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Una cura per il mesotelioma e il COVID-19

laboratorio di ricerca
laboratorio di ricerca

Il farmaco biologico OT-101, utile anche nel trattamento di COVID-19

Oncotelic Therapeutics, una società innovativa di immunoterapia/oncologia di Agoura Hills, California, avvierà un nuovo studio clinico di fase II per il mesotelioma maligno. La ricerca sarà incentrata su OT-101, un farmaco biologico versatile, che ha già mostrato risultati promettenti nel trattamento di casi gravi di COVID-19.

Nuove speranze da OT-101 per il mesotelioma?

Lo studio di Oncotelic Theraputics sul trattamento del mesotelioma con OT-101, inizierà a marzo prossimo.

Esso coinvolgerà diversi centri specializzati nella cura del terribile cancro, tra cui il Cleveland Clinic Cancer Center, l’Università della Pennsylvania Medicine a Philadelphia e Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle.

«Siamo entusiasti circa le potenzialità di questo studio. C’è un grande bisogno di trovare cure per il mesotelioma. La speranza è che possiamo usarlo per aumentare la risposta agli inibitori del checkpoint».

Ad affermarlo, il dottor Anthony Maida, direttore clinico di Oncotelic Therapuetics. 

«L’obiettivo è aiutare questi pazienti a vivere una vita più lunga e migliore».

OT-101: caratteristiche del farmaco 

OT-101 è una terapia con acido ribonucleico (“RNA”) anti-TGF-β (una proteina secreta che fa parte del gruppo delle citochine) di prima classe, che ha dato risultati positivi su pazienti affetti da cancro recidivante/refrattario in più studi clinici. 

Sarà utilizzato nel prossimo studio sul mesotelioma, in combinazione con “farmaci inibitori del checkpoint”, cioè immunoterapici tra cui pembrolizumab e nivolumab.

Entrambi vengono utilizzati abitualmente per trattare il mesotelioma, un cancro raro causato dall’inalazione di fibre di amianto tossiche, che ancora oggi purtroppo ha una diagnosi infausta.

La capacità cancerogena dell’amianto è confermata anche dall’ultima monografia IARC. Purtroppo questo materiale è stato ampiamente utilizzato in passato nel nostro Paese e adesso sono ancora molti gli edifici, anche pubblici, in cui è presente. Denuncia questa situazione di rischio l’Avvocato Bonanni nella sua pubblicazione, “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia -Ed.2021“.

FDA approva gli studi con gli inibitori 

L’Oncotelic Therapeutics, ha presentato alla FDA statunitense il protocollo del suo nuovo studio clinico.

OT-101 nuove cure mesotelioma
OT-101 nuove cure per il trattamento del mesotelioma

Esso prevede di utilizzare OT-101 in combinazione con anti-PD-1 (Pembrolizumab) in quei pazienti con mesotelioma pleurico maligno (MPM), che non riescono a raggiungere o mantenere la risposta all’inibizione del checkpoint.

Utile precisare che Food and Drug Administration (FDA) americana ha recentemente approvato la combinazione di “inibitori del checkpoint” di nivolumab e ipilimumab, per il trattamento di prima linea del mesotelioma pleurico.

A dire il vero, nonostante il miglioramento della sopravvivenza mediana, i risultati ottenuti con questa terapia sono stati modesti rispetto alla chemioterapia standard.

È qui che OT-101 potrebbe fare la differenza, se si dimostrasse efficace nei primi studi clinici.

«La ragione principale del fallimento di questi farmaci inibitori del checkpoint nella cura del mesotelioma sono gli alti livelli di TGF-beta», ha detto Maida.

«Quello che ci auguriamo è che la combinazione di OT-101 con gli inibitori del checkpoint, possa avere una risposta terapeutica migliore in più pazienti. Ci piacerebbe aumentare l’attuale efficacia del 20% -25% sui malati fino a raggiungere la soglia del 50%»,ha poi sottolineato il ricercatore.

OT-101: il farmaco che aiuta il sistema immunitario a funzionare

Il farmaco biologico OT-101 dovrebbe aiutare il sistema immunitario a funzionare meglio. 

Esso è costituito da molecole complesse ed è fabbricato utilizzando microrganismi viventi. Funziona inibendo il fattore di crescita trasformante beta (TGF-β), una proteina che sopprime il sistema immunitario del paziente e consente ai tumori di prosperare.

Il TGF-β si presenta in molti tumori, ma si trova in livelli particolarmente elevati nei tumori del mesotelioma.

 «Stiamo essenzialmente cercando di sopprimere il soppressore», ha detto Maida.

Mesotelioma e Coronavirus 

OT-101 ha anche dimostrato buoni risultati in uno studio clinico di fase II, supazienti ricoverati con gravi sintomi di COVID-19.

Sia le cellule tumorali sia SARS-Cov-2 inducono TGF-β come parte del loro meccanismo di evasione immunitaria. 

Di conseguenza, si prevede che l’inibizione del TGF-β da parte di OT-101 possa avere un impatto sia sul cancro sia sul COVID

Come accennato, il trattamento con il farmaco OT-101 ha già mostrato risultati positivi

Gli esperti di Oncotelic Therapeutics hanno fatto sapere che il farmaco sarà presto testato anche sul glioblastoma (il tumore cerebrale più frequente), sul cancro del polmone e del colon-retto.

Per queste patologie verranno utilizzate analisi del trascrittoma (la totalità degli RNA trascritti a partire da un genoma) guidate dall’intelligenza artificiale. L’obiettivo è quello di derivare il biomarcatore predittivo per le terapie TGF-β come OT-101.

«Questo è il primo di una serie di studi clinici pianificati in pazienti con vari tumori solidi» .

«Soprattutto quelli che valutano il beneficio clinico e allo stesso tempo una serie di parametri».

«Parametri associati ai cambiamenti nel microambiente tumorale, inclusi ma non limitati all’infiltrazione delle cellule T, all’espressione di varie citochine e il fenotipo e la funzionalità modificano la pre-terapia rispetto alla post-terapia». ha osservato il Dr. Anthony Maida.

Informazioni sulla società Oncotelic Therapeutics, Inc.

Oncotelic Therapeutics, Inc. è stata costituita nello Stato di New York nel 1988 come OXiGENE, Inc., è stata reincorporata nello Stato del Delaware nel 1992. 

Ha cambiato nome in Mateon Therapeutics, Inc. nel 2016 e Oncotelic Therapeutics, Inc. nel novembre 2020.

È un’azienda di immuno-oncologia guidata dall’intelligenza artificiale.

I suoi studi si concentrano sulle immunoterapie TGF-β di prima classe per tumori in stadio avanzato come gliomi, cancro del pancreas e melanoma.

Tra le altre cose, Oncotelic sta cercando di sfruttare la sua profonda esperienza nello sviluppo di farmaci oncologici per migliorare i risultati del trattamento e la sopravvivenza dei malati di cancro con un’enfasi speciale sui tumori pediatrici rari.  

Una speranza per il futuro

Molti fattori possono causare differenze tra le aspettative attuali e i risultati effettivi, inclusi dati imprevisti di sicurezza o efficacia osservati durante studi preclinici o clinici.

Non ci resta dunque che attendere fiduciosi, nella speranza che questo o altri studi paralleli possano finalmente produrre un balzo in avanti nella cura del terribile cancro.

Smaltimento amianto: prorogato il bonus 2021

Smaltimento amianto: prorogato il bonus 2021
onduline di amianto

Il bonus per la rimozione e lo smaltimento amianto è stato prorogato fino al 30 giugno del 2022. Infatti il Superbonus 110% è stato ufficialmente rinnovato e, grazie a esso, è possibile effettuare i lavori per rimuovere l’amianto, ma a determinate condizioni.

Il bonus amianto 2021 non è altro che la possibilità di usufruire degli incentivi previsti nel Superbonus 110%, che ha lo scopo di aiutare i cittadini a svolgere lavori per l’efficientamento energetico. In particolare, per quanto riguarda gli impianti fotovoltaici, il decreto legge 59/2021 prevede che si possano installare usufruendo di questo incentivo fino al 31 dicembre 2022, ma solo se si è eseguito almeno fino al 60% dei lavori entro il 30 giugno 2022. L’installazione di pannelli solari può essere un’ottima occasione per svolgere la bonifica e la rimozione di amianto dai propri tetti.

Smaltimento amianto: il lavoro delle imprese

L’incentivo consente alle imprese di procedere con lo smaltimento dell’asbesto negli edifici in ristrutturazione.

Le imprese edili sono libere di decidere e di eseguire degli interventi di smaltimento per tutte le tipologie di fibra.

Edifici, manufatti e costruzioni di tutta Italia sono attenzionati per questo lavoro.

Se vengono eseguite tutte le regole imposte per la rimozione sicura della sostanza cancerogena, i soggetti avranno diritto a ricevere un credito d’imposta del 50%.

Per poter usufruire di questa possibilità, gli interventi ammessi sono i seguenti:

  • Smaltimento e rimozione di eternit (cemento-amianto)
  • Rimozione e smaltimento di amianto in lastre, tubi, sistemi di coibentazione ecc.

Nella spesa complessiva ci sono anche le spese per le varie consulenze professionali e le perizie tecniche che servono per procedere con i lavori.

Smaltimento amianto: storia e leggi

L’amianto è stato uno dei materiali da costruzione più funzionali e per questo ha avuto un’importante diffusione a livello mondiale.

Negli anni Ottanta già si iniziava a parlare di rimozione, fino ad arrivare all’obbligatorietà di farlo.

Ecco che si inizia a parlare di incentivi di modo che, questo materiale dannoso, venga eliminato e smaltito in modo sicuro.

In Italia, la legge che mette al bando l’amianto è quella del 1992, dopo la famosa causa contro l’asbesto da parte dei lavoratori di Casale Monferrato.

Negli anni la legislazione italiana si è evoluta e gli sforzi della società sono sempre aggiornati tanto da arrivare a parlare di agevolazioni e bonus.

Dopo tutto, purtroppo, ci troviamo ancora con tante zone contaminate, non si è arrivati ad una completa rimozione.

Smaltimento amianto: guida pratica

La prima cosa da precisare è che, non deve mai essere eseguito lo smaltimento dell’amianto “fai da te”.

Bisogna ribadire sempre che si tratta di un materiale apparentemente innocuo, ma le sue fibre sottilissime si inebriano silenziose dentro i tessuti umani.

Esiste l’obbligatorietà per la rimozione?

In realtà si è chiamati, cittadini privati e/o aziende, a segnalare sempre la presenza di amianto. Diventa obbligatorio quando l’esito di valutazione del rischio esce positivo, ciò comporta la consapevolezza che si è a rischio e quindi occorre intervenire tempestivamente.

Esistono delle imprese che si occupano delle bonifiche, sono regolarmente iscritte all’Albo Nazionale Gestori Ambientali (istituito nel 2004).

Attraverso il decreto ministeriale del 6 settembre 1994 è scattata l’obbligatorietà di segnalare la presenza di amianto.

La convivenza con l’amianto è ancora lunga  

Sul nostro territorio c’è tantissimo materiale da rimuovere e ci vorrebbe un tempo davvero lungo per riuscire a bonificare tutto.

Ogni anno ci troviamo a contare circa 6000 persone morte a causa del mesotelioma e le altre malattie asbesto correlate.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, presidiato dall’avv. Ezio Bonanni, controlla l’aspetto ambientale e sanitario in correlazione con la fibra killer.

Purtroppo si dovrà convivere ancora per tantissimi anni con questo problema. Il presidente parla di circa 100 anni di morti dovute da questa malattia e così anche per le bonifiche.

Sono anni che si cerca di far ripartire il giro delle bonifiche, le mappature sono di vecchia data ormai e pure, le strumentazioni per lavorare ci sono.

Manca il giusto nesso tra parte volitiva e parte pratica, c’è qualcosa che non si riesce a legare, tanto è vero che la situazione odierna non è alquanto rassicurante.

Oltre 40 milioni di tonnellate di amianto sono ancora sparse per tutto il Paese. La fortuna, se così vogliamo chiamarla, è che la maggior parte dei siti da bonificare presenta amianto compatto e quindi risulta meno pericoloso. È anche vero che, non si deve sottovalutare mai, neanche l’amianto compatto, visto che comunque è lì da quasi 30 anni.

Bisogna mettere in piedi un’equipe, produttiva e preparata; deve esserci qualcuno che garantisca giorno per giorno controlli su tutto il territorio italiano.

È doveroso sviluppare una forma di propaganda, continua nel tempo, per sensibilizzare le persone, per cercare di coinvolgere più cittadini possibili.

Serve personale attivo sul territorio, aggiornamenti continui e manovre di lavoro per far ripartire a ritmo le bonifiche.

Il materiale ancora presente è davvero eccessivo, non basta qualche bonifica, c’è bisogno di avviare un’operazione salva Paese.   

DPI appropriati riducono i rischi in fase di bonifica amianto

Ultimo respiro: incendi e macerie nocive
lavoratore con maschera antigas

I DPI dispositivi di protezione individuale, comprendono qualsiasi abbigliamento o attrezzatura che fornisca protezione da un potenziale rischio.

In caso di presenza di amianto, minerale messo al bando con la legge 257/92, DPI per amianto appropriati riducono al minimo eventuali rischi nel corso della bonifica.

DPI - Rifiuti amianto
Rimozione di onduline di amianto da un tetto

L’importanza dei DPI nei luoghi di lavoro 

Per garantire totale sicurezza in ambito lavorativo i DPI devono:

  1. Essere adeguati ai rischi da prevenire;
  2. Non devono costituire rischi aggiuntivi;
  3. Devono essere compatibili alle condizioni presenti sul luogo di lavoro;
  4. Terranno conto delle esigenze ergonomiche e di salute dei lavoratori;
  5. Saranno compatibili con gli altri DPI utilizzati contemporaneamente;
  6. Non escludono la capacità di protezione da altri rischi.

Responsabili della sicurezza in merito ai DPI amianto

Le figure professionali preposte alla sicurezza sui luoghi di lavoro devono garantire:

  1. fornitura e fit test RPE (respiratori) per i lavoratori;
  2. garantire che i lavoratori indossino i DPI quando necessario;
  3. fornire formazione ai lavoratori su come utilizzare i DPI in sicurezza, all’inizio del rapporto di lavoro e ad intervalli regolari su base continua;
  4. fornire un deposito sicuro per i DPI riutilizzabili;

Note: La formazione all’uso dei DPI dovrebbe includere l’uso corretto, l’ispezione, la cura e la manutenzione, la riparazione e la sostituzione dei componenti, le procedure di emergenza e lo stoccaggio.

Quali DPI devono essere indossati in presenza di amianto?

Nota bene: I lavoratori che prestano servizio in luoghi contaminati da amianto, devono essere informati sulla presenza della fibra killer.

Devono essere formati altresì su: 

  • pulizia del luogo di lavoro;
  • uso delle mascherine respiratorie e degli altri DPI,
  • sulle corrette modalità di decontaminazione.

Larticolo 251, comma1, lettera b, del D.Lgs. 81/2008 prevede che i DPI per le vie respiratorie debbano garantire una concentrazione di fibre nellaria respirata non superiore ad 1/10 del valore limite, fissato a 0,1 fibre per cm3 di aria e misurato come media ponderata nel tempo di riferimento di 8 ore.

In presenza di amianto DPI devono includere:

1) dispositivi di protezione delle vie respiratorie (RPE); 

2) tute;

3) stivali;

4) elmetti (non ci soffermeremo sulla loro descrizione poiché basta utilizzare un elmetto standard);

5) guanti

RPE: Respiratory protective equipment 

DPI - Bonifica amianto
Bonifica di un tetto ricoperto di onduline di amianto

L’RPE è uno dei dispositivi di protezione individuale (DPI) più importanti nella protezione dei lavoratori dai pericoli della polvere e delle fibre di amianto. 

Il respiratore deve essere sempre indossato in qualsiasi ambiente in cui sia presente o si sospetti la presenza di amianto.

Ha infatti la capacità di ridurre al minimo il rischio di respirare le sottilissime fibre.

Per essere efficace, è essenziale scegliere il tipo più indicato all’attività lavorativa da svolgere. Bisogna inoltre assicurarsi che sia montato correttamente.

Gli RPE, si dividono in:

  • Respiratori isolanti (indipendenti dall’aria ambiente) possono essere di due tipi: 

collegati: sono dotati di una sorgente d’ aria non inquinata (a flusso continuo o a flusso a domanda);

autorespiratori con bombola di aria compressa (a circuito aperto) o con ossigeno (a circuito chiuso). 

Essi possono essere:  

– senza filtro, collegati ad una bomboletta d’aria con autonomia limitata;

– respiratori a filtro (attingono l’aria dall’ambiente).

  • Respiratori a filtro sonoformati da:

un facciale (semimaschera, boccaglio, maschera intera, semimaschera filtrante)

un sottofiltrante per bloccare gli aerosol solidi e/o liquidi (filtri antiparticelle), i gas o vapori (filtri antigas), o entrambi (filtri combinati).

Le maschere possono essere: 

– intere: coprono tutto il viso e devono essere usate con filtri che non pesano >600 gr. e con perdita di tenuta <0,2%;

– semimaschere: coprono naso e bocca, devono essere usate con filtri <300 gr., con perdita totale di tenuta <0,2%;

– boccaglio: un’apparecchiatura stretta tra le labbra, non adatto a protesi completa, associato a stringi naso, perdita di tenuta <0,2%;

– facciali filtranti: con filtro tutt’uno con semimaschera, perdita totale <25% per FF1, <10% per FF2, <3% per FF3.

Quanto è importante che RPE sia montato correttamente?

Quando si monta per la prima volta il respiratore, è necessario eseguire un test di adattamento (Fit test) che ne valuti la perfetta aderenza al viso.

Il test deve essere eseguito da personale accreditato. 

Se viene montato in maniera scorretta, si corre il rischio di inalare sostanze tossiche potenzialmente letali; su tutte: le pericolose fibre di amianto

L’esposizione al minerale,può causare una serie di malattie asbesto correlate, tra cui il mesotelioma canceroso.

Quante volte bisogna eseguire il Fit test?

Il Fit-test deve essere effettuato anche:

1) se chi lo indossa ha avuto un significativo aumento o perdita di peso;

2) annualmente (o più frequentemente se specificato dalla policy aziendale).

L’importanza dell’autotest

L’autotest del respiratore andrebbe effettuato ogni volta che si indossa il dispositivo. In questo caso, non è richiesta alcuna formazione specializzata.

Come eseguire il test

1) Mettete le mani sulla maschera o sui filtri e poi inspirate fino a quando la maschera non aderisce saldamente al viso.

2) Bloccate le valvole di espirazione/inspirazione ed espirate con forza. Si dovrebbe notare un effetto rigonfiamento, ma non dovrebbe fuoriuscire l’aria. 

In caso contrario, occorre innanzitutto regolare nuovamente le cinghie. Se continua a perdere aria, è necessario cambiare taglia o modello di respiratore e fare un altro test di adattamento.

Attenzione e precauzioni per l’uso dei respiratori

I respiratori non sono adatti a persone con la barba,  lunga o corta che sia. È consigliabile pertanto una rasatura perfetta prima di indossarli.

Anche l’uso di occhiali può influire sulla capacità di sigillare l’intero viso intorno alla maschera. 

Se non si può fare a meno di indossare gli occhiali, è necessario utilizzare un cappuccio per l’alimentazione dell’aria a pressione positiva.

Tute protettive: tre tipologie 

Esistono diversi tipi di tute protettive:

Tuta intera: deve essere preferibilmente di tessuto liscio (evita di trattenere le fibre), completa di cappuccio, non avere tasche esterne, chiusa (o chiudibile) ai polsi e alle caviglie con elastici o nastro adesivo.

– Tuta monouso di carta, di tela plastificata o in tyvek: sono igienicamente più adatte alle bonifiche, in quanto non devono essere rilavate.

Purtroppo hanno una scarsa traspirabilità, dunque non sono indicate per bonifiche in zone in cui si sviluppano alte temperature.

Inoltre si rompono facilmente.

Utile precisare che è necessario smaltire tali indumenti come materiale contenente amianto. 

Il lavoratore dovrà indossare una nuova tuta ogni volta che ritorna nella sua postazione di lavoro;

– Tute di cotone o altro tessuto a tessitura compatta: può essere monouso o riutilizzabile.

Quelle in cotone trattato o goretex, prima di essere riutilizzate devono essere aspirate accuratamente a fine turno. Vanno altresì riposte in contenitori chiusi, e asciutti. Il lavaggio (prima del riutilizzo) deve avvenire rigorosamente in una lavanderia attrezzata.

Tute impermeabili: possono essere riutilizzate più volte e, dopo la pulizia eseguita in doccia, vanno riposte, a fine turno, in un box protetto all’interno del cantiere.

Attenzione: sotto la tuta va indossata biancheria intima possibilmente monouso: slip, calzini e magliette.

Meglio optare per tute di taglia comoda che consentono di muoversi più comodamente. Le tute vanno indossate sopra gli stivali

Stivali in gomma o calzature antiscivolo

Stivali e calzature non devono avere lacci poiché   questi sono difficili da pulire. 

In alternativa si possono indossare copristivali usa e getta con solette in polietilene (evitano di scivolare).

Le calzature vanno tolte prima di lasciare l’area contaminata, per evitare di raccogliere fibre di amianto sulle o sotto? suole.

Guanti protettivi a prova di amianto 

I guanti da utilizzare nelle bonifiche di amianto devono essere impermeabili, a “manichetta lunga” e in grado di garantire una sufficiente resistenza alle sollecitazioni meccaniche.

È consigliato indossare anche dei sottoguanti in cotone.

Come vengono puliti o smaltiti i DPI contaminati dall’amianto?

I DPI bonifica amianto devono essere indossati in una parte pulita dell’area di decontaminazione.

Al termine del lavoro, i DPI smaltimento amianto (ad eccezione del respiratore) devono essere tolti e smaltiti nella parte sporca dell’area di decontaminazione

Questo per evitare che gli indumenti puliti vengano contaminati dalle fibre di amianto.

Dopo rimozione amianto DPI riutilizzabili (RPE, stivali, ecc.) devono essere:

1) Decontaminati aspirando le polveri con un accessorio a spazzola; 

2) Dopo l’aspirazione, i DPI vanno lavati con un panno umido monouso.

3) Il lavaggio degli indumenti deve essere effettuato esclusivamente in lavanderie predisposte per la manipolazione di abiti contaminati da amianto. 

Non deve essere fatto a casa o in una lavanderia pubblica;

4) I DPI riutilizzabili devono essere conservati in un contenitore pulito, asciutto e sigillato quando non vengono utilizzati;

5) La maschera dell’RPE va pulita e asciugata. Bisogna controllare i diaframmi, le valvole e le parti frontali. Infine occorre ricaricare le batterie secondo necessità

Caso Dal Cin: fissata anche udienza al T.A.R.

Antonio Dal Cin
Antonio Dal Cin

Il caso Dal Cin: lo aveva detto apertamente l’Avv. Ezio Bonanni del Foro di Roma, patrocinante in Cassazione e presso le Magistrature Superiori:

difenderò il finanziere Antonio Dal Cin in tutte le sedi di giustizia.

In data 13 marzo 2019 l’Avv. Ezio Bonanni deposita un ricorso al T.A.R. del Lazio che vede ricorrente Antonio Dal Cin.

L’ex militare della Guardia di Finanza in congedo, Vittima del Dovere, è gravemente malato a causa del servizio prestato nel Corpo.

Per questa ragione viene chiesto l’accertamento del diritto del ricorrente al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali. Inoltre, Antonio ha diritto anche al risarcimento del danno biologico, professionale, esistenziale, morale e mobbizzanti.

Danni che applicando le tabelle del Tribunale di Milano, sono stati quantificati in € 1.631.568,50. Finalmente, è stata fissata l’udienza al T.A.R. del Lazio in data 09 febbraio 2022 alle ore 11:45.

Appresa la notizia, Antonio Dal Cin così commenta:

Ancora una volta, ripongo piena fiducia nella magistratura, affinchè in tempi ragionevoli, attraverso la corposa documentazione depositata, sia fatta giustizia.

Un legame indissolubile quello tra Antonio e l’ONA

Antonio Dal Cin è da anni accanto all’ONA e al fianco delle vittime amianto che condividono il suo triste destino.

Nonostante ciò non ha mai smesso di credere nell’associazione e nell’impegno del suo Presidente. Difatti, Antonio resta fermamente convinto che l’ONA ed il suo Presidente Avv. Ezio Bonanni, sosterranno ancora una volta la sua battaglia.

L’ex finanziere, fedele al giuramento prestato, quando era ancora in servizio, con grande coraggio e determinazione, grazie al sostegno dell’Avv. Ezio Bonanni, è riuscito a far mappare e bonificare dall’amianto tutte le caserme della Guardia di Finanza.

Antonio ha così contribuito anche alla bonifica degli elicotteri del Corpo dal micidiale cancerogeno.

Oggi, la Guardia di Finanza, deve essere presa quale esempio da seguire da parte delle Forze Armate e di quelle di Polizia.

Purtroppo, per chi ha subito esposizioni pregresse all’amianto, non è possibile porvi rimedio. Tuttavia, grazie all’impegno dell’ONA e di Antonio Dal Cin possiamo dire che decine di migliaia di finanzieri sono stati così sottratti all’esposizione.

Leggi tutti i dettagli del caso Dal Cin.

L’appello per il Comparto Sicurezza e Difesa

Antonio ha poi rinnovato il suo appello affinchè il Comparto Sicurezza e Difesa, i loro Vertici, di concerto con le Istituzioni, seguano l’esempio del glorioso Corpo della Guardia di Finanza.

Guardia di Finanza: un valoroso esempio da seguire

La Guardia di Finanza è il Corpo più antico per storia e tradizione. Infatti, le sue origini risalgono all’ottobre 1774, quando venne costituita la “Legione Truppe Leggere” per volere di Vittorio Amedeo III, Re di Sardegna.

Fu il primo esempio in Italia di un Corpo speciale istituito per il servizio di vigilanza finanziaria ai confini, oltre che per la difesa militare.

Per maggiori dettagli ti invitiamo a consultare il sito ufficiale.

In conclusione, possiamo affermare che l’obiettivo di Antonio Dal Cin è quello di liberare tutto il comparto Sicurezza e Difesa dall’amianto.

Liberando i siti contaminati dall’amianto, anche chi è detenuto nelle carceri per scontare una pena. Lo scontare una pena non può essere tramutata in una condanna a morte attraverso le fibre di amianto.

Per ulteriori informazioni sull’amianto nelle carceri leggi – Amianto nelle carceri: la pena di morte concessa in Italia.

Scuderie e amianto: pericolo per cavalli e cavalieri

Scuderie e amianto: pericolo per cavalli e cavalieri
occhio di un cavallo

Scuderie e amianto un devastante connubio che rovina l’ambiente, gli animali e le persone che lavorano li.

La causa più grande riscontrata in questi centri è lo smaltimento dei rifiuti.

La non curanza, la mancata gestione del problema, l’inadempienza al dover bonificare e smaltire induce a un atto deviante, ad un reato!

Un esempio è quello relativo alla vicenda di Guido Borghi, il rappresentate legale delle Scuderie Olona dell’ippodromo di Varese; l’imprenditore ha scontato 3 mesi di carcere, con pena sospesa, per aver abbandonato materiale inerte nell’ambiente.

Tanto è vero che, in tanti ippodromi italiani è stata trovata una significante quantità di materiale cancerogeno.

L’amianto si trova nei capannoni, nei box dei cavalli, sui tetti, e lo si respira continuamente. Come ben sappiamo è il materiale più resistente, e che oggi purtroppo sta continuando a causare grandi danni.

Le ispezioni sono datate, ma grazie a queste si è trovato tutto questo materiale all’interno delle scuderie.

Il 2015 è stato il boom di denunce per la presenza dell’amianto sui tetti degli ippodromi.

Il rischio amianto è evidente, le costruzioni di molte scuderie sono di anni fa, quando ancora era possibile utilizzare la fibra.

Scuderie e amianto: sfratto immediato e bonifica

L’esposizione e la vivibilità con questa fibra ha innescato grandi momenti difficili, in Toscana ad esempio c’è stata una lunga agonia in un centro ippico.

La scoperta dell’asbesto all’interno della struttura si è rilevata provvidenziale per la cessazione di una delle attività equestri più famose su quel territorio. In quel luogo c’erano più di settata box con cavalli a pensione, la parte adibita all’ambito sportivo e sociale. Tutto finito, cavalli spostati in altri maneggi a norma, e le serrande chiuse per sempre.  

La copertura di amianto è stata la causa scatenante e la rottura e morte di quella realtà.  Ma non era di certo finita qui, la necessità era di iniziare subito la bonifica, accelerando i tempi per cercare di non alimentare ancora la dispersione di amianto nell’ambiente.

Il lavoro parte con la rimozione bonifica amianto ossia, la tecnica di bonifica che consiste nello smaltimento amianto.

L’ONAOsservatorio Nazionale Amianto raccomanda tale bonifica e grazie alla tecnologia per agevolare e velocizzare i tempi di ingaggio è possibile fare segnalazioni sull’app amianto.

Le esposizioni continuano se non si cerca di bonificare e mappare più aree possibili.

Lo smaltimento è fondamentale, la rimozione fa si che non si continui una qualsiasi forma di dispersione del materiale cancerogeno.

Scuderie e amianto: c’è lo zampino della mafia?

Si è sentito parlare negli anni di tetti in amianto presso gli ippodromi, ma anche del fatto che vi siano delle discariche.

Opere abusive e amianto sono i problemi centrali dell’Ippodromo palermitano ma non è l’unico.

A Roma, Tor di Valle, sono state rinvenute stalle ricoperte di amianto e tribune (Olimpiadi 1960) non a norma di sicurezza antisismica.

Ci si trova davanti a un degrado raccapricciante, una struttura chiusa dal 2013 che oggi, purtroppo, è utilizzata come una discarica.

Gli ambientalisti e il M5S lo ha definito un Ecomostro.

Tanto è vero che, per lo stesso motivo, ha acquistato fama l’ippodromo de “La Favorita” (PA). In questo centro ci sono susseguiti diversi scontri, lotte per accaparrarsi degli appezzamenti di terreno.

Proprio a causa di un’interdittiva antimafia, è stata revocata la concessione Ires, una società di gestione. Per cui nasce spontanea la domanda: c’è qualcosa a che fare con l’ecomafia?

Scuderie e rispetto per l’ambiente: la bonifica parte da dentro

Questi locali equestri inquinati e inquinanti sono ancora presenti o addirittura attivi. Come per ogni cosa, l’aggiornamento in merito alla situazione degli stabili è fondamentale, ma nel nostro paese questo non accade.

Infatti, quando si parla di amianto, troviamo sempre dei riscontri con datazioni ormai troppo vecchie.

Uno dei compiti dell’ONA, presieduta dall’avv. Ezio Bonanni, è anche quello di monitorare i cambiamenti, le situazioni e i progressi dei luoghi già sotto osservazione.

Per le nuove strutture o discariche abusive è necessario il contributo di ogni singolo cittadino.

Molte scuderie ormai chiuse e abbandonate hanno bisogno di essere bonificate e smaltite, il materiale che giace li non è così innocuo.

Inoltre, è doveroso porre l’attenzione agli ambienti aperti, dove si svolgono attività equestri, gare, serve maggior controllo e un’adeguata prevenzione.

L’inalazione di asbesto è davvero deleteria per il nostro corpo. Comporta conseguenze devastanti, quasi sempre non curabili.

Saper riconoscere tale materiale e avere la prontezza di diramare la “notizia” è importante.

Nel nostro paese ancora ci sono molti maneggi che contengono strutture coperte da amianto. In un luogo prettamente naturalistico, in cui si è a contatto con gli animali, si dovrebbe respirare solo aria buona.

La realtà prende una forma un po’ diversa nei contesti contaminati, ecco perché è fondamentale ricercare quei luoghi e attenzionarli.

La prevenzione è determinante per combattere e vincere contro le malattie asbesto correlate. Evitiamo ogni forma di esposizione.