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Luigi Sorrentino vittima dell’uranio impoverito

Soldato NATO
Soldato NATO

Uranio impoverito: muore Luigi Sorrentino

Luigi Sorrentino deceduto per l’uranio impoverito. Muore così il Caporal Maggiore dell’Esercito che l’ONA ha ricordato.

Inoltre, in questo notiziario sono narrate tutte le storie delle nanoparticelle dell’uranio impoverito. ONA news uranio impoverito.

Luigi Sorrentino: malato di leucemia

Luigi Sorrentino deceduto per l’uranio impoverito, il 23 ottobre 2018. Tuttavia, la sua memoria rimarrà in eterno. Antonio Dal Cin, Lorenzo Motta, ed altri commilitoni nell’ONA lo ricordano, con memoria perenne.

Fu colpito dalla leucemia, Luigi Sorrentino, morto per danni da uranio impoverito ma, soprattutto, a causa della burocrazia.

Così lo ricorda Antonio dal Cin e anche Lorenzo Motta e tutti gli altri dell’ONA che ne onorano la memoria.

L’Esercito Italiano e il Ministero della Difesa avevano negato il riconoscimento della causa di servizio al Caporal Maggiore Luigi Sorrentino.

Infatti, negare e nega l’Esercito il rischio eppure, anche nell’Esercito Italiano, sono stati usati vaccini contaminati e con dosi elevate multiple.

I nostri militari sono stati privati delle misure di sicurezza. Per questo motivo, Luigi Sorrentino aveva diritto al riconoscimento della causa di servizio e la qualità di vittima del dovere.

Inoltre, c’è il diritto al risarcimento di tutti i danni. L’ONA chiede giustizia per Luigi Sorrentino.

L’ONA: riconoscere vittime del dovere per uranio impoverito

L’Avv. Ezio Bonanni presidente ONA, è stato audito dalla Commissione Uranio Impoverito (consulta le dichiarazioni dell’Avv. Ezio Bonanni).

In più, ha ottenuto significativi risultati come, per esempio, quello per il caso di Lorenzo Motta. (Leggi la storia di Lorenzo Motta vittima del dovere in Marina per esposizione a nanoparticelle da proiettili ad uranio impoverito)

Come ottenere la tutela dei diritti delle vittime del dovere

L’ONA tutela le vittime del dovere, in particolare quelle dell’uranio impoverito.

La storia di Luigi Sorrentino morto per l’uranio impoverito

L’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito è un vero e proprio bollettino di guerra. Tant’è vero che ciò è stato confermato dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sull’uranio impoverito. 

Uranio impoverito ed amianto: strage nelle forze armate

Vedove ed orfani, alcuni anche in tenera età: sono gli invisibili di questa strage, che riguarda anche l’amianto.

La fibra killer è stata utilizzata in tutte le basi, le armi e perfino le unità navali, come denunciato dall’ONA e dall’Avv. Ezio Bonanni.

Eppure si tratta di un potente cancerogeno, come chiarito dallo IARC.

La strage riguarda anche la Guardia di Finanza, come sta a testimoniare Antonio Dal Cin, eroe civile. Infatti, sono ormai anni che Antonio Dal Cin lotta contro la burocrazia e ricorda tutti i commilitoni.

In ricordo di Luigi Sorrentino, vittima dell’uranio impoverito, si chiede una giornata commemorativa che riguardi tutte le vittime del dovere.

Ne sa qualcosa anche Antonella Franchi, che lotta per i bambini a scuola perché non siano uccisi dalle fibre. Ancora, Calogero Vicario, da circa 80 giorni in sciopero della fame con l’ONA Sicilia.

Nella relazione finale della Commissione d’Inchiesta sono riportati i dati.

Tanto è vero che la Procura della Repubblica di Padova è giunta ad accertare che solo nell’ambito della Marina Militare 1101 persone sono decedute o Risono ammalate per patologie asbesto-correlate (circa 570 i mesoteliomi)”.

Questa è la strage dell’amianto. Poi ci sono i dati epidemiologici confermati dal ReNaM: il picco dei casi di mesotelioma, sia il numero di casi sia il numero di tassi, è presumibile sia nel periodo tra il 2015 e il 2020“.

Infatti, è lo stesso Marinaccio a scrivere alla Commissione: sono stati identificati 830 casi di mesotelioma maligno con esposizione in tale settore“.

Quindi, c’è una situazione allarmante nelle Forze Armate legata anche al problema vaccinale, come denunciato dall’ONA.

Luigi Sorrentino, Caporalmaggiore dell’Esercito

Luigi Sorrentino, Caporalmaggiore dell’Esercito, 40 anni, la maggior parte dei quali spesi in divisa, in missioni in Kossovo, Afghanistan. Vittima di leucemia, per esposizione a nanoparticelle e/o per causa dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito.

Infatti, era stato cacciato anche dall’Esercito il Caporalmaggiore Luigi Sorrentino, come lui migliaia di altre vittime.

Così si pensava potesse finire la storia di Luigi Sorrentino, e stendere un velo sulle vittime dell’Esercito.

Questo militare ha svolto il suo servizio con lealtà ed onore in missioni all’estero.

L’origine della malattia risiede nell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito e nelle missioni all’estero. Questi territori erano contaminati da nanoparticelle, radiazioni ionizzanti e non ionizzanti e amianto.

Luigi Sorrentino, deceduto con dignità

Che senso ha, come lui stesso ha detto, vivere con 1500 euro al mese, stando a casa, senza fare niente, spogliato della divisa, per un uomo di azione destinato a morire, comunque, come una foglia che cade tra i porticati di Torino, tra l’indifferenza generale …

«So dove me la sono presa – aveva dichiarato poco tempo fa in un’intervista al quotidiano torinese Cronaca Qui – Camp Black Horse, lungo la Violet Road di Kabul, nel 2006. Quella era la base dove addestravo le forze speciali afghane. E dietro c’era quello che tutti chiamavano il ‘cimitero dei carri’, un enorme sfasciacarrozze di mezzi corazzati di fabbricazione sovietica, distrutti dagli americani».

Infatti, Luigi Sorrentino ha continuato poi il suo racconto affermando che lì non c’erano soltanto rottami di metallo:

«quasi tutti colpiti da proiettili all’uranio impoverito. Enormi ammassi di acciaio fuso dai quali si alzava una polvere invisibile sollevata dai ‘twister’, piccole trombe d’aria tipiche del deserto. È il vento che portava l’uranio».

Ma la parte più umana del caporalmaggiore è emersa attraverso quest’altra dichiarazione:

«Ora capisco perché gli americani avevano il tassativo divieto di avvicinarsi al ‘cimitero dei carri. Invece io, che ero pilota di mezzi blindati, ci sono passato per sei settimane di fila, senza nessuna protezione».

La tutela medica e assistenza legale dell’ONA

In questo notiziario amianto sono pubblicate tutte le storie di uomini e donne che sono vittime.

Infatti, è vittima non solo chi ha perso la vita o ha perso un danno alla salute, ma anche i familiari, e anche coloro che sono stati esposti.

Per cui, l’ONA tutela anche i familiari delle vittime, a tutti i livelli, previdenziali e risarcitori, oltre alla c.d. prevenzione primaria.

Ad impossibilia nemo tenetur(?)

Giampiero Cardillo
Giampiero Cardillo

La battaglia dell’ONA per il bene comune

Questo giustificativo e rassicurante antico brocardo latino può essere così tradotto: “nessuno è tenuto a fare cose impossibili”.

L’Osservatorio Nazionale Amianto lo ha mutato in una domanda e ha accettato una sfida difficile, per il bene comune.

L’ONA fino ad oggi

L’ONA, da quando esiste, si è impegnato molto spesso in battaglie che, a volte, si sono avventurate oltre il confine dell’impossibile.

Perché  mai nulla di splendido è stato realizzato se non da chi ha osato credere che dentro di sé ci fosse qualcosa di più grande delle circostanze, per dirla con Bruce Barton.

Sembrava infatti impossibile incardinare in Italia un movimento di cittadini attivi, pronti alla solidarietà e alla sussidiarietà, che facesse emergere un fatto criminale conosciuto da un secolo: l’amianto é un killer spietato, benché ritenuto utile e perciò utilizzato in un migliaio di prodotti e sotto-prodotti di uso comune o industriale, per secoli.

È un killer subdolo, capace di rimanere silente nell’ombra anche per 40 anni, per poi colpire e uccidere nel dolore, inesorabilmente.

Sembrava impossibile denunciarne la persistente e omicida presenza nelle nostre vite,  a causa  della grande potenza di fuoco giudiziario, mediatico e di influenza in campo scientifico di cui disponeva l’holding mondiale  che traeva immensi profitti dalla sua perdurante utilizzazione in tutto il mondo, nonostante le evidenze scientifiche e mediche di dominio perlopiù  solo accademico, ma solo flebilmente esteso al grande pubblico.

Sembrava improbabile riuscire a dimostrare che ci fosse un evidente nesso di causa-effetto tra l’esposizione all’amianto avvenuta magari decenni prima e una fitta serie di tumori e altri gravi accidenti che avevano colpito troppe persone.

Sembrava una missione fuori dalla portata di un piccolo gruppo di 10.000 uomini e donne accreditarsi come punto di raccolta di studi ed esperienze di grandi menti del mondo scientifico e medico in campo internazionale.

Sembrava essere una battaglia contro i mulini a vento voler scardinare nei tribunali della penisola le prudenze e le convinzioni di enti pubblici e privati che si opponevano all’emersione della necessità di rimediare ai danni subiti dalle migliaia di  persone che, per guadagnarsi da vivere lavorando, hanno respirato o ingerito fibre di amianto di varie specie.

L’attuale presenza di amianto in Italia

Oggi l’ONA potrebbe ritenersi soddisfatta dell’aver raggiunto sul piano giudiziario, assistenziale e scientifico molto traguardi che si trovavano anche nel territorio dell’impossibile.

Ha vinto molte battaglie, ma la guerra ancora no.

L’amianto in Italia, in Europa e nel mondo ancora c’è. Ancora viene estratto. Ancora viene lavorato. Ancora naviga, vola e percorre chilometri dentro navi, aerei e mezzi terrestri. E non solo per trasportarlo, ma per essere dentro i mezzi di trasporto, che invecchiano, si deteriorano e subiscono lavori di manutenzione o miglioramento esponendo la loro anima nascosta di amianto.

Solo in Italia muoiono oggi 6000 persone l’anno, con un incremento costante, che ci sorprenderà a partire dal 2025, perché in giro c’è ancora troppo amianto, sempre più vecchio e instabile.

Perciò, anche se da decenni, oramai, usare o detenere amianto é illecito,  la curva dei morti per esposizione aumenterà sempre più. Perché incombono sulle nostre vite di italiani 40 milioni di tonnellate di amianto ancora da bonificare, sito in luoghi conosciuti o ancora sconosciuti della bella Italia.

Giace alla luce del sole o é ancora occulto o occultato, in immense quantità, ma anche in piccolissimi deposti. In un milione di siti e micro-siti, almeno,  si può stimare, esiste il rischio  consapevole o inconsapevole di venire a contatto anche con quell’unica fibra che potrebbe ucciderci.

Se oggi, come per magia, potessimo far scomparire tutto l’amianto dal nostro suolo, dalle case, dalle scuole, dalle caserme, dagli ospedali, dagli uffici, dalle officine, dagli impianti, dai magazzini, dalle fabbriche, dalle acque che beviamo (che scorrono perlopiù in tubi con amianto) e dall’aria che respiriamo, almeno per altri 40 anni piangeremmo i nostri morti per l’amianto che è già dentro di noi, in agguato, per ucciderci.

Gli obiettivi perseguiti dall’ONA

Un vecchio cartone degli anni’80, dimenticato in cantina a marcire e sfaldarsi, potrebbe, se maneggiato, generare gravi malattie. Perché in molto vecchio cartone, nella sua polvere, c’è amianto.

Appare evidente che la strada che L’ONA intende percorre é ancora molta e tutta in salita. La missione impossibile non è ancora assolta. Ma non ci scoraggiamo.

Quaranta milioni di tonnellate di veleno in un milione di posti, con seimila morti l’anno, in lineare, geometrico o logaritmico aumento, non ci scoraggiano. Ci impegnano sempre di più.

Migliaia di navi, aeromobili, mezzi di lavoro e trasporto che in qualche modo insistono sul suolo patrio, anche per un tempo limitato, prima o poi dovranno diventare amianto-free, e dovranno essere certificati tali. Milioni di chilometri di condotte d’acqua da sostituire non ci terrorizzano. Ci stimolano ad essere migliori di quello che siamo, a raccogliere attorno a noi altre menti eccellenti per offrirle sussidiaria-mente alle Istituzioni per incardinare metodi e pratiche amministrative innovative efficaci.

L’ONA del domani

L’ONA non si è mai mossa contro le Istituzioni. Ha cercato e cerca di essere loro accanto, sussidiaria-mente.

Se nei tribunali solleva casi e problemi, è solo per stimolarne la comune profonda conoscenza, la comprensione e l’impegno a risolvere in radice l’insorgenza futura, mitigando il disagio e il dolore del presente di coloro che all’’ONA si rivolgono con disperata speranza.

Se L’ONA chiede alla Scienza nuove e decisive pratiche per arginare la sofferenza di chi è colpito dal male da amianto, è per dare tempo alle Istituzioni di incardinare pratiche amministrative idonee a farlo scomparire  dalle nostre vite.

L’ONA sa bene che la scienza può chiarire, fornire strumenti  sempre più raffinati di conoscenza e prevenzione, può scoprire nuovi metodi di distruzione dell’Amianto, ma occorre una macchina industriale e amministrativa idonea per raccoglierlo e farlo digerire con metodi sempre meno costosi e rapidi.

L’ONA sa  bene che la scienza medica può curare, forse guarire, ma non può far nulla contro l’esposizione che genera malattie.

L’ONA sa bene che non è neanche nei tribunali il campo di battaglia finale contro l’Amianto.

L’ONA sa bene che non esiste bilancio pubblico al mondo capace di sostenere un piano quinquennale, decennale o pluridecennale per far scomparire 40 milioni di tonnellate di amianto in un milione di punti della penisola, magari mischiato ad altri inquinanti, abbandonato ai lati delle strade, nascosto nelle navi in porto e negli aerei negli aeroporti, provenienti da chissà dove.

Gli obiettivi dell’ONA per il futuro

Ma L’ONA, spes contra spem, crede che esista una capacità creativa Istituzionale da stimolare, all’interno di grandi iniziative pubblico-private, supportate da enormi, già  esistenti, centri di ricerca tecnica e scientifica, per attivare Grandi Imprese Federali Europee, le sole che avrebbero oggi forza tecnica, amministrativa e finanziaria per affrontare la battaglia finale: eliminare il problema alla fonte, eliminando l’amianto dalla nostra terra, dalle nostre acque e dalla nostra aria.

La strada é quella di iniziare dai grandi “giacimenti” inquinati, non solo da amianto.

Concentrare risorse pubbliche e private su queste Grandi Imprese di bonifica e rigenerazione del territorio, quando è ammalato e non solo per l’amianto. Questo avrebbe come risultato lo sviluppo economico e civile di questi posti infernali, che per default della rigenerazione economica e civile si ritroverebbero risanati dal l’amianto e non solo. Terreni che valgono zero perché insicuri, tornerebbero a valere molto, a generare ricchezza che ripaghi lo sforzo di averli rigenerati, quando riempiti di contenuti produttivi di ricchezza.

Parallelamente, anche con soli fondi pubblici, dobbiamo ottenere che scuole e ospedali possano essere certificati liberi da amianto e da altri inquinanti, qualora coesistano.

Ma, ove si dovessero contare troppi immobili del settore scolastico o sanitario che hanno necessità anche di lavori di risanamento statico e funzionale, si dovrà necessariamente ricorrere a innovazione amministrativa anche lì. I soldi pubblici, anche diluiti in più piani triennali, non basterebbero.

Se i bilanci pubblici non possono sostenerne il peso, occorre trovare una via d’uscita pubblico-privata.

Nell’ultima battaglia decisiva siamo impegnati. Vogliamo vincere la guerra.

E non ci sembra impossibile avere successo ancora una volta.

Arch. Giampiero Cardillo

Amianto e Forze armate: la denuncia ONA

Amianto e Forze armate
Amianto e Forze armate

L’effetto nocivo dell’amianto su veterani delle Forze Armate

L’Osservatorio denuncia l’esistenza di 40 milioni di tonnellate di amianto ancora da bonificare. Le conseguenze si ripercuotono anche nelle forze armate.

L’amianto, un minerale presente in natura, è economico e resistente al calore. Si è dimostrato un ritardante di fiamma, durevole per un’ampia varietà di materiali da costruzione: perfetto dunque per l’uso in campo militare.

Ed infatti è stato abbondantemente utilizzato per la maggior parte del XX secolo.

Tutti i rami delle Forze Armate hanno adoperato questo minerale per la costruzione di navi, carri armati, aerei e caserme.

Peccato che i produttori di amianto (e non solo loro) in passato non abbiano divulgato sufficienti informazioni sui pericoli del minerale tossico per i militari e per i civili.

Risultato? Tanti militari sviluppano mesotelioma

Oggi i veterani delle Forze Armate stanno pagando con la vita il prezzo per quelle decisioni.

Quasi un terzo delle persone che sviluppano il mesotelioma sono infatti militari ed ex militari.

Le zone pericolose a rischio esposizione

Le aree più a rischio esposizione erano (e sono) i compartimenti del sottocoperta, le sale caldaie, le sale macchine, i depositi di munizioni, e anche le mense e le camere da letto.

Di amianto se ne trovava in grossa quantità all’interno dei veicoli corazzati, negli aerei e nelle navi che li trasportavano nelle zone di battaglia, sebbene anche le basi  e le caserme in cui vivevano e si addestravano fossero problematiche.

L‘amianto copriva infatti le tubature, si trovava su pavimentazione, copertura, era utilizzato come materiale di isolamento e nelle fondamenta di cemento.

E’ stato utilizzato in guarnizioni, apparecchiature per caldaie, pompe, turbine, isolamento elettrico, tubi e tubature.

La legge amianto 257 del marzo 1992

Anche se l’uso di amianto è stato bandito in Italia con la legge 257 del 12 marzo 1992, il lungo periodo di latenza del mesotelioma fa ritenere che ancora molti militari si ammaleranno. I sintomi del mesotelioma possono infatti manifestarsi a distanza di 20/ 50 anni dall’esposizione.

Rischi per la salute: cosa si sapeva?

Il primo rapporto circa la pericolosità derivante dall’inalazione delle polveri di amianto per gli operai che lo lavoravano risale al 1898, quando l’ispettrice inglese Lucy Deane, descrisse una malattia dei bronchi e dei polmoni provocata dalle polveri di amianto presenti negli ambienti di lavoro.

La malattia in questione era l‘asbestosi (all’epoca non aveva ancora un nome). Del minerale, da lei definito “evil” (diabolico), Deane chiese anche un’analisi al microscopio, che rivelò “la struttura aghiforme e affilata delle fibre, simili al vetro, che rimanendo sospese nell’aria in quantità elevate generano effetti deleteri”, scrisse nel suo resoconto.

Sebbene i rischi per la salute fossero dunque noti già dai primi del ‘900, l’amianto venne comunque utilizzato per tutti i rami delle forze militari, a causa della sua utilità e accessibilità.

Oggi, dopo tanti anni, cosa si può fare?

Purtroppo oggi, a 26 anni dalla messa a bando della fibra killer, possiamo fare poco per chi ha contratto una malattia asbesto correlata.

Ma c’è chi non si arrende.

Mi riferisco al lavoro certosino dell’Avv. Ezio Bonanni, presidente ONA che quanto meno sta cercando di ridare dignità e giustizia a chi si è ammalato svolgendo il proprio lavoro.

Per tali ragioni Bonanni ha presentato alla commissione Lavoro alla Camera nei giorni scorsi una proposta volta a chiedere il “Prepensionamento dei lavoratori esposti ad amianto”.

Il Presidente ha chiesto a gran voce l’osservanza di maggiori tutele per il personale delle forze armate del comparto sicurezza (carabinieri, polizia di stato, guardia di finanza e vigili del fuoco) e si è battuto per l’estensione anche a loro dei benefici contributivi amianto per il prepensionamento.

L’audizione è stata convocata a fronte degli atti di sindacato ispettivo, promossi da Carla Cantone e Debora Serracchiani (Partito Democratico), da Maria Pallini (Movimento 5 Stelle), da Walter Rizzetto (Fratelli d’Italia), da Guglielmo Epifani (Liberi e Uguali), da Paolo Zangrillo (Forza Italia).

Il punto di partenza è stato l’esame della pubblicazione ONA “i dati pubblicati nel libro bianco delle morti di amianto in Italia dall’Osservatorio nazionale amianto a metà 2018” scritta a cura del suo presidente (protagonista anche in un’altra occasione presso la commissione parlamentare d’inchiesta ‘Uranio Impoverito’).

Il testo svela un significativo aumento di morti per patologie legate all’amianto, raggiungendo 6.000 casi in totale nel 2017: 3.600 per tumore polmonare, 1.800 per mesotelioma e 600 per asbestosi.

Secondo le rilevazioni, si tratta di cifre sottostimate destinate ad  aumentare raggiungendo il picco negli anni 2025-2030.

Ancora molto da fare, ancora tanto amianto da smaltire

L’ Osservatorio denuncia inoltre l’esistenza di 40 milioni di tonnellate di amianto ancora da bonificare e circa un milione di siti contaminati, relativi sia a edifici privati che pubblici: 2.400 scuole, 250 ospedali e oltre mille tra biblioteche e altri edifici culturali.

Si tratta di cifre allarmante, se si considera che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per il 2017 ha contato in tutto il mondo, solo per origine professionale, ben 104 mila decessi legati all’amianto.

 

Fincantieri: l’Ona parte civile

Fincantieri
Fincantieri

Alla sbarra tre ex dirigenti dello stabilimento Fincantieri di Palermo

Sono tre gli ex dirigenti dello stabilimento Fincantieri di Palermo rinviati a giudizio dal GIP di Palermo per omicidio colposo e lesioni gravissime. La Fincantieri è un’importante azienda operante nel settore della cantieristica navale d’Europa e del mondo fondata nel 1959. Il processo comincerà il 2 novembre davanti alla quarta sezione monocratica del Tribunale di Palermo.

Fincantieri news, sentenza storica contro l’azienda

Mentre è in corso ancora il settimo processo a carico dei vertici di Fincantieri, in cui l’ONA – Osservatorio nazionale amianto è parte civile, l’avvocato Ezio Bonanni ha ottenuto un’importante vittoria.

Il Tribunale di Torre Annunziata ha accolto il ricorso della famiglia di un operaio morto di Castellammare di Stabia, alla quale ha concesso un risarcimento milionario. L’ex dipendente è morto di mesotelioma nel 2016. E’ possibile leggere la sentenza al seguente link.

Fincantieri: amianto senza protezione

Secondo le accuse, infatti, Luciano Lemetti, Antonio Cipponeri e Giuseppe Cortesi non avrebbero adottato le giuste precauzioni previste dalla legge per la lavorazione dell’amianto. Così, hanno causato la morte di 10 operai e gravi lesioni ad altri 5. Gli operai della Fincantieri avevano raccontato che nello stabilimento si lavorava senza mascherine e aspiranti non funzionanti, e che le polveri di amianto raccolte sul pavimento venivano semplicemente spazzate e non smaltite con le apposite cautele. Mancava, inoltre, anche il servizio di lavaggio delle tute. Così, le mogli degli operai, le lavavano in casa venendo in contatto con le polveri velenose e in alcuni casi si sono ammalate.

Fincantieri, il settimo processo penale inizierà invece il 15 gennaio

Davanti al GUP i familiari delle vittime si sono costituiti parte civile. Comincerà il 15 gennaio davanti al giudice monocratico il settimo processo agli ex vertici Fincantieri accusati del decesso, nel corso degli anni, di centinaia di operai ammalati di mesotelioma pleurico e asbestosi per contatto con fibre di amianto. Solo uno dei procedimenti è definitivo, mentre gli altri sono ancora in corso.

Le cause civili

L’Ona, attraverso l’avvocato Ezio Bonanni, ha già attivato numerosi procedimenti civili a tutela delle numerose vittime dei diversi cantieri navali di Fincantieri, da quello di La Spezia a quello di Monfalcone, senza dimenticarci di Castellammare di Stabia.

Fincantieri: i diritti dei lavoratori vittime amianto

Coloro che hanno lavorato nei diversi cantieri navali della Spa Fincantieri e che, a causa dell’esposizione ad amianto, si sono ammalati, hanno diritto alla rendita e all’integrale risarcimento di tutti i danni e, in caso di decesso, la rendita di reversibilità deve essere costituita a favore del coniuge e debbono essere risarciti tutti i danni. Le rendite, le prestazioni aggiuntive del Fondo Vittime Amianto, i benefici amianto per i prepensionamenti sono invece considerati indennizzi piuttosto che risarcimenti. La complessità di questi aspetti rende necessaria un’assistenza legale specializzata.

Chiunque abbia subito danni riconducibili all’amianto (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, sentenza n. 24217/2017) hanno diritto al risarcimento dei danni (sia patrimoniali che non patrimoniali). I ritardi nella bonifica e gli effetti lungolatenti delle patologie amianto correlate potrebbero causare ingenti danni nel futuro, che dovranno essere integralmente risarciti alle vittime. Anche i famigliari delle vittime hanno diritto al risarcimento dei danni, sia quelli diretti (subiti in prima persona) che indiretti (in qualità di famigliari della vittima).

L’utilizzo di amianto nella cantieristica navale

L’utilizzo di amianto in cantieristica navale, fino al 28.04.1993, ovvero, entrata in vigore dell’art. 1, L. 257/1992, fu molto elevato. Manutenzione e demolizione, traporto marittimo e molte altre, l’amianto si utilizzava in tutte queste attività.

Inoltre, nelle unità navali, si applicava in più strati:

  • Finiture esterne con diverse modalità di realizzazione;
  • Reti metalliche all’interno delle quali si trovava amianto friabile, a volte anche con gesso o calce;
  • Cartoni di amianto forato;
  • Tela in amianto verniciata;
  • Intonaci di cemento impastato con amianto friabile;
  • Vernice protettiva per evitare la formazione di ruggine ricoperta o non ricoperta da vernice, c.d. antirombo;
  • Marinite, ovvero fibra e gomma di asbesto;
  • Minerali di amianto floccati e applicati a spruzzo o con il c.d. materassino di lana minerale artificiale;

Arpae Emilia Romagna – Navalmeccanica e grandi navi in ferro

Sportello amianto Ona

L’Ona ha costituito lo Sportello amianto online per le vittime Fincantieri per assicurare loro la più ampia tutela dei diritti, estesa anche ai famigliari. Per ottenere l’assistenza medica e legale, del tutto gratuita, è sufficiente rivolgersi allo sportello amianto Ona onlus attraverso il link.

Fincantieri pagherà 1 mln di euro alla famiglia di un operaio morto

La cantieristica navale è un settore che l’ONA segue da tempo, sempre attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni. L’amianto è stato infatti impiegato sulle navi per le sue caratteristiche, anche dopo che diversi studi ne hanno riconoscito la pericolosità.

Molti operai, anche dei cantieri navali Palermo, e di altri sparsi in tutta Italia, hanno perso la vita a causa delle fibre killer respirate sul posto di lavoro. Una strage silenziosa riportata, tra gli altri dati presenti, nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Ezio Bonanni “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2021”.

Il Tribunale di Torre Annunziata, nella sentenza la n. 2030 del 30/12/2021, ha accolto le tesi dell’avvocato Ezio Bonanni. E’ una ‘news Fincantieri’ strategica che aiuta gli operai Fincantieri e non solo a prendere coscienza. Potrà poi essere utilizzata nei procedimenti ancora in corso e in quelli che saranno aperti nei prossimi anni.

Dott.ssa Sara Rapisarda

Amianto, 1600 morti tra i marittimi: ONA prosegue la tutela

Amianto
Amianto

Morti tra i marittimi. L’amianto provoca tutta una serie di patologie, c.d. asbesto correlate. Mesoteliomi e neoplasie come, ad esempio, quella ai polmoni, laringe, faringe, stomaco, colon e ovaie e anche patologie infiammatorie come asbestosi, placche ed ispessimenti pleurici.

L’Osservatorio Nazionale Amianto è in prima linea da ormai più di 10 anni nella tutela dei lavoratori e cittadini esposti e vittime dell’amianto, tra cui anche i marittimi. A Gaeta come a Castellammare, a Trieste come a Pozzallo. Lo Sportello Amianto Marittimi ONA è attivo. Quest’ultimo, si avvale anche dei medici volontari, in grado di consigliare e/o curare tutti coloro che, purtroppo, sono colpiti dalla fibra killer.

Lo sportello amianto online dell’ONA

L’ONA è presente in tutte le regioni d’Italia con sportelli che ha aperto in collaborazione con i diversi comuni. L’associazione offre, gratuitamente, la più ampia tutela dei diritti dei cittadini, ivi compresi i marittimi.

I marittimi esposti e vittime amianto possono rivolgersi allo sportello Ona e avere, così, una prima tutela.

La strage dell’amianto tra i marittimi

L’esposizione all’amianto ha causato 1.600 morti tra i marittimi. Per tutelare presso la Magistratura e in tutte le sedi competenti i diritti dei lavoratori, è stato aperto lo sportello amianto nel Comune di Piano di Sorrento.

Ad annunciarlo è stato il presidente ONA nell’ambito del convegno “Amianto in navigazione: tutela dei marittimi esposti ad amianto”. L’incontro si è svolto a Villa Fondi proprio a Piano di Sorrento.

L’obiettivo è anche quello di rendere nota l’ingiustificata negazione dei diritti dei marittimi. In particolare, quelli legati all’esposizione professionale a polveri e fibre di amianto, anche in momentanea assenza di patologia asbesto correlata.

I dati resi pubblici dal presidente Bonanni sono sconfortanti. In Italia, infatti,  ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto. 33 milioni di amianto compatto, ed 8 milioni di tonnellate di amianto friabile.

Durante l’incontro, sono stati spiegate le condizioni di rischio, lo stato dei diversi procedimenti penali e civili in corso, e la situazione dei risarcimenti.

Le stime dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Non solo mesoteliomi. Anche carcinomi polmonari, cancro alla laringe, alla faringe, al colon e, ancora, asbestosi. Queste le patologie che possono contrarre i lavoratori esposti ad amianto. In particolare, sono stati registrati 395 casi di mesotelioma (con decessi al 95%) di cui 40 morti soltanto in Campania, pari all’ 8,3% dei casi. 800 decessi per cancro polmonare. 600 casi di altri tumori delle vie aeree e gastrointestinali, di cui circa 300 decessi. Infine, 200 casi di asbestosi, di cui almeno 100 mortali.

Secondo le stime dell’Osservatorio, avvalorate anche dalle risultanze del VI Rapporto Mesoteliomi, l’amianto ha provocato, tra i soli marittimi, più di 1.600 vittime. I numeri della strage aumentano se si tiene conto dei portuali: 298 casi di mesotelioma. Il picco si verificherà tra il 2025 e il 2030.

L’impegno dell’Avvocato Ezio Bonanni

L’avvocato Bonanni da sempre si è schierato a difesa dei lavoratori marittimi esposti ad amianto. Lavoratori che, in un primo momento, si erano visti negare il riconoscimento dei diritti alla rivalutazione contributiva. L’INPS aveva sostenuto che, avendo ricevuto i marittimi il prolungamento, fossero esclusi dai benefici amianto.

La Corte di Appello di Trieste, Sezione Lavoro, con sentenza 408, 409, e 496 del 2013, ha accolto gli appelli proposti dall’Avvocato già nel 2009, avverso alcune sentenze negative emesse dal Tribunale di Trieste, ottenendo quindi quel riconoscimento che è stato definitivamente conclamato per effetto della recente sentenza della Corte di Cassazione 9594/2017.

Dopo il saluto delle autorità politiche e istituzionali (tra i quali gli assessori del Comune Piano di Sorrento, Costantino Russo e Marilena Alberino), hanno partecipato ai lavori Silvana Maresca, avvocato giuslavorista, l’avvocato Elia Cascone, dell’ufficio legale ONA, il professor Renato Sinno, dell’università Federico II Napoli, i capitani Graziano Borrelli e Pasquale Napolitano, responsabili ONA del Settore Marittimo Regione Campania.

Un momento di riflessione da cui partire, anche grazie al nuovo sportello aperto in città, per ottenere diritti per troppo tempo negati.

I diritti dei marittimi: approfondimenti

I marittimi esposti e vittime amianto hanno diritto al prepensionamento e, nel caso di insorgenza di patologia asbesto correlata, alla rendita INAIL e all’integrale risarcimento di tutti i danni. L’ONA è in grado di assicurare un servizio di assistenza legale anche grazie all’esperienza professionale dell’avvocato Ezio Bonanni e dei risultati già ottenuti.

Chiunque abbia subito danni riconducibili all’amianto (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, sentenza n. 24217/2017) hanno diritto al risarcimento dei danni (sia patrimoniali che non patrimoniali). I ritardi nella bonifica e gli effetti lungolatenti delle patologie amianto correlate potrebbero causare ingenti danni nel futuro, che dovranno essere integralmente risarciti alle vittime. Anche i famigliari delle vittime hanno diritto al risarcimento dei danni, sia quelli diretti (subiti in prima persona) che indiretti (in qualità di famigliari della vittima).

Le rendite, le prestazioni aggiuntive del Fondo Vittime Amianto, i benefici amianto per i prepensionamenti sono invece considerati indennizzi piuttosto che risarcimenti. La complessità di questi aspetti rende necessaria un’assistenza legale specializzata.  Nel caso del personale civile e militare del Ministero della Difesa e del comparto sicurezza, ai risarcimenti si sommano il riconoscimento delle prestazioni di Vittima del Dovere e il prepensionamento amianto.