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Il golden del gala, il clima e la passione

Golden Gala Mattarella
Golden Gala Mattarella

E sì, il clima era proprio quello giusto e tutto sembrava combinare in contesto pressoché perfetto, fresco e profumato dalla passione, con l’Olimpico diffusamente gioioso, con le impennate della Curva Sud per le esuberanze di Gimbo Tamberi, la profusione dei sentimenti per l’Inno di Mameli in onore del Signor Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in Tribuna, tra Malagò, Giomi e Giorgetti, lì per fare il punto sul nuovo corso salutistico sportivo e la nuova freccia italica, Pippo Tortu.

Congiunture astrali esplosive

Tutti, alla fine, ce ne siamo dovuti fare una ragione, compresi di come non sia facile svettare al momento giusto, magari nel posto giusto, nell’occasione dedicata ad uno che rendeva esplosive le congiunture astrali, Pietro Mennea.

Devo dire, che ieri ho avuto netta la sensazione di un pubblico ritrovato, di una riconciliazione fiduciaria con quello Stadio che ospitò i XVII Giochi Olimpici nel 1960 e che da troppo tempo era ed è afflitto da tifo violento, manufatti invadenti ed eventi senza remore di marketing.

Ieri sera, forse, con un po’ più di coraggio avremmo osannato alla sorgente nuova stella dell’Italia che cambia colore, a Yeman Crippa, che se avesse osato ed usato di più quel che ha dimostrato di avere nel cuore e nella mente, sarebbe andato ben oltre il nono posto e la terza posizione nella classifica storica dei nostri “cinquemilisti”, nella gara che proprio all’Olimpico, nel 1957, fece di Vladimir Kuts un semidio.

Appuntamenti unici e irripetibili

Sicuramente, Gimbo, Pippo e Yeman faranno meglio in un futuro molto prossimo, ma occorre pensare che appuntamenti come quello di ieri possono rimanere unici e irripetibili, come lo furono altri sulla stessa pista, prima con lo “Zauli” e poi dal 2013 con il “Mennea”.

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.

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L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

assistenza ona

Puglia emergenza amianto: assistenza medica e legale

Amianto Bridgestone
Amianto Bridgestone

Parla Luigi Giovannelli, ex dipendente della Bridgestone

La Puglia, una delle regioni più belle d’Italia, vanta luoghi pregevoli.

Come Castel del Monte ad Andria, una costruzione suggestiva sia per la particolare architettura sia per le misteriose storie che lo vedono legato all’antico ordine dei Cavalieri Templari.

La penisola del Salento, che con le sue acque cristalline è riconosciuta come una delle zone balneari più belle d’Italia.

Città bellissime come Lecce e Bari, Polignano a Mare, luogo magico che ispirò il celebre cantautore Domenico Modugno.

Sono solo alcuni dei posti più belli della Puglia.

Eppure, questa regione è una delle zone più colpite da tumori polmonari e patologie asbesto correlate: “l’ONA stima che in Puglia siano circa 5mila i morti causati o concausati dall’esposizione all’amianto nel periodo 1993/2015.
Dunque, circa 220 l’anno, per le sole patologie asbesto correlate. E statisticamente i tumori polmonari sono circa il doppio dei mesoteliomi, a cui vanno aggiunte le altre patologie causate dalla diossina e dagli altri inquinanti”.
«Le cause vanno ricercate nelle fabbriche in cui tutt’ora è presente l’amianto, nell’ex Ilva e in molti altri siti che andrebbero bonificati ma c’è veramente molta collusione e il tutto viene insabbiato».
Parole riportate durante l’intervista da a Luigi Giovannelli, ex dipendente della Bridgestone di Modugno, socio fondatore dell’ONA in Puglia al fianco dell’avvocato Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

La storia di Luigi Giovannelli

Luigi ha lavorato dal 1987 alle dipendenze della Bridgestone Italia Manufacturing S.p.A. con la mansione di operaio specializzato nel reparto confezionamento, poi come operaio addetto al controllo qualità e uniformità degli pneumatici.
La Bridgestone di Modugno, alle porte di Bari, è una multinazionale che produce pneumatici per autovetture e autocarri.

La produzione aziendale, fino al 1990, era di circa 10.350 pneumatici al giorno per autovetture leggere e di circa 600 per autotreni.

Giovannelli, ci descrive dove era l’amianto in azienda?

«Nella Bridgestone l’amianto era presente in matrice friabile e compatta, utilizzato sia in produzione, come materia prima – sembrava talco, serviva per non far attaccare la gomma -, sia come materiale di coibentazione e rivestimento degli impianti, delle macchine, delle presse, dei serbatoi ,delle tubazioni ,delle caldaie, della centrale termica, dei DPI(Dispositivi di Protezione Individuale) in grado di isolare dalle alte temperature di lavorazione».

Ci risulta che l’amianto era presente anche nei sistemi di frenatura

«Si. I ferodi dei freni erano in asbesto, che durante il ciclo di lavorazione rilasciavano nell’aria notevoli quantità di fibre».

La fibra killer era presente ovunque, legale fino al 1992, ma ben occultata negli anni che seguirono l’uscita della legge.
I capannoni industriali della Bridgestone erano costituiti con contro soffitto e copertura di eternit.

Le onduline di cemento amianto

«Si, le onduline in cattivo stato di manutenzione rilasciavano, con lo sfaldamento, le fibre killer. L’asbesto, inoltre, era presente nelle piastre isolanti delle presse utilizzate per la vulcanizzazione ad alte temperature dello pneumatico».

Quindi tutti gli operatori in azienda erano esposti all’amianto

“La presenza di amianto, presso il sito di Modugno e l’esposizione oltre la soglia delle 100 fibre/ litro , di tutti gli operatori del sito, è da ricondurre fino a tempi recenti».

Ci sono documenti che lo dimostrano?

«Si. C’è la relazione datoriale del 2014, i piani di lavoro di bonifica documentati al 2007, le indagini espletate dalla Procura della Repubblica, presso il tribunale di Bari, nell’ambito del proc. 19378 11 nel quale, dopo la chiusura delle indagini preliminari è seguito il rinvio a giudizio dei responsabili della società Bridgestone-Firestone Italia Spa per aver esposto a materiale nocivo e a polveri e fibre di amianto i proprio dipendenti».

Giovannelli, quando ha iniziato a lavorare alla Bridgestone?
«Nel 1986, allora si chiamava Firestone. L’amianto era legale fino al 1992 e questa e altre fabbriche sono state costruite prima. L’amianto era presente nelle macchine, nelle condotte di aereazione e nelle tubazioni.
Anche le protezioni erano in amianto, gli utensili per la lavorazione erano rivestiti di questo materiale perché isolava dal caldo».
Quando è venuto a conoscenza della pericolosità dell’amianto?

«Con l’uscita della legge 257 del ’92. In fabbrica avevamo i sindacati classici CGIL CISL UIL, sempre legati all’azienda, che hanno cercato di celare la presenza di amianto all’interno della stessa».

Lei era iscritto a un sindacato?

«Io, all’epoca, facevo parte della CGIL e insieme ad altri colleghi, sensibili alla problematica amianto, abbiamo deciso di costituire un nuovo gruppo per portare alla luce questa faccenda.  Nel 2000, poi, facevo parte anche della presidenza delle ACLI e riuscii a coinvolgere i lavoratori esposti all’asbesto e.  Creammo un nucleo lavoratori composto sia dai dipendenti della Bridgestone sia da quelli di altre aziende all’interno delle quali erano presenti l’asbesto e altre sostanze nocive».

Nel frattempo continuava a lavorare per la Bridgestone nonostante sapesse di essere esposto alla fibra killer?

«Sì. Lavorai per loro fino al 2013».

Vi siete rivolti a qualche struttura sanitaria?

«Io e gli altri ci sottoponemmo a uno screening sanitario perché riuscii a coinvolgere qualche medico del policlinico che si era reso disponibile al fine di trovare le correlazioni tra le malattie e la presenza della fibra killer in queste aziende».

Non avete mai esposto denuncia?

«Mi sono sempre esposto e ho subito minacce a livello sindacale e dirigenziale perché sapevano che il mio obiettivo e quello degli altri era lavorare in un ambiente salutare  senza esposizione a cancerogeni  e sostanze inquinanti».

Avete mai informato cittadini e lavoratori riguardo la pericolosità dell’asbesto?

«Organizzammo il primo convegno nel 2000 proprio per i lavoratori esposti ad amianto e nel 2006 organizzammo un convegno con la presenza del giudice che ha dato le prime sentenze positive riguardo la correlazione tra amianto e patologie tumorali correlate all’inalazione delle sue fibre. Erano presenti anche soggetti politici».

Perché ha deciso di rivolgersi all’avvocato Ezio Bonanni?

«Mi sono rivolto a Bonanni insieme ai miei colleghi per fare richiesta di riconoscimento della malattia professionale all’INAIL».

Cosa descriveva la diagnosi?

 «Ispessimento della pleura che venne diagnosticata a 50 persone».

Quindi ha deciso di aderire all’ONA
«Ora, con l’aiuto e il supporto dell’avv. Bonanni sto fondando il coordinamento regionale dell’ONA in Puglia, sono portatore delle difficili situazioni che si sono create in questa zona, per tutelare coloro che si sono ammalati lavorando a contatto con la fibra killer».

È stata una sua idea?

«Si, inizialmente per il fatto che sono stato esposto all’amianto presente nella Bridgestone ma non è solo un fatto personale. Anche per supportare i lavoratori e informarli riguardo le patologie asbesto correlate».
Quindi la Bridgestone era a conoscenza dell’amianto in fabbrica?

“Sì ma c’è molta collusione. Nonostante abbiano più di 400 perizie di CTU positive del Tribunale non si capisce perché queste malattie professionali non vengano riconosciute dall’INAIL».


Secondo il VI Rapporto ReNaM, per la Regione Puglia i mesoteliomi ufficialmente registrati sono stati 1.191, nel periodo tra il 1993 e il 2015, pari al 4,4% di quelli registrati nel Paese; nel 67,2% dei casi causati da esposizione all’amianto di tipo professionale. I dati aggiornati sono disponibili nel VII Rapporto ReNaM.

L’unica soluzione per tutelare i lavoratori sarebbe di porre luce su questa oscura e occultata faccenda.

La Cassazione conferma la condanna a RFI

RFI
Amianto Ferroviaria Italiana

Confermata la condanna a Rete Ferroviaria Italiana

La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Presidente Di Cerbo, relatore Dott.ssa Ciriello, conferma la sentenza della Corte di Appello di Roma che ha condannato RFI (Rete Ferroviaria Italiana S.P.A.) al risarcimento dei danni per il decesso di F. A..

Il decesso è avvenuto per mesotelioma, la cui origine era legata all’esposizione professionale a polveri e fibre di amianto non cautelata.

Il difensore della vittima e presidente ONA, Avv. Bonanni: “è strage di ferrovieri, 619 vittime accertate e migliaia di morti per le altre patologie asbesto correlate”

Nel corso del procedimento era stata negata la presenza di amianto in RFI e la riconducibilità causale del mesotelioma. 

A seguito della condanna della Corte di Appello al pagamento del risarcimento in favore dei famigliari del defunto, la società RFI aveva impugnato la decisione presso la Corte di Cassazione sostenendo che la sentenza sarebbe stata illegittima per violazione di legge.

Una lunga vicenda, quella umana e processuale del Sig. F. A. cui finalmente ha messo fine la Corte di Cassazione confermando la condanna della Corte di Appello” dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e difensore dei famigliari della vittima.

Per nulla rassicurante il quadro dei dati emersi relativi alla presenza di amianto nel comparto ferroviario (rotabili ferroviari e installazioni/massicciate ferroviarie) che ha determinato un’altissima incidenza di casi di mesotelioma.

I servizi di assistenza ONA Aps Osservatorio

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Aps  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni.

L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati, come nel caso dei siti dove operava RFI, (prevenzione primaria).

In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto.

Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto. In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per l’indennizzo e/o la rendita.

In caso di servizio reso nelle Forze Armate, ovvero in esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, nel rapporto di pubblico impiego non privatizzato, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere.

Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso, le somme sono liquidate ai famigliari, loro eredi legittimi.

RFI

I dati agghiaccianti annunciati dall’ONA

Fino al 2015 sono stati censiti 619 decessi dei lavoratori. A questi ultimi vanno aggiunti altre 116 vittime tra coloro che hanno abitato nei dintorni delle stazioni ferroviarie. Il totale delle vittime maturate in questa strage è di 735.

Il tutto al netto dei casi di mesotelioma che sono stati registrati tra coloro che hanno lavorato nelle ditte esterne e/o che si sono occupate della costruzione e/o della scoibentazione e/o della manutenzione delle carrozze ferroviarie, tra cui StangaIsochimica di Avellino, etc.. 

Il mesotelioma è solo una delle altre patologie asbesto correlate che possono portare al decesso. Ricordiamo infatti: tumore del polmone, della laringe, della faringe, delle ovaie, l’asbestosi, in ordine a quelle per cui vi è unanime consenso scientifico.

l’impatto complessivo sulla salute umana dei dipendenti delle Ferrovie dello Stato e di coloro che hanno abitato nei dintorni delle stazioni ferroviarie può essere stimato in circa 3000 decessi (per difetto), rispetto alla reale portata dell’epidemia in corso.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha da tempo avviato una campagna di rilevazione con riferimento all’impatto dell’amianto sulla salute umana, e di tutela delle vittime dell’amianto per l’utilizzo della fibra killer nel comparto ferroviario con uno sportello che può essere raggiunto telematicamente con un solo click.

GIORNATA MONDIALE AMBIENTE: da Noa all’impegno ONA

Giornata Mondiale Dell'ambiente
Giornata Mondiale dell'ambiente

Oggi, 5 giugno, nella Giornata Mondiale dell’Ambiente, siamo rimasti turbati, dalla scelta di Noa Pothoven.

Una vita spezzata e la scelta dell’eutanasia

Noa, la diciassettenne ragazza olandese in permanente depressione, passata per l’anoressia, devastata in origine ed irreparabilmente dal trauma dello stupro, ha compiuto l’estrema scelta dell’eutanasia.

Non è bastato l’amore della madre e tanto meno il contesto dei protocolli di salvaguardia laici e religiosi: hanno avuto il sopravvento i sentimenti della  rinuncia e della rassegnazione di fronte all’orrido insopportabile di una vita senza qualità, di una mera condanna alla sopravvivenza.

Dunque una reazione ineluttabile, estrema, di fronte ad una offesa risultante estrema.

Proprio in queste ore si compiva una vasta operazione contro lo smaltimento illecito di rifiuti tra il Nord e Sud Italia, e in particolare in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Campania: i carabinieri del nucleo operativo ecologico di Milano hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare e decreto di sequestro preventivo emessi dal GIP del Tribunale di Milano  – su richiesta della Dda – nei confronti di un’organizzazione ritenuta responsabile di traffico illecito, realizzazione di discariche abusive e intestazione fittizia di beni, che avrebbe occultato circa 10.000 tonnellate di pattume e schifezze tossiche provenienti dalla Campania e da vari impianti del Nord Italia.  

Giornata Mondiale dell'ambiente

Coincidenza di eventi apparentemente diversi

Ecco, oggi,  questa coincidenza di eventi apparentemente diversi, ma riferibili all’umana perversione, alla distruttiva vocazione di  una parte di noi, richiama altresì la componente positiva, quella che  ispira persone e organismi come la stessa ONA, che rappresentano nella sostanza quel “Beat Air Pollution” che non è soltanto uno slogan, ma la sintesi di una coalizione possibile contro l’inquinamento atmosferico e non solo.

Nel non solo, c’è ovviamente l’universo  delle problematiche che attanagliano Gaia e la collettività mondiale, questioni di gravità assoluta, rispetto alle quali non dovremmo avere indugi nell’agire e nel non dover perdere  anche lo stesso tempo impegnato nelle celebrazioni, come quelle programmate ovunque e in particolare in Cina, nel ricordo della prima  Conferenza delle Nazioni Unite sul tema dell’ambiente, tenutasi dal 5 al 16 giugno del 1972 a Stoccolma, nel corso della quale venne adottata la Dichiarazione su “L’Ambiente Umano” e si determinarono i 26 principi sui diritti dell’ambiente e delle responsabilità dell’uomo per la sua salvaguardia.

Combattere i fenomeni d’inquinamento ambientale

Ecco, dunque, che – se proprio da un Paese convenzionalmente afflitto dagli effetti inquinanti del suo esponenziale sviluppo industriale, possono venire le risposte più forti per la green economy, con la massima produzione di auto elettriche ed autobus a tasso zero di emissioni –  troviamo alfine conferma, come nella recente Conferenza nazionale del Foro Italico con l’Osservatorio Nazionale Amianto e il Comitato Nazionale Fair Play, che una radicale inversione di tendenza non è impossibile, che diversamente si possa attivare ogni forma di attenta prevenzione per combattere ogni violenza, compresi i fenomeni d’inquinamento da materiali tossici, a cominciare dall’amianto e dai suoi derivati, passando per i radioattivi ed i chimici, sino ai rifiuti urbani, ancora oggetto di pelose attenzioni da parte di associazioni criminali, di elusivi comportamenti  di amministratori e controllori, di masochista acquiescenza  di parte della società civile.

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.

L’ONA guida la ricerca scientifica del mesotelioma

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Aps e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

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Amianto nell’aeronautica militare, le tute in amianto

Amianto aeronautica militare
Amianto aeronautica militare

Amianto aeronautica militare: la storia

Fin dall’83 si conosceva la pericolosità della fibra killer e i lavoratori non sono stati tutelati. Le tute degli operatori antincendio erano intrise di amianto.

La presenza di amianto nell’Aeronautica Militare è stata accertata sia da studi sull’esposizione dei lavoratori sia da documenti tecnici.

Già nel 1976 la monografia 14 dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro citava l’uso di amianto sugli aerei: i motori d’aereo contenevano centinaia di componenti a base di amianto. Anche nel corpo degli aerei erano presenti componenti in asbesto: guarnizioni, guaine isolanti, tappeti, pneumatici in gomma rinforzata, fascette di tenuta delle tubazioni idrauliche.
Tuttavia, nonostante si conoscesse la pericolosità della fibra killer prima della legge 257 del 1992, sono stati molti gli esposti che hanno lavorato a contatto con l’amianto e, inconsapevoli, hanno riscontrato, a distanza di anni, l’insorgenza di patologie asbesto correlate.

La storia di Nicola Panei

Nicola Panei, nato il 10 MARZO del 1949 a Tagliacozzo (AQ) è stato arruolato nell’aeronautica militare a ottobre del ’68, presso la scuola SARAM di Taranto. È stato Allievo Aviere di un corso antincendio della durata di nove mesi.
L’anno successivo fu trasferito presso il Comando Aeroporto Pratica di Mare fino al ’74, anno in cui prestò servizio a Guidonia fino al ’95.
Un incarico, quello svolto da Nicola, che comportava notevoli rischi sia per la delicatezza dei compiti da svolgere sia perché le tute antincendio erano composte anche di amianto.

Ebbene sì le tute killer per gli operatori antincendio, in tessuto ignifugo, erano intessute di amianto, come confermato dal laboratorio chimico della DARS di Pratica di Mare e dal laboratorio analisi di Ravenna.
A quei tempi l’amianto era legale e ampiamente utilizzato negli aeromobili e negli indumenti, per la sua capacità di resistenza al calore del materiale e nei teli dislocati a bordo degli automezzi antincendio.
Solo nel 1993, le tute Aeronautica militare, cioè gli indumenti per operatori antincendio, sono stati smaltite come da direttiva.
Ma ben prima molti erano a conoscenza della pericolosità della fibra killer: come coloro che, ignari, hanno prestato servizio indossando indumenti di amianto. Nel periodo invernale, il riscaldamento acceso provocava, dalle stesse, un rilascio di fibre e aerodispersione maggiore.

Con la legge del 1982, l’amianto rientrava nell’elenco dei materiali tossici e nocivi per lo smaltimento. Ben prima del 1992, sono passati anni di consapevolezza di alcuni e senza che nessuno tutelasse i lavoratori.
 E ancora, nelle analisi svolte nel 1989 dal laboratorio chimico dell’Aeronautica Militare di Pratica di mare risultava amianto crisolito nel cappuccio e nei guanti, vietato dalla precedente legge del 1982.

Nicola Panei e asbestosi polmonare

Nicola ha lavorato come addetto al servizio antincendio, addetto al salvataggio e al nucleo antincendio come risulta dalla documentazione.
Ho prestato servizio per 25 anni per lo Stato e mi sono ammalato di Asbestosi Polmonare“.

Un duro colpo per lui, non solo per la diagnosi della malattia asbesto correlata ma per l’orrore che provò davanti a questa situazione , all’ingiustizia per il fatto che ancora non abbiano riconosciuto la sua causa di servizio e, soprattutto, perché hanno insabbiato la presenza di amianto nell’Aeronautica a discapito della salute dei lavoratori.

Una legge che non è stata presa in considerazione, accertamenti medici che non sono mai stati eseguiti nell’ambito lavorativo.
È stato al servizio dello Stato e della sua noncuranza e “disattenzione” nei confronti dei lavoratori.

Eppure, è la stessa legge della Costituzione che dichiara:” Il lavoro è alla base dello sviluppo democratico della nostra società e si configura come diritto e dovere di ogni cittadino, che deve essere tutelato in tutte le sue forme e applicazioni…il lavoratore ha diritto di svolgere le sue mansioni in condizioni che non pregiudichino la sua salute e sicurezza…”

Esposizione ad amianto ma escluso dai benefici previdenziali

Nicola ha prestato servizio nell’Aereonautica Militare dal 1968 fino al pensionamento il 31 Dicembre del 2005.

Per l’intero periodo è stato professionalmente esposto a polveri e fibre di amianto in concentrazioni superiori alle 100 ff/, nella media delle otto ore lavorative per un periodo superiore ai dieci anni.

Nicola ha avviato la procedura amministrativa per ottenere l’accreditamento delle maggiorazioni contributive per esposizione ad amianto e ha avviato la causa contro L’INPS. Ha ottenuto il riconoscimento della causa di servizio per la broncopneumopatia ed asbesto da cui è affetto.

“Siamo stati esclusi dai benefici previdenziali amianto poiché non eravamo coperti da assicurazione obbligatoria INAIL. Solo nel 2004 siamo stati inseriti anche noi dell’Aeronautica nella Difesa. Nel 2010 l’INAIL ha effettuato alcuni sopralluoghi per verificare la presenza di amianto. Le conclusioni? L’INAIL dichiara che tutto il militare civile dell’Aeronautica non è da considerarsi esposto all’amianto. Ora mi chiedo come sia possibile che per tutto il periodo in cui sono stato esposto all’amianto, come altri miei colleghi, venga negata la presenza dello stesso e non solo, non sono mai stato avvisato della pericolosità della fibra killer?”.

Nicola Panei e la sindrome depressiva ansiosa

Nel frattempo, Nicola, preoccupato e angosciato dallo stato di malattia e vedendo rigettate le sue domande si è ammalato di sindrome depressivo ansiosa reattiva come riporta il certificato. Una sindrome invalidante, con continui stati di ansia e depressione.

Sono stato al servizio dello Stato come tanti militari e a differenza degli altri la mia categoria non è stata riconosciuta come altre.
È una vera ingiustizia e, nonostante il male che mi affligge voglio combattere questa battaglia per me e per gli altri che come me hanno subito tutto questo.
 A mio modo combatto contro l’amianto, mi sono rivolto all’avv. Ezio Bonanni e ho fondato con lui l’ONA proprio per continuare questa battaglia e, grazie alla nostra determinazione molte zone sono state bonificate.
Credo in un futuro migliore, che possa garantire ai figli e nipoti un futuro senza la paura di vivere ogni giorno esposti all’amianto. La bonifica è l’unica soluzione. E c’è bisogno di consapevolezza. Bisogna segnalare le aree a rischio e far sì che vengano bonificare. Non per me. Ma per un mondo migliore. So che da solo non è possibile, ma siamo in tanti e saremo sempre di più se verrà finalmente fatta luce su questo terribile male che affligge il nostro Paese e non solo”
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