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Case private, 10 mln per la rimozione amianto in Sicilia

case
Il governatore della Sicilia Nello Musumeci

La Regione Sicilia ha dato l’ok definitivo per destinare 10 milioni di euro alla rimozione e allo smaltimento dei materiali contenenti amianto nelle case private.

Il presidente della Regione, Nello Musumeci, ha diffuso con soddisfazione la notizia e ha spiegato come si tratti dei fondi Poc 2014-2020, recentemente riprogrammati.

Rimozione dell’amianto nelle case, Musumeci: “Aiuto concreto”

“Con questo provvedimento – ha dichiarato Musumeci – diamo finalmente attuazione ad una legge regionale mai applicata nel passato. E forniamo un aiuto concreto ai siciliani che vogliono liberare i luoghi in cui vivono da un pericolo serio e costante.

Diamo loro una mano a sostenere costi significativi e garantiamo uno smaltimento in linea con le normative e nel rispetto dell’ambiente. Più sicurezza, dunque, e meno discariche abusive”.

Per l’accesso e l’erogazione dei contributi, l’amministrazione regionale pubblicherà uno specifico Avviso che definisce i criteri e le procedure per usufruire dei benefici.

Una notizia positiva se si pensa che in Italia ci sono ancora, 30 anni dopo la messa al bando dell’amianto, un milione di siti contaminati, 500mila chilometri di tubature contenenti asbesto e 2400 scuole da bonificare. In queste ultime studiano 350mila studenti e lavorano altre 50mila persone.

L’amianto in Italia

Dopo la Seconda guerra mondiale le aziende hanno prodotto 3 milioni e 800mila tonnellate di amianto grezzo, con un’importazione di circa 1 milione e 900mila tonnellate. Il successo commerciale, in particolare per i minerali crisotilo, crocidolite ed amosite, è stato determinato dalle caratteristiche tecniche peculiari. L’amianto è considerato “perfetto”.

Resiste al fuoco e al calore, all’azione di agenti chimici e biologici, all’abrasione e all’usura. I minerali risultano facilmente filabili e possono essere tessuti. Sono, inoltre, fonoassorbenti e termoisolanti. Si legano facilmente con altre sostanze (calce, gesso, cemento) e con alcuni polimeri (gomma, Pvc, etc.). Per questo è ancora presente in tante case.

Asbesto, altamente pericoloso per la salute

Purtroppo però è risultato altamente pericoloso per la salute. Due studi lo hanno dimostrato già negli anni ’40 e altri negli anni ’60, quando anche l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) lo ha definito cancerogeno. Nonostante questo le aziende non hanno interrotto la produzione e l’utilizzo. Soltanto nel 1992 la Legge 257 lo ha messo al bando. E’ stato così riconosciuto che causa il mesotelioma, ma anche tutta una serie di tumori e patologie asbesto correlate.

L’Ona – Osservatorio nazionale amianto, da oltre 20 anni, è al fianco delle vittime dell’amianto e dei loro familiari. L’associazione stima ancora oggi 7000 decessi l’anno causati dal suo utilizzo e dal fatto che per decenni non furono utilizzati dispositivi di protezione. Il fenomeno è ben delineato nell’ultima pubblicazione del presidente dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni: “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – Ed.2022”. I casi di mesotelioma sono disponibili nel VII Rapporto ReNaM dell’INAIL, pubblicato soltanto qualche mese fa.

L’Ona ha realizzato una App per la segnalazione dei siti contaminati. Il suo presidente continua a spiegare che senza bonifiche la strage non si fermerà perché ancora troppe persone sono a rischio esposizione.

Rifiuti trasformati in sabbia minerale per salvare l’ambiente

Sabbia minerale
Sabbia minerale

La sabbia rappresenta uno degli elementi più sfruttati dall’uomo e ogni anno ne vengono utilizzate circa 50 miliardi di tonnellate. Gli usi della sabbia sono molteplici, tra questi troviamo la realizzazione di cemento e altri materiali utili nell’edilizia.

Il motivo per il quale la sabbia è diventata preziosa quasi quanto l’oro o il petrolio, risiede nello sviluppo urbano. La continua estensione dei centri urbani determina una domanda altissima di cemento e affini. Per questi motivi la sabbia subisce un maggiore sfruttamento.

Ma le conseguenze di questo sfruttamento quali sono? Purtroppo l’estrazione selvaggia della sabbia dai nostri mari, dalle cave e dai nostri fiumi, ha un forte impatto sull’ambiente.

Non è solo una questione paesaggistica, ma anche di conseguenze catastrofiche che mettono alla prova l’uomo stesso.

Per esempio, se si estrae troppa sabbia dai fiumi si rischia di determinare inondazioni, soprattutto nella stagione delle pioggie.

La soluzione è la sabbia minerale artificiale

Una soluzione a questo inconveniente è la sabbia minerale artificiale. Idea progettata dall’Università di Ginevra (UNIGE) e del Sustainable Minerals Institute (SMI) dell’Università del Queensland.

Secondo studi scientifici lo smaltimento dei rifiuti derivanti dalla lavorazione dei minerali rappresenta la soluzione ideale per produrre sabbia minerale senza danneggiare i nostri paesaggi e mettere in pericolo i nostri centri urbani.

Lo studioso Pascal Peduzzi ha affermato che la sabbia minerale ha maggiore potenziale rispetto alle altre scelte. Si potrebbe quindi produrre di più e tutelare l’ambiente naturale.

Inoltre, la sostituzione della sabbia naturale con quella minerale potrebbe anche portare ad un ridimensionamento delle emissioni di carbonio.

Gli altri vantaggi legati alla produzione della sabbia artificiale sono di tipo economico. Infatti, le società minerarie sarebbero le prime a ricavarne un netto guadagno economico.

Oltre gli interessi ambientali ed economici occorre precisare che la soluzione proposta dagli studi scientifici andrebbe ad agevolare anche i Paesi in via di sviluppo.

Difatti, proprio questi Paesi potrebbero diventare tra i principali esportatori di sabbia mineraria.

Comportamenti ecologici, fanno bene al clima e alle tasche

comportamenti ecologici
spighe in un prato verde

Corretti comportamenti ecologici ci fanno risparmiare 

Comportamenti ecologici per il clima e per le tasche. I nostri comportamenti quotidiani hanno un certo peso in termini di impatto ambientale. Dalla scelta dei nostri abiti, all’acquisto di prodotti di consumo, passando per l’alimentazione e l’uso dei mezzi di trasporto, tutto può contribuire alla salute della Terra.

“Fare ecologia” significa adottare una serie di piccoli comportamenti “rivoluzionari”, che possono contribuire a ridurre questo impatto. 

Come prima cosa, dovremmo capire che la tutto appartiene alla Natura e che la Natura è ciò che siamo. 

Poi dovremmo impegnarci per salvarla, perché se il Pianeta si ammala e muore, muore anche una parte di noi.

Infine, senza voler essere troppo sentimentali o troppo venali, dovremmo ricordare che dal 2013 l’UE ha progettato di ridurre (entro il 2030), le emissioni di anidride carbonica (CO2) del 40% rispetto ai livelli di emissioni del 1990. 

Oltre a contribuire al benessere ambientale, “fare ecologia”, può farci risparmiare del “vil denaro”. Cosa che in questi tempi di crisi, non guasta. 

Occorre tuttavia imparare a modificare le nostre necessità di consumo. 

Ma quali sono i migliori comportamenti ecologici da adottare sia in casa, sia in ufficio?

Comportamenti ecologici “domestici”

Dal 1° Gennaio del 2022 le bollette dell’elettricità hanno subito un rincaro del 55% . Quelle del gas, del 41,8%

Tra le ragioni dei rincari: l’aumento del prezzo del petrolio e del gas naturale, (quest’ultimo è raddoppiato da inizio anno, passando da 2,5 dollari al metro cubo a 5), per via della guerra in Ucraina.

Un buon comportamento ecologico inizia a casa. 

A seguire, qualche utile consiglio.

Lo scaldabagno

Lo scaldabagno elettrico incide per un 18% sulla bolletta finale. Il modello a pompa di calore è sicuramente quello più ecologico, anche se ha dei costi un po’ elevati. In alternativa, si può optare per uno scaldabagno elettrico di ultima generazione, istantaneo, senza serbatoio e delle dimensioni adeguate per le esigenze familiari. Importante altresì una corretta manutenzione. 

Abbassare il termostato

L’eccesso di calore, da un lato è dannoso alla salute, e dall’altro aumenta i consumo. Abbassare anche solo di un grado il termostato di casa, può farci risparmiare (fino a un 7% annuo) e aiutare l’ambiente. 

Piccola curiosità: se tutti gli abitanti europei adottassero contemporaneamente questa misura, si risparmierebbero ben 10 miliardi di metri cubi di gas naturale. 

Doccia sì, bagno no

Anche se un buon bagno rilassante piace a tutti, meglio limitare questa abitudine il più possibile. Con il bagno si sprecano dai 150 ai 200 litri d’acqua, mentre con una doccia – purché non si rimanga per ore sotto il getto corrente– se ne utilizzano soltanto 70. Risparmio annuo? Almeno duecento euro annui per ogni famiglia. Meglio utilizzare un soffione “atomizzazione del flusso d’acqua“, che ne aumenta la superficie totale di 10 volte. In questo modo è possibile risparmiare fino al 70% di acqua rispetto a una doccia normale. 

Comportamenti ecologici: attenti alle luci

L’illuminazione di casa ha il suo impatto, sia in termini di emissioni di CO2 dovute alla produzione di energia, sia sulla bolletta. Oltre a evitare di lasciare le luci accese quando non è necessario, è preferibile utilizzare delle luci a LED o delle alogene a basso consumo. Le lampadine a LED, trasformano l’energia elettrica in luce senza raggi infrarossi. Non utilizzano gas, fanno risparmiare circa l’80% rispetto alle luci normali e durano fino a dieci volte di più rispetto alle lampadine tradizionali.

Raccolta differenziata

A livello comunale, la raccolta differenziata è una pratica assai diffusa. I rifiuti vengono gettati negli appositi mastelli (vetro, carta, plastica, alluminio e indifferenziato). 

Tra i benefici per l’ambiente: 

  1. Meno inquinamento, dato che i rifiuti non sono stoccati nelle discariche;
  2. Più riciclo, meno danni all’ambiente;
  3. Risparmio sulle risorse naturali;
  4. Meno emissioni inquinanti; 
  5. Niente plastiche in mare

Rifiuti organici: una buona abitudine è quella di realizzare una compostiera domestica per gli scarti da cucina. In pochi mesi si ottiene un fertilizzante molto ricco e nutriente, con cui favorire la crescita e la fioritura delle varietà floreali da vaso o da balcone.

Comportamenti ecologici: elettrodomestici in stand-by

La spia rossa dei nostri elettrodomestici (quella che serve a lasciarli in stand by) , è una delle nemiche giurate dell’ambiente. Fino al 75% del consumo totale di elettricità potrebbe derivare proprio dall’energia consumata “a nostra insaputa”. Se spegnessimo i nostri apparecchi, si immetterebbero nell’atmosfera ben 19 milioni di tonnellate di CO2 in meno. 

Utile altresì : 

  • Inserire le spine in una presa multipla con interruttore, così da spegnere la corrente quando non serve;
  • Acquistare elettrodomestici di ultima generazione, a basso consumo. La dicitura da cercare è Classe A+++, Classe A++ e Classe A+;
  • Usare programmi ECO negli elettrodomestici per risparmiare energia.

Misuratori di energia 

In commercio si trovano dei dispositivi che misurano i consumi elettrici effettivi e agiscono direttamente sugli elettrodomestici che consumano di più.

Tramite i misuratori di corrente wireless, si possono monitorare ogni giorno gli elettrodomestici e capire quando è ora di cambiarli con alternative più performanti.

Comportamenti ecologici: pannelli solari 

Installare pannelli solari, impianti fotovoltaici e cappotti termici intorno alla casa serve a migliorarne l’efficienza energetica a 360 gradi. I pannelli solari assicurano un risparmio dell’80% sui costi per la produzione di acqua calda e del 60-70% delle spese per il riscaldamento.

Contratti a fascia oraria 

I vari fornitori di energia solitamente prevedono costi differenti in base alle diverse fasce orarie. Parliamo di giorni e orari della settimana in cui si può risparmiare di più sulla bolletta. Di solito, le fasce orarie più care sono quelle diurne. Di notte e nei giorni festivi invece la domanda è minore.

 

Fonti 

nonsprecare.it

cantonenergia.it

Ex Ilva Genova, 2 incidenti sul lavoro: stabilimento chiuso

ex ilva
ex Ilva

Due incidenti sul lavoro in una settimana all’ex Ilva di Cornigliano, a Genova. Tragedia sfiorata e Acciaierie d’Italia, partecipata di ArcelorMittal e dello Stato, dispone per i lavoratori la cassa integrazione. La decisione è arrivata dopo la chiusura della Asl. Una preoccupazione per le famiglie legate allo stabilimento. Prima il pensiero era per la mancanza di sicurezza in azienda, ora anche perché il posto di lavoro è a rischio.

Nei giorni scorsi alcune bobine di metallo, che pesano diverse tonnellate, sono cadute dopo la rottura di un paranco e di un cavo che le teneva ferme. Due giorni prima, invece, si erano strappati i cavi di una gru ed era precipitato un rotolo da 10 tonnellate.

Ex Ilva Genova, D’Uva: Da mesi denunciamo mancanza di sicurezza

“Da quando l’ex Ilva è passata in mano a ArcelorMittal – ci ha spiegato il segretario generale Confintesa Metalmeccanici, Giustino D’Uva, raggiunto al telefono – nonostante la partecipazione statale, le spese per la manutenzione e la sicurezza sono diminuite. Stiamo denunciando la situazione da mesi, ma purtroppo nulla cambia”.

Giustino D’Uva

“Solo per un miracolo le bobine, che pesano tonnellate, non hanno colpito qualche operaio e non ci sono stati morti. Ora la mancanza di investimenti la pagano i lavoratori perché la Asl ha chiuso gli stabilimenti in attesa della messa in sicurezza e sono tutti in cassa integrazione”. Si tratta di 180 dipendenti, che si aggiungono ai 250 già a casa senza un accordo con i sindacati.

“Non ci meraviglia tanto ArcelorMittal – ha aggiunto D’Uva – quanto il Ministero che ha lasciato la gestione all’azienda anche in materia di scurezza e non muove un dito. Questo viola gli accordi presi con il governo. Pretendiamo interventi efficaci e chiari”.

Ex Ilva Genova, sindacati sul piede di guerra

Il sindacato sta valutando ora le azioni da intraprendere per tutelare la sicurezza dei dipendenti dell’ex Ilva.

“Dobbiamo trovare una quadra con le altre sigle sindacali e vedere come muoverci. La nostra idea è comunque quella di incrociare le braccia ad oltranza. Con ogni probabilità, infatti, dopo Pasqua pur di far cessare i malumori potrebbero riaprire”. Acciaierie d’Italia ha già spiegato di poter procedere alle riparazioni in pochi giorni, per poter riaprire l’impianto già la prossima settimana.

“C’è molto da fare per garantire livelli adeguati di sicurezza: i macchinari – ha continuato D’Uva – sono obsoleti e arrugginiti. Manca anche la manutenzione ordinaria: ci sono macchinari da sostituire, assenza di dispositivi di protezione e va rivista la turnazione che non è adeguata a garantire la sicurezza. Gli orari, i ritmi e l’interscambio dei lavoratori, infatti, non consentono il giusto riposo”.

Ex Ilva, il senatore De Vecchis: “Orlando intevenga”

Sulla vicenda è intervenuto anche il senatore di ItalExit, William De Vecchis: “Troppi infortuni sul lavoro, Orlando intervenga. Da troppo tempo – ha dichiarato il parlamentare – la sicurezza risulta essere sempre più a rischio in molti luoghi di lavoro, servono interventi urgenti a tutela di tutti i lavoratori.

Gli infortuni e le morti sul posto di lavoro sono notizie sempre più frequenti sulle pagine di cronaca dei quotidiani, ma purtroppo dopo il primo impatto emotivo finiscono nel dimenticatoio. Spesso per avere giustizia servono anni e il risarcimento è frequentemente ‘offensivo’ per le vittime e i loro parenti.

Tutti i lavoratori hanno il diritto di essere tutelati, non solo dagli infortuni, ma anche dalle malattie provocate dall’ambiente circostante. Troppi infortuni e decessi, infatti, sono la conseguenza dei luoghi insalubri in cui il lavoratore si trova a svolgere le proprie funzioni.

La notizia che l’Asl abbia fermato parte dell’impianto di Genova, ex Ilva, a causa di due incidenti nell’ arco di quattro giorni ci deve far riflettere”.

Sicurezza sul lavoro, non dimenticare l’esempio amianto

Il senatore pone il problema della sicurezza sul lavoro nella sua interezza. Sulla stessa linea il presidente dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, che da anni è al fianco delle vittime dell’asbesto e di altri cancerogeni, e delle loro famiglie.

“La sicurezza sul luogo di lavoro – ha detto Bonanni – è fondamentale e le aziende devono rispettare le normative per tutelare i propri dipendenti. Da tempo dico che le società virtuose vanno premiate e quelle invece che registrano maggiori incidenti devono essere sanzionate, come quando inquinano. In questo modo sarà possibile tutelare la salute dei lavoratori e l’ambiente. È nello stesso tempo un risparmio poi, in termini di costi sanitari e risarcimenti, sia per lo Stato che per le stesse società”.

Quanto è avvenuto con l’amianto, fenomeno ben delineato nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”, deve essere una lezione da non dimenticare. Di amianto, a causa dell’utilizzo indiscriminato e delle mancate bonifiche, si continua a morire anche a distanza di 30 anni dalla sua messa al bando. I numeri dei casi di mesotelioma si possono trovare nel VII rapporto ReNaM dell’Inail. Solo la punta dell’iceberg delle morti da amianto, che causa oltre al mesotelioma, tante altre malattie asbesto correlate.

Mummie di Chinchorro vittime dei cambiamenti climatici 

Mummie
Mummie sulla spiaggia

Le “Mummie di Chinchorro”, del deserto di Atacama (Cile), corrono seri rischi per via dei cambiamenti climatici 

Mummie di Chinchorro assalite dai batteri 

Circa 120 mummie dell’Università del Museo Archeologico della Tarapacá ad Arica, nel Nord Cile, stanno subendo un pericoloso attacco batterico. 

A sostenerlo, gli scienziati dell’Università di Harvard. Secondo gli esperti, le mummie (iscritte alla lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO), risentirebbero degli effetti del cambiamento climatico.

Meraviglie della preistoria mondiale 

Queste “meraviglie della preistoria mondiale” sono i primi esempi di mummificazione (hanno 7000 anni)

Gli abitanti della regione di Quebrada de Camarones, sperimentarono infatti la tecnica di mummificazione almeno 2.000 anni prima degli egiziani.

Le mummie possiedono anche un valore estetico sorprendente.

La popolazione costiera semi-nomade, trasformava infatti i corpi dei defunti in una sorta di “tela naturale”. Tanto che le mummie di Chinchorro vengono ritenute delle vere e proprie “opere di arte pre-ispanica”. 

Una tecnica di mummificazione molto particolare

La procedura di mummificazione era diversa rispetto a quella delle civiltà del Nilo

Dopo essere stati privati della pelle e degli organi interni, i cadaveri venivano fasciati con diversi materiali (canne di lago, piume, pelle di pellicano, pelle di leone marino, argilla, lana di alpaca e parrucche di capelli umani). 

Punte di frecce al quarzo, ganci di pesce, pettini fatti di spine di cactus, facevano invece parte del corredo funebre.

Infine, anziché essere seppelliti in una tomba, i corpi venivano adagiati nelle sabbie del deserto di Atacama, che si trasformò ben presto in un vero e proprio cimitero. 

La zona del deserto in cui vivevano era così secca che i defunti si mummificavano in modo naturale. 

Purtroppo oggi si stanno presentando dei seri problemi di conservazione, causati dal cambiamento climatico.

Mummie naturali e clima yo-yo

Il sito fu scoperto dall’archeologo tedesco Max Uhle all’inizio del XX secolo. Il suo team realizzò che i Chinchorros (il termine significa “peschereccio” ) avevano iniziato la pratica di preservare i loro morti, in un tempo in cui il clima locale era favorevole.

Dagli studi è emerso che i microclimi all’interno del deserto di Atacama fluttuavano durante la fine del Pleistocene, con diverse fasi umide, alternate a un’estrema aridità.

Come accennato, il clima arido creava mummie naturali.

Quando il clima era più umido, le popolazioni aumentavano numericamente, c’era abbondanza di pesce e frutti di mare e la gente aveva più tempo libero da spendere per lo sviluppo di tecniche di mummificazione.

Arsenico e vecchie mummie: qualcosa faceva ammalare la gente 

I nomadi “cacciatore-raccoglitori”, che vivevano nella regione tra valle del Lluta fino al fiume Loa (Cile) e nel sud del Perù, si stanziarono in una valle che sorgeva vicino al fiume Camarones. 

Purtroppo le sue acque contenevano altissime quantità di arsenico: cento volte il limite di tollerabilità umana. 

Il deserto di Atacama, aveva inoltre elevati livelli di rame e altri metalli tossici

A mostrarlo è stata l’analisi isotopica dei campioni di capelli e delle ossa umane delle mummie.

Questo avvelenamento inconsapevole, fu la principale causa dell’elevata mortalità infantile. E in effetti, tra le mummie ritrovate, molte appartenevano a bambini e feti.

Gli esami hanno svelato altresì che quasi il 90% delle diete proveniva da fonti di cibo marittimo, che il 5% da animali terrestri e un altro 5% da piante terrestri.

Di cosa soffrono le mummie oggi

Ma veniamo ai tempi moderni. Il deserto di Atacama, è il luogo più secco del mondo.

Ultimamente, i cambiamenti climatici, le piogge, l’umidità eccessiva e i venti forti stanno provocando una serie di danni alle mummie oltre che all’ambiente.

La crescente umidità sta danneggiando molte mummie, mentre in altri casi sono muffe e insetti a rovinare i resti. Altre ancora si stanno riducendo in polvere. 

Questi fenomeni stanno riportando in superficie con maggiore frequenza i resti mummificati dei Chinchorro, tanto che gli archeologi faticano a gestire i ritrovamenti, senza che le mummie subiscano danni da parte degli agenti atmosferici. 

«Ogni volta che una mummia emerge, la segnaliamo con una bandierina e la riseppelliamo», spiega al Guardian l’archeologa Jannina Campos.

A tutto ciò si aggiunge un’ulteriore difficoltà: la varietà di materiali con cui sono stati mummificati i corpi rende difficile trovare la strategia migliore per conservarli. “Non c’è una soluzione magica”, ha detto Bernardo Arriaza, esperto della cultura Chinchorro dell’Università di Tarapacá, ad Arica.

Secondo Bernardo Arriaza, autore del libroBeyond Death: The Chinchorro Mummies of Ancient Chile”, “se non ci prendiamo cura dei Chinchorro, svaniranno a causa dei cambiamenti climatici.” 

«La diversità dei materiali che le compongono rende difficile trovare le condizioni ambientali ideali per conservarle», aggiunge.

Quali alternative adottare?

Esistono due alternative per gli scienziati: cercare di salvare tutto quello che si trova o ricoprire con la sabbia i cadaveri e concentrarsi sullo studio e la conservazione delle mummie già trasferite nei musei.

Per ora, la scelta è caduta sulla seconda opzione. Anche perché le mummie del museo non se la passano bene.

Altri fattori di rischio

Ad ogni modo, a breve inizieranno i lavori per un nuovo museo climatizzato che ospiterà le mummie Chinchorro: costerà più di 17 milioni di euro e si estenderà per quasi 5.000 metri quadrati.

Ma non è solo il clima a causare il deterioramento di questo incredibile patrimonio culturale.

Jorge Ardiles, uno dei residenti locali, ritiene che anche lo scarso interesse delle autorità locali nei confronti delle mummie, non aiuti di certo a preservarle. Non arrivano finanziamenti adeguati e la manutenzione è pressoché inesistente. 

«Siamo gli unici a occuparci dell’area», afferma Jorge Ardiles, «le autorità non se ne interessano.»

Da luglio 2021 le mummie Chinchorro sono diventate patrimonio UNESCO, e si spera che questo riconoscimento possa contribuire ad aumentare l’interesse per la loro conservazione.

Il ruolo dell’ONA per la salute

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), da oltre 25 anni si occupa di tematiche legate l’ambiente e alla salute, rappresentando le istanze di cittadini e lavoratori che si sono ammalati a causa dell’esposizione ad agenti patogeni, tra cui amianto e uranio impoverito.

Fonti 

Marquet et al. (2012)

Beyond Death: The Chinchorro Mummies of Ancient Chile. Bernardo T. Arriaza