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Giornata Mondiale della Terra: Earth Day 2021

Terra - amianto in tutto il mondo (ph Pixabay)
foto della terra vista dallo spazio

L’Earth Day 2021 è la 51° Giornata Mondiale della Terra. Il tema del 2021 è quello di Restore our Earth, Ripristiniamo la nostra Terra. Occorre quindi una politica attiva di tutela dell’ambiente. Quindi è necessario ripristinare le condizioni di sostenibilità dello sviluppo. L’OnaOsservatorio Nazionale Amianto, guidato dall’Avv. Ezio Bonanni, continua il suo impegno contro l’amianto e contro gli altri inquinanti.

Giornata Mondiale della Terra: Restore our Earth

È finito il tempo delle chiacchiere e degli accordi. Adesso è il momento di agire, di prenderci finalmente cura del nostro Pianeta, tutti insieme. L’intento quindi non è più sensibilizzare la popolazione sulla necessità di ridurre l’impatto ambientale, ma mobilitarlo.

Ognuno, anche nel suo piccolo, deve agire per salvare la Terra da un destino amaro. Perché salvare la Terra non è più solo un’opzione. Quindi è necessario l’impegno di tutti per salvare la Terra ed il futuro dell’umanità. Siamo al punto di non ritorno. Basta accontentarci della sola etichetta di “ambientalista”, da appuntarci orgogliosi sul petto, bisogna agire e cercare di rimediare al danno già fatto.

Come? Bisogna ridurre l’inquinamento e attuare misure per affrontare il problema dei rifiuti. È necessario incentivare il consumo di energia rinnovabile e sviluppare un’economia circolare, che possa rendere sostenibile anche il settore della produzione industriale.

“Il riscaldamento globale, il cambio del clima, il salto di specie dei virus, l’innalzamento dei livelli degli oceani, l’aumento del numero e delle intensità degli uragani e di altri eventi climatici sfavorevoli, l’aumento del numero delle neoplasie e la riduzione degli anni di vita sana sono il risultato di un consumo dissennato del territorio e dell’ambiente e dell’inquinamento dell’acqua e dell’aria. Occorre fare presto e porre in sinergia tutte le associazioni, compreso l’Osservatorio Nazionale Amianto e l’Osservatorio Vittime del Dovere, con tutte le istituzioni a livello territoriale, intermedio, nazionale, comunitario e mondiale”.

Questo il richiamo alla mobilitazione espresso dall’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e avvocato ambientalista.

Salviamo la Terra: l’impegno politico in Europa nel mondo

Nel 2021 le occasioni di confronto per discutere delle problematiche ambientali tra i Paesi del mondo non mancano. Per esempio avrà luogo il vertice voluto dal Presidente USA Biden, a cui parteciperà anche la Cina. Questo è un chiaro segnale di un ritorno alla lotta ai cambiamenti climatici da parte dell’America, dopo l’abbandono di Donald Trump dagli accordi di Parigi. Inoltre si aggiunge la Cop26 di Glasgow a inizio novembre.

Anche l’Unione europea si è impegnata a delineare delle linee guida e degli obiettivi che gli Stati membri devono perseguire. Si sancisce, infatti, l’impegno dell’UE a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e l’obiettivo intermedio di ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990. Inoltre l’Unione europea ha anche stabilito una strategia Plastic free, che prevede la messa a bando della plastica monouso entro il 3 luglio 2021 e cha ha, come obiettivo ultimo, il traguardo del 90% delle bottiglie di plastica raccolte dagli Stati membri entro il 2029.

La soluzione, però, non è solo nelle mani di politici e Stati, ma anche di ognuno di noi, nel nostro agire quotidiano.

Come è stata istituita la Giornata Mondiale della Terra?

L’Istituzione della Giornata mondiale della Terra si deve a John McConnell, un attivista per la pace interessato anche all’ecologia. Mc Connell credeva che uno dei doveri di ogni essere umano doveva essere quello di occuparsi della Terra, della propria casa, condividendo le risorse in maniera equa.

Nell’ottobre del 1969, durante la Conferenza dell’UNESCO a San Francisco, McConnell propose una giornata per celebrare la vita e la bellezza della Terra e per promuovere la pace. Questa festa si poneva anche come un’occasione per mettere in guardia tutti gli uomini sulla necessità di preservare e rinnovare gli equilibri ecologici minacciati.

La prima celebrazione della Giornata della Terra fu il 21 marzo 1970 e si pose l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione all’importanza della conservazione delle risorse naturali della Terra. In questa occasione fu firmato un documento per la salvaguardia dell’ambiente da 36 leader mondiali, tra cui il Segretario generale delle Nazioni Unite, U Thant, Margaret Mead e John Gardner. Nel 2000 venne aggiunta, infine, l’ultima firma di Mikhail Gorbachev .

Nel 1990 la Giornata della Terra arrivò a mobilitare 200 milioni di persone in 141 Paesi, portando finalmente le questioni ambientali sul palcoscenico mondiale. Questo evento aprì la strada per il Summit della Terra, organizzato dalle Nazioni Unite nel 1992 a Rio de Janeiro.

Earth Day Italia e #OnePeopleOnePlanet: il futuro nasce nelle scuole

Il successo dell’Earth day continua e, negli ultimi anni, questa giornata è riuscita a mobilitare oltre un miliardo di persone nei 193 Paesi dell’ONU coinvolti.

In particolare, in Italia, è attivo l’Earth Day Italia. È la sede europea dell’Earth Day Network di Washington, l’ONG internazionale che promuove la Giornata Mondiale della Terra delle Nazioni Unite. Il suo compito è quello di organizzare l’evento di sensibilizzazione alla tutela del Pianeta, con oltre un miliardo di persone mobilitate ogni anno attraverso l’opera di 75.000 partners distribuiti nei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite.

Questa organizzazione, insieme a Movimento dei Focolari, ha dato vita alle celebrazioni italiane della seconda edizione di #OnePeopleOnePlanet – the multimedia marathon. La manifestazione ambientale più partecipata d’Italia è stata sospesa nel 2020 a causa dell’emergenza COVID-19. Tuttavia è stata immediatamente sostituita dalla maratona multimediale #OnePeopleOnePlanet, trasmessa da Rai Play, che raccoglie le testimonianze di chi agisce per l’ambiente in tutto il mondo.

Il progetto coinvolge anche le scuole di ogni grado, non solo per sensibilizzare i più giovani ma per coinvolgerli attivamente per la salvaguardia del loro futuro.
A tal proposito il Presidente di Earth Day Italia, Pierluigi Sassi ha dichiarato:

“Quest’anno saranno i giovani i veri protagonisti dell’Earth Day affinché non sprechino la straordinaria occasione che il governo italiano ha offerto loro, cioè quella di esprimersi ufficialmente in occasione della Conferenza sul Clima che si terrà in Scozia a novembre. A loro non dobbiamo solo un Pianeta sano ma anche il diritto di decidere sul loro futuro”.

Cancro alle ovaie: aspettative di vita e tassi di sopravvivenza

Mesotelioma
Mesotelioma

Qual è la prognosi per coloro che hanno contratto un cancro delle ovaie? Quali sono i tassi di sopravvivenza, a seconda della stadiazione carcinoma ovarico?

In questo articolo scopriamo che cos’è un tasso di sopravvivenza tumore ovaio e quali sono i trattamenti che migliorano le aspettative di vita in caso di cancro alle ovaie.

L’Osservatorio Nazionale Amianto-ONA, insieme la suo presidente, l’Avv. Ezio Bonanni, tutela le vittime di tumore alle ovaie offrendo una consulenza gratuita legale e medica.

consulenza cancro alle ovaie
Indice

  • Carcinoma ovaio sopravvivenza e prognosi

  • Cancro ovaie sopravvivenza e cure

  • Tempo di lettura: 5 minuti

    Prognosi del cancro alle ovaie

    La prognosi e le aspettative di vita in caso di tumore alle ovaie variano a seconda dello stadio della malattia e del tipo di tumore contratto.

    Prima di analizzare per il cancro ovarico prognosi, aspettative di vita, tassi di sopravvivenza e cure che garantiscono migliori aspettative di vita facciamo una breve introduzione: che cos’è il carcinoma alle ovaie? Chi colpisce?

    Quali sono i sintomi tumore ovaio? Riguardo questi ultimi purtroppo c’è da dire che la maggior parte dei sintomi del carcinoma ovarico sono sintomi aspecifici (bisogno di urinare, dolore durante i rapporti sessuali e dolori simili a quelli pre-mestruali).

    Nella fase iniziale essi sono addirittura assenti nella maggior parte dei casi. Come campanello di allarme si può considerare il gonfiore addominale persistente, sebbene anche questo possa essere collegato a diverse cause.

    Che cos’è il tumore alle ovaie

    Il tumore alle ovaie è un tumore maligno che colpisce le ovaie, due organi delle dimensioni di una noce che costituiscono le gonadi dell’apparato riproduttivo femminile.

    Le ovaie sono due e si trovano ai lati dell’utero. Hanno la funzione di produrre e secernere gli ormoni femminili (estrogeno e progesterone e producono anche una piccola quantità di ormoni androgini).

    Portano anche a maturazione la cellula uovo (l’ovocita) durante l’età fertile della donna. Il tumore delle ovaie consiste nella proliferazione incontrollata di uno dei tipi di cellule dell’ovaio. Se ne conosco di tre grandi tipi, ma con numerose variazioni.

    Il tumore dell’ovaio è associato a fattori di rischio, quali stili di vita (in particolare obesità e fumo), numero elevato di ovulazioni (inizio precoce delle mestruazioni e menopausa tardiva), età avanzata e familiarità per il tumore alle ovaie. Anche l’esposizione ad amianto può provocare il cancro ovaie. Insieme al tumore del polmone, asbestosi, mesoteliomi e cancro della laringe è uno dei tumori considerati dallo IARC come causati dall’asbesto.

    Qui trovate tutti gli approfondimenti e le news sull’amianto.

    Stadiazione del cancro alle ovaie

    Per carcinoma ovarico prognosi e le opzioni terapeuriche variano a seconda della stadiazione del tumore. Nel caso del tumore alle ovaie si riconoscono 4 stadi di evoluzione della malattia:

    • Stadio 1: tumori ovarici non metastatici, confinati per estensione a una o entrambe le ovaie.
    • I tumori allo stadio 2 sono tumori non metastatici, sviluppatisi anche al di fuori della o delle ovaie, ma sempre all’interno dell’area pelvica (tube di Falloppio, utero, vescica o intestino retto).
    • Stadio 3: non metastatici, ma sviluppatisi al di fuori dell’area pelvica, fino alla cavità addominale o ai linfonodi più vicini.
    • Allo stadio 4 i tumori ovarici presentano metastasi in organi e tessuti distanti dalla sede originaria.

    Per definire lo stadio della malattia è necessario eseguire anche esami che riguardano organi e apparati diversi da quelli riproduttivi.

    La tomografia computerizzata del torace e dell’addome permette per esempio di verificare se ci sono, in caso di tumore ovaie metastasi nel fegato, nel polmone e in altri organi di queste aree.

    Aspettative di vita del cancro alle ovaie

    Qual è dunque l’aspettativa di vita per le pazienti malate di cancro all’ovaio? Come dicevamo più su, per tumore ovaio prognosi è strettamente correlata alla stadiazione del tumore: più lo stadio è basso, più è probabile che si guarisca.

    Lo stadio III, in cui anche i linfonodi sono coinvolti, vede le aspettative di vita abbassarsi ulteriormente, perché alcune cellule del tumore si sono già allontanate dalla parete dell’organo di origine. Ciò significa che il cancro potrebbe presentarsi in futuro colpendo anche altri organi.

    Nello stadio IV la guarigione tumore ovarico definitiva è molto più rara, perché le metastasi presenti indicano che il cancro ha raggiunto altre sedi del corpo.

    Purtroppo al momento non esistono screening test efficaci che possano garantire la diagnosi precoce del carcinoma ovarico.

    Una visita ginecologica annuale con ecografia trans-vaginale è d’obbligo, specialmente nelle donne in post menopausa. Purtroppo i marcatori del sangue, ossia la ricerca della proteina CA – 125, non sono in grado di identificare precocemente tutti i tipi di tumore ovarico.

    Cura e trattamento a seconda della stadiazione

    I tumori ovarici sono caratterizzati da una grande variabilità di mutazioni genetiche che rendono difficile l’identificazione del target più efficace per una terapia mirata. A seconda dello stadio sono disponibili diversi trattamenti e terapie.

    • Stadio 1
      In questo stadio si predilige l’intervento chirurgico, con asportazione di una o entrambe le ovaie, a seconda dell’estensione della malattia.
    • Stadio 2
      Anche in questo caso la chirurgia permette di aspettare gli organi colpiti dal tumore. La chemioterapia post chirugica permette di diminuire le possibilità di recidiva.
    • Stadio 3
      Per carcinoma ovarico terzo stadio il trattamento chemioterapico adiuvante dopo l’intervento chirurgico è fondamentale.
    • Stadio 4
      In alcuni casi la chemioterapia è l’unica opzione possibile. I chemioterapici più usati sono il carboplatino e il paclitaxel per tumore ovarico 4 stadio.

    Cos’è un tasso di sopravvivenza?

    Il tasso di carcinoma ovarico sopravvivenza è una stima statistica. Bisogna ricordare che, in quanto tale, non è in grado di predire l’evoluzione della malattia e i risultati della cura nei singoli casi specifici.

    Per tumore ovaie sopravvivenza si calcola confrontando un gruppo di controllo, composto da soggetti sani, con un gruppo di pazienti malati dello stesso tumore al medesimo stadio.

    Esso misura tumore alle ovaie sopravvivenza relativa, di solito a 5 anni. Se il tasso di sopravvivenza nelle donne affette da cancro ovarico a 5 anni è del 40%, vuol dire che in media le donne con questo cancro ad uno stadio specifico hanno il 40% delle probabilità, rispetto alle persone che non hanno il cancro, di vivere per almeno 5 anni dopo la diagnosi.

    I tassi di sopravvivenza per il tumore all’ovaio

    Secondo una statistica anglosassone per tumore ovarico sopravvivenza di 5 anni dalla diagnosi di tumore delle ovaie è ancora inferiore al 40%. In particolare:

    • è del 95% per le neoplasie ovariche di stadio 1 (diagnosticate nel 20% dei casi);
    • del 70% nei tumori ovarici di stadio 2;
    • 25% di cancro alle ovaie sopravvivenza allo stadio 3;
    • 15% per i tumori alle ovaie di stadio 4.

    Quest’ultimo dato riguarda quindi la sopravvivenza tumore ovarico avanzato.

    Vittime cancro alle ovaie: consulenza gratuita

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      Cancro al colon: aspettative di vita e sopravvivenza

      prognosi del cancro al colon
      immagine di un omino blu, cancro al colon aspettative di vita

      Il cancro al colon ha aumentato i tassi di incidenza. Eppure, scegliendo la giusta terapia potrebbero essere migliorate le aspettative di vita del paziente e avere quindi maggior margine di sopravvivenza.

      L’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avvocato Bonanni assistono le vittime di tumore al colon dal punto di vista medico e legale, offrendo un servizio di consulenza gratuita.

      bottone consulenza
      Indice

    • Sintomi tumore colon

    • Aspettative di vita per le vittime

    • Tumore al colon da amianto

    • Come ottenere assistenza?


    • Tempo di lettura: 9 minuti

      Che cos’è il cancro al colon?

      Il cancro al colon è un tumore maligno che colpisce il tratto dell’intestino denominato intestino crasso, che corrisponde al tratto terminale dell’intestino e dell’apparato digerente.

      Si suddivide in:

      • cieco, sviluppando il tumore al colon cieco;
      • colon ascendente, che dà origine a tumore al colon ascendente;
      • colon trasverso, in cui si sviluppa il tumore al colon trasverso;
      • discendente;
      • sigma;
      • retto.

      Il tumore del colon retto, come altri tumori all’intestino maligni, genera una proliferazione di cellule anomale fuori controllo. Se le cure non intervengono in tempi brevi, a seconda della stadiazione della malattia, le cellule tumorali potrebbero diffondersi tra tessuti e organi provocando una metastasi.

      Le possibili cause del tumore del colon

      La possibilità di sviluppare il cancro del colon aumenta con l’avanzare dell’età. Le propabilità che possa venire diagnostica la malattia, infatti, incrementano notevolmente dopo i 50 anni di età. Spesso l’insorgenza di questa patologia è però correlata a stili di vita poco sani: per esempio, dieta squilibrata e povera di frutta e verdura, uso di alcol e tabacco, obesità e sedentarietà. Oppure, anche come causa degenerativa di una malattia infiammatoria del tratto intestinale. Solo il 5% dei casi di tumore del colon è riconducibile a origini ereditarie e genetiche.

      Tra le ulteriori cause di insorgenza della malattia vi è l’esposizione ad amianto. La ricerca, infatti, ha dimostrato una stretta correlazione tra il minerale e la patologia. A seguitvo di queste evidenze anche l’INAIL ha inserito il cancro del colon nella Lista II delle patologie contratte con limitata probabilità per cause lavorative. Pertanto, coloro che hanno contratto l’adenocarcinoma in ambito lavorativo ha diritto a tutti i risarcimenti, gli indennizzi e i benefici previsti dalla legge, di cui di seguito approfondiremo.

      Come riconoscere il cancro del colon: sintomi e diagnosi

      Così come la maggior parte delle forme neoplastiche, anche la sintomatologia del cancro del colon potrebbe a volte essere confusa con quella di altre patologie di minore entità. Eppure, ci sono diversi segnali poco equivoci che permettono ai medici e pazienti di identificare la neoplasia e programmare una visita specialistica.

      Tra i sintomi che evidenziano la presenza di un cancro al colon vi è un repentino cambiamento nelle abitudini intestinali, oltre alla sensazione di mancato svuotamento dell’intestino dopo la defecazione. In alcuni casi il tumore può provocare anche un sanguinamento rettale, con presenza di sangue nelle feci. I sintomi più comuni e spesso confondibili con altre patologie sono, invece, anemia, dolore addominale e crampi addominali.

      Per confermare la diagnosi di cancro al colon occorono opportune indagini ed esami tecnico-strumentali, tra cui pratiche più invasive, come la colonscopia. Si tratta dell’inserimento di una sonda nel retto, che allo specialista di determinare la localizzazione e le dimensioni di un’eventuale neoplasia.

      Stadiazione del tumore del colon

      Il cancro del colon può avere differenti stadiazioni, a seconda del momento in cui viene diagnosticato. A seconda dello stadio del tumore vengono poi scelte le diverse opzioni terapeutiche. La classificazione tumori colon prevede precisamente quattro stadi:

      • nello stadio I il cancro del colon-retto è ancora circoscritto alla parte più superficiale della parete dell’intestino verso il lume;
      • nello stadio II il carcinoma si è iniziato a diffondere nella parete dell’intestino, ma i linfonodi vicini non sono infiltrati dal tumore;
      • nello stadio III vede coinvolti anche uno o più linfonodi;
      • nell’ultimo stadio IV, il carcinoma si è ormai diffuso anche ad altri organi con la formazione di metastasi.

      Per definire lo stadio della malattia è necessario eseguire anche esami che riguardano organi e apparati localizzati vicino al colon. La tomografia computerizzata del torace, dell’addome e della pelvi con mezzo di contrasto sono esami efficaci, per esempio, per individuare possibili metastasi in queste aree.

      Cancro del colon: quali sono le aspettative di vita?

      Il decorso clinico, dunque la prognosi, del cancro del colon è strettamente correlata alla stadiazione del tumore stesso. Infatti, prima avviene la diagnosi, e quindi uno stadio basso della malattia, più probabilità ci sono per un’ipotetica guarigione. Di conseguenza, le aspettative di vita di un paziente affetto dall’adenocarcinoma del colon diminuiscono qualora lo stadio della patologia sia avanzato in sede di diagnosi.

      Negli stadi III e IV, infatti, le cellule tumorali hanno iniziato ad allontanarsi dall’organo di origine, fino a formare nei casi più gravi addirittura metastasi. Per questo motivo, auspicare in questi casi a una guarigione definitiva è molto raro. Attraverso un approccio terapeutico adeguato è comunque possibile migliorare la qualità di vita del paziente e prolungarne la sopravvivenza.

      Purtroppo, le statistiche rivelano che solo una minor percentuale di pazienti affetti da cancro del colon riesce a diagnosticare la patologia in tempi brevi. Nella maggioranza dei casi il tumore si palesa in uno stadio avanzato della malattia, a volte con presenza di metastasi e questo incide anche sulle probabilità di guarigione.

      Prognosi del cancro al colon: il tasso di sopravvivenza

      Il tasso di sopravvivenza è una stima che si basa su statistiche generali che stabilisce le aspettative di vita nei casi di cancro del colon. La percentuale viene determinata in seguito a un confronto, di solito entro i cinque anni, tra un gruppo di pazienti con lo stesso tumore allo stesso stadio e un insieme di individui non affetti dalla patologia.

      Se il tasso di sopravvivenza in cinque anni per uno stadio specifico del cancro del colon o del retto è pari all’80%, significa che le persone con quel cancro hanno in media circa l’80% delle probabilità delle persone che non hanno il cancro di vivere per almeno cinque anni dopo la diagnosi.

      Nel caso specifico, il tasso di sopravvivenza del tumore del colon a cinque anni dalla diagnosi di uno stadio I è circa del 95%, per gli uomini e quasi del 100% per le donne. Questo significa che, dopo cinque anni dalla diagnosi e dal trattamento di un cancro al colon in fase precoce, 95 pazienti maschi su 100 e quasi 100 pazienti femmine su 100 sono ancora in vita.

      Come già ribadito in precedenza, il tasso di sopravvivenza, e quindi le aspettative di vita, variano a seconda della stadiazione del tumore, influenzando in questo modo anche la guarigione. I dati dei tassi di sopravvivenza sono comunque generali e quindi non applicabili in ogni situazione. Ogni circostanza è unica e deve essere, pertanto, valutata individualmente, a prescindere da questi dati statistici.

      Cura e trattamento del cancro del colon

      Come abbiamo già detto in precedenza, il trattamento del cancro del colon è determinabile in base alla stadiazione del tumore. La ricerca, comunque, non smette di sperimentare nuove cure per migliorare le aspettative di vita dei pazienti affetti da questa neoplasia.

      Nella maggior parte dei casi, la chirurgia rappresenta il trattamento più efficace, permettendo l’estirpazione totale delle cellule maligne. Ma non sempre è possibile procedere chirurgicamente.

      Negli stadi primari della malattia si predilige l’operazione chirurgica, valutando la necessità o meno di un ulteriore trattamento chemioterapico a seguito dell’intervento stesso. Negli stadi avanzati, invece, la cura è inversa, procedendo prima con la chemioterapia per indebolire il tumore e aumentare la possibilità di intervenire chirurgicamente per l’asportazione della massa maligna.

      Cancro del colon per esposizione all’amianto

      Il cancro al colon è stato riconosciuto dalla ricerca medica come conseguenza dell’esposizione all’amianto. Questo minerale cancerogeno, infatti, è stato largamente utilizzato prima di scoprirne le proprietà nocive. Le fibre di amianto rimangono a lungo sospese negli ambienti grazie alla loro forma longitudinale e alle sottili dimensioni, e la potenziale inalazione di queste può causare l’insorgenza di gravi patologie.

      Le patologie correlate all’amianto sono elencate nelle monografie dello IARC sull’asbesto, in cui è chiara la correlazione tra esposizione all’amianto, che può avvenire negli ambienti di lavoro e nelle immediate vicinanze dei luoghi in cui si maneggia amianto, e il cancro.

      Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed.2022” dell’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA, denuncia la strage provocata dalle fibre di amianto in Italia.

      Per ulteriori approfondimenti rimandiamo ai Quaderni del Ministero della Salute “Stato dell’arte e prospettive in materiali di contrasto alle patologie asbesto-correlate”, n. 15, maggio-giugno 2012.

      I diritti dei malati di cancro al colon

      L’INAIL ha creato delle apposite tabelle in cui compaiono lavorazioni e agenti cancerogeni e malattie da essi provocate. Il cancro al colon è stato, infatti, inserito nella Lista II delle malattie causate con limitata probabilità dall’esposizione lavorativa. Bisogna tener presente che la dimostrazione della causa lavorativa della malattia deve essere dimostrata dal lavoratore.

      Qualora sia dimostrato il nesso causale, il lavoratore malato ha diritto a tutti gli indennizzi e le prestazioni dell’INAIL previste dalla legge, nonché al risarcimento dei danni subiti.

      A tal proposito il Tribunale di Lucca, già con la sentenza del 22 febbraio 2023, ha ribadito la correlazione tra esposizione ad amianto e tumore del colon, condannando quindi l’INAIL al pagamento dell’indennizzo. La giurisprudenza continua a segnare comunque anche negli anni a venire importanti traguardi per le vittime affette o decedute a causa di questa patologia.

      Se il grado di invalidità riscontrato è tra il 6% e il 15% si ha diritto all’indennizzo INAIL. Invece dal 15% si può ottenere la rendita. A questa si aggiunge la prestazione del Fondo Vittime Amianto.

      Tutti gli indennizzi previsti per la vittima devono essere liquidati anche a favore degli eredi legittimi in caso di morte. I superstiti hanno quindi diritto alla rendita di reversibilità INAIL che si aggiunge alla pensione di reversibilità INPS e all’assegno funerario.

      Benefici contributivi amianto e prepensionamento

      Coloro che hanno ottenuto il riconoscimento del tumore del colon-retto quale origine professionale, per esposizione all’amianto, hanno diritto ai benefici contributivi amianto (art. 13, co. 7, L. 257/92).

      Con questa maggiorazione contributiva, con il coefficiente 1,5, c’è addirittura diritto al prepensionamento. Coloro che, invece, sono già pensionati hanno diritto alla ricostituzione della loro posizione contributiva e riliquidazione della prestazione pensionistica. In ogni caso, anche chiunque, nonostante i benefici, non abbia ancora maturato il diritto a pensione, può fare domanda per la pensione inabilità amianto.

      Risarcimento danni amianto per cancro al colon

      L’INAIL indennizza solo il danno biologico e quello per diminuite capacità di lavoro. La vittima ha comunque diritto all’integrale risarcimento danni. Difatti, tutti i danni differenziali debbono essere risarciti dal datore di lavoro. In tal senso, bisogna fare una distinzione tra i danni subiti dalla vittima, che possono essere di origine patrimoniale (danno emergente e lucro cessante) e non patrimoniale (biologico, morale ed esistenziale).

      Chiedi la tua consulenza gratuita

      L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA APS – assiste gratuitamente le vittime delle malattie professionali causate da amianto e da altri cancerogeni, tra i quali anche coloro affetti da tumore al colon da amianto.

      Per rendere la consulenza di facile fruibilità, l’associazione ha istituito uno speciale sportello dedicato all’assistenza legale, con il fine di guidare le vittime e i loro familiari nelle procedure di richiesta di indennizzi e risarcimenti dei danni. Inoltre, è a disposizione anche l’App amianto, supporto fondamentale per la prevenzione primaria dal rischio amianto, che permette di segnalare i luoghi contaminati favorendo la prova di esposizione.

      L’ONA fornisce anche l’assistenza medica per informare le vittime sui nuovi trattamenti terapeutici e indicare i migliori centri specializzati. È possibile richiedere la consulenza chiamando il numero verde o compilando il form online.

      Numero verde amianto
      Whatsapp ONA

      Sintomi del cancro ovarico: quando preoccuparsi?

      Tumore alle ovaie

      Il cancro alle ovaie è un tipo di cancro difficile da diagnosticare. Solo nel 20% delle diagnosi esso viene diagnosticato precocemente, ossia nella fase iniziale della malattia. La diagnosi tempestiva è essenziale per la riuscita della cura e nell’aumentare le possibilità di sopravvivenza, senza recidive.

      In questa guida scopriamo quali sono i sintomi del cancro all’ovaio. Molti di questi sintomi sono aspecifici. Scopriamo quindi quali sono i possibili campanelli di allarme e quando preoccuparsi. Scopriamo anche quali sono le buone abitudini e le cose da fare per limitare le possibilità di sviluppare il carcinoma ovarico o di accorgersene troppo tardi.

      Tumore alle ovaie
      Tumore alle ovaie

      Sintomi del cancro alle ovaie

      Quali sono i sintomi del cancro ovarico? Come dicevamo più su, questo tipo di tumore, che colpisce le gonadi femminili, è difficile da diagnosticare. Oltre a non esserci ancora degli screening test affidabili, i suoi sintomi sono inesistenti o aspecifici nelle fasi iniziali, riconducibili ad altre malattie meno gravi o facilmente ignorabili. Vediamoli tutti nel dettaglio.

      Sintomi nei primi stadi della neoplasia

      Agli esordi, il cancro ovarico è spesso del tutto asintomatico, oppure responsabile di sintomi appena percettibili. Viene da sé che in questo caso la diagnosi precoce è piuttosto complicata.

      Con il progredire della malattia di solito compaiono i primi sintomi percettibili. Anche in questo caso però la diagnosi non è facile. Questi primi sintomi coincidono infatti con i sintomi di malattie e condizioni molto comuni come la sindrome del colon irritabile, la sindrome premestruale e le cisti ovariche.

      Elenco dei sintomi del cancro ovarico

      Il sintomo più specifico del cancro ovarico nelle fasi iniziali è il gonfiore addominale persistente, che non deve essere quindi intermittente, ma costante. Questo sintomo potrebbe essere una sorta di campanello di allarme da non ignorare, facendo attenzione a riconoscerne eventuale costanza vs intermittenza. Tra gli altri sintomi ci sono:

      • dolore pelvico e addominale persistente;
      • perdita di appetito immotivata e senso di pienezza allo stomaco anche dopo un pasto leggero e nausea;
      • dolore alla schiena;
      • bisogno di urinare frequente e con urgenza;
      • dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia);
      • costipazione e diarrea;
      • ascite (accumulo di liquido a livello addominale, precisamente all’interno della cavità peritoneale).

      Sintomi tardivi in caso di metastasi

      In caso di diagnosi tardiva i sintomi cambiano e diventano più facili da identificare. Il carcinoma ovarico nello stadio 4 colpisce i tessuti e gli organi limitrofi come intestino e milza; già nello stadio 3 raggiunge i linfonodi vicini, e lontani nello stadio 4.

      A seconda degli organi e dei tessuti del corpo intaccati dalle metastasi cambiano i sintomi tardivi del cancro ovarico. Di solito ossa pelviche e vertebre, poi polmoni, fegato e cervello sono gli organi colpiti da metastasi. Se i dolori coinvolgono questi organi si è di solito in presenza di un tumore in stadio avanzato la cui comparsa è nella maggior parte dei casi fatale alla paziente.

      Quando preoccuparsi?

      Quando bisogna preoccuparsi? Questi sintomi che abbiamo elencato possono e devono destare preoccupazione e sospetto quando si mantengono costanti nella loro presenza e tendono a peggiorare nella loro intensità. Bisogna inoltre insospettirsi se sono presenti almeno due di questi sintomi in modo costante.

      Screening e fattori di rischio per il carcinoma ovarico

      Come dicevamo più in alto, non sono al momento disponibili degli screening test efficaci per individuare precocemente il cancro ovarico. I marcatori del sangue, come la ricerca della proteina CAI-125, non sono sempre affidabili perché questa proteina non ha una presenza elevata nel sangue in tutti i tumori ovarici. I tumori delle ovaie sono caratterizzati inoltre da una grande variabilità di mutazioni genetiche che complica le terapie e la diagnosi precoce.

      Una visita ginecologica all’anno con ecografia transvaginale per guardare le ovaie dall’interno è lo strumento più efficace che abbiamo a disposizione, sebbene non sempre adatto alla diagnosi precoce.

      Condurre una vita sana, evitando fumo, obesità e sedentarietà e con una dieta ricca di frutta e verdura aiuta a diminuire i fattori di rischio che aumentano le probabilità di contrarre questo tipo di cancro. Portare a termine almeno una gravidanza e usare la pillola anticoncenzionale in età fertile contribuiscono a diminuire il rischio di contrarre il carcinoma ovarico.

      Cancro ovarico da amianto

      Tra i fattori di rischio per il carcinoma ovarico ci sono anche le esposizioni ad amianto, che causano il cancro alle ovaie e altri tipi di tumore, mesoteliomi e infiammazioni. Qui trovate tutti gli approfondimenti e le news sull’amianto e qui le monografie dello IARC sull’asbesto in cui è chiara la correlazione tra esposizione all’amianto, negli ambienti di lavoro e nelle immediate vicinanze dei luoghi in cui si maneggia amianto, e il cancro alle ovaie (oltre che il cancro alla laringe, ovaie, polmoni, asbestosi e mesoteliomi). Il cancro ovarico è inserito nella lista I dell’INAIL, tra le malattie di origine lavorativa causate dall’amianto. Per questa patologia asbesto correlata si applica il criterio di presunzione legale di origine. Ciò significa che bastano la malattia e la presenza di amianto sul posto di lavoro per il riconoscimento di malattia professionale indennizzabile dall’INAIL.

      Assistenza legale alle vittime e ai superstiti

      Le vittime del cancro alle ovaie, riconosciuto come malattia professionale, hanno diritto all’indennizzo INAIL del danno biologico e da diminuito reddito oltre che al risarcimento integrale dei danni.

      Considerato l’alto tasso di esiti infausti per il il cancro alle ovaie, la tutela legale passa purtroppo molto spesso ai superstiti della vittima. Tutti gli indennizzi previsti per la vittima devono essere liquidati a favore degli eredi legittimi. Essi hanno quindi diritto alla rendita di reversibilità INAIL che si aggiunge alla pensione di reversibilità INPS, all’assegno funerario, al Fondo Vittime Amianto e ai benefici contributivi per la rivalutazione del 50% della pensione.

      L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto assiste gratuitamente le vittime del cancro alle ovaie malattia professionale. ONA ha istituito anche uno speciale sportello dedicato ai superstiti delle vittime dell’amianto e di altri cancerogeni, per assisterli nelle procedure di richiesta di indennizzi e risarcimenti dei danni patrimoniali e non.

      Amianto nelle ferrovie: un triste primato

      Amianto nelle Ferrovie

      L’uso sconsiderato dell’amianto nelle Ferrovie di Stato

      La questione relativa all’amianto nelle ferrovie è una delle grandi “battaglie” dell’ONA (Osservatorio Nazionale Amianto). La Onlus, presieduta dall’avvocato Ezio Bonanni, si è distinta nel corso degli anni per il suo impegno a tutela delle vittime della fibra killer. Ma la strada è ancora in salita sotto tutti i punti di vista. Incluso l’aspetto giuridico.

      Le sentenze contro le FS, ree di aver cagionato la morte di centinaia fra lavoratori e viaggiatori, non si contano. Sicuramente ha avuto un grande impatto quella del 2019, nella quale la Cassazione ha confermato la condanna della Corte d’Appello (del 2014) per il decesso di F.A, ammalatosi di mesotelioma.

      In riferimento alla sentenza, il presidente Ezio Bonanni, ha dichiarato: “le Ferrovie dello Stato hanno utilizzato amianto in modo abnorme. Questo nonostante se ne conoscessero le capacità lesive per la salute umana. Solo in serio alle numerose condanne le ferrovie hanno avviato un seppur tardivo processo di bonifica. Ora però occorre il risarcimento dei danni”.

      Scopriamo cosa ha trasformato un minerale, considerato rivoluzionario e innovativo, in un incubo.

      Storia dell’amianto nelle ferrovie

      Con lo sviluppo industriale, le ferrovie hanno avuto un impatto significativo sui trasporti e sul commercio. Hanno contribuito a migliorare la vita di milioni di persone che avevano bisogno di un modo economico ed efficiente per spostarsi da una città all’altra.  

      Tra i materiali utilizzati nell’industria ferroviaria per tutto il XX secolo, l’asbesto ha avuto un triste posto di rilievo. 

      Grazie alla sua capacità di resistere al calore e prevenire gli incendi fu, infatti, impiegato sia nella costruzione di carrozze ferroviarie sia motori delle locomotive. Quale elemento strutturale all’interno delle stazioni, fu utilizzato per tramezzi, intradossi, grondaie, lastre di copertura in cemento amianto e come isolante attorno a tubi e caldaie. 

      L’industria ferroviaria faceva affidamento anche su una serie di altri prodotti in amianto. Isolamenti, piastrelle per pavimenti, traversine ferroviarie, motori a vapore. Per via della sua forza e resistenza al calore e all’attrito, per pastiglie dei freni, frizioni guarnizioni dei freni e cemento sigillante.   

      Questi materiali che contenevano l’amianto furono inoltre utilizzati anche a nelle vetture e nelle macchine, mettendo a rischio di esposizione passeggeri e ferrovieri.

      Lavoratori delle ferrovie ignari dei rischi dell’amianto

      I lavoratori delle ferrovie furono in gran parte responsabili del cambiamento epocale. 

      Le loro mansioni includevano la gestione, la costruzione, l’ispezione, la manutenzione e la riparazione di migliaia di binari che attraversavano il Paese.

      Sembrava che tutto filasse liscio come l’olio e che il progresso fosse foriero di prosperità e salute ma un nemico invisibile avrebbe ben presto trasformato il sogno della conquista in un incubo: l’uso dell’amianto.

      Purtroppo, a quel tempo, molti dipendenti che lavoravano nel settore non erano consapevoli dei pericoli rappresentati dal pericoloso agente patogeno. Addirittura pare che i giovani apprendisti, ricavassero delle singolari “palle di neve” dalla fibra killer, che si lanciavano a vicenda.

      Aria insalubre nelle fabbriche 

      Poiché nelle fabbriche l’aria era piena di polvere di amianto e non esistevano adeguati sistemi di ventilazione e aspirazione, nel corso degli anni, molti lavoratori svilupparono patologie asbesto correlate. Cioè: mesotelioma, ispessimento pleurico e asbestosi. 

      L’esposizione all’amianto non si verificava solo durante la costruzione ma anche durante la riparazione dei motori e nel corso dei lavori di manutenzione. 

      In questi ultimi casi, la polvere di amianto “disturbata” dalle sollecitazioni, si liberava nell’aria divenendo altamente nociva. Quando i vagoni ferroviari più vecchi si deterioravano, l’amianto infatti diventava friabile, provocando il rilascio delle fibre killer.

      Oltre all’esposizione all’amianto durante le lavorazioni, i lavoratori delle ferrovie si imbattevano nell’asbesto naturale durante gli scavi delle gallerie.

      Anche i lavoratori delle ferrovie che non lavoravano direttamente con i materiali contenenti asbesto erano a rischio di esposizione. Questo a causa della prevalenza della tossina all’interno delle fabbriche.

      Smaltimento e stoccaggio dell’amianto nelle ferrovie

      Un altro problema era quello legato alla produzione e allo smaltimento di rifiuti tossici, incluso il terribile minerale. Questi, infatti, venivano smaltiti con altri rifiuti su discariche o stoccati in altre aree in loco, all’interno di fosse molto grandi. 

      Di conseguenza, i lavoratori che passavano nelle aree limitrofe, si trovavano a contatto inevitabilmente con le minuscole particelle rilasciate nell’aria.

      Dalle locomotive a vapore alle carrozze moderne fino alla messa al bando dell’amianto

      Se già negli anni ’30 le prime locomotive a vapore contenevano quantità significative di amianto crisotilo. Fu solo verso la metà degli anni ’50 che il suo utilizzo si intensificò fino a raggiungere il culmine negli anni ’80. 

      Bisognerà attendere tuttavia la legge 257/92 per porre fine alla parola amianto in italia.

      Grazie alla legge, furono banditi tutti i prodotti contenenti amianto. Fu vietata l’estrazione, l’importazione, la commercializzazione e la sua produzione.

      Peccato che ormai fosse troppo tardi: l’ecatombe era già in atto.

      Amianto: cosa accade a livello degli organi 

      Quando vengono disturbate, le fibre di amianto possono essere inalate o ingerite. Molte vengono espulse, ma alcune possono depositarsi nel rivestimento degli organi e rimanere lì per tutta la vita. 

      Le fibre microscopiche creano tessuto cicatriziale e nel tempo possono portare a rischi per la salute, tra cui mesotelioma, asbestosi, cancro ai polmoni e altre malattie polmonari.  

      Tra i lavoratori delle ferrovie, l’incidenza di mortalità  per mesotelioma si è attestata intorno al 17,6% (stima per difetto).

      Poiché non esiste un rischio zero e poiché i tempi di latenza della malattia sono lunghissimi 20-50 anni –, chi è stato a contatto con la pericolosa fibra può contrarre patologie asbesto correlate in qualsiasi momento di questo arco di tempo.

      Ciò vuol dire che i tassi di mesotelioma tra i lavoratori delle ferrovie potrebbero rimanere stabili per decenni, nonostante le stime secondo cui il numero di lavoratori nel settore diminuirà del 3% entro il 2026.

      Prove su prove

      Nonostante le numerose evidenze scientifiche sulla pericolosità della fibra, nonostante una legge e nonostante il numero dei morti continui a crescere, il problema amianto in Italia è solo parzialmente risolto.

      I dati sono approssimativi: il Registro Nazionale dei Mesioteliomi (ReNaM) riporta per il settore della costruzione dei rotabili ferroviari 355 casi (riferiti sia al personale viaggiante sia agli addetti alla manutenzione) nel periodo che va dal 1993 al 2008. L’aggiornamento dei casi è nel VII Rapporto ReNaM.

      Tenendo presente che inizialmente non tutte le Regioni avevano istituito il registro (tutt’oggi manca per la provincia autonoma di Bolzano e per il Molise) e che comunque alcuni casi non risultano censiti, l’incidenza può essere calcolata in circa 400 casi. 

      Inoltre, considerando che il registro annovera circa 40 casi l’anno, con un conteggio fermo al 2008, si possono stimare non meno di 600 casi (censiti dal centro di ricerca contro il cancro Ramazzini di Bologna). 

      Altri studi confermano la pericolosità dell’esposizione alle fibre di amianto 

      Ne elenchiamo giusto un paio.

      1) Il Dr. Wilhelm C. Hueper ha condotto una ricerca che ha dimostrato che i casi di cancro ai polmoni erano più di tre volte più numerosi tra i lavoratori ferroviari “operativi” (ingegneri, vigili del fuoco, frenatori, conduttori, commutatori e personale di turno) rispetto ai lavoratori “non operanti”;

      2) Uno studio condotto dal Dipartimento di Medicina del Brigham and Women’s Hospital del Massachusetts dal titolo “Esposizione passata all’amianto tra i lavoratori ferroviari attivi”, ha rilevato che prima della transizione dalle locomotive a vapore alle locomotive diesel durante gli anni ’50, i lavoratori delle ferrovie erano  a rischio di esposizione significativa all’amianto;  

      3) Altri studi condotti dallo stesso dipartimento hanno dimostrato che i lavoratori più anziani con lavori associati alla riparazione di locomotive a vapore avevano la maggiore esposizione.

      Il 21% (50 su 242) dei lavoratori di età pari o superiore a 50 anni aveva una probabile esposizione all’amianto.

      Il 3% (nove su 275) dei lavoratori di età inferiore ai 50 anni ha avuto una probabile esposizione all’amianto.

      La durata dell’esposizione dei lavoratori attivi più anziani è stata breve.  

      La mediana era di tre anni e l’intervallo è compreso tra sei mesi e 15 anni.

      Amianto nelle ferrovie: parla il presidente ONA, avv. Ezio Bonanni

      Purtroppo, desta preoccupazione il fatto che l’argomento sia ancora poco dibattuto sia dai media sia dalle Istituzioni.

      La Onlus ONA, presieduta dall’avvocato Ezio Bonanni, oltre a fornire un riepilogo dei principali requisiti legali e informazioni dettagliate sull’amianto, non intende “deragliare” e nel corso degli anni ha sempre mantenuto caldo il tema.

      Secondo il legale, i casi “costituiscono la prova provata di una epidemia che iniziata già negli anni ’90 prosegue tutt’oggi”.

      L’Osservatorio afferma, inoltre, che, presso l’OGR (Officine Grandi Riparazioni di Bologna), “muore di patologia asbesto correlata (tra lavoratori in pensione e persone che vi lavorano ancora ma che sono in malattia professionale) una persona alla settimana”. 

      Cosa che rende necessario un monitoraggio costante ed esteso

      Per tali motivi, l’ONA, oltre a proseguire nella sua azione di informazione a tutela dei cittadini, lavoratori esposti o ex esposti, offrendo gratuitamente consulenza legale, sociale e scientifica”, annuncia “una serie di esposti querela” nelle diverse sedi competenti sul territorio nazionale per la morte da mesotelioma pleurico di alcuni ex dipendenti delle Ferrovie.