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venerdì, Maggio 22, 2026
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Dipendenti pubblici no vax sospesi, Tar Lazio respinge ricorso

dipendenti pubblici
ragazza seduta sul divano
Oltre 120 dipendenti pubblici avevano presentato ricorso al Tar del Lazio dopo la sospensione dal servizio e dello stipendio. Secondo i giudici amministrativi, però, hanno torto

Il Tar del Lazio ha ritenuto che siano pienamente legittimi i provvedimenti con i quali la pubblica amministrazione ha disposto la sospensione dal servizio e dalla retribuzione chi non ha proceduto ad assolvere all’obbligo vaccinale. La decisione è contenuta in una sentenza con la quale i giudici hanno respinto un maxi ricorso proposto da 127 dipendenti pubblici. La pubblica amministrazione aveva sospeso i dipendenti del comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico, nonché personale della scuola, per mancato assolvimento dell’obbligo vaccinale.

Dipendenti pubblici, sospensione deriva dalla legge

I ricorrenti avevano sostenuto che le disposizioni non avrebbero garantito la salute pubblica e che, invece, avevano creato problemi nei Dicasteri a causa della mancanza di personale. Il Tar, ritenendo che i provvedimenti lesivi contestati sono esclusivamente quelli di sospensione dallo stipendio, li ha ritenuti “tutti legittimi”.

Il Tar ha spiegato che l’amministrazione “non ha alcun potere discrezionale, discendendo il contenuto dell’atto direttamente dalla legge”.

Green pass, cosa cambia dal 1 aprile

Dal primo aprile cambieranno varie regole Covid in base al nuovo decreto di Governo, con la fine dello stato di emergenza. Fino al 15 giugno resta, però, l’obbligo vaccinale per i settori scuola, sanità, difesa, sicurezza e soccorso pubblico.

Le cose cambieranno, invece, per i lavoratori over 50 che potranno tornare a lavoro con il Green Pass base, quello che si ottiene anche con il tampone. Per loro, di fatto, termina così la sospensione dal lavoro.

Dipendenti pubblici, altri casi in Italia

Finora, a parte rarissimi casi, i giudici amministrativi, in più parti d’Italia avevano sospeso il blocco degli stipendi, rimandando la questione ad un esame nel merito in sede collegiale. Qualche giorno fa il Tar del Lazio si è espresso però contro i lavoratori che dovranno vaccinarsi o attendere la fine dello stato di emergenza. La tutela della salute collettiva, infatti, è stata considerata un motivo valido per la sospensione da lavoro e dello stipendio.

In un caso il Giudice del Lavoro del Tribunale di Velletri, nel dicembre 2021, aveva riammesso un’operatrice sanitaria non vaccinata. Il Tar in quel caso le aveva dato ragione, prima con provvedimento cautelare e poi con sentenza, per “la rilevanza costituzionale dei diritti compromessi (dignità personale, dignità professionale, ruolo alimentare dello stipendio)”.

L’ONA e l’assistenza legale

LONA – Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, fornisce assistenza legale alle vittime di amianto. Così come alle loro famiglie e alle vittime del dovere. Grazie anche al lavoro dell’Ona i medici che, nel primo anno della pandemia, hanno perso la vita a causa del Covid, sono stati riconosciuti vittime del dovere.

Ora gli esperti e i professionisti dell’associazione sono al fianco anche di chi scegliendo di non vaccinarsi è stato sospeso dal lavoro.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha realizzato in questo senso uno specifico strumento on-line di assistenza. Gli operatori risponderanno anche alle domande di quelle persone che ritengono di aver subito effetti collaterali a causa del vaccino Covid.

Per richiedere una consulenza gratuita i lavoratori e i cittadini possono anche contattare il numero verde 800 034 294.

Triptofano: l’amminoacido del buon umore

Triptofano: l'amminoacido del buon umore
alimenti che contengono Triptofano

Il triptofano può essere convertito in serotonina e melatonina

Il triptofano, è un amminoacido essenziale (nel corpo, gli amminoacidi vengono utilizzati per creare proteine ma servono anche altre funzioni). Dal momento che non viene sintetizzato all’interno dell’organismo, deve essere assunto attraverso la dieta. Dopo il consumo, viene trasformato metabolicamente in altre molecole bioattive indispensabili per il benessere generale: serotonina, kynurenina, melatonina e vitamina niacina o nicotinamide (vitamina B3), importante per la digestione e per la salute di pelle e nervi.

L’organismo ha bisogno di assicurarsi adeguate quantità di altre sostanze, per poter trasformare il triptofano in serotonina. Senza di esse, il processo non può avvenire. Parliamo di:

  • Carboidrati complessi (cereali integrali);
  • Ferro;
  • Vitamina B2 (riboflavina);
  • Vitamina B6 (piridossina);

Dove agisce il triptofano?

Diversi studi hanno dimostrato che livelli alti di questo amminoacido svolgono un ruolo importante nella regolamentazione della crescita, dell’umore e del comportamento. 

Il triptofano agisce sia a livello centrale encefalico, sia nell’intestino.

  • Cervello: conosciuto come precursore della serotonina, la “molecola del buonumore”, il  triptofano diventa serotonina quando entra nell’organismo. La serotonina in eccesso viene poi trasformata in melatonina, sostanza in grado di regolare i cicli sonno-veglia e altri aspetti della ghiandola pineale. Inoltre agisce sulla sessualità e sull’appetito;
  • Intestino: regola la motilità intestinale, per il benessere generale del tratto intestinale.

I numerosi benefici dell’amminoacido

  • Può essere di supporto nella terapia dell’autismo;
  • Migliora le relazioni sociali, abbassando il livello di aggressività;
  • Facilita i processi cognitivi, la memoria, l’apprendimento;
  • Aiuta a combattere ansia, attacchi di panico e depressione;
  • Utile in presenza di sclerosi multipla, malattie cardiovascolari, renali, intestinali, infiammatorie o infezioni microbiche;
  • Può facilitare la diagnosi di: cataratta umana, neoplasmi del colon, carcinoma delle cellule renali;
  • Può facilitare la prognosi della nefropatia diabetica;
  • Migliora la qualità del sonno. 

Dove si trova?

Si trova negli alimenti che contengono proteine: 

  • Cereali integrali come il farro e l’avena, orzo e germe di grano. Questi alimenti, fornendo carboidrati a lento assorbimento, stimolano in modo costante la sintesi di serotonina senza causare picchi glicemici. Uno studio ha scoperto che mangiare cereali arricchiti da triptofano a colazione e cena aiuta ad addormentarsi più velocemente e dormire più a lungo;
  • Legumi: fagioli, lenticchie e piselli. Oltre al triptofano, i legumi contengono anche vitamine del gruppo B, vitamina E, colina e calcio, sostanze importanti per il benessere psicofisico a livello di calma, relax, capacità di concentrazione e memorizzazione;
  • Alcune verdure a foglia verde, come gli asparagi, gli spinaci, radicchio, lattuga, cavolo, indivia e bietola;
  • Cibi altamente proteici come le mandorle e la frutta secca: noci, pinoli, nocciole, anacardi, pistacchi. Le mandorle contengono inoltre il litio, sostanza che aumenta il rilascio di serotonina.
  • Cioccolato fondente amaro almeno al 70%;
  • Piante selvatiche come i germogli di luppolo, tarassaco e genziana;
  • Semi oleosi germogliati freschi, come germogli di broccoli, soia, di chia, di lino, crescione, rucola, fagiolini, semi di sesamo, semi di zucca e semi di girasole. Questi alimenti contengono diverse sostanze che proteggono il sistema nervoso fra cui magnesio, calcio, selenio, ferro, vitamine del gruppo B ed E;
  • Frutta come ananas, banane, papaya, avocado, kiwi, ciliegie, prugne, datteri, pomodori, passiflora;
  • Alghe, delle quali la spirulina è una delle più ricche di triptofano;
  • Patate, zucche, funghi;
  • Pappa reale e miele grezzo possono essere fonti di triptofano e vitamina B.
  • Spezie come: zafferano, cannella, coriandolo,  zenzero ed erbe aromatiche, sono ricche di oli essenziali stimolanti;
  • Timo, menta e rosmarino.

Tra gli alimenti di origine animale che lo contengono elenchiamo: pollame, gamberetti, uova, alici e granchi.

Una raccomandazione: importante scegliere cibi freschi, raccolti da poco, preferibilmente derivati da coltivazioni biologiche.

I cibi freschi contengono più vitamine, minerali e, in generale, sostanze che promuovono la vitalità dell’organismo e della psiche.

Integratori a base di triptofano

In quanto precursore della serotonina, il triptofano viene inserito nelle formulazioni di integratori specifici a base di triptofano (5-HTP e melatonina). Gli integratori sono particolarmente indicati per dormire meglio o per affrontare gli stati di stress.

Effetti collaterali 

Gli effetti collaterali sono spesso correlati ad una assunzione esagerata. Tra quelli più fastidiosi: nausea e vertigini. 

Quando il triptofano o il 5-HTP sono presi insieme ai farmaci che influenzano i livelli di serotonina, come antidepressivi, è possibile che si presenti una condizione chiamata Serotonina Syndrome.

Può causare diversi sintomi, tra cui sudorazione, tremori, agitazione e delirio.

Se si assumono farmaci che influenzano i livelli di serotonina, meglio consultare il medico prima di prendere integratori triptofani o 5-HTP.

ONA: la salute è importante sotto tutti i punti di vista

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), ritiene che la salute vada tutela sotto ogni punto di vista. Oltre alla tutela dell’ambienteuranio impoverito.

Fonti 

Aspectos da fisiologia do triptofano Jamnicky, Blanka, D. Mück-Seler, and M. Slijepcević. “Favourable effect of tryptophan/insulin treatment on serotoninergic imbalance in alloxan diabetic rats.” Comparative Biochemistry and physiology.

IL METABOLISMO DEL TRIPTOFANO. Il metabolismo del triptofano … Journal of Psychosomatic Research.

Bonifiche amianto ostacolate da norme disomogenee e costi elevati

bonifiche amianto
Laura Schiavoni con tuta protettiva, bonifiche amianto

La necessità delle bonifiche amianto si scontra in Italia con l’assenza di una legge che obblighi in ogni caso alla rimozione del minerale killer e con i costi elevati, soprattutto per grandi superfici. Ma anche con un vuoto normativo che delega alle regioni e alle amministrazioni in generale l’elaborazione di linee guida e regolamenti.

Abbiamo approfondito quanto sempre sostenuto dall’Osservatorio nazionale amianto e dal suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, con la responsabile di Eco Agency che si occupa di smaltimento amianto a Bologna, Laura Schiavoni.

La dottoressa Schiavoni in cantiere

Dottoressa durante l’evento “Amianto: prevenzione e bonifica, tutela della salute e dell’ambiente”, organizzato dal responsabile Ona Bologna, Massimiliano Fabiani, ha spiegato come l’Emilia Romagna abbia elaborato delle linee guida per determinare se un manufatto contenente amianto sia o meno pericoloso, per capire poi come agire.

Non esistono linee guida nazionali?

Esiste la Legge 257/1992 che mette al bando l’amianto, ma non c’è un obbligo allo smaltimento se non in determinati casi di deterioramento. Vero è che esistono norme che tutelano la salute dei lavoratori negli ambienti in cui è contenuto amianto, ma non una legge che obblighi un proprietario privato o un’azienda a smaltirlo. Chi può intervenire è la Asl di competenza, in collaborazione con i Comuni. E’ la Asl che verifica la presenza dell’asbesto di solito su segnalazione. Poi invierà una lettera in cui obbliga la proprietà ad effettuare una valutazione sullo stato del manufatto. In seconda battuta può obbligare alla rimozione dando termini temporali anche molto lunghi: da 6 mesi fino anche a 2 o 3 anni.

Voglio comunque aggiungere che il lavoro di sensibilizzazione sul territorio e di valutazione della Asl è davvero prezioso. Va tenuto conto anche di questo: spesso sono sotto organico e cercano comunque di essere sempre presenti. Almeno per quanto riguarda l’Emilia Romagna, fanno davvero molto, considerando anche coprono lo stesso settore dell’infortunistica sul lavoro.

Per quanto riguarda le linee guida a livello nazionale non esiste nulla: ogni regione (come appunto l’Emilia Romagna, la Toscana, il Veneto), ha le sue, anche se sono in qualche modo concordanti. La stessa mancanza di uniformità si ritrova anche nella presentazione dei piani di lavoro.

Ci sono piattaforme diverse per la presentazione dei piani di lavoro?

Esatto. Secondo il D.lgs. 81/2008 è necessario presentare un piano di lavoro con la procedura di rimozione dell’amianto. Anche se la normativa nazionale individua dei punti fissi che vanno compresi nel piano di lavoro, ogni Asl, però, richiede un format diverso a seconda delle regioni. Quindi molte regioni, per esempio la Toscana e l’Emilia Romagna, hanno piattaforme diverse per le procedure.

Questo comporta che aziende che lavorano in più regioni devono conoscerle tutte e muoversi diversamente a seconda dello stabilimento interessato. Lo stesso per la validità dei corsi degli operatori che rimuovono il materiale. C’è un numero di ore fissate per legge e un esame finale. Avuto l’attestato, però, le regioni richiedono aggiornamenti con tempistiche diverse. Qualcuna ogni 5 anni, altre ogni 2 anni. Anche in questo senso non c’è una normativa che dica ogni quanto vanno aggiornate.

E’ chiaro quindi che amministrazioni più attente chiedono maggiori garanzie, altre meno. Dipende dalla sensibilità delle Regioni e dei Comuni sul tema. Questo comporta anche che alcune aziende possono lavorare con lavoratori meno aggiornati, e quindi meno tutelati, e anche una concorrenza sleale rispetto alle altre che invece devono prevedere più spesso corsi di aggiornamento. Ci sono comunque nuove tecniche di smaltimento e dispositivi di protezione migliori rispetto agli anni passati?

Qualcosa è cambiato nei prodotti incapsulanti per le bonifiche amianto, che sono migliori e l’incapsulamento risulta più idoneo, ma per il resto i Dpi sono rimasti gli stessi. Comunque le tecniche e dispositivi sono buoni, ormai sperimentati. Certo non si è investito molto, se non sul recupero dell’amianto, purtroppo però le sperimentazioni non hanno mai garantito che il materiale riutilizzato non rilasciasse fibre. Il risvolto negativo è che l’amianto ha come unica destinazione la discarica.

Sono molte le aziende o i privati che chiamano il laboratorio per un intervento?

Sono più sensibili i privati, perché si rendono conto che è la loro salute che è in gioco e quello della loro famiglia. Per quanto riguarda le aziende tanto dipende dalla sensibilità dei titolari. O dall’ampiezza dell’intervento. A volte hanno capannoni dismessi, che nemmeno utilizzano e li tengono così. In questi casi anche le amministrazioni comunali fanno fatica ad obbligare allo smaltimento. Altre volte è necessario bilanciare l’interesse a mantenere aperta un’azienda (il costo dello smaltimento potrebbe causarne la chiusura), e la salute dei dipendenti.

Ci sono contributi che possano incentivare le aziende a smaltire?

I privati hanno la detrazione del 50% e ora il benefit, per questo sono in qualche modo aiutati. Le aziende però non possono usufruirne. Ci sono i bandi Inail che escono ogni tanto, ma funzionano con il principio di chi prima arriva, gli altri restano fuori. Anche soltanto presentare la domanda ha dei costi, perché è così difficile che è necessario magari un consulente e tanti non ci provano neanche. Non è il modo più corretto. Sarebbe meglio una detrazione fiscale per una valutazione più organica degli interventi.

Bonifiche amianto, la missione dell’Ona

Il presidente Ona chiede da tempo agevolazioni per le aziende che realizzino bonifiche amianto e, invece, premi più alti per quelle che inquinano. L’avvocato Ezio Bonanni ha partecipato al convegno che si è svolto a Bologna il 10 marzo scorso.

Ha ripercorso la storia della lotta all’utilizzo di questo minerale fortemente cancerogeno, come delineata nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia-Ed.2022“. L’asbesto causa mesotelioma e altre patologie asbesto correlate. Soltanto per la malattia sentinella (mesotelioma) ci sono state dal 1993 oltre 31mila vittime (VII Rapporto ReNaM dell’Inail). Ancora nel 2021 l’Ona ha stimato circa 7mila decessi (considerando anche quelli causati dalle altre patologie legate all’amianto).

Inquinamento e amianto, Ona Piemonte chiede interventi strutturali

Inquinamento
Torino, panoramica, mole antonelliana

Gianluca Mennuti è appena stato nominato responsabile Ona per il comparto sicurezza privata. Come coordinatore Ona in Piemonte, però, svolge da tempo un lavoro di sensibilizzazione sul fenomeno amianto e sull’inquinamento in generale.

Oggi il segretario nazionale Confintesa Sicurezza Privata, torna a chiedere un intervento deciso a tutela dei cittadini e lavoratori tutti. “Quanti siti – chiede – ancora con presenza di amianto ci sono in Piemonte? Quanti interventi di bonifica sono stati fatti in Piemonte riguardo la presenza di amianto? Poche settimane Legambiente ha dato maglia nera al Piemonte riguardo l’inquinamento, come si vuole intervenire a tutela dei cittadini?”.

Inquinamento e amianto, il killer silenzioso

L’amianto è un dramma che ha travolto tanti territori nel nostro Paese e il Piemonte è stato uno di quelli più colpiti. A Casale Monferrato, dove l’azienda Eternit ha fatto per decenni uso dell’asbesto causando vittime tra i lavoratori e i residenti, ma anche nella zona industriale.

L’Ona Piemonte registra nella regione 5084 casi di mesotelioma, la malattia sentinella dell’asbesto. Questo tumore, infatti, è causato per oltre il 90% dall’esposizione a questi minerali. Si tratta del 16% dei casi di tutta la Penisola. Soltanto in Veneto l’amianto ha fatto più danni, con il 21,1% dei casi. A questi, come è spiegato nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Ezio Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”, bisogna aggiungere tutte le altre malattie causate da questo materiale. Tra queste l’asbestosi e poi i tumori al polmone, alla laringe, alla faringe, all’esofago, alla trachea e alle ovaie.

L’Ona per la tutela dell’ambiente e della salute

Oltre a questa strage silenziosa, contro la quale da oltre 20 anni si batte l’Ona, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, si aggiungono anche altre forme di inquinamento. L’avvocato Bonanni spiega da sempre come è necessario tutelare l’ambiente e la salute in ogni modo e che non si possono considerare le soglie minime sotto le quali elementi cancerogeni possono non causare danni. Perché vanno considerate le esposizioni ad altri cancerogeni e ad altri inquinanti.

Il Piemonte, infatti, risulta una delle regioni più inquinate d’Italia, come ha messo più volte in luce Legambiente. La procura di Torino lo scorso anno ha avviato un’inchiesta per inquinamento ambientale a carico di vertici e amministratori a più livelli che dal 2015 hanno affrontato il problema smog in città.

L’Arpa spiegò che gli alti livelli di Pm10 e biossido di azoto a Torino “provocano 900 morti all’anno e riducono la speranza di vita dei cittadini di 22,4 mesi”.

Piemonte maglia nera per Legambiente in “Mal’Aria di Città 2021″

Non sarebbero state adottate, secondo gli accertamenti, misure sufficienti ad adeguare e contrastare i livelli di smog che ogni giorno nel capoluogo piemontese compromettono la qualità dell’aria e la salute dei cittadini. Torino è maglia nera nella classifica del rapporto Legambiente “Mal’Aria di Città 2021”.

Per questo l’Osservatorio nazionale amianto sta lavorando, anche a livello istituzionale, per sensibilizzare sull’importanza delle bonifiche dall’amianto, ma anche più in generale per la tutela del Pianeta. Le associazioni e i movimenti ambientalisti lo gridano ormai senza più voce: non c’è più tempo. Pochi anni e se non si inverte la rotta la Terra come siamo abituati a conoscerla non esisterà più.

Gianluca Mennuti comunica che presto, insieme al presidente dell’Ona, organizzerà iniziative proprio per sensibilizzare la popolazione. Richiederà interventi decisi a tutela della salute pubblica e per la rimozione totale dell’amianto.

Sicurezza privata, Mennuti nuovo responsabile nazionale Ona

sicurezza privata
Da sinistra Francesconi, Bonanni e Mennuti

Il presidente dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, ha nominato responsabile nazionale dell’Osservatorio nazionale amianto, per il comparto sicurezza privata, il segretario nazionale di Confintesa, Gianluca Mennuti. “Sono onorato di questo importante incarico”, ha dichiarato il responsabile Ona.

Confintesa sicurezza privata, confederazione sindacale con sede a Torino che si rivolge ai lavoratori dipendenti di istituti di vigilanza pubblici e privati e dei servizi fiduciari, e l’Ona rafforzano così la collaborazione. L’obiettivo è una maggiore tutela dei lavoratori del comparto che svolgono servizi dove ci sono sostanze inquinanti e nocive per la salute.

Sicurezza privata, i rischi da amianto

L’amianto e gli altri cancerogeni causano infiammazioni, patologie asbesto correlate, mesotelioma e altri tumori. L’esigenza di tutela anche dei lavoratori nel comparto sicurezza nasce dalla particolare lesività delle malattie asbesto correlate, che quasi sempre hanno un esito infausto. Nel 2021, l’incidenza epidemiologica è stata pari a 2000 casi di mesotelioma. Più 4000 di tumore del polmone, asbesto correlata, e nella tragica contabilità si arriva a 7000 decessi, in modo del tutto inaccettabile.

Il presidente dell’Ona ha descritto il fenomeno con attenzione e con tutti i dati a supporto nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. I dati relativi ai casi di mesotelioma, invece, malattia sentinella della presenza di asbesto, sono nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail.

In Piemonte 5084 casi di mesotelioma

In particolare in Piemonte sono 5.084 i casi di mesotelioma. Come risulta peraltro dal dato dell’Ona Piemonte, per il quale è stato nominato commissario Gianluca Mennuti. Questo dopo la tragica scomparsa per malattia asbesto correlata di Pasquale De Filippo, che per circa 14 anni ha mantenuto il testimone della lotta contro l’amianto dell’ONA nella regione.

Il Piemonte è martoriato dall’amianto, non solo per l’epicentro di Casale Monferrato, ma anche per tutto l’hinterland della provincia di Torino e della zona industriale e della più alta incidenza dovuta all’ubiquitario utilizzo di amianto.

Sempre in Piemonte, risulta che il 15% delle scuole contengano ancora amianto. La Regione più avanzata nella segnalazione e nella rilevazione, sia presso le Agenzie pubbliche che presso l’App ONA (http://app.onanotiziarioamianto.it/), è proprio questa. A Torino, per esempio, ci sono 66 edifici con amianto non bonificati.

Amianto nell’università

Per questi motivi, a maggior ragione Gianluca Mennuti, proprio dalla città di Torino, è stato chiamato dall’avvocato Ezio Bonanni a intensificare l’azione dell’Ona. L’Osservatorio negli anni ha permesso anche di bonificare i residui di amianto nei siti della ex Sip, e dell’Università di Torino. Nell’ateneo, infatti, era ancora presente il pericoloso asbesto e nel 2015 una parte del Palazzo Nuovo è stato chiuso. La Asl aveva trovato polvere da cantiere ovunque, ma soprattutto, pavimenti con fibre d’amianto danneggiati – scheggiati o rotti dai lavori. Con i potenziali rischi che ne conseguono di rilascio delle fibre nell’aria.

Anche Niccolò Francesconi, esperto in criminologia clinica, e responsabile Ona Umbria, che vive e lavora a Torino, si è detto contento di questa importante collaborazione. Subito si è attivato, come componente di entrambe le associazioni. L’obiettivo è quello di portare avanti idee e progetti validi per una maggiore tutela di tutti i lavoratori che più volte si trovano a svolgere servizi dove ci sono sostanze inquinanti e nocive per la salute.

Si amplia così la rete di associazioni e gruppi dell’Ona che ha da sempre l’obiettivo di fermare la strage da amianto in Italia.

L’Ona assiste da 20 anni le vittime dell’amianto e le loro famiglie, con un’assistenza legale e medica e lavora per la mappatura dei siti ancora contaminati, anche attraverso l’App creata appositamente.

I lavoratori e i cittadini possono chiedere una consulenza gratuita utilizzando lo sportello on-line, o contattando il numero verde 800 034 294.