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venerdì, Agosto 12, 2022

Ex Ilva Genova, 2 incidenti sul lavoro: stabilimento chiuso

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Due incidenti sul lavoro in una settimana all’ex Ilva di Cornigliano, a Genova. Tragedia sfiorata e Acciaierie d’Italia, partecipata di ArcelorMittal e dello Stato, dispone per i lavoratori la cassa integrazione. La decisione è arrivata dopo la chiusura della Asl. Una preoccupazione per le famiglie legate allo stabilimento. Prima il pensiero era per la mancanza di sicurezza in azienda, ora anche perché il posto di lavoro è a rischio.

Nei giorni scorsi alcune bobine di metallo, che pesano diverse tonnellate, sono cadute dopo la rottura di un paranco e di un cavo che le teneva ferme. Due giorni prima, invece, si erano strappati i cavi di una gru ed era precipitato un rotolo da 10 tonnellate.

Ex Ilva Genova, D’Uva: Da mesi denunciamo mancanza di sicurezza

“Da quando l’ex Ilva è passata in mano a ArcelorMittal – ci ha spiegato il segretario generale Confintesa Metalmeccanici, Giustino D’Uva, raggiunto al telefono – nonostante la partecipazione statale, le spese per la manutenzione e la sicurezza sono diminuite. Stiamo denunciando la situazione da mesi, ma purtroppo nulla cambia”.

Giustino D’Uva

“Solo per un miracolo le bobine, che pesano tonnellate, non hanno colpito qualche operaio e non ci sono stati morti. Ora la mancanza di investimenti la pagano i lavoratori perché la Asl ha chiuso gli stabilimenti in attesa della messa in sicurezza e sono tutti in cassa integrazione”. Si tratta di 180 dipendenti, che si aggiungono ai 250 già a casa senza un accordo con i sindacati.

“Non ci meraviglia tanto ArcelorMittal – ha aggiunto D’Uva – quanto il Ministero che ha lasciato la gestione all’azienda anche in materia di scurezza e non muove un dito. Questo viola gli accordi presi con il governo. Pretendiamo interventi efficaci e chiari”.

Ex Ilva Genova, sindacati sul piede di guerra

Il sindacato sta valutando ora le azioni da intraprendere per tutelare la sicurezza dei dipendenti dell’ex Ilva.

“Dobbiamo trovare una quadra con le altre sigle sindacali e vedere come muoverci. La nostra idea è comunque quella di incrociare le braccia ad oltranza. Con ogni probabilità, infatti, dopo Pasqua pur di far cessare i malumori potrebbero riaprire”. Acciaierie d’Italia ha già spiegato di poter procedere alle riparazioni in pochi giorni, per poter riaprire l’impianto già la prossima settimana.

“C’è molto da fare per garantire livelli adeguati di sicurezza: i macchinari – ha continuato D’Uva – sono obsoleti e arrugginiti. Manca anche la manutenzione ordinaria: ci sono macchinari da sostituire, assenza di dispositivi di protezione e va rivista la turnazione che non è adeguata a garantire la sicurezza. Gli orari, i ritmi e l’interscambio dei lavoratori, infatti, non consentono il giusto riposo”.

Ex Ilva, il senatore De Vecchis: “Orlando intevenga”

Sulla vicenda è intervenuto anche il senatore di ItalExit, William De Vecchis: “Troppi infortuni sul lavoro, Orlando intervenga. Da troppo tempo – ha dichiarato il parlamentare – la sicurezza risulta essere sempre più a rischio in molti luoghi di lavoro, servono interventi urgenti a tutela di tutti i lavoratori.

Gli infortuni e le morti sul posto di lavoro sono notizie sempre più frequenti sulle pagine di cronaca dei quotidiani, ma purtroppo dopo il primo impatto emotivo finiscono nel dimenticatoio. Spesso per avere giustizia servono anni e il risarcimento è frequentemente ‘offensivo’ per le vittime e i loro parenti.

Tutti i lavoratori hanno il diritto di essere tutelati, non solo dagli infortuni, ma anche dalle malattie provocate dall’ambiente circostante. Troppi infortuni e decessi, infatti, sono la conseguenza dei luoghi insalubri in cui il lavoratore si trova a svolgere le proprie funzioni.

La notizia che l’Asl abbia fermato parte dell’impianto di Genova, ex Ilva, a causa di due incidenti nell’ arco di quattro giorni ci deve far riflettere”.

Sicurezza sul lavoro, non dimenticare l’esempio amianto

Il senatore pone il problema della sicurezza sul lavoro nella sua interezza. Sulla stessa linea il presidente dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, che da anni è al fianco delle vittime dell’asbesto e di altri cancerogeni, e delle loro famiglie.

“La sicurezza sul luogo di lavoro – ha detto Bonanni – è fondamentale e le aziende devono rispettare le normative per tutelare i propri dipendenti. Da tempo dico che le società virtuose vanno premiate e quelle invece che registrano maggiori incidenti devono essere sanzionate, come quando inquinano. In questo modo sarà possibile tutelare la salute dei lavoratori e l’ambiente. È nello stesso tempo un risparmio poi, in termini di costi sanitari e risarcimenti, sia per lo Stato che per le stesse società”.

Quanto è avvenuto con l’amianto, fenomeno ben delineato nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”, deve essere una lezione da non dimenticare. Di amianto, a causa dell’utilizzo indiscriminato e delle mancate bonifiche, si continua a morire anche a distanza di 30 anni dalla sua messa al bando. I numeri dei casi di mesotelioma si possono trovare nel VII rapporto ReNaM dell’Inail. Solo la punta dell’iceberg delle morti da amianto, che causa oltre al mesotelioma, tante altre malattie asbesto correlate.

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