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Amianto, Poligrafico Foggia: ex dipendente risarcito

Istituto Poligrafico di Foggia, amianto
Amianto all’Istituto Poligrafico di Foggia: INAIL e INPS condannate a risarcire un ex dipendente

LA CORTE D’APPELLO DI ROMA HA CONDANNATO L’INAIL A RISARCIRE CON 15MILA EURO UN EX DIPENDENTE DELL’ISTITUTO POLIGRAFICO E ZECCA DELLO STATO DI FOGGIA, O.G., OGGI 63ENNE, PER PLACCHE PLEURICHE CAUSATE DALL’ESPOSIZIONE PROFESSIONALE ALL’AMIANTO. CONTESTUALMENTE, L’INPS È STATA OBBLIGATA AD ADEGUARE LA POSIZIONE CONTRIBUTIVA DEL LAVORATORE.

IL CASO È STATO SEGUITO DALL’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO (ONA), CHE HA DICHIARATO: «LA CORTE HA FATTO VALERE IL RICONOSCIMENTO AMIANTO SULLA BASE DEGLI ATTI DI INDIRIZZO DEL MINISTERO DEL LAVORO E DELLA PREVIDENZA SOCIALE, CHE HANNO ACCERTATO UNA ESPOSIZIONE DEI LAVORATORI FINO ALL’INIZIO DELLE BONIFICHE»

Amianto e lavoro: il Poligrafico di Foggia e il rischio nascosto

amianto
L’asbesto, a causa delle sue proprietà isolanti e resistenti al calore, era infatti considerato indispensabile per garantire il corretto funzionamento degli impianti

 

Per comprendere appieno il significato di questa sentenza, è necessario calarsi nel contesto lavorativo degli anni ’80 e ’90, quando il Poligrafico di Foggia operava a pieno regime con circa 1.400 dipendenti. L’azienda, allora un ente pubblico economico sotto la vigilanza del Ministero del Tesoro, era un pilastro della produzione cartaria nazionale, generando carta destinata a usi istituzionali e ufficiali.

Lo stabilimento produceva materiale destinato a usi istituzionali, lavorando la cellulosa di paglia ottenuta dal grano del Tavoliere delle Puglie.

Un pericolo nascosto

Dietro questa attività apparentemente ordinaria si celava una minaccia silenziosa ma mortale: l’amianto. Nel processo produttivo, il cloro – essenziale per lo sbiancamento della carta– veniva ricavato attraverso celle elettrolitiche che utilizzavano separatori in asbesto.

Questo materiale, a causa delle sue proprietà isolanti e resistenti al calore, era infatti considerato indispensabile per garantire il corretto funzionamento degli impianti.

Ogni fase del ciclo, dall’apertura manuale dei sacchi di asbesto fino alla miscelazione e al riempimento dei contenitori cilindrici, si svolgeva in ambienti privi di sistemi di aspirazione adeguati. Questo faceva sì che l’aria fosse costantemente satura di polveri sottili rilasciate dal “killer invisibile”, esponendo di fatto i lavoratori a un contatto continuo.

O.G., assunto a soli 20 anni come perito chimico cartaio, ha trascorso quasi due decenni a contatto diretto con questo ambiente malsano, in assenza di dispositivi di protezione individuale efficaci. Il suo lavoro lo portava a operare nei laboratori di analisi e nei reparti di trattamento termico, dove guanti, caldaie, valvole e tubazioni erano rivestiti con il pericoloso minerale. 

Il risultato? Dopo anni di lavoro, O.G. ha sviluppato placche pleuriche, una patologia che, sebbene inizialmente benigna, rappresenta un segnale inequivocabile dell’esposizione all’amianto e può evolvere in malattie più gravi come l’asbestosi o il mesotelioma.

Dalla malattia alla giustizia: il ruolo dell’ONA e dell’avvocato Bonanni

Ezio Bonanni
Il presidente ONA, avv. Ezio Bonanni: «La battaglia per il riconoscimento del danno da amianto non riguarda solo l’individuo, ma coinvolge la collettività e la memoria di chi non ha avuto giustizia»

Ezio Bonanni, avvocato e paladino dei diritti dei lavoratori esposti all’amianto, ha impugnato il caso di O.G., portandolo fino alla Corte d’Appello. «La battaglia per il riconoscimento del danno da amianto non riguarda solo l’individuo, ma coinvolge la collettività e la memoria di chi non ha avuto giustizia» ha dichiarato il presidente ONA, sottolineando l’importanza di una sentenza che si inserisce in un quadro più ampio di tutela della salute pubblica.

Un verdetto esemplare: il significato della sentenza della Corte d’Appello di Roma

La decisione della Corte non si è limitata a confermare l’indennizzo di 15mila euro per malattia professionale, ma ha imposto all’INPS di adeguare la posizione lavorativa del ricorrente, sancendo così un principio fondamentale: la tutela del lavoratore deve proseguire anche dopo la cessazione dell’attività.

Questa sentenza, dunque, assume un valore paradigmatico, aprendo la strada a nuovi ricorsi e incoraggiando altri lavoratori a far valere i propri diritti.

Amianto: un killer silenzioso ancora presente

Nonostante i divieti imposti nel 1992, l’amianto continua a rappresentare una minaccia concreta. Si stima che oltre 40 milioni di tonnellate siano ancora presenti in edifici pubblici e privati in Italia, dalle scuole agli ospedali, fino ai vecchi impianti industriali.

Le bonifiche procedono lentamente, spesso ostacolate da burocrazia e mancanza di fondi. L’ONA denuncia questa inerzia, ricordando che ogni ritardo nella rimozione dell’amianto si traduce in vite umane compromesse.

La strada verso un futuro libero dall’amianto

La vicenda di O.G. e la sentenza ottenuta rappresentano un passo avanti nella lotta per la giustizia sociale e ambientale. Ma il cammino non si arresta qui. È necessario intensificare le campagne di sensibilizzazione, accelerare le bonifiche e garantire monitoraggi sanitari continuativi. Per tutti coloro che, come O.G., hanno vissuto anni di esposizione inconsapevole.

L’amianto è un nemico silenzioso che continua a mietere vittime. La giustizia per il Sig. O.G. deve fungere da monito e stimolo per non dimenticare e per prevenire nuove tragedie.

L’ONA, attraverso il suo sito e il numero verde 800 034 294, continua a raccogliere testimonianze e a fornire assistenza legale ai lavoratori esposti. L’associazione si batte per:

Il riconoscimento delle malattie professionali legate all’amianto

La bonifica degli edifici contaminati

Il monitoraggio sanitario gratuito per i lavoratori esposti

 

Giustizia dopo anni: Lombardo ottiene risarcimento amianto

Polo Peltrolchimico di Siracusa, giustizia, dieci
Polo Peltrolchimico di Siracusa 10 anni di battaglie per giustizia

IL GIUDICE DEL LAVORO DEL TRIBUNALE DI CATANIA HA CONDANNATO INAIL E INPS A RICONOSCERE LA MALATTIA PROFESSIONALE E AD ADEGUARE LA PENSIONE DEL SIGNOR ORAZIO LOMBARDO. UN EX OPERAIO 81ENNE CHE, DOPO ANNI DI ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO NEL PETROLCHIMICO DI SIRACUSA, HA OTTENUTO FINALMENTE GIUSTIZIA.

QUESTA SENTENZA, PUR ARRIVANDO DOPO NOVE ANNI DI SOFFERENZA, RAPPRESENTA UN PRECEDENTE IMPORTANTE. E ILLUMINA UNA QUESTIONE CHE PER TROPPO TEMPO È RIMASTA NELL’OMBRA. L’ESPOSIZIONE DEI LAVORATORI DEL PETROLCHIMICO DI PRIOLO GARGALLO, UNO DEI SITI DI INTERESSE NAZIONALE (SIN) PER L’ELEVATO LIVELLO DI INQUINAMENTO. AD ASSISTERE LOMBARDO, L’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO 

Un esempio di giustizia tardiva

Il Polo petrolchimico Agusta- Priolo Gargallo- Melilli, è noto come il "triangolo della morte"
Il Polo petrolchimico Agusta- Priolo Gargallo- Melilli, è noto come il “triangolo della morte”

Orazio Lombardo, originario della provincia di Enna, ha lavorato per diciassette anni all’interno del polo industriale di Priolo Gargallo-Siracusa. Un’area tristemente nota per l’impiego diffuso di amianto, sia in forma friabile sia compatta. Le aziende del Gruppo ENI (ex Enichem Spa, Montecatini Edison Spa, di Priolo Gargallo, Enichem Polimeri S.r.l., Serchem S.P.A., Praoil srl, nella Enichem S.r.l, per ultimo nella Syndial Spa), utilizzavano il minerale fibroso nelle linee e nelle apparecchiature degli impianti di produzione, nei rivestimenti delle tubature, nelle coperture dei tetti e persino nei guanti di protezione che lo stesso Lombardo indossava per lavorare.

A confermare l’esposizione, la perizia del CTU (consulente tecnica d’ufficio) ambientale richiesta dal Tribunale. Ha evidenziato sia l’esposizione diretta sia quella indiretta derivante dalla contaminazione ambientale.

L’ex operaio, ha cominciato a manifestare sintomi solo decenni dopo il primo contatto con questa sostanza letale. Nel 2016, ha iniziato a sperimentare una progressiva difficoltà respiratoria, un senso di affaticamento costante e un deterioramento generale delle sue condizioni di salute. Questi segnali, inizialmente attribuibili a cause generiche, si sono rivelati i primi indizi di una malattia ben più grave.

Dopo una serie di approfondite visite specialistiche, è arrivata la diagnosi: fibrosi polmonare, una patologia direttamente associata all’esposizione prolungata al pericoloso minerale. 

La lunga battaglia giudiziaria

Nel 2016, Lombardo aveva presentato domanda all’INAIL per il riconoscimento della malattia professionale. Contemporaneamente, aveva avanzato una richiesta all’INPS per la ricostituzione della posizione contributiva, consapevole che la malattia avrebbe inciso profondamente sul suo futuro economico. Tuttavia, entrambe le richieste erano state respinte.

Di fronte a questa situazione, l’ex operaio si era rivolto all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), il quale aveva avviato un ricorso presso al Tribunale del Lavoro.

Per nove anni, il caso si è trascinato nei meandri della giustizia. Lombardo che ha dovuto affrontare non solo le difficoltà legate alla malattia, ma anche l’estenuante attesa di un riconoscimento che sembrava non arrivare mai. 

Finalmente, il Giudice del Lavoro del Tribunale di Catania ha deciso a suo favore, sancendo un’importante vittoria. Il giudice ha condannato l’INAIL a liquidare un indennizzo per il danno biologico pari a circa 15mila euro. Riconoscendo la correlazione tra la malattia e l’attività lavorativa svolta. Parallelamente, ha obbligato l’INPS a rivedere la posizione contributiva di Lombardo, aumentando la sua pensione di 300-400 euro mensili e liquidando gli arretrati accumulati negli anni.

Una sentenza che conferma il rischio epidemiologico dei lavoratori del settore petrolchimico 

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L’avv. Bonanni «questa sentenza rappresenta l’ennesima conferma del rischio epidemiologico dei lavoratori del settore petrolchimico e nel caso specifico, di quello di Priolo Gargallo-Siracusa»

«Dopo nove anni, Lombardo ha finalmente ottenuto giustizia – ha dichiarato l’avv. Ezio Bonanni, aggiungendo – questa sentenza rappresenta l’ennesima conferma del rischio epidemiologico dei lavoratori del settore petrolchimico e nel caso specifico, di quello di Priolo Gargallo-Siracusa. Sono centinaia i lavoratori che si sono ammalati di malattie asbesto correlate e tanti sono deceduti per asbestosi, tumore polmonare, mesoteliomi, tumore del sangue al colon da amianto, basti pensare che nel VII rapporto ReNaM si registrano 229 casi di mesotelioma tra i lavoratori dei petrolchimici, dati che sono destinati ad aumentare per via della lungo latenza delle patologie da amianto».

Questa sentenza rappresenta non solo una vittoria personale per Lombardo, ma anche un segnale di speranza per le tante vittime di malattie asbesto-correlate che spesso si sono trovate a combattere contro l’indifferenza delle istituzioni.

L’Osservatorio Nazionale Amianto continua a denunciare la situazione e a lottare per i diritti delle vittime. È essenziale che questa sentenza serva da punto di svolta, non solo per Lombardo, ma per tutti quei lavoratori che hanno contribuito con fatica e sacrificio alla crescita industriale del Paese e che, oggi, chiedono solo giustizia e dignità.

La speranza è che queste storie non siano più dimenticate, ma che rappresentino un nuovo capitolo di responsabilità, consapevolezza e cura verso chi, lavorando, ha pagato con la salute e con la vita.

Società Chimica Larderello: il passato industriale un incubo amianto

Società Chimica Larderello: incubo amianto
Società Chimica Larderello: quando il passato industriale diventa un incubo di amianto

UNA RECENTE SENTENZA DELLA CORTE DI APPELLO DI FIRENZE CONTRO L’INPS SEGNA UNA NUOVA TAPPA NELLA LUNGA BATTAGLIA PER IL RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI DEGLI EX LAVORATORI ESPOSTI ALL’AMIANTO. PROTAGONISTA DI QUESTA VICENDA È UN EX DIPENDENTE DELLA SOCIETÀ CHIMICA LARDERELLO, SIMBOLO DI UN’INDUSTRIA CHE HA FATTO GRANDE L’ITALIA, MA CHE HA LASCIATO PROFONDE CICATRICI UMANE E AMBIENTALI. A DIFENDERLO, L’AVV. EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL‘OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO

La storia della Società Chimica Larderello: gloria e ombre

La Società Chimica Larderello ha avuto un ruolo di primo piano nello sviluppo di prodotti chimici

Fondata nel 1818 nella frazione di Larderello, nel comune di Pomarance, la Società Chimica Larderello ha avuto un ruolo di primo piano nello sviluppo di prodotti chimici come l’acido borico e i borati, impiegati in settori strategici come l’energia nucleare, l’elettronica, e la chimica industriale. Tuttavia, questa eccellenza produttiva nascondeva un lato oscuro: l’uso massiccio di amianto come materiale isolante. Questo minerale, presente ovunque nello stabilimento – dai rivestimenti delle pareti ai tetti, passando per le guarnizioni delle condutture e i serbatoi – rappresentava una minaccia costante per la salute dei lavoratori.

La ristrutturazione degli impianti negli anni ‘80 ha portato all’adozione di misure di contenimento, come la foderatura delle coibentazioni in asbesto con lamiere protettive. Tuttavia, queste migliorie sono giunte troppo tardi per molti lavoratori, tra cui B.A., figura emblematica di questa intricata vicenda legale. La sua lunga carriera come operatore chimico, dal 1967 al 1999, lo ha sottoposto a un’esposizione prolungata a una sostanza tossica, con livelli ben oltre i limiti di sicurezza consentiti dalla legge, per più di tre decenni.

Società Chimica Lardarello e il caso del lavoratore esposto ad amianto 

B.A., ex dipendente della storica Società Chimica Larderello, ha dedicato ben quindici anni, dal 1967 al 1982, alla gestione degli stabilimenti della sede di Larderello. Successivamente, ha continuato il suo lavoro alle Saline di Volterra fino al 1999. Durante questo periodo, ha ricoperto il ruolo di operatore di impianto, una posizione cruciale che richiedeva competenze tecniche e capacità di gestione operativa.

Le sue mansioni comprendevano il monitoraggio continuo del funzionamento degli impianti chimici, l’individuazione e la correzione di anomalie operative, nonché interventi di manutenzione ordinaria. Questo lavoro, svolto in un ambiente altamente specializzato ma spesso insalubre, lo ha reso vittima inconsapevole di un’esposizione quotidiana e prolungata a sostanze chimiche pericolose, la cui gestione non sempre rispettava gli standard di sicurezza dell’epoca.

Un calvario giudiziario lungo dieci anni

Dopo il pensionamento, il Sig. B.A. ha iniziato a manifestare i sintomi delle patologie correlate all’esposizione all’amianto. Tuttavia, ottenere il riconoscimento dei propri diritti è stato tutt’altro che semplice. Nonostante le evidenze mediche e ambientali, l’INPS ha inizialmente rigettato la sua richiesta di maggiorazione della pensione, prevista dalla legge per i lavoratori esposti ad asbesto.

Con il supporto dell’avv. Ezio Bonanni, B.A. ha intrapreso un lungo percorso legale, iniziato al Tribunale di Pisa e culminato nella sentenza della Corte di Appello di Firenze. Fondamentale è stata la consulenza tecnica d’ufficio, che ha confermato la presenza massiccia di amianto nello stabilimento di Larderello e l’esposizione prolungata del lavoratore a fibre cancerogene. La Corte ha quindi stabilito il diritto di B.A. a una pensione maggiorata del 50%, con un aumento mensile di circa 400 euro e arretrati per un totale di 100 mila euro.

«La Corte Fiorentina ha finalmente reso giustizia a un lavoratore che per anni è stato esposto a un killer silente, l’amianto», ha commentato il presidente ONA. «Questa decisione è un riconoscimento importante, ma non possiamo dimenticare le innumerevoli vittime che ancora attendono giustizia».

L’impegno dell’ONA e l’eredità del rischio amianto: non solo la Società Chimica Lardarello

Avv. Ezio Bonanni presidente Osservatorio Nazionale Amianto (ONA)
Il presidente ONA, avv. Ezio Bonanni sottolinea che «L’amianto continua a mietere vittime»

Il caso di B.A. non è isolato.«L’amianto continua a mietere vittime»: con queste parole, l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), sintetizza l’inquietante eredità di questo materiale, utilizzato per decenni e responsabile di patologie gravi e mortali. «Le esposizioni non sono solo un retaggio del passato; ci sono ancora siti non bonificati che rappresentano una minaccia reale e attuale. L’ONA continuerà a combattere fino a quando ogni vittima avrà ottenuto giustizia e ogni sito contaminato sarà completamente bonificato», ha ribadito Bonanni. «Non possiamo permettere che l’amianto sia il prezzo pagato per il progresso industriale».

Un “ponte” per la tutela dell’ambiente e della salute 

L’Osservatorio Nazionale Amianto, grazie al lavoro di legali, medici e tecnici volontari, continua a lottare per i diritti delle vittime dell’amianto. La questione riguarda non solo gli ex lavoratori di stabilimenti come quello di Larderello, ma anche categorie come le Forze Armate, in tutte le sue divisioni, come la Militare, dall’Aeronautica e la Guardia di Finanza, dove il rischio legato al minerale si somma ad altre esposizioni tossiche.. Un esempio drammatico è quello del Colonnello del Ruolo d’Onore Carlo Calcagni, vittima di esposizioni non solo all’amianto, ma anche all’uranio impoverito, emblematico delle numerose insidie a cui sono stati sottoposti i militari. Tra le testimonianze più significative emerge quella del Maresciallo Nicola Panei, membro del Direttivo Nazionale dell’ONA, che ha contratto l’asbestosi dopo anni di esposizione al servizio antincendi dell’Aeronautica Militare.

Per tali motivi, l’ONA sta costruendo un solido ponte di collaborazione che coinvolge attivamente anche le Forze Armate, riconoscendo il loro ruolo nella tutela della salute dei propri membri e nel contrasto al rischio amianto. Particolarmente significativo è il contributo del Comitato per il Ripristino della Festa del 4 Novembre, sotto la guida del Tenente Pasquale Trabucco, il quale promuove un’iniziativa che collega i valori della memoria storica con l’attualità delle sfide sanitarie.

La tutela a 360°

L’impegno dell’ONA non si limita alla denuncia delle problematiche, ma si concretizza in una vasta rete di supporto, che include dal 2008 anche la collaborazione con l’Osservatorio Vittime del Dovere e l’Accademia della Legalità. In questo contesto, si distingue l’azione del servizio medico-legale, svolto da un team di medici volontari sotto il coordinamento del Dott. Arturo Cianciosi, figura di riferimento che opera in sinergia con il servizio di indagine criminologica. Il contributo della criminologa Dott.ssa Melissa Trombetta è particolarmente rilevante: tra le poche in Italia a occuparsi di crimini ambientali, Trombetta ha sviluppato metodologie di analisi innovative, basandosi sui dati raccolti da Cianciosi e supportati dal lavoro dell’ingegnere Flavio Domenichini, che ha contribuito alla creazione di un’importante banca dati.

Questa interdisciplinarità è essenziale per affrontare una problematica così complessa, come sottolineato dall’avvocato Guerrino Petillo, coordinatore dell’Accademia Forense di Roma e promotore di progetti di alta formazione in collaborazione con l’Università degli Studi Internazionali di Roma (UNINT). La sinergia tra figure professionali diverse, tra cui giuristi, medici, ingegneri e criminologi, rappresenta un modello virtuoso per combattere il rischio amianto e garantire giustizia alle vittime, ribadendo il valore imprescindibile della prevenzione e della protezione, anche per gli uomini e le donne in divisa.

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA APS, con lo sportello amianto, rende la consulenza attraverso il numero verde gratuito 800 034 294.

Amianto: una battaglia senza fine tra diritti, giustizia e prevenzione

Amianto: una battaglia senza fine, tra diritti, giustizia e prevenzione
Amianto: una battaglia senza fine, tra diritti, giustizia e prevenzione

L’AMIANTO, CONTINUA A RAPPRESENTARE UNA MINACCIA DEVASTANTE PER LA SALUTE PUBBLICA E L’AMBIENTE, NONOSTANTE DECENNI DI CONSAPEVOLEZZA E LEGISLAZIONI. L’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO (ONA), SOTTO LA GUIDA DELL’AVVOCATO EZIO BONANNI, HA ASSUNTO UN RUOLO CENTRALE NELLA LOTTA CONTRO QUESTA PIAGA, ATTRAVERSO LA DIFESA DELLE VITTIME, L’AZIONE LEGALE E LA SENSIBILIZZAZIONE DELL’OPINIONE PUBBLICA.

DURANTE UN EVENTO TRASMESSO SU ONA TV, ESPERTI DI DIVERSE DISCIPLINE SI SONO RIUNITI PER ANALIZZARE LA PORTATA DEL PROBLEMA, EVIDENZIARE LE CARENZE ISTITUZIONALI E PROPORRE SOLUZIONI CONCRETE. TRA I RELATORI, OLTRE AL PRESIDENTE ONA, LA CRIMINOLOGA MELISSA TROMBETTA, IL MEDICO LEGALE ARTURO CIANCIOSI, LA DOTTORESSA ANNA PASOTTI, COORDINATRICE ONA LOMBARDIA IN COLLEGAMENTO DA BRESCIA E L’AVVOCATO GUERRINO PETILLO, PROFESSORE E DIRETTORE SCIENTIFICO AL MASTER DI MARKETING LEGALE – UNIVERSITÀ UNINT DI ROMA

L’amianto: numeri e realtà preoccupanti  

L’avvocato Ezio Bonanni: «Ogni anno, in Italia, oltre 1500 persone muoiono di mesotelioma,

patologia il cui unico agente eziologico è l’amianto. Ma il rapporto ISTISAN sottostima il fenomeno»

L’evento si è aperto con un’analisi dei dati forniti dal rapporto ISTISAN, che documenta il numero di decessi causati dall’amianto in Italia. L’avvocato Ezio Bonanni ha chiarito subito come i numeri ufficiali rappresentino solo la punta dell’iceberg:

«Ogni anno, in Italia, oltre 1500 persone muoiono di mesotelioma, una patologia il cui unico agente eziologico è l’amianto. Ma il rapporto ISTISAN sottostima il fenomeno: si considerano solo i decessi per mesotelioma, ignorando le molteplici altre malattie correlate, come i tumori al polmone, alla laringe, alle ovaie, e le patologie cardiovascolari. Secondo l’ONA, i decessi reali superano i 1900 annui in Italia e i 200.000 nel mondo».

Il presidente ONA ha anche sottolineato l’impatto sociale ed economico delle morti causate dal minerale: «La perdita di un lavoratore non è solo una tragedia personale, ma destabilizza intere famiglie, creando conseguenze economiche devastanti. Le istituzioni non possono continuare a ignorare questa realtà».

A questa analisi si è aggiunto l’intervento del medico legale Arturo Cianciosi, che ha evidenziato le dimensioni infrastrutturali della crisi:
«Abbiamo ancora più di 40 milioni di tonnellate di amianto da smaltire. Le scuole, gli ospedali e circa 1500 chilometri di tubature d’acqua potabile contengono amianto. Questo problema non riguarda solo i lavoratori esposti, ma intere comunità e le generazioni future».

L’approccio criminologico: analisi e prevenzione 

La criminologa Melissa Trombetta ha poi approfondito il ruolo della sua disciplina nell’analisi, identificando due filoni “criminali”: quelli ambientali e quelli societari.

«La gestione negligente delle bonifiche e l’omissione di interventi preventivi costituiscono veri e propri crimini societari. La mancata bonifica e l’omissione di interventi da parte delle aziende configurano un vero e proprio crimine contro la collettività».

Ha poi spiegato come la sua disciplina possa contribuire alla prevenzione: «Analizzando i modelli di negligenza e individuando le responsabilità, possiamo proporre soluzioni che prevengano futuri disastri. Lavoriamo per sensibilizzare e formare sia i datori di lavoro sia i lavoratori stessi».

Infine, ha sottolineato la necessità di un cambiamento culturale e di formazione: «Molti lavoratori non sono adeguatamente informati sui rischi che corrono. Le aziende devono assumersi la responsabilità di formare il personale e di implementare misure di sicurezza efficaci. Questo è il primo passo per evitare che l’amianto continui a mietere vittime».

Le istituzioni e il ritardo nell’azione 

In collegamento, l’avvocato Guerrino Petillo ha evidenziato le gravi responsabilità istituzionali nel non affrontare adeguatamente la crisi amianto: «Le vittime dell’asbesto sono state a lungo considerate morti di serie B. Le istituzioni continuano a mostrare lentezza nell’implementare interventi di bonifica e nel garantire controlli rigorosi».

La dottoressa Anna Pasotti ha sottolineato come la mancanza di formazione e sensibilizzazione amplifichi il problema: «Senza educazione e senza strumenti adeguati, non possiamo aspettarci che le aziende e le istituzioni prendano le decisioni giuste. Serve un sistema che garantisca la formazione obbligatoria e una vigilanza continua».

La voce dell’avvocatura: Bonanni e la lotta per i diritti 

L’intervento dell’avvocato Bonanni ha rappresentato il cuore del dibattito. Con oltre 25 anni di esperienza nella difesa delle vittime, ha espresso con forza la necessità di un’azione interdisciplinare:«L’amianto è il simbolo di una società che, troppo spesso, ha sacrificato la salute pubblica sull’altare del profitto. La mia battaglia non si ferma alla giustizia penale o civile: si estende alla sensibilizzazione, alla prevenzione e alla protezione delle future generazioni».

Bonanni ha poi raccontato episodi significativi del suo percorso: «Ho visto morire operai, madri, figli, e persino i miei familiari, colpiti da malattie causate dall’amianto. Questo non è solo un problema sanitario, è un fallimento sociale e culturale. Ogni vita che possiamo salvare è una vittoria contro un nemico che continua a colpire silenziosamente».

Interdisciplinarietà: la chiave per il cambiamento 

Tutti i relatori hanno concordato sull’importanza di un approccio interdisciplinare. Ogni professionista, dal medico legale all’avvocato, dall’ingegnere al criminologo, ha un ruolo fondamentale in questa battaglia. Lavorare insieme significa costruire una rete capace di affrontare la complessità del problema.

Bonanni ha ribadito questo concetto: «La giustizia non si raggiunge con l’azione di una singola disciplina. Serve il contributo di tutti, dalla ricerca scientifica alla giurisprudenza, dalla criminologia alla medicina».

No all’amianto: una chiamata all’azione 

L’incontro ha evidenziato come l’amianto non sia solo una questione tecnica o giuridica, ma un’emergenza che coinvolge tutta la società. Le parole del presidente ONA racchiudono lo spirito della discussione: «Non possiamo aspettare che sia troppo tardi. La nostra battaglia è per il futuro, per un mondo libero dall’amianto, dove la dignità e i diritti umani siano davvero al centro di ogni decisione».

Questo evento rappresenta un passo avanti nella sensibilizzazione e un monito per le istituzioni: l’asbesto è una crisi che richiede interventi immediati e risolutivi, sostenuti da un impegno collettivo e interdisciplinare.

Giustizia per Posarelli: sentenza contro Asl Toscana tutela esposti

Amianto a Rosignano, Posarelli
Giustizia per Romano Posarelli: una sentenza contro l’Asl Toscana e un passo avanti nella tutela dei lavoratori esposti all’amianto

GIUSTIZIA È FATTA! IL TRIBUNALE DI PISA HA CONDANNATO L’ASL TOSCANA NORD OVEST A RISARCIRE CON 26MILA EURO IL FIGLIO DI ROMANO POSARELLI, EX DIPENDENTE DELLA SOLVAY MORTO NEL 2010 A CAUSA DI UN TUMORE PROVOCATO DALL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO. LA SENTENZA ATTRIBUISCE ALLA STRUTTURA SANITARIA LA RESPONSABILITÀ PER IL RITARDO NELLA DIAGNOSI, CHE HA AGGRAVATO LE CONDIZIONI DEL PAZIENTE. A GUIDARE L’AZIONE LEGALE È STATO L’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO, SECONDO CUI LA SENTENZA SANCISCE «IL PRINCIPIO DELL’INTEGRALE RISARCIMENTO DEI FAMILIARI »E RAFFORZA LA RESPONSABILITÀ DELLE STRUTTURE SANITARIE NEL GARANTIRE ADEGUATA SORVEGLIANZA AI LAVORATORI ESPOSTI AL MINERALE

Un dramma iniziato nel silenzio e la giustizia tardiva

Solvay condannata
Romano Posarelli trascorse anni a lavorare in un ambiente dove l’amianto era una presenza pervasiva e invisibile, ma altamente pericolosa

La vicenda di Romano Posarelli si inscrive in una pagina tragica della storia industriale italiana, fatta di silenzi, omissioni e mancata tutela dei lavoratori. L’uomo, un operaio dello stabilimento Solvay di Rosignano Marittimo, trascorse anni a lavorare in un ambiente dove l’amianto era una presenza pervasiva e invisibile, ma altamente pericolosa. 

Lo stabilimento, attivo dagli inizi del Novecento, rappresentava un pilastro dell’industria chimica italiana, specializzato nella produzione di soda e derivati chimici come bicarbonato e carbonato di sodio. Questi processi industriali, che richiedevano temperature estremamente elevate, sfruttavano le proprietà dell’asbesto, un materiale ritenuto ideale per la sua resistenza al calore, la versatilità e il basso costo. Il minerale, trovava impiego in ogni angolo dello stabilimento: rivestiva tubature, caldaie e altre apparecchiature, mentre le sue fibre venivano rilasciate costantemente nell’aria, impregnando l’ambiente di lavoro.

Negli anni ’60 e ’70, nonostante emergessero le prime prove scientifiche sulla pericolosità della sostanza, le misure di protezione per i lavoratori erano inesistenti o gravemente inadeguate. Gli operai venivano esposti quotidianamente alle fibre sottili e invisibili che, una volta inalate, si accumulavano nei polmoni, causando gravi danni alla salute. 

Purtroppo, Romano, come molti lavoratori della sua generazione, svolgeva le sue mansioni senza conoscere i rischi legati all’inalazione di questa fibra tossica. 

I primi sintomi della malattia 

Nel 2010, Romano iniziò a manifestare sintomi preoccupanti, tra cui difficoltà respiratorie e dolori al torace. Decise quindi di rivolgersi al proprio medico di base, ma l’approccio si rivelò del tutto inadeguato. Il professionista minimizzò i segnali e attribuì i disturbi a un’infezione, prescrivendo un semplice ciclo di antibiotici. Nessuno effettuò indagini strumentali o approfondì la correlazione tra i sintomi e l’esposizione pregressa all’amianto. Questo ritardo diagnostico costrinse Posarelli a cercare risposte presso strutture private, dove purtroppo ottenne una diagnosi chiara: tumore polmonare in stadio avanzato, direttamente legato all’asbesto.

La mancata sorveglianza sanitaria

La diagnosi tardiva privò l’uomo dell’opportunità di accedere a un trattamento tempestivo ed efficace, aggravando rapidamente il decorso della malattia e conducendolo a un peggioramento irreversibile, fino al tragico epilogo.

Non solo il medico di base aveva ignorato il contesto lavorativo del paziente, ma anche le istituzioni sanitarie, come l’Asl Toscana Nord Ovest, avevano gravemente mancato al loro compito. In qualità di ente preposto alla tutela della salute pubblica, l’Asl avrebbe dovuto attivare un programma di sorveglianza sanitaria specifica per gli ex lavoratori a rischio, offrendo controlli periodici per diagnosticare precocemente eventuali patologie asbesto-correlate. Questo supporto, però, non venne mai garantito.

L’iter legale e il ruolo dell’Osservatorio Nazionale Amianto

bonanni- accordo
Per l’avv. Ezio Bonanni, presidente ONA, «questa condanna sancisce il principio che vi deve essere la doverosa attenzione delle Usl per i lavoratori esposti ad amianto, con la massima diligenza su esami e terapie»

Dopo la morte di Posarelli, il figlio Massimiliano decise di non arrendersi. Intraprese pertanto un lungo iter legale per ottenere giustizia. La prima azione legale fu avviata contro la Solvay, con il Tribunale di Livorno che riconobbe la responsabilità dell’azienda, condannandola a risarcire i familiari per i danni causati dall’esposizione professionale all’amianto. Questa sentenza, confermata successivamente dalla Corte d’Appello di Firenze, rappresentò una prima vittoria.

Parallelamente, Massimiliano, con il supporto dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente ONA, avviò una causa contro l’Asl Toscana Nord Ovest. L’azione legale si basava sull’inadeguata sorveglianza sanitaria e sul ritardo diagnostico, elementi che, secondo il Tribunale di Pisa, contribuirono in modo determinante al peggioramento delle condizioni di Posarelli. 

La sentenza: giustizia è fatta

«Questa sentenza – ha dichiarato Bonanni rileva il principio che, anche nel caso di risarcimento del danno a carico del datore di lavoro responsabile della morte, comunque sussiste la responsabilità in solido della Asl».

Il verdetto sottolinea come il medico di base fosse a conoscenza del passato lavorativo di Posarelli e delle sue condizioni di ex esposto all’amianto, informazioni riportate chiaramente nella scheda anamnestica di una visita effettuata nel 2000 presso il Pisll (Prevenzione, Igiene e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro).

«Una condanna – riferisce il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto – che sancisce il principio che vi deve essere la doverosa attenzione delle Usl per i lavoratori esposti ad amianto, con la massima diligenza su esami e terapie».

L’importanza della sorveglianza sanitaria e il ruolo dell’ONA

Il caso di Romano Posarelli evidenzia le gravi lacune nei sistemi di prevenzione e diagnosi per i lavoratori esposti alle fibre di asbesto, un problema che l’Osservatorio Nazionale Amianto combatte da anni.

Come sottolinea Bonanni, «questa pronuncia è fondamentale perché riafferma l’obbligo delle strutture sanitarie di agire con tempestività e precisione, soprattutto nei confronti di lavoratori che hanno subito esposizioni a sostanze così pericolose». Il ritardo diagnostico non è solo una questione di negligenza, ma una violazione del diritto fondamentale alla salute.

Chiunque abbia subito un’esposizione all’amianto può rivolgersi all’Osservatorio Nazionale Amianto, che offre un servizio di assistenza tramite il numero verde 800 034 294 o attraverso il sito ufficiale Una rete di supporto indispensabile per chi cerca giustizia e protezione in un percorso troppo spesso segnato da ostacoli e ritardi.