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Amianto nelle navi e nelle imbarcazioni

Amianto Navi
Amianto Navi

“La presenza dell’amianto nelle navi era ben occultata”

Hanno lavorato per oltre dieci anni come marittimi a bordo di varie navi, imbarcazioni, petroliere da carico, trasporto merci e passeggeri con varie mansioni.

Esposti a inalazione di fibre aero disperse di amianto in concentrazione media annua superiore a 100 fibre/litro (valore medio sulle otto ore al giorno).

Il silenzio dell’INPS a seguito delle richieste dei marinai

È questo il caso dei marinai come il Sig. Graziano Borelli e Michelangelo Balestrieri Lucido, solo due di una lunga lista di persone che hanno chiesto giustizia e non hanno avuto risposte.

Il sig. Borelli, ha iniziato a lavorare prestando servizio come mozzo giovanissimo, nel 1975, quando ancora la legge sulla pericolosità dell’amianto non era stata approvata. Ha svolto varie mansioni fino al 31 gennaio del 2018, anno in cui ha richiesto il pensionamento.

Era consapevole, Graziano, dei pericoli ai quali era esposto ogni giorno, vivendo e lavorando a stretto contatto con la fibra killer , in imbarcazioni imbottite di amianto. Viveva nell’angoscia, nella paura, per sé e per i suoi cari ma non vi era alternativa. Era il suo lavoro ed era difficile, se non impossibile, trovare un altro impiego, soprattutto a Napoli. Tutt’ora lo è.

Addossandosi il peso della responsabilità e sentendosi frustrato ogni giorno. Fisicamente e psicologicamente.

 “È penoso vivere con la consapevolezza che avrei presto potuto contrarre un tumore, come il mesotelioma o altre forme tumorali asbesto correlate. 

Lavorare su queste navi è svolgere il proprio lavoro, per necessità e per assolvere le proprie responsabilità, accompagnato da angoscia e timore. Soprattutto per i primi tempi. Dopodiché devi imparare a convivere con questo terribile peso e la frustrazione diventa quotidianità. Viene repressa.

Per andare avanti e vivere senza il tormento di ciò che potrebbe accadere. Già nell’immediato si conosceva la pericolosità delle fibre di amianto. La legge che tutela i lavoratori esposti ci ha portato ad aprire gli occhi come categoria perché vedevamo alcuni colleghi godere dei benefici riconosciuti dall’INPS e noi che convivevamo e vivevamo mesi, anni, a contatto con l’amianto senza alcun riconoscimento.

Per 35 anni ho prestato servizio presso queste imbarcazioni, la presenza dell’amianto era ben occultata e mascherata”. Racconta il Sig. Borelli durante l’intervista.

Infatti come riportano gli atti:

Molti marittimi hanno prestato servizio su una tipologia di naviglio, (non soltanto nelle localizzazioni tecniche delle navi, imbarcazioni quali sala macchine, apparato motore, locali condizionamento, ma anche nei luoghi di alloggio del personale di coperta quali Comandante, Ufficiali, Sottufficiali e negli alloggi abitati dai passeggeri ed equipaggio di servizio durante l’esercizio normale della nave quali cabine, bagni, ponti alti, cucine, corridoi, garage), che risulta per la stragrande maggioranza facente parte delle vecchie flotte del Gruppi SPAN, CAREMAR, Sidermar, Grimaldi Group, Fratelli D’Amico, SNAV, Società Europa Spa, Italia Navigazione Spa, Flotta Lauro e soprattutto TIRRENIA.

In particolare, quest’ultima era una Società italiana di trasporti marittimi pubblica che con le sue imbarcazioni, navi, merci e passeggeri collegava diversi porti italiani e del Mar Mediterraneo, acquisita dalla Compagnia Italiana di Navigazione il 19 luglio 2012, dopo un processo di privatizzazione iniziato nel 2008, diventando Tirrenia – Compagnia Italiana di Navigazione e che comprendeva tutte le unità navali delle Società Tirrenia, Caremar, Siremar, Toremar, Saremar.

 L’uso dei materiali coibenti a bordo della tipologia di navi su definite (imposto tassativamente dalla Convenzione Internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare e conseguentemente nei registri navali dei vari paesi aderenti tra cui l’Italia) si rinveniva precisamente nella soffittatura degli alloggi, del ponte comando, delle salette, della cucina, nonché i pannelli delle pareti, i tubi del riscaldamento. Di fatto, queste navi erano imbottite di amianto. 

Amianto nelle navi

Dal 1910 l’amianto è stato utilizzato sulle navi prima per coibentare i motori a vapore, poi dal 1925 per coibentare i motori a turbina e quelli a scoppio. Caldaie, camini, tubazioni, valvole, sono stati così ricoperti con amianto. Utilizzato anche nella sala macchine e per le sue capacità fonoassorbenti. 

Per l’isolamento dei serbatoi di carburante, dei tubi refrigeranti, del soffitto e della sala stessa. Addirittura  negli alloggi del personale di coperta, nelle pareti a soffitto, nella sala carico per l’isolamento dei tubi vapore.

Gli indumenti del personale addetto a particolari lavorazioni erano costituite da fibre di amianto (grembiuli, guanti, ghette, tele antifuoco e tute protettive). In particolare, su dette navi il vinil-amianto veniva utilizzato per le mattonelle dei rivestimenti e pavimenti dei locali alloggio, corridoi, mense, cucine e saloni, rendendo inevitabile l’interazione con il personale di bordo sia di macchina che di coperta.

La tipologia di amianto utilizzato era sia del tipo in corde, trecce, fogli ma anche spruzzato e verniciato o soltanto spruzzato, impastato con altri componenti e fasciato.

L’incubo amianto nelle navi petroliere

Molti marittimi hanno prestato servizio anche su imbarcazioni petroliere adibite al trasporto di carichi liquidi, prodotti derivati e contenenti residui di amianto e composti chimici. Si tratta di petroliere delle compagnie Armatoriali di bandiera estera prevalentemente della compagnia Armatrice TEXACO, Augustea, Fratelli d’amico Armatori SPA, AGIP della Società SNAM  sulle quali veniva fatto largo uso di materiali contenenti amianto proprio per la tipologia di materiale trasportato e con l’assoluta mancanza di dispositivi di protezione individuale contro l’inalazione di fibre e di protocolli operativi che inducessero a manipolare con cautela il materiale contenente amianto.

Inoltre, hanno prestato servizio anche su unità veloci quali aliscafi e natanti veloci per il trasporto di passeggeri, appartenenti principalmente alla Flotta SNAV ma anche alla Società CA.RE.MAR e Flotta Lauro.
Da come si evince dagli atti l’uso dei materiali coibenti a bordo veniva IMPOSTO TASSATIVAMENTE dalla Convenzione Internazionale per la Salvaguardia della Vita Umana in Mare e conseguentemente nei Registri Navali dei vari paesi aderenti tra cui l’Italia.

Svolgevano attività di durata anche superiore a 8 ore, operando in forma diretta sulle tubazioni rimuovendo amianto e le protezioni, esposte  alle continue sollecitazioni legate alla navigazione, alle manovre , alle attività di esercizio e di riposo, inclusi i cicli di accensione e di raffreddamento dei motori, rilasciavano fibre di amianto.

Certamente le condizioni di vita e di lavoro, sugli aliscafi e natanti veloci per il trasporto di passeggeri, costruiti in detta epoca, erano molto diverse da quelle attuali e le mansioni svolte sugli imbarchi dei ricorrenti, comportavano una esposizione alla inalazione di concentrazioni di fibre di amianto aero disperso ben diversa e sicuramente superiore a quella riscontrabile attualmente soprattutto a causa del massiccio uso di MCA che se ne faceva dagli anni ’30 agli anni ’70.

Come afferma il Sig. Lucido

Ho lavorato dal 1972 fino al 2018 facendo circa 39 anni di navigazione effettiva, dieci tra petroliere, imbarcazioni, navi da carico, traghetti aliscafi e ho prestato servizio 2 anni nella Marina Militare.
Iniziai come ufficiale fino a diventare comandante. Nel periodo da allievo effettuavamo ogni settimana delle esercitazioni anti incendio obbligatorie, la tuta anti incendio era composta anche da fibre di amianto.
Quando con la legge del 1992 venne messo al bando l’amianto, io e i miei colleghi non eravamo consapevoli della sua pericolosità. La cosa era sottovalutata da tutti e nessuno ci mise al corrente di quanto fosse pericoloso inalare fibre di amianto e che avrebbero potuto provocare forme tumorali come il mesotelioma e altre patologie asbesto correlate.
Ricordo quando sparavamo con i cannoni per le esercitazioni. Dal soffitto cadeva materiale misto amianto.

I traghetti erano e sono tuttora imbottiti di amianto. Dicono che sia confinato, ma la norma afferma che determinati controlli andrebbero fatti per molte ore al fine di sentire le vibrazioni quando il mare è mosso o calmo, invece tutto questo viene fatto per una durata inferiore a quella stabilita dalla legge.
Oggi mi restano segni indelebili a causa dell’amianto, ho effettuato una TAC ed è risultato un ispessimento della pleura. Inoltre, sono stati rilevati anche dei noduli da tenere sotto controllo.

Purtroppo vivere con il timore di ammalarsi di mesotelioma è terribile, amavo il mio lavoro, viaggiare sulle navi, imbarcazioni e quello che amavo mi ha portato a rischiare la vita.
Sono molto preoccupato, bastano poche fibre di amianto inalate per ammalarsi.
Cerco di proteggere mia moglie e i miei cari, un mio caro collega di bordo è morto per mesotelioma , tumore legato strettamente all’amianto“.

I marinai si rivolgono all’Avv. Bonanni per avere giustizia

“Alcuni colleghi sono stati risarciti, sono stati riconosciuti i benefici previsti per esposizione alle fibre di amianto sul lavoro. Se c’è una legge che tutela i lavoratori- aggiunge Graziano– dovrebbe essere valida per tutti, dare a tutti i marittimi esposti ad amianto la possibilità di avvalersene.

Ci sono stati ritardi voluti al fine di creare confusione e atteggiamenti ostili e fuorvianti da parte di molti legali. Dopo essermi sottoposto ad una TAC ho scoperto di avere fibre di amianto nei polmoni.
Già negli anni ‘50 si conosceva la pericolosità dell’amianto e non sono state prese precauzioni di alcun tipo. Grosse aziende fanno da padrone a discapito della popolazione. Volevo “divorziare” dall’amianto ma non potevo.
Fino a quando non ci sarà un evento catastrofico non ci sarà giustizia, il problema amianto è sottovalutato e i cittadini non sono tutelati”.

Legittima difesa, difesa legittima

Legittima difesa
Legittima difesa

Questo è di certo un argomento di  attualità certa, ma paradossalmente limitato, perché  confinato in un ambito spazio-tempo assolutamente ristretto e a casi particolari, suscitando reazioni anche sconcertanti e di segno opposto, comunque devianti, rispetto a quella che è la realtà invero complessa dei pericoli tra le quattro mura, piuttosto che fuori , per cui ritengo si dovrebbe essere allertati, prima ancora che legittimati, sempre e comunque alla difesa.

Conseguenze irreparabili

Certo, tutto questo potrebbe avere un senso compiuto se le vittime delle più differenti, proditorie ed efferate aggressioni avessero adeguata percezione del pericolo e delle stesse conseguenze spesso irreparabili.

DifesaMa di cosa sto parlando, di che cosa mi preoccupo se non degli agguati all’asbesto, all’uranio impoverito, al mercurio, al fumo d’ossianico di ciminiere, di altiforni, di fabbriche e centrali, piuttosto che dei fuochi e dei roghi con cui si eliminano accumuli di rifiuti tossici o i rivestimenti del rame razziato, naturalmente tutto a disprezzo della salute dei derubati, dei rapinati di fatto della vita, di certo il nostro bene più prezioso. 

Ecco, che ogni qualvolta ci troviamo nella condizione di vittime impotenti di scellerati, che si appropriano indebitamente della nostra esistenza, dovremmo reagire in modo adeguato, invocando giustizia e riparazione. Purtroppo, non ci si rende conto pienamente del male che ci viene causato, se non quando è tardi, troppo. E allora?

Allora, valgono per tutti, anche in luogo di chi istituzionalmente dovrebbe interporsi, agire, ma non può o non riesce, la ragione, la passione, la volontà e se vogliamo il coraggio di coloro che svolgono un ruolo di salvifica supplenza, fino ad ottenere attenzione, sino ad aprire un percorso di giustizia, sino a ribaltare la filosofia masochista della riparazione soltanto dopo il danno, sino alla rivoluzione lapalissiana della prevenzione.  

Sembrerà strano, ma si è dovuto verificare il paradosso di dover difendere gli stessi operatori della Difesa, i militari, come quelli della sicurezza e della protezione da rischi calamitosi, i vigili del fuoco, rispetto all’evidenza ignorata o elusa di gravi pericoli per la salute. 

La difesa degli operatori della Difesa

Sembrerà un peso insostenibile da sopportare, ma tant’è che occorre davvero il coraggio, che dovrebbe andare di pari passo con la capacità di governare. Diciamo che se sulla via della legittimazione alla difesa della collettività da pericoli diffusi e immanenti, dopo la straordinaria apertura del Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, è giunto anche il decreto del Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, per avviare un processo di riforma della normativa sull‘amianto, questo lo si deve a chi si è messo in prima linea ed ha assunto il ruolo di difensore, non soltanto nelle aule di giustizia.

Mi riferisco, appunto, a chi come il Presidente dellONA, l’avvocato Ezio Bonanni, da anni si batte non tanto contro, ma per, affinché le Istituzioni si orientino dalla parte giusta, l’unica assolutamente da salvaguardare, quella dei cittadini.

E le armi? Beh, credo che l’arma di difesa di gran lunga più efficace sia quella del buon senso, quello di cui davvero bisogna disporre perché si faccia ancora un passo avanti e dalla legittima difesa si passi alla difesa legittima.

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.

assistenza ona

L’assistenza dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto, presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni, è un’associazione rappresentativa delle vittime dell’amianto e dei loro familiari; l’ONA è il punto di riferimento anche di tutti coloro che credono in un mondo migliore, senza amianto e senza cancro. Siamo dei sognatori, crediamo che l’impegno comune di tutti possa permettere di conseguire l’obiettivo di evitare tutte le esposizioni alle fibre di asbesto, e quindi sconfiggere queste malattie, o comunque poterle curare, grazie ai risultati della ricerca scientifica, alimentata dall’impegno del Prof. Luciano Mutti e di altri scienziati che hanno aderito all’ONA.

Servizio di assistenza legale e medica gratuita

L’ONA, grazie all’impegno del suo Presidente, Avv. Ezio Bonanni, assiste gratuitamente tutti coloro che ne fanno richiesta, attraverso il sito istituzionale: ONA, oppure il sito dell’avvocato Ezio Bonanni.

I cittadini e/o lavoratori esposti ad amianto e ad altri agenti tossico nocivi e cancerogeni, possono chiedere l’assistenza medica gratuita con i medici volontari ONA.

Anche in caso di mesotelioma, e di altri tumori amianto, l’impegno dei medici volontari ONA e l’utilizzo di nuove terapie cura mesotelioma hanno permesso di ottenere maggiori aspettative di vita.

L’assistenza sanitaria gratuita ONA può essere richiesta compilando il modulo presente nella voce Osservatorio Nazionale Amianto assistenza medica.

Basta con le vittime della pace e dell’apocalisse amianto

Amianto
amianto

Il 7 novembre del 2017 scrivevo:

“Ieri, in una affollatissima conferenza, l’avvocato Ezio Bonanni e l’Osservatorio Nazionale Amianto hanno virtualmente portato fino in Campidoglio quelle sottili fibre, che hanno fatto la fortuna dell’Eternit e la disgrazia di migliaia di vittime, nonché l’incubo della collettività cresciuta in strutture avvelenate nel ventesimo secolo ed ancora tali per la gran parte, rappresentando una vera e propria apocalisse in tempo di pace e mettendo a rischio di mesotelioma il nostro futuro, salvo azioni drastiche di risanamento.

Case, ospedali, stazioni e treni, navi o impianti sportivi, tutto è stato tirato su per decenni appunto con la magica formula all’amianto. Adesso siamo di fronte al solito problema del coraggio di governare, della necessità di agire, finché si è in tempo.

Ad esempio e memoria perenne di come lo Stato, sino a pochi anni fa, abbia agito con negligenza su di una questione di così vitale importanza, ho voluto ricordare la brutale demolizione del Velodromo all’EUR, fatta nel 2009 con una miriade di cariche al tritolo e che con un colpo solo cancellò una parte gloriosa di Roma Olimpica e spedi un fungo all’asbesto di sembianze atomiche sul Quartiere  dell’Esposizione Universale -Torino e sul resto della Capitale. Per quell’episodio, di “pelosa” arroganza, pur a fronte della  Legge del 1993 e dei divieti “comunitari” del 1999, a nulla valsero proteste e sospensioni. Adesso rimane l’eventualità di dover  risarcire la salute dei cittadini e magari l’O.N.A. se ne occuperà…”. 

Amianto

Apocalisse amianto: iceberg mimetizzato nel pattume reale e virtuale

Ecco che, aggiungendo le immagini di quel che fu l’irresponsabile e demenziale abbattimento di un monumento della storia sportiva e del nostro Paese, si ha l’idea della percezione senza mezzi termini, di cosa significhi trovarsi nella nube tossica, micidiale di una esplosione all’amianto, di quello che si è cercato di evitare si ripetesse in questi giorni per l’abbattimento dei tronconi del Ponte Morandi, a Genova, un pericolo letale che si moltiplica, una apocalisse che si amplifica, quando inesorabilmente capita in teatri di guerra e dove non si può davvero parlare di cautele possibili. 

Forze Armate: apocalisse amianto e vittime della pace

Dunque, questo è il caso delle migliaia di nostri militari, di nostri operatori al servizio del Ministero della difesa o di altri civili, come medici, giornalisti, volontari del soccorso, che loro malgrado  si trovano immersi nelle infernali nebbie, dove i veleni si sommano e si esaltano sino alla iperbole dell’uranio impoverito, aggiungendo il paradosso del fuoco amico a prescindere, mietendo vittime anche sulla base di una semplice ipotesi di difesa, piuttosto che di offesa, stando ai danni riportati da chi semplicemente si esercita nei poligoni o gestisce  depositi di munizioni, da chi naviga su mezzi coibentati all’asbesto.  

Se delle vittime civili si intuisce la punta di un enorme iceberg mimetizzato nel pattume reale e virtuale, che soffoca il nostro sistema e che tende ad emergere grazie all’azione costante di denuncia e proposta dell’associazionismo, di più si rimarca l’evidenza del rischio documentato in campo militare: la novità storica è che il Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, ha voluto prendere per le corna il mostruoso contenzioso fatto di migliaia di denunce, processi, ricorsi, condanne, dinieghi, elusioni, rinvii e finanche silenzi a fronte di sentenze passate in giudicato.

Avviare un processo di ravvedimento

Amianto

Infatti, nella riunione svoltasi nella Sala Diaz del Ministero, alla presenza dei rappresentanti delle Associazioni Nazionali, tra cui l’Osservatorio Nazionale Amianto, la Ministra  ha dichiarato di voler accettare quella che considera una vera e propria sfida, ovvero la necessità di avviare da subito un processo di ravvedimento, accogliendo gli stessi  suggerimenti per la prevenzione, che ONA ha puntualmente depositato al Tavolo Tecnico e di rendere ragione e conforto alle vittime e loro famiglie , che in un quarto di secolo hanno raggiunto valori pandemici, intollerabili per un Paese civile, che costituzionalmente ha scelto la pace e si è organizzato esclusivamente per la difesa.

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.

Apocalisse amianto: prevenzione e cura

L’emergenza amianto in Italia impone una presa d’atto del rischio determinato dall’inalazione della fibra killer. Ci sono ancora 40.000.000 di tonnellate di materiali che lo contengono, con contaminazione delle fibre, che inalate, provocano danni alla salute. Dunque, è richiesto l’intervento con la bonifica dell’amianto, ovvero la c.d. prevenzione primaria e l’intensificazione della ricerca scientifica per la terapia e cura e la loro diagnosi precoce, prevenzione secondaria.

Il quadro epidemiologico riporta, ogni anno, 6.000 decessi in Italia per patologie asbesto correlate. Di conseguenza, è importante anche la c.d. prevenzione terziaria, ovvero l’assistenza legale, attraverso l’indennizzo INAIL e/o il riconoscimento vittima del dovere e il risarcimento delle malattie asbesto correlate.

L’assistenza gratuita dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto, presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni, è un’associazione rappresentativa delle vittime dell’amianto e dei loro familiari. L’ONA è il punto di riferimento anche di tutti coloro che vogliono porre fine a questa apocalisse, che credono in un mondo migliore, senza amianto e senza cancro. Siamo dei sognatori, crediamo che l’impegno comune di tutti possa permettere di conseguire l’obiettivo di evitare tutte le esposizioni alle fibre di asbesto. Quindi, sconfiggere queste malattie, o comunque poterle curare, grazie ai risultati della ricerca scientifica. Questa, alimentata dall’impegno di tutti gli scienziati che hanno aderito all’ONA.

Assistenza medica gratuita dell’ONA

I cittadini e/o lavoratori esposti ad amianto e ad altri agenti tossico nocivi e cancerogeni, possono chiedere l’assistenza medica gratuita con i medici volontari ONA. Anche in caso di mesotelioma e di altri tumori amianto, l’impegno dei medici volontari ONA e l’utilizzo di nuove terapie cura mesotelioma hanno permesso di ottenere maggiori aspettative di vita.

L’assistenza sanitaria gratuita ONA può essere richiesta compilando il modulo presente nella voce Osservatorio Nazionale Amianto assistenza medica.

Assistenza tecnica smaltimento amianto

L’ONA assiste i cittadini che debbono provvedere alla bonifica amianto e/o materiali di amianto, e smaltimento eternit. Per chiedere l’assistenza gratuita ONA, smaltimento eternit, si può contattare l’associazione attraverso lo Sportello Amianto ONA.

Numero verde dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Tutti i lavoratori e cittadini, esposti amianto e/o asbesto, detto anche eternit, o, in edilizia, cemento amianto, possono chiedere l’assistenza gratuita all’ONA, anche attraverso il numero verde gratuito 800 034 294.

Un nostro operatore è a disposizione dalle ore 09:00 alle ore 13:00 e dalle ore 15:00 alle ore 20:00, per rispondere a tutte le esigenze.

Marina Militare rischio cancerogeno: un massacro

Marina Militare Italiana
Marina Militare Italiana

Marina Militare rischio cancerogeno. È una nube nera, tossica, mortale, quella che copre la Marina Militare italiana, che ha portato alla morte più di 2mila persone, marinai che hanno servito lo Stato nelle unità navali e nelle attività degli arsenali, intrisi di amianto.

570 casi di mesotelioma, più di 1000 decessi per tumore polmonare, altri 500 morti per le altre patologie asbesto correlate, dai mesoteliomi ai tumori della laringe e della faringe, del colon e di altri organi di bersaglio.

La Cassazione annulla le assoluzioni degli ammiragli

La Corte di Cassazione ha annullato per la seconda volta le assoluzioni degli ammiragli, che sapevano a quali pericoli fossero esposti i loro sottoposti e non hanno agito per salvare la vita a migliaia di esseri umani. Come nel caso di Giuseppe Calabrò e Giovanni Baglivo.

I vertici della MM non hanno dotato i marinai delle dovute precauzioni. Dietro la maschera del silenzio li esponevano alla morte, senza remore, pensando di poter passare inosservati solo perché i tempi di latenza per l’incubazione della malattia correlata all’amianto sono lunghi.

Ma basta inalare le fibre anche per un breve periodo, per ammalarsi.

Forse gli ammiragli pensavano che l’amianto che ricopriva le tubazioni delle navi non avrebbe rilasciato fibre, gli alti ufficiali si preoccupavano dei motori perché l’amianto è ottimo per le qualità di coibentazione e di isolamento. I marinai, invece, lo hanno inalato, tagliato, respirato, spruzzato. Ci hanno addirittura dormito vicino.

Corte di Cassazione e gli sviluppi nei procedimenti

La Corte di Cassazione, dopo sette anni, due assoluzioni e tre rinvii, stabilisce che il processo di appello a Venezia contro cinque ammiragli della Marina Militare, è da rifare.

Non solo per la morte dei due marinai, Giuseppe Calabrò e Giovanni Baglivo, deceduti per mesotelioma pleurico. La Marina, secondo l’accusa, non avrebbe preso le precauzioni di legge per evitare di esporre al pericolo i militari.

La Corte di Cassazione riaccende, così, le speranze di familiari di altre vittime, in causa nel processo parallelo a Padova, per la morte di una decina di marinai uccisi dall’amianto, chiuso in primo grado con l’assoluzione.

Più volte il ministero della Difesa è stato condannato a risarcire i familiari delle vittime. Sono 1101 i casi di vittime segnalati solo alla Procura di Padova.

La Suprema Corte ha annullato anche la seconda volta, nel processo Marina Bis (circa 50 casi) l’assoluzione degli ammiragli, dopo aver respinto il proscioglimento degli stessi in primo grado nel processo Marina uno.

Il procedimento Marina ter, quindi, torna alla fase di indagini preliminari, con almeno 800 nuovi casi, molti dei quali mortali (Marina Militare rischio cancerogeno).

Le azioni dell’ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni

Solo quando hanno aperto gli occhi, i parenti delle vittime hanno denunciato le morti dei loro cari, che hanno servito lo Stato, anche grazie all’Osservatorio Nazionale Amianto e al lavoro dell’Avv. Ezio Bonanni.

Bonanni, oltre a tutelare e ad assistere i familiari dei deceduti, ha fatto luce sul rischio cancerogeno dell’amianto, aprendo le porte della verità anche tramite l’informazione, scoprendo i volti di quelli che si nascondevano nel buio e nel silenzio.

Solo ora, dopo tutte quei decessi, vengono risarciti i parenti. Morti che potevano essere evitate. Non si può tornare indietro ma si può guardare avanti, con la consapevolezza di ciò che è stato ed evitare ciò che sarà.

I colpevoli devono pagare. La giustizia deve dimostrare di essere tale, perché altrimenti assisteremmo ancora alla morte di altri marinai, donne, uomini, bambini, a causa dell’amianto.

Marina Militare rischio cancerogeno: importante la bonifica

La bonifica ci deve essere. E non solo sulle navi. Per tutelare i nostri cari, i nostri figli, noi stessi dalla fibra killer creata dall’uomo. È una battaglia, quella dell’ONA, per un futuro illuminato dalla verità.

Perché l’uomo, purtroppo, in molti casi, ha dimostrato di non essere cambiato nel corso della storia e le tragedie che si susseguono, si ripeteranno se qualcuno non apre gli occhi e combatte.

Se la giustizia non interviene per tutelare il principio cardine su cui si fonda, cioè l’uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge.

Una lunga scia di sangue, bagna le acque cavalcate dalle navi della Marina Militare, e «questo massacro deve finire», ha detto la figlia di una vittima.

La storia di Salvatore Arcieri, vittima di mesotelioma

«Pochi giorni prima della morte mio padre mi afferrò per il braccio dicendomi: “Ora mi devi dire che cos’ho”». La figlia Laura cercò di dissuaderlo dal provare a capire quale fosse il suo problema ma Salvatore sapeva che, inevitabilmente, sarebbe andato incontro alla morte.
La diagnosi: mesotelioma pleurico.

Gli era stato diagnosticato nell’ottobre del 2009 dopo essere stato ricoverato presso l’azienda ospedaliera Umberto I di Siracusa. È deceduto il 19 Novembre dello stesso anno.

L’arruolamento di Salvatore in Marina Militare

Salvatore Arcieri, nato ad Augusta il 23 Maggio del 1941, si era arruolato a soli 17 anni nella Marina Militare. Dapprima aveva prestato servizio come motorista navale, poi aveva frequentato le scuole degli equipaggi di La Maddalena e lavorato presso le strutture della Marina Militare di Taranto.

È stato imbarcato presso numerose navi tra cui la Mitilo e la Chimera. Navi imbottite di amianto. L’amianto è stato introdotto nella cantieristica navale fin dal 1900 per le sue caratteristiche di isolamento, incombustibilità, resistenza al calore e al fuoco. E per la sua economicità.

Nel 1925 i motori a vapore sono stati sostituiti con i motori a scoppio e, di conseguenza, l’amianto è stato utilizzato anche per isolare varie componenti e per la coibentazione di caldaie, camini, tubazioni e valvole, guarnizioni e coppelle che spesso venivano realizzate anche dai motoristi per le attività manutentive eseguite in mare.

L’utilizzo di amianto nelle navi della Marina Militare

Arcieri utilizzava l’amianto anche in forma di lastre e cartoni; questo materiale era presente nei pavimenti, nei locali motore, addirittura veniva spruzzato per isolare rapidamente grandi superfici, non solo nel vano motori e nella sala macchine ma anche nelle stive.

“L’esposizione di amianto riguarda ambienti di lavoro e di vita e si sommano i contributi derivanti da specifiche attività lavorative con quelli dovuti ad esempio alla presenza di materiali contenenti amianto negli spazi aderiti ad alloggio del personale o comunque dove il personale trascorre importanti periodi di tempo “.

Dalla relazione del Prof. Comba e del Prof. Soffritti.

I titolari delle posizioni di garanzia, oggi purtroppo deceduti, come accertato dalla Procura della Repubblica di Padova, hanno violato le regole cautelari nello specifico dettate per la tutela della salute e dell’incolumità psicofisica dei militari della Marina.

Studi scientifici e conferma della lesività dell’amianto

Infatti, fin dagli inizi del 1900, erano note le capacità lesive delle fibre di amianto per l’organismo umano. Nel 1955, Richard Doll aveva pubblicato i suoi studi che dimostravano gli effetti cancerogeni dell’amianto, in particolare per l’apparato respiratorio.

Anche sul mesotelioma si erano susseguite varie pubblicazioni scientifiche, che hanno trovato la loro definitiva consacrazione con le pubblicazioni di Wagner(1959) e Selikoff(1964/1965).

IARC: la conferma della cancerogenicità dell’amianto

Ulteriore conferma degli effetti lesivi dell’amianto e dei suoi minerali, e, quindi, anche del Marina Militare rischio cancerogeno, ci è stata data dallo IARC nella sua ultima monografia in materia.

Infatti, nel testo si legge:

Asbestos is the generic commercial designation for a group of naturally occurring mineral silicate fibres of the serpentine and amphibole series. These include the serpentine mineral chrysotile (also known as ‘withe asbestos’), and the five amphibole minerals – actinolite, amosite (also known ad ‘brown asbestso’), anthophyllite, crocidolite (also known as ‘blue asbestos’), and tremolite (IARC, 1973; USGS, 2001).

The conclusions reached in thism Monograph about asbestos and its carcinoegenic risks apply to these six types of fibres wherever they are found, and that includes talc containing asbestiform fibres. Erionite (fibrous aluminosilicate) is evaluated in a separate Monograph in this volume” (1.1, pag. 219).

Esposizione di Salvatore e relazione tecnico medico legale

Salvatore è stato esposto per tutta l’attività di servizio a una concentrazione di 3mila ff/ ll (fibre/litro) di amianto nella media delle otto ore lavorative, per non parlare delle esposizioni nell’orario di riposo.

Come riportato dalla relazione tecnico medico legale prodotta dal C.T.U. Dr. Giuseppe Bulla: “Ha lavorato ben più di sei anni in Marina, ma il periodo trascorso tra i motori delle navi non è breve; la motivazione risiede nel fatto che il periodo trascorso tra i motori è ben più lungo di due anni e tre mesi, periodo sufficiente abbastanza per sviluppare il mesotelioma”.

Il ricordo della famiglia e il percorso legale

Ha lasciato un enorme vuoto nel cuore di sua moglie e dei suoi cinque figli, Salvatore, un uomo forte, di poche parole, che ha lavorato tutta la vita scegliendo sempre di fare le cose che amava, dedicandosi con amore e cura alla sua famiglia. All’educazione dei suoi figli.

La figlia Laura ricorda come suo padre gli abbia insegnato il valore della giustizia, a lottare per ciò che si desidera e per i propri cari. E proprio su questa base Laura, insegnante, decise di intraprendere questa battaglia legale contro la Marina Militare e il ministero della Difesa, affiancata dall’Avv. Ezio Bonanni.

La ricerca della verità e della giustizia, senza la quale non c’è pace. Questo l’ha spinta a lottare per suo padre e per tutti quelli che hanno perso i loro cari a causa di questa terribile tragedia che poteva essere, se non evitata, perlomeno contenuta.

Non hanno utilizzato alcuna protezione dalle fibre di amianto, obbligatoria per legge. Oggi la moglie Vincenza e i figli chiedono che Salvatore sia riconosciuto come Vittima del Dovere con equiparazione alle Vittime del terrorismo, con tutti i benefici previsti per legge. E il risarcimento a moglie e figli orfani di Vittima del dovere.

“Mio padre mi insegnato a fare quello in cui credo con dignità, in modo combattivo. E continuerò a combattere per la giustizia, è l’unica cosa che mi rimane per potermi sentire più vicina a lui”.

Giustizia per Daniele Giovannoni

Daniele Giovannoni
Daniele Giovannoni

Caso Giovannoni. La Cassazione penale, con sentenza del 20.03.2019, ha confermato le condanne di Luciano Giovannini, e del Comune di Aprilia, per la morte di Daniele Giovannoni. La morte di Daniele è avvenuta a soli 16 anni, il 30 agosto 2005, mentre percorreva la Via Toscanini di Aprilia, perdendo il controllo del suo ciclomotore a causa dei dissesti della pavimentazione stradale.

Dichiarato inammissibile il ricorso del Comune di Aprilia

Il Comune di Aprilia e Luciano Giovannini affondano in Cassazione: dichiarato inammissibile il loro ricorso. Accolte in pieno le richieste dei difensori di parte civile. Il difensore della vittima, avv. Bonanni: “un principio che imporrà al Comune di Roma l’immediata messa in sicurezza di tutte le strade”

Dispositivo Giovannoni

E’ una sentenza storica, quella della Corte di Cassazione, perché mette la parola fine al tentativo dell’imputato e del Comune di Aprilia di sfuggire alle loro responsabilità, e dall’altro perché afferma il principio di diritto che in caso di negligenza del dirigente responsabile del Comune, titolare della strada, sussiste la responsabilità dell’ente, titolare della strada, sia per omicidio colposo in caso di morte, che di lesioni colpose in caso di danni alla salute, non mortali, e quindi anche del risarcimento dei danni– dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, che ha difeso il padre e i fratelli della vittima, che sottolinea “questo principio,  esteso al Comune di Roma, noto per il dissesto stradale, impone, per evitare condanne a risarcimenti a carico della collettività, l’immediata messa in sicurezza di tutte le strade.

Clicca qui per ascoltare per intero la dichiarazione.

L’imputato Luciano Giovannini, difeso dall’Avv. Corrado De Simone, aveva sostenuto di non essere responsabile per la morte del giovane. A detta dell’imputato, la vittima doveva essere più prudente conoscendo il cattivo stato di manutenzione della strada.

La tesi sostenuta è che non era possibile affermare la sua responsabilità addossandola così alla vittima. Le tesi dell’imputato, e del Comune di Aprilia, sono state efficacemente scardinate dall’agguerrita difesa di parte civile.

L’Avv. Ezio Bonanni contesta il contenuto del ricorso

L’Avv. Ezio Bonanni, che ha difeso il padre e i fratelli di Giovannoni Daniele, ha contestato il contenuto del ricorso per Cassazione. Ne ha chiesto la inammissibilità per violazione dei principi fondamentali dell’ordinamento processuale penale, per genericità  e nel merito, perché le responsabilità dell’imputato e del responsabile civile (Comune di Aprilia), si fondavano sull’aver tenuto una condotta negligente, imprudente ed imperita.

Daniele Giovannoni

La Via Toscanini di Aprilia, dove Daniele ha perso la vita sbalzato da una buca mentre era sul suo motorino, era completamente dissestata e fessurata. Risultava essere stata già emessa la delibera di spesa per la sua manutenzione straordinaria, ma, il dirigente responsabile, non si è attivato per far si che i lavori fossero eseguiti. Ed in merito, nonostante si fossero verificati altri incidenti stradali, non aveva chiuso la strada al traffico, né avviso di pericolo ovvero di limitazione di velocità.

Risultava quindi confermata la violazione delle cosiddette regole cautelari, specifiche e generiche (prudenza, negligenza e imperizia), e confermato il nesso causale, oltre ogni ragionevole dubbio. È confermato che il giovane è stato sbalzato per via della buca presente nel manto stradale, che tenesse una velocità moderata e che, se la buca fosse stata coperta, l’evento non si sarebbe verificato. Di conseguenza, è confermato anche lo stato di colpa.

L’intervento del Prof. Carlo Taormina

È intervenuto anche il Prof. Carlo Taormina, principe del Foro, il quale dopo il richiamo al contenuto della discussione dell’Avv. Ezio Bonanni, ha insistito nel porre in evidenza il singolare comportamento assunto sia dall’imputato che dal Comune di Aprilia che hanno tentato di addossare la responsabilità del sinistro e quindi dell’evento mortale sul ragazzo deceduto.

Le richieste dei difensori di parte civile hanno trovato totale riscontro nella sentenza della Corte di Cassazione, che ha dichiarato i ricorsi dell’imputato e del Comune di Aprilia inammissibili, con la condanna a carico dei ricorrenti a pagare le spese di giustizia, e di 2.000,00 € ciascuno “a favore della cassa delle ammende, nonché alla rifusione delle spese sostenute dalle costituite parti civili”.

Finalmente giustizia per il giovanissimo Daniele Giovannoni

Giustizia è fatta per Daniele Giovannoni a 14 anni dalla sua morte. Almeno questo, ottenere giustizia e l’affermazione di un principio che non ci potranno essere altre morti dovute all’incuria delle amministrazioni.

Il principio è stato dettato ed il solco tracciato: le pubbliche amministrazioni debbono essere diligenti e sistemare le strade, non potendo impunemente invocare il fatto che sia il cittadino a dover restare attento quando il manto stradale sia completamente dissestato, fessurato e bucato.