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sabato, Maggio 9, 2026
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Amianto nel mondo e in Europa

Amianto- COVID 19
COVID 19

Intendo con questo che se la Direttiva Europea del 26 luglio 1999, sei anni dopo il divieto dell’utilizzo amianto nel mondo,  prendeva una misura complessa per lo smaltimento entro il 2023, con un successivo aggiornamento al 2028, intanto nel resto del mondo ci si adeguava con molte riserve e trasgressioni, oppure s’ignorava del tutto il problema, lasciando di fatto che il “killer” continuasse ad agire nell’ombra o addirittura alla luce del sole.

Amianto nel mondo: sensibilizzare la pubblica opinione

Credo che l’ONA abbia davvero un compito straordinario da compiere, almeno sul piano della sensibilizzazione della pubblica opinione,  circa i tempi, i modi e l’entità reale dell’impegno profuso dalle istituzioni al fine di contenere e azzerare il rischio amianto

Sappiamo che centinaia di migliaia di persone sono state di fatto condannate ad una fine orribile, loro malgrado, che il periodo è inclusivo dei termini entro i quali ad esempio l’Unione Europea ha stabilito dovrebbe concludersi lo smaltimento nei paesi aderenti. 

La mia impressione è che non si faccia abbastanza e soprattutto che l’allarme non sia adeguatamente diffuso, percepito, anche in Europa e nel mondo. Forse il modo più appropriato sarebbe quello di paragonare il rischio da amianto a quello che si corre attraversando incautamente un campo minato, anzi di più, perché la micidiale contaminazione da crocidolite e di amosite è ovunque,  come isolanti acustici e termici,  come rivestimenti antincendi in alberghi, scuole, ospedali, aeroporti, reti di trasporto sotterraneo, edifici commerciali e residenziali, su treni e navi e nelle centrali elettriche, per non parlare dei filtri, anche quelli delle sigarette.

L’impressione è che ci si affidi alla filosofia del rinvio, alla burocrazia, che si voglia prendere tempo, mentre lo smaltimento, quando avviene, finisce in discariche provvisorie e con modalità non appropriate, mentre occorrerebbero luoghi sicuri e adeguata formazione degli addetti.

Amianto

Alla fine della fiera, penso che almeno si abbia diritto alla segnalazione del pericolo e alle istruzioni di base per evitarlo. Credo che in via breve occorra fare questo, salvo condividere la vocazione masochista di chi alza le spalle.

Conclusioni amianto nel mondo

Ecco, perché il ruolo e la missione di organismi come ONA e CNIFP (Osservatorio Amianto/Ambiente e Comitato Fair Play) si rendono osmotici e coesi, ecco perché la promozione della cultura della prevenzione e del rispetto delle regole, dello stile di vita corretto per una diversa e migliore qualità della vita non prescindono dalla consapevolezza, dalla informazione e dalla partecipazione attiva, dalla collaborazione anche in una logica internazionale.

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti dei lavoratori vittime da esposizione ad amianto o altre sostanze cancerogene. L’associazione dispone di un pool di tecnici che assiste i cittadini per la bonifica e la messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni a sostanze cancerogene, è possibile richiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza e migliori condizioni di salute. L’ONA dispone anche di un pool di legali per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Tutti i lavoratori esposti, anche coloro privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi amianto.

assistenza ona

La cronaca scandisce il tempo del fare, ciao Gino

Gino Falleri
Gino Falleri

Avevo conosciuto Gino Falleri nel 1966, in occasione della mia iscrizione all’Ordine dei Giornalisti, in netto ritardo rispetto al mio percorso effettivo di cronista, iniziato nel 1960 nell’Ufficio Stampa dei XVII Giochi Olimpici e passato rapidamente più o meno in contemporanea per le redazioni di Corriere, AGI, RAI Sport, Gazzetta Sport…

Lui, che era iscritto dal 1956 e vice presidente da due anni, mi dette la benedizione con la battuta : “Ma come, non eri iscritto?

Non mollare mai!

Poi, con Gianni Pressenda e Michele Giammarioli, fummo compagni di avventura per ITINERARIO LAZIO, un bel mensile che appagava il nostro desiderio di promuovere la cultura e la storia del territorio.

Probabilmente, l’intesa tacita e l’affetto, che si erano consolidati nel tempo, nascevano da una particolare combinazione chimica, che ha sempre funzionato tra me e i nativi delle marche, perché lui era pesarese come il mio maestro Probo Zamagni, marchigiano come Bruno Zauli e Giacomo Brodolini, personaggi che mi onoro di aver frequentato.

Appartenente alla categoria dei “mollare mai”, Gino era stato sempre presente e disponibile, vicino, anche quando era condizionato da problemi di salute, magari con un messaggio affettuoso, come fece per me in occasione della cerimonia per cinquantanni di professione, delegando la Presidente dell’Ordine, Paola Spadari.

In particolare, voglio ricordare la sua particolare vicinanza a testate di frontiera come L’ECO DEL LITORALE  e  sensibilità al tema della contaminazione e del pericolo grave rappresentato dall’amianto, perché fu proprio lui a far concedere il massimo della copertura con crediti deontologici per colleghi giornalisti impegnati in una delle ultime conferenze promosse dall’Osservatorio Nazionale Amianto, lo scorso anno, sul tema della bonifica necessaria per l’impiantistica sportiva e scolastica.

Conclusioni

Infine, mi sono sorpreso nel costatare la sua età, quella di novantadue anni portati con assoluta leggerezza, sino all’improvvisa levitazione, l’ultimo volo verso Borea.

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria). L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute. L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto. assistenza ona

Gialli al veleno, sino alla realtà del “Morandi”

Ponte Morandi, gialli
Ponte Morandi

Se non fosse per la leggenda che li avvolge, dubiteremmo che le raffinate geniali invenzioni letterarie di Arthur Conan Doyle padre di Sherlock Holmes e putativo di Dorando Pietri, nonché di Aghata Christie, autrice  per eccellenza di venefici letali cocktail all’attenzione di Ercole Poirot, siano ben poco rispetto alle clamorose ambigue realtà che via via emergono. Colpo dopo colpo nel teatro della nostra vita quotidiana.

Un finale drasticamente depressivo!

Ricordate il polverone inglese sulle indagini del caso dell’ex spia russa Sergej Skripal e sua figlia Yulia. Della incredibile scomparsa di Jamal Ahmad Khash oggi nel consolato saudita a Istabul?  Avete presente la tempesta in corso sulla morte di Imane Fadil, modella marocchina testimone al processo “Ruby ter”? Bene, tanto clamore alimentato dal profumo di giallo. Ideale per l’immaginario del collettivo alla ricerca di distrazioni, di casi specifici, lontani dal rischio comune…

Ma che dire del sospetto ormai consolidato, che la ipersofisticazione dei sistemi a presidio degli ultimi Boeing 737 Max 8 sia la causa di disastri. La cui responsabilità sconfina tra ragioni di stato e di economia? Del resto, chi non ha pensato che l’inerzia della polizia parigina, che la sopraffazione violenta, le distruzioni nel centro storico, il cangiare dal giallo al nero dei gilet, non stiano nelle more di una strategia dal finale drasticamente repressivo? 

Ponte Morandi

Ecco, tutto questo per capire dove diversamente ci porta l’atteggiamento dubbioso sulla pericolosità dell’asbesto. Delle micidiali fibre d’amianto pronte a librarsi in aria ogni qualvolta si gestisce incautamente quel cemento, che fino al 19 luglio 1993 veniva impastato con “qualità” e “vantaggio”,  utilizzando tra le componenti la  principale causa di morte da mesotelioma, appunto l’amianto. 

Purtroppo il crollo del 14 agosto dello scorso anno liberò una imprevedibile spaventosa nube di polvere tossica, cui si sarebbe dovuto far seguire un protocollo di assoluta prudenza per le fasi successive di soccorso e recupero, quindi adesso di demolizione.

Un grido di aiuto, allarme visto troppe volte con fastidio

L’impressione è che l’allarme amianto venga vissuto con fastidio e come un ostacolo alla tempistica, che prevede la ricostruzione, secondo il progetto di Renzo Piano,  quanto prima possibile. In quel “possibile” risiedono le speranze di salute degli operatori addetti e dei cittadini  genovesi che non possono rischiare di pagare il prezzo della fretta, con la propria salute,  a tempo debito.

Per concludere, questo non è uno dei gialli affidati alla fantasia di nobili autori, ma una realtà di cui si occupano quotidianamente i cronisti. E puntualmente chi, come l’ONA, ha come missione la difesa  dal pericolo amianto, insidia che si annida ovunque e che bisogna saper riconoscere, come la minaccia di un potenziale assassino.

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.

I servizi di assistenza ONA e la ricerca

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Aps e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria). L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute. L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale.

Tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

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Amianto e Marina Militare, la strage silenziosa

Amianto e Marina Militare
Marina Militare

Amianto e marina militare: il caso di Enrico Alberto Maria Laudati, vittima dell’amianto

È una strage infinita, quella provocata dalle fibre di amianto che, solo nell’ambito della Marina Militare ha portato alla morte e alla malattia 1101 persone, limitandoci alle segnalazioni effettuate alla Procura di Padova. Se si tiene conto di tutti i casi si arriva a 2000 decessi.

Quindi il binomio amianto e  marina militare si dimostra non propriamente sconosciuto. Anzi determina una vera e propria strage.

Una strage silenziosa provocata dall’amianto e marina militare, che uccideva e continua a mietere vittime, lasciandosi alle spalle un’interminabile scia di sangue e di rabbia, verso coloro che sapevano e non hanno parlato.

Equiparazione vittime del dovere e vittime del terrorismo

Non hanno agito, celando il tutto dietro una maschera di indifferenza che, come una lama, trafigge i cuori di quelli che hanno subito perdite e non hanno avuto giustizia.

Durante il processo Marina Bis, otto ammiragli, accusati di omicidio colposo plurimo, sono stati assolti.

 “Il fatto non sussiste” questo è il verdetto del Tribunale di Padova che ha accolto le richieste del Pubblico Ministero Sergio Dini. 

Ed è un numero minimo rispetto a quanti sapevano e sanno, ma l’ingiustizia colpisce ancora e a pagarne le conseguenze sono tutte quelle persone, come i militari della Marina, imbarcati per inseguire un sogno con passione e dedizione per lo Stato, che si sono ritrovate inconsapevolmente tra le braccia della morte.

L’esposizione all’amianto si è insinuata persino nei domiciliari dei militari, coinvolgendo i loro familiari. È sconfortante apprendere da una relazione esposta dal Direttore del Renam (Registro nazionale dei mesoteliomi) Massimo de Felice che sono presenti nove casi di mesotelioma maligno con codice di esposizione familiare, per convivenza con militari esposti all’amianto.

Una delle conseguenze del’amianto e marina militare è la diffusione delle patologie asbesto correlate. Come per esempio il mesotelioma, che è un tumore maligno della pleura e del peritoneo strettamente collegato alle fibre di amianto.

Lo stesso amianto, messo al bando nel 1992 dalla legge 257, utilizzato sulle navi in ferro durante il 900, è stato manipolato, inalato durante gli interventi di manutenzione svolti sia a bordo sia nelle officine a terra.

Consulenza tecnica del dott. Stefano Silvestri del 2014

“Gran parte dei MCA (Materiale contenente Amianto)utilizzati in campo nautico erano friabili e di conseguenza rilasciavano in aria una grande quantità di fibre. Né il dibattito scientifico sulla sua pericolosità, già fervido negli anni ’60, né ciò che accadeva nelle aziende produttive dagli anni ’70,con lo sviluppo di iniziative sindacali rivolte a chiedere più igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro, né quello che era successo negli anni precedenti nella Marina Militare statunitense e nella Royal Navy Britannica, avevano suscitato la necessità, almeno, di porre attenzione al problema nei responsabili di ogni livello.
Problema emerso allo scadere del tempo di latenza e senza che oggi, a distanza di molti anni, si possa porre rimedio a quanto accaduto”.

La storia di Enrico Alberto Maria Laudati

Enrico Maria Alberto Laudati, nato a Roma il 22 Aprile 1937 ha prestato servizio per ventinove anni nella Marina militare.

Arruolato nel settembre del 1954, dapprima come volontario,è passato,poi, come sottufficiale, in servizio permanente fino al 1983 anno in cui è stato congedato.

Come riportato negli atti, per tutto il lungo periodo di servizio, è stato chiamato a operare in “particolari condizioni ambientali e operative di missione” dove è stato esposto ad amianto, tricloroetilene, fumi di scarico, campi elettromagnetici, radiazioni ionizzanti, uranio impoverito presente almeno in siti contaminati da eventi bellici all’estero e ad altri agenti patogeni e cancerogeni.

Marina Militare

Un uomo che amava il mare, quello de La Maddalena, cui erano legati i suoi affetti, la moglie Santa e i figli Loredana e Ivano, che lasciava abitualmente per prestare servizio sulle navi della Marina Militare italiana.

Sottoufficiale Laudati: una storia d’amore

Una storia d’amore, quella tra la moglie e il sottufficiale Laudati, iniziata con una passione giovanile a soli 16 anni, tramutandosi poi in quel sentimento maturo e sincero che ,fino agli anni prima della malattia, faceva tremare ansiosa la moglie al solo pensiero del ritorno a casa dell’amato marito.

Un amore che né il tempo né la distanza avevano indebolito ma rafforzato, con calorosi abbracci al rientro dalle missioni, sulla riva del mare cristallino. Un uomo forte con una grande passione per il lavoro e per la famiglia che amava più di ogni altra cosa.

A maggio del 2007 iniziarono a mostrarsi i primi segnali di malessere: tosse, dimagrimento, catarro, tanto da impedire una normale conversazione, così la figlia Loredana, preoccupata, convinse il padre a sottoporsi ad accertamenti medici.

Anche se Enrico era un uomo molto orgoglioso, sicuro del suo stato di salute e della sua forza tanto da non voler andare in ospedale, per tranquillizzare la figlia decise di accettare. Dopo la visita dal medico fu ricoverato presso l’ospedale Paolo Merlo di La Maddalena e sottoposto a vari accertamenti.

La diagnosi fu “neoplasia broncogena sx con secondaria atelettasia segmentaria polmonare”.

L’assistenza dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA APS e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni.

L’associazione che non è estranea dinnanzi al binomio amianto e marina militare, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria).

In caso di esposizioni ad asbesto e ad altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma e altre patologie asbesto correlate.

Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto.

Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto. In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per l’indennizzo e/o la rendita.

In caso di servizio reso nelle Forze Armate, ovvero in esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, nel rapporto di pubblico impiego non privatizzato, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere.

Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso, le somme sono liquidate ai familiari, loro eredi legittimi.

assistenza ona

Dalla diagnosi all’intervento, il ruolo dell’ONA

I figli decisero di portarlo all’ospedale di Roma Sant’Eugenio dove fu ricoverato nell’ottobre dello stesso anno e operato. Enrico non era operabile.

Iniziarono le estenuanti sedute di chemioterapia per quattro lunghi anni a La Maddalena, supportato dell’affetto e dalla vicinanza dei familiari che, in seguito alle cure notarono un miglioramento e, nonostante sapessero che il tumore era letale, speravano di poter godere il più a lungo possibile della sua presenza.

Enrico, grazie alle cure e al supporto dei suoi cari, è vissuto altri 4 anni. I ventidue cicli di sedute di radioterapia presso una struttura privata furono devastanti.

Morì il primo settembre del 2011 lasciando un vuoto incolmabile nel cuore di tutti coloro che l’amavano.

La figlia Loredana dovette affrontare anche un terribile tumore alle ovaie, forse causato dalle fibre dell’amianto e probabilmente dall’enorme sofferenza per la morte del padre. 

I familiari capirono che c’era una correlazione tra questa malattia e le fibre di amianto inalate sulle navi della Marina, così e chiesero il riconoscimento di Vittima del Dovere, dipendente da causa di servizio con equo indennizzo.

A Laudati è stato rilasciato l’attestato di Vittima del dovere dalla Marina Militare. 

Infatti come confermano gli atti, lo stesso Ministero ha riconosciuto e confessato la condizione di rischio e di svolgimento di missioni e di imbarco nelle unità nei periodi di esposizione ad amianto con conseguente riconoscimento di Vittima del dovere.

Poiché, essendo stato riconosciuto Vittima del Dovere e, di conseguenza, Vittima del terrorismo e della criminalità organizzata, i familiari non capirono perché l’assegno percepito non era quello previsto per le Vittime del terrorismo ma  quello per le Vittime del dovere.

Così si rivolsero all’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale amianto e intrapresero questa lotta per la giustizia al suo fianco.

Un’altra vittoria per l’ONA e per il presidente Bonanni

Il 12.03.2019 presso il Tribunale di Roma il giudice designato Dott.ssa Tiziana Orru, nella causa tra Loredana Laudati, per Enrico Laudati,difesi  dall’Avv. Ezio Bonanni contro il ministero della Difesa, emana la seguente sentenza.

OGGETTO: Prestazione: indennità – rendita vitalizia INAIL o equivalente – altre ipotesi

CONCLUSIONI:  La ricorrente indicata in epigrafe in qualità di erede (figlia) del sig. Laudati Enrico Alberto Maria , militare deceduto per causa di servizio in data 01.09.2011 equiparato alle vittime del dovere con decreto del Ministero della Difesa del 05.12.2012

si è vista riconoscere dal Ministero della difesa sia l’equo indennizzo sia i benefici previsti per le vittime del dovere (ex DPR n. 243/2006), ed in particolare lo speciale assegno vitalizio non reversibile di € 1033,00 mensili a decorrere dal 01.09.2011 e soggetto alla perequazione automatica di cui all’art. 11 d.lgs 503/1992 e con successivo decreto n° 153/ del 07.12.2013 la somma di € 258,23 a titolo di assegno vitalizio ai fini della progressiva estensione dei benefici previsti per le vittime del terrorismo in favore delle vittime del dovere. Sentenza n. 2417/2019.

Con riguardo al beneficio erogato con decreto n° 153/2013 ha rivendicato l’adeguamento dell’importo di esso (fino alla concorrenza di € 500,00 mensili), sostenendone l’equiparazione con l’assegno vitalizio non reversibile previsto in favore delle vittime di azioni terroristiche, ex 4, comma 238, della legge n. 350/2003. Il Ministero della Difesa non si è costituito in giudizio non ostante rituale notifica. La domanda è fondata.

Identica fattispecie è stata vista dalla Corte legittimità

Va premesso che la ricorrente risultava parte del nucleo familiare convivente del militare deceduto.

Identica fattispecie è stata già esaminata di recente dalla Corte di legittimità che ha stabilito che in tema di benefici in favore delle vittime del dovere e dei soggetti ad essi equiparati, l’ammontare dell’assegno vitalizio mensile è uguale a quello dell’analogo assegno attribuito alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.

Vista l’autorevolezza del precedente, pronunciato nell’esercizio della funzione di nomofilachia assegnata dall’ordinamento alla Corte di Cassazione, e rilevato che comunque non sussistono valide ragioni per discostarsi da esso (alle cui motivazioni comunque si rimanda, in particolare al punto 5), deve essere dichiarato il diritto di parte ricorrente di vedersi adeguato l’importo dell’assegno vitalizio non reversibile di cui all’art. 4 del DPR n. 243/2006, nella misura mensile di € 500,00 con decorrenza 01.09.2011 e con ogni conseguenza di legge Per l’effetto il Ministero convenuto deve essere condannato al pagamento della somma di € 241,77 mensili moltiplicato per il numero dei ratei dal 01.09.2011 alla presente sentenza oltre interessi.

Le spese del giudizio, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza con distrazione. P.Q.M. dichiara il diritto di parte ricorrente di vedersi adeguato l’importo dell’assegno vitalizio non reversibile di cui all’art. 4 del DPR n. 243/2006, nella misura mensile di euro 500,00, con decorrenza dal 01.09.2011.

Condanna il Ministero della Difesa al pagamento nei confronti della ricorrente della somma pari a € 241,77 moltiplicato per il numero dei ratei mensili dal 01.09.2011 alla presente sentenza oltre interessi.

Condanna il MINISTERO DELLA DIFESA a rimborsare in favore di parte ricorrente i compensi legali che si liquidano in euro 1.100,00, oltre spese generali nella misura del 15%, Iva e Cpa con distrazione.

Da Hawking a Thunberg, l’essere o non essere

Greta Thunberg, Hawking
Greta Thunberg

La mia è una sensazione forte, una visione, quasi certezza, ovvero che la collettività non può prescindere dai leader, anche e soprattutto di estrazione non nobile, ma partenogenetica, da selezione sul campo , per orientarsi nel bene e nel male.

Greta ThunbergEcco, dunque che controcorrente ed ogni logica convenzionale. In ordine di tempo piomba tra di noi Greta Thunberg, che al grido “La nostra biosfera viene sacrificata per far sì che le persone ricche in Paesi come il mio possano vivere nel lusso” sta mobilitando le coscienze de mondo sul tema della salvezza del clima e dell’ambiente, più di quanto non siano riuscite a fare le innumerevoli COP e Conferenze nazionali e internazionali negli ultimi decenni.

Una quindicenne svedesina, quindi una “youth leader”, che da sola, forte della sua condizione di genere, ovvero fregandosene di essere minore, donna, disabile e discente, ha gettato il cuore oltre l’ostacolo in nome di noi tutti umani, scettici e restii, patologici deleganti dei propri destini ad improbabili responsabili.

Come dire, il problema esiste, qualcuno lo risolverà al posto nostro ed altrove, senza fare i conti con una realtà cosmica di cui noi siamo infinitesima ma pur sempre determinante parte, almeno nella logica di prossimità che ci vede affidata la sorte del Pianeta Terra, di cui stiamo facendo una pessima gestione.

Dai grandi pensatori e i grandi attivisti fino all’impegno dell’ONA

Ecco perché è importante il ruolo di chi come l’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA si batte quotidianamente per ovviare ai danni arrecati all’ambiente e prevenirne di futuri. Ecco perché, in definitiva, l’astrofisico Stephen William Hawking, altro leader significativo in ideale staffetta con la Thunberg, aveva dedicato la sua esistenza alla spiegazione del mistero dell’essere. Elaborando la teoria del tutto, che non gli è valso il Premio Nobel , come ad Albert Einstein con quella della relatività, ma gli ha consentito di arrivare dritto dritto al cuore, oltre che al cervello di noi tutti.

Hawking

In definitiva, quante volte ci siamo chiesti :”Ma cosa ci stiamo a fare su questo mondo?”. Semplice la risposta dell’ineffabile Stephen, succeduto in staffetta al beffardo Albert, ovvero che forse siamo soltanto il paradigma di un sogno, di quel che c’è ma non c’è, di quel che c’era ma si è dissolto lasciandone memoria, che siamo tutti insieme appassionatamente elementi in entrata e in uscita dal grande buco nero, che da sempre ingoia tutti gli altri e tutti gli elementi che costituiscono quello che noi consideriamo il cosmo, piuttosto che il creato.

La teoria quantistica elaborata da Max Planch nel 1900 cercava di dare una risposta all’andamento ondulatorio della materia tra luce e radiazioni, ma era comunque il tentativo ennesimo di dare e darci una risposta sulla questione di base, sulla questione dell’essere.

L’accettazione di uno status minore

Ecco su questo, con semplicità, Hawking ci ha illuminato. Spiegando che in definitiva il segreto del nostro essere non è risolvibile. Se non con l’accettazione di una condizione, di uno status minore. E al contempo per noi assoluto, apparentemente irrilevante, ma non del tutto, rispetto alla grandiosità sconfinata di un contesto senza limiti in cui ognuno recita la sua parte apparentemente a soggetto, ma assolutamente rispondente ad un copione già scritto.

Forse il secondo nome di Hawking, William, non gli era stato imposto per caso. Perché la capacità umana di sognare la dice lunga sul nostro ruolo e sul nostro destino. Noi stessi, con la nostra corporeità e con i nostri comportamenti che la trascendono, siamo la metafora, la spiegazione del cosmo e delle sue dinamiche, della teoria del tutto e quindi dell’essere.

Greta Thunberg, HawkingE a conferma che gli “umani”, nella loro breve storia terrestre hanno costantemente elaborato l’idea dell’essere in un contesto ben più alto ed ampio di quello terragno. Voglio aggiungere gli esemplificativi primi versi di “Firdusi”, del millenario iranico Libro dei Re:

“In nome di colui che è mente e spirito, signore dello spazio, signor di gloria, Re che ci nutre. E guida è a tutti noi, sire del mondo, sire del ciel rotante, al sol di bella. Luce datore e alla Luna e all’astro. Dolce de’ vespri! – Egli dona idea trascende, ogni nome trascende, ogni concetto, E dona intanto alle create cose colori e luce. Se veder non ponno l’eterno tuo Fattor questi occhi tuoi, Ai fulgidi occhi tuoi non dar rancura, Che umano pensier via non ritrova. Per giunger fino a Lui. Trascende Ei solo. Ogni nome, ogni loco. Or tu ben sai che ove sorpassi ogni visibil cosa , Alto concetto fin lassù non giunge Umano spirto o mente umana. …”

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.

L’impegno dell’ONA per tutelare l’ambiente

L’inquinamento ambientale è un problema che persiste a livello locale e globale. L’uomo fino a poco tempo fa viveva nella convinzione che gli inquinanti prodotti dissolti nell’atmosfera non causassero danni alla vita umana.

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA ha denunciato la pericolosità dell’amianto e altri agenti inquinanti impegnandosi costantemente nel tutelare l’ambiente e la salute umana. Per conoscere più a fondo le attività ONA è possibile contattare il numero verde gratuito: 800 034 294.

assistenza ona