22.4 C
Rome
mercoledì, Maggio 20, 2026
Home Blog Page 260

Nastro Rosa per la prevenzione del tumore al seno

nastro rosa tumore al seno
nastro rosa poggiato su un tavolo

Ottobre è il mese della prevenzione contro il tumore al seno con la campagna Nastro Rosa. Anche nel 2022 infatti torna l’iniziativa della Lilt – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori. Per tutto il mese di ottobre visite senologiche gratuite in tutta Italia negli ambulatori aderenti. Alle visite si accede prenotando al numero verde 800998877, dal lunedì al venerdì ore 10-15.

L’Italia – ha sottolineato la Lilt – ha registrato “un aumento dell’incidenza anche nella fascia di età 30/35 anni oltre a un’importante percentuale di mortalità tra le donne al di sotto dei 50 anni. Abbassamento dell’età dello screening e coinvolgimento attivo delle scuole per insegnare l’autopalpazione alle giovani donne. Questi gli obiettivi della LILT per conquistare la mortalità zero per tumore al seno“. Tra gli obiettivi infatti anche l’abbassamento dell’età dello screening a 40 anni, con cadenza annuale; accompagnato anche da una ecografia: il cancro al seno infatti colpisce nel 30% dei casi donne al di sotto dei 50 anni.

Se diagnosticato in una fase precoce, il tumore al seno è spesso guaribile del tutto. Per i tumori che misurano meno di un centimetro questa possibilità è di oltre il 90%.

Nastro Rosa: 60mila nuovi casi di cancro mammario

tumore al seno nastro rosa lilt

Sono circa 60mila i nuovi casi di tumore al seno per il 2022. “E’ il big killer numero uno, rappresentando quasi il 30% di tutte le neoplasie” – dichiara il professor Francesco Schittulli, senologo-chirurgo oncologo e presidente della Lilt. “Trenta anni fa la metà delle donne con un tumore al seno operato moriva. Oggi la sopravvivenza a 10 anni si attesta all’80% circa. Il merito è degli operatori sanitari, del crescente ruolo della prevenzione secondaria grazie a diagnosi sempre più precoci; della ricerca e anche dell’impegno, quotidiano e capillare, della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori che, da 100 anni, promuove la cultura della prevenzione come metodo di vita“.

Volto della campagna Nastro Rosa 2022 è la conduttrice radio e tv Francesca Fialdini. DA sempre vicina alle tematiche della prevenzione, ha affermato: “Il messaggio che vorrei trasmettere a tutte le donne è che per sconfiggere il tumore al seno è fondamentale conoscere il proprio corpo e ricordarsi di effettuare l’autopalpazione e le visite di controllo regolarmente, fin dalla giovane età“.

Compostaggio umano: addio a sepoltura e cremazione 

compostaggio umano
uomo raccoglie la terra con le mani

Una nuova legge californiana consentirà di optare per il compostaggio umano dopo la morte.

Compostaggio umano: cosa prevede la legge

Compostaggio. Una nuova legge firmata dal governatore democratico Gavin Newsom, autorizza un processo chiamato “riduzione organica naturale”, cioè il “compostaggio”.

Il primo Stato a consentire questa alternativa alla sepoltura e alla cremazione è stato Washington, nel 2019, seguito da Colorado e Oregon nel 2021. Il Vermont ha legalizzato la pratica nel giugno 2022.

Finora, 252 persone morte nello stato di Washington hanno scelto di “restituire il loro corpo alla natura”. A svelarlo, i dati forniti dal Dipartimento della Salute dello Stato dal 2020 fino a metà settembre. 

Altre 1.200 persone si sono iscritte ad una delle agenzie funebri specializzate in compostaggio umano, affinché possano scegliere tale opzione.

Adesso la California diventerà il quinto Stato ad approvare la legislazione che prevede il “composting umano” o “terramazione” e avrà tempo per elaborare una normativa specifica entro il 2027

La proposta è partita dalla deputata democratica Cristina Garcia, che ha evidenziato i potenziali benefici ambientali della nuova legge.

C’è chi dice no! Il compostaggio non onora i defunti 

Prima dell’approvazione della legge, la Conferenza cattolica della California si è opposta fermamente.

Secondo i detrattori, il  processo ridurrebbe i corpi a “merce usa e getta“. Inoltre andrebbe contro “alla norma praticamente universale di riverenza e cura verso i defunti”.

Pratiche di sepoltura a confronto: cremazione, sepoltura e compostaggio

Cremazione. Tale processo prevede la combustione, la dissoluzione o l’elaborazione dei resti umani in ceneri e frammenti di ossa. Purtroppo, i forni crematori rilasciano una ingente quantità di anidride carbonica (CO2) e metano nell’aria per ogni corpo bruciato.

I numeri parlano di circa 360.000 tonnellate di gas serra emesse negli Stati Uniti ogni anno. 

Sepoltura. Anche la tradizionale sepoltura può essere dannosa per l’ambiente, per via delle sostanze chimiche rilasciate (formaldeide, metanolo ed etanolo). 

La sepoltura tradizionale richiede inoltre tonnellate di acciaio, cemento e terra.

Le emissioni di gas serra che derivano dalla produzione e del trasporto di una bara e di una lapide standard, sono uguali all’impronta di carbonio di un’auto che percorre per quasi 4.023 km. A sostenerlo una ricerca dei servizi funebri della città di Parigi nel 2017. 

Compostaggio. Diversamente dalla cremazione e dalla sepoltura, la riduzione organica naturale è sicura e sostenibile e permette ai nostri corpi di tornare alla terra dopo la morte. 

Il compostaggio è inoltre un ottimo fertilizzante per il terreno.

In cosa consiste il compostaggio umano

Essa consiste nel collocare i corpi dei defunti in un recipiente d’acciaio e nel ricoprirli con materiali organici come trucioli di legno, erba medica e paglia, fino alla totale decomposizione. 

I corpi non si imbalsamano ma vengono mantenuti freddi. Poi si pompa dell’aria all’interno del recipiente. In questo modo, i microbi naturali responsabili della decomposizione, che sono per lo più batteri, degradano il corpo, mentre il calore -(tra 50 e 70 gradi) – uccide gli agenti patogeni.

Durante tutto il processo, gli addetti al compostaggio controllano il flusso d’aria, monitorano l’umidità e tracciano la temperatura all’interno dei recipienti. I biofiltri impediscono agli odori di fuoriuscire.

In seguito, gli operai rimuovono metalli e materie plastiche presenti nel cadavere (tipo protesi). 

I denti vengono rimossi per prevenire la contaminazione da mercurio nelle otturazioni.

Quindi, macinano le ossa e le mettono con il resto del materiale in un cestino di polimerizzazione, per altre due o quattro settimane.

Una volta completato il processo (dalle sei alle otto settimane), i resti vengono restituiti ai familiari dei defunti in un sacchetto di compost simile a quello che si acquista un un vivaio.

Saranno loro a decidere se tenere i resti o mescolarli al terreno in un’area di conservazione predisposta dalle autorità. 

Piccola curiosità: ogni corpo produce circa un metro cubo di compost.

Quanto costa scegliere questa alternativa?

Il servizio potrebbe costare all’incirca 7.000 euro, si legge sul sito di un’azienda funebre di Seattle chiamata Recompose

In ogni caso, i prezzi variano ampiamente in base alla regione e alle agenzie.

Come si arrivati a pensare al compostaggio umano

Il compostaggio «è un modo molto efficace e sicuro per gestire le carcasse di animali e sta davvero guadagnando favore negli ultimi 20 anni».

A sostenerlo, Lynne Carpenter-Boggs, scienziata del suolo e professoressa alla Washington State University, che ha contribuito a sviluppare la scienza del compostaggio umano.

Quando la fondatrice e Ceo dell’agenzia funebre Recompose, Katrina Spade, intuì la potenzialità della tecnica, contattò immediatamente la Carpenter-Boggs.

Dopo anni di test e progetti pilota, Carpenter-Boggs e Spade hanno infine sviluppato il processo di riduzione organica naturale in uso oggi a Recompose. Altre aziende nello stato di Washington, tra cui Return Home, utilizzano processi simili con differenze di materiali, tempi e contenitori.

Una concezione di sepoltura presa in prestito da altre culture 

In realtà, il concetto di compostaggio umano non è nuovo. La pratica di restituire il corpo a Madre Terra dopo la morte è presente fin dall’antichità in molte culture.

Secondo la legge ebraica, un corpo dovrebbe essere restituito alla terra il prima possibile. L’imbalsamazione non è consentita e il corpo è sepolto in una bara fatta interamente di legno, con fori nel fondo per accelerare il processo di decomposizione. 

E i tibetani buddisti praticano le “sepolture di cielo”. In questo caso, un cadavere umano viene posto sulla cima di una montagna per decomporsi o essere mangiato dagli animali.

Fonti

www.wired.it

science.org

Siccità e guerre, quasi 1 mln di persone verso la fame catastrofica

fame. bambino addenta pane
fame, bambino sporco addenta un pezzo di pane

Quasi un milione di persone nel mondo affronteranno nel prossimo futuro la “fame catastrofica”. Il livello Ipc5: il più alto nella scala Integrated food security phase classification, che presuppone la carestia. Per la precisione 970mila persone.

Sono i dati dell’ultimo rapporto di Fao e Wfp. Dati più che preoccupanti se si pensa che prima della pandemia la cifra si attestava su 84.500 persone. Due anni dopo, nel giugno del 2021 è aumentato del 517% arrivando a 521.814 persone. E ora è raddoppiato. La prospettiva, con una guerra in corso anche in Europa e la conseguente crisi economica che porterà, non è rosea. A questo si deve aggiungere la crisi climatica che pure, purtroppo, peggiorerà ancora la situazione.

Insomma, è un grave allarme quello lanciato in queste ultime ore e contenuto nel rapporto “Hunger Hotspots – Fao – Wfp early warnings on acute food insecurity”. Pubblicato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) e dall’agenzia Onu World Food Programme (Wfp).

Fame catastrofica, l’Onu chiede azione umanitaria

Le Nazioni Unite chiedono un intervento immediato, un’azione umanitaria per salvare vite e mezzi di sussistenza. L’obiettivo è proprio quello di prevenire la carestia nei paesi hotspot. Qui si prevede un peggioramento dell’insicurezza alimentare acuta da ottobre 2022 a gennaio 2023.

“La grave siccità nel Corno d’Africa – ha spiegato il direttore generale della Fao, QU Dongyu – ha spinto le persone sull’orlo dell’inedia. Distruggendo raccolti e uccidendo il bestiame da cui dipende la loro sopravvivenza. L’insicurezza alimentare acuta sta aumentando rapidamente e si sta diffondendo in tutto il mondo.

Le persone nei paesi più poveri, in particolare, che devono ancora riprendersi dall’impatto della pandemia di Covid 19, stanno soffrendo gli effetti a catena dei conflitti in corso, in termini di prezzi, forniture di cibo e fertilizzanti, nonché dell’emergenza climatica. Senza una risposta umanitaria su vasta scala che abbia al centro un’assistenza agricola urgente e salvavita – ha concluso – la situazione probabilmente peggiorerà in molti paesi nei prossimi mesi”.

La siccità nel Corno d’Africa si protrarrà

Nella zona del Corno d’Africa le popolazioni hanno affrontato una siccità che dura ormai da 40 anni e che a quanto pare si protrarrà, peggiornando le condizioni di salute delle popolazioni. La mancanza d’acqua ha portato a raccolti insufficienti, alla morte del bestiame e tantissime persone si sono spostate per cercare di sopravvivere.

Nel prossimo futuro queste condizioni peggioreranno. I paesi più a rischio sono Afghanistan, Etiopia, Sud Sudan, Somalia e Yemen. Sei anni fa, soltanto due paesi avevano popolazioni nel livello fame IPC5. Bisogna agire in fretta.

L’Ona – Osservatorio nazionale amianto, nel suo piccolo, sta portando avanti una lotta pacifica per sensibilizzare su una transizione ecologica che sia anche etica e sociale. Così come spiega bene il presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, durante gli incontri istituzionali e i convegni necessari a mantenere alta l’attenzione sull’amianto e sull’importanza di tutelare l’ambiente che ci circonda.

Siet: un decesso ogni 83 secondi per tumore al polmone

siet tumore al polmone
siet tumore al polmone

Al via da oggi il XXI congresso della Siet, Società Italiana di Endoscopia Toracica. L’assemblea medica si terrà fino a sabato 1 ottobre presso la Scuola Superiore di Polizia. Il primo dato che emerge è che ogni 83 secondi, in Europa, si verifica un decesso a causa del tumore al polmone.

In Italia il tumore del polmone è molto diffuso – ha spiegato il professor Giuseppe Cardillo, direttore dell’Uoc di Chirurgia Toracica dell’ospedale San Camillo di Roma, Presidente del XXI Congresso Siet e Presidente della stessa Siet. Nel nostro Paese, “ogni anno vengono diagnosticati ben 41mila casi di tumore del polmone con 35mila decessi; il tumore del polmone rappresenta il 10% di tutti i tumori in termini di incidenza; in termini di mortalità la % raddoppia e raggiunge il 20%: una persona su cinque che muore per tumore è affetta da una neoplasia polmonare. Nel mondo le vittime salgono a 2 milioni di persone“.

Il tumore al polmone colpisce in modo diverso uomini e donne. Queste ultime subiscono di più il danno da fumo e, secondo i dati diffusi dalla Siet, sono colpite dal tumore il 5% in più. Nell’uomo invece la mortalità negli ultimi anni si è ridotta del 15%. Tuttavia le donne hanno una speranza di vita migliore rispetto all’uomo: 22% rispetto al 16%.

Congresso Siet, l’importanza dello screening

I soggetti più a rischio sono i fumatori e gli ex fumatori. Fondamentale il ruolo dello screening: i pazienti operati durante le prime fasi della malattia hanno maggiori possibilità di sopravvivenza ed una migliore aspettativa di vita.

Durante il congresso in corso di svolgimento a Roma, si parlerà anche dell’importanza dello screening e della diagnosi precoce. A spiegarlo, con tanto di numeri, è ancora il prof. Cardillo. “Importantissimo – ha affermato – è effettuare delle diagnosi precoci e fondamentale è il ruolo dello screening e delle tecniche chirurgiche mininvasive grazie ai robot. Va sottolineato che se il paziente è operato in stadio precoce ha una speranza di vita eccellente fino ad arrivare ad un 85-90% a cinque anni. Se il paziente invece è operato tardivamente la speranza di vita di quella persona scende al 35-40%. La media, i termini di aspettative di vita nel caso di un soggetto non operato si abbassa ancora al 18%“.

L’indagine del polmone si esegue con una tac spirale del torace a basso dosaggio. In meno di un minuto e senza l’uso di mezzi di contrasto, è possibile identificare un tumore allo stadio iniziale; e con una minima esposizione alle radiazioni ionizzanti. La cura in quel caso può essere la chirurgia mininvasiva. Grazie all’uso dei robot in sala operatoria, il chirurgo è in grado di operare attraverso due piccoli buchi; con grande precisione e con la possibilità di un recupero più veloce per il paziente.

Tumori professionali, 78% correlati all’amianto: nuove misure Ue

tumori professionali
caution asbestos

Il 78% dei tumori professionali riconosciuti negli Stati membri è correlato all’amianto. Il dato europeo è sato diffuso dalla Commissione europea che ha presentato in questi giorni nuove misure per contrastare i danni causati dall’asbesto sui luoghi di lavoro, ma anche sugli edifici.

Verso la riduzione del limite massimo dell’esposizione

L’Unione europea punta a un nuovo approccio che coordini le bonifiche in completa sicurezza, ma anche migliori le diagnosi e le cure delle patologie asbesto correlate. Punto chiave della proposta è la modifica della direttiva sull’esposizione all’amianto sui luoghi di lavoro, con una riduzione del limite massimo dell’esposizione di ben 10 volte. Da Bruxelles spiegano che a questa conclusione si è giunti in seguito agli ultimi sviluppi scientifici e tecnologici. L’obiettivo è quello di passare dal limite massimo di 0,1 fibre per centimetro cubo (f/cm³) a 0,01 f/cm³.

Tumori professionali, Bonanni: “Non esiste una soglia minima”

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, ha sempre sostenuto – forte degli studi sul fenomeno di esperti di tutto il mondo con i quali l’Ona collabora – che non esiste una soglia minima al di sotto del quale l’amianto non faccia danni. È una tesi ormai superata da tempo, anche perché l’esposizione ad una sostanza cancerogena, qual è l’amianto, va ad aggiungersi a quella di altre sostanze nocive.

L’Ue ha già messo al bando l’amianto nei suoi stati membri nel 2005, ma la Commissione ha specificato che il materiale è ancora presente negli edifici più vecchi e comunque costruiti prima della messa al bando dell’amianto nei vari Stati membri.

Questo, come ben spiegato dall’avvocato Bonanni nel suo “Libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed 2022”, comporta un’esposizione ambientale sempre più pericolosa. Negli anni, infatti, il cemento contenuto nell’eternit, perde la sua capacità aggrappante e le fibre di asbesto si diffondono più facilmente nell’aria, causando anche a distanza di decenni malattie gravissime. Tra queste il mesotelioma, ma anche il tumore al polmone, alle ovaie, al colon, alla laringe e alla faringe.

Tumori professionali da amianto, 7mila vittime ogni anno

Solo in Italia, come riporta il VII Rapporto ReNaM dell’Inal, sono stati registrati dal 1992 (anno della messa al bando nella Penisola), ben 31572 casi di mesotelioma. Le vittime dell’amianto, però, sono molte di più. L’Ona stima circa 7mila decessi l’anno. Il numero maggiore delle patologie asbesto correlate e quindi anche di tumori professionali, si manifesteranno tra il 2025 e il 2030, a causa del lungo periodo di latenza tra l’esposizione e la patologia.

Questo comporta che con i fondi stanziati per la ristrutturazione degli edifici ancora tanti operai saranno a rischio se non si lavora in sicurezza e si fa prima una ricerca del materiale nell’immobile in cui si apre un nuovo cantiere.

Tumori professionali: gli obiettivi dell’Ue

Per questo sono stati elencati una serie di obiettivi da raggiungere. In primis sostenere meglio le vittime di malattie correlate all’amianto. Bruxelles punta ad aumentare il numero di patologie correlate all’amianto come malattie professionali.

Vuole poi aggiornare la raccomandazione del Consiglio sullo screening dei tumori. Altro obiettivo è proteggere meglio i lavoratori dall’amianto. Oltre a modificare la soglia minima di esposizione l’Ue vuole anche lanciare una campagna di sensibilizzazione sulla rimozione sicura dell’amianto.

Gli Stati membri saranno invitati a elaborare strategie nazionali per la rimozione dell’amianto e a proporre un approccio normativo per l’introduzione di registri digitali degli edifici. La mappatura dei siti contaminati è ancora incompleta anche in Italia. L’Ona per contribuire ha realizzato una App dove i cittadini possono segnalare la presenza di materiali in asbesto.

La Commissione punta, infine, a modificare il protocollo Ue per la gestione dei rifiuti da costruzione e demolizione. Così come gli orientamenti per le verifiche dei rifiuti prima dei lavori. Sarà inoltre avviato uno studio per individuare le pratiche di gestione dei rifiuti di amianto e le nuove tecnologie di trattamento.

Tumori professionali, i finanziamenti ci sono

I finanziamenti ci sono, mai come in questo momento. Con il dispositivo per la ripresa e la resilienza, il Fondo sociale europeo Plus e il Fondo europeo di sviluppo regionale. Per sostenere gli Stati membri in questa che potrebbe essere finalmente una svolta.

Grande soddisfazione è stata espressa alla lettura della notizia dal presidente Ona: “Sono anni che sostengo che non esiste una soglia minima, ma che anche una sola fibra di amianto può avere effetti devastanti per la salute. L’unica via è la prevenzione primaria e quindi la bonifica. Liberare il territorio dall’amianto è un nostro dovere, lo dobbiamo ai nostri figli e alle generazioni future.

In Italia ferma in un cassetto la proposta di legge sull’amianto

L’Ue ha accolto i risultati raggiunti due anni fa in una speciale commissione di esperti, della quale ero membro, guidati dall’ex magistrato simbolo della lotta all’eternit Raffaele Guariniello, che in Italia ha lavorato alla stesura di una serie di proposte concrete di riforma organica della legge del ’92. Erano state toccate tutte le tematiche, gli aspetti giuridici, scientifici, sanitari, tecnici, procedurali, previdenziali e assistenziali per aggiornare la norma. Purtroppo, però, poi la proposta è stata dimenticata”. Ora con questa spinta dall’Europa forse anche in Italia sarà possibile riprendere quel testo di legge. E arrivare finalemente a un cambiamento più volte auspicato.

Anche di questo ha parlato oggi l’avvocato Bonanni nella trasmissione su Radio Rai, “Che giorno è“. Per ascoltarla è possibile collegarsi al seguente link. (L’intervista di Bonanni parte al minuto 19:05).