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Chirminisi Salvatore: storia di un’altra vittima amianto

strage Amianto Marina Militare

L’avv. Ezio Bonanni, legale della famiglia della vittima, è riuscito ad ottenere giustizia per la morte del Sig. Chirminisi Salvatore, avvenuta a causa del mesotelioma il 14/04/2011.

Ennesima vittoria dell’avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA

Chirminisi è un’altra delle tante vittime della Marina Militare e del Ministero della Difesa, (peraltro più volte imputati penalmente per il reato di omicidio).

L’amianto ha infatti provocato migliaia di morti tra i soli militari in servizio presso le unità navali della Marina Militare Italiana.

La vittoria è un grande risultato, visto che Chirminisi era una delle tante persone offese nel procedimento penale, c.d. Marina bis (solo che la sua posizione era stata stralciata, perché nelle more tutti i titolari delle posizioni di garanzia sono premorti).

La storia e la carriera di Chirminisi Salvatore

La carriera di Chirminisi comincia nel 1971 quando inizia il servizio di leva, poi una lunga serie di missioni:

Dal 09.01.1972 presso Maridepocar e, poi, dal 10.01.1972 presso Mariscuole – La Maddalena (fino al 12.02.72) poi ancora presso Marinferm – La Maddalena (fino al 21.02.72), poi Compamare Livorno (fino al 06.07.72) ed infine, imbarcato sulla nave scuola Amerigo Vespucci (dal 07.07.72 fino al 10.11.72); successivamente, prosegue il suo addestramento presso Mariscuole in Taranto dall’11.11.72 al 16.10.73

In particolare, durate la sua missione presso l’Amerigo Vespucci, il Sig. Chirminisi, motorista navale, addetto all’impianto termico, manipola amianto friabile e compatto, in esecuzione degli ordini dei superiori, senza mai essere al corrente delle informazioni di rischio, e degli strumenti di prevenzione tecnica e protezione individuale.

I servizi di assistenza Osservatorio Nazionale Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute. L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per l’indennizzo e/o la rendita. In caso di servizio reso nelle Forze Armate, ovvero in esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, nel rapporto di pubblico impiego non privatizzato, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere. Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso, le somme sono liquidate ai famigliari, loro eredi legittimi.

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Una bomba ad orologeria chiamata “Amerigo Vespucci”

La nave scuola della Marina Militare, considerata la più bella del mondo, stando alle testimonianze di alcuni lavoratori, non era dotata di adeguati sistemi di areazione, aspirazione o condizionamento all’interno delle sale macchine e coloro che vi lavoravano operavano in condizioni microclimatiche particolarmente estreme, in quanto le temperature si aggiravano tra i 40 e il 60 gradi.

Il sig. Chirminisi era dunque in continuo contatto con amianto di ogni tipo.

Non solo il calore degradava qualsiasi materiale, ma anche l’esposizione era continua durante le fasi di manutenzione e riparazione, ciò in quanto, contrariamente alle pratiche più moderne proceduralizzate dopo gli anni novanta, alla sostituzione si procedeva con modalità non protette ossia senza l’uso di dispositivi di sicurezza, oltre che mediante la rottura con scalpelli o arnesi comuni del rivestimento coinbente e la sostituzione con altro di pronto uso, disponibile a bordo.

L’amianto era altresì utilizzato nelle tubolature, negli interruttori elettrici di grosse dimensioni, negli indumenti protettivi antifiamma, individuali o di gruppo, ossia di tute ignifughe che all’epoca erano realizzate con tessuti contenenti fili di amianto (erano calzari, pantaloni, giacca e cappuccio con visiera).

A tale ultimo riguardo, a rotazione, circa una volta la settimana o anche meno, tutti gli imbarcati erano tenuti a svolgere delle esercitazioni che prevedevano l’uso delle tute ignifughe.

L’amianto infine era presente nei materassini, cuscini e coperte, per cui era impossibile che il Sig. Chirminisi possa in qualche modo aver evitato il contatto.

La diagnosi di mesotelioma bifasico

In virtù della sua qualifica di ‘specialista’, oltre a ‘missioni’, aveva infatti svolto anche altra attività di servizio che esulava rispetto alla funzione propria, tenendo presente le modalità dell’attività di servizio imbarcati: infatti in mare, a causa del moto ondoso, e della particolarità del veliero (non certamente una unità navale così stabile), e nel corso delle esercitazioni in mare, e per effetto delle ‘salve’, che scuotevano ulteriormente la nave, si venivano a determinare ulteriori elementi di riduzione allo stato pulverulento dei materiali di amianto, che peraltro questi doveva manipolare direttamente.

In data 30.04.09, il Sig. Chirminisi Salvatore inizia ad accusare dolori al petto, difficoltà respiratorie e calo ponderale di peso, e dopo essere stato sottoposto a svariati accertamenti clinici, in data 30.07.09, riceve la relazione oncologica, non certo positiva, sulle sue condizioni di salute.

Nel mese di giugno, d’altra parte, la Commissione medica per l’accertamento degli stati di invalidità civile e dell’handicap, certifica la diagnosi di “mesotelioma bifasico programmato trattamento sistemico”.

Da lì il calvario e l’inutile corsa contro il tempo: 14.04.2011, il Sig. Chirminisi Salvatore muore per le conseguenze del mesotelioma, come riporta il certificato di morte redatto in data 18.05.2011 dal Dipartimento di Prevenzione del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica dell’Azienda Sanitaria Locale di Asti, dovuta a “mesotelioma pleurico sx; cachessia neoplastica; arresto cardiocircolatorio”.

Alla vedova, la Sig.ra Akymenko Tetyana, madre della minore Chirminisi Francesca, non resta altro che rivolgersi allo studio legale dell’Avv. Bonanni, confidando di ottenere le provvidenze di cui al riconoscimento di vittima del dovere.

I soliti negazionismi: rigetto della domanda

Il Ministero della Difesa, con provvedimento del 05.05.2016 decide tuttavia di rigettare la domanda di riconoscimento di vittima del dovere, negando la causa di servizio, ovvero la riconducibilità del mesotelioma che ha provocato la morte del Sig. Chirminisi Salvatore all’esposizione professionale a polveri e fibre di amianto dal 18.11.1971 al 17.10.1973, sorvolando sugli atti del procedimento penale, ed in particolare sul rapporto dell’Ispettore Omero Negrisolo, e nella CT del PM a firma del Prof. Comba (ISS) e del Prof. Soffritti, e perciò stesso, dunque, legittimando l’azione giudiziaria finalizzata ad ottenere la tutela dei diritti della vedova e dell’orfana di vittima del dovere.

E dire che il Prof Soffritti aveva confermato il fenomeno epidemico di patologie asbesto correlate tra coloro che avevano prestato servizio in Marina Militare, e in particolare sulla nave Amerigo Vespucci, a causa del fatto che fu usato amianto in particolare sotto coperta e in particolare con mansioni gravose riservate al personale di leva.

La sentenza di I°: rigetto del ricorso

Il 10/11/2017 il Tribunale di Asti, in funzione di Giudice del Lavoro, decide pertanto di rigettare le domande della parte appellante con il seguente dispositivo: “PQM uditi i procuratori delle parti, definitivamente pronunciando, ogni altra istanza ed eccezione disattesa, rigetta il ricorso e dichiara interamente compensate tra le parti le spese di lite. Visto l’art. 429 c.p.c. indica in giorni sessanta il termine per il deposito della motivazione della sentenza.

L’appello e l’intervento dell’Avv. Bonanni

Decisivo l’intervento dell’Avv. Ezio Bonanni, nella qualità di procuratore e difensore della Sig.ra Akymenko Tetyana, che propone appello avverso la Sentenza del Tribunale di Asti, in funzione di Magistratura del Lavoro, n. 248/2017.

Il Presidente ONA – Osservatorio Nazionale Amianto chiede ed ottiene che vengano accolte tutte le domande proposte in primo grado.

La Corte di Appello di Torino, in funzione di Magistratura del lavoro, riforma la sentenza del Tribunale di Asti, sezione lavoro, n. 248/2017 riconoscendo alla vedova ed alla figlia lo status di vedova e orfana di vittima del dovere, con equiparazione, ai fini previdenziali, alle vittime del terrorismo.

La Commissione d’Inchiesta per esposizione all’amianto

Utile precisare che la ricostruzione del Tribunale di Asti  era in palese contrasto con le risultanze della Commissione di Inchiesta della Camera dei Deputati, recante data 19/07/2017 (seguita da relazione del 07/02/2018) che confermano il fenomeno epidemico di patologie asbesto correlate nel personale civile e militare delle Forze Armate, e in particolare nella Marina Militare Italiana.

Il Tribunale, infatti, nella ricostruzione dei fatti, ammetteva che il militare era stato esposto all’amianto e vittima delle violazioni ex art. 2087 c.c., e tuttavia sosteneva che le condotte descritte nel ricorso ‘rientrando in definitiva l’esposizione alle fibre di amianto presenti nei locali in cui il predetto si è trovato ad operare in un ordinario rischio ambientale … della ordinarietà della prestazione lavorativa’, in palese contrasto con il dato normativo che, in riferimento alle lavorazioni dell’amianto, le considerava insalubri già per effetto del R.D. 442/1909, tanto da interdirne le lavorazioni alle donne e ai fanciulli.

Si chiude il processo: l’amaro verdetto

Il 26/9/2009 il Ministero della Difesa, con Sentenza 358/2018 viene condannato ad erogare tutte le prestazioni di cui alla domanda amministrativa, e in ogni caso le prestazioni di vittima del dovere, con equiparazione alle vittime del terrorismo.

A beneficiarne saranno la vedova e la figlia minore dello scomparso.

Il Ministero risarcirà vedova e figlia di Vittima Del Dovere

Vittima Del Dovere
Vittima Del Dovere

La Dott.ssa Clotilde Fierro Presidente della sezione lavoro della Corte di Appello di Torino, , in riforma della sentenza di primo grado pronunciata dal Tribunale di Asti ha condannato il Ministero della Difesa a pagare, in favore della vedova A.T. e della figlia minore C.F., la speciale elargizione complessiva di 200.000 euro, nonché, in favore di ciascuna, l’assegno vitalizio nella misura mensile di 500,00 euro e lo speciale assegno vitalizio di 1.033,00 euro.

Riconoscimento della qualità di vedova e orfana di vittima del dovere

La Corte di Appello, quindi, ha  riconosciuto la vedova e l’orfana, rispettivamente  figlia di vittima del dovere alle Sig.re  A.T. e C.F., a seguito del decesso – per mesotelioma pleurico – del Sig. C.S., che ha prestato servizio militare presso la Marina Militare Italiana/Ministero della Difesa, incorporato in data 18.11.1971 e congedato con la qualifica di “specialista di leva” in data 17.10.1973, in esposizione ad amianto.

L’Osservatorio Nazionale Amianto rappresenta molte delle vittime del dovere, ovvero di orfani di vittime del dovere, ed ha costituito uno specifico dipartimento con un servizio di assistenza medica e legale per la tutela di tutti i diritti delle vittime, le quali possono chiederne il supporto, sia attraverso lo sportello telematico o gli appositi dipartimenti come quello dedicato al riconoscimento di “Vittime Del Dovere“, che con il n. verde 800034294.

“Giustizia è fatta. La Corte di Appello di Torino ha riconosciuto che la morte di C.S. è riconducibile all’attività di servizio in Marina Militare, in particolare nel veliero Amerigo Vespucci, nave scuola che aveva componentistica in amianto.

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Vittime del dovere: la punta dell’iceberg

Sono almeno 530, fino al 2015, i casi di mesotelioma tra coloro che hanno svolto servizio nella Marina Militare, e molti altri casi si sono aggiunti e si tratta della punta dell’iceberg, perché sono almeno 3000 i decessi in Marina Militare per esposizione ad amianto.

Chiediamo, ancora una volta, al Governo, di porre fine al contenzioso e di riconoscere le prestazioni di vittima del dovere a coloro che sono deceduti per esposizione ad amianto, ovvero ai loro familiari, e il risarcimento di tutti i danni, nessuno escluso”, dichiara Ezio Bonanni, difensore della famiglia di C.S., componente della Commissione Nazionale Amianto del Ministero dell’Ambiente e Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

I diritti negati degli orfani vittima del dovere

Sono diverse le Corti di merito che riconosco i diritti che spettano agli orfani di vittima del dovere, anche se non erano più a carico fiscale, al momento della morte del familiare.

Tuttavia, in alcuni casi, i Ministeri, tra cui il Ministero della Difesa, possono rigettare la domanda dei figli non a carico, se è già stata corrisposta la prestazione al congiunto. Questa posizione si fonda su art. 6 della L. 466/1980 e su SS.UU. 22753/2018.

Rifarsi a queste normative, però, è infondato, come sostiene l’Avv. Bonanni e come reputano anche le sentenze di varie Corti. Per esempio, la Corte di Appello di Genova, in funzione di Magistratura del lavoro, n. 575/2019 ha ritenuto, infatti, non applicabile l’art. 6 della L. 466/1980 perché fa riferimento alla sola speciale elargizione.

Di recente anche la Corte di Cassazione si è pronunciata riguardo la problematica riguardante gli orfani non a carico fiscale. Ma, nell’Ordinanza interlocutoria Civile Sez. 6 Num. 15224 del 2021, ha precisato di non aver ancora assunto una posizione.

Ricerca cura mesotelioma: le ultime novità

Mesotelioma
Mesotelioma

Ricerca cura mesotelioma: la terapia e cura di queste neoplasie è una delle finalità dell’Ona. L’associazione, Infatti, ha costituito un pool di medici volontari, impegnati anche nella ricerca della cura del mesotelioma.

Ricetta cura mesotelioma: le prospettive

Il mesotelioma, classica patologia asbesto correlata monofattoriale e dose dipendente. L’Osservatorio Nazionale Amianto ONA ha costituito  dipartimento di ricerca sul mesotelioma. Così con la finalità della terapia e cura di questi tumori amianto. 

Bonanni: “ricerca con scienziati liberi ed indipendenti”

Negli ultimi anni, il numero dei casi di mesotelioma è in continuo aumento, nelle forze armate come tutti gli altri settori. In particolare è in corso un epidemia di mesoteliomi tra i dipendenti della Marina Militare, in particolare coloro che hanno prestato servizio imbarcati nelle unità navali.

Anche coloro che hanno prestato servizio nelle basi Arsenal izie hanno subito una pesante esposizione alle fibre di asbesto. Per cui l’epidemia e è elevata anche tra coloro che hanno prestato servizio negli arsenali. La Spezia a Taranto, da Augusta a La Maddalena; piuttosto che delle Ferrovie dello Stato.

L’Avv. Ezio Bonanni é autore de “Libro bianco delle morti di amianto in Italia” (19.06.2018). In questa sua pubblicazione, il presidente Ona ribadisce la necessità di giungere al più presto Alla completa messa in sicurezza di siti contaminati. Solo in questo modo sarà possibile arrestare l’epidemia e poi sconfiggere definitivamente tutte le patologie asbesto correlate.

L’Avv. Ezio Bonanni è autore della pubblicazione, che è il vademecum per la tutela dei lavoratori e cittadini esposti e vittime del mesotelioma.

In più evidentemente di tutte le vittime dell’amianto,  rispetto al quale il mesotelioma e la cosiddetta patologia sentinella. La guida scritta dall’avvocato Ezio Bonanni contiene i riferimenti specifici delle ultime ricerche sulla cura del mesotelioma, oltre alla guida per la tutela legale.  In questo modo posso essere tutelati tutti cittadini e prima di tutti coloro che sono vittime del mesotelioma dell’amianto.

Prevenzione primaria: prima ancora della ricerca mesotelioma

Il cavallo di battaglia dell’ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni, per sconfiggere l’epidemia da patologie asbesto correlate è la prevenzione primaria: “evitare ogni forma di esposizione ad amianto e ad altri cancerogeni. Perché  cspesso agiscono in sinergia, e si potenziano l’uno con l’altro. Cosi, dal fumo di sigaretta fino al benzene, oltre all’amianto e senza dimenticare l’uranio impoverito.

Abbiamo la necessità che ci sia una tutela effettiva e perciò stesso efficace della salute, secondo i criteri voluti dal legislatore. Perché sono sanciti nell’art. 32 della Costituzione. Dunque è per questo che il criterio esplicativo dell’ONA è quello della prevenzione primaria.

Confidiamo anche nella ricerca e quindi nell’operato del Prof. Marcello Migliore e degli altri scienziati”. Questa é la posizione dell’Avv. Ezio Bonanni, pioniere della difesa delle vittime dell’amianto in Italia.

Mesotelioma: l’informazione oltre alla ricerca

Quando ancora nel nostro Paese il rischio amianto era conosciuto soltanto nella ristretta ricerca medica e delle imprese. Infatti Il rischio è stato occultato. C’è stato chi senza scrupoli ha esposto milioni di lavoratori e cittadini ad asbesto, financo nelle scuole e negli ospedali.

Il tutto risulta anche dal VI Rapporto mesoteliomi.

L’Avv. Ezio Bonanni trovò il coraggio di denunciare pubblicamente la cancerogenicità dell’amianto, sulla scia delle ricerche del Prof. Irvin Selikoff. Ancora, in Italia, del Prof. Maltoni, piuttosto che del Prof. Enrico Vigliani, indimenticato medico del lavoro.

Secondo le stime (al ribasso per altro) ogni anno si registrano mediamente circa 6000 decessi provocati da malattie asbesto-correlate, causate dall’esposizione lavorativa, ambientale o accidentale con le fibre del minerale.

Oltre alla inestimabile perdita in temine di vite umane, vengono spesi 2 miliardi di euro l’anno per previdenza, bonifiche e ricerca.

Dove finiscono i soldi pubblici per l’amianto?

Con quale criterio vengono elargiti finanziamenti per la ricerca cura mesotelioma?

Come vengono monitorati i flussi di denaro a fronte di attività di ricerche (in questo caso mai avvenute?)

Le domande meritano un serio approfondimento.

A condurci per mano nella delicata inchiesta (a puntate) sarà L’avv Ezio Bonanni, uno dei massimi esperti mondiali nel campo del mesotelioma.  

L’obiettivo è quello di portare alla luce alcune vicende che ci aiuteranno a capire ciò che accade quando ci sono in ballo ingenti somme di danaro.

Richiesta di trasparenza (Ospedale di Alessandria e UFIM)

Siamo nel 2012. Emerge la volontà di candidare l’Ospedale di Alessandria come IRCCS, specializzato nella ricerca e cura del mesotelioma. L’ona chiede trasparenza.

5 milioni di euro per ricerca cura mesotelioma

Il 23 Maggio 2014, l’Asl di Alessandria ha comunicato all’assessore regionale, al Comune di Casale Monferrato e alle associazione dei familiari delle vittime di amianto, la costituzione di un Fondo da destinare esclusivamente alla ricerca per la prevenzione, la diagnosi e la terapia del mesotelioma.

La cifra è assai considerevole: circa 5 milioni di euro.

Nel 2014 sindacati ed il direttore dell’ASL Alessandria richiedono il trasferimento di una prima tranche del fondo pari a 1.500.000 di euro.

La somma viene concessa previa assicurazione che tale denaro sia devoluto interamente alla ricerca.

Contravvenendo al vincolo di utilizzo, la somma viene impiegata per altri scopi, di cui si è venuti a conoscenza solo recentemente.

UFIM  e gli esperti ricerca cura mesotelioma

Nel 2014 guarda caso nasce UFIM (unità funzionale interaziendale mesotelioma), ovvero una sorta di ambulatorio di assetto clinico/organizzativo.

Fonti ufficiali dichiarano che “tra i fondi individuati per il funzionamento dell’Ufim ci sono anche, grazie alla disponibilità dell’Asl AL e dell’Afeva, parte di quelli accantonati dalle transazioni unilaterali tra i cittadini e lo svizzero Schmidheiny (Eternit)”.

La responsabile della struttura è una giovane dottoressa e viene ritenuta “esperta” in tema di amianto, anche se, all’epoca, era priva di pubblicazioni scientifiche di rilievo. Solo dopo la nomina ci sono nuovi lavori pubblicati su riviste minori avente ad oggetto il mesotelioma, nulla in confronto…

Dubbi e…

Il 1° marzo 2016 viene pubblicato su “il Monferrato” un articolo titolato “RIUNIONE UFIM MA IL GIORNALISTA NON è GRADITO!”.

Per qualche strano motivo, la riunione per la rendicontazione Ufim è interdetta ai giornalisti. Inoltre, a seguito della stessa, viene emessa una nota generica che non fa riferimento a cifre.

…Risposte

Alla luce del rendiconto ASL sui fondi amianto, capiamo che il bilancio non è stato reso pubblico perché evidenzia come i soldi della ricerca siano stati spesi per altro. Come pagare stipendi a medici, infermieri e persino personale amministrativo.

A tal punto che i fondi rimanenti dalle transazioni sono ora assegnati dai legali solo a fronte di spese specifiche per ricerca.

Questo ha creato un immediato problema di cassa rispetto alle modalità precedenti di utilizzo.

Appare chiaro come mai fra Casale e Alessandria si proclami l’eccellenza nella ricerca sul mesotelioma e l’alta specializzazione dell’UFIM.

Il profilo dell’esperta

Dopo essere stata nominata responsabile Ufim, la dott.ssa pubblica, ma il suo nominativo non è mai tra gli autori principali, e il suo curriculum sugli studi scientifici in materia di mesotelioma langue. 

Un nuovo network scientifico?

Nel 2017, parte l’ennesima campagna pubblicitaria su di un trial commerciale e viene annunciata la nascita di un Comitato indipendente per il monitoraggio dei dati, composto da “luminari” a livello mondiale.

In realtà non esiste alcun network scientifico.

Si tratta del solito trial commerciale finanziato dalla Boheringer, che vuole testare questo farmaco nel mesotelioma.

Diversamente da quanto proclamato nell’ articolo, non è basato sulla ricerca piemontese.

Nel corso del 2018, la Boheringer, demoralizzata dai risultati del trial, si rivolge al GIMe nel tentativo di individuare marcatori di sensibilità al Nintedanib.

Purtroppo non c’è molto da fare, il trial viene dichiarato fallito e chiuso anticipatamente, ma la notizia non viene pubblicata.

Il GIMe interviene con il direttore del quotidiano La Stampa, stigmatizzando la pericolosità dei toni sensazionalistici delle notizie che alimentano solo false speranze.

Chi si nasconde dietro al Trial?

Uno dei promotori del Trial, in qualità di consulente Boheringer, è il Prof. Scagliotti.

Gli allegati 4 e 5 mostrano un evidente conflitto di interesse ed oltretutto il Prof. Scagliotti era stato coinvolto in una scottante vicenda sull’impiego di fondi per la ricerca.

Insomma una figura da monitorare…

Nel 2012, aveva infatti ottenuto circa 700.000 euro per istituire la rete italiana mesotelioma. Nella relazione di spese per tale progetto, erano emerse spese folli quali: 25.000 euro per un sito (mai realizzato); 20.000 ogni anno per la riunione dei membri, altri 20.000 per la redazione del report annuo, 70.000€ di spese postali.

Risultato?

Il caso è stato segnalato alla Corte dei Conti, poiché non esiste alcuna rete mesotelioma, alcun sito ecc… (allegati 6-7-8)

Insomma abbiamo buttato dalla finestra tanto quattrini per  finanziamenti e sovvenzioni di progetti di ricerca in enti accreditati che però non erano veri o erano gonfiati?

Come hanno reagito i signori dopo le rivelazioni dell’Ona?

Facile intuirlo: hanno stigmatizzato la sua richiesta di trasparenza in contraddittorio. Naturalmente tutto è ancora di là da venire. Il tempo sarà galantuomo, ma soprattutto, le pubblicazioni in ambito internazionale, che premiano l’ona, unitamente alla stima dei pazienti.

Mesotelioma
Mesotelioma

L’ONA e il suo dipartimento di ricerca

Il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, l’avv. Ezio Bonanni, è il paladino della difesa delle vittime dell’amianto in Italia. Per questo ha intuito che il punto chiave non può essere solo e soltanto il riconoscimento dell’origine professionale delle malattie da amianto.  La rendita INAIL, i prepensionamenti, non sono sufficienti , perché non restituiscono la salute è la vita. Così le stesse rivalutazioni delle prestazioni pensionistiche per esposizione ad asbesto, e il risarcimento dei danni. Infatti il mesotelioma gli altri tumori amianto sono fortemente invalidanti, per cui è fondamentale la prevenzione primaria. E al tempo stesso anche quella secondaria e, cioè la ricerca scientifica per la terapia e cura e la diagnosi precoce.

Mesotelioma: i diritti delle vittime e la loro tutela

Sul piano più propriamente giuridico, le vittime hanno diritto al risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non patrimoniali (biologici, morali ed esistenziali) subiti dalla vittima primaria. In caso di decesso gli importi maturati devono essere liquidati agli eredi legittimi o testamentari. Inoltre i familiari delle vittime hanno diritto al risarcimento dei cosiddetti danni iure proprio. Si tratta, infatti, di quei pregiudizi che gli stretti congiunti hanno subito per la malattia è la morte della vittima primaria. In caso di mesotelioma come di altre patologie asbesto correlate.

La prevenzione primaria: evitare l’esposizione per prevenire il cancro da amianto, tra cui il mesotelioma ed in particolare quello della pleura (cancro della pleura). Infatti i mesoteliomi in particolare quello pleurico, sono molto aggressivi, con poche aspettative di vita.  Per questo va privilegiata la prevenzione primaria, cioè evitare l’esposizione alle fibre. Per poterlo fare necessario  bonificare mettere in sicurezza i materiali di Amianto.  Tra le tecniche di bonifica più importanti lo smaltimento amianto, cioè la sua rimozione.  Solo così è possibile risolvere definitivamente il problema del rischio è quella dei danni alla salute. 

Importante è quindi la ricerca scientifica per curare e, se possibile, guarire il mesotelioma. O quantomeno trattare i sintomi, dal versamento pleurico, alla dispnea per quanto riguarda il tumore della pleura. Cosi e gli altri sintomi ed effetti per quanto riguarda gli altri tumori del mesotelio (mesotelioma del peritoneo, mesotelioma della tunica vaginale del testicolo, mesotelioma del pericardio).

Cancro gastrointestinale: l’amianto può essere una causa?

Cancro gastrointestinale
Cancro gastrointestinale

Correlazione tra amianto e cancro gastrointestinale

Il Prof Luciano Mutti, oncologo e ricercatore, ci spiega la correlazione tra amianto e cancro gastrointestinale.

Il cancro gastrointestinale è uno dei tumori più diffusi in tutto il mondo. Il termine indica una serie di tumori situati nel sistema digestivo e nel tratto intestinale: il cancro del fegato, del pancreas, della cistifellea, del colon, il  tumore del retto e dello stomaco e i tumori dello stroma gastrointestinale (GIST).

Sono circa 286.480 i nuovi casi segnalati ogni anno e oltre 147.090 i decessi provocati proprio da questa patologia tumorale.

Il tumore allo stomaco può essere provocato anche dall’asbesto. Per questo l’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avvocato Bonanni tutelano le vittime e i loro familiari attraverso un servizio di consulenza gratuita legale e medica.

consulenza cancro gastrointestinale

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Tempo stimato di lettura: 2 minuti

Sintomi del cancro gastrointestinale

I sintomi, spesso sottovalutati e non presenti nelle fasi iniziali(secondo il National Cancer Institute) , possono portare i pazienti a non recarsi immediatamente da un medico, riducendo la probabilità di diagnosi precoce e, di conseguenza, di curare in modo tempestivo il tumore gastrointestinale. Questa caratteristica è simile ad alcune patologie asbesto correlate come il mesotelioma.

I sintomi dei tumori gastrointestinali includono sensazione di gonfiore dopo aver
mangiato, indigestione, bruciore di stomaco, nausea e mal di stomaco.

L’amianto può provocare il cancro gastrointestinale?

Secondo alcuni studi la relazione tra questo gruppo di patologie tumorali e le fibre di amianto è molto debole. Tuttavia, secondo ricerche più recenti, c’è un nesso causale tra amianto e cancro gastrointestinale.

Nel 2005 fu pubblicato uno studio riguardante un gruppo di 726 guardiani del faro di Norvegia. Un sottogruppo di guardiani aveva ingerito acqua potabile contaminata dall’amianto. I soggetti furono studiati per il rischio di cancro prima tra il 1917 e il 1967 e, successivamente, furono rivalutati tra il 1960 e il 2002. Il risultato? Il rischio di tumore allo stomaco era statisticamente elevato.

Altri studi sui lavoratori esposti alle fibre di amianto

I ricercatori, dopo aver analizzato più di 45 studi con i rispettivi dati sulla mortalità tra lavoratori esposti ad amianto e non esposti, hanno riscontrato una probabilità più alta, negli esposti, di contrarre un tumore allo stomaco. Il rapporto è stato pubblicato nel 1985.

Tuttavia alcuni studiosi rimangono dubbiosi nei confronti della correlazione tra amianto e cancro gastrointestinale. Secondo questo gruppo di ricercatori, sarebbero necessarie ulteriori ricerche e nuovi dati, prima di sostenere questa ipotesi.

La cosa più importante, dopo aver notato questi sintomi, è sottoporsi ad una visita medica e agire in modo tempestivo dopo la diagnosi. Le cure per il cancro gastrointestinale sono diverse in base alla posizione del tumore, alle dimensioni dello stesso e alle condizioni del paziente.

Molto importante, è la prevenzione: evitare fumo, consumo di alcol, mantenere un’alimentazione sana in modo da prevenire l’obesità. Tutti questi, oltre all’amianto, sono fattori di rischio.

Consulenza gratuita dedicata alle vittime e ai familiari

Le vittime del cancro allo stomaco possono usufruire dell’assistenza medica ONA per avere informazioni sulle terapie più innovative e i centri specializzati.

In più possono difendere i propri diritti grazie all’assistenza legale dell’Avvocato Bonanni e di un team di legali altamente specializzati.

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Gestione del sistema amianto e tutela della salute

Amianto
Amianto

In Italia 6mila persone l’anno muoiono a causa dell’amianto

Oggi 23 settembre 2019 si è svolto a Roma presso la sede del CNR il convegno “Amianto: gestione del sistema e tutela della salute”, organizzato dalla Società Italiana di Medicina Ambientale e dal Consiglio Nazionale dei geologi.
Hanno partecipato alla conferenza scienziati ed esperti della materia, confrontandosi sui rischi provocati dall’esposizione alle fibre di amianto. Obiettivo: identificare una mappatura delle zone in cui è presente ancora l’asbesto e trovare adeguate soluzioni per capire e risolvere il problema.
Tutt’oggi, secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Amianto, sono 6mila le persone che muoiono ogni anno in Italia a causa delle patologie asbesto-correlate. Tutto questo nonostante l’amianto sia bandito da 27 anni.

Fondamentale la mappatura del sistema amianto

Essendo l’amianto un minerale, hanno partecipato al convegno anche i geologi.  Per questi, è fondamentale l’identificazione e la mappatura dei siti caratterizzati dalla presenza di rocce amiantiere, per contribuire alla mappatura e la bonifica, se necessario, delle zone.
Per quanto riguarda la situazione mondiale, i dati sono allarmanti: mentre nel mondo, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità «sono 125milioni le persone esposte a rischio amianto e l’impatto dei soli costi diretti (ritiro dal lavoro, cure e morte),  nei 28 Paesi dell’Unione Europea (UK inclusa) è pari allo 0.7 per cento del PIL dell’UE (410miliardi/anno)», conclude Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale(SIMA).
«Sistema amianto nel nostro Paese costituisce ancora oggi un problema irrisolto» commenta Vincenzo Giovine, vice presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi; “nonostante la normativa italiana in tema di amianto sia tra le più avanzate in Europa, a distanza di vent’anni dall’emanazione della legge 27 marzo 1992, n. 257 che stabilisce la cessazione dell’impiego dell’amianto: divieto di estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione, produzione di amianto e di prodotti che lo contengono”.

La dichiarazione di Vincenzo Giovine

“Nel territorio italiano, infatti, – spiega Giovine – sono ancora presenti milioni di tonnellate di materiali contenenti sostanze cancerogene. Il Consiglio Nazionale dei Geologi con la Società Italiana di Medicina Ambientale intende trattare il tema amianto sotto tutti gli aspetti partendo dalla natura di questo materiale di stretta competenza geologica per arrivare alle implicazioni sanitarie dovute ai tragici effetti causati dalle sue fibre. Scienziati ed esperti della materia si sono confrontati sui rischi provocati dall’esposizione all’amianto per definire un quadro della situazione in Italia e identificare eventuali azioni che possano contribuire alla risoluzione definitiva del problema”, conclude il vicepresidente CNG.

Ha coordinato il congresso :Vincenzo Giovine, vicepresidente del Consiglio Nazionale dei Geologi; Elena Belluso,  dipartimento Scienze della Terra ; Angelo Robotto, direttore generale ARPA, sono intervenuti :l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto; Francesco Carmelo Vazzara, direttore generale ARPA ;Vito Felice Uricchio, CNR-IRSA; Vito Bruno, ARPA ; Nicola Rotolo, professore Associato di Chirurgia toracica ;Prisco Piscitelli , epidemiologo ;Gianluigi de Gennaro, dipartimento di biologia Università di Bari, Marco Giangrasso , ISPRA; Domenica Cassitta, ISPRA; Vincenzo Campanaro, direttore scientifico ARPA.