22.9 C
Rome
sabato, Maggio 23, 2026
Home Blog Page 334

Smaltimento amianto: prorogato il bonus 2021

Smaltimento amianto: prorogato il bonus 2021
onduline di amianto

Il bonus per la rimozione e lo smaltimento amianto è stato prorogato fino al 30 giugno del 2022. Infatti il Superbonus 110% è stato ufficialmente rinnovato e, grazie a esso, è possibile effettuare i lavori per rimuovere l’amianto, ma a determinate condizioni.

Il bonus amianto 2021 non è altro che la possibilità di usufruire degli incentivi previsti nel Superbonus 110%, che ha lo scopo di aiutare i cittadini a svolgere lavori per l’efficientamento energetico. In particolare, per quanto riguarda gli impianti fotovoltaici, il decreto legge 59/2021 prevede che si possano installare usufruendo di questo incentivo fino al 31 dicembre 2022, ma solo se si è eseguito almeno fino al 60% dei lavori entro il 30 giugno 2022. L’installazione di pannelli solari può essere un’ottima occasione per svolgere la bonifica e la rimozione di amianto dai propri tetti.

Smaltimento amianto: il lavoro delle imprese

L’incentivo consente alle imprese di procedere con lo smaltimento dell’asbesto negli edifici in ristrutturazione.

Le imprese edili sono libere di decidere e di eseguire degli interventi di smaltimento per tutte le tipologie di fibra.

Edifici, manufatti e costruzioni di tutta Italia sono attenzionati per questo lavoro.

Se vengono eseguite tutte le regole imposte per la rimozione sicura della sostanza cancerogena, i soggetti avranno diritto a ricevere un credito d’imposta del 50%.

Per poter usufruire di questa possibilità, gli interventi ammessi sono i seguenti:

  • Smaltimento e rimozione di eternit (cemento-amianto)
  • Rimozione e smaltimento di amianto in lastre, tubi, sistemi di coibentazione ecc.

Nella spesa complessiva ci sono anche le spese per le varie consulenze professionali e le perizie tecniche che servono per procedere con i lavori.

Smaltimento amianto: storia e leggi

L’amianto è stato uno dei materiali da costruzione più funzionali e per questo ha avuto un’importante diffusione a livello mondiale.

Negli anni Ottanta già si iniziava a parlare di rimozione, fino ad arrivare all’obbligatorietà di farlo.

Ecco che si inizia a parlare di incentivi di modo che, questo materiale dannoso, venga eliminato e smaltito in modo sicuro.

In Italia, la legge che mette al bando l’amianto è quella del 1992, dopo la famosa causa contro l’asbesto da parte dei lavoratori di Casale Monferrato.

Negli anni la legislazione italiana si è evoluta e gli sforzi della società sono sempre aggiornati tanto da arrivare a parlare di agevolazioni e bonus.

Dopo tutto, purtroppo, ci troviamo ancora con tante zone contaminate, non si è arrivati ad una completa rimozione.

Smaltimento amianto: guida pratica

La prima cosa da precisare è che, non deve mai essere eseguito lo smaltimento dell’amianto “fai da te”.

Bisogna ribadire sempre che si tratta di un materiale apparentemente innocuo, ma le sue fibre sottilissime si inebriano silenziose dentro i tessuti umani.

Esiste l’obbligatorietà per la rimozione?

In realtà si è chiamati, cittadini privati e/o aziende, a segnalare sempre la presenza di amianto. Diventa obbligatorio quando l’esito di valutazione del rischio esce positivo, ciò comporta la consapevolezza che si è a rischio e quindi occorre intervenire tempestivamente.

Esistono delle imprese che si occupano delle bonifiche, sono regolarmente iscritte all’Albo Nazionale Gestori Ambientali (istituito nel 2004).

Attraverso il decreto ministeriale del 6 settembre 1994 è scattata l’obbligatorietà di segnalare la presenza di amianto.

La convivenza con l’amianto è ancora lunga  

Sul nostro territorio c’è tantissimo materiale da rimuovere e ci vorrebbe un tempo davvero lungo per riuscire a bonificare tutto.

Ogni anno ci troviamo a contare circa 6000 persone morte a causa del mesotelioma e le altre malattie asbesto correlate.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, presidiato dall’avv. Ezio Bonanni, controlla l’aspetto ambientale e sanitario in correlazione con la fibra killer.

Purtroppo si dovrà convivere ancora per tantissimi anni con questo problema. Il presidente parla di circa 100 anni di morti dovute da questa malattia e così anche per le bonifiche.

Sono anni che si cerca di far ripartire il giro delle bonifiche, le mappature sono di vecchia data ormai e pure, le strumentazioni per lavorare ci sono.

Manca il giusto nesso tra parte volitiva e parte pratica, c’è qualcosa che non si riesce a legare, tanto è vero che la situazione odierna non è alquanto rassicurante.

Oltre 40 milioni di tonnellate di amianto sono ancora sparse per tutto il Paese. La fortuna, se così vogliamo chiamarla, è che la maggior parte dei siti da bonificare presenta amianto compatto e quindi risulta meno pericoloso. È anche vero che, non si deve sottovalutare mai, neanche l’amianto compatto, visto che comunque è lì da quasi 30 anni.

Bisogna mettere in piedi un’equipe, produttiva e preparata; deve esserci qualcuno che garantisca giorno per giorno controlli su tutto il territorio italiano.

È doveroso sviluppare una forma di propaganda, continua nel tempo, per sensibilizzare le persone, per cercare di coinvolgere più cittadini possibili.

Serve personale attivo sul territorio, aggiornamenti continui e manovre di lavoro per far ripartire a ritmo le bonifiche.

Il materiale ancora presente è davvero eccessivo, non basta qualche bonifica, c’è bisogno di avviare un’operazione salva Paese.   

DPI appropriati riducono i rischi in fase di bonifica amianto

Ultimo respiro: incendi e macerie nocive
lavoratore con maschera antigas

I DPI dispositivi di protezione individuale, comprendono qualsiasi abbigliamento o attrezzatura che fornisca protezione da un potenziale rischio.

In caso di presenza di amianto, minerale messo al bando con la legge 257/92, DPI per amianto appropriati riducono al minimo eventuali rischi nel corso della bonifica.

DPI - Rifiuti amianto
Rimozione di onduline di amianto da un tetto

L’importanza dei DPI nei luoghi di lavoro 

Per garantire totale sicurezza in ambito lavorativo i DPI devono:

  1. Essere adeguati ai rischi da prevenire;
  2. Non devono costituire rischi aggiuntivi;
  3. Devono essere compatibili alle condizioni presenti sul luogo di lavoro;
  4. Terranno conto delle esigenze ergonomiche e di salute dei lavoratori;
  5. Saranno compatibili con gli altri DPI utilizzati contemporaneamente;
  6. Non escludono la capacità di protezione da altri rischi.

Responsabili della sicurezza in merito ai DPI amianto

Le figure professionali preposte alla sicurezza sui luoghi di lavoro devono garantire:

  1. fornitura e fit test RPE (respiratori) per i lavoratori;
  2. garantire che i lavoratori indossino i DPI quando necessario;
  3. fornire formazione ai lavoratori su come utilizzare i DPI in sicurezza, all’inizio del rapporto di lavoro e ad intervalli regolari su base continua;
  4. fornire un deposito sicuro per i DPI riutilizzabili;

Note: La formazione all’uso dei DPI dovrebbe includere l’uso corretto, l’ispezione, la cura e la manutenzione, la riparazione e la sostituzione dei componenti, le procedure di emergenza e lo stoccaggio.

Quali DPI devono essere indossati in presenza di amianto?

Nota bene: I lavoratori che prestano servizio in luoghi contaminati da amianto, devono essere informati sulla presenza della fibra killer.

Devono essere formati altresì su: 

  • pulizia del luogo di lavoro;
  • uso delle mascherine respiratorie e degli altri DPI,
  • sulle corrette modalità di decontaminazione.

Larticolo 251, comma1, lettera b, del D.Lgs. 81/2008 prevede che i DPI per le vie respiratorie debbano garantire una concentrazione di fibre nellaria respirata non superiore ad 1/10 del valore limite, fissato a 0,1 fibre per cm3 di aria e misurato come media ponderata nel tempo di riferimento di 8 ore.

In presenza di amianto DPI devono includere:

1) dispositivi di protezione delle vie respiratorie (RPE); 

2) tute;

3) stivali;

4) elmetti (non ci soffermeremo sulla loro descrizione poiché basta utilizzare un elmetto standard);

5) guanti

RPE: Respiratory protective equipment 

DPI - Bonifica amianto
Bonifica di un tetto ricoperto di onduline di amianto

L’RPE è uno dei dispositivi di protezione individuale (DPI) più importanti nella protezione dei lavoratori dai pericoli della polvere e delle fibre di amianto. 

Il respiratore deve essere sempre indossato in qualsiasi ambiente in cui sia presente o si sospetti la presenza di amianto.

Ha infatti la capacità di ridurre al minimo il rischio di respirare le sottilissime fibre.

Per essere efficace, è essenziale scegliere il tipo più indicato all’attività lavorativa da svolgere. Bisogna inoltre assicurarsi che sia montato correttamente.

Gli RPE, si dividono in:

  • Respiratori isolanti (indipendenti dall’aria ambiente) possono essere di due tipi: 

collegati: sono dotati di una sorgente d’ aria non inquinata (a flusso continuo o a flusso a domanda);

autorespiratori con bombola di aria compressa (a circuito aperto) o con ossigeno (a circuito chiuso). 

Essi possono essere:  

– senza filtro, collegati ad una bomboletta d’aria con autonomia limitata;

– respiratori a filtro (attingono l’aria dall’ambiente).

  • Respiratori a filtro sonoformati da:

un facciale (semimaschera, boccaglio, maschera intera, semimaschera filtrante)

un sottofiltrante per bloccare gli aerosol solidi e/o liquidi (filtri antiparticelle), i gas o vapori (filtri antigas), o entrambi (filtri combinati).

Le maschere possono essere: 

– intere: coprono tutto il viso e devono essere usate con filtri che non pesano >600 gr. e con perdita di tenuta <0,2%;

– semimaschere: coprono naso e bocca, devono essere usate con filtri <300 gr., con perdita totale di tenuta <0,2%;

– boccaglio: un’apparecchiatura stretta tra le labbra, non adatto a protesi completa, associato a stringi naso, perdita di tenuta <0,2%;

– facciali filtranti: con filtro tutt’uno con semimaschera, perdita totale <25% per FF1, <10% per FF2, <3% per FF3.

Quanto è importante che RPE sia montato correttamente?

Quando si monta per la prima volta il respiratore, è necessario eseguire un test di adattamento (Fit test) che ne valuti la perfetta aderenza al viso.

Il test deve essere eseguito da personale accreditato. 

Se viene montato in maniera scorretta, si corre il rischio di inalare sostanze tossiche potenzialmente letali; su tutte: le pericolose fibre di amianto

L’esposizione al minerale,può causare una serie di malattie asbesto correlate, tra cui il mesotelioma canceroso.

Quante volte bisogna eseguire il Fit test?

Il Fit-test deve essere effettuato anche:

1) se chi lo indossa ha avuto un significativo aumento o perdita di peso;

2) annualmente (o più frequentemente se specificato dalla policy aziendale).

L’importanza dell’autotest

L’autotest del respiratore andrebbe effettuato ogni volta che si indossa il dispositivo. In questo caso, non è richiesta alcuna formazione specializzata.

Come eseguire il test

1) Mettete le mani sulla maschera o sui filtri e poi inspirate fino a quando la maschera non aderisce saldamente al viso.

2) Bloccate le valvole di espirazione/inspirazione ed espirate con forza. Si dovrebbe notare un effetto rigonfiamento, ma non dovrebbe fuoriuscire l’aria. 

In caso contrario, occorre innanzitutto regolare nuovamente le cinghie. Se continua a perdere aria, è necessario cambiare taglia o modello di respiratore e fare un altro test di adattamento.

Attenzione e precauzioni per l’uso dei respiratori

I respiratori non sono adatti a persone con la barba,  lunga o corta che sia. È consigliabile pertanto una rasatura perfetta prima di indossarli.

Anche l’uso di occhiali può influire sulla capacità di sigillare l’intero viso intorno alla maschera. 

Se non si può fare a meno di indossare gli occhiali, è necessario utilizzare un cappuccio per l’alimentazione dell’aria a pressione positiva.

Tute protettive: tre tipologie 

Esistono diversi tipi di tute protettive:

Tuta intera: deve essere preferibilmente di tessuto liscio (evita di trattenere le fibre), completa di cappuccio, non avere tasche esterne, chiusa (o chiudibile) ai polsi e alle caviglie con elastici o nastro adesivo.

– Tuta monouso di carta, di tela plastificata o in tyvek: sono igienicamente più adatte alle bonifiche, in quanto non devono essere rilavate.

Purtroppo hanno una scarsa traspirabilità, dunque non sono indicate per bonifiche in zone in cui si sviluppano alte temperature.

Inoltre si rompono facilmente.

Utile precisare che è necessario smaltire tali indumenti come materiale contenente amianto. 

Il lavoratore dovrà indossare una nuova tuta ogni volta che ritorna nella sua postazione di lavoro;

– Tute di cotone o altro tessuto a tessitura compatta: può essere monouso o riutilizzabile.

Quelle in cotone trattato o goretex, prima di essere riutilizzate devono essere aspirate accuratamente a fine turno. Vanno altresì riposte in contenitori chiusi, e asciutti. Il lavaggio (prima del riutilizzo) deve avvenire rigorosamente in una lavanderia attrezzata.

Tute impermeabili: possono essere riutilizzate più volte e, dopo la pulizia eseguita in doccia, vanno riposte, a fine turno, in un box protetto all’interno del cantiere.

Attenzione: sotto la tuta va indossata biancheria intima possibilmente monouso: slip, calzini e magliette.

Meglio optare per tute di taglia comoda che consentono di muoversi più comodamente. Le tute vanno indossate sopra gli stivali

Stivali in gomma o calzature antiscivolo

Stivali e calzature non devono avere lacci poiché   questi sono difficili da pulire. 

In alternativa si possono indossare copristivali usa e getta con solette in polietilene (evitano di scivolare).

Le calzature vanno tolte prima di lasciare l’area contaminata, per evitare di raccogliere fibre di amianto sulle o sotto? suole.

Guanti protettivi a prova di amianto 

I guanti da utilizzare nelle bonifiche di amianto devono essere impermeabili, a “manichetta lunga” e in grado di garantire una sufficiente resistenza alle sollecitazioni meccaniche.

È consigliato indossare anche dei sottoguanti in cotone.

Come vengono puliti o smaltiti i DPI contaminati dall’amianto?

I DPI bonifica amianto devono essere indossati in una parte pulita dell’area di decontaminazione.

Al termine del lavoro, i DPI smaltimento amianto (ad eccezione del respiratore) devono essere tolti e smaltiti nella parte sporca dell’area di decontaminazione

Questo per evitare che gli indumenti puliti vengano contaminati dalle fibre di amianto.

Dopo rimozione amianto DPI riutilizzabili (RPE, stivali, ecc.) devono essere:

1) Decontaminati aspirando le polveri con un accessorio a spazzola; 

2) Dopo l’aspirazione, i DPI vanno lavati con un panno umido monouso.

3) Il lavaggio degli indumenti deve essere effettuato esclusivamente in lavanderie predisposte per la manipolazione di abiti contaminati da amianto. 

Non deve essere fatto a casa o in una lavanderia pubblica;

4) I DPI riutilizzabili devono essere conservati in un contenitore pulito, asciutto e sigillato quando non vengono utilizzati;

5) La maschera dell’RPE va pulita e asciugata. Bisogna controllare i diaframmi, le valvole e le parti frontali. Infine occorre ricaricare le batterie secondo necessità

Caso Dal Cin: fissata anche udienza al T.A.R.

Antonio Dal Cin
Antonio Dal Cin

Il caso Dal Cin: lo aveva detto apertamente l’Avv. Ezio Bonanni del Foro di Roma, patrocinante in Cassazione e presso le Magistrature Superiori:

difenderò il finanziere Antonio Dal Cin in tutte le sedi di giustizia.

In data 13 marzo 2019 l’Avv. Ezio Bonanni deposita un ricorso al T.A.R. del Lazio che vede ricorrente Antonio Dal Cin.

L’ex militare della Guardia di Finanza in congedo, Vittima del Dovere, è gravemente malato a causa del servizio prestato nel Corpo.

Per questa ragione viene chiesto l’accertamento del diritto del ricorrente al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali. Inoltre, Antonio ha diritto anche al risarcimento del danno biologico, professionale, esistenziale, morale e mobbizzanti.

Danni che applicando le tabelle del Tribunale di Milano, sono stati quantificati in € 1.631.568,50. Finalmente, è stata fissata l’udienza al T.A.R. del Lazio in data 09 febbraio 2022 alle ore 11:45.

Appresa la notizia, Antonio Dal Cin così commenta:

Ancora una volta, ripongo piena fiducia nella magistratura, affinchè in tempi ragionevoli, attraverso la corposa documentazione depositata, sia fatta giustizia.

Un legame indissolubile quello tra Antonio e l’ONA

Antonio Dal Cin è da anni accanto all’ONA e al fianco delle vittime amianto che condividono il suo triste destino.

Nonostante ciò non ha mai smesso di credere nell’associazione e nell’impegno del suo Presidente. Difatti, Antonio resta fermamente convinto che l’ONA ed il suo Presidente Avv. Ezio Bonanni, sosterranno ancora una volta la sua battaglia.

L’ex finanziere, fedele al giuramento prestato, quando era ancora in servizio, con grande coraggio e determinazione, grazie al sostegno dell’Avv. Ezio Bonanni, è riuscito a far mappare e bonificare dall’amianto tutte le caserme della Guardia di Finanza.

Antonio ha così contribuito anche alla bonifica degli elicotteri del Corpo dal micidiale cancerogeno.

Oggi, la Guardia di Finanza, deve essere presa quale esempio da seguire da parte delle Forze Armate e di quelle di Polizia.

Purtroppo, per chi ha subito esposizioni pregresse all’amianto, non è possibile porvi rimedio. Tuttavia, grazie all’impegno dell’ONA e di Antonio Dal Cin possiamo dire che decine di migliaia di finanzieri sono stati così sottratti all’esposizione.

Leggi tutti i dettagli del caso Dal Cin.

L’appello per il Comparto Sicurezza e Difesa

Antonio ha poi rinnovato il suo appello affinchè il Comparto Sicurezza e Difesa, i loro Vertici, di concerto con le Istituzioni, seguano l’esempio del glorioso Corpo della Guardia di Finanza.

Guardia di Finanza: un valoroso esempio da seguire

La Guardia di Finanza è il Corpo più antico per storia e tradizione. Infatti, le sue origini risalgono all’ottobre 1774, quando venne costituita la “Legione Truppe Leggere” per volere di Vittorio Amedeo III, Re di Sardegna.

Fu il primo esempio in Italia di un Corpo speciale istituito per il servizio di vigilanza finanziaria ai confini, oltre che per la difesa militare.

Per maggiori dettagli ti invitiamo a consultare il sito ufficiale.

In conclusione, possiamo affermare che l’obiettivo di Antonio Dal Cin è quello di liberare tutto il comparto Sicurezza e Difesa dall’amianto.

Liberando i siti contaminati dall’amianto, anche chi è detenuto nelle carceri per scontare una pena. Lo scontare una pena non può essere tramutata in una condanna a morte attraverso le fibre di amianto.

Per ulteriori informazioni sull’amianto nelle carceri leggi – Amianto nelle carceri: la pena di morte concessa in Italia.

Scuderie e amianto: pericolo per cavalli e cavalieri

Scuderie e amianto: pericolo per cavalli e cavalieri
occhio di un cavallo

Scuderie e amianto un devastante connubio che rovina l’ambiente, gli animali e le persone che lavorano li.

La causa più grande riscontrata in questi centri è lo smaltimento dei rifiuti.

La non curanza, la mancata gestione del problema, l’inadempienza al dover bonificare e smaltire induce a un atto deviante, ad un reato!

Un esempio è quello relativo alla vicenda di Guido Borghi, il rappresentate legale delle Scuderie Olona dell’ippodromo di Varese; l’imprenditore ha scontato 3 mesi di carcere, con pena sospesa, per aver abbandonato materiale inerte nell’ambiente.

Tanto è vero che, in tanti ippodromi italiani è stata trovata una significante quantità di materiale cancerogeno.

L’amianto si trova nei capannoni, nei box dei cavalli, sui tetti, e lo si respira continuamente. Come ben sappiamo è il materiale più resistente, e che oggi purtroppo sta continuando a causare grandi danni.

Le ispezioni sono datate, ma grazie a queste si è trovato tutto questo materiale all’interno delle scuderie.

Il 2015 è stato il boom di denunce per la presenza dell’amianto sui tetti degli ippodromi.

Il rischio amianto è evidente, le costruzioni di molte scuderie sono di anni fa, quando ancora era possibile utilizzare la fibra.

Scuderie e amianto: sfratto immediato e bonifica

L’esposizione e la vivibilità con questa fibra ha innescato grandi momenti difficili, in Toscana ad esempio c’è stata una lunga agonia in un centro ippico.

La scoperta dell’asbesto all’interno della struttura si è rilevata provvidenziale per la cessazione di una delle attività equestri più famose su quel territorio. In quel luogo c’erano più di settata box con cavalli a pensione, la parte adibita all’ambito sportivo e sociale. Tutto finito, cavalli spostati in altri maneggi a norma, e le serrande chiuse per sempre.  

La copertura di amianto è stata la causa scatenante e la rottura e morte di quella realtà.  Ma non era di certo finita qui, la necessità era di iniziare subito la bonifica, accelerando i tempi per cercare di non alimentare ancora la dispersione di amianto nell’ambiente.

Il lavoro parte con la rimozione bonifica amianto ossia, la tecnica di bonifica che consiste nello smaltimento amianto.

L’ONAOsservatorio Nazionale Amianto raccomanda tale bonifica e grazie alla tecnologia per agevolare e velocizzare i tempi di ingaggio è possibile fare segnalazioni sull’app amianto.

Le esposizioni continuano se non si cerca di bonificare e mappare più aree possibili.

Lo smaltimento è fondamentale, la rimozione fa si che non si continui una qualsiasi forma di dispersione del materiale cancerogeno.

Scuderie e amianto: c’è lo zampino della mafia?

Si è sentito parlare negli anni di tetti in amianto presso gli ippodromi, ma anche del fatto che vi siano delle discariche.

Opere abusive e amianto sono i problemi centrali dell’Ippodromo palermitano ma non è l’unico.

A Roma, Tor di Valle, sono state rinvenute stalle ricoperte di amianto e tribune (Olimpiadi 1960) non a norma di sicurezza antisismica.

Ci si trova davanti a un degrado raccapricciante, una struttura chiusa dal 2013 che oggi, purtroppo, è utilizzata come una discarica.

Gli ambientalisti e il M5S lo ha definito un Ecomostro.

Tanto è vero che, per lo stesso motivo, ha acquistato fama l’ippodromo de “La Favorita” (PA). In questo centro ci sono susseguiti diversi scontri, lotte per accaparrarsi degli appezzamenti di terreno.

Proprio a causa di un’interdittiva antimafia, è stata revocata la concessione Ires, una società di gestione. Per cui nasce spontanea la domanda: c’è qualcosa a che fare con l’ecomafia?

Scuderie e rispetto per l’ambiente: la bonifica parte da dentro

Questi locali equestri inquinati e inquinanti sono ancora presenti o addirittura attivi. Come per ogni cosa, l’aggiornamento in merito alla situazione degli stabili è fondamentale, ma nel nostro paese questo non accade.

Infatti, quando si parla di amianto, troviamo sempre dei riscontri con datazioni ormai troppo vecchie.

Uno dei compiti dell’ONA, presieduta dall’avv. Ezio Bonanni, è anche quello di monitorare i cambiamenti, le situazioni e i progressi dei luoghi già sotto osservazione.

Per le nuove strutture o discariche abusive è necessario il contributo di ogni singolo cittadino.

Molte scuderie ormai chiuse e abbandonate hanno bisogno di essere bonificate e smaltite, il materiale che giace li non è così innocuo.

Inoltre, è doveroso porre l’attenzione agli ambienti aperti, dove si svolgono attività equestri, gare, serve maggior controllo e un’adeguata prevenzione.

L’inalazione di asbesto è davvero deleteria per il nostro corpo. Comporta conseguenze devastanti, quasi sempre non curabili.

Saper riconoscere tale materiale e avere la prontezza di diramare la “notizia” è importante.

Nel nostro paese ancora ci sono molti maneggi che contengono strutture coperte da amianto. In un luogo prettamente naturalistico, in cui si è a contatto con gli animali, si dovrebbe respirare solo aria buona.

La realtà prende una forma un po’ diversa nei contesti contaminati, ecco perché è fondamentale ricercare quei luoghi e attenzionarli.

La prevenzione è determinante per combattere e vincere contro le malattie asbesto correlate. Evitiamo ogni forma di esposizione.

Agusta Westland pieno di amianto: rischio contagi

Agusta Westland
elicottero militare in volo

Indagati per disastro colposo i dirigenti di Agusta Westland. L’indagine riguarda una dozzina di persone, è legata al problema amianto presente in tutti gli elicotteri delle FF.AA.

Le persone indagate sono i dirigenti che negli anni si sono succeduti all’apice di alcune posizioni speciali.

L’indagine posta in essere per questo problema si è concentrata prevalentemente sul “ritardo” di segnalazione del problema.

Quindi, una mancanza grave da parte della società, la segnalazione completa risale solo al 2013, mentre negli anni precedenti ci sono stati semplici avvisi.

Il Ministero della Difesa ha subito negato, dicendo che non era a conoscenza di questa presenza nociva all’interno dei velivoli.

Tutta l’intera flotta di elicotteri delle Forze Armate italiane sonno a rischio contagio. Sono diversi i modelli in dotazione a Esercito, Marina Militare, Aeronautica e Carabinieri.

Come è noto, i nostri militari volano in scatole piene di amianto, una situazione che va avanti da 15 anni, con la massima “riservatezza” da parte delle autorità.

Elicottero Augusta Westland: Finmeccanica confessa

Dopo la data dell’emanazione legislativa in riferimento al divieto amianto nel 1992, la Finmeccanica ha debitamente dichiarato tutto.

Per una repentina ricezione dell’importanza di tale dichiarazione, è stata scritta in modo dettagliato, provvedendo a informare il Ministero della Difesa.

Un dossier inerente a tutti i velivoli, per modello e quantità, che contenevano asbesto, specificando le parti dove e in che quantità si trovava il materiale al loro interno.

L’azienda ha dichiarato che:

Sin dal 1996 abbiamo trasmesso l’elenco di tutti i materiali ‘pericolosi’ presenti (asbesto incluso) sui nostri elicotteri”.

Proprio queste dichiarazioni rendono meno complessa la situazione dell’azienda, la quale dice brevemente che con questi documenti la Difesa non poteva non sapere.

Sono trascorsi molti anni dalle prime comunicazioni aziendali, eppure la Difesa non ha mai contemplato un’eventuale bonifica per questa sostanza.

Agusta Westland: elicotteri a rischio

Gli elicotteri contaminati sono davvero tanti, questo perché dall’Augusta amianto viene utilizzato nelle guarnizioni, condotti, tubi e anche nelle pastiglie dei freni.

Per questi motivi, le pastiglie dei freni sono state fin da subito dichiarate cancerogene e ci si è attivati per l’immediata sostituzione.

Agusta elicottero
Agusta Westland Elicottero

Ma per quanto riguardano tutti gli altri componenti nocivi, qual è il fine ultimo?

Un elicotterista ha dichiarato che non aveva mai sentito parlare di asbesto, nessuna comunicazione o informazione.

Le comunicazioni e informazioni sui rischi che si incorrono non sono mai stati debitamente esposti ai lavoratori.

Purtroppo, questa drastica situazione non riguarda solo le FF.AA.. Analoga problematica si è verificata anche per la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco e Protezione Civile.

Ogni amministrazione statale che è chiamata a operare in emergenze, ad affrontare compiti di sicurezza e soccorso, con l’ausilio di questi velivoli.

Per questa ragione lo stato ne risponde al 100% su ogni fronte, il Ministro della Difesa dovrebbe adottare ogni azione possibile a garanzia della salute.

La tutela della salute del personale militare, che ha lavorato a stretto braccio con la fibra killer, ed è stato esposto inconsapevolmente alle proprietà nocive.

Agusta Westland: ONA a tutela delle vittime del dovere

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA tutela e sostiene le vittime di amianto.

La tutela è riconosciuta a tutti coloro che, come dipendenti pubblici del Ministero della Difesa e comparto sicurezza hanno subito dei danni.

L’ONA, con l’Avv. Ezio Bonanni, ha ottenuto per gli appartenenti alle FF.AA. il riconoscimento di vittima del dovere.

Ha istituito un servizio sanitario, le vittime del dovere hanno diritto ad un’assistenza medica gratuita.

Con il suo entourage, il Presidente ONA, offre assistenza legate per il riconoscimento delle vittime.

Vittima del dovere è colui che era dipendente pubblico o militare e ha contratto malattia invalidante e/o morte.

Lavoratori che erano impiegati nel contrasto di ogni criminalità, svolgevano ordine pubblico, vigilanza nelle strutture civili e militare.

Ancora in operazioni di soccorso, in attività di tutela della pubblica incolumità e ciò comportava ogni giorno ad esporti ai fattori di rischio:

Per approfondimenti consulta la pagina sulle tutele per le vittime del dovere.