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Una legge per combattere l’ecomafia e i rifiuti

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Inaugurato nei giorni scorsi, con il convegno “Attualità nel diritto dell’ambiente e sistema informativo della responsabilità”, l’anno accademico del corso di laurea specialistica in Economia dell’ambiente e dello sviluppo, dell’Università Roma Tre. Nel corso dell’incontro è stato presentato da Legambiente il report Ecomafia 2019.

Gli ultimi dati di Ecomafia 2019, sono stati presentati alla Camera dei Deputati, a luglio scorso, dal presidente di Legambiente, Stefano Ciafani alla presenza, tra gli altri, del ministro dell’Ambiente Sergio Costa e del Procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho.

Il report annuale dedicato alle illegalità ambientali all’ecomafia e i rifiuti, ha evidenziato un quadro allarmante su una piaga da combattere ed estirpare. I cosiddetti “ecoreati”, anche se in leggero calo rispetto agli anni precedenti.

Il business delle ecomafie, gestito dai 368 clan censiti da Legambiente, ha raggiunto quota 16,6 miliardi di euro, 2,5 in più rispetto all’anno precedente.

La corruzione è per lo strumento più utilizzato dai clan e serve ad aggirare le regole concepite per tutelare l’ambiente e maturare profitti illeciti.

Qualche cifra sui reati ambientali

La Campania rimane in testa per i reati ambientali regionali, con i suoi 3.862 illeciti (14,4% sul territorio nazionale)

A seguire, Calabria, (3.240), che registra il numero più alto di arresti, 35, la Puglia (2.854) e la Sicilia (2.641).

La Toscana è, dopo il Lazio, che ha registrato poco più di 2.000 reati, la seconda regione del Centro Italia per numero di reati (1.836), seguita dalla Lombardia, al settimo posto nazionale.

In queste regioni lo scorso anno si è concentrato quasi il 45% delle infrazioni, pari a 12.597.

La provincia con il numero più alto di illeciti resta Napoli (1.360), poi Roma (1.037), Bari (711), Palermo (671) e Avellino (667).

Nel 2018 si è registrata una crescita dei reati nel ciclo dei rifiuti, che si avvicinano alla soglia degli 8mila (quasi 22 al giorno).

Crescita del traffico illecito di rifiuti

Sul fronte del traffico illecito dei rifiuti, sono state condotte 459 inchieste, concluse dalle forze dell’ordine dal febbraio 2002 al 31 maggio 2019 utilizzando il delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti, per combattere il fenomeno.

Le tonnellate di rifiuti sequestrate sono state quasi 54 milioni. Tra questi, i preferiti dalle ecomafie sono i fanghi industriali e i rifiuti speciali contenenti materiali metallici.

In crescita anche gli illeciti relativi alla cementificazione selvaggia, che nel 2018 ha toccato quota 6.578, con una crescita del +68% (contro i 3.908 reati del 2017). 

Sul fronte degli shopper illegali, nel 2018 e primi cinque mesi del 2019, l’Agenzia delle dogane dei monopoli, in collaborazione con Guardia di finanza e Carabinieri, ha cercato invece di fermare i flussi illegali.

L’operazione ha portato al sequestro di 6,4 milioni di borse di plastica illegali, sequestrate al porto di La Spezia; 15 tonnellate di borse di plastica illegali sequestrate al porto di Palermo; 18 tonnellate di borse di plastica illegali sequestrate al porto di Trieste.

Perché questa impennata: la legge 68/2015

L’impennata, spiega il rapporto di Ecomafie, si deve al fatto che, per la prima volta sono state conteggiate anche le infrazioni verbalizzate dal Comando carabinieri per la tutela del lavoro, in materia di sicurezza, abusivismo, caporalato nei cantieri e indebita percezione di erogazioni ai danni dello stato, guadagni ottenuti grazie a false attestazioni o missione di informazioni alla Pubblica amministrazione.

Le illegalità riguardano anche il settore agroalimentare. Sono ben 44.795 (quasi 123 al giorno), le infrazioni ai danni del Made in Italy (contro le 37mila del 2017).

Stando al valore dei prodotti sequestrati, il fatturato illegale tocca i 1,4 miliardi (con un aumento del 35,6% rispetto all’anno).

Un capitolo a parte è stato inoltre dedicato al mercato nero dei gas refrigeranti HFC, gas introdotti dal protocollo di Montreal in sostituzione di quelli messi al bando perché lesivi dello strato di ozono (ODS).

Ecomafia e fenomeni di abusivismo

In crescita purtroppo anche il racket degli animali e contro la fauna selvatica con 7291 reati (circa 20 al giorno) contro i 7mila del 2017. Fortunatamente in calo, anche se di poco, il bilancio complessivo dei reati contro l’ambiente: si è passati dagli oltre 30mila illeciti registrati nel 2017 ai 28.137 reati accertatati.

La media è scesa grazie al calo degli incendi boschivi, si è passati da 6.550 del 2017 ai 2.034 del 2018 (-67% nel 2018). Utile precisare che ciò è accaduto solo grazie alle condizioni meteoclimatiche sfavorevoli agli ecocriminali.

In riduzione anche i furti di beni culturali (-6,3%) rispetto all’anno precedente. In totale sono stati recuperati 43.021 reperti archeologici. Denunciate 35.104 persone, contro le oltre 39mila del 2017. Arrestate 252 persone contro i 538 del 2017.

Effettuati 10mila sequestri contro gli 11.027 del 2017. Considerevole il numero dei controlli, che sono stati 33.028, una media di oltre novanta al giorno. La regione più esposta alle attenzioni dell’archeomafia è la Campania, con il 16,6% di opere d’arte rubate.

Merita attenzione infine il fenomeno dell’abusivismo, soprattutto al Sud, che nel 2018 è stato anche avallato dal condono edilizio per Ischia.

Il rapporto evidenzia che in Italia si continua a costruire. Il tasso di abusivismo si aggira intorno al 16%, considerando sia le nuove costruzioni sia gli ampliamenti del patrimonio immobiliare esistente.

   Ecoreati e ecomafie: applicazione della legge 68/2015

L’entrata a regime della legge 68 del 29 maggio 2015 contro gli ecoreati e le ecomafie, pubblicata in Gazzetta Ufficiale 28 maggio 2015, n. 122.

Nota come “Legge Realacci” dal nome dell’allora presidente della Commissione Ambiente della Camera che l’ha proposta, ha segnato il record assoluto di arresti e inchieste giudiziarie per combattere i fenomeni appena descritti.

La legge ha introdotto nel codice penale due nuove figure delittuose (inquinamento ambientale e disastro ambientale), recependo quanto richiesto dalla Direttiva dell’Unione Europea 2008/99/CE del 19 novembre 2008 ed in particolare nel Preambolo all’art. 5 ove si legge che “attività che danneggiano l’ambiente, le quali generalmente provocano o possono provocare un deterioramento significativo della qualità dell’aria, compresa la stratosfera, del suolo, dell’acqua, della fauna e della flora, compresa la conservazione delle specie” esigono sanzioni penali a carattere più fortemente deterrente.

Il dettato normativo introduce nel codice penale un nuovo titolo dedicato ai “Delitti contro l’ambiente” (Libro II, Titolo VI-bis, artt. 452-bis-452-terdecies), all’interno del quale sono previste le nuove fattispecie di: 

  • inquinamento ambientale; 
  • disastro ambientale;
  • traffico ed abbandono di materiale radioattivo;
  • impedimento di controllo;
  • omessa bonifica.

La dichiarazione del Presidente Di Legambiente Stefano Ciafani

“Con questa edizione del rapporto Ecomafia e le sue storie di illegalità ambientale, vogliamo dare il nostro contributo, fondato come sempre sui numeri e una rigorosa analisi della realtà. Per riequilibrare il dibattito politico nazionale troppo orientato sulla presunta emergenza migranti e far sì che in cima all’agenda politica del nostro Paese torni ad esserci anche il tema della lotta all’ecomafie e alle illegalità.

Un tema sul quale in questi mesi il Governo ha risposto facendo l’esatto contrario. Approvando il condono edilizio per la ricostruzione post terremoto sull’isola di Ischia e nelle zone del cratere del Centro Italia, e il decreto Sblocca cantieri con cui ha allargato le maglie dei controlli necessari per contrastare infiltrazioni criminali e fenomeni di corruzione.

Per fortuna si conferma la validità della legge 68 del 2015, che ha inserito i delitti ambientali nel Codice penale, con buona pace dei suoi detrattori che negli ultimi anni hanno perso voce e argomenti per denigrarla. Risultati che dovrebbero indurre a completare la riforma di civiltà inaugurata con la normativa sugli ecoreati: il nostro auspicio è che il Governo e il Parlamento invertano il prima possibile la rotta intrapresa e abbiano il coraggio di continuare il lavoro che nella scorsa legislatura ha visto approvare il maggior numero di norme ambientali di iniziativa parlamentare della storia repubblicana”.

Proposte

Nella lotta alle ecomafie e agli ecocriminali, per Legambiente occorre:

1) un’adeguata formazione di tutti gli operatori del settore (magistrati, forze di polizia e Capitanerie di porto, ufficiali di polizia giudiziaria e tecnici delle Arpa, polizie municipali ecc.) sulla legge 68/2018.

2) semplificazione dell’iter di abbattimento delle costruzioni abusive avocando la responsabilità delle procedure ai prefetti

3) riconoscimento dei diritti degli animali inserendo la loro tutela in Costituzione

4) approvazione del disegno di legge sui delitti contro fauna e flora protette inserendo, all’interno del Titolo VI bis del Codice penale, un nuovo articolo che preveda sanzioni veramente efficaci per tutti coloro che si macchiano di tali crimini.

5) approvazione dei decreti attuativi della legge che ha istituito il Sistema nazionale a rete per la protezione ambientale.

6) ripresa della proposta di disegno di legge del 2015 sulla tutela dei prodotti alimentari, volta ad introdurre una serie di nuovi reati che vanno dal “disastro sanitario” all’“omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose” dal mercato.

7) accesso gratuito alla giustizia da parte delle associazioni.

8) istituzione di una Commissione d’inchiesta sulla vicenda dell’uccisione della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin.

9) prevenzione e repressione dei fenomeni d’illegalità ambientale.

10) più controlli, in modo da garantire sostegno economico alle casse pubbliche.

FONTE: Rapporto Ecomafie 2018 nel 2017

Centro Regionale Amianto Augusta: l’inaugurazione

Centro Regionale amianto Augusta
malattie amianto

Centro Regionale amianto Augusta. Inaugurazione del centro diagnostico per le patologie amianto. Il Muscatello di Augusta apre ufficialmente le sue porte per assistere le vittime di patologie asbesto correlate.

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, a lungo tempo, si è battuta per ottenere il riconoscimento di un centro specializzato. La delegazione dell’ONA Sicilia sarà presente alla cerimonia di inaugurazione.

Il commento del Presidente ONA

Meglio tardi che mai. Finalmente si arriva a questo risultato, con cinque anni di ritardo e di battaglie delle vittime e dei familiari.

Molto rimane da fare in Sicilia in termini di bonifiche e di tutela dei diritti. Ed è per questo motivo che proseguiremo nell’azione di tutela con i nostri sportelli amianto. La sorveglianza sanitaria è fondamentale per la diagnosi precoce“.

Queste le dichiarazioni del Presidente dell’ONA, Ezio Bonanni. L’avvocato, con una rappresentanza regionale capitanata  da Calogero Vicario, coordinatore ONA Sicilia, parteciperà all’inaugurazione del “Centro di riferimento regionale per la diagnosi e cura delle patologie derivanti dall’Amianto” dell’Ospedale “E.Muscatello” di Augusta.

Presenti all’inaugurazione:

  • Salvatore Lucio Ficarra, Direttore generale dell’Asp di Siracusa;
  • Nello Musumeci, Presidente della Regione siciliana;
  • Ruggero Razza, assessore regionale alla salute;
  • Giusi Savarino, Presidentessa della Commissione Ambiente all’Ars.

Le parole di Calogero Vicario, coordinatore ONA Sicilia

Mi riempie e ci riempie di soddisfazione nel vedere che finalmente dopo anni di sacrifici e battaglie, dopo l’inaugurazione il Centro Amianto funziona”.

Calogero Vicario sottolinea: “sicuramente va rimosso quel ticket di ingresso previsto per i soggetti non esenti. Va migliorato e ampliato, impegnando ulteriori risorse straordinarie. Il tutto in ottemperanza alle finalità di cui all’art. 6 comma 3 della L.R. N° 5/2009, così per dotarlo di tutte le attrezzature necessarie. Inoltre, per garantire la sorveglianza sanitaria e anche la ricerca. L’inaugurazione è comunque un segnale molto importante“.

È doveroso ricordare che il Centro di Riferimento Regionale è stato pensato e proposto dal nostro coordinatore scientifico, On. Pippo Gianni. Successivamente, è stato inserito nella L.R. 10/14 Art. 8 Comma 1 e 2. Norma, voluta fortemente dall’Osservatorio Nazionale Amianto” – precisa il coordinatore ONA dell’isola. 

Centro Regionale amianto Augusta: il ruolo fondamentale

Il Centro Amianto, ad oggi, ha già effettuato oltre 1200 visite. Molte di queste, hanno riguardato lavoratori ex esposti all’amianto e indirizzati presso il centro dall’ONA attraverso lo Sportello Amianto. Questo è istituito presso il Comune di Priolo Gargallo. Lo staff medico e infermieristico che gestisce il Centro, monitora i pazienti con una scrupolosa visita pneumologica. Inoltre, è possibile effettuare la nuova tac ad alta risoluzione a 64 strati, recentemente installata ed altri esami previsti dal protocollo regionale. 

I dati riportati dall’ONA Sicilia

Per il periodo che va dal 2000 al 2011, sono stati censiti 947 mesoteliomi. Una media che, nell’ultimo periodo, sfiora i 100 casi per ogni anno. Il mesotelioma è il  c.d. “tumore sentinella”. Per questo motivo, si stima che questa contabilità porti, già, a 300 vite umane spezzate. A queste, vanno, ulteriormente, ad aggiungersi tutti gli ulteriori decessi causati da altre patologie asbesto correlate.

Tumore alla laringe, faringe, esofago, fegato, colon e ovaio. Per non parlare dell’asbestosi, placche pleuriche ed ispessimenti pleurici e le complicazioni cardiovascolari (art. 145 DPR 1124 del 1965, modificato con l’art.4 della Legge n.780 del 1975).

Le risultanze del ReNaM

Il ReNaM, per quanto riguarda i mesoteliomi, stabilisce che la Sicilia ha un’incidenza del 5,3% su base nazionale. Si tratta di dati sottostimati, perché, in molti casi, i cittadini siciliani debbono emigrare in Nord Italia. Questo per poter ottenere la diagnosi e per veri e propri viaggi della speranza, per cui, molti casi non vengono censiti.

Per ulteriori fonti: Registro Mesoteliomi 1998 – 2014 – decessi certi n. 1286 (pag. 5). Dai dati spicca tra tutte Siracusa.

Inoltre sono disponibili i dati aggiornati del VII Rapporto ReNaM.

L’ONA prosegue la sua attività anche di assistenza medica e legale, con diversi sportelli in tutta la Sicilia, con punti di riferimento centrale Priolo Gargallo, tutti i cittadini siciliani possono chiedere l’assistenza medica e legale gratuita attraverso il numero verde 800 034 294 e lo sportello on-line.

La stagione del fair play non finisce mai…

fair play San Marino
fair play

A SAN MARINO SI CONTINUA CON “MOVE ON FAIR PLAY- TRUE COLORS”, DA VENERDI’ 22 A DOMENICA 24 NOVEMBRE, CON IL TOP DELLA DANZA : DOPO QUELLI DI RIETI ED ALGHERO, UN ALTRO STRAORDINARIO APPUNTAMENTO CON LA CULTURA DELL’ETICA, L’ESALTAZIONE DELLO STILE DI VITA IN ARMONIA CON IL PROPRIO CORPO. DA NON PERDERE!

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.

I servizi di assistenza e tutela ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute. L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

assistenza ona

San Marino: nel castello di domagnano, world fair play day

World Fair Play Day
World Fair Play Day

Per il World Fair Play Day a San Marino, presenti i vertici dello Stato con il Ministro dello Sport e della Cultura, Marco Podeschi, dello stesso Comitato Olimpico e di molte Federazioni, l’Honour Member Ruggero Alcanterini ha rappresentato l’European Fair Play Movement e il CNIFP.

Giornata Fair Play per mettersi in luce con lealtà

Gli amici del Comitato Fair Play Sanmarinese hanno ottenuto un eccellente risultato, anticipatore di un ulteriore sviluppo della Iniziativa, unica nel panorama internazionale.

San Marino
San Marino

Appunto per l’impegno di un affiatato team, guidato da GianBattista Silvagni e Rita Morganti , la terza edizione della “Giornata Mondiale Fair Play” si aperta con gli inni, quello di San Marino e quelli delle organizzazioni italiana ed europea del gioco corretto.

Tra atleti, federazioni e tecnici, in questo 2019 sono stati in undici a portare a casa i 21 Premi Fair Play conferiti dal Comitato Nazionale Sammarinese ed Europeo a chi, nello sport, si è messo in luce per correttezza e lealtà.

San Marino RTV ha messo la firma, al pari della Serenissima, sul Premio Giovane: ad aggiudicarselo, il golfista Teseo Amadei e sei calciatori del campionato U12 (El Attar Karim, Riccardo Monteduro, Filippo Colonna, Lorenzo Fantini, Aldo Maria Gritti e Simone Salvi) che in stagione si sono conquistati il cartellino verde del fair play.

Proprio per la loro onestà in campo, i sei del pallone biancazzurro hanno vinto anche il Premio al Gesto. L’atleta di Special Olympics, Barbara De Biagi, che durante una gara ad Andorra ha aiutato un’avversaria in difficoltà.

San Marino
San Marino

Barbara è stata la più decorata del pomeriggio: suoi il Premio Internazionale “The Spirit of Fair Play”, assegnato dall’European Fair Play Movement, e il Premio Donna di Soroptimist Single San Marino. Premio Donna anche per l’allenatrice di atletica Paola Carinato, che ha ricevuto il Diploma di Merito Fair Play insieme al già citato Amadei e alla Federazione Sammarinese Bowling.

Premio alla carriera per il miglior pongista

Infine, ma non ultimo, il Premio alla Carriera per il miglior pongista italiano di sempre, Massimo Costantini. A lungo recordman assoluto di presenze con la nazionale – poi superato dal pallavolista Andrea Giani – 22 anni in azzurro – e anche qui è record tra tutti gli sport – e fresco di titolo di miglior coach dell’anno della Federazione Internazionale Tennistavolo.

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”

I nostri servizi di assistenza – ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

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Arcelormittal: licenziato per aver denunciato il rischio amianto

amianto
amianto

L’ArcelorMittal Italy S.p.A. (ex Ilva) licenzia Pasquale Maggi, dipendente dal 2000 presso lo stabilimento di Taranto affetto da patologia asbesto-correlata in seguito all’esposizione professionale ad amianto, per aver “leso l’immagine e la reputazione sociale dell’azienda” e lui si rivolge alla Magistratura.

Denuncia la presenza di amianto, l’ArcelorMittal lo licenzia

L’ex dipendente per anni aveva infatti più volte denunciato il rischio amianto e i pericoli all’interno dell’azienda, sollecitando la messa in sicurezza, per tutelare la salute sua e dei suoi colleghi.

“In qualità di volontario e attivista dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che è operativa nell’ILVA di Taranto con un comitato fin dal 2008, ho chiesto alla dirigenza maggiore e più efficace attenzione per la tutela dell’ambiente e rispetto della salute di tutti i lavoratori. In risposta ho subito contestazioni disciplinari, ed ora il licenziamento” – spiega Maggi. “Per questo mi sono rivolto alla Magistratura fiducioso di avere giustizia, ma anche con il pensiero rivolto ai tanti bambini della città che, a causa dei ritardi delle bonifiche, si stanno ammalando e stanno morendo per i ritardi delle bonifiche. I vecchi Governi avevano perfino promesso di costituire delle unità di oncologia pediatrica nella nostra Città, ad oggi nulla è stato fatto”.

La dichiarazione del presidente dell’ONA, Avv. Bonanni

“Ritengo ingiustificato il licenziamento del Sig. Maggi e saremo al suo fianco in tutte le sedi, e auspico che il datore di lavoro lo revochi tenendo conto della meritevole attività di tutela della salute e dell’ambiente nelle quali è stato sempre in prima come volontario a sostegno delle famiglie degli ammalati e dei deceduti” – dichiara il Presidente ONA Ezio Bonanni, che ribadisce – l’ONA resterà in prima fila perchè si coniughi lavoro e salute affermando la necessità che si evitino le esposizioni a tutti i cancerogeni secondo i principi costituzionali, anche alla luce della più elevata incidenza, fino al 400% in più di molti cancri spiccatamente professionali, quali per esempio il mesotelioma –  e sottolinea:

“per i lavoratori di alcuni reparti dello stabilimento la maggiore incidenza di cancri può arrivare anche al 1000%. Le spese sanitarie legate alle malattie professionali per l’esposizione a cancerogeni, con riferimento agli ex dipendenti ILVA e di altri siti contaminati (arsenale militare, etc.) di Taranto, sono pari a 4.000.000.000 di euro l’anno”.

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Da Ilva a ArcelorMittal, un incubo che sembra non avere fine

Quella dell’Ilva purtroppo è una storia lunga e triste che va oltre ciò che sta accadendo con ArcelorMittal.

È una delle pagine più nere della storia italiana. Sono numerosissimi i dipendenti che nel corso del tempo si sono ammalati per la presenza di amianto e altri cancerogeni.

Molti hanno perso la vita sia per le patologie asbesto correlate che per i molteplici incidenti che ogni giorno accadono all’interno dello stabilimento.

L’Ilva è infatti al centro di un importante procedimento che vede l’ONA schierata tra le parti civili. Per conoscere tutti i dettagli del processo Ilva Ter vi sarà utile cliccare su questo nostro articolo.