Prima della legge 257 del 1992, l’amianto era utilizzato nei contesti più disparati, al punto da essere definito un materiale “ombrello”, duttile ed economico. Attraverso questa norma, è stata vietata l’estrazione, l’importazione, la lavorazione, l’utilizzazione, la commercializzazione, e l’esportazione della pericolosa fibra killer.
Oltre agli utilizzi noti e diffusi nel campo dell’edilizia e nell’industria, la sostanza è stata impiegata in moltissimi modi sui generis e inaspettati. Qui ne segnaliamo solo alcuni.
Amianto usato in passato nel DAS
Dal 1963 al 1975, la pasta modellabile DAS ha contenuto per il 30 % di amianto. Attualmente il prodotto è sicuro, non contiene più asbesto, ma alcuni bambini dell’epoca ora cinquantenni hanno modellato questo pericoloso materiale.
La pasta modellabile rappresenta la possibilità di creare, di dare forma alla propria immaginazione. Il paradosso di questa storia è emblematico: un materiale usato per la creatività, impiegato da mani innocenti, conteneva un elemento in grado di distruggere la vita. Questo diventa un monito a non ignorare mai i rischi nascosti.
Guanti isolanti, tute ignifughe, impiego in cucina
Essendo un materiale resistente al calore, furono realizzate tute ignifughe per proteggere i pompieri dal fuoco. Questa soluzione, che doveva essere utile per la sicurezza dei lavoratori, si è rivelata invece essere un vero e proprio abito della morte. Diverse infatti le vittime tra i vigili del fuoco, colpiti da mesotelioma. E’ il caso ad esempio del Vigile del Fuoco di Trieste, Groppazzi Stelio, che grazie all’attività dell’Avv. Ezio Bonanni, ha ottenuto il riconoscimento di vittima del dovere. Per lo stesso motivo di alta resistenza al calore, furono realizzati guanti ignifughi destinati non solo a saldatori ed operai di fonderie, ma anche per impieghi domestici. Per la casa furono realizzate padelle, ferri da stiro, addirittura cucine interamente isolate di asbesto.
Il materiale del futuro
“Quando ero giovane veniva pubblicizzato come il materiale del futuro” A dichiararlo è la drammaturga Vincenza Renata Li Gioi. In effetti spot pubblicitari, cartelloni grafici tra gli anni ’60 e ’70 promuovevano il materiale con incosciente inconsapevolezza.
Ona e la battaglia contro il veleno che si respira
Con gli anni, l’amianto si è rivelato essere uno spietato e paziente assassino. L’attività dell’Osservatorio Nazionale Amianto si è rivelata essere un faro di speranza per tutti coloro che sono stati colpiti dalle terribili malattie asbesto correlate. La filosofia dell’Ona si fonda su principi di giustizia, equità, tutela della salute e responsabilità sociale.
La Regione Liguria ha predisposto la chiusura di una struttura di 9 piani per rischio amianto fino al 9 maggio. Intanto il personale, circa 160 dipendenti, lavorerà in remoto in seguito al divieto di recarsi allo stabile in via d’Annunzio 111.
In corso accertamenti
Nel frattempo sono in corso i rilievi necessari per la conferma. Presenti i dipartimenti ambiente, protezione civile e difesa del suolo. Il provvedimento è partito in seguito alle sollecitazioni del personale e la Regione si è immediatamente attivata. Tra i controlli che verranno effettuati è in programma il campionamento per verificare l’effettiva presenza di fibre di amianto nell’aria, estremamente pericolose per la salute umana.
Lavori in corso allo stabile vicino
Secondo la fonte i materiali di perimetrazione risulterebbero deteriorati con presenza di asbesto nelle pareti, pavimenti in linoleum amianto e soffitti che potrebbero costituire un rischio concreto per la salute dei lavoratori. Secondo un’altra fonte, l’immobile è stato oggetto di bonifica in passato ed attualmente sarebbe presente solo amianto confinato.
Inoltre sono in corso lavori al civico 113 in una struttura abbandonata nel 2007 proprio per la presenza del pericoloso materiale.
Al centro di un’interrogazione in consiglio regionale
Il problema è stato al centro di un’interrogazione in consiglio regionale del capogruppo M5S Stefano Giordano.
Monoliti del nostro tempo
Ogni struttura chiusa per amianto rappresenta un monolite del nostro tempo che pesa nel tessuto urbano e rappresenta ciò che resta quando la fiducia del progresso si sgretola. E’ il simbolo di un’epoca in cui si costruiva in fretta, senza pensare alle conseguenze. Rappresenta un fatto culturale e sociale, una ferita aperta nella città.
Il lavoro senza sosta di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto
Con 40 milioni di tonnellate di amianto ancora presenti nel territorio, il lavoro dell’Avv. Ezio Bonanni e dell’Osservatorio Nazionale Amianto non conosce tregua. E’ una battaglia contro una minaccia concreta: la fibra, se presente, è invisibile, ma uccide. E’ di fondamentale importanza quindi continuare a parlare di amianto attraverso i media, le scuole, le istituzioni, campagne di sensibilizzazione.
Il sogno di un mondo libero dall’amianto è una delle mission di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto da oltre 30 anni. Il lavoro instancabile dell’Avv. Ezio Bonanni non si circoscrive quindi solo nelle aule dei tribunale, ma trascende l’ambito giuridico. E’ una forma di resistenza all’indifferenza ed al nichilismo che riduce l’essere umano a mero fattore produttivo. Raccontiamo ogni giorno storie di amianto che avvelenano il nostro Paese ed il mondo intero. Sono notizie che meritano di essere diffuse per non abbassare la guardia dinanzi ad una sostanza killer che fa parte del nostro quotidiano.
Pavia, gallinaio con probabile tetto in amianto
Alcune persone hanno segnalato a Pavia la presenza di una struttura recintata, con circa 20-30 galline e diversi cani, con un tetto in onduline. Pronta la denuncia alla procura della Repubblica della stessa città con richiesta di sequestro della struttura per le opportune verifiche ed eventuale messa in sicurezza.
In passato quasi tutte le strutture agricole sono state costruite con tetti in amianto. I proprietari avevano dotato la maggior parte dei pollai, baracche, cucce e allevamenti di tettoie fatte di onduline in asbesto. La segnalazione di oggi non è un caso a parte, è possibile incappare in strutture di questo tipo frequentemente. Qualora si sospettasse la presenza di questa sostanza è importante richiedere la messa in sicurezza.
Chi scarica amianto fa male a sé stesso ed al mondo intero
L’illusione di poter danneggiare l’ambiente senza conseguenze personali è uno dei sintomi più gravi della crisi etica contemporanea. Scaricare amianto in un campo, lungo un fiume o una cava è un atto che compromette la nostra aria, il nostro suolo, i nostri figli. Chi avvelena il territorio non si limita solo ad un atto illegale e criminale circoscritto all’azione compiuta, ma è responsabile di un avvelenamento collettivo che si configura come un oltraggio alla natura ed all’umanità. Gregory Bateson, padre della filosofia ecosistemica affermava: “Sapremo rinunciare alla saggezza dei tempi brevi per votarci con serietà a quella dei tempi lunghi, indispensabile per salvare il pianeta con tutto il suo prezioso carico di esseri viventi?”.
interno di una stanza vuota con muro di mattoncini
C’è una distinzione da fare tra il linoleum e il vinil amianto ed è importante fare chiarezza per evitare confusioni pericolose. E’ quindi fondamentale individuarlo, perché l’esposizione alla fibra killer è estremamente pericolosa.
Il vero linoleum non contiene amianto
Il linoleum non è pericoloso, mentre il vinil amianto lo è. Il linoleum è un pavimento naturale, realizzato con materiali come olio di lino, farina di legno, farina di sughero e pigmenti naturali, pressati su una base di tela di juta.
È sicuro perché è privo di fibre di amianto, ma spesso si usa il termine “linoleum” per indicare vari tipi di pavimenti vinilici o in gomma. Materiali che si distinguono dalle superfici dure essendo caratterizzati da notevole flessibilità e capacità di tornare alla forma originaria dopo una sollecitazione. Per questo sono stati spesso utilizzati nelle palestre, ospedali, centri sportivi, uffici e abitazioni popolari.
Il nemico è il vinil amianto
Il vinil amianto, chiamato anche erroneamente “linoleum amianto” invece è un tipo di pavimentazione prodotta mescolando Pvc, sostanze inerti e una grande quantità di amianto. Questo ovviamente lo rende dannoso per la salute umana. L’asbesto garantiva al materiale una maggiore resistenza meccanica, al calore e agli agenti chimici. Purtroppo, come tristemente sappiamo, si è rivelato un vero e proprio killer che continua ad uccidere centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo provocando malattie come il mesotelioma ed altri tipi di cancro. Di conseguenza, oggi il vinil amianto non viene più prodotto in Italia ed in diversi Paesi del mondo. E’ fondamentale quindi che venga rimosso e bonificato da ditte specializzate.
Cosa fare nel caso si sospetti un pavimento contenente amianto
Se si dispone di un pavimento resiliente non è detto che sia asbesto e ci sono alcuni fattori da prendere in considerazione. Innanzitutto il periodo di installazione: se il pavimento resiliente è stato applicato tra gli anni 60 ed il 1992 c’è possibilità che contenga la pericolosa sostanza. Inoltre l’aspetto “grafico” si presenta simile al marmo o alle piastrelle. Spesso inoltre vi è la presenza di uno strato sottostante in feltro o cartone. La prima cosa da fare quindi è chiedere un’analisi per confermare la presenza di asbesto nel pavimento.
Mesotelioma e pavimenti
Un’insegnante deceduta a causa di mesotelioma pleurico a Torino nel 2008 a causa della pavimentazione della scuola danneggiata contenente amianto. Come segnalato dall’Avv. Ezio Bonanni di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, ci sono ancora migliaia di scuole da bonificare. È necessario un piano straordinario nazionale di bonifica nelle scuole, con mappatura pubblica delle strutture a rischio. Occorrono finanziamenti certi e vincolati per la rimozione sicura e coinvolgimento delle Asl e dei tecnici ambientali per il controllo e la vigilanza. Altri elementi di fondamentale importanza è l’informazione e la formazione per dirigenti scolastici e personale. Infatti ogni giorno di ritardo espone bambini e lavoratori della scuola ad un rischio spaventoso.
Nel cuore di Bari, là dove per decenni l’amianto ha seminato malattia e morte, nasce oggi un simbolo potente di memoria, riscatto e speranza: il Parco della Rinascita. Nell’area ex Fibronit, la “fabbrica della morte”, sabato 7 aprile 2025 sono ufficialmente iniziati i lavori per dare vita a un grande spazio verde, frutto di una lunga battaglia civile contro l’amianto e per la rigenerazione urbana.
Un sogno inseguito per anni dalla cittadinanza e finalmente in cammino verso la realtà, grazie anche ai fondi PNRR. I lavori termineranno entro marzo 2026.
Un riscatto civile e morale per Bari
“Finalmente il sogno diventa realtà”, ha annunciato il Comitato Cittadino Fibronit, protagonista instancabile di questa battaglia. Alla cerimonia di apertura del cantiere erano presenti i rappresentanti istituzionali che negli ultimi vent’anni hanno sostenuto questa causa: tra loro, gli ex sindaci Michele Emiliano e Antonio Decaro, l’ex presidente della Regione Nichi Vendola e l’attuale sindaco Vito Leccese.
“È una rinascita morale e civile della città di Bari”, ha dichiarato con emozione Nicola Brescia, presidente del Comitato. Un atto dovuto a chi ha pagato con la vita l’esposizione all’amianto, un simbolo di una comunità che, unita, ha saputo trasformare il dolore in speranza.
La Fibronit: la fabbrica della morte
La Fibronit, azienda cementifera fondata a Bari nel 1935, ha operato per decenni producendo materiali da costruzione a base di amianto, tra cui in particolare il noto Eternit.
A partire dagli anni Settanta iniziano a emergere i primi segnali di una tragedia silenziosa: tra gli operai si registrano casi di asbestosi e tumori correlati all’inalazione delle pericolose fibre. Analisi condotte in quegli anni rivelano una contaminazione diffusa: l’aria all’interno della fabbrica è carica di amianto, ma preoccupano soprattutto le rilevazioni nei quartieri vicini – Japigia, Madonnella e San Pasquale – densamente popolati.
La produzione si ferma solo nel 1985, ma bisognerà attendere il 1992 per l’avvio delle prime misure di messa in sicurezza. Per anni, nel frattempo, la popolazione resta esposta ai rischi ambientali, senza adeguati interventi di protezione.
La bonifica vera e propria ha avuto un lungo percorso, culminato nel 2018 con la demolizione dei capannoni industriali. Prima dell’abbattimento, le strutture erano state trattate con una vernice blu a effetto fissativo, pensata per impedire la dispersione di ulteriori fibre nell’ambiente.
Ex Fibronit, le tensiostrutture in decompressione dentro le quali sono stati abbattuti i capannoni della fabbrica della morte
La nascita del Comitato Cittadino Ex Fibronit
Nel 1997 nasce il Comitato Cittadino Fibronit, costituito da cittadini e attivisti decisi a vigilare sulla messa in sicurezza dell’area e a difendere un principio fondamentale: l’ex sito industriale non dovrà mai essere edificato, ma trasformato in parco urbano al servizio della collettività.
Nel 2001, a seguito delle crescenti mobilitazioni, l’area viene inserita nel Programma Nazionale di Bonifiche. Il Ministero dei Lavori Pubblici istituisce una commissione tecnica per accertare le condizioni dell’impianto, rispondendo così alle pressanti richieste del Comitato e delle associazioni ambientaliste.
Le indagini avviate dal PM Roberto Rossi confermano quanto temuto: alcune delle strutture sono in condizioni precarie e, in caso di crollo, potrebbero liberare ulteriori polveri contenenti amianto. A peggiorare il quadro, anche la falda acquifera risulta contaminata.
Solo nell’ottobre del 2016, dopo una lunga serie di ostacoli legali e ritardi burocratici, viene finalmente aperto il cantiere per la bonifica definitiva. Gli interventi, eseguiti da un’impresa specializzata, portano alla demolizione controllata dei vecchi edifici e alla rimozione in sicurezza dei materiali tossici entro la fine del 2018.
La dichiarazione dell’Avvocato Ezio Bonanni Presidente dell’ONA
L’Ona – Osservatorio Nazionale Amianto è stata in prima linea per la bonifica e messa in sicurezza del sito Fibronit. “Attendiamo ancora giustizia per le vittime e perciò stesso il nostro impegno come Osservatorio Nazionale Amianto proseguirà, per le tutele sanitarie e risarcitorie” afferma l’Avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA.
La storia della Fibronit è una ferita ancora aperta: si contano ufficialmente circa 400 morti per mesotelioma e patologie amianto-correlate, ma il Comitato Vittime Amianto Bari denuncia oltre 700 decessi. E il tributo di vite continua, tra le nuove generazioni esposte data la latenza di molte malattie amianto.
Il Parco della Rinascita non cancella questo passato doloroso. Anzi, lo custodisce come memoria viva, affinché tragedie simili non si ripetano mai più.
Il parco della rinascita guarda al futuro: i numeri
Il Parco si estenderà su poco meno di 147 mila metri quadrati, unendo i quartieri di Japigia, Madonnella e San Pasquale. Sarà il più grande intervento di rigenerazione urbana della Puglia, realizzato con 16 milioni di euro di fondi pubblici.
Cuore del progetto sarà un anfiteatro dedicato a Maria Maugeri, storica ambientalista che ha speso la sua vita per questa battaglia. Accanto ad esso, aree sportive, percorsi pedonali, aree giochi, un sistema di piazze e, ovunque, alberi e verde: oltre 1300 alberi nuovi e più di 130 mila tra arbusti, rampicanti ed erbacee.
Durante le celebrazioni di San Nicola saranno piantati alberi di Davidia involucrata, i “fazzoletti bianchi” simbolo di memoria e rinascita.
Una progettazione partecipata per il Parco della Rinascita
La realizzazione del Parco è frutto di una progettazione partecipata. Il Comitato Cittadino Fibronit ha avuto un ruolo attivo nella definizione degli interventi, a testimonianza di quanto forte sia stato il protagonismo della cittadinanza.
La bonifica dell’area si è conclusa nel 2022, con il rilascio del certificato ufficiale di risanamento ambientale. Una copertura di terra protegge oggi il terreno, impedendo il rischio di dispersione di fibre residue.
Parco della Rinascita: un nuovo cuore verde per Bari
“Questo parco non è solo un’area verde: è un monumento vivo dedicato a tutte le vittime dell’amianto, a chi ha pagato il prezzo più alto per un progresso senza coscienza”, sottolinea il Comitato Fibronit.
Sarà uno spazio di memoria, ma anche di vita, di gioia, di serenità. Un luogo in cui i bambini potranno giocare e gli anziani passeggiare, senza dimenticare, ma guardando avanti.
Concludendo, Bari avrà presto un nuovo cuore verde, che onora la memoria e ribadisce che la salute e la vita vengono prima di tutto. Un messaggio chiaro, che l’Osservatorio Nazionale Amianto continuerà a sostenere con forza, affinché tragedie come quella della Fibronit non abbiano mai più a ripetersi.
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