Legale, raggiungibile al numero verde 800 034 294 o tramite il sito ufficiale.

Diagnosi rapida e accurata per il mesotelioma. Test della Mayo Clinic

Mesotelioma, patologia asbesto correlata
Mesotelioma, patologia asbesto correlata

IL MESOTELIOMA, UNA DELLE FORME DI CANCRO PIÙ RARE E AGGRESSIVE, HA PER DECENNI RAPPRESENTATO UNA SFIDA IMMENSA PER LA MEDICINA MODERNA. LEGATO ALL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO, QUESTO TUMORE COLPISCE PREVALENTEMENTE LA PLEURA, IL RIVESTIMENTO DEI POLMONI, E SI DISTINGUE PER LA SUA DIFFICOLTÀ DI DIAGNOSI PRECOCE. I RICERCATORI DELLA MAYO CLINIC DI ROCHESTER (MINNESOTA, STATI UNITI), HANNO IDEATO UN INNOVATIVO TEST DEL SANGUE CHE PROMETTE DIAGNOSI PIÙ RAPIDE E ACCURATE

Che cos’è il mesotelioma e perché è così difficile la sua diagnosi?

L’amianto è il principale responsabile del mesotelioma

Il mesotelioma è un tumore maligno che si sviluppa principalmente a causa dell’inalazione di fibre di amianto, un materiale ampiamente utilizzato in passato nell’edilizia e nell’industria. La sua insorgenza è subdola, con un periodo di latenza che può superare i quarant’anni e i sintomi iniziali sono spesso aspecifici, come tosse, dolori toracici e affaticamento, rendendo la diagnosi estremamente complessa.

Il problema, però, risiede proprio nella diagnosi tardiva. Questa neoplasia, infatti, è spesso individuata in fasi avanzate, quando le opzioni di trattamento sono limitate e la prognosi è sfavorevole. Fino a oggi, la diagnosi richiedeva spesso biopsie invasive o test ematici poco accurati. È in questo contesto che il nuovo test della Mayo Clinic rappresenta una svolta. Vediamo di che si tratta.

Il ruolo del nuovo test ematico nella diagnosi oncologica

I ricercatori della Mayo Clinic hanno sviluppato un test ematico basato sul sequenziamento dell’intero genoma, una tecnica avanzata che permette di analizzare il DNA delle cellule tumorali per individuare specifici cambiamenti cromosomici, detti “riarrangiamenti cromosomici”. Questo approccio è significativamente più preciso rispetto ai tradizionali esami del sangue, che si limitano a identificare mutazioni a punto singolo.

Grazie a questa innovazione, il nuovo test è in grado di rilevare il mesotelioma in fase precoce, fornendo così indicazioni fondamentali per personalizzare il trattamento. Inoltre, l’esame consente di monitorare l’efficacia delle terapie in corso e di individuare eventuali recidive dopo interventi chirurgici o altri trattamenti.

Secondo il dottor Aaron Mansfield, responsabile dello studio, questo progresso apre la strada a un monitoraggio meno invasivo e più accurato, riducendo la necessità di biopsie nei pazienti anziani o debilitati. «Stiamo spingendo i confini di ciò che è possibile nel monitoraggio basato sul sangue», ha dichiarato.

Perché questa innovazione è così importante. L’impatto sulla salute e sulla società

La possibilità di diagnosticare il mesotelioma precocemente non è solo una questione medica ma anche sociale. Ogni anno, in Italia, si registrano circa 1.500 nuovi casi di mesotelioma, un dato che riflette decenni di esposizione all’asbesto, nonostante il suo utilizzo sia vietato dal 1992. La diagnosi precoce può fare la differenza tra una terapia efficace e una battaglia persa in partenza.

Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), nel Paese si contano oltre 96mila strutture ancora contenenti amianto, un dato che evidenzia l’entità del problema e la necessità di interventi rapidi e risolutivi.

Le statistiche rivelano un quadro preoccupante: tra il 2010 e il 2020, il mesotelioma ha causato una media di 1.545 decessi annui, con una maggiore incidenza tra gli uomini (1.116 decessi) rispetto alle donne (429 decessi), come riportato dall’Istituto Superiore di Sanità. Nonostante un calo dei decessi tra le persone sotto i 50 anni, attribuito alle restrizioni imposte dalla legge 257, il numero complessivo di vittime resta elevato.

Le regioni settentrionali – Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta e Liguria – registrano tassi di mortalità superiori alla media nazionale, retaggio di un passato industriale in cui il pericoloso minerale era largamente impiegato. Tuttavia, il fenomeno non è circoscritto al nord, poiché il mesotelioma mostra una diffusione capillare su tutto il territorio nazionale, coinvolgendo numerosi comuni in cui l’incidenza delle patologie asbesto-correlate rimane significativa.

Dati sottostimati 

Il presidente ONA, avv. Ezio Bonanni: «La diagnosi precoce è un diritto, così come lo è la prevenzione»

L’Osservatorio Nazionale Amianto, guidato dall’avvocato Ezio Bonanni, denuncia da tempo la sottostima dei dati ufficiali, sostenendo che il mesotelioma sia solo la punta dell’iceberg. Il presidente ONA, infatti, afferma che i numeri attuali non tengono conto di altre patologie asbesto correlate, come tumori ai polmoni, alla laringe, alle ovaie e l’asbestosi, contribuendo così a dipingere un quadro parziale e incompleto della reale portata del problema.

Italia ed Europa: come si posiziona il nostro Paese rispetto agli altri?

In Italia, nonostante gli sforzi dell’ONA e di altre organizzazioni, permangono lacune legislative e difficoltà logistiche nella bonifica dei siti contaminati. La legge stabilisce che ogni Regione è tenuta a stilare piani d’azione per la gestione dell’amianto sul proprio territorio, oltreché per il censimento e la mappatura dei siti in cui è stato utilizzato nel corso degli anni. Tuttavia, come evidenziato dall’edizione 2022 del “Libro bianco delle morti di amianto in Italia”, tale termine non viene pressoché mai rispettato.

Questa situazione evidenzia la necessità di un rafforzamento delle politiche di prevenzione e monitoraggio, nonché di una maggiore trasparenza nella raccolta dei dati epidemiologici, per affrontare efficacemente i rischi legati all’amianto e proteggere la salute pubblica. Ma c’è di più. Mentre il nostro Paese stenta a fare progressi significativi nella gestione dei rischi legati all’amianto, altre nazioni europee hanno adottato misure più incisive. La Francia, ad esempio, ha vietato l’uso dell’amianto nel 1997 e ha istituito un programma nazionale per la sorveglianza sanitaria degli ex lavoratori esposti, offrendo controlli periodici gratuiti. Nel Regno Unito, dove l’asbesto è stato vietato nel 1999, il governo ha avviato campagne di sensibilizzazione capillari e ha stanziato fondi per accelerare la rimozione dell’amianto dagli edifici pubblici.

La voce dell’Avvocato Ezio Bonanni: un impegno per il futuro

«La diagnosi precoce è un diritto, così come lo è la prevenzione. Il nostro impegno continuerà a essere quello di supportare le famiglie colpite, promuovere la ricerca scientifica e fare pressione sulle istituzioni affinché si acceleri la bonifica dellamianto in tutta Italia», dichiara l’avv. Bonanni.

Il quale ha inoltre sottolineato l’importanza di integrare queste innovazioni nella rete sanitaria nazionale, garantendo che ogni paziente abbia accesso a strumenti diagnostici avanzati, indipendentemente dalla propria condizione economica o geografica. «Non possiamo permettere che le disuguaglianze sociali impediscano ai pazienti di accedere a cure di qualità. La lotta al mesotelioma deve essere una priorità collettiva».

L’eredità dell’ex-Pertusola. Crotone in lotta per la salute pubblica

Crotone: l’eredità tossica della ex-Pertusola e la battaglia per la salute pubblica
Crotone: l’eredità tossica della ex-Pertusola e la battaglia per la salute pubblica


LA STORIA DI CROTONE È SEGNATA DA UNA PESANTE EREDITÀ AMBIENTALE CHE CONTINUA A MIETERE VITTIME E SOLLEVARE INTERROGATIVI. AL CENTRO DI QUESTA TRAGEDIA SILENZIOSA SI COLLOCA IL SIN (SITO DI INTERESSE NAZIONALE) DELLA CITTADINA CALABRA, UN’AREA CONTAMINATA DOVE PER DECENNI L’INDUSTRIA METALLURGICA HA RILASCIATO SOSTANZE TOSSICHE NEL SUOLO, NELL’ARIA E NELLE ACQUE. L’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO (ONA) E L’ONCOLOGO PASQUALE MONTILLA, MEMBRO DEL COMITATO SCIENTIFICO DELL’ONA, SONO OGGI DUE FIGURE DI RIFERIMENTO NELLA LOTTA PER LA GIUSTIZIA AMBIENTALE E SANITARIA. IL LORO IMPEGNO SI TRADUCE IN UNA BATTAGLIA CONTINUA PER PORTARE ALLA LUCE I DANNI IRREPARABILI SUBITI DALLA POPOLAZIONE LOCALE E OTTENERE INTERVENTI CONCRETI DI BONIFICA E PREVENZIONE

Il peso della storia: l’eredità della ex-Pertusola di Crotone

La ex-Pertusola Sud a Crotone, una delle più grandi industrie metallurgiche d’Italia, ha disperso per decenni tonnellate di scarti di lavorazione contenenti arsenico, piombo, cadmio e altre sostanze altamente tossiche nell’ambiente, operando in un contesto privo di adeguate regolamentazioni ambientali e senza adottare misure di contenimento. Questo lascito velenoso ha permeato ogni angolo del territorio circostante, rendendo la cittadina calabrese uno dei luoghi più inquinati d’Italia.

Il Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Crotone, istituito per avviare le operazioni di bonifica dell’area industriale realizzata nei primi decenni del Novecento e delle discariche marine ad essa connesse, rappresenta un’incompiuta emblematica. I ritardi burocratici, uniti a una cronica carenza di volontà politica, hanno condannato il territorio a un prolungato stato di degrado e abbandono. 

Molti dei fondi destinati alla bonifica, ad esempio, sono stati utilizzati per studi preliminari e consulenze, senza che si siano visti risultati tangibili sul territorio.

L’ONA ha denunciato questa situazione in numerose sedi istituzionali, chiedendo un’accelerazione delle operazioni di risanamento e un maggiore coinvolgimento della comunità locale. «Non è più accettabile – afferma Bonanniche la popolazione di Crotone continui a vivere in un ambiente tossico mentre si perde tempo in studi che non portano a nulla di concreto».

Nel frattempo, le sostanze tossiche continuano a infiltrarsi nel suolo e a contaminare le falde acquifere, configurando una minaccia costante per la salute pubblica e l’ecosistema locale. La mancata risoluzione di questa criticità ambientale non solo perpetua un grave danno al paesaggio e alle risorse naturali, ma espone quotidianamente la popolazione a rischi sanitari di rilevante entità.

La situazione sanitaria: un’epidemia di tumori e malattie respiratorie

Protocollo Montilla
L’oncologo Pasquale Montilla, membro del comitato scientifico dell’ONA

L’impatto sulla salute della popolazione è devastante. Studi epidemiologici condotti negli ultimi vent’anni hanno rilevato un’incidenza anomala di tumori, patologie respiratorie e malattie neurodegenerative tra i residenti di Crotone e delle aree limitrofe. «In un ambiente potenzialmente contaminato e altamente mutagenico come quello di Crotone, sarebbe stato necessario ipotizzare tassi elevati di mutazioni genetiche a indirizzo oncogeno, avviando studi tossicologici e genetici per prevenire l’insorgere di malattie», spiega il dottor Pasquale Montilla, consulente scientifico dell’ONA.

Secondo l’esperto, la mancata attuazione di misure preventive ha costituito un errore clamoroso, esponendo inutilmente la popolazione a rischi che avrebbero potuto essere evitati. In questo contesto, l’approccio bayesiano avrebbe potuto giocare un ruolo cruciale. Questo metodo statistico si basa sull’aggiornamento progressivo delle probabilità di un evento – come l’insorgenza di patologie oncologiche – tenendo conto di dati pregressi e di nuove evidenze. Applicato a Crotone, tale approccio avrebbe reso possibile l’elaborazione di modelli predittivi in grado di stimare con maggiore precisione il rischio legato alla contaminazione ambientale. Ciò avrebbe favorito interventi preventivi più tempestivi ed efficaci.

Il ruolo dell’ONA e l’impegno del presidente Ezio Bonanni

L’avvocato Ezio Bonanni «Nessuna somma di denaro può restituire la salute compromessa o colmare il vuoto lasciato da una vita spezzata»

L’avvocato Ezio Bonanni, instancabile nella sua lotta per la giustizia ambientale, ha reso l’ONA un punto di riferimento per le vittime dell’amianto e delle contaminazioni industriali. La sua azione va ben oltre la mera difesa legale: il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto si impegna attivamente nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica e nella promozione di incisive riforme legislative, con l’obiettivo di innescare un cambiamento duraturo.

Nonostante l’importanza di garantire risarcimenti adeguati alle vittime, Bonanni sottolinea con fermezza che la vera priorità rimane la bonifica e la prevenzione. «Nessuna somma di denaro può restituire la salute compromessa o colmare il vuoto lasciato da una vita spezzata». Per questo, insiste affinché la rimozione dell’amianto e la decontaminazione dei siti industriali siano affrontate con urgenza e determinazione, ponendo fine a una tragedia silenziosa che continua a mietere vittime.

Non solo Crotone: un impegno per il diritto alla salute 

La battaglia per la bonifica del SIN di Crotone e la tutela della salute pubblica è lontana dall’essere conclusa.

La sua eredità tossica rappresenta una ferita aperta nel tessuto ambientale e sociale italiano, un monito su ciò che accade quando l’industria opera senza controllo e la politica resta inerte di fronte alle emergenze ambientali. Ma è anche un esempio di come, grazie all’impegno di figure come Ezio Bonanni e Pasquale Montilla, la consapevolezza e la mobilitazione possano tracciare la strada per una rinascita, dove la salute e la giustizia ambientale diventino priorità imprescindibili.