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Protocollo Montilla cura militari

Dott. Pasquale Montilla
Dott. Pasquale Montilla

Protocollo Montilla cura militari. Pasquale Montilla, oncologo medico, impegnato nella cura delle vittime dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito e di altre sostanze tossico nocive, cui sono stati esposti, massivamente, i nostri militari impegnati nelle c.d. ‘missioni di pace’.

Siamo di fronte alle vittime della pace, una strage silenziosa contro cui si leva l’oncologo Calabrese.

Protocollo Montilla cura militari

Nessuna rivoluzione copernicana, piuttosto un cambio di prospettiva nel metodo scientifico e nell’approccio sanitario, poiché si parte dal presupposto dello screening tossicologico, secondo le linee guida internazionali di tossicologia clinica applicata e descrittiva.

Quello dell’oncologo Montilla è un approccio di screening onco-tossicologico che dimostra che i cancerogeni possono essere indentificati su specie umana e non solo con indagini retrospettive.

Questo avviene analizzando casi e controllando soggetti umani, ma soprattutto identificando in prospettiva le sostanze che possono provocare mutazioni.

Il Protocollo Montilla cura militari rappresenta in sintesi un modello sprimentale di trattamento clinico utilizzando tecniche diagnostiche avanzate di nanotecnologia per ottenere analisi complete sui militari italiani contaminati da metalli tossici e nucleotidi radioattivi, mirate terapie di decorporation.

L’importanza della prevenzione

L’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto, persegue la tutela della salute e dell’ambiente, attraverso la c.d. prevenzione primaria.

Per prevenzione primaria si intende evitare ogni forma di esposizione ad amianto, e ad altri agenti patogeni, cancerogeni e tossico nocivi. In questo modo si evita alla radice il problema dei danni alla salute.

Mentre in seconda battuta la c.d. prevenzione secondaria, e cioè la diagnosi precoce, e le cure più efficaci, alimentate dalla ricerca scientifica.

Abbiamo intervistato il Dott. Pasquale Montilla, il quale cita e scrive, oltre alla sua filosofia, anche le fasi del trattamento cui sottopone i pazienti contaminati da sostanze tossiche e tossico-nocive.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA APS  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni.

L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati. In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita.

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione.

L’associazione guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto.

Tutela anche dei lavoratori non ancora ammalati

Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per l’indennizzo e/o la rendita. In caso di servizio reso nelle Forze Armate, ovvero in esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, nel rapporto di pubblico impiego non privatizzato, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere.

Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso, le somme sono liquidate ai famigliari, loro eredi legittimi.

assistenza ona

Le fasi del Protocollo Montilla cura militari sono essenzialmente tre.

Prima fase:

Il paziente è sottoposto ad esami diagnostici tossicologici mirati per la ricerca di biomarcatori e agenti cancerogeni e mutageni riconosciuti in bioaccumulo cronico.

Quindi si procede al trattamento infusionale terapeutico. Ovvero una terapia con agenti farmacologici di decorporation che servono alla detossificazione dei soggetti.

Con infusioni programmate in un determinato ciclo temporale si eliminano i metalli tossici  e si controlla la qualità e la quantità degli analititossici eliminati.

La classe dei farmaci utilizzati e funzionali alla decontaminazione sono in sintesi agenti complessanti del  veleno-cancerogeno-mutageno

Seconda fase:

è quella del controllo del quadro clinico tossicologico e del risultato ottenuto in termini del recupero del danno e dell’abbattimento dei metalli tossici precedentemente individuati.

Terza fase:

sulla base delle nuove tecniche di tossicogenomica e di genetica molecolare è rappresentata dalla valutazione  del potenziale rischio  di mutazioni genetiche subite attraversol’uso di test genetici mirati .

L’Oncologo Montilla tiene a sottolineare di aver già sottoposto 30 suoi pazienti a queste modalità diagnostiche e terapeutiche che, in loro, ha assicurato la diminuzione di presenza di metalli tossici, e in generale un minor danno da esposizione.

Con questo sistema si è ottenuto il miglioramento di alcuni parametri clinici dei soggetti come il recupero dell’efficienza muscolare. Successivamente anche dell’ossigenazione, di una rigenerazione neurocognitiva ed funzioni sensorie più attive, miglioramento della neuropatia cronica e dolore cronico in molti pazienti

L’Oncologo è convinto che questo approccio multidisciplinare  rappresenta un percorso scientifico interessante.

Un metodo oncologico , tossicologico e genetico-molecolare su target genomico può contribuire ad una maggiore riduzione del rischio di contrarre una malattia da esposizione a Metalli Pesanti .

Protocollo MontillaSostenibilità dei costi

Il costo dei farmaci proposti è assolutamente sostenibile.

È questo il vero punto della faccenda del contingente dei militari italiani contaminati dai metalli tossici e dai nucleotidi radioattivi.

Per tanti anni l’apparato statale ha adoperato un approccio con metodo osservazionale.

È stata usata la sola convergenza statistica per valutare la sopravvivenza come obiettivo senza superare un ostacolo supplementare su come ridurre realmente la mortalità con un approccio scientifico disponibile e frutto delle nuove conoscenze scientifiche .

Il solo criterio osservazionale, statistico, descrittivo per identificare i fattori di rischio correlabili in un sospetto avvelenamento cronico da metalli pesanti non ha rappresentato la vera soluzione a completare la ricerca delle cause e di quei percorsi diagnostici terapeutici necessari sui militari in missione in Bosnia-Erzegovida.

Dott. Montilla, per quale motivo ha aderito all’ONA?

Ho aderito all’ONA perché è l’unica associazione organizzata nel territorio nazionale a tutela delle vittime di amianto, uranio impoverito, radon e altri agenti tossico-nocivi che stanno provocando la morte di migliaia di esseri umani ogni anno.

Non sono risparmiati, anzi, sono duramente colpiti, coloro che hanno svolto missioni all’estero in territori contaminati.

Infatti hanno subito danni a causa dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito, che hanno polverizzato carrarmati, installazioni e quindi dissolto in nanoparticelle amianto, etc., con conseguente inalazione e danno alla salute.

Per questi motivi, e per la meritoria azione dell’ONA ho aderito. Offrendo così all’Avv. Ezio Bonanni la possibilità di estendere le prestazioni medico sanitarie gratuite per gli associati e anche per i non associati (l’ONA infatti è una ONLUS che assicura assistenza medica gratuita).

Poi confidiamo anche nell’impegno diretto dell’Avv. Ezio Bonanni per ottenere il risultato di riconoscimento di vittima del dovere e risarcimento dei danni.

Dott. Montilla, quali saranno le sue attività nell’ONA?

Molto presto i pazienti saranno visitati anche presso l’Ambulatorio medico legale di Cisterna di Latina, diretto dal Dott. Arturo Cianciosi, medico legale e medico del lavoro,

Ora l’ONA si fortifica anche nella terapia, oltre che nella ricerca per quanto riguarda la detossicazione da metalli pesanti e/o materiali – sostanze radioattive, provenienti comunque dalla catena di decadimento dell’uranio.

Cosa l’ha spinta a intraprendere questo percorso terapeutico e a dare quindi il suo contributo all’interno dell’ONA?

Tutto è partito aspettando una valutazione oncologica su un militare nel 2017, militare tornato dai Balcani che presentavi una sindrome Mielodisplasia.

La valutazione clinica indicava la presenza di metalli tossici all’interno del midollo.

Ho chiesto al paziente come mai non era stata mai proposta un approccio diagnostico in quanto è evidente che la presenza di metalli tossici nel soggetto faceva ipotizzare un’intossicazione cronica da metalli tossici.

Ho iniziato a utilizzare delle molecole “antidoto” per ridurre il danno provocato da tossicità.

Per identificare la presenza dei metalli tossici ho utilizzato oltre al protocollo incursionale complessante, un esame spettrometrico di massa.

Un accertamento che veniva utilizzato su un campione urinario, dove venivano rilevati per quantità e qualità i metalli tossici che erano stati riscontrati dall’UNEP in Serbia in elevate concentrazioni.

TRA MALTA E LAMPEDUSA, IL TEVERE BOJACCIA

ROM Roma
ROM Roma

LampedusaPer quella bambina appena nata, gettata tra i flutti del Fiume “bojaccia”, non c’è stata accoglienza, un passaggio diretto dalla luce al buio assoluto. Ecco, quel che attende chi viene “accolto” e poi lasciato alla mercé dell’incognito, salvo miracoli.

Problema emigrazione, dalla luce al buio assoluto

Dunque, la terza opzione, quella tra i porti più o meno chiusi è quella di una odissea ai margini della società, mimetizzati tra la vegetazione urbana inselvatichita, nelle aree golenali, nelle bolge infernali delle stazioni, ai semafori con le mani tese, nelle infrastrutture in degrado, nelle auto abbandonate o peggio, sulla strada al servizio dei ras dello spaccio e della prostituzione.

È evidente, che, quel che può essere una risposta all’emergenza di un momento, non può assumere la caratteristica di un servizio permanente effettivo, salvo cambiare radicalmente impostazione, protocolli, regole di una società civile non basata sulle dinamiche dell’immigrazione forzata.

Posto che questo non è previsto, né in fieri, che l’intero continente europeo nicchia, occorre fare di necessità virtù, magari con adozioni a distanza garantite nei paesi di emigrazione ed una cinica guerra a pirati, trafficanti, scafisti e collusi, per intenderci, quelli che sulla schiavitù di ritorno e la finta accoglienza ci campano e si arricchiscono, peggiorando il livello di degrado evidente, che già ammorba il nostro territorio tra pattume non smaltito, discariche regolari e irregolari esauste e inquinanti, l’amianto di buona memoria in attesa di rimozione, i fuochi “purificatori” accesi in quella terra apparentemente di nessuno, che è pur sempre il perverso nesso tra il mefitico sommerso, tra la compromissione consapevole del territorio e la salute di tutti noi cittadini.

Il problema dell’accoglienzaLampedusa

In queste condizioni, mi chiedo di come ci si possa attribuire il titolo di campioni dell’accoglienza, a fronte del progressivo disastro in essere, proprio legato a questa pretesa di essere sul posto più alto del podio, ad ogni costo. In effetti, i nostri addetti al salvamento in mare sono riusciti e riescono a fare anche miracoli.

Non abbandoniamo nessuno, che sia vivo o morto, al momento del naufragio, ma poi sostanzialmente ci disinteressiamo di coloro che sono salvati e finiamo per perderne sistematicamente le tracce.

Questo avviene con migliaia di adulti e quel che è ancora più grave, di minori. In realtà, molti di questi soggetti, riappaiono come rivoli di un immenso diffuso fiume carsico in ogni angolo del nostro Paese, cui stiamo tentando in tutti i modi di togliere l’aggettivo distintivo per eccellenza, quello di “Bel”.

Situazione disarmante e scandalosa

È disarmante vedere che queste migliaia e migliaia di derelitti vengono lasciati al proprio destino, abbandonati in condizioni orribili in ogni dove loro pensano di nascondersi, spesso in luoghi sensibili e visibili come capita a Roma, dove sono accampati sotto i ponti e lungo gli argini del Tevere, piuttosto che nelle esedre dell’EUR, nei parchi e nei parcheggi, nei sottopassi o intorno a San Pietro e non soltanto, come si vede ovunque, ma appunto intorno e dentro le strutture pubbliche, di servizio e di urgenza come i pronto soccorso, le stazioni della metro e secondarie ferroviarie non presidiate o nei complessi abbandonati, come capita all’Ospedale Forlanini.

LampedusaFaccio la riflessione che in una situazione chiaramente fuori controllo, in cui le manutenzioni delle strade e del verde sono ferme da tempo, gli stadi come il Flaminio vanno in malora, i beni sequestrati alla criminalità seguono la stessa sorte, il materiale rotabile, treni e metropolitane sembrano carri allegorici, tanto sono pittati e ripittati dai grafitari.

Eppure, questo modo d’essere, di rinunciare al proprio decoro con l’alibi buonista del dovere o della scelta alternativa dell’accoglienza deve essere avvertito come un sintomo di malessere predittivo di rischi più gravi, di quello che sta diventando un tentativo di suicidio, non soltanto di chi governa al centro e in periferia, ma da parte degli stessi cittadini che, per protesta, si astengono o trasferiscono sempre di più e con facilità il consenso, senza se e senza ma, con percentuali senza precedenti, per liste e candidati che possono vantare il merito della novità , della presunta diversità e della probabile capacità di governo, salvo verifiche.

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

assistenza ona

Amianto nella GoodYear di Cisterna di Latina

Amianto GoodYear
Amianto GoodYear

Latina, 05.07.2019 – Il G.i.p. di Latina, Dott.ssa Giorgia Castriota, si è tenuta l’udienza camerale per discutere sull’archiviazione del caso relativo al decesso del Sig. Antonio Trapella, ex lavoratore della GoodYear di Cisterna di Latina.

Ordinata l’imputazione coatta per il decesso del Sig. Antonio Trapella

Il Sig. Antonio Trapella, deceduto in data 02.11.2011, ha lavorato per ventotto anni (dal 1973 al 2000) in capannoni con copertura di 60.000 mq di eternit, nei quali vi erano diversi macchinari con freni con ferodi in amianto. 

Non vi è alcun dubbio, pertanto, che il decesso per “carcinoma polmonare squamoso” sia conseguito all’esposizione lavorativa ad agenti chimici pericolosi (amianto, nerofumo, idrocarburi, ammine aromatiche, talco, silice, solventi, fumi, vapori) caratterizzati da forti tossicità e presenti nello stabilimento della GoodYear di Cisterna di Latina, così come accertato nei numerosi procedimenti civili e penali incardinati contro i Direttori della GoodYear.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria).

In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria). L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto. In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per l’indennizzo e/o la rendita.

In caso di servizio reso nelle Forze Armate, ovvero in esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, nel rapporto di pubblico impiego non privatizzato, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere. Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso, le somme sono liquidate ai famigliari, loro eredi legittimi.

assistenza ona

L’Intervento del G.i.p. 

Il G.i.p., evidenziando come dinanzi al Tribunale di Latina sia pendente, in fase dibattimentale, un altro processo contro i vertici della GoodYear, tutti imputati dei reati di omicidio colposo e lesioni colpose, aggravati dalla violazione delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro, ha disposto al P.M. di formulare l’imputazione c.d. coatta nel termine di tre mesi, previa identificazione dei titolari delle posizioni di garanzia. 

“La condizione di rischio amianto e di altri cancerogeni presso la Good Year di Cisterna di Latina, renderebbe necessaria l’istituzione della sorveglianza sanitaria, e di una maggior attenzione da parte degli organi inquirenti, la cui richiesta di archiviazione è stata sconfessata dal G.i.p. del Tribunale di Latina. Ci aspettiamo che si faccia giustizia per le vittime in Good Year di Cisterna di Latina”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, difensore dei familiari del Sig. Antonio Trapella e presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.  

Fabio Massimo Castaldo vicepresidente del Parlamento europeo

Fabio Massimo Castaldo
Fabio Massimo Castaldo

Il vicepresidente del Parlamento Europeo

L’On. Castaldo, durante gli incontri a Latina, ha ribadito più volte il suo impegno nel tutelare gli esposti all’amianto e nel lottare per ottenere fondi destinati alla bonifica. 

Fabio Massimo Castaldo, deputato M5S, ottiene 248 voti e conquista di nuovo la Vicepresidenza del Parlamento europeo. Per la prima volta un deputato dei non iscritti conquista questo ruolo.

«Questo risultato premia il lavoro che il Movimento 5 Stelle ha svolto nella scorsa legislatura all’interno del Parlamento europeo. Che deve diventare la casa di vetro di tutti i cittadini», afferma Castaldo, visibilmente emozionato, dedicando la vittoria al padre malato.

«Chi ci criticava sostenendo che il Movimento 5 Stelle fosse isolato in europa, ora deve ricredersi. Con orgoglio e con grande senso di responsabilità continueremo a rappresentare al meglio i nostri cittadini e l’Italia in Europa.

La storia dell’Onorevole Castaldo

Castaldo, nato a Roma nell’85, è cresciuto e vive ad Ardea, una bellissima città che sorge su una roccia tufacea a sud di Pomezia, nel Lazio, famosa per il suo patrimonio archeologico, le suggestive origini mitiche, i famosi giardini della Landriana e per le coste sabbiose.

Affascinato dal diritto, Castaldo consegue una doppia laurea con lode in Giurisprudenza presso le Università di Roma-Tor Vergata e di Paris-Est Créteil.

«Il desiderio di contribuire direttamente e concretamente al cambiamento non solo dell’inadeguata classe politica italiana ma soprattutto del modo stesso di vivere la politica, ormai lontana dal perseguimento dell’interesse pubblico e dalla difesa dei nostri beni comuni, mi ha spinto a divenire un attivista del MoVimento 5 Stelle», continua il politico.

Nel 2013 Castaldo diventa collaboratore parlamentare di Paola Taverna, portavoce del M5S, nella primavera del 2014 viene scelto come uno dei candidati per le elezioni europee.

«Al Parlamento europeo – dice ancora Castaldo – ho scelto di essere membro di tre Commissioni, conciliando passioni e percorso formativo: Commissione Affari EsteriCommissione Affari Costituzionali e la Sottocommissione per la Sicurezza e Difesa, nelle quali sono coordinatore per il gruppo cui apparteniamo».

È stato eletto per la prima volta vicepresidente del Parlamento europeo il 15 novembre 2017.

Gli interventi di Castaldo alle conferenze dell’ONA

È intervenuto più volte alle conferenze organizzate dall’ONA.

Ne citiamo uno a Latina durante l’assemblea del 13 aprile 2019 sul tema “Latina tra amianto, nucleare e rifiuti” promossa dal presidente Ezio Bonanni e moderata dal dott. Ruggero Alcanterini.

Castaldo ha sottolineato il suo impegno e quello dei 5 stelle per risolvere i problemi che affliggono la regione Lazio e tutelare la salute dei cittadini.

Non solo ora ma a lungo termine, al fine di prevenire tutte quelle malattie correlate all’asbesto e ad altri agenti patogeni che potrebbero manifestarsi a distanza di molti anni a causa del lungo periodo di latenza.

“Permettetemi di ringraziare l’ONA e in particolare il presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, un vero amico, – dichiara il nuovo vicepresidente del Parlamento europeo – per questo invito e per il lavoro di tutela che ha svolto incessantemente nei confronti di coloro che sono vittime dell’asbestosi e delle loro famiglie.

Un lavoro operato anche nei confronti delle istituzioni per chiedere un monitoraggio, svolto a livello nazionale, nei siti ad alto rischio per l’amianto e per ottenere che questa sostanza mortale venga eliminata in ogni luogo dove si rischia di essere esposti”.

Le sue dichiarazioni su Latina

Castaldo sottolinea la bellezza e la produttività di Latina e della provincia:

Un territorio con una grande vocazione turistica ma conosciuto dalle cronache anche per la presenza di amianto, rifiuti, nucleare.
Noi abbiamo sempre lavorato su questi temi e lottato affinché si stanziassero i fondi per la bonifica, per ridare ai giovani un ambiente salubre in cui vivere.
All’interno dell’Unione Europea abbiamo il principio di precauzione che dovrebbe garantire di agire in maniera preventiva e di implementare un modello che sia sostenibile.

Si possono utilizzare i fondi europei per bonificare edifici pubblici e stiamo lottando affinché questo diventi una priorità.
La ricchezza e il futuro dipendono non dal cercare di mettere una toppa ma di agire tempestivamente davanti a un pericolo per la salute umana, animale, vegetale e per l’ambiente”.

La storia di Nicola Imbagliazzo: morire di Marina e amianto

Marina militare
Marina Militare

Marina Militare: la triste storia di Nicola Imbagliazzo

Questa è una di quelle storie dolorose, di tre figli che hanno perso il padre, per aver servito il Paese.
È la storia di un omicidio plurimo.
È la storia di quel killer silenzioso i cui effetti devastanti si intravedono dopo anni di limbo: l’amianto.
Un altro marinaio ucciso dalle fibre di asbesto presenti all’interno delle navi della Marina Militare e dall’incuranza di chi era ai vertici, sapeva, ma non ha fatto nulla per impedire questa strage.

È anche l’ennesima dimostrazione dell’indifferenza umana nei confronti di vite che potevano essere salvate o perlomeno tutelate, ma questo non è accaduto.
Nicola Imbagliazzo, nato il 7 febbraio del 1942 a La Maddalena, è stato dipendente del ministero della Difesa dal 1956 al 1979.
Arruolato nel 1956 a Marisardegna con la mansione di allievo operaio fino 1960; poi chiamato al servizio di leva  che svolse presso la Marina Militare dal ’62 al ’64.
Nicola è imbarcato su diverse unità navali, tra le quali il veliero dell’Accademia Amerigo Vespucci.

Come risulta nel fascicolo del PM della Procura della Repubblica presso il Tribunale civile di Padova, le navi della Marina contenevano amianto le cui fibre, per il moto ondoso e per la perturbazione indotta dalle attività di servizio, tendevano a sfaldarsi e venivano rilasciate nell’aria.

Per un periodo ininterrotto di circa 22 anni, cui si aggiungono i 2 anni in cui ha svolto il servizio militare di leva, Nicola è stato impiegato in mansioni, attività e missioni, esposto quotidianamente a polveri e fibre di amianto.

Come ci racconta la figlia Letizia, Nicola ha lavorato a bordo come idraulico tubista.

I tubi erano coibentati con l’amianto; all’epoca questo era presente all’interno delle navi in maniera massiccia.

Quali furono i primi segnali di malessere di Nicola?

I primi sintomi di malattia di mio padre, nel 2009, passarono inosservati da noi figli ma non da nostra madre che stava a stretto contatto con lui.
Aveva scatti di rabbia che non facevano parte del suo modo di essere.
Poi iniziò ad avere una tosse persistente e molto forte. Eravamo molto preoccupati anche perché papà non aveva mai fumato.
Le metastasi al cervello provocarono dei sintomi particolari, un suo amico ci raccontò che mio padre, che amava molto pescare, un giorno al ritorno dal mare era spaventato e si confidò con lui.
Gli disse che improvvisamente non sentiva più il controllo delle braccia e aveva il timore di non riuscire a rientrare con la barca
”.


Nicola adorava il mare e fin da ragazzo andava a pescare con il padre, sia per passione sia per la famiglia.
Nonostante sua madre fosse contraria decise di fare il marinaio, amava il suo lavoro. Era il suo sogno ed era orgoglioso di aver percorso quella strada, non sapendo che l’avrebbe portato alla morte.

Quali accertamenti medici fece suo padre?

“Quando iniziò a stare male chiamammo il medico di base e fu sottoposto a vari accertamenti sanitari tra il quali la Tac al Cranio, al torace e all’addome, all’ospedale di Olbia.
Aveva delle metastasi al cervello. Era troppo tardi per intervenire. Io non me ne facevo una ragione.
Abbiamo fatto tutto il possibile per stargli vicino in quel terribile momento della sua vita”.

Dev’essere stato difficile aver perso un padre a causa dell’amianto…

Fu un vero shock per tutta la famiglia, proprio quando era arrivato il momento di godere dei frutti di una vita, papà venne a mancare.
Quando mi sposai, chiesi a mio fratello maggiore di accompagnarmi.
Accettò. Ero felice. Ma non era mio padre. Quando è nata mia figlia ho pianto. Avrei voluto avere mio padre vicino a me. Ma lui era morto. Tutti noi sognavamo per lui una vecchiaia felice, con i nipotini ma questo non è stato possibile. Non doveva morire così
”.

Sono parole colme di dolore e di rabbia, quelle di Letizia

Nel 2011 la moglie di Nicola aveva presentato una domanda amministrativa per il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio della patologia del marito.
La risposta del ministero della Difesa (Direzione per l’Impiego del personale della Marina), in ordine all’attività di servizio di Nicola fu: Si dichiara ai sensi della documentazione agli atti, che all’epoca in cui sono state costruite le predette Unità Navali l’amianto era comunemente impiegato nella costruzione e non sottoposto a restrizioni”.

Come riportato da documentazioni mediche e trattati scientifici, i tempi di latenza delle malattie causate dall’inalazione delle fibre di amianto sono lunghi.

Nessuno, tra quelli che sapevano che l’amianto era pericoloso, ha mai parlato, non sono state usate protezioni e non hanno mai sottoposto i militari a screening medici per monitorare il loro stato di salute.

Quando mio padre iniziò a stare male, non poteva neanche uscire, stava su una sedia a rotelle. È stato sottoposto a sedute di radioterapia e aveva dolori fortissimi.
Nei periodi in cui ha avuto dei miglioramenti io e i miei fratelli lo abbiamo portato in barca a pescare.
Quando è venuto a mancare, ho pensato che avremmo dovuto fare qualcosa perché è morto per le incurie degli altri. Per questo decisi di rivolgermi all’avvocato Ezio Bonanni.
Per avere giustizia. Mio padre diceva sempre: la giustizia è lunga ma prima o poi arriva. Confido che sia così. Per lui e per tutti quelli che hanno perso la vita per svolgere il lavoro che amavano non sapendo che sarebbero andati incontro alla morte”.