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Amianto, prevenzione e tutela delle vittime, convegno a Milano

ordine avvocati
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L’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO, IN COLLABORAZIONE CON L’ORDINE DEGLI AVVOCATI DI MILANO E LABOR NETWORK, HA ORGANIZZATO UN CONVEGNO ED EVENTO FORMATIVO DAL TITOLO “RISCHIO AMIANTO: PREVENZIONE DEL DANNO E TUTELA DELLE VITTIME” 

L’Amianto, si legge nel “Libro Bianco delle morti di Amianto in Italia”, edizione 2022, “è quel killer silenzioso che continua ad uccidere in Italia, in Europa e nei cinque continenti” e “a 30 anni dalla legge 257 del 1992”, che lo ha messo al bando, “siamo ancora in piena emergenza”.

Il convegno si terrà dalle 9.30 al Salone Valente del Tribunale di Milano.

I lavori si apriranno con i saluti della presidente della nona sezione penale, Mariolina Panasiti, magistrato specializzato in processi per reati ambientali, anche legati all’esposizione all’amianto.

Quindi l’avv. Ezio Bonanni presenterà i dati epidemiologici sull’”Amianto in Lombardia” e fornirà i dati relativi alle bonifiche nella regione.

L’evento formativo sulla prevenzione a Milano

In funzione dell’obbligo di legge, articolo 11 della Nuova disciplina dell’ordinamento professionale forense (Legge 247/2012) e nel regolamento CNF attuativo della riforma (n. 6/2014), oltre che nel Nuovo Codice deontologico forense, il seminario ha valore formativo. Ai partecipanti saranno assegnati tre punti per l’accreditamento alla Formazione Continua.

Saranno presenti, tra gli altri, l’avvocato Giuseppe Colucci, presidente di Labor Network, Gabriele Minniti e Angelo Leone, avvocati del Foro di Milano e consiglieri dell’Ordine e Paolo Ricci, epidemiologo.

Quindi Nicola De Marinis, consigliere della Corte Suprema di Cassazione e il pm Maurizio Ascione. Quest’ultimo ha condotto le indagini in materia di reati per esposizione all’amianto.

Clicca qui per visionare la brochure

Delfini: riconoscono i loro simili assaporandone l’urina

delfini
delfino sott'acqua

I “superpoteri” dei delfini  

Delfini. I “delfini dal naso a bottiglia” tursiopi (Tursiops truncatus Montagu 1821), comunicano fra di loro attraverso un “fischio”. Praticamente una frequenza specifica, che potremmo definire come una sorta di “firma di riconoscimento”.

Ogni esemplare sviluppa il proprio fischio in giovane età e ricorda quello degli altri compagni o familiari per almeno venti anni.

Il suono viene utilizzato non solo per comunicare ma anche per ecolocalizzare prede e familiari e per mantenere la coesione all’interno del gruppo.

Fin qui, nulla di nuovo

Una nuova ricerca, titolata “Cross-modal perception of identity by sound and taste in bottlenose dolphins”, pubblicata su Science Advances dai biologi Jason Bruck, Sam Walmsley e Vincent Janik, ha svelato un’altra sorprendente caratteristica dei graziosi cetacei.

A quanto pare, i delfini usano un altro modo, assai singolare, per riconoscersi.

Questa urina mi è familiare! 

I ricercatori dell’Università di St Andrews di Edimburgo (Scozia), hanno scoperto che i delfini possono riconoscere amici e familiari attraverso il gusto della loro urina e altre escrezioni. 

Responsabili di questo “super potere” sarebbero delle speciali cellule del gusto posizionate sulla lingua.

«Il senso del gusto è molto utile nell’oceano aperto, perché gli odori delle urine persistono anche per un po’ di tempo dopo che l’animale ha lasciato la zona in cui ha lasciato i suoi bisogni»

«Questo significa che analizzare l’urina può permettere ai delfini di individuare altri esemplari, anche quando questi ultimi non sono più presenti o non hanno segnalato la loro presenza attraverso i richiami vocali», si legge in un comunicato stampa firmato dal team del dott. Jason Bruck.

Lo studio è stato condotto su otto delfini che vivono presso le strutture del Dolphin Quest Resorts alle Bermuda e alle Hawaii.

Qui gli animali vivono in cattività, all’interno dei loro gruppi sociali.

L’urina fornisce altre informazioni utili 

La dottoressa Melissa T. Miller, ha inoltre evidenziato altre peculiarità.

«In base ai nostri studi, riteniamo che i delfini possano anche estrarre altre informazioni dall’urina, come lo stato riproduttivo, o utilizzare i feromoni per influenzare il comportamento dell’altro».

Come si è arrivati alla scoperta

La scoperta è avvenuta a seguito di diversi interessanti test, condotti da Vincent Janik, direttore dello Scottish Oceans Institute (SOI) dai suoi colleghi Jason Bruck e Sam Walmsley.

Innanzitutto gli studiosi hanno notato che i delfini usano le loro mascelle per toccare i genitali di un altro individuo. Questa prassi serve non solo per consolidare le loro interazioni sociali, ma rappresenta altresì una buona opportunità per individuare il gusto delle urine degli altri esemplari.

Le fasi dell’esperimento sui delfini 

Nella prima fase dell’esperimento, i delfini sono stati addestrati a rilasciare campioni di urina su richiesta, in cambio del cibo. 

I ricercatori hanno quindi analizzato il comportamento dei delfini esposti all’urina di altri delfini (sia sconosciuti, sia di esemplari che già conoscevano).

Non essendo dotati veri e propri bulbi olfattivi, inizialmente i cetacei hanno messo in difficoltà i ricercatori. Questi infatti non riuscivano a capire se si rifacessero al gusto o all’odore per analizzare l’urina.

Successivamente, il team ha abbinato i campioni di urina con registrazioni (attraverso altoparlanti sottomarini) del “fischio firma” del delfino corrispondente. 

Risultato dei test? 

Il dott. Janik, ha spiegato: «I delfini fiutavano i campioni di urina più a lungo, se provenivano da animali conosciuti o quando venivano presentati insieme al fischio distintivo e unico del delfino. Questo dimostra non solo che possono distinguere gli animali dal gusto, ma anche che riconoscono gli animali attraverso i loro sensi, suggerendo una complessa rappresentazione di animali familiari nel cervello di un delfino».

Il primo autore degli studi Jason Bruck, dello Stephen F. Austin State University in Texas, confermando le parole di Janik ha aggiunto «i delfini sono gli unici vertebrati, per quel che ne sappiamo, che mostrano di poter mettere in atto un riconoscimento sociale utilizzando solo il senso del gusto».

C’è ancora molto da scoprire sulla comunicazione dei delfini 

Janik, esperto di fama mondiale in comunicazione acustica e comportamento nei mammiferi marini, ha poi sottolineato «sappiamo ancora molto poco su come funziona il senso del gusto nei delfini».

Mentre nell’uomo l’olfatto e il gusto sono fortemente associati, nei delfini l’olfatto non esiste, poiché lo hanno perduto durante il loro percorso evolutivo. Ciò significa che durante l’esperimento con l’urina hanno sfruttato solo il gusto per il riconoscimento.

«Altri studi hanno dimostrato che hanno perso molti dei gusti comuni che troviamo in altri mammiferi, come l’acido, il dolce, l’umami o l’amaro. Ma hanno cellule sensoriali insolite sulla lingua che sono probabilmente coinvolte in questa rilevazione dei gusti individuali di altri animali».

Probabilmente ad avere un ruolo chiave in questo singolare meccanismo sono dei lipidi e delle proteine presenti nelle urine, usate come delle “firme chimiche” individuali per il riconoscimento. 

Conclusioni

Ora il team di ricerca scozzese sta cercando di capire quali altre informazioni possono ricavare i delfini dall’urina che trovano nuotando.  

Sicuramente, riconoscere gli individui grazie alle urine li aiuta a individuare potenziali rivali o nemici nei paraggi, ma potrebbe persino fornire informazioni sul sesso, sullo stato riproduttivo o sulla dieta.

Fonti

notiziescientifiche.it

Scienze Advances

Medicina estetica, il Nas chiude 11 centri abusivi

medicina estetica
cabina di un centro estetico

Il Nas ha chiuso 8 centri estetici e 3 studi medici abusivi. Il servizio, svolto a livello nazionale, è partito dopo gli ultimi episodi di cronaca di interventi di chirurgia estetica effettuati da personale non qualificato.

Persone che, per soli fini di lucro, eseguono pratiche riservate esclusivamente ai medici. Sottovalutando così le gravi conseguenze che possono derivare dalla mancanza di una adeguata preparazione professionale. Spesso con apparecchiatura non idonea e in locali carenti dei minimi requisiti sanitari e strutturali.

Chirurgia estetica, i controlli d’intesa con il ministero della Salute

Il Nas ha disposto quindi, d’intesa con il Ministero della Salute, una campagna di controllo finalizzata alla verifica della corretta erogazioni delle prestazioni di medicina estetica. L’obiettivo era quello di verificare l’idoneità tecnica dell’attrezzatura impiegata, la sussistenza dei requisiti igienico-strutturali e organizzativi, il possesso delle previste autorizzazioni, la presenza di qualifiche professionali. I controlli hanno riguardato in all’applicazione di filler, impianti cutanei ed altre procedure tra cui anche i trattamenti mediante il fattore di crescita PRP (plasma ricco di piastrine) per la biorivitalizzazione della pelle. Sono, infatti, pratiche che per loro natura sono più soggette ad essere eseguite abusivamente.

I carabinieri del nucleo antisofisticazione sono entrati in 793 strutture, tra centri estetici e studi medici estetici. Il Nas ha trovato 110 irregolarità. 33 titolari ed operatori sono stati denunciati e sono scattate  187.000 euro di sanzioni amministrative.

Medicina estetica, scattano i sequestri

I militari hanno sequestrato 2 apparecchi elettromedicali e, presso studi di medicina estetica, 5 dispositivi per la centrifugazione del siero ematico poiché non autorizzati oppure perché utilizzati da personale privo di adeguata formazione. Sequestrate anche 79 confezioni di medicinali e oltre 500 dispositivi medici (garze, siringhe, aghi sterili per tatuaggi ecc.) scaduti o illecitamente detenuti.

Tra i reati contestati ci sono l’esercizio abusivo della professione sanitaria, l’attivazione abusiva di ambulatori di medicina estetica. Così come irregolarità nella gestione e detenzione dei farmaci poiché risultati scaduti. E ancora ricettazione di farmaci ad uso ospedaliero ed falsificazione di attestati professionali.

Medicina estetica, farmaci abusivi venduti sul web

Il Nas ha oscurato, infine, anche 8 siti web. Hanno accertato, infatti anche la vendita di medicinali e dispositivi medici utilizzati abusivamente nel campo della medicina estetica su internet.

I siti web, tutti risultati ospitati su server esteri e con gestori anonimi facilmente raggiungibili dall’Italia, promuovevano, trattamenti anti-aging. Questo attraverso medicinali a base di “tossina botulinica” soggetti a prescrizione medica obbligatoria. E dispositivi medici iniettabili per via sottocutanea (cd. filler) a base di “acido ialuronico” per il riempimento e la ricostruzione del seno e/o dei glutei. Che il Ministero della Salute ha sospeso.

La salute è un bene fondamentale e va sempre preservata anche facendo attenzione alle strutture alle quali ci si affida e valutando attentamente, con l’aiuto di specialisti, l’opportunità o meno di qualsiasi intervento.

Sicilia, amianto: solo l’1% dei fondi per le bonifiche

Regione Sicilia
L'università di Catania

La regione Sicilia ha pagato tanto in termini di vittime dell’amianto. Eppure, nonostante le malattie causate ai dipendenti delle aziende che lavoravano l’asbesto, e a tanti cittadini, le bonifiche tardano a partire. Anche quando i fondi sono concessi dal governo.

Secondo gli ultimi dati, infatti, soltanto l’1% delle somme messe a disposizione, sono state richieste per interventi di rimozione di questi materiali altamente cancerogeni che causano asbestosi, mesotelioma e diversi altri tipi di tumore. Sono in totale 28 i progetti approvati dalla Regione in ospedali, scuole e asili.

Regione Sicilia, amianto subdolo killer

Un’occasione persa per fermare la strage silenziosa. L’amianto, utilizzato dalle aziende italiane fino alla sua messa al bando, con la Legge 257/1992, è subdolo. Le malattie causate dalle fibre killer possono manifestarsi anche 40 anni dopo l’esposizione. L’unico modo per evitare altri decessi sono le bonifiche dei siti contaminati, come da sempre sostiene l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto.

Negli anni di esperienza al fianco delle famiglie delle vittime, spesso lasciate sole anche dallo Stato che nega i giusti risarcimenti, l’avvocato Bonanni ha raccolto testimonianze e sentenze favorevoli e ha raccontato il fenomeno nel “Libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

I dati relativi alle vittime di mesotelioma, il tumore sentinella causato esclusivamente dall’esposizione all’asbesto, sono invece disponibili sul VII Rapporto ReNaM dell’Inail.

Regione Sicilia, utilizzato solo l’1% dei fondi bonifiche

Verranno spesi 1,4 milioni di euro, fondi che fanno parte del maxi-piano da 385 milioni per la bonifica degli immobili pubblici. Aveva a disposizione, come scrive meridionews.it, ben 107 milioni.

Altre Regioni hanno fatto molto meglio. Il Lazio e l’Emilia Romagna, in particolare, hanno utilizzato quasi il totale del finanziamento ricevuto. La Toscana ha fatto lo stesso. La Sardegna ha impiegato 31 dei 35 milioni destinati a questo territorio.

Ostacoli alla rimozione dell’asbesto

Uno dei motivi è sicuramente il fatto che i fondi coprono la rimozione dell’amianto, ma non il ripristino delle strutture. Questo ulteriore step deve essere finanziato dai beneficiari. Certamente non è l’unico motivo e a rimetterci è, come troppo spesso accade, la salute dei cittadini.

Regione Sicilia, gli interventi più importanti

Tra gli interventi più importanti rientra sicuramente quello dell’università di Catania. Poi l’amianto sarà rimosso dal Policlinico di Messina. Ci sono poi una serie di istituti scolastici che beneficeranno del progetto e che saranno finalmente amianto free. Come ricorda sempre l’avvocato Bonanni ci sono in Italia ancora oltre 2mila scuole contaminate.

Per segnalare i siti con presenta di materiali contenenti asbesto l’Ona ha realizzato una App che raccoglie comunicazioni da tutta Italia.  

Coccodrillo cinese: fossili svelano come si è evoluto

coccodrillo
coccodrillo

Cina, studiati resti parzialmente fossili di un coccodrillo estinto 

Al vaglio degli studiosi i resti del Coccodrillo cinese. Il professor Minoru Yoneda del Museo universitario dell’Università di Tokyo, il compagno di ricerca Masaya Iijima del Museo dell’Università di Nagoya, in Giappone, e il professor Jun Liu, dell’ Hefei University of Technology in Cina, hanno analizzato i resti parzialmente fossilizzati di due giganteschi coccodrilli estinti. 

Lunghi sei metri, i coccodrilli in questione potrebbero essere stati i primi predatori del loro ambiente. 

Scoperta che aiuta a fare luce su come si sono evolute le moderne specie di coccodrillo

Le tre grandi famiglie di coccodrilli

Con il termine coccodrillo, generalmente si indica qualsiasi rappresentante dell’ordine Crocodylia.

In realtà esso include anche le famiglie dei Crocodilidi (Crocodylidae), degli Alligatoridi (Alligatoridae) e dei Gavialidi (Gavialidae). 

Quest’ultima è la meno numerosa. L’unica specie vivente oggi è il gaviale del Gange (Gavialis gangeticus). 

Per molto tempo, nel nord della Cina, i contadini erano stati incuriositi da strane ossa fossili che capitava loro di dissotterrare spesso e che, con la massima naturalezza, chiamavano “ossa di drago”

Le stesse erano state etichettate dagli scienziati comescheletri di alligatore cinese” (Alligator sinensis).

La nuova ricerca ha evidenziato che i fossili appartengono invece alla famiglia dei Gaviali. 

“Tutti più o meno conoscono i coccodrilli dal naso aguzzo e gli alligatori dal naso smussato, ma potrebbero avere meno familiarità con un terzo tipo di coccodrillo moderno chiamato gaviale, caratterizzato da crani molto più lunghi e più sottili. – afferma il professor Masaya IijimaHanyusuchus sinensis è un tipo di gaviale, ma ciò che è eccitante è il modo in cui condivide anche alcune importanti caratteristiche del cranio con il resto dei coccodrilli. Ciò è significativo, in quanto potrebbe risolvere un dibattito decennale su come, quando e in che modo i coccodrilli si siano evoluti nelle tre famiglie che ancora oggi si aggirano sulla Terra”.

Ci troviamo davanti al cosiddetto “anello mancante”?

Probabilmente sì! Gli esemplari, datati con la tecnica del radiocarbonio (rispettivamente 3000 e 3400 anni),  potrebbero appartenere a una specie intermedia. Essa sembrerebbe collegare due varianti esistenti dall’età del bronzo della Cina, con una nuova specie indotta dall’uomo.

Le analisi sui subfossili, unite a prove genetiche, lascerebbero supporre che furono gli alligatori i primi a differenziarsi dal coccodrillo originale, seguiti da gaviali e coccodrilli odierni.

La scoperta sembra controintuitiva, poiché alligatori e coccodrilli sono più somiglianti fra di loro rispetto ai gaviali.

La risposta al quesito relativo all’anello mancante è sicuramente interessante.

Perché si è estinto il coccodrillo?

Altrettanto interessante è capire se questo coccodrillo si è estinto per colpa dell’emigrazione dell’uomo nel sud della Cina e per colpa della caccia, circa trecento anni fa.

Gli autori della ricerca hanno effettivamente collegato le ferite fatali con armi del periodo in questione.

“Ucciso tra il XIV e X secolo a A.C., questo esemplare di è di gran lunga la creatura più sorprendente che abbia mai visto”, ha detto Iijima.

Ma perché si dava la caccia a questo esemplare?

Nel IX secolo, durante la dinastia Tang della Cina, gli abitanti che vivevano nel delta del fiume Han (provincia cinese meridionale di Guangdong) avevano qualche problema di convivenza con il coccodrillo.

Cenni storici evidenziano che tale Han Yu, un funzionario del governo e un poeta, aveva cercato di allontanare i coccodrilli in tutti i modi.

Era arrivato persino a sacrificare un maiale e una capra per far sì che ciò accadesse.

Cosa che trova un interessante riscontro con i segni di violenza evidenziati dai ricercatori. I campioni ritrovati hanno infatti mostrato persino un tentativo di decapitazione, probabilmente per scopo rituale.

Sarà stato Han Yu?  Chi può dirlo? Sta di fatto che i ricercatori hanno battezzato la nuova specie Hanyusuchus sinensis, in onore del poeta.

Sfortunatamente, i coccodrilli rimasero e, come suggeriscono le nuove prove, incontrarono il loro destino finale. Gli uomini invece iniziarono a coltivare il riso nelle terre ormai liberate.

Coccodrilli e draghi 

Il professor Minoru Yoneda, nello studiare queste creature, le ha messe in relazione all’emergere dell’antica civiltà cinese (circa 4000 anni fa).

“Non sono il solo a pensare che il gaviale cinese, Hanyusuchus sinensis, potrebbe aver influito culturalmente sull’antica civiltà cinese”, spiega Yoneda. “Alcuni personaggi cinesi e forse anche i miti sui draghi potrebbero essere stati influenzati da questo incredibile rettile”.

Questo avvalorerebbe una vecchia teoria secondo cui, gli antichi draghi cinesi non rappresenterebbero nel drago una creatura mitica, bensì il coccodrillo, le cui specie antiche potrebbero esser state di dimensioni maggiori. 

Necessità di nuove ricerche 

I membri del team continueranno attivamente a studiare questi e anche altri aspetti delle straordinaria scoperta. I subfossili sono abbastanza recenti da preservare alcuni tessuti molli. Si spera perciò che il materiale genetico possa essere estratto, per aiutare a capire come Hanyusuchus sinensis si inserisca nel ramo evolutivo dei coccodrilli.

Fonte

Materiale fornito dall’Università di Tokyo.

Collegate Multimedia: Extinct Gigy CrocoDilian Journal Riferimento: Masaya Iijima, Yu Qiao, Wenbin Lin, Youjie Peng, Minori Yoneda, Jun Liu. 

Fonte: “An intermediate crocodylian linking two extant gharials from the Bronze Age of China and its human-induced extinction“, Proceedings of the Royal Society B (marzo 2022).