Ad impossibilia nemo tenetur(?)

L’ONA fino ad oggi

Questo giustificativo e rassicurante antico brocardo latino può essere così tradotto: “nessuno é tenuto a fare cose impossibili”.

L’Osservatorio Nazionale Amianto lo ha mutato in una domanda e ha accettato una sfida difficile, per il bene comune.

L’ONA, da quando esiste, si é impegnato molto spesso in battaglie che, a volte, si sono avventurate oltre il confine dell’impossibile.

Perché  mai nulla di splendido è stato realizzato se non da chi ha osato credere che dentro di sé ci fosse qualcosa di più grande delle circostanze, per dirla con Bruce Barton.

Sembrava infatti impossibile incardinare in Italia un movimento di cittadini attivi, pronti alla solidarietà e alla sussidiarietà, che facesse emergere un fatto criminale conosciuto da un secolo: l’amianto é un killer spietato, benché ritenuto utile e perciò utilizzato in un migliaio di prodotti e sotto-prodotti di uso comune o industriale, per secoli.

È un killer subdolo, capace di rimanere silente nell’ombra anche per 40 anni, per poi colpire e uccidere nel dolore, inesorabilmente.

Sembrava impossibile denunciarne la persistente e omicida presenza nelle nostre vite,  a causa  della grande potenza di fuoco giudiziario, mediatico e di influenza in campo scientifico di cui disponeva l’holding mondiale  che traeva immensi profitti dalla sua perdurante utilizzazione in tutto il mondo, nonostante le evidenze scientifiche e mediche di dominio perlopiù  solo accademico, ma solo flebilmente esteso al grande pubblico.

Sembrava improbabile riuscire a dimostrare che ci fosse un evidente nesso di causa-effetto tra l’esposizione all’amianto avvenuta magari decenni prima e una fitta serie di tumori e altri gravi accidenti che avevano colpito troppe persone.

Sembrava una missione fuori dalla portata di un piccolo gruppo di 10.000 uomini e donne accreditarsi come punto di raccolta di studi ed esperienze di grandi menti del mondo scientifico e medico in campo internazionale.

Sembrava essere una battaglia contro i mulini a vento voler scardinare nei tribunali della penisola le prudenze e le convinzioni di enti pubblici e privati che si opponevano all’emersione della necessità di rimediare ai danni subiti dalle migliaia di  persone che, per guadagnarsi da vivere lavorando, hanno respirato o ingerito fibre di amianto di varie specie.

Oggi l’ONA potrebbe ritenersi soddisfatta dell’aver raggiunto sul piano giudiziario, assistenziale e scientifico molto traguardi che si trovavano anche nel territorio dell’impossibile.

Ha vinto molte battaglie, ma la guerra ancora no.

L’amianto in Italia, in Europa e nel mondo ancora c’è. Ancora viene estratto. Ancora viene lavorato. Ancora naviga, vola e percorre chilometri dentro navi, aerei e mezzi terrestri. E non solo per trasportarlo, ma per essere dentro i mezzi di trasporto, che invecchiano, si deteriorano e subiscono lavori di manutenzione o miglioramento esponendo la loro anima nascosta di amianto.

Solo in Italia muoiono oggi 6000 persone l’anno, con un incremento costante, che ci sorprenderà a partire dal 2025, perché in giro c’è ancora troppo amianto, sempre più vecchio e instabile.

Perciò, anche se da decenni, oramai, usare o detenere amianto é illecito,  la curva dei morti per esposizione aumenterà sempre più. Perché incombono sulle nostre vite di italiani 40 milioni di tonnellate di amianto ancora da bonificare, sito in luoghi conosciuti o ancora sconosciuti della bella Italia. Giace alla luce del sole o é ancora occulto o occultato, in immense quantità, ma anche in piccolissimi deposti. In un milione di siti e micro-siti, almeno,  si può stimare, esiste il rischio  consapevole o inconsapevole di venire a contatto anche con quell’unica fibra che potrebbe ucciderci.

Se oggi, come per magia, potessimo far scomparire tutto l’amianto dal nostro suolo, dalle case, dalle scuole, dalle caserme, dagli ospedali, dagli uffici, dalle officine, dagli impianti, dai magazzini, dalle fabbriche, dalle acque che beviamo (che scorrono perlopiù in tubi con amianto) e dall’aria che respiriamo, almeno per altri 40 anni piangeremmo i nostri morti per l’amianto che è già dentro di noi, in agguato, per ucciderci.

Un vecchio cartone degli anni’80, dimenticato in cantina a marcire e sfaldarsi, potrebbe, se maneggiato, generare gravi malattie. Perché in molto vecchio cartone, nella sua polvere, c’è amianto.

Appare evidente che la strada che L’ONA intende percorre é ancora molta e tutta in salita.

La missione impossibile non è ancora assolta.

Ma non ci scoraggiamo.

Quaranta milioni di tonnellate di veleno in un milione di posti, con seimila morti l’anno, in lineare, geometrico o logaritmico aumento, non ci scoraggiano. Ci impegnano sempre di più.

Migliaia di navi, aeromobili, mezzi di lavoro e trasporto che in qualche modo insistono sul suolo patrio, anche per un tempo limitato, prima o poi dovranno diventare amianto-free, e dovranno essere certificati tali. Milioni di chilometri di condotte d’acqua da sostituire non ci terrorizzano. Ci stimolano ad essere migliori di quello che siamo, a raccogliere attorno a noi altre menti eccellenti per offrirle sussidiaria-mente alle Istituzioni per incardinare metodi e pratiche amministrative innovative efficaci.

L’ONA del domani

L’ONA non si è mai mossa contro le Istituzioni.

Ha cercato e cerca di essere loro accanto, sussidiaria-mente.

Se nei tribunali solleva casi e problemi, è solo per stimolarne la comune profonda conoscenza, la comprensione e l’impegno a risolvere in radice l’insorgenza futura, mitigando il disagio e il dolore del presente di coloro che all’’ONA si rivolgono con disperata speranza.

Se L’ONA chiede alla Scienza nuove e decisive pratiche per arginare la sofferenza di chi è colpito dal male da amianto, è per dare tempo alle Istituzioni di incardinare pratiche amministrative idonee a farlo scomparire  dalle nostre vite.

L’Ona sa bene che la scienza può chiarire, fornire strumenti  sempre più raffinati di conoscenza e prevenzione, può scoprire nuovi metodi di distruzione dell’Amianto, ma occorre una macchina industriale e amministrativa idonea per raccoglierlo e farlo digerire con metodi sempre meno costosi e rapidi.

L’ONA sa  bene che la scienza medica può curare, forse guarire, ma non può far nulla contro l’esposizione che genera malattie.

L’ONA sa bene che non è neanche nei tribunali il campo di battaglia finale contro l’Amianto.

L’ONA sa bene che non esiste bilancio pubblico al mondo capace di sostenere un piano quinquennale, decennale o pluridecennale per far scomparire 40 milioni di tonnellate di amianto in un milione di punti della penisola, magari mischiato ad altri inquinanti, abbandonato ai lati delle strade, nascosto nelle navi in porto e negli aerei negli aeroporti, provenienti da chissà dove.

Ma L’ONA, spes contra spem, crede che esista una capacità creativa Istituzionale da stimolare, all’interno di grandi iniziative pubblico-private, supportate da enormi, già  esistenti, centri di ricerca tecnica e scientifica, per attivare Grandi Imprese Federali Europee, le sole che avrebbero oggi forza tecnica, amministrativa e finanziaria per affrontare la battaglia finale: eliminare il problema alla fonte, eliminando l’amianto dalla nostra terra, dalle nostre acque e dalla nostra aria.

La strada é quella di iniziare dai grandi “giacimenti” inquinati, non solo da amianto.

Concentrare risorse pubbliche e private su queste Grandi Imprese di bonifica e rigenerazione del territorio, quando è ammalato e non solo per l’amianto. Questo avrebbe come risultato lo sviluppo economico e civile di questi posti infernali, che per default della rigenerazione economica e civile si ritroverebbero risanati dal l’amianto e non solo. Terreni che valgono zero perché insicuri, tornerebbero a valere molto, a generare ricchezza che ripaghi lo sforzo di averli rigenerati, quando riempiti di contenuti produttivi di ricchezza.

Parallelamente, anche con soli fondi pubblici, dobbiamo ottenere che scuole e ospedali possano essere certificati liberi da amianto e da altri inquinanti, qualora coesistano.

Ma, ove si dovessero contere troppi immobili del settore scolastico o sanitario che hanno necessità anche di lavori di risanamento statico e funzionale, si dovrà necessariamente ricorrere a innovazione amministrativa anche lì. I soldi pubblici, anche diluiti in più piani triennali, non basterebbero.

Se i bilanci pubblici non possono sostenerne il peso, occorre trovare una via d’uscita pubblico-privata.

Nell’ultima battaglia decisiva siamo impegnati. Vogliamo vincere la guerra.

E non ci sembra impossibile avere successo ancora una volta.

Arch. Giampiero Cardillo

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