25.2 C
Rome
giovedì, Maggio 21, 2026
Home Blog Page 306

Maresciallo Gdf con l’asbestosi, riconosciuto vittima del dovere

maresciallo
nave della guardia di finanza

La Corte di Appello di Firenze conferma la condanna del Tribunale di Grosseto a carico del ministero dell’Economia e delle Finanze. Riconosce così, ancora una volta, lo status di vittima del dovere per un maresciallo della Guardia di Finanza.

Le sue iniziali sono C.A. L’uomo, al quale è stata riconosciuta un’invalidità del 25% per asbestosi, riceverà circa 50mila euro come speciale elargizione, assegni vitalizi per 1500 euro al mese e gli arretrati dal momento della domanda, per altri 120mila euro.

Maresciallo vittima del dovere, Bonanni: “Sentenza importante”

“Si tratta di una sentenza importante – ha commentato l’avvocato Ezio Bonanni, difensore del militare e di altre decine di militari della GdF esposti e vittime dell’amianto e di altri cancerogeni – perché rafforza la condanna del Tribunale di Latina. I giudici pontini per il caso di Antonio Dal Cin hanno accertato il rischio amianto nella Guardia di Finanza.

L’Osservatorio nazionale amianto – ha continuato il suo presidente – sta procedendo al deposito di decine e decine di ricorsi. Riguardano anche gli elicotteristi della GdF. I danni sono anche da semplice esposizione e sussiste il diritto al prepensionamento.

Il nostro impegno è forte a sostegno dei militari della GdF che hanno pagato, e pagano, con la loro vita, anche le attività che svolgono contro il crimine ambientale. Proprio come nel caso Dal Cin, oppure nella Guardia di Finanza di Mare con il maresciallo. Ci addolora il fatto che la GdF abbia resistito sulla linea del Piave. E continui a resistere nel negare i diritti ai suoi militari, che cadono vittime delle fibre di amianto”.

La storia del maresciallo: sempre a contatto con l’amianto

Il maresciallo, impiegato anche in attività di soccorso oltre che di repressione del crimine e in altre attività, ha subito l’insorgenza di asbestosi nel 2014. Così come pure di altre patologie asbesto correlate. Il militare, che oggi ha 75 anni, è stato nella scuola nautica della Guardia di Finanza di Gaeta. Poi ha lavorato nelle stazioni navali di Taranto, Palermo e Porto Santo Stefano.

Il Tribunale di Grosseto condannò il ministero dell’Economia e delle finanze a riconoscere la prestazione di vittima del dovere. L’ente aveva prima riconosciuto la causa di servizio e l’equo indennizzo, e poi lo ha revocato. Il procedimento è ora innanzi al Consiglio di Stato.

I giudici di Grosseto hanno disposto un accertamento minuzioso, al termine del quale le infermità del maresciallo sono state riconnesse all’esposizione ad amianto. Il militare è stato imbarcato nelle unità GdF impiegate in mare, nella sorveglianza delle coste e nelle altre attività istituzionali.

Quindi, il tentativo in appello di ribaltare l’esito è naufragato. Nonostante la ferma opposizione dell’Avvocatura dello Stato, anche l’altro perito, nominato dalla Corte di Appello di Firenze, ha confermato gli accertamenti di primo grado.

La Guardia di finanza si oppone al riconoscimento dei diritti

Questa triste, tragica, vicenda ha natura paradossale. Il maresciallo, come l’appuntato Dal Cin, ha servito lo Stato e la collettività, e ha pagato a duro prezzo la sua dedizione. Questo però non è bastato, ha dovuto fare anche causa per ottenere i suoi diritti. Lo Stato si è opposto fermamente, tanto quindi da imporre una dura battaglia processuale.

“Giustizia è stata fatta – ha dichiarato dopo aver saputo della novità Antonio Dal Cin – perché le notizie che ci giungono dalla Corte di Appello inducono a ritenere che esiste una Magistratura che rende giustizia alle vittime, anche nei confronti della Guardia di Finanza”.

La sentenza della Corte di Appello di Firenze

Qualche giorno fa, infatti, la corte di Appello di Firenze, con sentenza 272/2022, ha confermato il pronunciamento del tribunale di Grosseto, considerando “la patologia asbesto correlata da cui è affetto, ascrivile alla VIII categoria nella tabella A del dpr 834/1981”.

In effetti, come spiegato nei molteplici ricorsi dall’avvocato Bonanni, il finanziere è sempre stato in contatto con materiale contenente amianto, almeno fino al 1992, che veniva usato per la protezione dei collettori di scarico e delle turbine dei motori dei natanti su cui era imbarcato. A seconda dei turni di servizio, che variavano dalle 8 alle 12 ore, era sempre esposto all’asbesto in quanto doveva restare per tutto il turno presso il locale macchine e specialmente quando il natante era in navigazione.

L’impegno dell’Ona per le vittime del dovere

L’amianto purtroppo, nei suoi molteplici usi, è stato utilizzato anche sulle navi della nostra Marina perché ignifugo e fonoassorbente. Altamente cancerogeno causa il mesotelioma, tumore della plaura, e altri tipi di cancro, come quello al polmone. La strage in atto in Italia è analizzata nell’ultima pubblicazione del presidente dell’Ona: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. Dati utili si trovano anche nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail.

Continua quindi l’impegno dell’ONA – Osservatorio nazionale amianto a tutela di tutto il personale della Guardia di Finanza a lungo tempo esposto all’amianto. Queste vittime hanno diritto al riconoscimento della causa di servizio e al risarcimento danni, come pure al riconoscimento dello status di vittima del dovere.

Per richiedere una consulenza gratuita i lavoratori e i cittadini possono utilizzare lo sportello on-line, o contattare il numero verde 800 034 294. Per segnalare invece, siti contaminati da amianto, è possibile utilizzare la App, creata dall’Ona.

Acqua ossigenata: usi meno noti e controindicazioni

acqua ossigenata
acqua ossigenata

L’acqua ossigenata: un composto naturale

L’acqua ossigenata, nota con il più formale nome di “perossido di idrogeno”, è un composto naturale impiegato come sbiancante, o disinfettante.

Per oltre un secolo è stata ampiamente usata come super detergente da casalinghe e chirurghi ortopedici, per la cura della persona e in campo cosmetico. 

Ma quali usi sono tuttora consigliati dalla scienza e quali dovremmo considerare obsoleti. o addirittura pericolosi?

Iniziamo dalla sua formula: H2O2 indica che è composta da due atomi di idrogeno e due di ossigeno.

È quella molecola in più a trasformarla in un potente ossidante e in un detergente così versatile, ma è anche il motivo per cui è necessario usarla con cautela su persone e animali domestici.

Se utilizzata pura, può avere un’azione corrosiva. Per questo motivo viene venduta diluita.

Acqua ossigenata per disinfettare le ferite

Considerato un valido antisettico, secondo il Centers for Disease Control (CDC)Trusted Source, il perossido di idrogeno uccide lieviti, funghi, batteri, virus e spore di muffa. 

Viene pertanto impiegato per trattare piccole ferite, tagli ed escoriazioni della pelle. Dopo la sua  applicazione, la pelle si riempie di piccole bollicine sulla zona ferita. Questo accade perché l’area è pulita e la pelle morta è stata rimossa.

In certi casi può tuttavia irritare la zona della pelle intorno alle ferite e rallentare il processo di guarigione.

Perossido di idrogeno per la salute del cavo orale e non solo 

Sciacquare il cavo orale con due parti d’acqua e perossido di idrogeno ad 1 o 3%, può aiutare a trattare gengiviti, irritazioni e afte e allevia il dolore.

È indicato per la pulizia dello spazzolino da denti o della dentiera.

Se mescolato con del bicarbonato, il perossido di idrogeno diventa un dentifricio naturale dalle proprietà sbiancanti. È in grado di eliminare le macchie causate dal tè, dal caffè o dal fumo di sigaretta. Un buon alleato per la salute.

Attenzione a non esagerare. Un uso frequente potrebbe danneggiare i denti e il delicato tessuto gengivale circostante.

Acqua ossigenata per la cura dell’herpes e delle cheratosi

Grazie alle sue proprietà antisettiche e antivirali, può aiutarci a guarire dall’herpes labiale. Basta immergere un cotton fioc nel perossido di idrogeno e applicare più volte al giorno sulla zona interessata, per trovare sollievo dai fastidi dell’herpes.

Cheratosi seborroiche. Si tratta di escrescenze cutanee che solitamente compaiono sul petto, sul collo e sulla schiena. Una nuova medicina a base di perossido di idrogeno sembrerebbe efficace per sbarazzarsi di loro. 

Benefici per le unghie

Se abbiamo delle antiestetiche macchie gialle sulle unghie, una soluzione a base di acqua ossigenata e acqua tiepida, le renderà più bianche e pulite. Le unghie vanno messe in ammollo in questa soluzione per tre minuti. Questo rimedio è indicato anche per ammorbidire anche i calli.

Mescolare aceto di mele con dell’acqua ossigenata è inoltre un salutare rimedio naturale per la micosi delle unghie dei piedi.

Un rimedio per pulire le orecchie

Per pulire il condotto uditivo, possiamo utilizzare una soluzione a base di acqua normale e acqua ossigenata in pari quantità.

Basterà introdurre un siringa da 100 ml, dotata di apposito beccuccio, dentro l’orecchio. Quindi inclineremo la testa fino a quando tutta l’acqua non sarà entrata e poi si potrà tamponare con l’asciugamani.

Acqua ossigenata per i capelli

Per schiarire i capelli, viene generalmente impiegata l’acqua ossigenata a 40 volumi. È importante fare attenzione, perché a concentrazioni più elevate può bruciare il cuoio capelluto e indebolire i capelli.

Cura dei brufoli

Il perossido di idrogeno è uno degli ingredienti base di unguenti e miscele per curare i brufoli. Attenzione però a non versarlo puro. Secondo uno studio del 2015, potrebbe ritardare la cicatrizzazione della pelle.

Disinfettante naturale per ospedali  

Secondo l’Università State dell’Ohio, effettuare le pulizie con perossido di idrogeno non diluito è efficace contro i batteri di E. Coli e Salmonella.

Alcuni ospedali lo impiegano come disinfettante. È infatti in grado di uccidere un parassita chiamato criptosporidiosi, che si diffonde attraverso le feci. 

Pulizia di casa 

Con l’acqua ossigenata possiamo ottenere grandi risultati, in termini di igiene domestica, senza dover respirare fumi tossici della candeggina.

Per eliminare le muffe nella lavastoviglie, si può spruzzare dell’acqua ossigenata nelle pieghe di guarnizioni in gomma, trappole e fessure del cestello degli utensili.

Se prepariamo una soluzione a base di perossido di idrogeno, bicarbonato di sodio e oli essenziali, la nostra lavastoviglie emanerà un piacevole profumo.

Possiamo inoltre utilizzarla per: 

  • Pulire le nostre pentole;
  • Eliminare i germi dal bidone della spazzatura;
  • Pulire in profondità il bagno, box doccia incluso, rimuovendo batteri, lieviti, funghi, virus e spore;
  • Lucidare specchi e vetri, per una pulizia senza striature;
  • Sbiancare la vecchia porcellana;
  • Rimuovere le macchie di erba, sangue e quelle di bevande come frutta, succo e vino;
  • Restituire splendore ai capi bianchi;
  • Igenizzare il lavandino

Se si usa il perossido puro, è essenziale indossare guanti per proteggere la pelle. Può causare arrossamento e bruciore.

Usi alimentari dell’acqua ossigenata 

Immergere e lavare le verdure con acqua ossigenata (circa venti minuti), prolunga la loro durata di conservazione e aiuta a rimuovere i batteri.

In questo caso, i giardinieri biologici raccomandano di diluire 1/4 tazza di perossido di idrogeno al 3% in tre litri d’acqua.

Ovviamente sarà necessario risciacquare bene gli alimenti prima di consumarli.

Acqua ossigenata in giardino

Numerosi studi hanno dimostrato che, immergere i semi nell’1-3% di perossido di idrogeno può aumentare le possibilità di una buona resa vegetale.

L’acqua ossigenata è inoltre in grado di ridurre o rimuovere le alghe nocive e curare le piante con infezioni fungine.

Per gli animali domestici

I veterinari sconsigliano di usare il perossido di idrogeno per pulire le ferite dei nostri animali domestici.

Possiamo tuttavia ricorrervi per indurre il vomito ai cani avvelenati o per pulire, eliminare i cattivi odori e disinfettare la lettiera dei gatti.

Alcuni amanti dell’acquario usano il perossido di idrogeno per pulire le loro vasche.

In questo caso occorre stare attenti, perché alcune specie di pesci ornamentali, tra cui il gourami e il pesce gatto, non lo tollerano.

Controindicazioni 

Food and Drug Administration (FDA) ha classificato il perossido di idrogeno, “generalmente riconosciuto come sicuro” (GRAS) per gli esseri umani, a basse dosi. 

La stessa avverte tuttavia che sulla pelle può causare irritazione, bruciore e vesciche. Può infatti danneggiare i fibroblasti, cioè le cellule di cui il nostro corpo ha bisogno per la guarigione.

Negli occhi, potrebbe causare bruciore o abrasioni della cornea.

Respirarlo a concentrazioni più elevate potrebbe anche causare irritazione delle vie aeree, senso di oppressione al petto, raucedine o mancanza di respiro. 

Deglutirlo, specialmente a concentrazioni più elevate, può causare vomito, infiammazione o danni agli organi cavi.

Ona: attenta alla salute

L’Osservatorio nazionale amianto, presieduta dall’avvocato Ezio Bonanni, tutela le vittime dell’asbesto e del dovere e i loro familiari.

Il personale civile e militare delle Forze Armate ha diritto alle prestazioni previdenziali e al risarcimento, se il danno è la conseguenza di esposizioni a sostanze nocive.

FONTI:

American Chemical Society: “Un modo sicuro ed efficace per sbiancare i denti”.

Annali di ustioni e disastri incendiari: “Sbiancamento dei capelli e bruciore della pelle”.

CDC: “Linee guida per la gestione medica per il perossido di idrogeno”, “Misure di controllo dell’epidemia: misure di controllo intensificate della criptosporidiosi (cripto) per l’ambiente di assistenza all’infanzia”, “Linea guida per la disinfezione e la sterilizzazione nelle strutture sanitarie (2008)”.

ChemicalSafefyFacts.org: “Perossido di idrogeno”.

Cleveland Clinic: “Gestire le lesioni: dai piccoli tagli alle ferite gravi”.

Consumer Reports: “Evita il perossido di idrogeno per il trattamento dei tagli”.

Journal of American Academy of Dermatology: “Sicurezza ed efficacia della soluzione topica di perossido di idrogeno, 40% (p/p), in pazienti con cheratosi seborroiche: risultati di 2 studi identici, randomizzati, in doppio cieco, controllati con placebo, di fase 3 (A-101-SEBK-301/302).”

Dipartimento della Salute dello Stato dell’Indiana: “Terssuto gengivale infiammato o irritato”.

Medscape: “Efficacia e sicurezza della crema stabilizzata al perossido di idrogeno (cristacida) nell’acne volgare da lieve a moderata: uno studio randomizzato e controllato rispetto al gel di perossido di benzoile”.

Droni per scovare l’amianto sui tetti: mappatura a Parma

droni
droni, mappatura di Parma

Un nuovo modo per scoprire l’amianto sulle coperture degli edifici sono i droni. L’amministrazione del Comune di Parma ha utilizzato la tecnologia per preservare l’ambiente e tutelare la salute dei cittadini.

Il Comune ha incaricato alla ditta AeroDron il lavoro di mappatura dei siti contaminati. Ieri la società ha illustrato gli esiti del censimento. Alla conferenza stampa erano presenti Tiziana Benassi, assessora alle Politiche di sostenibilità ambientale; Romeo Broglia, Chief Operating Officer di AeroDron; Fausto Ugozzoli, Chief R&D, Business Dev. di AeroDron, e i tecnici del settore Tutela ambientale del Comune. 

I droni scoprono 2434 coperture in amianto

“Dopo aver investito, negli ultimi anni – ha scritto Benassi su Facebook – ingenti risorse per rimuovere l’amianto dalle scuole e dagli edifici pubblici, con questo censimento, iniziato nel dicembre 2021, ci siamo adoperati per definire lo stato di fatto del territorio, con mappe di restituzione dello stato di conservazione delle coperture e della vicinanza a siti sensibili”.

Su 34.750 coperture censite, sono 2434 quelle che contengono amianto, per buona parte di piccole dimensioni, per le quali è possibile attivare il nuovo servizio gratuito introdotto da Città di Parma in convenzione con Iren Ambiente (info 800212607).

Droni, Benassi: “Nuove tecnologie indispensabili”

“Sulla base dei dati rilevati – ha continuato l’assessora – è finalmente possibile definire in modo efficace un Piano Pluriennale di intervento per attivare i necessari interventi di monitoraggio o di bonifica, sulla base delle priorità.

L’ambiente si misura e le nuove tecnologie sono indispensabili per avere numeri e risultati attendibili, con investimenti limitati. Sono inoltre un ottimo strumento per formare e coinvolgere studenti su temi rilevanti come l’innovazione e la tutela ambientale, come è stato fatto in questo caso specifico con ITIS Leonardo Da Vinci”.

Interventi a carico dei proprietari, ma previste agevolazioni

Ora saranno informati i proprietari degli edifici sui quali i droni hanno scovato l’asbesto. Questi dovranno effettuare la valutazione del rischio da ripetere periodicamente. Grazie a questa valutazione è possibile, infatti, capire se l’eternit (miscela di cemento amianto di cui sono fatte le onduline di copertura), siano o meno deteriorate. Nel caso in cui fosse ancora in buone condizioni è sufficiente un intervento di messa in sicurezza, tramite confinamento e incapsulamento. Invece, se l’amianto fosse rovinato e avesse perso il potere aggregante lasciando le fibre aerodisperdersi nell’aria, l’unica soluzione è la completa rimozione e lo smaltimento.  

Gli interventi di messa in sicurezza e la rimozione è, come previsto in Italia, a cura e spese dei proprietari. Questi ultimi potranno comunque beneficiare degli incentivi statali in tema di riqualificazione edilizia (superbonus e altre detrazioni).

Dimagrire: perché si va in stallo nonostante dieta ed esercizio?

dimagrire
ragazza che si allena in giardino

A volte non riusciamo a dimagrire nonostante tutti gli sforzi. Il fenomeno si chiama stallo. Dove sbagliamo?

Quando non riusciamo a dimagrire 

Dimagrire non è semplice come si pensa. Sono molti i fattori che incidono sul nostro peso. Ancora più sorprendente il fatto che non sempre dieta ed esercizio fisico ci fanno perdere chili. Anzi, in certi casi, vanno in direzione contraria ai nostri obiettivi.

A seguire, alcuni dei motivi per cui non riusciamo a progredire nella direzione sperata.

Mancanza di sonno 

Diversi studi hanno dimostrato che la mancanza di sonno può aumentare il rischio di obesità e diabete. 

Dormire poco e male, può inoltre incidere su alcuni ormoni: grelina, leptina e cortisolo, responsabili degli “attacchi di fame improvvisi”.

Quando ciò avviene, il metabolismo subisce una grossa frenata e noi ci sentiamo costantemente affamati.

Secondo la National Sleep Foundation, gli adulti di età compresa tra 18 e 65 anni, dovrebbero dormire circa 7-9 ore a notte. Per gli anziani sono sufficienti circa 7-8 ore di riposo notturno.

Occhio alla dieta

Una dieta equilibrata deve fornire il giusto apporto di proteine, grassi e carboidrati. Importante altresì controllare l’apporto calorico, per evitare di assumere più calorie di quelle che consumiamo. 

Perché?

Il corpo richiede un certo numero di calorie per funzionare. Converte quelle in eccesso in grassi. Cosa che porta a un aumento complessivo del peso. La dieta andrebbe valutata accuratamente insieme a un nutrizionista o a un dietologo, che possa “cucirla” sartorialmente in base alle nostre peculiarità. 

Acqua: una buona abitudine per chi vuole dimagrire 

Bere mezzo litro d’acqua 30 minuti prima dei pasti, fa perdere circa il 44% di peso in più rispetto a chi non beve.

A sostenerlo, uno studio sulla perdita di peso, effettuato per un periodo di 12 settimane.

Plateau di perdita di peso: quando gli allenamenti non funzionano

Di solito si pensa che più sport facciamo, più bruciamo calorie, più dimagriamo.

Allenarsi eccessivamente provoca infiammazioni al nostro corpo. 

Di conseguenza, non solo non riusciamo a perdere peso, ma in certi casi, addirittura, lo prendiamo.

Inoltre, il nostro corpo si adatta agli esercizi. Pertanto, dopo un periodo iniziale, diventa più difficile perdere i chili di troppo. 

Questo fenomeno prende il nome di “plateau di perdita di peso”, cioè “stallo” , una fase di rallentamento o blocco della perdita di peso, che a volte ci fa recuperare addirittura qualche chilo. 

La spiegazione dell’esperta 

“Questo altro non è se non una difesa naturale del corpo, che risponde allo stimolo del dimagramento, percependolo come una minaccia alla sua salute e buon funzionamento e opponendosi ad esso. L’organismo funziona infatti secondo il principio dell’omeostasi, ovvero la capacità di mantenersi in equilibrio e funzionante anche quando perturbato da eventi esterni adattandosi ad essi” afferma la dottoressa Laura Ferrero, medico nutrizionista dell’Università di Torino.

In questi casi, l’organismo risponde frenando il metabolismo per limitare i danni dovuti dal troppo sport. Il sovrallenamento, o over training provoca l’innalzamento del cortisolo, con conseguente accorciamento dei telomeri, aumento dell’infiammazione, gonfiori, stati dolorosi e aumento della fame, dovuta a picchi nei livelli di zucchero del sangue. Risultato? Aumentano la ritenzione idrica e il catabolismo della massa muscolare (si perde quindi massa magra).

Meglio allora concedersi delle occasionali interruzioni dalla palestra e sostituire o semplicemente alternare l’allenamento con delle routine di bassa intensità, come lo yoga.

Conoscere il metabolismo a risposo 

Il metabolismo a riposo (chiamato anche RMR), è l’energia richiesta dal nostro corpo per svolgere le funzioni basilari quando siamo a riposo. Queste funzioni essenziali includono la respirazione, la circolazione del sangue e le funzioni cerebrali di base. Conoscere il nostro tasso metabolico a risposo, serve a stabilire il numero di calorie che bruciamo durante l’arco della giornata. Questo ci consente di stabilire la quantità effettiva di calorie necessarie.

Per calcolarle il nostro RMR, possiamo utilizzare delle app che tengono conto del nostro esercizio quotidiano e dell’attività (diversa da quella fisica/sportiva). In questo modo, sarà semplice determinare il numero di calorie bruciate quotidianamente.

Basta inserire l’altezza, il peso, l’età e il sesso e otterremo la “formula magica”. Ovviamente, anche le migliori calcolatrici RMR forniscono solo una stima e dovrebbero essere usate esclusivamente a scopo indicativo).

Patologie che non ci aiutano a dimagrire

Alcune condizioni mediche possono rendere molto più difficile perdere peso. 

Su tutte l’ipotiroidismo, la sindrome ovarica policistica (PCOS) e l’apnea del sonno

Alcuni farmaci possono anche rendere la perdita di peso più difficile, o addirittura possono farci ingrassare. Su tutti il cortisone. 

Stress: un nemico giurato 

Quando siamo stressati, perdere peso è davvero difficile.

Ad affermarlo è Rachel Goldman, Professore Associato Clinico del Dipartimento di Psichiatria della NYU School of Medicine, specializzata in salute e benessere. 

Lo stress produce l’ormone cortisolo, che, tra le altre cose, innesca la voglia di mangiare”, precisa la dottoressa. Inoltre, lo stress aumenta i livelli di insulina, che influisce sulla capacità di bruciare i grassi. 

Come dimagrire, conclusioni

La chiave per perdere peso è mantenere il giusto deficit calorico attraverso una dieta sana e una miscela di esercizio aerobico e anaerobico.

Non sottovalutiamo poi l’importanza di un sano sonno ristoratore, preferibilmente senza interruzioni.

Infine, dedicare un’ora al giorno in attività rilassanti quali: yoga, meditazione o respirazione diaframmatica, farà il resto.

Ona: salute

La salute è un fattore importante su cui l’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, e l’Avv. Ezio Bonanni punta il massimo dell’attenzione.

La finalità dell’ONA è, prima di tutto, la prevenzione.  Solo così si può tutelare la salute e, allo stesso tempo, i diritti delle vittime. Ci sono diverse forme di tutela: prevenzione primaria, secondaria e terziaria

Il notiziario amianto è lo strumento di informazione, che è il primo stadio di qualsiasi forma di prevenzione. Inoltre è possibile richiedere una consulenza gratuita di tipo legale e medico.

Fonti 

Laura Ferrero “il peso corporeo”

Il consumo naturale di acqua aumenta la perdita di peso durante una dieta ipocalorica

verywellmind.com

Caso Eternit: tra testimonianze shock e prescrizione

caso eternit
caso eternit

Nel campo dei drammatici eventi riconducibili all’amianto, il caso Eternit è di centrale importanza. La notorietà della vicenda si spiega in gran parte per le dimensioni delle conseguenze catastrofiche per la salute e per l’ambiente. Questo anche a causa dell’attenzione mediatica che l’ha riguardata.

Il Tribunale di Torino, in data 13 febbraio 2012, condanna alla pena di 16 anni gli imputati Stefhan Schmidheiny e Louis De Cartier De Marchienne. Per i delitti di cui all’art. 434 co. 2 c.p. (disastro innominato doloso, aggravato dalla verificazione del disastro) e 437 co. 2 (omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, aggravata dalla verificazione di infortuni). In relazione agli eventi lesivi per la salute e per l’ambiente derivati dalla produzione di amianto in diversi stabilimenti operanti sino agli anni Ottanta nel nostro Paese. Sono quelli di Casale Monferrato, Cavagnolo, Bagnoli e Rubiera.

Il Tribunale di Genova ha dichiarato falliti nel 1986 tutti gli stabilimenti di Casale Monferrato e Cavagnolo, Napoli-Bagnoli e Rubiera. I siti sono riconducibili alla holding Eternit Italia Spa prima di proprietà italiana, poi belga. Che fu ceduta a un gruppo svizzero di cui Schmidheiny e De Cartier erano ai vertici entrambi a partire dal settembre 1974.

Caso Eternit, la struttura della sentenza

La sentenza si compone di ben 713 pagine. Gran parte della motivazione descrive le condizioni di lavoro all’interno degli stabilimenti Eternit Italia, servendosi anche di testimonianze.

Sono servite a far emergere come il processo produttivo non rispettasse le più elementari regole precauzionali. Non solo nel periodo in cui l’azienda apparteneva al gruppo belga, ma anche nel periodo in cui apparteneva al gruppo svizzero. Un aspetto su cui si fa luce e fondamentale ai fini dell’imputazione è la dispersione delle polveri di amianto al di fuori dell’ambiente di lavoro.

Nella sentenza si distinguono modalità di dispersione di amianto comuni a tutti gli stabilimenti e modalità peculiari invece dei siti di Casale e di Cavagnolo.

Per quanto riguarda le prime, la sentenza rileva una serie di fonti di inquinamento dell’ambiente esterno alla fabbrica che si riscontrano in tutti i siti produttivi. Vale a dire le modalità di trasporto della materia prima, che avveniva su autocarri privi di copertura che percorrevano le strade cittadine. L’abitudine di affidare il lavaggio delle tute degli operai o il rammendo dei sacchi rotti ai familiari dei lavoratori. La polverosità creata dall’attività produttiva degli stabilimenti in tutta la zona adiacente all’impianto industriale. Le modalità di abbandono degli stabilimenti in seguito alla dichiarazione di fallimento di Eternit Italia.

Gli stabilimenti di Casale e di Cavagnolo

Oltre a queste, negli stabilimenti di Casale e di Cavagnolo vi erano altre fonti di dispersione dell’amianto al di fuori dell’ambiente di lavoro. Per quanto riguarda Casale, era usuale sino alla fine degli anni settanta l’abitudine di cedere gratuitamente o a prezzi assai contenuti a chiunque ne facesse richiesta il cd. polverino (cioè il materiale di risulta della tornitura).

Veniva utilizzato per pavimentare strade o cortili o come isolante nei lavori di costruzione o di manutenzione di edifici. A Cavagnolo, invece, era abitudine della popolazione il riutilizzo dei materiali di scarto, previa loro frantumazione, per sedimentare e rendere più agibili strade, aie e cortili.

Caso Eternit, le testimonianze dei lavoratori

Danno ben poco spazio all’immaginazione le testimonianze dei lavoratori durante il processo Eternit:

“Ho appreso successivamente, ma avevo già visto dal 1972, alcune cose: innanzitutto venivano o regalati o venduti, non so, ai lavoratori, dei sacchi vuoti per il trasporto dell’amianto, i sacchi di juta che arrivavano dalle miniere. Inoltre dei feltri, cioè dei tessuti spessi, che si usano sui macchinari e che dopo un certo tempo devono venire sostituiti, però sono ancora utilizzabili per altro, ma sono piene di fibre di amianto ed in particolare so che alcuni di questi feltri erano utilizzati come tappeti a casa dei lavoratori…” (deposizione Bontempelli, 28 giugno 2010, pag. 84 trascr.).

E ancora:

“Il polverino veniva prodotto regolarmente e i cittadini o i lavoratori che ne facevano richiesta, veniva dato… si dice gratuitamente, io avevo incontrato anche qualcuno che lo aveva pagato anche 100 lire a quintale”

Pubblico ministero: Questo in che periodo?

Teste: “Questo… verso la metà degli anni ’70, che l’aveva pagato 100 lire al quintale, con il motocarro…andavano a ritirarlo per i cortili, per i sottotetti quale coibentante, oppure veniva bagnato e poi si risolidificato quasi come cemento quindi si facevano magari l’aia, persino un’aia della chiesa, di Odalengo, un paese del Monferrato, si scoprì sette, otto anni fa, più o meno, che l’aia della chiesa era fatta di polverino, cioè gli usi erano molteplici.”

(pavimento cortile realizzato con il polverino di amianto a Casale Monferrato)

Art. 437 c.p.: sulle cautele contro infortuni sul lavoro

L’articolo 437 c.p. così recita: “Chiunque omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro, ovvero li rimuove o li danneggia, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Se dal fatto deriva un disastro o un infortunio, la pena è della reclusione da tre a dieci anni”.

“Quanto alla fattispecie primo comma, non necessita di particolare verifica perché che i danni che il reato esaminato in questa sede ha provocato sono così evidenti, da rendere superfluo affrontare la questione affrontata. La condotta consiste nella mancata adozione delle cautele richieste specificamente dalla normativa antinfortunistica, e più in generale di tutte le cautele imposte al datore di lavoro dall’art. 2087 c.c.”.

Per quanto riguarda il secondo comma, la sentenza spiega che la necessità del dolo rispetto all’evento-infortunio non significa che esso debba essere accompagnato da lesioni personali poiché non bisogna confondere il concetto di infortunio con quello di lesioni personali che ad esso possono conseguire, perché non è detto che, in tutti i casi di infortunio, si registrino anche delle lesioni, ben potendo ipotizzarsi un infortunio sul lavoro privo di lesioni personali.

(operaio al lavoro in una fabbrica di amianto senza protezioni)

Ex art. 434 c.p.: disastro innominato (ambientale e sanitario)

La motivazione relativa al reato di cui all’art. 434 c.p. prende le mosse dalla nozione di disastro fornita dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 327 del 2008, secondo cui per disastro deve intendersi “sul piano dimensionale un evento distruttivo di proporzioni straordinarie, anche se non necessariamente immani, atto a produrre effetti dannosi gravi, complessi ed estesi. Sul piano della proiezione offensiva, l’evento deve provocare un pericolo per la vita o per l’integrità fisica di un numero indeterminato di persone”.

Così con riferimento a manifestazioni gravi o allarmanti di inquinamento, ritenute integrare un “disastro ambientale”. Ovvero in relazione a plurimi eventi lesivi ritenuti espressione, sulla base di indagini epidemiologiche, di un eccesso di mortalità rispetto ai coefficienti attesi (disastro sanitario).

La sentenza osserva come nel caso in esame l’accertamento della condotta necessaria per la fattispecie disciplinata dal primo comma dell’art. 434 assume un’importanza relativa. Perché non siamo in presenza di un fatto soltanto diretto a cagionare un disastro, bensì di un fatto che ha provocato un disastro di portata catastrofica. Come si evince dalla descrizione di quanto è realmente accaduto e continua ad accadere e dal numero delle persone offese, purtroppo non ancora definitivamente quantificabili.

La responsabilità di Schmidheiny e De Cartier

Gli imputati pur non ricoprendo alcuna carica formale dell’azienda in esame, furono accusati di essere perfettamente a conoscenza delle condizioni in cui tali stabilimenti si trovavano. Come pure della pessima qualità dei rispettivi ambienti di lavoro, della pericolosità delle specifiche lavorazioni, dell’elevata mortalità degli operai e dei cittadini che ne derivava.

Per quanto riguarda invece diffusione dell’amianto al di fuori dei luoghi di lavoro, vero è che non sono state realizzate personalmente dagli imputati, ma essi – sempre secondo l’accusa – ne erano a “piena conoscenza” e non ne hanno impedito la realizzazione.

Il 19 Novembre del 2014 la Corte di Cassazione annulla le precedenti condanne (anche quella di secondo grado), sulla base della prescrizione. È ora in corso il processo Eternit bis diviso in 4 tronconi. L’accusa verso Schmidheiny (De Cartier De Marchienne Louis nel frattempo è deceduto), è ora quella di omicidio colposo.

Processo Eternit bis Napoli

L’imprenditore anche nel processo incardinato a Napoli è stato, però, condannato soltanto per uno degli 8 decessi contestati, a 3 anni e 6 mesi di reclusione. Per sei capi di accusa è intervenuta ancora la prescrizione, per un altro è stato invece assolto. In questo troncone, come in altri del processo Eternit bis, l’Ona – Osservatorio nazionale amianto, si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’associazione.

L’Ona è da sempre al fianco delle vittime e dei loro familiari, che ancora chiedono giustizia. L’amianto è stato ed è ancora per il Paese una ferita aperta. Con oltre 31mila decessi soltanto per mesotelioma, il tumore sentinella della presenza dell’asbesto, come riportato nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail.

A queste vanno aggiunte tutte la altre malattie asbesto correlate, come spiegato dall’avvocato Bonanni nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. L’organizzazione punta anche alla bonifica dei siti contaminati e per questo ha realizzato una App per le segnalazioni. Tutti i cittadini possono utilizzarla.