Lavorare su navi e imbarcazioni imbottite di amianto

I marittimi richiedono il riconoscimento dei benefici per esposizione ad amianto.
Nessuna risposta da parte dell’INPS
“La presenza dell’amianto era ben occultata e mascherata”

Hanno lavorato per oltre dieci anni come marittimi a bordo di varie navi, imbarcazioni, petroliere da carico, trasporto merci e passeggeri con varie mansioni, esposti a inalazione di fibre aero disperse di amianto in concentrazione media annua superiore a 100 fibre/litro (valore medio sulle otto ore al giorno).

È questo il caso dei marinai come il Sig. Graziano Borelli e Michelangelo Balestrieri Lucido, solo due di una lunga lista di persone che hanno chiesto giustizia e non hanno avuto risposte.

Il sig. Borelli, ha iniziato a prestare servizio come mozzo giovanissimo, nel 1975, quando ancora la legge sulla pericolosità dell’amianto non era stata approvata. Ha svolto varie mansioni fino al 31 gennaio del 2018, anno in cui ha richiesto il pensionamento.

Era consapevole, Graziano, dei pericoli ai quali era esposto ogni giorno, vivendo e lavorando a stretto contatto con la fibra killer. Viveva nell’angoscia, nella paura, per sé e per i suoi cari ma non vi era alternativa. Era il suo lavoro ed era difficile, se non impossibile, trovare un altro impiego, soprattutto a Napoli. Tutt’ ora lo è.

Addossandosi il peso della responsabilità e sentendosi frustrato ogni giorno. Fisicamente e psicologicamente.
 “È penoso vivere con la consapevolezza che avrei presto potuto contrarre un tumore, come il mesotelioma o altre forme tumorali asbesto correlate. Lavorare su queste navi è svolgere il proprio lavoro, per necessità e per assolvere le proprie responsabilità, accompagnato da angoscia e timore. Soprattutto per i primi tempi. Dopodiché devi imparare a convivere con questo terribile peso e la frustrazione diventa quotidianità. Viene repressa. Per andare avanti e vivere senza il tormento di ciò che potrebbe accadere. Già nell’immediato si conosceva la pericolosità delle fibre di amianto. La legge che tutela i lavoratori esposti ci ha portato ad aprire gli occhi come categoria perché vedevamo alcuni colleghi godere dei benefici riconosciuti dall’INPS e noi che convivevamo e vivevamo mesi, anni, a contatto con l’amianto senza alcun riconoscimento. Per 35 anni ho prestato servizio presto queste imbarcazioni, la presenza dell’amianto era ben occultata e mascherata”. Racconta il Sig. Borelli durante l’intervista.

Infatti come riportano gli atti:

Molti marittimi hanno prestato servizio su una tipologia di naviglio, (non soltanto nelle localizzazioni tecniche delle navi, imbarcazioni quali sala macchine, apparato motore, locali condizionamento, ma anche nei luoghi di alloggio del personale di coperta quali Comandante, Ufficiali, Sottufficiali e negli alloggi abitati dai passeggeri ed equipaggio di servizio durante l’esercizio normale della nave quali cabine, bagni, ponti alti, cucine, corridoi, garage), che risulta per la stragrande maggioranza facente parte delle vecchie flotte del Gruppi SPAN, CAREMAR, Sidermar, Grimaldi Group, Fratelli D’Amico, SNAV, Società Europa Spa, Italia Navigazione Spa, Flotta Lauro, e soprattutto TIRRENIA.

In particolare, quest’ultima era una Società italiana di trasporti marittimi pubblica che con le sue imbarcazioni, navi merci e passeggeri collegava diversi porti italiani e del Mar Mediterraneo, acquisita dalla Compagnia Italiana di Navigazione il 19 luglio 2012, dopo un processo di privatizzazione iniziato nel 2008, diventando Tirrenia – Compagnia Italiana di Navigazione e che comprendeva tutte le unità navali delle Società Tirrenia, Caremar, Siremar, Toremar, Saremar.

 L’uso dei materiali coibenti a bordo della tipologia di navi su definite (imposto tassativamente dalla Convenzione Internazionale per la Salvaguardia della Vita Umana in Mare e conseguentemente nei Registri Navali dei vari paesi aderenti tra cui l’Italia) si rinveniva precisamente nella soffittatura degli alloggi, del ponte comando, delle salette, della cucina, nonché i pannelli delle pareti, i tubi del riscaldamento.

Dal 1910 l’amianto è stato utilizzato, sulle navi, imbarcazioni passeggeri prima per coibentare i motori a vapore, poi dal 1925 per coibentare i motori a turbina e i motori a scoppio. Caldaie, camini, tubazioni, valvole, sono stati così ricoperti con amianto. Utilizzato anche nella sala macchine e per le sue capacità fonoassorbenti. 

Per l’isolamento dei serbatoi di carburante, dei tubi refrigeranti, del soffitto e della sala stessa. Addirittura  negli alloggi del personale di coperta, nelle pareti a soffitto, nella sala carico per l’isolamento dei tubi vapore.

Gli indumenti del personale addetto a particolari lavorazioni erano costituite da fibre di amianto (grembiuli, guanti, ghette, tele antifuoco e tute protettive). In particolare, su dette navi il vinil-amianto veniva utilizzato per le mattonelle dei rivestimenti e pavimenti dei locali alloggio, corridoi, mense, cucine e saloni, rendendo inevitabile l’interazione con il personale di bordo sia di macchina che di coperta.

La tipologia di amianto utilizzato era sia del tipo in corde, trecce, fogli ma anche spruzzato e verniciato o soltanto spruzzato, impastato con altri componenti e fasciato.

L’incubo amianto sulle petroliere

Molti marittimi hanno prestato servizio anche su imbarcazioni, petroliere adibite al trasporto di carichi liquidi prodotti derivati e contenenti residui di amianto e composti chimici. Si tratta di petroliere delle compagnie Armatoriali di bandiera estera prevalentemente della compagnia Armatrice TEXACO, Augustea, Fratelli d’amico Armatori SPA, AGIP della Società SNAM  sulle quali veniva fatto largo uso di materiali contenenti amianto proprio per la tipologia di materiale trasportato e con l’assoluta mancanza di dispositivi di protezione individuale contro l’inalazione di fibre e di protocolli operativi che inducessero a manipolare con cautela il materiale contenente amianto.

Inoltre, hanno prestato servizio anche su unità veloci quali aliscafi e natanti veloci per il trasporto di passeggeri, appartenenti principalmente alla Flotta SNAV ma anche alla Società CA.RE.MAR e Flotta Lauro.
Da come si evince dagli atti l’uso dei materiali coibenti a bordo veniva IMPOSTO TASSATIVAMENTE dalla Convenzione Internazionale per la Salvaguardia della Vita Umana in Mare e conseguentemente nei Registri Navali dei vari paesi aderenti tra cui l’Italia.

Svolgevano attività di durata anche superiore a 8 ore, operando in forma diretta sulle tubazioni rimuovendo amianto e le  protezioni, esposte  alle continue sollecitazioni legate alla navigazione, alle manovre , alle attività di esercizio e di riposo, inclusi i cicli di accensione e di raffreddamento dei motori, rilasciavano fibre di amianto.

Certamente le condizioni di vita e di lavoro, sugli aliscafi e natanti veloci per il trasporto di passeggeri, costruiti in detta epoca, erano molto diverse da quelle attuali e le mansioni svolte sugli imbarchi dei ricorrenti, comportavano una esposizione alla inalazione di concentrazioni di fibre di amianto aero disperso ben diversa e sicuramente superiore a quella riscontrabile attualmente soprattutto a causa del massiccio uso di MCA che se ne faceva dagli anni ’30 agli anni ’70.

Come afferma il sig. Lucido

Ho lavorato dal 1972 fino al 2018 facendo circa 39 anni di navigazione effettiva, dieci tra petroliere, imbarcazioni, navi da carico, traghetti aliscafi e ho prestato servizio 2 anni nella Marina militare.
Iniziai come ufficiale fino a diventare comandante. Nel periodo da allievo effettuavamo ogni settimana delle esercitazioni anti incendio obbligatorie, la tuta anti incendio era composta anche da fibre di amianto.
Quando con la legge del 1992 venne messo al bando l’amianto, io e i miei colleghi non eravamo consapevoli della sua pericolosità. La cosa era sottovalutata da tutti e nessuno ci mise al corrente di quanto fosse pericoloso inalare fibre di amianto e che avrebbero potuto provocare forme tumorali come il mesotelioma e altre patologie asbesto correlate.
Ricordo quando sparavamo con i cannoni per le esercitazioni. Dal soffitto cadeva materiale misto amianto.
I traghetti erano e sono tutt’ora imbottiti di amianto. Dicono che sia confinato, ma la norma afferma che determinati controlli andrebbero fatti per molte ore al fine di sentire le vibrazioni quando il mare è mosso o calmo, invece tutto questo viene fatto per una durata inferiore alla norma.
Oggi mi restano segni indelebili a causa dell’amianto, ho effettuato una TAC ed è risultato un ispessimento della pleura e dei noduli da tenere sotto controllo.
Purtroppo vivere con il timore di ammalarsi di mesotelioma è terribile, amavo il mio lavoro, viaggiare sulle navi, imbarcazioni e quello che amavo mi ha portato a rischiare la vita.
Sono molto preoccupato, bastano poche fibre di amianto inalate per ammalarsi.
Cerco di proteggere mia moglie e i miei cari, un mio caro collega di bordo è morto per mesotelioma , tumore legato strettamente all’amianto”.

Qualche mese fa Graziano e Michelangelo hanno deciso di rivolgersi all’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, per avere giustizia.

“Alcuni colleghi sono stati risarciti, sono stati riconosciuti i benefici previsti per esposizione  fibre di amianto sul lavoro. Se c’è una legge che tutelai- aggiunge Graziano– dovrebbe essere valida per tutti, dare a tutti i marittimi esposti ad amianto la possibilità di avvalersene.
Ci sono stati ritardi voluti al fine di creare confusione e atteggiamenti ostili e fuorvianti da parte di molti legali. Dopo essermi sottoposto ad una TAC ho scoperto di avere fibre di amianto nei polmoni.
Già negli anni ‘50 si conosceva la pericolosità dell’amianto e non sono state prese precauzioni di alcun tipo. Grosse aziende fanno da padrone a discapito della popolazione. Volevo “divorziare” dall’amianto ma non potevo.
Fino a quando non ci sarà un evento catastrofico non ci sarà giustizia, il problema amianto è sottovalutato e i cittadini non sono tutelati”.

Leave a Comment

Your email address will not be published.