Amianto nel calcestruzzo del Ponte Morandi

Ponte Morandi

Fibre trovate su una parte di campioni. Bonanni: “No alle cariche esplosive” 

Ponte Morandi: immane tragedia collettiva. Moderna strage degli innocenti, sacrificati al profitto. Contro questa logica e a sostegno delle iniziative del Comitato dei cittadini di Certosa, che è sostenuto dall’Osservatorio Nazionale Amianto, con il Presidente, Avv. Ezio Bonanni, impegnato in prima persona, per impedire che quanto rimane del ponte venga distrutto con delle cariche esplosive.

Inizialmente solo l’ONA e i comitati dei cittadini avevano sollevato la questione amianto presente nel Ponte Morandi, con un articolato esposto alla Procura della Repubblica di Genova affinché il Procuratore potesse valutare la condizione di rischio amianto ed assumere le necessarie determinazioni a tutela della salute e dell’ambiente.

«Se dovesse essere riscontrata presenza di amianto oltre i valori consentiti sul cantiere di ponte Morandi e dovessimo stoppare i lavori di demolizione con esplosivo – anticipava il sindaco e commissario per la ricostruzione Marco Bucci – abbiamo un piano B e anche un piano C per portare avanti lo smantellamento», sorvolando sul fatto che, in precedenza, avesse invece non tenuto in considerazione la questione del rischio amianto Ponte Morandi.

Il procuratore capo Francesco Cozzi aveva preannunciato: «Sono stati chiesti approfondimenti ad Arpal per valutare il livello di pericolosità delle sostanze riscontrate nelle analisi». 

Poco prima i pm avevano incontrato i rappresentati dell’Osservatorio Nazionale Amianto e il Comitato liberi cittadini di Certosa, firmatari di un esposto in cui si ventilava, appunto, il rischio della dispersione di fibre di amianto e ulteriori sostanze nocive in connessione alla demolizione del ponte.

«L’incontro col procuratore è stato positivo, si è mostrato aperto al dialogo, al confronto e all’ascolto – rileva Marika Marcantonio, legale che assiste ONA, delegata dal Presidente Avv. Ezio Bonanni, a partecipare all’incontro col Procuratore – ha specificato che i suoi obiettivi coincidono con i nostri: far sì che qualsiasi attività di demolizione/ricostruzione venga fatta a rischi zero».

La gestione delle operazioni viaggia su un filo parecchio sottile. Le analisi hanno indicato una positività di una quota significativa dei campioni prelevati. Altri devono ancora essere analizzati e gli esiti saranno noti a breve.

Lavoratori e cittadini, operai e professionisti, cittadini di Genova, senza distinzione di appartenenze culturali e politiche, hanno trovato nell’Osservatorio Nazionale Amianto il coagulo delle loro attività per la tutela della salute e dell’ambiente rispetto al rischio amianto e altri cancerogeni, in relazione per la demolizione di quello che rimane del Ponte Morandi.

Oltre alla Procura della Repubblica, e alle altre Autorità competenti, l’ONA sosterrà le iniziative dei comitati cittadini presso la Corte dei Conti e tutte le altre Autorità.

Per questa motivazione si associa alla missiva inviata oggi al Sindaco e Commissario Bucci da Enzo Silverio in rappresentanza del gruppo “Salviamo il Ponte Morandi” nella quale il comitato scrive: “quanto emerge da notizie di stampa di queste ultime settimane evidenzia notevoli difficoltà a procedere sulla via della demolizione totale e della ricostruzione ex novo del ponte Morandi! In particolare la demolizione sta ponendo problemi, forse inizialmente da Lei sottostimati (ancorché da chi scrive ampiamente segnalati), se si pensa alle precauzioni necessarie anche solo per la gestione delle polveri tossiche che si sprigionerebbero in un area densamente abitata. L’allarme dei cittadini a tal proposito e la loro forte preoccupazione ne sono prova evidente. Di conseguenza i tempi si stanno allungando a dismisura. Forse ormai nemmeno Lei è più in grado di darne certezza. Di questo, a quasi sette mesi dalla tragedia, è del tutto evidente che GENOVA sta patendo fin troppo. Un ripensamento da parte sua sembra dunque più che doveroso, nell’esclusivo interesse della Città di cui Lei è ha anche la responsabilità di Sindaco. 

Ponte Morandi: dalla demolizione al nuovo possibile progetto

Se la demolizione tutt’ora in corso fosse limitata alle sole “travi tampone”, si potrebbe contenere l’intervento sulle pile a V realizzando velocemente nuovi impalcati metallici per le travate  già demolite (anche allargate per dar luogo utilmente alle piazzole di sosta). Parallelamente si potrebbe procedere alla sistemazione e riabilitazione con l’adeguamento sismico dell’intera opera residua e in particolare delle antenne tramite la sostituzione degli stralli della sola pila 10 ed il rinforzo delle travi a cassone,  con conseguente allungamento della vita utile per quanto ritenuto necessario. Progetti in tal senso, come Le è ben noto, erano già stati a Lei proposti da più di qualche impresa, anche indicando costi e tempi molto precisi e sicuri. Contemporaneamente si potrebbe procedere velocemente alla ricostruzione della sola parte crollata ancora tramite strutture prefabbricate in acciaio. In tal modo, utilizzando unicamente le fondazioni esistenti, in pochi mesi il transito veicolare sarebbe ripristinato in piena sicurezza. Così procedendo, ci sarebbe poi tutto il tempo necessario per progettare e realizzare una nuova opera più consona alle necessità trasportistiche della città, nel pieno rispetto delle normative esistenti che ben difficilmente sono derogabili.

È ormai acclarato che i Suoi poteri le consentono ogni decisione! Ricordando ciò che Lei ha sempre affermato di agire nell’esclusivo interesse dei cittadini. Valuti dunque attentamente, alla luce degli sviluppi della vicenda oggi palesi, i pro e i contro delle Sue decisioni e proceda di conseguenza assumendosene l’intera responsabilità. Disponibili ad ogni confronto e al supporto tecnico necessario per accelerare i tempi, attendiamo un Suo cenno di riscontro”.

La presenza di amianto in quello che rimane del Ponte Morandi impone di ripensare le decisioni che erano in procinto di essere adottate con particolare riferimento all’utilizzo delle cariche esplosive, che se utilizzate avrebbero aerodisperso polveri e fibre di amianto in tutta la città di Genova determinando per ciò stesso per i futuri decenni un fenomeno epidemico di patologie asbesto correlate, che con molta probabilità avrebbe causato più decessi dello stesso crollo del ponte, per mesoteliomi, tumori al polmone da asbesto, placche pleuriche, ispessimenti pleurici ed altre patologie asbesto correlate.

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