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Giornata mondiale vittime amianto: fermare questa strage

Giornata Mondiale vittime amianto
monumento alle vittime dell'amianto

Oggi – 28 aprile è la Giornata Mondiale Vittime Amianto. A 30 anni dall’entrata in vigore della Legge 257/92, siamo ancora la “Repubblica” dell’amianto.

Giace ancora nel cassetto la proposta di Legge elaborata dalla Commissione Amianto del Ministero dell’Ambiente, della quale facevo parte. È necessario affrontare e risolvere il problema amianto in Italia.

Giornata Mondiale vittime Amianto: i numeri della strage

La Giornata delle Vittime Amianto commemora chi è caduto nel lavoro, e per il lavoro, serve a poco, se poi si perpetua la strage, perfino nelle scuole e negli ospedali, per i quali le bonifiche sono in colpevole ritardo.

Mentre siamo in attesa di un riordino normativo, prosegue la strage di coloro che sono stati esposti ad amianto. Questo terribile killer è in grado di provocare infiammazioni come l’asbestosi e cancro.

Tra le malattie neoplastiche, il mesotelioma, che nel 2021 ha causato circa 2.000 decessi; così il tumore del polmone e delle altre vie aeree.

Queste ultime neoplasie hanno provocato non meno di 4.000 decessi, con una stima complessiva di circa 7.000 morti.

Una strage inaccettabile!

Per questi motivi, più che sensibilizzare e onorare le vittime, è indispensabile la prevenzione, e quindi la bonifica, con la rimozione. Così da evitare altri casi di esposizione. In questo modo si tutela la salute e l’ambiente, recentemente oggetto di tutela Costituzionale espressa (riforma degli artt.9 e 41).

Proprio in forza di questa rinnovata e specifica tutela, si impone a maggior ragione di provvedere alle bonifiche.

Amianto: emergenza ambientale sociale e sanitaria

Amianto e asbesto sono sinonimi che identificano quei minerali fibrosi così lesivi per la salute umana, responsabili della strage tuttora in atto.

Questa vera emergenza ambientale, sociale e sanitaria, è tracciata ne Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed.2022. Si impone quindi di ultimare la mappatura amianto.

A tal fine, l’ONA, di cui sono Presidente, ha istituito l’APP amianto, al fine di raccogliere tutte le segnalazioni sui siti contaminati.

Con questo strumento è anche possibile evitare il rischio di esposizione. Il quadro è molto allarmante, poiché sono più di 40 milioni le tonnellate di amianto e di materiali contenenti amianto.

Circa 1 milione di siti e micrositi. Quelli di interesse Nazionale sono 40, di cui 10 solo per amianto: Fibronit di Broni e di Baril’Eternit di Casale Monferrato, etc..

Sono inoltre stati registrati siti sensibili come le scuole (ancora a sfiorare i 2.400 istituti). Si debbono aggiungere poi le 1.000 biblioteche ed edifici culturali (stima per difetto perché è ancora in corso di ultimazione da parte di ONA). 

Ci sono poi 250 ospedali (stima per difetto). In più, non possiamo dimenticare la rete idrica. Sono infatti più di 500.000 km le tubature in amianto e contenenti amianto in Italia, compresi gli allacci.

La Giornata delle vittime amianto e le risorse del PNRR

Si deve tener conto del contenuto della risoluzione del Parlamento europeo il 20 ottobre scorso, e di tutti gli atti legislativi comunitari. L’esigenza della tutela della salute e dell’ambiente è stata affermata anche in ambito comunitario con i fondi del PNRR – Piano Nazionale Ripresa e Resilienza.

In questo frangente, questi fondi sono stati utilizzati soltanto per i c.d. siti orfani. Invece, sulla base della necessità di tutela della salute e dell’ambiente, è indispensabile che i fondi vengano utilizzati per tutti i siti contaminati.

Bonificare gli acquedotti per prevenire i danni amianto

L’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto – APS, come auspicato anche nell’incontro istituzionale con il Sottosegretario Andrea Costa, auspica la bonifica degli acquedotti. Questa misura è fondamentale per far venir meno il rischio amianto nell’acqua potabile.

Infatti, essendo l’Italia in larga parte zona sismica, si susseguono terremoti anche di bassa magnitudo. Si aggiungono, poi, le attività di manutenzione, e comunque l’erosione degli aggrappanti. Le acque potabili, utilizzate anche per altri fini antropici, evapora, e quindi con rilascio delle fibre.

Acqua potabile e amianto cancerogeno

In questa Giornata Mondiale delle Vittime Amianto non può essere quindi disconosciuto l’effetto cancerogeno della presenza dell’amianto nelle acque potabili.

Lo IARC nell’ultima monografia, ha ribadito che l’amianto è un cancerogeno completo. Il rischio amianto per la salute con ingestione dell’acqua potabile è certo: v. IARC, pag. 224, capo 1.4.3: water.

Per questi motivi, si impone la bonifica. In questo modo, ammodernando le strutture, si potrà avere anche un risparmio della dispersione delle acque potabili.

Questo bene è sempre più prezioso, ed il fatto che più della metà si disperda, perché gli acquedotti sono vetusti, conferma la necessità di questi interventi.

Tutela di tutte le vittime amianto

In questo giorno particolare, che corre a 30 anni dall’entrata in vigore della Legge 257/92, non si può dimenticare che le vittime debbono ottenere giustizia. Quindi, il risarcimento di tutti i danni, che si aggiunge alle prestazioni previdenziali INAIL e al prepensionamento.

Tra le vittime dell’amianto, non possono essere ignorati coloro che hanno svolto servizio nelle Forze Armate e nel Comparto di Sicurezza. Ne è una tragica triste testimonianza, la vicenda di Antonio Dal Cin, appuntato della Guardia di Finanza, malato di asbestosi.

La sua vicenda umana e personale, merita di essere qui ricordata unitamente alla mobilitazione di Calogero Vicario e quella di molti altri. Un triste destino si abbatte sulle vittime dell’amianto.

La follia della sete di profitto deve essere contrastata: ci soccorre l’esempio di Papa Francesco che con le sue ali d’angelo contrasta la folle corsa del male. Ci riconosciamo quindi in questo momento nella leadership di Papa Francesco e auspichiamo che il suo appello alla tutela della vita umana non resti inascoltato.

Dobbiamo fermare la follia della guerra, della sete di profitto e del ricatto sui luoghi di lavoro, ridando dignità all’essere umano. In questo giorno, voglio ricordare ancora una volta Michele Michelino, recentemente scomparso.

È stato un onore conoscerti, Michele; il tuo testimone è la stella che brilla alta, illumina la notte e riscalda i nostri cuori guerrieri.

Vespe e calabroni: le trappole alimentari che non fanno male alle api

Vespe
vespa dentro un fiore

Le vespe e i calabroni si possono allontanare con trappole alimentari non pericolose per le api.

Vespe e calabroni: gli antagonisti delle api

Alla famiglia delle vespe appartengono vari insetti antagonisti delle api. I più diffusi nel nostro Paese sono i calabroni europei comuni (vespa crabro). 

Al Sud Italia, in Maremma e a Trieste, troviamo anche la vespa orientale (vespa orientalis) che, nonostante il nome, è un insetto autoctono in Europa.

Calabroni autoctoni 

I calabroni autoctoni, attaccano le api sopratutto nel periodo estivo. L’insetto adulto in genere non si nutre di api, ma le sue larve sono carnivore. Preda le api per sfamare la prole.

Di solito attaccano le api bottinatrici mentre svolazzano in cerca di polline, oppure le attendono nei pressi dell’alveare.

In certi casi, si spingono fino al suo interno, attratti dal miele.

Se ciò avviene, le api guardiane si attivano per difendere l’arnia, creando un vero e proprio “esercito”, ma purtroppo, lo stress può causare la loro moria.

Calabrone asiatico, noto come “vespa velutina” 

Oltre alla specie autoctona, gli apicoltori stanno cercando di difendersi anche dagli attacchi del calabrone asiatico (vespa velutina). Questa specie particolarmente aggressiva, soprannominata “killer”, è stata introdotta incautamente in Europa negli ultimi anni. 

La vespa velutina si differenza dai calabroni comuni, per le dimensioni (è più piccola) e per le caratteristiche zampe gialle. 

Anche lei attacca le api per nutrite le larve, ed è decisamente più pericolosa degli insetti autoctoni (ecco perché si chiama “calabrone killer”).

A differenza del calabrone europeo, la velutina sosta in “volo d’elicottero” sulle arnie, puntando alle bottinatrici che rientrano. Questa tattica costringe le api a serrarsi in assedio.

Alla lunga, non potendo uscire alla ricerca di cibo, l’intero sciame finisce per indebolirsi.

Vespa
Vespa

Come allontanare le vespe e i calabroni in maniera indolore 

Il fatto che i calabroni autoctoni predino le api, non significa che siano dei nemici da sterminare. Sono semplicemente degli “antagonisti”, che in ogni caso svolgono un importante ruolo ecologico.

Vanno tuttavia limitati (sempre nel rispetto della specie), per evitare un sovrappopolamento pericoloso.

Diverso il caso della vespa velutina. Essendo un insetto alloctono, (da ἄλλος “altro”, e χθών “suolo/terra”), la sua presenza deve essere monitorata e contenuta, perché non è prevista nel nostro ecosistema.

Non trovandoaltri “competitors” in natura, riesce infatti a diffondersi in modo incontrollato e a pagarne le conseguenze sono le api.

Le trappole alimentari 

Per allontanare vespe e calabroni ci sono diversi rimedi. Molti di questi (in particolare gli insetticidi) potrebbero tuttavia arrecare gravi danni alle api.

trappole per vespe con attrattivi  alimentari
Trappole alimentari per vespe e calabroni

Volendo salvaguardare questi insetti importantissimi per l’impollinazione, che oggi sono a rischio a causa di inquinamento e pesticidi, possiamo utilizzare dei rimedi naturali. 

In agricoltura biologica si usano sostanze naturali, quali: azadiractina, spinosad, piretrine. 

Purtroppo si tratta di prodotti poco selettivi, che oltre alle vespe potrebbero uccidere insetti utili.

ll trappolaggio alimentare è invece un sistema decisamente più ecologico, visto che si realizza creando esche da posizionare all’interno di una bottiglia di plastica. 

La trappola (con relativa esca), si dovrà appendere poi alla chioma delle piante da frutto. L’area da proteggere andrà infine presidiata con un numero consono di trappole.

Ovviamente occorre un attrattivo che piaccia ai calabroni ma non alle api. Attenzione dunque a non sporcare all’esterno la trappola di miele. Oltre a essere un sistema pericoloso, si rischia di uccidere molte api.

Una questione di tempi

Il metodo della trappola alimentare, funziona se adottato in via preventiva e non in risposta a una presenza massiccia dell’insetto.

Bisognerà dunque disporre le trappole a inizio stagione (tra febbraio e marzo). Le vespe, come molti altri insetti, svernano infatti al riparo ed escono nell’ambiente con l’arrivo della primavera.

Anche se nelle prime settimane sarà possibile catturare solo pochi esemplari, prendere i primi individui, fa sì che si possano intercettare le regine nel momento in cui vanno a formare una nuova colonia. Fermare una regina significa evitare che generi fino a 500 insetti.

Nel frutteto, mettere le trappole prima che vi siano i frutti disponibili significa dare all’esca la massima efficacia. Aspettando invece la maturazione dei frutti, si rivelerà solo un alimento zuccherino tra i tanti disponibili nell’ambiente.

Tre facili ricette 

Per catturare le vespe con la trappola alimentare, la cosa migliore è preparare un’esca a base di zucchero. 

A seguire tre ricette collaudate per calabroni e vespa velutina.

Ricetta all’aceto

  • 400 ml di acqua
  • Un bicchiere di aceto di vino rosso
  • 2 cucchiai di zucchero

Ricetta vino e sciroppo

  • 500 ml di vino bianco dolce (oppure addolcito con zucchero)
  • 20-30 ml di sciroppo di menta

Ricetta con birra

  • 500 ml di birra
  • 1 cucchiaio di zucchero

Le dosi di queste ricette sono per circa mezzo litro di esca.

L’esca mantiene la sua capacità attrattiva per 15-20 giorni. E’ dunque indispensabile controllarle e sostituire l’attrattivo, in modo da tenere la protezione sempre attiva. Meglio far manutenzione ogni due o tre settimane.

Fonti

Blog Orto da coltivare di Matteo Cereda

ONA in difesa delle api e dell’ambiente

L’Osservatorio Nazionale Amianto, presieduto dall’avv. Ezio Bonanni, si batte per l’ambiente e per la tutela delle api.

L’Ona assiste altresì le vittime dell’amianto e le loro famiglie, con un’assistenza legale e medica e lavora per la mappatura dei siti ancora contaminati, anche attraverso l’App creata appositamente.

I lavoratori e i cittadini possono chiedere una consulenza gratuita utilizzando lo sportello on-line, o contattando il numero verde 800 034 294.

Origini del cancro svelate: nuova mappa dei genomi umani

genomi
genomi, dna

Origini del cancro: cosa rivela il nuovo studio sui genomi

Un passo avanti nella lotta contro i tumori.

Un gruppo di ricerca internazionale coordinato dall’Università britannica di Cambridge, ha messo a punto la prima mappa delle mutazioni genetiche capaci di scatenarli. 

L’aiuto viene da un programma informatico chiamato FitMS (Fit Multi-Step).

Questo strumento potrebbe consentire ai medici di identificare i genomi del cancro e le “firme mutazionali” cioè le “impronte digitali” degli agenti cancerogeni.

La scoperta, riuscirebbe realmente a offrire indizi importanti nella comprensione delle cause genetiche e ambientali del cancro, portando a trattamenti più personalizzati?

La questione è aperta, ma si intravedono spiragli positivi.

Al vaglio 12mila sequenze del Dna di tumori

Lo studio, pubblicato sulla rivista Science, il 21 aprile scorso, è stato definito “il più grande del suo genere”. 

La mappa si basa sull’analisi di oltre 12mila sequenze di Dna di tumori che colpiscono gli uomini.

Qualche numero: i dati genomici sono stati forniti dal progetto 100.000 Genomes Project. Sono stati analizzati in sequenza più di 100.000 genomi interi provenienti da circa 85.000 pazienti affetti da malattie rare o cancro.

Le impronte genetiche non sono casuali 

Ogni singola cellula del cancro può contenere centinaia di migliaia di mutazioni, ma solo alcune di esse contribuiscono direttamente allo sviluppo di un tumore. 

Le impronte possono sembrare casuali, ma non è così. Ognuna si differenzia dalle altre per delle peculiarità specifiche.

Con migliaia di mutazioni per ogni forma di tumore, possiamo andare a cercare elementi in comune e differenze in un modo senza precedenti. Così facendo abbiamo scoperto 58 nuove firme mutazionali e ampliato la nostra conoscenza del cancro“, ha spiegato il nostro connazionale Andrea Degasperi, biologo computazionale dell’Università di Cambridge, nonché co-autore dell’articolo.

Genomi: quanto è importante identificare le firme mutazionali 

Le firme mutazionalisono come le impronte digitali sulla scena del crimine: aiutano a individuare i colpevoli del cancro“, ha precisato Serena Nik-Zainal.

Consulente in genetica clinica e ricercatrice avanzata del Cancer Research dell’Università di Cambridge, Nik-Zainal ha sottolineato l’importanza dello strumento messo a punto dal suo team.

Sarebbe infatti in grado di aiutare gli scienziati e i medici a identificare “vecchie e nuove firme mutazionali nei pazienti oncologici“, favorendo un miglior trattamento del cancro.

Quando si capisce il meccanismo scatenante, si può individuare più facilmente un farmaco specifico.

Cosa si deve ancora fare

Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), a livello globale, nel 2020 ci sarebbero stati 19,3 milioni di nuovi casi di cancro (18,1). Quasi 10 milioni di morti per malattia (9,9 milioni di tutti i dati escluso il cancro della pelle non melanoma).

Probabilmente i ricercatori hanno trovato tutte le più comuni firme mutazionali“, afferma Dávid Szüts, un biologo del cancro del Centro di ricerca per le scienze naturali a Budapest. 

Ma la caccia alle firme rare, che si verificano in meno dell’1% dei tumori in un determinato organo, continuerà.

Lo studio attuale si concentra sulle modifiche a una e tre lettere del DNA, ma le sequenze di DNA possono anche essere cancellate, inserite o riorganizzate in pezzi più grandi. 

La strada è ancora lunga ma i risultati sembrano incoraggianti.

L’analisi dei genomi diventerà di routine?

Secondo la ricercatrice Nik-Zainal, l’analisi genomica potrebbe diventare una parte di routine degli screening del cancro. 

Oggi, alcune persone pensano che la genomica sia qualcosa di esoterico, misterioso o solo per il mondo accademico. In realtà “una delle cose che il Progetto 100.000 Genomi ci mostra è che possiamo reclutare ed eseguire il cancro WGS su larga scala da un servizio del settore pubblico, e avere un impatto sulla popolazione del mondo reale“, ha concluso.

Ona a tutela della salute

Positiva la reazione dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, autore de “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. “Questo studio mostra l’utilità dei test di sequenziamento del genoma. Possono infatti fornire indizi su come si sviluppa un cancro come si comporterà e quali opzioni di trattamento funzionano meglio”, ha sottolineato.

Ricordiamo il costante impegno dell’Ona a tutela di tutto il personale della Guardia di Finanza a lungo tempo esposto all’amianto. Queste vittime hanno diritto al riconoscimento della causa di servizio e al risarcimento danni, come pure al riconoscimento dello status di vittima del dovere.

Risultati precedenti sui genomi e obiettivi attuali 

Un precedente studio sulle firme mutazionali del 2020, aveva analizzato circa 5.000 sequenze di Dna da campioni di tumorali. Oggi ci si è spinti ancora più avanti.

Grazie ai nuovi strumenti analitici e ad un algoritmo in grado di gestire centinaia di migliaia di mutazioni, il team spera di dimezzare i morti di cancro entro 25 anni.

Fonti

Università di Cambridge Summary

science.it

Scienza 376, Echena9283 (2022). A

Articolo Google Scholar Alexandrov, L. B. et al. Natura 578, 94-101 (2020). Pubmed

Riposa in pace Michele, ci rivedremo presto

Michele
Michele, Bonanni con in mano un megafono

Il saluto a Michele Michelino

Il Presidente, il Consiglio direttivo e tutti gli associati dell’ONA, salutano un grande combattente per la libertà e per i diritti dei lavoratori.

Michele Michelino, operaio, fin da giovanissimo, nella fabbrica e nei luoghi di vita, si è battuto per la libertà e per i diritti.

Memorabili manifestazione, non solo a Milano, Roma, Torino, Trieste, ma anche Latina. Laddove vi fosse stata la segnalazione della violazione dei diritti delle vittime e del lavoro, lì era presente Michele Michelino.

Lo ricordiamo con affetto. Ricordiamo quando anche nella città di Latina il tema amianto fosse poco sentito e pur tuttavia, con una strage in corso.

Ci ritroveremo Michele. In ogni caso, il tuo testimone sarà perpetuato da tutti i compagni di questa battaglia che proseguirà per ora e per il futuro, fino a raggiungere la vittoria.

Lo sfruttamento del più forte sul più debole deve venire meno e così l’ipocrisia dei nostri politici. Compresi quelli che si fingono contro il sistema e poi si siedono a braccetto con coloro che hanno distrutto l’ambiente e i diritti dei lavoratori.

In questo momento, mi sento di dire che bisogna ritrovare lo spirito dello Statuto. Mi riferisco allo statuto dei lavoratori. Mi riferisco alla necessità di combattere dal basso con forza e determinazione, per i diritti dei più deboli.

Molte, troppe volte, nella fabbrica come nella vita, il lavoratore è posto in una condizione ricattatoria tra morire di lavoro e morire di fame. Questo ricatto è stato denunciato molte volte, anche da Michele Michelino, che ha voluto sostenere queste tesi, che vanno riaffermate.

Contro la vergogna di una politica politicante, ipocrita e vigliacca, vanno riaffermati i veri diritti della nostra Costituzione.

Questo è l’appello che mi sento di fare per ricordare Michele Michelino. Sarò uno dei tanti che porterà avanti il tuo testimone. Il mio appello è a tutti gli uomini liberi e forti, in una condizione laica ma allo stesso tempo religiosa della dignità della vita.

Raccomando l’anima di Michele Michelino con una preghiera rivolta a Padre Pio e un appello a Papa Francesco perché continui a farsi portatore dei diritti dei più deboli, oppressi e calpestati.

No ai politici meschini e vigliacchi. Mobilitazione pacifica dal basso per un effettiva tutela dei diritti. No alle armi, spese militari azzerate e destinazione di questi fondi alle spese sociali, al finanziamento della scuola e della sanità.

Disarmo mondiale sotto la leadership di Papa Francesco, illuminata e saggia ma con la partecipazione dal basso di tutti i cittadini.

Morto Michele Michelino, “gigante” della lotta all’amianto

morto michele michelino
morto michele michelino

E’ morto Michele Michelino, presidente del “Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio” ed operaio della Breda di Sesto San Giovanni. Ha speso tutta la sua vita per denunciare le morti da amianto che hanno colpito i lavoratori a Sesto e in tutta Italia in una piaga che ancora non è stata debellata.

La notizia ha lasciato sgomenti. Michelino era conosciuto da tutti, comunista da sempre, aveva portato avanti la lotta per i diritti degli operai, per la sicurezza sui luoghi di lavoro, per il diritto alla salute troppo spesso dimenticato in nome del profitto. Emblematico è proprio l’utilizzo dell’amianto in Italia, andato avanti per decenni, nonostante di conoscesse ormai da tempo la sua pericolosità.

Gli operai e i loro familiari continuavano ad ammalarsi, ma nessuna azienda smise di usarlo, se non quando arrivò la legge 257/92 che mise al bando questi minerali. Che causano purtroppo il mesotelioma e tutta una serie di patologie asbesto correlate, spesso mortali.

E’ morto ieri pomeriggio, 21 aprile, ed è stato il fratello a dare la triste notizia.

La collaborazione con l’Ona

Michelino negli anni ha collaborato anche con l’Osservatorio nazionale amianto e con l’avvocato Ezio Bonanni. Insieme hanno anche pubblicato, nel 2009, un libro sull’argomento: “Lo Stato dimentica l’amianto killer”. Il testo ripercorre le fasi della lotta dei lavoratori, nei luoghi di vita e nelle fabbriche, per liberarsi da condizioni di arretratezza sociale, culturale ed economica. Era una denuncia contro il sistema di privilegiare il profitto sulla vita umana, sacrificata nell’interesse di pochi. E contro l’incapacità dello Stato di imporre il rispetto delle sue stesse leggi.

Michelino c’era alla manifestazione a Latina contro l’asbesto, organizzata nel 2010 con tante altre associazioni. C’era anche quando il presidente dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, fu minacciato di morte perché aveva deciso di affiancare le vittime di amianto e dei loro familiari e di portare le loro istanze in Tribunale.

morto Michele Michelino

Morto Michelino, il ricordo corre sui social

Ed è questo quello che tutti ricordano di Michelino: di come fosse sempre presente. In tantissimi hanno voluto salutarlo anche sui social. Questi ricordi riescono a delineare, nel dolore, chi fosse davvero Michele: un uomo sempre disponibile per chiunque avesse bisogno, coerente, passionale e forte.

“Di Michele Michelino – ha scritto una sua amica – ho sempre ammirato la storica coerenza, anche nelle battaglie in solitudine. Soprattutto in quelle. E la totale assenza di retorica. Nel raccontare Sesto San Giovanni e nel raccontare la fabbrica. Perché la fabbrica di Michelino è stata quella di migliaia di operai e non di chi la guardava al di qua dei muri e dei cancelli. È stata una fabbrica di fatica, di malattia, anche di morte.

Mi è impossibile immaginare una Sesto senza Michele. Mi sarà doloroso non vederlo più alla testa dei cortei di fine aprile”. “Se ne va un gigante per la lotta contro le morti sul lavoro” ha scritto un altro.

“Compagno Michelino – ha commentato invece il Collettivo Comunista di Nuoro – ti ricordiamo per il tuo rigore morale, la tua coerenza politica la tua militanza di classe, vicini ai tuoi famigliari, ai/ alle tue compagne/i di lotta in questo triste momento.

Ti accompagneremo nel tuo ultimo viaggio con le Bandiere della Terza Internazionale Comunista che sventolano a mezz’asta listate a lutto, e ti salutiamo a pugno chiuso come merita un comunista. Addio Compagno di lotta”.

“Di lui non ci resta solo il ricordo, ma la testimonianza di chi ha lottato tutta la vita per migliorare le condizioni dei lavoratori, degli sfruttati, per l’abbattimento dei rischi di infortunarsi o contrarre malattie durante il lavoro, nei luoghi di lavoro”, hanno aggiunto dalla Confederazione unitaria di base – Cub Pubblico impiego Milano e provincia.

Il processo sui morti amianto alla Breda Termomeccanica-Ansaldo

“A volte penso – ha scritto ancora un altro compagno di lotta – che ‘creature gentili che vissero in tempi terribili’ come lui abbiano deciso di andarsene da un mondo che non li meritava più. E che vivevano come un’onta”.

Il riferimento potrebbe essere al risultato del processo per cui Michelino si era sempre battuto e nel quale il Comitato era parte civile. La delusione per l’assoluzione dei vertici della Breda di Milano, anche in Appello era stata forte: “Cercavamo giustizia – aveva commentato il giorno della sentenza di secondo grado Michelino – ma abbiamo trovato la legge che difende i potenti.

Il processo sui morti per amianto alla Breda Termomeccanica-Ansaldo ha avuto un esito non diverso da quello che negli ultimi anni abbiamo visto nel Tribunale di Milano”. Il processo era relativo alla morte di 12 operai esposti all’asbesto nello stabilimento milanese di Viale Sarca tra gli anni ’70 e il 1985.

Michelino era andato avanti, aveva continuato la battaglia contro l’amianto, per i lavoratori delle nuove generazioni, perché la sicurezza sul lavoro sia rispettata sempre. Ora quella battaglia dovranno raccoglierla i suoi amici, i suoi compagni, perché i diritti fondamentali non sia mai più calpestati.

La morte sul lavoro non è una fatalità, ma un crimine contro l’umanità”, era questa la frase che scriveva sempre sui cartelloni per ogni manifestazione. Così lo ricorderanno in tanti. Sabato 23 aprile, alla camera mortuaria di Niguarda, alle 11, ci sarà l’ultimo saluto.